LA GUERRA DI CEMENTLAND

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DI CARLO BERTANI

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Se dovessimo cercare le origini di Cementland, finiremmo nella notte dei tempi, almeno alla metà del secolo scorso, probabilmente prima. Ciò che sappiamo, oggi, è che Cementland occupa la penisola italiana ed altre aree europee, ma solo in Italia le sue colonne cingolate hanno sbaragliato le forze avverse.
Come vedremo in seguito, esiste ancora la resistenza partigiana – la quale, talvolta, riesce a colpire duramente Cementland – ma non esistono più forze in grado d’opporsi in campo aperto: tutti i partiti sono stati arruolati da Cementland.
La vicenda di Cementland non appartiene neppure all’universo complottista, giacché non vi sono eclatanti segreti, “gole profonde”, grembiulini che tramano: tutto avviene alla luce del sole, come per qualsiasi occupazione militare. O la sconfiggi, o ti massacra.

L’occupazione militare dell’Italia da parte di Cementland, come ricordavamo, iniziò in anni lontani: narrano le cronache[1], che il quotidiano “La Notte” – di proprietà della famiglia di cementieri Pesenti – all’indomani di Piazza Fontana fu il primo a correre in soccorso alla bufala della pista anarchica. Sapevano già tutto: era stato Pietro Valpreda.
Oggi, i Pesenti fanno parte dello Stato Maggiore di Cementland, ed hanno “diversificato” molto le loro attività – dalla finanza all’editoria – come potrete verificare nel “quadro” tracciato da uno dei fogli clandestini che appoggiano la resistenza a Cementland, “Imprese alla sbarra” [2].

Come è riuscita, questa forza d’occupazione, a mettere a ferro e fuoco la penisola italiana, a domarla ai suoi desideri, a costringerla alla resa, a farsi consegnare il territorio nazionale?

La strategia è stata, negli anni, quella di un costante aggiramento: come qualsiasi forza d’occupazione, si è servita – secondo le situazioni, i tempi e gli obiettivi da perseguire – dell’attacco frontale, oppure (più usato) del sostegno di più Quisling, a loro volta sodali nella ripartizione dei feudi conquistati.
Il Quisling più appariscente è senz’altro il gen. Berluskaiser, il quale ha costruito Milano 2,3,4,5…mentre medita – chissà? – di portare a termine Milano 8, che sorgerà alla periferia di Pescara.
Sarebbe però sbagliato fermarci a questo caso alla luce del sole, giacché il reggente di Cementland – che oggi ha assunto la carica di vicerè della colonia Italia – è circondato da stuoli di vassalli, valvassori e valvassini, i quali s’esercitano nell’arte della trasformazione del territorio in lande cementate, il primo e vero obiettivo di Cementland.
A volte assurgono a ruoli di governo, come Lunardi (“con la Mafia si deve convivere”), poi scompaiono nell’ombra appena c’è una campagna militare da portare a termine, un altro lembo di territorio da seppellire sotto i cingoli delle loro armate. Scambiano allora il posto con altri generali e colonnelli: per un Lunardi che assume un comando sul campo, uno Scajola va a sedersi allo Stato Maggiore.
Più complessa la gestione dei subordinati: qualcosa viene a galla durante le cicliche cerimonie d’investitura chiamate “Elezioni locali”, ma – presto – tutto torna un brusio appena avvertibile, protetto da milioni di metri cubi di cemento.

Per comprendere la strategia di Cementland, ci viene in aiuto un lavoro [3] preparato dal giornalista Vittorio Emiliani nell’occasione di un convegno che si svolse in Calabria sull’occupazione del territorio da parte di Cementland: tutte le fonti citate sono di agenzie come l’ISTAT, Catasto, ecc, quando non provengono proprio dagli archivi e dalla propaganda di Cementland.
Partiamo dall’inizio, proprio terra-terra, ossia dal suolo consumato ogni anno da Cementland in Italia, confrontandolo con gli altri Paesi europei la produzione di cemento, ossia il più comune munizionamento utilizzato dalle forze armate di Cementland:

PRODUZIONE DI CEMENTO IN EUROPA 2004 (milioni di tonnellate):
Spagna: 46,60
Italia: 46,05 (47,8 % al Nord)
Scandinavia: 35,77
Germania: 33,40
Francia: 21,54
Regno Unito: 12,01
Benelux: 11,03
Austria: 4,03
Altri UE: 10,16
Turchia 41,26

Fonte: Associazione Europea del Cemento

L’Italia è praticamente in testa, poiché bisogna ricordare che la superficie della Spagna è di 504.645 km², mentre quella dell’Italia è di 301.338 km²: in altre parole, l’Italia è appena il 60% circa della Spagna! Eppure, Cementland consuma la stessa quantità di munizioni in entrambe le situazioni operative.
Incredibile, poi, che in altri scenari operativi, i quali contemplano più territorio e più popolazione, il quantitativo di munizioni consumate sia enormemente minore.
Questo dato, se analizzato con maggior attenzione, è il corrispettivo del numero di Quisling e di vassalli che Cementland dispiega sul territorio e – per un diverso aspetto – la resistenza che incontra.

