L’entità sionista e l’ideologia del genocidio

L'entità sionista e l'ideologia del genocidio

Di Mazen Al-Najjar, almayadeen.net

Nessuno dovrebbe sorprendersi quando soldati e ufficiali israeliani sparano a bambini o donne palestinesi che stendono il bucato, o picchiano brutalmente prigionieri legati e bendati.

Decenni fa, Israel Shahak, il defunto attivista per i diritti umani e professore di chimica organica all'Università Ebraica, pubblicò il suo libro più famoso: "La religione ebraica e la storia ebraica: il fardello di 3.000 anni", esponendo le credenze religiose degli ebrei, presenti nel Talmud, le norme rabbiniche e le tradizioni ebraiche, per quello che sono. Rappresenta la base dell’ideologia del genocidio contro il popolo palestinese e una miccia per accendere il conflitto tra ebrei, laici e fondamentalisti e l’esplosione interna dell’entità sionista.

Shahak ha colto l’importanza di comprendere le radici dello sciovinismo ebraico e del fanatismo religioso prima che sia troppo tardi. Ma era troppo tardi e l’entità sionista entrò in una fase decisiva per il suo destino e per quello della regione. Il campo di estrema destra divenne dominante e il genocidio divenne la sua ideologia. Shahak paragonò la sua esperienza da ragazzo sotto il dominio nazista a Varsavia alle condizioni dei palestinesi sotto occupazione, e scoprì che il sionismo si comportava in modo nazista.

Secolarizzazione dell'ebraismo.

Shahak ha derivato la sua definizione di sionismo dagli scritti dei suoi padri e si basa su tre principi:

in primo luogo, tutti odiano gli ebrei, un odio che differisce formalmente da qualsiasi altro odio verso l'altro o lo straniero. Il sionismo presuppone che l'odio degli altri nei confronti degli ebrei sia eterno, poiché i non ebrei odiano gli ebrei a causa della loro natura. Poiché l’antisemitismo non scomparirà e anche i popoli che non hanno mai conosciuto gli ebrei in vita loro li odieranno immediatamente se entrano in contatto con loro, gli ebrei si isolano dai non ebrei.

In secondo luogo, la “Terra d’Israele” appartiene agli ebrei, a tutti gli ebrei, in modo permanente e per sempre.

Terzo, tutti gli ebrei devono venire nella Terra d’Israele, che è più grande della Palestina: si estende dal delta del fiume Nilo, tutta la Palestina, la Giordania, la Siria e parti dell'Iraq, della Turchia e dell'Arabia Saudita. Gli ebrei devono venire e creare un loro stato.

Shahak ritiene che questi tre principi del sionismo abbiano secolarizzato la religione ebraica. Gli ebrei, ovunque si trovino, ne sono convinti, ma affidavano il ritorno alla “Terra d'Israele” e l'instaurazione dello “Stato ebraico” all'intervento divino e alla venuta del Salvatore (il Messia ebraico) ed erano convinti che la “Terra d’Israele” appartenesse solo a loro, e credevano che vi sarebbero giunti ​​con la venuta del Salvatore.

Il sionismo è quindi arrivato a realizzare ciò in cui credevano gli ebrei, senza la presenza e l'intervento di Dio, e attraverso gli sforzi degli ebrei stessi, cioè sradicando o sterminando gli abitanti di questo paese!

Anti-gentili.

C'è anche una tendenza “etnocentrica”, odio, disprezzo e doppi standard verso i non ebrei, “i Gentili”, nei libri “sacri” ebraici, conosciuti come “Halakhah” (leggi rabbiniche ebraiche). L’“antigentile” può essere classificato come l'antisemitismo, che lo precede. Il “comportamento anti-gentile” viene nascosto e vengono fornite giustificazioni per paura di dannose reazioni antisemite e di sentimenti e atteggiamenti antiebraici.

