LA CIA E IL LABORATORIO IRANIANO

LA CIA E IL LABORATORIO IRANIANO

DI THIERRY MEYSSAN
Réseau Voltaire

La notizia di una possibile frode elettorale si è sparsa per Teherán alla velocità della luce e ha fatto scendere in piazza i sostenitori dell’ayatollah Rafsanjani contro quelli dell’ayatollah Khamenei. Questo caos è stato provocato dietro le quinte dalla CIA, che semina la confusione sommergendo gli iraniani di SMS contraddittori. Thierry Meyssan spiega questo esperimento di guerra psicologica.

Nel marzo del 2000 la segretaria di Stato Madeleine Albright ha riconosciuto che l’amministrazione Eisenhower organizzò un cambio di regime in Iran nel 1953 e che questo avvenimento storico spiega l’attuale ostilità degli iraniani per gli Stati Uniti. La settimana passata, durante il suo discorso al Cairo rivolto ai mussulmani, il presidente Obama ha riconosciuto ufficialmente che «in piena Guerra Fredda gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo nell’abbattimento di un governo iraniano eletto democraticamente [1].

A quell’epoca, l’Iran era controllato da una monarchia da operetta diretta dallo Shah Mohammad Reza Pahlavi. Questi era stato insediato sul trono dai britannici, che avevano obbligato suo padre, l’ufficiale cosacco filonazista Reza Pahlavi, a dimettersi. Però lo shah si ritrovava un Primo Ministro nazionalista, Mohammed Mossadeq. Quest’ultimo, con l’appoggio dell’ayatollah Abu al-Qassem Kachani, nazionalizzò le risorse petrolifere [2].

A seguito, "Le elezioni in Iran. Cerchiamo di capire" (Franco Cardini, cardini.net);Furiosi, i britannici convinsero gli Stati Uniti a fermare la deriva iraniana prima che il paese sprofondasse nel comunismo. Allora la CIA mise in moto l’«Operazione Ajax», diretta ad abbattere Mossadeq con l’aiuto dello shah e sostituirlo con il generale nazista Fazlollah Zahedi, fino allora imprigionato dai britannici. Zahedi instaurò il regime di terrore più crudele dell’epoca, mentre lo shah faceva da copertura ai suoi abusi posando per le riviste di gossip occidentali.

L’Operazione Ajax fu diretta dall’archeologo Donald Wilber, lo storico Kermit Roosevelt (nipote del presidente Theodore Roosevelt) e dal generale Norman Schwartzkopf senior (il cui figlio omonimo fu comandante dell’Operazione Tormenta nel Deserto). Tale operazione è tuttora un modello di sovversione. La CIA progetta uno scenario che dà l’impressione di una sollevazione popolare mentre si tratta di un’operazione segreta. Il punto culminante dello spettacolo fu una manifestazione a Teheran, con 8.000 comparse pagate dall’Agenzia, per fornire foto convincenti alla stampa occidentale [3].

La storia si ripete? Washington ha rinunciato ad attaccare militarmente l’Iran e ha dissuaso Israele da prendere questa iniziativa. Per ottenere un «cambio di regime», l’amministrazione Obama preferisce giocare la carta -meno pericolosa anche se più incerta- dell’azione segreta. In occasione delle elezioni presidenziali iraniane, grandi manifestazioni contrappongono nelle piazze di Teheran i sostenitori del presidente Mahmud Ahmadinejad e la sua guida Ali Khamenei da una parte e i sostenitori del candidato sconfitto Mir Hossein Moussavi e dell’ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani dall’altra. Tali manifestazioni riflettono una profonda divisione nella società iraniana tra un proletariato nazionalista e una borghesia che lamenta la sua emarginazione dalla globalizzazione economica [4]. Agendo dietro le quinte, Washington cerca di influire sugli avvenimenti per abbattere il presidente rieletto.

Ancora una volta l’Iran è un terreno di sperimentazione di metodi innovativi di sovversione. Nel 2009 la CIA si basa su una nuova arma: il controllo dei telefoni cellulari.

Da quando c’è stata una diffusione generalizzata dei cellulari, i servizi segreti anglosassoni hanno moltiplicato le loro capacità di intercettazione. Mentre l’ascolto dei telefoni fissi necessita dell’installazione di cavi di derivazione, e pertanto di agenti sul terreno, l’ascolto dei cellulari si può fare a distanza grazie alla rete Echelon. Tuttavia questo sistema non permette di intercettare le comunicazioni telefoniche via Skype, e da qui il successo dei telefoni Skype nelle zone di conflitto [5]. Così la National Security Agency (NSA) ha di recente proposto ai provider di tutto il mondo di fornire la loro collaborazione. Quelli che hanno accettato sono stati retribuiti generosamente [6].

Nei Paesi che occupano -Iraq, Afghanistan e Pakistan- gli anglosassoni intercettano tutte le conversazioni telefoniche effettuate tramite cellulari o in connessione con questi. L’obiettivo non è quello di ottenere trascrizioni di questa o quella conversazione, ma individuare le «reti sociali». In altre parole i telefoni sono i delatori che permettono di conoscere con chi si relaziona una certa persona. A partire da qui si possono individuare le reti di resistenza. Successivamente i telefoni permettono di localizzare gli obiettivi individuati e «neutralizzarli».

Per questo nel febbraio 2008 i ribelli afghani hanno ordinato ai diversi gestori di interrompere le loro attività tutti i giorni dalle 17:00 alle 3:00, per impedire che gli anglosassoni seguissero i loro movimenti. Le antenne di quelli che non hanno obbedito a quest’ordine sono state distrutte [7].

Al contrario (eccetto la centrale telefonica danneggiata per errore), l’esercito israeliano si è ben guardato di bombardare le antenne telefoniche a Gaza durante l’operazione Piombo Fuso nel dicembre 2008-gennaio 2009. Qui compare un cambiamento totale di strategia da parte degli occidentali. Dalla guerra del Golfo prevaleva la «teoria dei cinque anelli» del colonnello John A. Warden: il bombardamento delle infrastrutture telefoniche era considerato un obiettivo strategico per diffondere la confusione nella popolazione e contemporaneamente interrompere le comunicazioni tra i centri di comando e i combattenti. Ora è il contrario, è necessario proteggere le infrastrutture delle telecomunicazioni. Durante i bombardamenti di Gaza, l’operatore Jawwal [8] ha fornito credito ai suoi abbonati, ufficialmente per aiutarli, in realtà per interesse degli israeliani.

Spingendosi più oltre, i servizi segreti anglosassoni e israeliani hanno sviluppato metodi di guerra psicologica basati sull’utilizzo estensivo dei cellulari. Nel luglio 2008, dopo lo scambio di prigionieri e cadaveri tra Israele e Hezbollah, i robot hanno inviato decine di migliaia di chiamate ai cellulari libanesi. Una voce in arabo avvertiva di non partecipare in alcun modo alla resistenza e denigrava Hezbollah. Il ministro libanese delle Telecomunicazioni Jibran Bassil [9], ha presentato una denuncia all’ONU contro questa flagrante violazione della sovranità del Paese [10].

Sulla stessa linea, decine di migliaia di libanesi e siriani ricevettero una chiamata automatica, nell’ottobre 2008, che offriva 10 milioni di dollari per qualsiasi informazione che permettesse di localizzare e liberare i soldati israeliani prigionieri. Le persone interessate a collaborare dovevano rivolgersi a un numero nel Regno Unito [11].