Nel 1998, in Germania – ad esempio – una nota rivoluzionaria proveniente dalla ex DDR – tale Angela Merkel, all’epoca Ministro per l’Ambiente, oggi Cancelliere – fissava per decreto la massima cifra di 30 ettari/giorno da concedere a Cementland, contro i 120 di prima. In Gran Bretagna, Cementland fu fermata nel 1946 con il New Towns Act, che sostanzialmente ricalcava lo stesso principio: la comunità definita “Stato” decide il massimo che può essere concesso all’invasore depotenziandone, così, le mire.

Il consumo medio annuo di territorio (periodo d’osservazione 1950-2005), in Italia – vale a dire le aree che Cementland ha occupato in media ogni anno – è di 221.745 ettari, ciò significa che la “soglia” italiana è di 607 ettari/giorno. Se pensiamo che i tedeschi ritennero che una soglia di 120 fosse inaccettabile e, per legge, la ridussero a 30…
Senza nessun controllo né opposizione, Cementland s’espande nel Belpaese ovunque, sempre di più: se la media 1950-2005 è di 607 ettari/giorno, quella del periodo 1990-2005 è più alta: 669 ettari/giorno. L’invasione s’espande a macchia d’olio.
C’è da chiedersi perché sia consentita una tale espansione, come mai nessuna autorità italiana s’opponga all’invasore. La principale ragione è che i governatori italiani sono governatori coloniali, espressioni di Cementland. Ma c’è dell’altro.

Come va la produzione in Italia? Come sta il sacro PIL? Non tanto bene, grazie: bisogna correre ai ripari.



Fonte: Arnaldo Sciamarelli su Eguaglianza&Libertà 17 Novembre 2006.



Come si può facilmente comprendere, senza il contributo di Cementland il PIL italiano sprofonderebbe sotto zero e no, non si può mostrare al mondo le mutande sporche! Interviene Cementland che tutto sistema: la calce non è forse un ottimo sbiancante?
La Germania, che fino a ieri era il primo esportatore mondiale – superata quest’anno per un’incollatura dalla Cina – può permettersi di contrastare Cementland – poiché, in definitiva, non ne ha bisogno – mentre l’Italia, che ha svenduto il proprio apparato produttivo oppure l’ha demolito, è obbligata a piegarsi ai diktat dell’invasore.

Siamo, in definitiva, come il conte Ugolino: divoriamo il territorio che un giorno sarà dei nostri figli per regalarlo a Cementland ed ai suoi vassalli. In cambio, otteniamo un PIL non proprio sotto zero: siamo come degli sciagurati agricoltori che si nutrono con le sementi dei futuri raccolti.
E’ sempre stato così? Non proprio.
In questa tabella, possiamo osservare chi sono gli “attori” del mercato edilizio, vale a dire chi costruisce e perché: ecco il raffronto (valori percentuali) di 20 anni, 1984-2004.


Commenti (7)

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    1. CarloBertani 14 febbraio 2010

      Anzitutto, vorrei ringraziare i commentatori, anche per le critiche, poiché espresse con educazione: stiamo migliorando, rispetto ai pessimi livelli di qualche mese fa.
      E veniamo a noi.

      Scrivere di un aspetto del capitalismo globalizzato serve, appunto, ad approfondire gli aspetti, a migliorare la conoscenza: altrimenti, potremmo solo scrivere “è tutto sbagliato, è tutto da rifare”. Inoltre, c’è un aspetto interessante, dialettico, fra la “costruzione” del PIL ed il settore edilizio, il quale evidenzia come il PIL non misuri affatto la qualità della vita, bensì il livello degli scambi, e basta.

      Per sostenere questa menzogna, il sistema editoriale s’è plasmato sui desiderata del potere finanziario.

      Internet non può sostituirsi alla lotta sul territorio, pacifico, però Internet è un formidabile strumento di conoscenza, di scambio, d’organizzazione. E’, in qualche modo, il corrispettivo di una stampa libera che manca.