Dopo il massacro presso la Tomba dei Patriarchi a Hebron, il 25 febbraio 1994, chi non si è chiesto: come sono stati commessi questi omicidi? Come spiega la gioia dei coloni di Kiryat Arba' e la loro celebrazione pubblica e immediata per l'uccisione di 60 persone? Come interpretare il rammarico dei rabbini, dei coloni, a seguito di questa ondata di uccisioni perché “il numero dei morti è molto piccolo”?!

A meno che non vi sia una reale conoscenza della cultura ebraica, della legge ebraica e del Talmud in particolare, la verità è che la legge ebraica, il sistema legale del giudaismo rabbinico “classico”, comanda l’uccisione dei non ebrei.

Se ci sono coloni ebrei in qualsiasi parte dei Territori occupati (“Terra recuperata di Israele”), sono sempre in guerra. Pertanto, i palestinesi vengono uccisi come se fossero la tribù “Amalek” ai tempi della bibbia. Dal 1973, questa dottrina è stata resa pubblica come guida per i soldati israeliani in un opuscolo emesso dal Comando Centrale.

Nessuno dovrebbe sorprendersi quando soldati e ufficiali israeliani sparano a bambini o donne palestinesi che stendono il bucato, o picchiano brutalmente prigionieri legati e bendati. In rari casi, i colpevoli vengono processati, arrestati o incarcerati per alcuni mesi.

Giosuè: il Libro della Distruzione.

Jeffrey Sachs, un noto professore di economia americano (ebreo), ha recentemente scritto un articolo sull’ideologia genocida israeliana e sulla necessità di affrontarla e fermarla. Sachs ha analizzato la condanna globale di Netanyahu e del suo governo a causa della barbara violenza di Israele contro gli arabi, e la promozione da parte di Netanyahu di un'ideologia fondamentalista che ha reso Israele lo "stato" più violento del mondo.

La dottrina fondamentalista israeliana afferma che i palestinesi non hanno diritto al loro paese. Mesi fa, la Knesset israeliana ha approvato una dichiarazione che respinge fermamente la creazione di uno Stato palestinese a ovest del Giordano, sostenendo che la sua istituzione nel “cuore della Terra di Israele” costituisce una minaccia esistenziale per “Israele”, perpetua il conflitto e destabilizza la regione.

Lo scrittore ritiene che il sostegno militare americano sia la ragione dell'impudenza israeliana. Senza questo, Israele non sarebbe stato in grado di governare attraverso un sistema di apartheid in cui gli arabi di Palestina costituiscono metà della popolazione senza diritti o autorità politica. Le generazioni a venire guarderanno con stupore al successo della lobby israeliana nel manipolare l’esercito americano, causando gravi danni alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti e alla pace nel mondo.

Un'altra fonte della profonda ingiustizia di Israele nei confronti del popolo palestinese: il fondamentalismo religioso promosso da fanatici fascisti dichiarati come Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze, e Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale. Si aggrappano al libro biblico di Giosuè, in cui si afferma che Dio ha promesso la terra ai figli d’Israele: “Dal deserto del Negev, a sud, fino alle montagne del Libano, a nord, e dal fiume Eufrate, a est, fino al mare, a occidente” (Giosuè 1:4).

Nel suo recente discorso alle Nazioni Unite, Netanyahu ha ribadito la rivendicazione di Israele sulla terra su basi bibliche:

“Quando ho parlato qui l’anno scorso, ho detto che siamo di fronte alla stessa scelta eterna che Mosè pose davanti al popolo di Israele migliaia di anni fa, quando stavamo per entrare nella Terra Promessa, Mosè ci ha detto che le nostre azioni determineranno se trasmetteremo una benedizione o una maledizione alle generazioni future!"

