Le pecore nere della democrazia

Le pecore nere della democrazia

Di Roberto Pecchioli, ereticamente.net

Le pecore nere esistono. In Italia ve ne sono due razze, una in Sardegna e l’altra in Lunigiana. Un piccolo numero di capi con assoluta mancanza di accettazione da parte del resto del gregge ovino. Così va il mondo anche tra gli umani, in mezzo ai quali le pecore nere – i dissidenti, i refrattari, i bastian contrari, quelli che non condividono il pensiero prevalente – sono malviste ancora più che tra gli animali. Istinto del gregge, fastidio per il diverso, conformismo, alla faccia della melassa di falsi buoni sentimenti ostentati. Chi scrive è una pecora nera sin dalla pubertà, quando constatò di avere propensioni, preferenze, gusti non in linea con la maggioranza dei coetanei. Brutto destino, specialmente quando la pecora nera, nel frattempo cresciuta, divenne tale anche in politica, sperimentando ostracismo, odio, discriminazione, maldicenza, derisione. Nulla di nuovo sotto il sole, diceva l’Ecclesiaste tremila anni fa.

Dopo aver trascorso a testa alta una vita da pecora nera, crediamo di avere sufficiente esperienza per riflettere sulle pecore nere della democrazia. Quelli che non piacciono alla gente che piace, che non vanno ai telegiornali e ai talk show, quelli le cui idee non valgono in quanto sgradite al sistema. Le idee dominanti sono le idee delle classi dominanti (Antonio Gramsci). Pensateci, ogni tanto. L’evidenza del passaggio rapido, insospettato sino a pochi anni fa, alla post democrazia ( cioè alla non-democrazia!) sfugge solo a chi non ha occhi per vedere e orecchie per sentire. Eppure non succede niente. Il vostro scrivano non ha mai amato la democrazia – o il simulacro che ha sperimentato sin da ragazzo – in quanto non crede al senno dei più. L’esperienza e il senso comune suggeriscono che la maggioranza non ha principi e valori, solo interessi, simpatie, rancori, idiosincrasie. A quelli e ai luoghi comuni si attiene. La democrazia politica non ci convince perché è plutocrazia, ossia il dominio di chi ha più denaro e può influenzare (comprare…) il sistema culturale, mediatico, il consenso interessato di chi ha qualcosa da chiedere. Ed è oclocrazia – dominio della plebe, dei peggiori – giacché la sua ragione è quantitativa, numerica.

Tuttavia, l’ abbiamo sempre praticata, convinti che tutti – persino le pecore nere – hanno diritto di avere voce e diffondere un’idea, una visione del mondo, difendere legittimi interessi, purché senza violenza, ricatto, intimidazione. Persino il sopravvalutato “papa laico” della cultura italiana del secondo Novecento, Norberto Bobbio, alla fine della vita, dopo lunghe esitazioni, si convinse che la democrazia – totem e tabù, orgoglio dell’uomo occidentale – altro non è che una procedura, una serie di regole per accertare il consenso attorno a programmi, progetti, modi di organizzare di società. Dunque, anche le pecore nere – benché fuori dal coro, estranee al cerchio magico, a quello che in Italia si chiamava arco costituzionale – devono avere diritto a partecipare al dibattito pubblico.