Questo metodo viene ora utilizzato in Iran per intossicare la popolazione con la diffusione di notizie allarmistiche e per canalizzare il malcontento che suscitano.

In primo luogo è stata diffusa via SMS durante la notte dello scrutinio la notizia che il Consiglio dei Guardiani della Costituzione (equivalente al Tribunale Costituzionale) aveva informato Mir Hossein Moussavi della sua vittoria. Così l’annuncio, diverse ore dopo, dei risultati ufficiali -la rielezione di Mahmud Ahmadinejad con il 65% dei voti- apparve come un’enorme frode. Tuttavia, tre giorni prima, Moussavi e i suoi amici consideravano sicura la netta vittoria di Ahmadinejad e si sforzavano di spiegarla con gli squilibri nella campagna elettorale. Così l’ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani articolava le sue lamentele in una lettera aperta. Gli istituti statunitensi di sondaggi in Iran pronosticavano un vantaggio di Ahmadinejad di 20 punti su Moussavi [12]. In nessun momento è parsa possibile la vittoria di Moussavi, anche se è probabile che i brogli abbiano accentuato il margine tre i due candidati.

Successivamente sono stati selezionati dei cittadini tra quelli che si sono fatti conoscere in Internet per conversare su Facebook o tra gli abbonati alle linee di informazione Twitter. Quindi hanno ricevuto, sempre tramite SMS, le informazioni -vere o false- sull’evoluzione della crisi politica e sulle manifestazioni in corso. Si trattava di messaggi anonimi che diffondevano notizie di sparatorie e di numerosi morti; notizie che ad oggi non hanno avuto conferma. Per una sfortunata coincidenza di calendario, l’impresa Twitter ha dovuto sospendere il servizio per una notte, il tempo necessario per la manutenzione delle sue installazioni. Ma il Dipartimento di Stato USA è intervenuto per obbligarla a sospendere questa operazione [13]. Secondo il New York Times, queste azioni hanno contribuito a seminare la sfiducia nella popolazione [14].

Simultaneamente, con un nuovo sforzo, la CIA ha mobilitato i militanti anti iraniani negli Stati Uniti e nel Regno Unito per aumentare il disordine. E’ stata distribuita una Guida pratica della rivoluzione in Iran, che comprende vari consigli pratici tra i quali:
- Impostare gli account Twitter sul fuso orario di Teheran.
- Centralizzare i messaggi sugli account Twitter@stopAhmadi, iranelection e gr88.
-Non attaccare i siti internet ufficiali dello Stato iraniano. «Lasciate fare all’esercito» USA per questo (sic).

Una volta attuati, questi consigli impediscono qualsiasi autentificazione dei messaggi Twitter. Non si può più sapere se li inviano testimoni delle manifestazioni a Teheran o agenti della CIA da Langley, e non si può distinguere il vero dal falso. L’obiettivo è quello di creare ancora più confusione e spingere gli iraniani a combattersi tra loro.

Gli stati maggiori di tutto il mondo seguono con attenzione gli avvenimenti a Teheran. Tutti cercano di valutare l’efficacia di questo nuovo metodo di sovversione nel laboratorio iraniano. E’ ovvio che il processo di destabilizzazione ha funzionato. Ma non è sicuro che la CIA possa canalizzare i manifestanti perché essi stessi facciano quello che ha rinunciato a fare il Pentagono se non desiderano farlo: cambiare il regime, chiudere con la rivoluzione islamica.

NOTE

Commenti (73)

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    1. reza 22 giugno 2009

      Già! Kayhan!!!

      IL Eugenio Scalfari iraniano, quello che tesse e scioglie all'ombra dei manganellari basiji e assasini degli intellettuali e i serial killer delle donne di bella presenza, le ragnatelle del potere del Hojatieh !?!

      Guarda che quelli che vanno alla manifestazione dell'anniversario della rivoluzione non sono gli stessi che oggi sparano all'altezza del cuore dei giovani iraniani, uccidendoli vigliaccamente.

      Il vero motivo per cui Ahmadinejad ha vinto lo conosco molto bene e lo spiego di nuovo affinché tutti si rendono conto della truffa dei seguaci/complici di Ahmadienjad che stanno mettendo il piede al posto delle "mille famiglie" che per 38 anni hanno tenuto in piedi la dittarura dello shah:

      Per circa 15 giorni hanno lasciato liberamente la gente esprimere la propria opinione , mettendo in scena anche i dibattiti televisivi tra i candidati per la prima volta da cui Ahmadinejad uscì da bugiardo per le cifre che sparava e che il giorno dopo la corte dei conti iraniano correggeva.

      Ciò ha fatto si che la gente credesse nella libertà di scelta ed è questo l'unico motivo per cui l'85% degli aventi diritto è andato a votare

      A questo punto racconto ciò che ho visto io con i miei occhi durante il voto per spiegare meglio la truffa:

      Arrivo all'ambasciata, presento la mia carta d'identità iraniana, dietro ad un lungo tavolo ci sono almeno 8 persone, tutti funzionari governativi ; il primo apre la mia carta e legge e lo passa al secondo che tira avanti un blocchetto di schede eletorali e comincia ad scrivere i miei dati sulla matrice, il terzo strappa la scheda su cui devo scrivere il nome del mio candidato scelto e mi chiede di mettere l'impronta dell'indice della mano destra sul tampone e poi sulla stessa scheda e anche sulla matrice e poi stacca la scheda e mi mostra la cabina doove andare per esprimere il mio voto.

      Entro in cabina e trovo attaccato sul muro all'interno della cabina una lista di cui contentuto è seguente:

      1- Mahmood Ahmadinejad
      2- Mehdi Karrubi
      3- Mohsen Rezai
      4- Mir Hossein Mussavi

      Trovo poi sulla scheda uno spazio per il nome del candidato con sopra scritto ; "qui scrivere il nome del candidato" e poi di fronte uno spazio dove è scritto; "qui scrivere il codice del candidato" !!!

      IO COME MILIONI DI IRANIANI IN BUONA FEDE ALL'ESTERO ED IN IRAN ABBIAMO SCRITTO " MIR HOSSEIN MUSSAVI - 4" ed ecco la truffa:

      In realtà il governo per queste elezioni ha introdotto una novità ma non né ha dato notizia come si fa in ogni paese dove le TV fanno vedere le schede elettorali ed il modo di riempirle, cosi tutti sono andati a votare ma nei seggi non vi era presente alcuna lista per indicare i codici stabiliti dal ministero degli interni per ogni candidato che sono i seguenti:

      Mahmood Ahmadinejad - 44
      Mehdi Karrubi - 55
      Mohsen Rezai - 66
      Mir Hossein Mussavi - 77

      Io, come milioni di iraniani che siamo andati a votare per il cambiamento, riempendo cosi le fila degli elettori quando nelle ultime elezioni vi erano presentati solamente il 51%, abbiamo scritto sulle nostre schede quanto segue:

      Mir Hossein Mussavi - 4

      Ma cosi facendo abbiamo dato una scheda ai governativi(all'estero) e ai Basiji in Iran che, in pratica , dava (rubava) il nostro voto ad Ahmadinejad, poiché il conteggio avviene con l'apparecchio della lettura dei codici a barra e non per la lettura del nome ma solo del codice e quindi; gli è bastato aggiungere a mano un altro 4 ed il voto è andato ad Ahmadinajd .