Netanyahu non ha citato prove del suo legame con il popolo di Mosè, né ha detto ai leader (la maggior parte dei quali ha lasciato la sala) che Mosè aveva avviato un corso genocida per la Terra Promessa secondo il Deuteronomio (31):

"[Il Signore] distruggerà queste nazioni davanti a te e tu le scaccerai. Giosuè è colui che passerà davanti a te, come ha detto il Signore. Il Signore farà loro come fece ai re Sihon e Og degli Amorrei e nel loro paese, quando li distrusse. Il Signore li consegnerà davanti a te e tu eseguirai su di loro tutti i comandi che ti ho ordinato".

Licenza biblica di uccidere.

I fascisti in “Israele” credono di avere una licenza biblica ed un mandato religioso per distruggere il popolo palestinese. Il loro eroe biblico è Giosuè, il capo dei figli di Israele che succedette a Mosè e guidò le conquiste genocide commesse dai figli di Israele (Netanyahu si riferiva anche agli Amalechiti, come un altro caso di genocidio ordinato da Dio contro presunti nemici dei figli di Israele. La Torah narra la conquista di Hebron da parte di Giosuè) (Giosuè: 10):

"Allora Giosuè e tutto Israele con lui salirono da Eglon a Hebron, la presero e passarono a fil di spada lei, il suo re e tutti i suoi abitanti , come fece con Eglon, la distrusse completamente e tutti coloro che vi si trovavano".

Questa narrazione del genocidio contiene una profonda ironia. È certo che non è accurato o storicamente corretto. Non c’è prova che i regni dei figli d’Israele siano emersi da un genocidio.

I fondamentalisti ebrei si aggrappano a un testo risalente al VI secolo a.C., che è una ricostruzione mitologica di “presunti” eventi di diversi secoli prima, e una forma di spavalderia politica comune nell’antico Vicino Oriente.

Il problema qui sono i politici israeliani del 21° secolo, i coloni illegali e i fondamentalisti che vogliono vivere secondo la propaganda politica risalente a secoli a.C. e uccidere basandosi su di essa.

I fondamentalisti violenti in “Israele” sono indietro di 2.600 anni rispetto alla governance e al diritto internazionale accettabili di oggi. “Israele” è vincolato dalla Carta delle Nazioni Unite e dalle Convenzioni di Ginevra, non dal Libro di Giosuè. Secondo la recente sentenza della Corte Internazionale di Giustizia e la risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che la sostiene, Israele deve ritirarsi entro 12 mesi dai Territori palestinesi occupati.

Insediamento europeo.

Il colonialismo di insediamento europeo prese in prestito lo spirito e i preamboli dalla bibbia ebraica. Gli immigrati europei ne derivarono la loro visione cosmica e morale, si identificarono con lo spirito delle storie ebraiche e ritenevano di aver lasciato l'Europa, che somigliava alla prigionia faraonica dei figli di Israele (nell'Egitto biblico), verso la "Terra Promessa" nel Nuovo Mondo.

I coloni scrissero un patto sulla loro nave, simile al patto del dio “Yahweh” con i figli di Israele, come nell’“Antico Testamento”, ed emigrarono nel tentativo di stabilire “il nuovo Israele” nel nuovo mondo. L’ideologia degli insediamenti che fondò il concetto di “America”, che è l’equivalente inglese dell’idea del “mitico Israele”, fu potentemente lanciata per occupare la terra altrui e sostituire un popolo con un altro, e una data con un'altra. Ognuno di essi è un progetto di genocidio che esiste in sé.

Questi tre genocidi e il principio di occupazione, sradicamento e violenza sono i “valori condivisi” tra gli Stati Uniti e l’entità sionista di cui i sionisti d’America e Israele si vantano per giustificare la loro alleanza e fornire accordi sugli armamenti e un arsenale di violenza e genocidio.

Di Mazen Al-Najjar, almayadeen.net

Mazen Al-Najjar, scrittore, ricercatore e traduttore in storia e sociologia.