Sino a ieri era più o meno così. Con limitazioni, eccezioni, leggi speciali che colpiscono alcune idee e persino alcuni gesti, ma insomma anche le pecore nere godevano di diritti, conquistati con fatica, anche con il sangue, rivendicati a muso duro dai figli illegittimi di un Dio minore. Non è più così. Se le pecore nere alzano la testa, aumentano di numero, convincono molta gente, tornano nemiche, malvagie, pericoli per le “libere istituzioni”, la Democrazia ( maiuscola!) la convivenza civile, eccetera, investite dall’ intero repertorio di insulti, odio e disprezzo alimentato dal potere, oltreché colpiti dalla repressione legale. Tornano pecore nere, escrescenze, malattie sociali da respingere. Dopo avere annullato le elezioni in Romania per la vittoria di una pecora nera locale sospettata ( ohibò) di simpatie filorusse, abbiamo assistito all’esclusione dal gioco politico di Marine Le Pen, dirigente del primo partito francese. In precedenza erano state poste fuorilegge formazioni politiche greche e belghe. In Gran Bretagna, autonominata patria della democrazia parlamentare, a Nigel Farage, pecora di colore indefinito invisa al potere, è stato chiuso il conto bancario. Adesso che ha trionfato alle elezioni amministrative, chissà che cosa inventeranno per fermare il suo Reform Party nell’umida isola in cui centocinquantamila (!!!) persone sono state condannate nel 2024 per delitto di odio, minorenni e ragazzini compresi.

La censura si abbatte sull’arte , la letteratura, i media russi ( oscurati da tre anni) mentre filmati, incontri pubblici, documenti non conformi alla narrazione occidentale sulla guerra ucraina vengono proibiti in varie parti d’Italia ed Europa. Nei paesi baltici, pecore nere sono le robuste minoranze russe, a cui sono negati diritti civili e politici, nonché l’uso della lingua materna. In Spagna le pecore nere sono indagate per fumose irregolarità amministrative, ancora più evanescenti delle accuse che hanno condannato Marine Le Pen.

In Germania è in carcere in isolamento l’avvocato Reiner Fullmich, coraggioso militante della libertà, arrestato nel 2023 e ora, dopo un anno e mezzo di carcere preventivo, condannato alla prigione per tre anni e nove mesi. Era la bestia nera del potere: le sue denunce avevano fatto esplodere grandi scandali, dalle frodi finanziarie attribuite a Deutsche Bank ai motori della Volkswagen con scarichi truccati per sembrare green. Dal 2020 Fullmich è diventato un punto di riferimento di chi ha visto nella pandemia un gigantesco esperimento di sorveglianza e profitto.

Ora tocca al partito Afd, colpevole di avere ottenuto undici milioni di voti – con tendenza al rialzo – per le sue posizioni avverse all’immigrazione massiccia, alla deindustrializzazione della Germania e all’impoverimento del popolo tedesco. Già minacciato di perdere i finanziamenti pubblici, potrebbe essere messo fuori legge perché “estremista”. Un dossier di mille pagine , costato settanta milioni di euro ai contribuenti – compresi il venti, forse venticinque per cento che sostiene il partito “cattivo” – fornisce al governo gli appigli per infiltrare, inibire attività, sorvegliare, intercettare, domani forse arrestare gli esponenti di Afd. Tremano i dipendenti pubblici iscritti al partito. Nella Repubblica Federale vige una legge – detta berufverbot – che esclude dall’impiego pubblico chi professa idee “radicali ed estremiste”, utilizzata in passato contro neonazisti e comunisti.

Chi decide il significato di estremismo? E se estremista fosse proibire le idee che non ci piacciono ? E’ precisamente ciò che accade nell’occidente che qualcuno chiama giardino. Estirpano le erbacce, ma che fare quando sono un quarto, un terzo dei cittadini (Francia, Germania, Regno Unito) , o addirittura la metà o più (Romania) ? Intanto non succede nulla, il mondo politico approva, felice di vincere con i codici legali ( promulgati da loro!) mentre perde con i voti. Eh sì, perché anche il criterio della maggioranza non vale più se avanzano le pecore nere. E’ la sporca regola di Popper ne La società aperta e i suoi nemici. Chi non condivide le meraviglie della “società aperta”, si vede chiudere la porta. Sono aperti a chi è d’accordo con loro. Non lo sono anche i peggiori tiranni ? Il regime si difende e contrattacca.