      Il dato citato sull’aumento annuo della popolazione italiana (nel senso di “italiani” e di figli d’immigrati) di mezzo milione è errato (vedere Wikipedia alla voce “demografia italiana”): le nascite sono circa mezzo milione l’anno. Come sarebbero potute raddoppiare? L’aumento della popolazione è all’incirca di quell’ordine di grandezza, ma solo per l’apporto degli immigrati adulti, ovvero tenendo conto del saldo migratorio.

      In definitiva, quello che desideravo sottolineare è che cementiamo il territorio soltanto per mantenere in vita questo cadavere ambulante del capitalismo.

      Grazie a tutti

    1. AlbertoConti 14 febbraio 2010

      La mente umana lavora per analogie, modelli, generalizzazioni, semplificazioni. Quella che più nasce spontanea da quest'articolo stavo per dimenticarla: l'equazione immobiliarismo-finanza. Che gli asset immobiliari siano parte integrante del grande gioco finanziario lo do per concetto acquisito e scontato. Non si possono interpretare correttamente i meccanismi finanziari, attuali e passati, senza evidenziare la stretta interconnessione con la proprietà del suolo e dell'edificato/edificabile sopra (... e sotto). E' uno spunto che mi permetto di suggerire a Bertani o chiunque intenda svilupparlo. Telegraficamente mi limito a qui ad un altro spunto attinente al tema, quello dell'interrelazione tra l'inganno finanziario globale, la sua specificità italiana e quello dei grandi e piccoli patrimoni composti da una buona parte di tipo immobiliare. E' il massimo della "privatizzazione", quel processo di depauperamento del bene collettivo, fruibile da chiunque per diritto di pura e semplice esistenza qui ed ora. Dicevo prima storia nostra = storia di mafie e mafiosità, che significa essenzialmente storia di crimini, confluenti sempre nel furto, privazione di proprietà legittima altrui per accumulare esagerate proprietà concentrate ed esclusive, quindi anche storia del mondo, come dire: scacciati dalla porta del consesso internazionale ci rientriamo dalla finestra, con "geniale" guizzo tutto italico.

    1. AlbertoConti 14 febbraio 2010

      Segue l'appello al presidente Parco Valle del Lambro. Questo per dire che l'articolo di Bertani parla d'attualità e di storia, la nostra storia maledetta da tanti mali, mafie in primis. Quella del cemento non poteva non essere anche e soprattutto storia di mafie, più al nord che al sud. Questo non è paradossale, paradossale è che molti ancora non se ne accorgano, non vedendo neppure aspetti "collaterali" assai significativi, come ad es. la contiguità tra inceneritori e cementifici, due realtà, la stessa "tecnologia" industrialmente preistorica e devastante e la stessa criminalità contro il bene comune. Il dato economico evidenziato da Bertani è pauroso, spiega su cosa si fonda la nostra presunta capacità di arrancare dietro i grandi della terra: l'inganno del crimine.

      "Arcore, Berlusconi vuole Milano 4, un business da 220 milioni di euro.

      L' Idra, l'immobiliare di famiglia del premier, ha presentato alla giunta della cittadina, capitanata da Marco Rocchini, un progetto che vuole edificare 150.000 metri cubi in cambio una casa di riposo e di 20 milioni di oneri di urbanizzazione, che non riparerebbero per nulla i danni dell'insediamento.

      Tra Milano 4 ed area Falck, Arcore avrebbe quasi il 20% di abitanti in più in pochi anni. Significherebbe servizi al collasso e traffico ancor più caotico, una vivibilità compromessa per sempre.

      L'area, all'interno del parco regionale, è uno dei corridoi ecologici della Dorsale Verde nord Milano, un progetto inserito nel PTCP per salvare e connettere tra di loro le ultime aree verdi della Brianza. Con la colata di cemento ipotizzata i parchi brianzoli dell'Est Milano diventeranno giardinetti di una megalopoli, più o meno come lo è Parco Solari nel centro di Milano 1.

      Le aree agricole sono importanti per creare anche a nord di Milano un parco di cintura intorno alla Brianza, territorio con percentuali urbanizzazione più alte d'Europa e in cui vivono ammassati quattro milioni di esseri umani, che devono condividere gli spazi disponibili con aree produttive di ogni genere e dimensione, autostrade, strade statali e provinciali, svincoli giganteschi, vaste superfici degradate, ex paesi e cittadine ormai conurbate senza soluzione di continuità a costituire agglomerati dormitorio, tutti uguali e senza identità.

