La ferrovia che non esiste: cronaca di un lavoro perduto a Isernia

La ferrovia che non esiste: cronaca di un lavoro perduto a Isernia

Di Francesca Picone per ComeDonChisciotte.org

Isernia è una bella cittadina, ricca di artigianato e curata con la precisione che la sua bellezza esige. È anche un prezioso snodo di collegamento e un punto di riferimento vitale non solo per i residenti della provincia, ma anche per l'alto casertano.

Preziosa è la città e preziosa è la sua Stazione Ferroviaria, crocevia verso il capoluogo, Campobasso, e oltre: da Isernia, a un tiro di schioppo dai paesi dell'alto casertano (circa 30 km e mezz'ora di treno), Bari e Roma sembrano molto più vicine, sono raggiungibili senza cambi.

La piccola stazione sorge in fondo a Piazza della Repubblica, una piazza ampia e solare con un monumento circolare che invita alla sosta e all'ammirazione; una socializzazione cittadina che spesso manca nelle campagne da cui provengo. Uno spazio aperto, incorniciato da un bar di lusso, elegante e raffinato da un lato, e un piccolo, informale bar "per gli amici" dall'altro.

Un tempo era fulcro nevralgico del centro Italia, oggi la ferrovia del Molise è tanto essenziale quanto bistrattata. La pagina Facebook dedicata è un archivio di vecchie memorie: foto magnifiche e datate che raccontano un'epoca in cui i treni viaggiavano tra i boschi, collegando il Sannio.

La nascita della linea ferroviaria Vairano-Isernia, nel 1953, è un fatto storico e documentale, così come lo è stata la riesumazione della ferrovia molisana, documentata anche dal Tg Molise. E oggi? I comunicati stampa delle Ferrovie del Molise sono una litania continua di promesse: riparazioni, potenziamento, nuove tecnologie, raddoppio di tratta. La realtà, però, è fatta di bus sostitutivi e modifiche alla circolazione.

Già ad aprile era stato annunciato che il "fabbricato viaggiatori" della stazione sarebbe diventato uno studentato. E i treni? A metà aprile la stampa riporta le modifiche alla circolazione per i lavori in direzione Roma. Si vocifera anche di una chiusura totale della stazione, per manutenzioni, da dicembre a gennaio. Siamo a fine ottobre 2025, e la stazione è già chiusa: tutto è stato anticipato.

Di fatto, il 1° aprile 2025, quando la chiusura è già nell'aria, vengono assunti sei operatori della manutenzione per una stazione quasi deserta. Senza biglietteria (chiusa anni addietro), senza ufficio informazioni, senza bar, senza indicazioni affidabili né capostazione. I nuovi operai operano in un luogo che, senza di loro, sembrerebbe una tomba a cielo aperto.

Nonostante l'incertezza, questi neo-assunti in fase precaria si fidano. Anche chi è senza "santi in paradiso" o appoggi politici si affida a quel termine, aprile-dicembre 2025, progettando la propria vita: magari affittano casa a Isernia, con la possibilità di proroga. La promessa, informale, è quella della pacca sulla spalla: “Vedrai che qui ci resti almeno un anno”. Insomma, lavoro statale: una certezza. Diciamo.

La loro funzione non è solo tecnica — manutenzione di macchine, ascensori, sottopassaggi o linee elettriche. È anche una funzione di umanità: mantenere alta la sembianza di vitalità e presenza umana in una stazione carente di tutto, impedendo che sembri abbandonata.

Dall'inizio di aprile arriviamo all’estate, agosto 2025. Io stessa devo raggiungere Isernia e i sei operatori sono al lavoro, felici e affiatati, mentre i bus sostitutivi hanno preso piede, almeno sulla carta. "Lavori in corso e bus sostitutivi" è il nuovo mantra, ma la UIL si lamenta.

Telemolise riporta le sue parole: “Pur riconoscendo l’impegno nel garantire servizi sostitutivi, riteniamo [...] che quanto previsto non sia sufficiente. Serve una risposta straordinaria a una situazione straordinaria. [...] chiediamo con forza che il piano regionale dei trasporti venga rivisto in via straordinaria...” Sembra un sindacato dei passeggeri.

Poi continua: “Chiediamo che Regione, Trenitalia e RFI attivino un tavolo permanente con le parti sociali per individuare risposte concrete, immediate ed efficaci”. Io mi domando: chi sono le parti sociali? I passeggeri o i lavoratori? E chi è a tempo determinato, senza tutele, è incluso? La "risposta immediata" andrà a scapito dei contratti?

Intanto, i sei operatori mantengono viva una stazione ferma come una gru, ad un passo dalla morte, prevista a dicembre prima della sperata rinascita a gennaio. Sei operatori che, oltre alle emergenze, provvedono a mantenere un vero deserto funzionale.