      Ma come se non li bastasse, in più di 170 seggi in Iran, chiudendo i seggi in anticipo con la scusa che le schede sono finite, mentre c'era ancora tanta gente in fila per votare e mentre lo stesso ministro del governo di Ahmadinejad aveva annunciato che sono stati stampati 56 milioni di schede elettorali, i Basiji, penna alla mano, hanno scritto il codice 44 su un gran numero di schede e li hanno fatti pasare come " buttato nelle urne dai elettori", mentre ad ognuno era dato il compito da mesi di preparare una lista(più lunga è più soldi avrai) con i dati dei candidati di cui nemmeno era richiesto la presenza nei seggi ma solo nome, cognome e numero della carta d'identità !!!

      Risultato !?! In più di 170 seggi , il numero dei partecipanti supera il numero degli aventi diritto toccando anche il 150%.

      Inoltre, la legge stabilisce che i candidati hanno diritto di avere un rappresentante in ogni seggio, ma stranamente, i tessirini di identificazione che il ministero del governo di Ahmadienjad doveva preparare per questi , non sono stati preparati in tempo e cosi in circa 70% dei seggi , i rappresentanti degli altri tre candidati non sono potuti nemmeno entrare nel seggio !!!

      La sera del venerdi elettorale, alle ore 23.00 locali, il "Farsnews" annunciava la vittoria di Ahmadinejad con 63% delle preferenze. Ciò mando in bestia Mussavi che alle ore 23.30 annunciava che il vincitore sarà lui e che la notizia del "Farnews" è tendenziosa. Ma niente ha cambiato il corso della grande truffa e la mattina dopo alle ore 12.00, quand'ancora per calcolo matematico lo spoglie delle urne doveva essere intorno al 25-30% , la TV dello stato annunciava "la vittoria di Ahmadinejad con 63% dei voti" e subito, in serata Khamenei confermava la fine delle elezioni e "la vittoria di Ahmadinejad" e la stessa cosa venen fatto da alcuni membri del Consiglio dei Guardiani della Costituzione , il quale però per legge deve confermare la ragolarità delle elezioni in 10 giorni dando tempo a chi vuole reclamare di presentare i reclami in 3 giorni.!!!

      GOLPE BIANCA, lo possiamo solo chiamare cosi e i morti delle strade di Tehran dimostrano che Khamenei e Ahmadinejad sono in malafede e che non si tratta di un litigio interno alla famiglia ma bensi della lotta di una grande parte degli iraniani che ora combatte a mani nude , mentre questi vigliacchi soparano all'altezza del cuore dei miei fratelli, contro la mafia del potere composto dai Hojatieh che costituisce una sorte di P2 iraniano ai quali Khamenei si è venduto.

    1. BSMLLHTL 21 giugno 2009

      Sì Certo! non voglio convincere nessuno e lo sai perché? non sono mica come voi bloggers che state giornate intere sul computer...io sono una persona normale, una persona che lavora e che ha da fare! Non sono nemmeno iraniana percui non sono motivata come voi a convincere i lettori di CDC ! Però conosco l'Iran e mi dispiace che chi vi legge possa essere ingannato dai vostri argomenti!
      Come fate a dire ad esempio che L'Ayatullah Sanei e Bayate Zanjani siano a favore della posizione di Mousavì? Con quali prove? Forse con quei siti web che mi hai indicato?...E' per questo che trovo inutile rispondere a questo genere di argomenti...chiunque potrebbe aver creato quei siti e riportato quei testi sul web: mica ci sono i sigilli per via telemantica, scusa...ma, che discorsi fai?
      Ed è proprio questo il discorso: per questa campagna elettorale sono stati spesi fior di quattrini per iniziative di questo genere di DISINFORMAZIONE !
      Quando citi ad esempio il sito:
      http://bayatzanjani.net/fa/news/article-73.html
      ed in basso alla pagina si dice:"voi dovete considerare questo vostro sforzo (riferendosi ai disordini) come un NAHI AZ MONKER (cioè un modo utile per fermare l'errore)"...ma te lo immagini un marjà' di Qom che invece di invitare a calmare le sommosse popolari, consigliasse piuttosto di spaccare mezzi pubblici e privati e d' incendiare moschèe come è stato fatto ieri? Sarebbe come se un prete cattolico invitasse a bruciare le chiese! Ma chi mai potrebbe convincere un marjà' di questo tipo, se non solo dei delinquenti di professione?
      Ieri, l'Allaméh Javadì Amolì ha dichiarato pubblicamente che nessun musulmano MAI si permetterebbe di danneggiare i beni pubblici come forma di dissenzo! Un Allaméh è il massimo livello di autorità nella Teologia islamica, nemmeno Khomeini(ra) riuscì a raggiungere mai il livello di Allaméh (che raggiunse invece uno dei suoi maestri Taba Tabaiì) quindi...Di cosa stiamo discutendo? Mi dici che non so niente, solo perché mi pare ridicola la tua pretesa di certificare con siti web (che qualunque informatico potrebbe creare) come prova di sostegno a favore di Mousavì??? Ma lascia perdere che è meglio...
      Ah, dimenticavo! Visto che non sono tua sorella...non chiamarmi abji!

    1. trotzkij 21 giugno 2009

      Reza, l'abbiamo capito che sei un erede dei profughi filo-Shah; Mussavi faceva le stesse cose, se non di peggio, ai tempi della guerra contro l'Iraq. Inoltre all'epoca intrallazzava con gli statunitensi, giusto o sbagliato che fosse e ora, non stranamente, gli stessi che intrallazzavano con la Cia/North combattono contro il 'dittatore' Ahamdinejad, per conto e col sostegno di Obama, consigliato da Rahm Emanuel, un sionista israelo-statunitense, sionista come Hillary Clinton, ministro degli esteri degli USA. Anzi no, tu stesso Reza, hai gettato la maschera, affermi che Ahamdinejad non è un dittatore, ma un presidente abusivo, che si è fatto eleggere perchè HA COMPRATO I VOTI DELLA GENTE IGNORANTE.
      Guarda che è proprio questa la democrazia! Essere votato perchè si è FATTO/DATO qualcosa.
      Ma come è stato ben ribadito da qualcun'altro, qui e altrove, per voi 'Democratici verdi' (o arancioni?), la democrazia vale solo quando vincete voi... Se Kameney e Ahmadinejad hanno i loro uomini nei seggi, anche Musavi, Katami, Karrubi e soprattutto Rafsanjani, hanno i loro uomini nei seggi, non sono dei poveracci inermi, hanno pure governato per anni... E vuoi fare credere che sono delle mammolette disarmate? Senza amici, dentro e fuori dall'Iran? Senza agganci con polizia, pasdaran e esercito?
      Stai perdendo il controllo di te stesso, e ciò è un buon segno, vuol dire che il golpe verde (dal dollaro) sta fallendo. E un ultima cosa, vorrei sapere da te e dagli altri verdi (arancioni) qual'è il programma elettorale, politico, di governo di Mussavi e Katami? Sbraitate al golpe e ai brogli, ma non dite nulla sulle intenzioni di Mussavi. Forse perchè da lì è possibile capire che non ha e non avrebbe mai avuto speranze di vittoria elettorale regolare, proprio perchè prevede ricette liberiste da scagliare contro la 'plabaglia ignorante'?