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Traduzione a cura di Angela Lano per ComeDonChisciotte.org

Commenti (13)

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    1. trapuscel24 14 dicembre 2024

      Condivido gran parte dell'articolo, la situazione è piuttosto evidente. Quello che a mio avviso dovrebbe essere approfondito è la reazione che un popolo aggredito dovrebbe assumere per difendere la sua esistenza. Si menzionano i nativi d'America ma non si tratta della stessa situazione dei Palestinesi. I sionisti sono criminali prezzolati con una agenda determinata, se vuoi difenderti da tizi del genere devi essere più duro e spietato di loro. Detto altrimenti ci si deve dimenticare delle mitologie contadine e della propensione ai commerci e l'immobiliario che intrapresero le élites palestinesi perchè evidentemente queste scelte non ti lasciano nessuna chance contro gli adoratori di Tanatos. I sionisti sono spietati e fanatizzati, con tutto il rispetto mi fanno sorridere quelli che pretendono di affrontarli con dicerie democratiche, diritti umani o illusioni di svariato tipo. Nonché che la giustizia alla fine trionferà....

    1. maghi 14 dicembre 2024

      nella Valtorta Gesù dice alla veggente che Lui ritornerà inaugurando la fine di questo mondo quando tutto Israele sarà raccolto nell'aia di Areuna, il Gebuseo.
      Chissà se prima o poi il sionismo riuscirà in questa raccolta?
      Gesù le dice anche la condizione e il tempo che ci vorrà per questa fine del mondo: la prima è che tutto Israele dovrà essere sotto le ali della Chiesa, cosa che attualmente mi pare assai difficile, e la seconda che ci vorranno: "e secoli e millenni, uno dopo un altro uno, e oltre, si succederanno prima che sia di nuovo raccolto sull’aia di Areuna Gebuseo[62]". Due millenni sono passati da poco, bisogna vedere quell'"oltre" a quanto tempo corrisponderà. Decenni o secoli?

    2. emilyever 15 dicembre 2024

      Maghi, ti chiedo per un'amica che sta leggendo la Valtorta e alla quale mi sono subito rivolta per spiegazioni, in che volume è quello che tu scrivi, e, per me, che cos'è Areuna gebuseo? grazie

    3. maghi 15 dicembre 2024

      Areuna era un suddito di re Davide. Gli vendette la sua aia perchè facesse un olocausto, cioè bruciasse un'offerta in riparazione di un suo grave peccato, che avrebbe altrimenti coinvolto tutto il popolo ebreo nella punizione. I fatti di cui parlo sono descritti nel volume IV capitolo 265 paragrafo 10.

    4. emilyever 16 dicembre 2024

      Grazie, sotto le tue indicazioni mi son fatta leggere quel passo dalla mia amica, e da quel che ho capito, si predice una nuova diaspora ebrea per secoli e secoli e addirittura una loro sottomissione alla Chiesa prima di un nuovo ritorno di Cristo... o non ho capito niente?

    5. maghi 16 dicembre 2024

      la diaspora c'è già stata dalla distruzione di Gerusalemme da parte dei Romani fino ai primi ritorni di ebrei in Palestina un secolo fa. Nei decenni o secoli a venire, chissà cosa succederà. Una suora di un ordine non riconosciuto dal Vaticano dice che il sinedrio ebreo ha già fagocitato la Chiesa cattolica per mantenere il potere, che aveva sugli ebrei al tempo di Cristo, quindi secondo lei gli ebrei sono stati accolti nella Chiesa, come detto da Gesù nella Valtorta, ma da dominatori. Gli scappellamenti di Bergoglio, con relativi inchini e baciamani, quando li accoglie, mi sembrano eloquenti. A me sembra che lo scenario valdortiano, sia già prossimo da arrivare. Le condizioni sono tutte realizzate: i due millenni o oltre, gli ebrei nella Chiesa, la raccolta sulla terra di Areuna. Non è secondo me il se arriverà, ma il quando. Bisogna vedere quell'"oltre", a quanto tempo si riferisce. Mi paicerebbe essere presente alla Parusia, ma molti re e profeti avrebbero voluto vedere il mio giorno, ma non lo videro, dice Gesù nei Vangeli.