Chi non ci sta, è cacciato dal campo. Cartellino rosso, ma potrebbe essere di un altro colore, ad esempio la fusione del fucsia progressista e del bluette moderato. Tutte le forze politiche, ideali e culturali che sperimentano la persecuzione legale, l’ostracismo politico, l’odio mediatico, sono pecore nere non perché fasciste, ma in quanto hanno in comune i peccati capitali secondo l’occidente liberaldemocratico, progressista, tollerante, inclusivo: sono contrarie all’immigrazione massiccia, lottano contro la finanza padrona, la globalizzazione (glebalizzazione…) , la progressiva abolizione delle sovranità nazionali.

Tutte stanno dalla parte di chi lavora o vorrebbe farlo, tutte lottano contro l’impoverimento del ceto medio, della classe operaia, della piccola e media impresa. Fascisti immaginari, giacché i fascisti autentici – usiamo il loro linguaggio e il loro meccano mentale – sono al potere: quelli che aboliscono la libertà, la democrazia, il libero pensiero dichiarandosi liberali, moderati, progressisti, antifascisti e chi più ne ha più ne metta.

La lezione è semplice: gli unici nemici del sistema dominante in Occidente sono le (presunte) pecore nere. Quelle di altro colore, compresi il rosso antico e il rosé, sono parte integrante del sistema, insieme con le destre e le sinistre ufficiali, termini privi di significato ribaditi sino all’estenuazione per animare le rispettive curve ultrà e cacciare dal campo le pecore nere di ogni orientamento. Dopo la Germania ( in cui chiamano grande coalizione l’alleanza tra partiti che raccolgono il 45 per cento dei voti, ossia è al governo il principio di minoranza !) toccherà alla Polonia, se dalle parti di Varsavia dovessero trionfare le pecore nere il cui leader ha osato bruciare la sacra bandiera dell’UE.

Considerazioni finali: la democrazia nella forma in cui l’abbiamo conosciuta in Europa è morta; moltissimi ne sono soddisfatti, perché le pecore bianche odiano non tanto le idee, che in genere ignorano o equivocano, ma l’ esistenza fastidiosa, spiazzante, delle pecore nere; occorre mobilitare energie, intelligenze, coraggio per bloccare l’operazione in atto; quando il potere ricorre ai divieti e ai tribunali contro le idee manifesta debolezza e conferma che quelle idee possono cambiare in meglio la società. Significa altresì che ha paura. E’ un grande orgoglio e una grande responsabilità. Le pecore nere sanno di essere diverse dalle altre. Ora devono dimostrare di essere migliori.

Di Roberto Pecchioli, ereticamente.net

08.05.2025

Roberto Pecchioli. Scrittore e saggista.

Fonte: https://www.ereticamente.net/le-pecore-nere-della-democrazia-roberto-pecchioli/

Commenti (11)

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Mostra commenti 11 caricati
    1. fuffolo 11 maggio 2025

      Ad ognuno il suo gregge ed il suo pastore
      Allevamenti pecore Nera di Arbus in Italia

    1. DrCaligari 10 maggio 2025

      Per me focalizzare il discorso sulla democrazia non ha molto senso ed è fuorviante. Un conto era la democrazia ateniese, un altro quella che scaturì in un contesto come il secondo dopoguerra italiano, un altro ancora quella odierna. Ecco tre possibili esempi. Mi sembra più calzante il discorso che fa Ortega y Gasset sull'uomo massa le cui caratteristiche sono da una parte il bisogno impellente, e unico, di conformarsi: per questo è del tutto chiuso a ogni forma di possibile dialogo. Dall'altra l'odio profondo che riversa contro chiunque non si conformi (anche qui non è presente naturalmente alcun tipo di ragionamento bensì motivi individuali che potremmo ben esemplificare nella proiezione della propria ombra sugli altri in senso junghiano e questo spiega molto meglio la vera essenza della pecora nera e delle "pecore bianche" tra le altre cose.

    2. afrin 11 maggio 2025

      Pare che la "democrazia delle pecore" va benissimo soltanto se sei "lupo"...