    1. BSMLLHTL 21 giugno 2009

      Guarda non è che non controllo i media, ma voi state sostenendo che la società iraniana tutta, sia divisa e non è così: è inutile che mi tiri fuori il filmatino come fanno i media per presentare una realtà che rimane comunque parziale...

    1. BSMLLHTL 21 giugno 2009

      Guarda se vuoi capire il vero motivo per cui Ahmadinejad ha vinto le elezioni...leggi questa pagina di Keyhan...dove si spiega tutto, percentuali comprese! Il Paese intero non si riduce alla sola Tehran!

      http://www.kayhannews.ir/detail.aspx?cid=17515

      Majlesse Khobregan che sono la Commissione degli Esperti e che hanno l'incarico di verificare la correttezza dei voti, hanno convocato i rappresentanti ed i deputati ma non si sono presentati,solo Rezai l'ha fatto! Come intendono allora Mousavi e Karubi fare le verifiche? Sollevando forse il popolo senza le procedure legali? Che razza di civiltà sarebbe quella che vorrebbero loro:la repubblica delle banane?
      Il popolo che ha sostenuto Ahmadinegiad è lo stesso che ha affollato le strade il 22 di Bahman per festeggiare la ricorrenza del trentesimo anniversario della Rivoluzione Islamica,alla quale io stessa ho partecipato qualche mese fa. Quindi, potrai convincere forse qualche lettore italiano che non è informato sulla realtà iraniana, ma non me, che ho visto con i miei occhi come pensa la maggioranza delle persone, che tu definisci ignoranti, intanto però si è visto come si comportano i più raffinati dei vostri:incendiando moschèe e mezzi pubblici...ma per favore!

    1. reza 21 giugno 2009

      Ricordatevi che mai nessun Ayatollah ha voluto veramente isolare i fanciulli iraniani dal resto del mondo e che la cultura generalmente cosmopolita è rimasta di 'eredità anche per la seconda e la terza generazione degli iraniani dopo la Rivoluzione dell'1979.

      Per prima volta dopo circa 70 anni o più (38 anni dello Shah, gli anni del padre dello shah e i 30 dopo la rivoluzione khomeinista) arriva un dittatore (Ahmadinejad)che vuole obbligare la gente iranica a degli schemi tipo la rivoluzione maoista ; Ecco la spaccatura ed ecco la reazione di quei mostri , quali sono gli iraniani, che storicamente hanno digerito chiunque, senza mai e alla fine cambiare il loro spirito cosmopolita.

      Abbiamo civlizzato i mongoli e gli arabi con la tattica del Nard;ci battiamo in ritirata ma digeriamo(inglobiamo) l'aversario da secoli e secoli sopravivendo su una croce(gurdate la mappa mondo) dove nessun altro avrebbe potuto resistere quanto noi (circa 7000 anni documentati)figuriamoci se ora ci arrendiamo ad Ahmadinejad.

    1. abolrish 21 giugno 2009

      http://www.ireport.com/docs/DOC-274805

      Devono aver spostato Meydun Shah da Isfahan a Tehran. L'hanno rimessa a posto? Mi piaceva a Isfahan.

      Vedi cosa intendo quando dico che è brutto quando non controlli i media?

    1. reza 21 giugno 2009

      "i sostenitori di Ahmadinejad hanno si sono riuniti a Musalla di Tehran (con autorizzazione) e la gente era così tanta che fuoriusciva da Musalla ed hanno bloccato il traffico anche loro. Da Musalla fino a casa mia a Tehran c’è un quarto d’ora massimo 20 minuti di distanza, ma mio padre che passava da lì alle 17 per tornare a casa, è arrivato a casa alle 11 di sera!

      Musalla e dintorni quel giorno fu riempito dai Basiji e dai Pasdaran coi vestiti in borghese e non da gente normale e oggi sono quei vigliacchi di Basiji che sparano sulla folla uccidendo la gente mentre,per legge, non devono nemmeno avere armi.

      Ahmadinejad in 4 anni li ha comprato l'anima coi soldi rubati dalle casse dello stato. Ha fatto il "Robin Hood" della minchia però, perché li ha corrotti con denaro per usarli contro il Popolo e realizzare, mentre loro terrorizzano gli iraniani, i progetti della dittatura che quel agente segreto dei sionisti,qual è Mesbah Yazdi, vuole stabilre in Iran.

      Il fatto che la banda Ahmadiyazdi abbia corrotto una fascia povera ed ignorante del paese non li rende onore, gran parte dei Basiji è gente che della religione non conosce niente, spesso non è nemmeno religioso ed èquasi sempre analfabeta,ma riempie le fila della preghiera di venerdi e delle manifestazioni pro Ahmadi da ben 4 anni,mentre l'attività normale di un Basiji è andare a rompere le balle alle ragazze che non si vestono come vuole Ahmadinejad,intendiamoci però, queste ragazze sono lo stesso vestite secondo i dettami del Corano,ma siccome Ahmadinejad,Mesbah Yazdi e i fanatici e bigotti armati dalle mani dei Basiji sono più importanti del Corano (la stessa cosa pensano anche i salafidi di se stessi) , la legge deve essere ciò che dicono loro.

      Gli iraniani in questi 4 anni hanno vissuto in un clima di terrore che questi signori avevano creato e non vedevano l'ora di liberarsi da questi terroristi,ecco perché l'85% degli aventi diritto è andato avotare, Ecco perché Ahmadinejad non avrebbe mai potuto vincere una elezione regolare.

      Ahmadinejad già 4 anni fa vinse coi brogli,ma allora il paese era sotto la minaccia di un attacco americano e i riformisti hanno taciuto perché si sentivano reponsabili di fronte ad un probabile attacco straniero,ma quell'attacco non ci fu mai , vai a capire quei bastardi sionisti come progettano le cose da tempi cosi lunghi!?

      In questi 4 anni, Ahmadinejad ha esposto l'Iran alle critiche,pressioni e pericoli(come non ha mai fatto nessuna autorità politica nella storia iraniana - in talesenso è un fenomeno singolare) progettando internamente la morte della repubblica e l'instaurazione di una dittatura a nome dell'Islam.

      Ha progettato la distruzione del modello di democrazia islamica che con tante difficoltà era sopravvisuto alle intemperie e vegliaccherie degli ultimi 30 anni. Ha portato l'Iran alla ribalta dei media occidentali come paese razzista, antisemita,guerrafondaia e forcaiola, e in molti casi, facendo rimpiangere i talibani afghani quando, facendo lapidare "le peccatrici" iraniane, creava una immagine terreibile dell'Iran e degli iraniani nell'opinione pubblica occidentale che era quella che,per disegno sionista,doveva diventare sempre più il nemico dell'Islam e dei musulmani ovvero,i barbari del terzo millennio.

      Molti progetti sionisti, tra cui lo scontro tra leciviltà, sono andati avanti e vanno tuttora avanti grazie ai signori Ahmadinejad e Mesbah Yazdi che vogliono,come Bin Laden,il califfato in cui è escluso il voto del Popolo.

      Il Popolo iraniano, in questo momento storico, lotta non solo contro i brogli elettorali e gli organizzatori della truffa che intendono privarlo dai suoi diritti ,ma per la democrazia e le libertà previste dalla Costituzione della Repubblica Islamica che Ayatollah Khomeini ha instaurato con l'aiuto dello stesso Popolo.