    6. emilyever 16 dicembre 2024

      Ma certo, che grosso errore abbiamo fatto, la Valtorta vede Gesù che le parla dai suoi tempi, non da quelli di lei...fino alla lettura del tuo post mi sono illusa stamattina che quest'ombra nera sul medio oriente potesse essere ancora dispersa, ma purtroppo non è così

    1. ric 14 dicembre 2024

      alleanza USA- ISRELE , ma chi e' che comanda ?

      -----------------------------

      ARIEL SHARON, PRIMO MINISTRO D’ISRAELE, 2001-2006
      «É dovere dei dirigenti d’Israele spiegare all’opinione pubblica, chiaramente e coraggiosamente, un certo numero di fatti che col tempo sono stati dimenticati. Il primo di questi è che non c’è sionismo, colonizzazione, o Stato Ebraico senza lo sradicamento degli arabi e l’espropriazione delle loro terre». (Ariel Sharon, Ministro degli esteri d’Israele, parlando ad una riunione di militanti del partito di estrema destra Tsomet, Agenzia France Presse, 15 novembre 1998.)
      «Tutti devono muoversi, correre e prendere quante più cime di colline (palestinesi) possibile in modo da allargare gli insediamenti (ebraici) perché tutto quello che prenderemo ora sarà nostro… Tutto quello che non prenderemo andrà a loro». (Ariel Sharon, Ministro degli esteri d’Israele, aprendo un incontro del partito Tsomet Party, Agenzia France Presse, 15 novembre 1998.)
      «Ogni volta che facciamo qualcosa tu mi dici che l’America farà questo o quello…devo dirti qualcosa molto chiaramente: Non preoccuparti della pressione americana su Israele. Noi, il popolo ebraico, controlliamo l’America, e gli americani lo sanno». (Ariel Sharon, Primo Ministro d’Israele, 31 ottobre 2001, risposta a Shimon Peres, come riportato in un programma della radio Kol Yisrael.)
      «Israele può avere il diritto di mettere altri sotto processo, ma certamente nessuno ha il diritto di mettere sotto processo il popolo ebraico e lo Stato d’Israele». (Ariel Sharon, Primo Ministro d’Israele, 25 marzo 2001 citato dalla BBC News Online)

    1. BrunoWald 14 dicembre 2024

      Chiediamoci: il contenuto di questo articolo è falso, o è sostanzialmente vero?

      Nel primo caso la discussione si chiude, siamo in presenza di mere calunnie. Se invece è vero, chiunque possieda un minimo di onestà intellettuale dovrebbe prendere atto della realtà, e smetterla con le panzane sull' "antisemitismo".

      Certe cose le scrive Israel Shahak, non Goebbels. E si trovano nei loro libri sacri, che hanno plasmato la mentalità di intere generazioni. È permesso constatare l'evidenza, o i miei sarebbero "discorsi di odio"?

      È soprattutto agli amici degli ebrei che rivolgo questa domanda.

      "Il sionismo presuppone che l’odio degli altri nei confronti degli ebrei sia eterno, poiché i non ebrei odiano gli ebrei a causa della loro natura. E anche i popoli che non hanno mai conosciuto gli ebrei in vita loro li odieranno immediatamente se entrano in contatto con loro..."

      Di nuovo, quanto sopra suppone due possibili interpretazioni: o il problema sono tutti gli altri, esseri malvagi che nutrono un odio irrazionale per questo specifico popolo... oppure il problema sono loro, e la loro "natura".

      Sono anni che pongo tale quesito a chi si scaglia contro "l'antisemitismo", senza ricevere alcuna risposta coerente. Ma rimango in fiduciosa attesa.

    2. ric 14 dicembre 2024

      non pretendere......

