La classe dirigente italiana corre verso il baratro: cerchiamo di non fallire insieme a loro

Autonomia Differenziata, una lunga storia che non ha più senso di continuare.

La classe dirigente italiana corre verso il baratro: cerchiamo di non fallire insieme a loro

Di Giacomo Simoncelli, contropiano.org

Non si può comprendere a pieno il senso dell'Autonomia Differenziata se ci si ferma alla superficie delle diatribe politiche o dei favori che, attraverso lo strapotere regionalistico, gli amministratori locali sperano di poter elargire alle proprie consorterie.

Non c'è dubbio che tale elemento esiste, ed è un grave pericolo per la cosa pubblica, ma non deve essere considerato come l'origine di questo processo. Al solito, ciò che deve essere osservato è il sostrato economico e strutturale che sta dietro all'Autonomia Differenziata.

Il parassitismo dei nostri "prenditori" e il servilismo della classe politica non sono la causa, quanto semmai il risultato di un modo in cui la gestione della cosa pubblica è stata riorganizzata. L'opportunità è arrivata con la fine della Guerra Fredda e la sconfitta dell'Unione Sovietica.

Quando si parla di quel passaggio storico, viene in mente, com'è ovvio, il terremoto successivo alla caduta del Muro di Berlino che, per il Vecchio Continente, culmina con la firma del Trattato di Maastricht. Ma in questo caso bisogna andare ancora un po' più indietro.

Il 9 settembre 1988 le regioni di Auvergne-Rhône-Alpes (Francia), Baden-Wurttemberg (Germania), Catalogna (Spagna) e Lombardia (Italia) misero la firma su un accordo per ampliare la cooperazione reciproca, riscontrando una comunanza di "performance in termini economici e di ricerca".

Nacque il circuito dei "Quattro motori per l'Europa", una rete regionale che si presentava come la punta di diamante dell'economia continentale e, in prospettiva, anche dell'integrazione europea. Tale circuito ancora esiste (la Lombardia quest'anno ne detiene la presidenza).

Esso, in sostanza, esprimeva le mire di una borghesia transnazionale che era pronta a cogliere le opportunità della nuova fase storica. Una fase che si apriva con il crollo del Blocco Orientale e, dunque, con l'apertura di larghe opportunità di espansione economica verso est e i Balcani.

L'Occidente cominciò a propagandare come binomio inscindibile quello tra economia di mercato e democrazia. E con esso si spinse su privatizzazioni, tagli alla spesa e alle amministrazioni pubbliche, di pari passo col processo di globalizzazione, ovvero di conquista di nuovi mercati.

Ma non va ridotta la questione a una semplice avanzata del privato sul pubblico: era innanzitutto una questione dell'opportunità di giocare un ruolo nuovo tra gli attori globali, in un mondo non più imbrigliato nello scontro tra blocchi. L'Unione Europea si edificava su questa opportunità.

Se in Italia la presenza di una delle borghesie più retrive e prive di visione a lungo termine ciò ha portato semplicemente alla rapina del pubblico e allo sfruttamento intensivo, il Trattato di Maastricht serviva a far fare un salto di qualità all'integrazione europea.

La cornice dei vincoli europei, affinata negli anni successivi, serviva a riorganizzare le filiere e i servizi continentali in una forma aggregata, con il conseguente processo di fusioni e acquisizioni che avrebbe dato vita a grandi campioni europei, capaci di competere sul piano internazionale.

Insomma, nulla che non possa essere descritto a pieno dallo sviluppo di quei conglomerati monopolistici tipici dello stadio imperialistico del capitale, seppur nella specifica condizione storica dell'Unione Europea a cavallo tra secondo e terzo millennio.

I Quattro motori per l'Europa aprivano la strada, in una dinamica che vedeva una divisione internazionale del lavoro in cui alcuni paesi perdevano su altri (i paesi periferici su quelli core), ma che è proceduta sostanzialmente nella stessa logica con cui si è formata quella rete: quella regionale.

Le nuove filiere si sono modellate con l'integrazione di specifiche regioni attraverso l'azione di una competizione interna regolata in virtù di tali mire imperialistiche. L'Autonomia Differenziata è il frutto ultimo, per ciò che riguarda l'Italia, di questo processo storico.