      Allo shah bastava rispettare la legge e la monarchia costituzionale,ma esso ha voluto diventare l'imperatore calpestando la costituzione per il quale i padri della Rivoluzione dell'1906 (la Rivoluzione Costituzionale)avevano lottato e cosi il Popolo iraniano lo ha cacciato , figuriamoci se questo stesso Popolo permetterà ad Ahmadinejad di fare ancora un solo passo verso la dittaura. I giovani iraniani sono pronti a morire per la Verità in un mondo ormai sopraffatto dall'inganno e sanno che di fronte hanno l'esercito dell'ignoranza e della superstizione al servizio del sionismo.

      La prossima volta che guardate i filmati che arrivano dall'Iran ascoltate bene l'audio; "Esraili,Esraili, harumzadeye esraili" = "israeliano,israeliano,bastardo israeliano" è ciò che gridano i manifestanti,vecchi,donne e giovani che l'esercito dell'ignornza picchia a sangue ed uccide nelle strade iraniane.

    1. abolrish 21 giugno 2009

      Bene, saprai allora che il 3 giugno le elezioni erano ancora da tenere. Moussavi e gli sfidanti sono spariti dalla televisione *dopo* le elezioni. Semplicemente perché nessuno ha voluto intervistarli, né la TV iraniana ha fatto vedere nulla della milionata di persone che erano in piazza da giorni a sostenerlo.

      Questo era il punto in discussione, e perciò il link che hai riportato non nega ciò che vorresti negare.

      Questo è ciò che intendo per "argomentare".

    1. abolrish 21 giugno 2009

      Intanto un plauso per il tentativo, a mio parere ben riuscito e ben scritto, di portare il discorso sui corretti e scientifici binari confronto tra forze sociali locali. Per indole detesto i discorsi sui templari e gli illuminati di baviera. Ringrazio Tao. Aggiungo alcune mie annotazioni anche sulla base di ciò che dicono analisti iraniani.

      Questo sistema sta cercando con scarso successo d’ingabbiare una società civile anagraficamente giovane, in generale colta e preparata (l’Iran e uno dei paesi che conta più laureati al mondo), dove l’occidentalizzazione frutto d’una sessantina d'anni circa di governo europeizzante della dinastia Pahlevi ha inciso fortemente, ma dove la “rivoluzione islamica” del 1979 è stata sul serio corale e popolare.

      Concordo e aggiungo che a mio parere il "generation gap" iraniano - il famoso 60% del paese al di sotto dei 35 anni - non si è unicamente riversato nella "blog people" nota più o meno a tutti. Anche le mutazioni notate nelle priorità politiche dei Basij e Pasdaran sono conseguenza del gap generazionale. In altre parole l'islamismo militante sta diventando sempre meno islamista ma mantiene la sua forte militanza. Non è un caso che l'articolo di Cardini confermi il mio sospetto subito dopo:

      Contrariamente a quel che si tende a creder da noi, i più estremisti sono i “laici”, non i “religiosi” che portano il turbante.

      Esattamente. Perché per quelli col turbante, in fin dei conti, Dio viene prima della Repubblica Islamica, delle priorità di partito, e della stessa Guida Suprema. E non sono disponibili a compromessi momentanei pur di raggiungere un fine tattico o strategico che sia. Nella lettera dell'Ayatollah Zanjani a Mir Hossein Moussavi che in sostanza gli chiedeva consiglio, si vede chiaramenteb cosa c'è in gioco sul piano ideologico. Ho tradotto la lettera nel mio blog e riporto un passaggio estremamente significativo:

      "Ciò che deve essere chiaro, è che il vostro avversario non è un candidato elettorale o un certo gruppo di interesse. Il vostro nemico è una visione del mondo errata e deviata che considera lecito raggiungere una finalità santa con mezzi impuri. Considerate questa visione del mondo il vostro vero nemico e nemico della Religione di Dio, e successivamente condannate coloro che ne sono portatori."

      Ciò di cui si lamenta il vecchio Zanjani è proprio frutto di un "generation gap" intervenuto in una parte della società iraniana che qui in occidente si conosce meno. Che si conosce meno perché non è impegnata a tenere dei blog ma, a monitorarli, schedarli o filtrarli.

      Ma Ahmedinejad negli ultimi quattro anni ha governato con il pieno appoggio di Ali Khamenei, lo ayatollah Guida Suprema: e ha riempito i suoi diretti collaboratori e i suoi seguaci di poteri, di privilegi, anche di danaro. E’ ovvio che ora essi vogliano tener duro: il loro obiettivo, del resto, è trasformare la repubblica islamica in un vero e proprio regime.

      L'errore di questo pezzo è quello di non spiegare bene l'intreccio tra le figure di Ahmadinejad e della Guida Khamenei. L'analisi iraniana "di opposizione" più diffusa sostiene grosso modo quanto segue.

      Intorno al "beyte rahbari", al "casato della Guida", c'è da sempre un giro di interesse di tipo industriale-militare. Prima ancora di Ahmadinejad, è stato Khamenei a sostituire quadri dei Pasdaran e Basij con persone a lui fedeli, e questa infrastruttura di potere ha un costo. E' molto forte anche il potere economico delle varie istituzioni previdenziali legate ai vari leader. Insomma intorno a Khamenei c'è della gente che mangia e sta bene grazie a lui, come in tutte le lobbies moderne. E fin qui non ci sarebbe nulla di particolarmente scandaloso.

      Durante la campagna elettorale ad un certo punto i toni si sono accesi in modo brusco. Ahmadinejad ha accusato Rafsanjani direttamente di corruzione e il vecchio "kusseh" (squalo) che corrotto lo è ma non è un cretino, ha ricordato a tutti che in un paese come l'Iran non sei corrotto se chi ti controlla "non ci ha il suo guadambio". Così ha scritto una lettera aperta - pubblicata sui mezzi di informazione - a Khamenei, in cui sostanzialmente gli ricordava tre cose che riassumo (posso tradurre il testo intero se volete):

      1) Le due Guide della Rivoluzione - cioè Khomeini e Khamenei - hanno controllato i miei beni prima e dopo i miei incarichi (cioè: chiamata in correo) - 2) La gente odia Ahmadinejad, non vorrei facesse la fine di Bani Sadr (cioè: minaccia di piazza) - 3) Il tuo uomo rischia di far saltare la Repubblica Islamica con le sue cazzate (cioè: sono disposto ad andare fino in fondo).

      La fiammata "dipietrista" di Ahmadinejad ha fatto traboccare il vaso della pazienza di Rafsanjani, e la replica diretta di questi al burattinaio di Ahmadinejad è stato il momento in cui le cose sono precipitate politicamente. La lettera aperta di Rafsanjani attende ancora una replica ufficiale della Guida, ma gli eventi stanno ormai seguendo un loro corso mettendo alla prova tutte le istituzioni. Sono saltate le alleanze e le marcature insomma.

      Ma perché Khamenei e Ahmadinejad odiano tanto Rafsanjani? E' solo un fatto di lotta alla corruzione? Permettetemi di essere scettico. Infatti:

      Il suo ruolo [di Rafsanjani] è comlesso e cruciale: egli è in realtà presidente del “Consiglio per la determinazione del bene comune” [...] e appunto dell’Assemblea degli esperti (majles-e khobregan), che in linea istituzionale ha il potere di destituire la stessa Guida Suprema.