      YITZHAK SHAMIR, PRIMO MINISTRO D’ISRAELE, 1983 – 1984, 1986 – 1992
      «I vecchi dirigenti del nostro movimento ci hanno lasciato un chiaro messaggio di prendere Eretz Israel dal mare al fiume Giordano per le future generazioni, per un’aliya di massa (=immigrazione ebraica), e per il popolo ebraico, che tutto quanto sarà radunato in questo paese». (Dichiarazione dell’ex primo Ministro Yitzhak Shamir al ricordo funebre dei primi dirigenti del Likud, novembre 1990. Servizio locale di Radio Gerusalemme.)
      «Determinare la terra d’Israele è l’essenza del sionismo. Senza determinazione, noi non realizziamo il sionismo. È semplice». (Yitzhak Shamir, su Maariv, 02/21/1997)
      «(I palestinesi) saranno schiacciati come cavallette… con le teste sfracellate contro i massi e le mura».(Yitzhak Shamir a quel tempo Primo Ministro d’Israele in un discorso ai coloni ebrei, New York Times, 1 aprile 1988.)

    1. TizianoS 14 dicembre 2024

      Nel 2006 un mio amico aveva mandato a Maurizio Blondet presso Effedieffe il seguente articolo, di cui Blondet fa una presentazione, articolo che poi è scomparso dal sito Effedieffe.
      Lo stesso lo ho però ritrovato sul sito Arianna Editrice e di seguito lo riporto.
      Dopo 18 anni si può constatare come la situazione dei palestinesi sia ancora peggiorata.

      I palestinesi come pellerossa

      08/07/2006

      Giorni fa mi è capitato di paragonare le sofferenze dei palestinesi sotto il tallone israelita al destino degli indiani d’America, chiusi in riserve sempre più piccole, privati a poco a poco delle basi economiche della loro vita (nel caso, attraverso il furto di terreni e lo sterminio deliberato del bisonte, oggi animale semi-estinto), strangolati e soffocati dai nuovi padroni della terra.
      Era un’osservazione fatta di sfuggita.
      Adesso un lettore precisa questo concetto, con una serie agghiacciante di paralleli.
      Paragonare i palestinesi ai pellerossa non è una semplice metafora: ricevono lo stesso trattamento, in base alla stessa ideologia del dominatore, e alla stessa ipocrisia occidentale.
      In forma di lettera le considerazioni che seguono sono state inviate al «maggior quotidiano italiano», senza ottenere, naturalmente, né riscontro, né risposta.