      Nel cuore della Lombardia il fiume Lambro e il Parco Valle Lambro “hanno già dato", concedendo larga parte del territorio a Pedemontana, un nastro d'asfalto che porterà altre auto, altro rumore ed inquinamento e speriamo non ulteriore cemento. Pedemontana taglierà in due il parco, modificando per sempre il territorio; saranno aperti cantieri che dureranno anni, aggiungerne altri nello stesso comune produrrà la paralisi del traffico.
      L’acqua del fiume è importante, ma il parco del Lambro, non è solo quello, non è solo un parco naturalistico, è parco perché ha brandelli del bel paesaggio agrario della Brianza, ammirato da grandi viaggiatori e poeti del mondo. Noi brianzoli lo stiamo distruggendo. La Valle Lambro, se ripensata, potrebbe essere non solo conservata nei suoi valori storico-paesistici, ma anche diventare una straordinaria risorsa ricreativa per il buon vivere di chi abita in questa regione. Costruire edifici nelle zone agricole extra parco naturale di queste o di più piccole dimensioni, vuol dire invece distruggerlo in modo irreversibile."

    1. gamma5 13 febbraio 2010

      Il governatore del Veneto Galan alcune settimane fa in un intervista ad una tv locale disse che bisognava rafforzare gli investimenti in opere pubbliche e in edilizia popolare (quindi cemento) semplicemente perchè tra dieci anni, questa ormai devastata regione avrebbe avuto, ovviamente grazie all'immigrazione, 500.000 (mezzo milione) di residenti in +, dai dati ISTAT degli ultimi anni purtroppo mi tocca dargli ragione...comunque che l'Italia sia un paese a crescita demografica zero non è vero, era uno slogan in voga negli anni '90, adesso sempre dati ISTAT da almeno un lustro la popolazione è aumentata di una bella MEZZA MILIONATA all'anno...come dire, 5 città come Vicenza.

    1. dr34m1ng 13 febbraio 2010

      Caro Carlo, dopo mesi, forse anni che ti seguo con molto piacere, ti devo dire in tutta franchezza che quest'articolo arriva a conclusioni che non condivido...

      La cementificazione si blocca sul territorio, è uno di quei casi che agire locale pensare globale, è perfetto. Nel mio comune abbiamo fermato tutto il fermabile, ed ora abbiamo un paese molto migliore. Ma facendo un blog, non avremmo fatto niente, o poco. Invece abbiamo Agito! E se le vie democratiche non erano più praticabili, si usciva la notte, si spaccava tutto e si tornava a casa. Non ne vado fiero, ma se un giorno mi figlio avrà ancora distese ed ettari di boschi, lo dovrà anche alle nostre bravate...

    1. Eli 13 febbraio 2010

      Carlo, hai citato Pesenti ed il quotidiano La Notte. Ma almeno allora c'erano ancora editori "puri". Oggi tutti i giornali, tranne qualcuno di partito e qualche temerario come Il Fatto, Il Manifesto e l'Unità appartengono ad imprenditori. Il Riformista e Libero ai fratelli Angelucci, imprenditori della sanità privata nel Lazio, e di altre varie attività. Uno dei due fratelli era portantino all'ospedale S. Camillo, oggi è deputato del PDL. Come vedi papino il Breve non è il solo rampante rapido e misterioso.
      Il Corriere appartiene ai vari Ligresti, Della Valle, Tronchetti Provera, ed ora anche a Marina Berlusconi, attraverso Mediobanca.
      La Berluschina (con tutta la famiglia) possiede Mondadori, più una serie tale di testate che non mi metto ad enumerare.
      Poi c'è la RCS, di De Benedetti, che si occupa anche di inceneritori e smaltimento di rifiuti.
      Ed infine Il Sole 24 Ore, quotidiano della Confindustria.
      Non trovi inquietante una tale concentrazione di potere mediatico nelle mani del potere economico? Ecco perché da noi non ci sono mai inchieste vere che svelino le porcate, soprattutto sui temi ambientali.

    1. lucamartinelli 13 febbraio 2010

      non ho trovato particolari motivi di interesse nell'articolo. non ha molto senso attaccare un aspetto del sistema, proprio perche' è un aspetto. il sistema rende l'edilizia malefica. se il sistema fosse veramente democratico e non una finta democrazia, l'edilizia sarebbe al servizio del cittadino e non una speculazione deleteria soprattutto per il territorio. a mio avviso modestissimo non bisogna mai perdere di vista l'essenza del discorso. Altrimenti si rischia di depistare. Non voglio dire che Bertani sia un depistatore, ma questa volta si è scordato di legare l'aspetto che denuncia nell'articolo al sistema che ci hanno fatto scegliere. sempre con simpatia. buona domenica

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