Insieme alla Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna hanno costituito un nuovo "triangolo industriale", che nel tempo ha però assunto il ruolo di sub-fornitore di prodotti per le filiere tedesche. Tutte insieme sono poi cresciute secondo un modello export-oriented di carattere mercantilistico.

Alcuni dati. Nel 2023 le esportazioni venete hanno contribuito al 45,5% del PIL regionale (quasi 82 miliardi di euro, il 13,1% del totale italiano); la fetta maggiore è andata proprio in Germania, ovvero circa 11 miliardi di euro. La Lombardia scambia con Berlino più del doppio del Veneto.

E anche alcune iniziative europee. Un ruolo cardine nell'integrazione per regioni lo ha svolto il Committee of the Regions, che ha da poco festeggiato i suoi 30 anni. Al suo interno, l'Automotive Intergroup, creato nel 2009, ha avuto un peso strategico dal 2009, vista la filiera di cui si occupa.

Nel 2022 è partita anche la Alliance of Regions Automotive che unisce 36 regioni coinvolte a vario titolo nella produzione di auto. La Lombardia ne ha appena assunto la guida, in contemporanea ai Quattro motori: la logica di muoversi passo per passo, regione per regione, viene confermata.

In maniera consequenziale, tra le 23 materie sulle quali le regioni possono chiedere l'Autonomia Differenziata, ce ne sono 9 che non sono direttamente collegate ai Livelli Essenziali di Prestazioni (LEP). Tra di esse, i rapporti internazionali e il commercio con l'estero.

A luglio Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto hanno chiesto al governo maggiori poteri proprio sull'ultima materia. In pratica, si mostra come con l'Autonomia Differenziata si porta a compimento il saldarsi per vie regionali delle nuove filiere della UE che lotta nella competizione globale.

Ma lo spacchettamento del paese in decine di politiche commerciali estere differenti porterà, in sostanza, a una competizione interna che si svolgerà su campagne pubblicitarie e riduzione dei prezzi, che saranno compensati con tagli ai salari o sussidi pubblici finanziati dalla riduzione delle spese sociali.

Il ministro degli Esteri Tajani, in uno di quei pochi momenti di lucidità che ogni tanto si impossessa dei nostri politici, ha detto: "poi cosa facciamo, la guerra tra i vini piemontesi e quelli pugliesi?". È proprio quello che accadrà, perché prenditori e loro amici non sanno guardare più in là del proprio naso.

La prospettiva della borghesia nostrana è quella di avvantaggiarsi di qualche accordo che, sul breve termine, potrebbe dare qualche entrata in più. Ma sul lungo termine ci sarà una caduta dei profitti e la perdita definitiva di ogni strumento per programmare una politica di sviluppo per l'intera collettività.

In questo scenario, i politicanti regionali, che sono ormai più amministratori di condominio che altro, guadagneranno sulla promozione delle consorterie varie, in maniera legale o meno. Ma è qui che va ribaltato il discorso, sulle responsabilità all'origine dell'Autonomia Differenziata.

Non sono i politici che spingono su questa riforma mortale per il paese, ma è la logica di mercato cresciuta senza visione strategica, nel fagocitamento del pubblico e nel restringimento dei diritti, che ha portato alla selezione di una classe politica che è capace solo di assecondare gli appetiti più retrivi.

In un certo senso, in maniera speculare è promossa la trasformazione di tutto il Mezzogiorno in Zona Economica Speciale. L'idea che lo sviluppo possa avvenire solo garantendo sgravi e regimi contrattuali, salariali, previdenziali agli investimenti privati si concretizzerà così nelle aree meridionali.

Tutta la nostra classe dirigente si è arricchita nell'ultimo trentennio su di un parassitismo che si faceva scudo del mantra "ce lo chiede l'Europa", mentre si legavano mani e piedi in maniera subordinata all'industria tedesca. E oggi non hanno dunque nemmeno la capacità di vedere che il mondo è cambiato.

Col COVID-19, ma soprattutto col conflitto russo-ucraino del 2022, è finita la globalizzazione e si sta delineato la frammentazione del mercato globale. Si va sviluppando una divisione tra blocchi che non sono magari omogenei ideologicamente, ma certamente contrapposti a livello geopolitico.

Su questo palcoscenico, il modello export-oriented UE guidato da Berlino è morto. L'ondata di licenziamenti che attraversa l'Europa lo dimostra, e si ripercuote sulla produzione industriale italiana: 20 mesi di indice in calo a settembre, con la produzione di mezzi di trasporto che cola a picco (-15,4%).