    3. BrunoWald 11 maggio 2025

      Giusto, ma la democrazia, in quanto regno del numero, è precisamente la forma di organizzazione sociale dell'uomo massa. Ed è espressione del dominio del denaro, anch'esso pura quantità inorganica.

    4. Martin 11 maggio 2025

      Uno dei motti chiave del fascismo era appunto la trasformazione della quantità in qualità

    1. BrunoWald 10 maggio 2025

      Bravo Pecchioli, ottimo articolo.

      Viviamo in tempi così squallidi, che diventa eversivo e dirompente constatare l'ovvio: la democrazia, prima ancora di essere una truffa, è un'aberrazione contro natura perché rappresenta il regno della quantità, il dominio del numero, e quindi dei peggiori - dei più stupidi, dei più vili, dei più conformisti - eterodiretti dal grande Parassita, la finanza predatoria.

      Contrariamente a quanto sosteneva quel cogli*ne di Popper, la democrazia non è una "parte", contrapposta ad altre "parti" o idee che essa combatte, ma bensì un mero metodo, ancorché folle, di gestione della cosa pubblica: la maggioranza vince, che si ispiri a Padre Pio, ai Khmer Rossi o alle Camicie Brune. Allorché si esclude una qualsiasi idea od opinione dal libero dibattito, sulla base di considerazioni arbitrarie, la democrazia nega sé stessa e si ritorna all'autoritarismo, ma più ipocrita e dunque disprezzabile.

      Le pecore nere vengono odiate non solo perché sono nere, ma soprattutto perché non sono pecore, e non hanno bisogno del pastore. Ma bisognerà pure ammetterlo: in tempo di pace, essere odiati e disprezzati dal gregge (nonché temuti) è la massima decorazione a cui si possa aspirare, oltre che un discreto piacere della vita.

    2. afrin 11 maggio 2025

      "Le pecore nere vengono odiate non solo perché sono nere, ma soprattutto perché non sono pecore, e non hanno bisogno del pastore" !!!

    3. Martin 11 maggio 2025

      Nella lista di tedeschi da prendere a pedate il fessacchiotto ebreo luterano Karl Popper segue immediatamente l'altro fessacchiotto luterano extracomplessato di Max Weber. Due figure patetiche sia sotto il profilo personale che filosofico.
      Seguono Herbert Marcuse, Max Horkheimer, Theodor Wiesegrund Adorno, Jurgen Habermas, Erich Fromm, per inciso tutti Ebrei meno Jurgen Habermas. Contemporanaei di Arnold Schoenberg, l'inventore della musica atonale.

    4. absitiniuriaverbis 12 maggio 2025

      Concordo con il tuo commento ed aggiungo:
      "Perché nel cervello d'un coglione il pensiero faccia un giro, bisogna che gli capitino un sacco di cose e di molto crudeli."
      (Viaggio al termine della notte, Céline)

      Evidentemente la dose non è ancora sufficiente.

    5. Teomondo Scrofalo 13 maggio 2025

      "Le pecore nere vengono odiate non solo perché sono nere, ma soprattutto perché non sono pecore"

      questo concetto è fondamentale.

      non basta essere pecora nera, basterebbe tifare Lazio in un contesto in cui tutti tifano Roma o viceversa, perché è solo un'affermazione dell'ego tipicamente adolescenziale.

      una pecora nera è pur sempre una pecora, è solo il contesto a renderla originale; in un contesto di pecore nere sarebbe una pecora come le altre.

      ognuno di noi dovrebbe aspirare, innanzitutto, ad essere "non pecora" e per essere tale è necessario pensare con la propria testa a prescindere dal contesto.

      e tutto questo perché, come dice il vecchio adagio: chi pecora si fa il lupo se lo mangia.

    1. Martin 10 maggio 2025

      Conseguenza dell'aver creato l'UE e dato al Governo europeo della Commissione UE poteri imperiali sottratti al controllo democratico.

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