La necessità di una "risposta immediata" si tocca con mano. Ecco la mia esperienza di agosto alla stazione di Isernia:

  • Andata (Venafro-Isernia): Il bus non arriva. Nessuna notizia alla stazione di Venafro. Un buon uomo mi aiuta a capire la situazione (un incidente in autostrada). Finalmente il bus arriva, saturo di passeggeri estenuati. Al ritorno dei passeggeri a casa, una giornalista (sempre Telemolise?) arriva per intervistare, trovando solo il buon uomo... Io vedo la forza della famosa "resilienza".
  • Ritorno (Isernia-Venafro): Confido nel treno, ma il tabellone non è allineato con Trenitalia. Vado a cercare il bus sostitutivo, annunciato dal sito, ma non c'è traccia. C'è un botteghino informativo in piazza, ma è per i bus privati, il cui addetto nega l'esistenza del servizio pubblico.

Torno sconsolata in stazione. Qui, la sorpresa. Gli operatori della manutenzione, i miei "operatori umanitari" assunti il 1° aprile, con le loro tute fosforescenti, mi appaiono in tutta la loro importanza. Uno di loro mi viene incontro. Sembra di essere in un hotel a cinque stelle accolti da un receptionist di alto livello. No, è solo questione di umanità. Uno di quegli sfortunati "operatori umanitari", pure arabo.

In risposta al mio lamento sui bus inesistenti, l'operatore si leva dal suo posto, esce con me in piazza, ripetendomi: “Non stare a sentire il tipo del botteghino, il bus di Trenitalia esiste, aspetta qua e lo vedrai passare”, indicandomi un punto preciso. Io non mi fido di una promessa verbale, voglio un treno e un annuncio ufficiale.

Allora, con la calma certezza di chi è di casa, mi riconduce in stazione, mi mostra il sottopassaggio, da poco restaurato con suo grande orgoglio, e mi indica il binario esatto. Mi fido e faccio bene. Di lì a poco, il treno è annunciato anche sul display. Il manutentore ora mi fa il segno dell'okay con la mano, contento, e con quella sua fiera, calma umanità nello svolgere il suo compito.

Non sono in un deserto. Mi metto rincuorata a guardare. Se non fosse per quel gruppo di tute arancioni con la striscia gialla fosforescente, la stazione si direbbe solo un ricordo abbandonato. Stanno sulla banchina, a fornire indicazioni e rassicurazioni a chiunque entri lì senza una certezza: "la stazione esiste ancora oppure no?" Con le loro tute dicono: "Sì, eccoci qui."

Poi, la notizia improvvisa, immediata come la risoluzione che la UIL domanda, un fulmine a ciel sereno annunciato dalla stampa e comunicato ai lavoratori solo due giorni prima: il 22 settembre, la stazione di Isernia chiude, in anticipo di due mesi.

Mi torna in mente la "risposta immediata" invocata dalla stessa UIL ad agosto. Non credo che quei pochi sfortunati, licenziati con due giorni di preavviso (così mi dice il gentile manutentore che poi sento), abbiano voce in capitolo tra le "parti sociali".

Tutti e sei gli operai perdono il posto.

Che fine fa quell’arabo? E gli altri? Ironia della sorte: sono operatori della manutenzione e qualcuno di loro perde il lavoro a causa dei lavori di manutenzione della stessa Trenitalia per cui lavora.

Chi è a tempo indeterminato è probabilmente destinato altrove. Ha le spalle coperte. E chi ha il tempo determinato? Chi ha solo pacche sulle spalle per nulla coperte? A chi ha un contratto fino a dicembre e non è rispettato neanche quello, basterà un "mi dispiace"?

Il loro licenziamento è anticipato di due mesi e senza preavviso. La speranza di essere riassunti a gennaio, alla riapertura, resta sospesa a un'obbedienza muta. Licenziamento per "giusta causa". Si dice che non ci si può far nulla.

Ora mi chiedo: perché dobbiamo vivere con tale angoscia un viaggio così breve?

Un viaggio dall'esistenza al diritto al lavoro per tutti.

Di Francesca Picone per ComeDonChisciotte.org 31.10.2025

NOTE

1 https://www.youtube.com/watch?v=NaTFyuHksbM

2 https://www.rainews.it/tgr/molise/video/2021/03/mol-ferrovie-storia-Molise-d25604cc-dc4b-4e90-8dab-ccdab06c1b56.html

3 https://www.rfi.it/it/news-e-media/comunicati-stampa-e-news.html?types=comunicato_stampa&areas=molise

4 https://www.isnews.it/2025/04/07/isernia-nuova-destinazione-per-il-fabbricato-viaggiatori-della-stazione-diventera-uno-studentato/

5 https://www.molisenetwork.net/2025/02/22/circolazione-ferroviaria-molise-capitale/