L'Autonomia Differenziata è, dunque, come la scelta di accelerare in curva. Frutto di politica incardinata nell'imperialismo europeo, continua anche se ormai non risponde più alla realtà. Nella più completa incapacità della classe dirigente di immaginare un'alternativa.

Diciamolo, la cultura politica e gli strumenti statali per immaginarla una di queste alternative la classe dirigente non ce l'ha, li ha smantellati insieme allo stato sociale e agli strumenti della politica industriale. E dunque oggi corre verso il baratro del suo fallimento.

Cerchiamo di non fallire con loro, e immaginiamola noi un'alternativa.

Di Giacomo Simoncelli, contropiano.org

04/12/2024

Articolo ripreso da resistenze.org

Titolo originale: Autonomia Differenziata, una lunga storia che non ha più senso di continuare

Commenti (30)

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    1. Phantom 11 dicembre 2024

      Noi,chi?Col pecorame da tastiera e delle piazze non si fa niente.Se non hai ancora attuato un piano b,sei morto.

    1. Deimos 10 dicembre 2024

      Inutile appello, ormai è rimasto poco su cui far leva per sperare di trovare una soluzione!
      Decenni di politica delle promesse ci hanno abituati a sentirci narrare futuri improbabili di milioni di posti di lavoro e cordate di capitani coraggiosi, uomini e donne forti con barchette magiche e quant'altro, per risorgere il nostro paese servirebbe un popolo disposto ad accettare dei politici in grado di promettere e realizzare il poco un giorno dopo l'altro. Oggi abbiamo una classe dirigente di bambini iperattivi che vivono di sparate e offerte dell'ultimo minuto, quello che abbiamo perso sono gli amministratori, li abbiamo sostituiti con i "capi" cioè quelli che sparano i loro desideri come comandi pretendendo che siano i sottoposti a realizzare in autonomia (perchè il capo comanda, non conosce, non gli serve).
      Non riusciamo a definire e quindi ottenere le competenze, il sistema però è abbastanza complesso da rendere inutile anche tentare di individuare dove servirebbe quale skill: i problemi si riducono a una serie di riunioni per definire il capro espiatorio perchè individuare le falle nel sistema potrebbe spesso portare ai vertici quindi a intoccabili. In questo marasma abbiamo selezionato una classe di leccapiedi (per diventare intoccabili) e mentitori seriali (per scaricare le responsabilità) avversi a ogni rischio come i peggio burocrati (per conservare la poltrona) e li abbiamo esaltati come divinità... da De Benedetti che uccise l'Olivetti a Tavarez che ha fatto lo stesso con la FIAT! Cresciuti in questo clima dove li trovi quelli che sono diversi? Chi ha mai dato loro l'opportunità? Dove li hai formati?

      Il mondo del capitalismo è in implosione, siamo all'apice della follia della competitività e della predazione perenne, dalla Cina con la sua economia di industrie che producono in perdita sperando in un domani diverso alla deindustrializzazione dell'occidente che uccide le industrie de localizzate per mancanza di acquirenti. Ci siamo raccontati che il mondo è competizione lasciando la cooperazione a fare la parte della strategia di branco tra lupi, purtroppo la natura è cooperazione e armonia: le cellule di un organismo non sono in competizione tra loro ma in equilibrio così come i predatori con le loro prede, proprio i predatori sono le creature più fragili negli ecosistemi e un motivo esiste!
      Aspettiamo un reset ma non illudiamoci di poter essere noi a farlo, ci possiamo preparare se riuscissimo a ricostruire un minimo di base comune e condivisa.

    1. nandoricciardi 10 dicembre 2024

      L'autonomia differenziata trionferà con le buone e le cattive, come l'unificazione italiana è stata realizzata mediante una guerra di conquista del Regno delle Due Sicilie da parte dell'insignificante Piemonte, che ha potuto contare sulla potenza di fuoco della finanza, della massoneria e dell'apparato propagandistico britannico. Da ciò la malaunità con la Toscopadania a dettare le regole e il Sud ridotto a colonia interna a fungere da mercato di smercio dell'industria settentrionale e da serbatoio di manodopera a basso costo. Così è stato e così è dopo 60 anni. Ma perché quest'ordine maligno persistesse occorreva creare miti storiografici, tradizioni accademiche, informazione di massa menzogneri. E soprattutto la cultura di matrice lombrosiana largamente diffusa nell'incoscio del popolino dalle Alpi a Pantelleria. Chi ha un minimo di onestà intellettuale e ha letto qualche pagina di libro in vita sua, queste cose le sa bene. Gli altri, anche al di là della latitudine, restano abbarbicati ai loro pregiuzi, ai luoghi comuni, alle frasi fatte. Non è malafede, è ignoranza compiaciuta. Tutta la questione prima che un problema economico è un fatto culturale.