      Ecco il punto finalmente! Rafsanjani è il presidente dell'organo che può mettere sotto questione l'operato della Guida Suprema, e che può influenzare pesantemente l'elezione di una nuova Guida. In pratica questo organo costituzionale è un organo che il gruppo di interesse intorno a Khamenei non controlla. Ora, in Iran si parla abbastanza insistentemente del fatto che Khamenei non stia bene, che probabilmente non riuscirà a durare 4 anni. Ecco allora che diventa importantissimo controllare presidenza e parlamento prima di allora, per isolare Rafsanjani e mettere nell'Assemblea degli Esperti degli uomini che - dopo la morte della beneamata Guida - scelgano bene.

      Faccio presente che dopo la morte dell'Imam Khomeini, il figlio Ahmad fece una brutta fine. Unendo tutto questo ai discorsi di Ahmadinejad che criticavano il punto della Costituzione che limita la presidenza a due soli mandati... si capisce che in gioco c'è seriamente la trasformazione della Repubblica Islamica in una specie di califfato ereditario, oppure in una specie di regime baathista sullo stile siriano.

      Subito dopo le elezioni i figli di Rafsanjani sono stati tratti in arresto oppure gli è stato revocato il passaporto. Il fatto è molto interessante perché spiega il clima. Lui praticamente si trova a Qom da giorni a tenere una sessione informale dell'Assemblea degli Esperti, ad usare tutta la sua influenza politica e finanziaria per far saltare i piani della lobby di Khamenei, usando magistralmente la piazza. I vegliardi di Qom, cioè i membri dell'Assemblea degli Esperti, fanno ripetutamente esternazioni. Insomma anche loro sono, come si dice, "sulla notizia". E' molto probabile che ne vedremo ancora delle belle.

      Ma ricordate sempre: una rivoluzione è un processo attraverso il quale una classe sociale punta ad una più vantaggiosa redistribuzione del reddito nazionale, e lo fa usando come arma le masse popolari. Nient'altro.

      D’altronde, anche da parte occidentale si sono fatti degli errori. E’ vero che la censura governativa è intervenuta pesantemente contro alcuni giornalisti, ma è non meno vero che molti servizi usciti dall’Iran durante e subito dopo la competizione elettorale non brillavano per equità: filmavano esclusivamente le manifestazioni dell’opposizione, mandavano in onda interviste prese solo nei quartieri della buona borghesia di Teheran da sempre roccaforte degli avversari di Ahmedinejad

      Come raccomando sempre in queste occassioni: carro e buoi. Il primo sta dietro e i secondi davanti. C'è una ragione non metafisica né complottistica per cui - nonostante il controllo praticamente totale del governo sui media iraniani subito dopo le elezioni - dall'Iran escono più notizie sulla rivolta di quante ne escano sulle forze pro-governative.

      Questa ragione è di facilissima comprensione per chi avesse mai letto Guy Debord e Marshall McLuhan: la cosiddetta "emittente spettacolare" dei rivoltosi è più potente, perché usa media nuovi. E non si tratta di un complotto americano: dire che i rivoltosi iraniani sono filoamericani perché convocano manifestazioni e iniziative via internet, è come dire che l'Armata Rossa era filo zarista perché muoveva i soldati su ferrovie fatte costruire sallo Zar!

      Cito una mia modesta analisi:

      Anche quelli di Ahmadinejad usano il computer, ma alla fine finiscono per asservirlo ai media tradizionali. Con questo mi riferisco ad esempio all'uso a volte grottesco di Photoshop per aumentare il numero dei manifestanti o moltiplicare rampe di missili [tutto documentato]: se ci si riflette bene diventa chiaro l'asservimento del medium PC a un medium più arcaico, la fotografia pubblicata su un giornale. Ne consegue un'immediata perdita di potenziale per il medium più nuovo. Come costruire un'automobile, salirci sopra e farla trainare da dei muli. [...]

      E' che il dominio nei social network sta diventando un terreno chiave di questo scontro. Di fronte alla possibilità di filtrare twitter e facebook, leggo che utenti non iraniani hanno deciso di spostare il loro account in Iran e che questo renderebbe più difficile il filtering. [...] questa gente non sta aiutando gli iraniani per motivi ideologici del tipo "tirannia contro libertà" o perché fuorviata da giornali degli ebrei che, si sa, dominano il mondo. Lo fa principalmente per amicizia e solidarietà coi propri contatti. Il punto è che i contatti sono di una parte sola!

      In pratica noi sappiamo tutto sui rivoltosi e nulla sul governo perché i rivoltosi sono gli unici iraniani che ci parlano. Essi hanno un vantaggio mediatico perché usano un medium più adatto al conflitto in corso, nonostante la TV e i giornali siano nelle mani del governo.

      Ciao.

    1. BSMLLHTL 21 giugno 2009

      Io aggiusterei la domanda e direi: "quali sono le ragioni sociali oggettive e strutturali della spaccatura nella società di Tehran ?" Le rivolte non sono in tutto il Paese...Non esagerare...il troppo stroppia!

    1. BSMLLHTL 21 giugno 2009

      3 giugno 2009...basta leggere!

    1. trotzkij 21 giugno 2009

      Salamun alaykum

      Vi scrivo oggi mentre la situazione ormai è abbastanza chiara e Musavi e Karubi non avendo partecipato alla riunione del Consiglio dei Guiardiani per discutere sulle proteste fatte da loro stessi hanno dimostrato tutto quello che forse per qualcuno non era ancora chiaro.
      Sono tante le cose sospette a riguardo. Cerco di ricordami tutte. Allora loro hanno iniziato già da 3 mesi prima delle elezioni a fare propaganda anti-Ahmadinejad mentre non si erano ancora candidati ufficialmente. Hanno iniziato a fare dei comizi, discorsi,manifestaz ioni,ecc. e in questi loro comizi dicevano sempre alla gente di andare a votare perché Ahmadi avrà almeno da 13 a 15 milioni di voti e loro per vincere avevano bisogno di tutti i loro voti! E questo era prima dei dibattiti. E questo mentre anche gli analisti delle loro TV ammettevano che Ahmadi era il migliore in questi dibattiti!


      Hanno detto delle cose incredibili contro Ahmadi e l’hanno accusato delle cose assurde dicendo sempre che lui è bugiardo e usa un linguaggio brutto e di basso classe! è superstizioso! Si veste male e solo persone povere, abitanti dei villaggi dispersi lo votano (come se fosse un difetto!)
      Invece loro erano di gran classe! Faeze Hashemi in un suo discorso di classe in uno stadio pieno di gente ben vestita e truccata e profumata! Con le fascette verdi al collo, al polso, alla fronte, alle dita, ecc ecc. (e non è superstizione. ..) disse: “se questo signore (Ahmadinejad) viene eletto anche stavolta, crederà veramente che è diventato Imam Zaman!!! (applausi e fischi della gente high class)... “
      Poi in tutto questo periodo parlavano ogni tanto di brogli e che il governo vuole truccare le elezioni, ma queste voci sono aumentate dopo il mercoledì prima delle elezioni, quando loro in una dimostrazione della loro forza hanno creato una catena “verde” umana sulla strada più lunga di Tehran (sempre senza autorizzazione e disturbando la gente e il traffico) mentre dall’altra parte i sostenitori di Ahmadinejad hanno si sono riuniti a Musalla di Tehran (con autorizzazione) e la gente era così tanta che fuoriusciva da Musalla ed hanno bloccato il traffico anche loro. Da Musalla fino a casa mia a Tehran c’è un quarto d’ora massimo 20 minuti di distanza, ma mio padre che passava da lì alle 17 per tornare a casa, è arrivato a casa alle 11 di sera! E quì hanno parlato solo della catena verde... Direte che c’entra questo con il discorso? Ora ve lo dico! I “verdi” dopo aver visto tutta quella gente si sono messi paura e da quella sera tutte le volte che parlavano con i loro sostenitori l’argomento era una sola cosa “il governo vuole truccare le elezioni” così che Musavi la sera prima delle elezioni ha dato una serie di comandamenti su come neutralizzare i brogli...