6 https://www.isnews.it/2019/01/02/isernia-chiude-la-biglietteria-della-stazione-romagnuolo-con-izzo-duro-schiaffo-ai-molisani/amp/

7 4 agosto 2025, Facebook, Telemolise. Link: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1454082583388117&id=100063591670035&set=a.539491444847240

8 https://www.ansa.it/molise/notizie/2025/09/22/da-oggi-nuove-chiusure-sulle-linee-ferroviarie-in-molise_503a97dd-56d2-4873-9994-50025be75fa4.html

Commenti (4)

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    1. GRENADIER 2 novembre 2025

      Articolo molto interessante e da considerare come "Manifesto" della distruzione infrastrutturale delle aree isolate. Peraltro il Molise è l'unica regione ad aver perso residenti dal 1861 a oggi, perchè i Molisano sono finiti tutti altrove. Regione affascinante e ricca di storie e bellezze al pari delle altre, abbandonata a sè e vittima delle politiche di taglio a tutto quanto. Però per le mascherine e i CPR i denari ci sono. Fa anche sorridere la preoccupazione della signora articolista per l'arabo che rimarrà senza lavoro, problema, certo, ma forse inferiore alla denatalità italiana, all'abbandono socioeconomico del Molise e al fatto che molti pensano di rimpiazzare gli italiani con i pastori dell'Atlante, i contadini tunisini, i malfattori di altre parti del mondo che intasano, per l'appunto, treni, bus e piazze. Questo è UNO dei problemi, non so se ve ne siate accorti. Sommato allo stato di inefficienza descritto e all'indole dei giovani e alla disgregazione di famiglie e comunità (pilastro secolare di quella e di altre terre) pone effettivamente qualche dubbio sulla continuità nei secoli della nostra nazione e degli italiani. Il meticciato come futuro, questo sembra configurarsi, anche nel malcelato compiacimento di alcuni "intellettuali" e giornalisti (a la page e forse anche a libro paga).

    1. A.P. 1 novembre 2025

      Bell'articolo, non conoscevo le tratte di quella zona d'Italia incuneata tra i luoghi sannitici.
      Sappiamo purtroppo bene, che i servizi pubblici, se non sono nelle grinfie del privato sono etichettati come spreco di denaro pubblico.
      Nel novarese già da anni hanno soppresso due storiche linee ferroviaria di antica data: la Santhià-Arona che permetteva di andare a Torino da Borgomanero senza passare da Novara; e la Varallo-Novara che collegava l'alto vercellese, cioè la valsesia, al capoluogo novarese o addirittura di andare a Torino trovando la coincidenza a Romagnano Sesia. Ferrovie molto frequentate soprattutto da studenti e da lavoratori.
      Stessa cosa per tratte della zona piemontese langarola e astigiana.
      Così va il mondo: i servizi pubblici sono uno spreco di denaro pubblico. Stop.
      E comunque viva il treno, mezzo di spostamento romantico per eccellenza.

    2. ric 1 novembre 2025

      ma resta sempre la considerazione da farsi .

      il servizio pubblico non deve creare una piccola ricchezza almeno per auto mantenersi almeno un bilancio alla pari. Basti vedere i 66 guardiani addetti alla casa di Pirandello ( dove un qualche alto personaggio ha gridato alla enorme bugia mediatica messa in circolazione , poiche' gli addetti a tale servizio sono solo 57 ).

      con queste premesse nel pubblico si inventano gli "uscieri " addetti ad aprire la porta al politico in transito e un altro che la chiuda. nella sanita' pubblica ho trovato una cardiologa che faceva fare un elettrocardiogramma ad una seconda figura e se ne stava tranquillamente seduta in attesa del responso cartaceo ,ma nel privato la stessa cosa mi era stata fatta direttamente dal cardiologo senza interposta persona ..
      Nel pubblico tornando ai treni che descrivi sarebbe bello analizzare quanto costa la ferrovia che non paga la corrente ,dove i piazzali dei parcheggi adiacenti sono un problema dei municipi , dove nessuno si chiede come si possa trainare un decina di vagoni ferroviari dal peso di 60 tonnellate cadauno , con carico medio di tre tonnellate di merce umana , e non conto la motrice che supera le 150/200 tonnellate

      sai quanta energia pagata dalla comunita' viene sprecata ?

      io sono contro la privatizzazione dalla seconda casa in su , dalla produzione e commercializzazione di vetture oltre i 100 hp.

      ma se non sono sprechi quelli della collettivita' lasciata in mano a degli incompetenti troveremo sempre altre TAV o ponti da costruire ma poi metteremo alla cassa dei caselli sempre organizzazioni private..

    3. GRENADIER 2 novembre 2025

      A Cuneo hanno soppresso la storica Cuneo-Nizza che passava per Limone e per la Val Roja. Ferrovia di incomparabile fascino, testimonianza del lavoro di generazioni di italiani e di francesi e ponte tra i due Stati.

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