    2. Primadellesabbie 10 dicembre 2024

      I piemontesi sono stati gli ucraini della situazione.

      A proposito di pregiudizi culturali:
      nella storia della Grecia antica, i "cattivi" sono stati quelli biondi con gli occhi chiari, e ancora prima, nella storia dell'India antica, con l'arrivo degli ari, è andata allo stesso modo e le sofisticate culture del subcontinente hanno faticato non poco a prevalere, pur con mille compromessi, come l'accettazione delle caste (faticosamente modificate, giacché inizialmente tutti gli indigeni, di ogni lignaggio, erano assegnati alla casta più bassa).

      E se fosse l'uovo di Colombo, e prendessimo atto che è sempre stato così?

    3. nandoricciardi 10 dicembre 2024

      Non è un fatto di buoni e cattivi, è rispetto per la verità storica e quindi è rispetto per tutti. Sta di fatto che offese e pregiudizi antropologici, se vogliamo dire così, piovono gratuiti e fuori contesto ma nel merito delle questioni nessuno sa o vuole entrare. Ribadisco la mia convinzione: molti meridionali, dopo 160 anni di menzogne storiografiche, di narrazioni mediatiche faziose e di sperequazioni territoriali, si sono convinti di meritare meno servizi e diritti del Nord. E questo mi dispiace.

    1. Arian Van Heisen 10 dicembre 2024

      Ma ancora bisogna sentir parlare di BORGHESIA AL COMANDO ?
      ma questi comunisti d' antan alla Lampa non si smentiscono mai..
      sveglia Boomers...!

    1. Primadellesabbie 10 dicembre 2024

      Preoccupa l'interferenza crescente nel privato.

      Evidentemente programmata a partire dall'introduzione del bipartitismo fondato su politici pon pon.

      Complice attiva la collettività, al completo.

    2. Giudice Holden 10 dicembre 2024

      A Manhattan giorni fa qualcuno ha bussato (silenziosamente, con educazione) alla porta del privato.

    3. Primadellesabbie 10 dicembre 2024

      Si, con il silenziatore.

      (Mi riferivo al privato di ciascuno).

    4. Primadellesabbie 11 dicembre 2024

      Quando ho capito di cosa si trattava o immaginato un certo tipo di reazione da parte dell'americano medio, reazione che però non ritenevo così immediata.

      Metto la traduzione del primo capoverso dell'articolo di Fox News che linko sotto, così capisci cosa intendo:

      "L'ex reporter del Washington Post Taylor Lorenz ha scritto diversi post sui social media in cui sembrava celebrare l'omicidio del CEO di UnitedHealthcare Brian Thompson, suggerendo al contempo che anche altri dirigenti avrebbero dovuto essere presi di mira."

      Da qui:

      https://www.foxnews.com/media/former-wapo-reporter-says-we-want-executives-dead-after-murder-health-insurance-ceo

    5. Giudice Holden 11 dicembre 2024

      Il sito dell'agenzia di assicurazioni ha dovuto chiudere la pagina dei commenti. Tantissimi messaggi che inneggiavano al coraggio dell'attentatore.

    1. clausneghe 10 dicembre 2024

      Cerchiamo di non fallire con loro, dice giustamente l'Autore.
      Non bisogna ascoltarli nè seguirli nè tantomeno ubbidirgli.
      Chi la dura la vince, con queste gatte di carta.
      Per esempio, io ho resistito alla porcata del covid, nessun tampone, nessun green pass, nessun vaccino, nessuna multa pagata, li ho ignorati con disprezzo.
      E ho avuto ragione, dal momento che finalmente hanno abolito la multa di 100 euro comminata dal banchiere abusivo usuraio e criminale che tutti conoscono.
      Ma i deboli impauriti che hanno pagato a suo tempo il pizzo mafioso per non farsi rovinare la salute da questi pazzi vaccinisti non avranno indietro i 100 euro pagati.
      Cornuti e mazziati, per non parlare di chi si è lasciato uccidere da questi manigoldi in camice bianco.