      Per esempio:
      Non andate a votare nelle scuole e non moschee perché lì lavorano i “basiji” e se vedono che siete tanti faranno sparire i voti. ( e se ci fate caso in questi giorni nelle tv italiane si parla solo dei basij, mentre praticamente loro non c’entrano niente e fa tutto la polizia, una piccola coincidenza tra i musaviani e le tv straniere) Ma non andate neanche tutti a votare nelle scuole perché se vedono che in un seggio sono tutti di Musavi è possibili che annullano proprio i voti raccolti in quel seggio!
      Non portate nessuna fascia verde o qualsiasi simbolo verde perché anche così possono indovinare quanti hanno votato Musavi e così truccano i voti... (devo aggiungere che comunque era vietato dalla legge portare i simboli di un candidato nel giorno delle elezioni ma evidentemente Sig.Musavi esperto di legge e legalità non lo sapeva). Non vi faccio perdere tempo con le altre assudità del gerene! ...
      La loro ottima collaborazione con le tv e i giornali occidentali famosi come nemici dell’Iran come VOA e BBC Persian è incredibile e praticamente questi media erano il portavoce di Musavi Co. E ripetevano le stesse cose dette da Musavi, o meglio dire Musavi ripeteva le stesse cose dette da loro! O forse tutti e due ripetevano le cose dettate da un terzo! Boh! Il rapporto tra di loro è così stretto che è difficile capire chi segue chi!


      Per fare qualche esempio come ho detto anche nella lettera precedente, possiamo parlare di decine di interviste fatte con le persone attive nel quartier generale di Musavi e Karrubi. Poi gli ordini loro che passavano tramite queste tv alla gente in Iran, come per esempio andare sul tetto la sera dalle 9:30 alle 10 e dire Allahu Akbar come al periodo prerivoluzionario in Iran. L’altra cosa che fa riflettere nell’atteggiamento di queste tv è ripetere sempre la parola “rivoluzione” e paragonare gli eventi delle elezioni al quelli della rivoluzione!
      Poi diffondere certe menzogne e dubbi prima delle elezioni. Per esempio, perché hanno stampato 7 milioni in più di fogli per votare? Insinuando che il governo vuole riempire da solo questi fogli! Mentre dopo le elezioni hanno protestato perché in alcuni seggi erano finiti i fogli e la gente ha dovuto aspettare ore e ore, cosa tra l’altro non vera.
      Dicevano che i basiji volevano truccare le elezioni, mentre il governo ha tolto le forze di basiji dai seggi ed era la gente normale che ha organizzato tutto.


      Lo stesso giorno delle elezioni, le accuse di un reato ancora non commesso continuano, così che addirittura la moglie di Hashemi Rafsanjani che nessuno aveva mai vista, dopo aver votato fa un’intervista (di cui trovate il filmato su youtube) in cui dice: “se non imbrogliano vince Musavi, se non vince Musavi vuol dire che hanno imbrogliato!” poi alla riposta della domanda “qual’è il Suo consiglio per la gente?” dice “se imbrogliano, uscite per le strade”!!!
      E lo stesso Musavi fa un’intervista dopo aver votato e ribadisce “io ho promesso alla gente di proteggere i loro voti”... insistendo sul fatto che vogliono imbrogliare.


      Dopo le elezioni hanno detto che il governo non aveva permesso ai loro supervisori di entrare nei seggi, e la maggiorparte di loro sono stati espulsi dai seggi:


      1- Se è vero allora perché il Sig.Musavi non ha subito protestato per le vie legali?
      2- Perché non l’ha detto quando si è dichiarato vincitore un’ora prima delle elezioni?!!!
      3- Quando si è proclamato vincitore con il 60% dei voti ha detto “i mei supervisori dai seggi mi hanno informato che ho vinto con il 60% dei voti!” ... ma non aveva detto che li avevano espulsi dai seggi?!!!


      Dalla sera in cui la gente viene a sapere i primi risultati con l’86% a favore di Ahmadinejad iniziano il secondo atto, organizzano chiaramente le rivolte dando appuntamento tramite le tv vicine a loro cioè VOA e BBC e iniziano a diffondere una serie di bugie e falsità tra la gente e dicono subito di annullare le elezioni!!! Senza mai aver fatto una protesta ufficiale per le vie legali. Mandano la gente fuori per le strade e creano un disordine senza precedenti in 30 anni dopo la rivoluzione.
      Poi fanno intervista con tutti coloro che trovano di straniero sul territorio iraniano e soprattutto con quelli più in malafede e anti-iraniani e anti-islamici. Poi le chiamate alle tv nemiche, prima dicono che li hanno messi agli arressti domiciliari, poi dopo un giorno chiama la moglie di Musavi a questa tv per dire che non era vero, ma ci aggiunge anche altre cose.
      Ah, una cosa mi sono dimenticata, dopo le elezioni in una delle manifestazioni (a piazza Azadi,mercoledì scorso) Faeze Hashemi dice che suo padre il giorno dell’anniversario della scomparsa dell’Imam Khomeyni disse a Ahmadinejad “sbagli sul conto mio e quello dei miei figli, o correggi le tue parole o noi non lasciamo perdere”. (NO COMMENT!)


      Ciò che voglio dire è che credo che sia ovvio che era tutto già organizzato e devo dire che era anche organizzato abbastanza bene. Non dico che la gente non è uscita per loro, (perché al contrario di loro io non credo che si porta la gente alle manifestazioni con gli autobus da fuori e pagandogli con i succhi e merendine!) ma purtroppo è facile ingannare la gente perché la maggiorparte credono alle cose senza riflettere e tendono a ripetere le cose che gli docono e a seguire la folla. Ecco uno dei motivi per cui i peccati commessi al pubblico vengono puniti nell’Islam.
      Dopo il discorso di Rahbar, se loro non fossero traditori come dicevo io, dovrebbe essere già tutto finito e oggi non sarebbe dovuto succedere niente, ma come vediamo, Musavi e Karrubi non sono andati alla riunione del consiglio dei guiardiani e hanno annullato molto in ritardo le manifestazioni. Un po’ di gente è uscita anche oggi nonostante gli avvertimenti della polizia. Ho sentito dai miei parenti che ci sono delle persone armate di pistola e molotov!