      Maurizio Blondet

      """""""""
      L’attuale «escalation» nella guerra antipalestinese da parte di Israele, la fa sinistramente sempre più assomigliare alla guerra contro le tribù indiane da parte degli Stati Uniti d’America nell’ 800.
      Bisogna premettere che verso il 1840 fu proclamata, in America, la teoria denominata «Manifest Destiny», per cui il Paese doveva essere assegnato ad una sola parte, naturalmente la migliore, per razza, religione, ecc., e gli americani si dedicarono con zelo alla sua realizzazione.
      Analogamente, in Israele, si fa riferimento alla biblica «dazione perpetua» del Paese da parte di Dio al Suo popolo eletto.
      Questa identità nei principi costitutivi dei due Stati, contribuisce inoltre, a mio avviso, a comprendere le profonde ragioni della ferrea alleanza tra America e Israele.
      Entrambe pretendono di avere un «manifest destiny» a sfondo religioso fondamentalista.
      Lo storico britannico Arnold Toynbee ha rilevato la differenza con cui gli spagnoli cattolici trattarono le popolazioni indie, convertendole - la regina Isabella chiarì subito che quelli erano uomini, e avevano un’anima - e il trattamento che gli anglosassoni protestanti riservarono ai loro indiani.
      Quei coloni, protestanti, si ritenevano «il vero Israele» e leggevano nella Bibbia le prescrizioni su come trattare i nemici, gli «amaleciti», i «cananei» che già abitavano nella terra «promessa» ai bianchi: ucciderli tutti fino all’ultimo, senza alcun tentativo di integrazione.
      Altre analogie che si possono riscontrare fra il trattamento dei pellerossa e quelli dei palestinesi sono:
      - sistematica violazione di tutti i patti sottoscritti (oggi: accordi di Oslo e risoluzioni ONU rimangono lettera morta);
      - cattura e detenzione dei capi nemici;
      - enorme sproporzione militare tra l’ esercito da una parte ed i combattenti avversari dall’altra;
      - nemici ritenuti non legittimi combattenti, ma «ribelli», selvaggi e incivili (oggi: «terroristi»).
      Resta da considerare il giudizio sugli attacchi ai civili, di allora e di oggi, generalmente portati in ritorsione di altri attacchi ai civili.
      La legge americana condannava all’impiccagione l’indiano che uccideva un bianco, ma lasciava impunito il bianco che uccideva un indiano.
      Per la legge israeliana, trova posto come minimo una differenza nella severità di giudizio, nel caso del palestinese che uccide un israeliano e viceversa.
      Il premier israeliano Olmert ha dichiarato: «le vite e il benessere degli abitanti di Sderot (sobborgo ebraico oltre il Muro) sono più importanti della morte di decine di palestinesi innocenti»;
      - creazione nell’etnia avversaria di fazioni ed entità collaborazioniste (oggi: «moderate»);
      - concentramento della popolazione nemica (oggi i palestinesi vivono, specialmente a Gaza, in campi di concentramento a cielo aperto).
      - Maltrattamenti di ogni genere (oggi: blocco finanziario, divieto di cambiare assegni esteri, chiusura dei valichi e dell’aeroporto, distruzione di infrastrutture civili, demolizione di case, lancio di missili contro automobili e contro bagnanti, confisca di terre, isolamento di villaggi, devastazione di colture, sarcastica prescrizione di «cura dimagrante» all’intera popolazione, piccole angherie come costringere un pover’uomo a suonare il violino ad un posto di blocco, ecc. ecc.);
      - stragi: Sabra e Chatila può essere paragonata a Wounded Knee, con una sola differenza: a Sabra e Chatila non c’era la neve.
      Come si sa, la guerra anti-indiana finì con la totale sconfitta degli indiani stessi, tra la totale indifferenza del mondo.
      Come finirà per i palestinesi, è difficile prevederlo, ma l’indifferenza per la loro sorte mi sembra identica.
      Per la verità, a differenza di allora, oggi esiste un organismo internazionale che per statuto dovrebbe intervenire, e cioè l’ONU, ma la sua scandalosa inerzia o paralisi è sotto gli occhi di tutti.
      Esiste anche un’entità che potrebbe almeno condannare, e cioè la Chiesa Cattolica, ma il suo silenzio appare a tutti altrettanto evidente.

      """"""""""”"

    2. emilyever 15 dicembre 2024

      Mah, che le popolazioni indie, convertite o no, non siano state sterminate o rese schiave dagli spagnoli e i portoghesi mi suona nuova in verità. Bisogna arrivare a Bartolomeo de Las casas alla fine del 1500 per un riconoscimento sull'anima degli indigeni d'America. Gli storici inglesi, comunque, giusto che sottolineino il massacro delle tribù dei nativi americani, ma guardino anche a casa propria, cioè in India, per aver lasciato morire di fame a causa di una carestia, 19 milioni di abitanti di quel continente. In realtà l'hanno poi fatto, con il testo di Mike Davis, Olocausti tardovittoriani. Spero che venga studiato in tutte le scuole inglesi, e non solo

    3. TizianoS 15 dicembre 2024

      Il mio amico che aveva scritto l'articolo non è uno studioso ma una persona di 87 anni che ne ha viste di cotte e di crude nella vita.
      Ma credo non abbia mai visto una crudeltà pari a quella cui si può assistere oggi a Gaza.

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