    2. Dario Lampa 10 dicembre 2024

      Sembra che i 100 verranno rimborsati a chi l'ha pagati.
      L'unica cosa buona, l'abolizione della multa, che sembra voler fare questo squallido (più dei precedenti) governo fra tanti "obbrobri" legislativi e promesse rinnegate.

    3. clausneghe 10 dicembre 2024

      Boh, sull ansa che è la voce del padrone, sta scritto che non verrà rimborsato chi ha pagato. Poi, vallo a sapere, questi sono inaffidabili..

    4. uomospeciale 10 dicembre 2024

      E hai fatto bene.
      L'obbidienza il conformismo e la docilità, hanno smesso da un pezzo di essere i valori fondanti di un popolo civile:

      Oramai servono solo a renderci schiavi di chiunque, in eterno.

    1. sbregaverse 10 dicembre 2024

      Quinci e quindi ¿?
      ~ Arrangiamoci ~

    2. Nonso 10 dicembre 2024

      E quinci il mar da lungi, e quindi il monte.

    3. luponellafavola 10 dicembre 2024

      Poi calarono le tenebre....

    4. Nonso 10 dicembre 2024

      Sei un esperto di favole?

    1. Dario Lampa 10 dicembre 2024

      Nulla da eccepire. Il problema impellente è creare un vasto movimento popolare che si opponga alla deriva (versi il baratro)... Un bel problema considerato come hanno lavorato e lavorano ancora per dividere e fuorviare il popolo.

    2. ws 10 dicembre 2024

      Tranquillo , mo' "torna grillo" e RI "aprirà il parlamento come una scatola di tonno"...😎

    3. pippo123 10 dicembre 2024

      Vaste programme...l'americanizzazione del tutto è completa...il trionfo di un individualismo da medio evo

    4. Dario Lampa 10 dicembre 2024

      Stavo proprio per menzionarlo. Purtroppo il fallimento del M5S dovuto alla mancanza di "attributi maschili" dei suoi rappresentanti ha portato sfiducia e scoramento nel popolo tradito. E la forte astensione dei cittadini al voto ne è la conseguenza e la prova, secondo me. Ed è proprio questo quello che cercava la casta borghese al potere.
      P.S.: ....Ora il popolo è portato a fare di un sol fascio tutti i partiti (o movimenti) che nascono.

    5. Dario Lampa 10 dicembre 2024

      E se questo cancro perdura al Medio Evo torneremo, se ci va bene. Attenzione però: al contrario le caste borghesi al potere sono ben coese nel perseguire i loro obiettivi.

    1. pippo123 10 dicembre 2024

      Ogni popolo ha la l'élite che si merita...se il popolo italiano non fosse stato servile il green fottuto pass non sarebbe stato implementato...bastava prendere a calci draghi e la sua banda...ma questo costava...
      Suvvia se nelle zone alluvionate in Emilia hanno appena rivotato i responsabili del disastro di cosa vogliamo parlare?

    1. ws 10 dicembre 2024

      Questo "appello al popolo" contro le "elites " mi fa ridere, perché da sempre ( e lo abbiamo visto anche recentemente in siria) "l'elite è lo specchio del popolo"
      L' appello dovrebbe essere "popolo guarisci te stesso" incominciando a farti carico delle TUE magagne ( e poi FORSE si vedrà...)

    2. ailavioni 10 dicembre 2024

      Dalla "tavola di smeraldo":
      "Verum, sine mendacio certum et verissimum, quod est inferius, est sicut quod est superius, et quod est superius, est sicut quod est inferius"

    3. Dario Lampa 10 dicembre 2024

      ....Pertanto io fui chiamato Ermete Trismegisto, possessore delle tre parti della Filosofia di tutto il mondo....

    1. pippo123 10 dicembre 2024

      Se al nord la sanità funziona meno peggio che a Napoli...non è questione di soldi...ognuno sia responsabile della pulizia dei suoi marciapiedi

    2. ws 10 dicembre 2024

      Non ti preoccupare che presto questa "anomalia" sarà corretta e la sanità italiana sarà tutta "napoletana"
      E così finalmente dopo quasi due secoli dalla osservazione di D'azelio avremo fatto degli italiani un "unico popolo". da "l' Alpe a Lilibeo"

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