      Le mani di Musavi, Karrubi e ... sono sporche di sangue delle persone innocenti che hanno perso la vita in questi giorni. Mi dispiace sorella Azade, e credimi, mi dispiace davvero tanto, ma io non ho visto niente nel viso di Musavi quando diceva che amava l’Iran (a parte che ha un faccia senza nessun espressione percepibile! ) e anche se avessi visto, dopo questi eventi avrei capito di aver sbagliato.
      Dopo il discorso di Rahbar, se uno fosse veramente seguace di Imam e fedele allo stato Islamico doveva solo obbedire, chiedere scusa al suo Wali e al popolo preso in giro in questi giorni e semmai proseguire solo per le vie legali. Ma loro non hanno fatto niente di tutto ciò, non si sono presentati alla riunione fatta per loro e non hanno fatto nessun comunicato per fermare la folla mossa da loro.
      Per me non esiste nessuna giustificazione per i loro comportamenti. Nessuna. Soprattutto perché c’è un’altra persona che ha dimostrato che era tutto possibile anche seguendo le vie legali. Parlo del Sig.Rezai che è stato perfettamente leale sia durante i suoi comizi elettorali, sia dopo le elezioni. Ha contestato anche lui il risultato ma come una persona civile, una che rispetta la legge del suo paese, il suo popolo e soprattutto la sua Guida. Ha anche partecipato alla preghiera di venerdì perché non doveva vergognarsi per ciò che aveva fatto. Gli altri due non hanno partecipato perché la gente non avrebbe mai smesso di dare gli slogan contro di loro! Neanche Hashemi ha partecipato. .. Poi ha scritto una lettera a Rahbare l’ha ringraziato per i suoi consigli e per le sue parole e ha anche partecipato alla riunione del consiglio dei guardiani che hanno deciso di ricontare il 10% dei voti. E soprattutto non ha mai lasciato intervista a nessun giornalista o media straniero e neanche a quelli interni a volte peggiori dei nemici.
      Ho ancora tante cose da dire di ciò che hanno fatto e ciò che hanno detto. Ma ormai è tutto chiaro. Quindi mi limito a queste.
      Che Dio ci salvi dagli ipocriti e dai nemici dell’Islam inshallah


      Farzane


      P.S. Ho appena sentito un’intervista con Mohsen Makhmalbaf un noto regista iraniano da Parigi. Lui in questi giorni era il portavoce di Musavi da Parigi. Non posso credere in ciò che ho sentito, non perché non me l’aspettavo da loro, ma perché non me l’aspettavo così presto. Ha detto che “hanno visto Musavi oggi e lui ha detto che è contro il regime di dittatura, contro il colpo di stato! Io ho fatto il ghusl di shahadat”.
      Si lamentava perché gli dicono che fanno sentire la loro voce tramite le tv straniere, ha spiegato che anche Imam Khomeyni quando era in Francia faceva lo stesso, (appunto! Era in Francia, loro invece sono in Iran!) e che neanche lui chiedeva autorizzazione per le manifestazioni! (si ma lo stato era lo stato dello Scià non quello islamico!)
      Ma il bello non ve l’ho ancora detto!... ha detto: “la gente si deve ricordare i giorni della rivoluzione e deve capire che ormai questo regime, il regime di “Khamenei” ha preso la parte del colpo di stato!”
      Poi il presentatore ha chiarito le cose se per qualcuno non fossero ancora chiare; dicendo: “alcuni dicono che i manifestanti non vogliono semplicemente l’annullamento delle elezioni, ma cercano uno scopo più grande. Vogliono cambiare lo stato”...


      Ma dico io, ma sono fuori di testa!!! Solo il pensiero di paragonare Musavi con Imam Khomeyni mi fa ridere!...

    1. Tao 21 giugno 2009

      LE ELEZIONI IN IRAN. CERCHIAMO DI CAPIRE

      DI FRANCO CARDINI

      francocardini.net/

      Ad alcuni giorni dalle ultime elezioni in Iran, i media di tutto il mondo occidentale, sia pure con qualche sfumatura, ci hanno proposto uno schema interpretativo abbastanza semplice. L’Iran è guidato da un regime fondamentalista che tuttavia mantiene alcune parvenze di democrazia e di pluralismo (molti partiti politici, giornali e televisioni differenti ecc.); le ultime elezioni sono state pesantemente manipolate, sia attraverso il sistematico uso dell’intimidazione e della repressione, sia attraverso autentici brogli elettorali (perfino urne scambiate); tuttavia, dinanzi alla massiccia, coraggiosa e prolungata protesta popolare, le autorità si sono spinte fino a promettere un riconteggio dei voti; senonché, a detta di alcuni osservatori e di taluni oppositori, tale riconteggio non porterebbe a nulla sia perchè si svolgerebbe comunque in un clima d’incertezza e di violenza, sia perchè le autentiche schede sono state almeno in buona parte distrutte e sostituite; per cui, l’unica strada possibile per un qualche ristabilimento della legalità democratica sarebbe procedere a nuove elezioni sotto lo stretto controllo di osservatori delle Nazioni Unite, cosa che il governo non è disposto a concedere. Si sta quindi andando o verso una situazione di compromesso che non piacerà a nessuno, soprattutto alle opposizioni; o verso uno scontro frontale.



      Un quadro semplice. Ma tutti i problemi hanno sempre una risposta semplice. Peccato solo che, di solito, si tratti di quella sbagliata. Il punto di partenza, per noi, non può essere che una constatazione. Quella iraniana è una società complessa. Cerchiamo quindi di capirci qualcosa.

      I media occidentali hanno quasi tutti e costantemente cercato di accreditare l’idea che in Iran viga una “dittatura”. In passato – ricordate le proteste del 1999, che nel nostro paese unirono destra e sinistra? – si è accusato di essere una specie di dittatore perfino Khatamy, oggi considerato un garante dei valori democratici; eppure, a suo tempo, gli attacchi da parte dell’Occidente furono una delle cause della sua sconfitta.

      L’Iran non è soggetto ad alcuna dittatura. Il suo è piuttosto l’equilibrio complesso e non facile a riformarsi tra una società civile che per certi versi ricorda piuttosto il primitivo sistema sovietico – una pluralità di soggetti politici fluidi e litigiosi – controllato però da un “senato” religioso. Questo sistema sta cercando con scarso successo d’ingabbiare una società civile anagraficamente giovane, in generale colta e preparata (l’Iran e uno dei paesi che conta più laureati al mondo), dove l’occidentalizzazione frutto d’una sessantina d'anni circa di governo europeizzante della dinastia Pahlevi ha inciso fortemente, ma dove la “rivoluzione islamica” del 1979 è stata sul serio corale e popolare. Alla vigilia delle ultime elezioni, si è molto parlato di “conservatori” e di “riformisti” (termini superficiali e inadeguati rispetto alla situazione concreta), ma si è “dimenticato” di osservare come i quattro candidati avevano nei rispettivi programmi elettorali alcuni punti in comune: alla rivendicazione di un forte orgoglio nazionale, la ferma intenzione di procedere sulla linea della rivoluzione vinta nel ’79 da Khomeini, la volontà di continuare il programma teso a dotare il paese di un potenziale nucleare a scopi pacifici.

      I candidati erano quattro: Mahmoud Ahmedinejad, cinquantatreenne, che ha promesso di continuare sulla sua strada; Houssein Mousavi”, sessantesettenne, un’esperienza di primo ministro nel 1981, che rimprovera ad Ahmedinejad una politica estera dai toni troppo accesi che gli avrebbe alienato tutto l’Occidente e confida in Obama per avviare un processo di distensione; Mohsen Rezai, cinquantasettenne, ex generale dei pasdaran, che rinfaccia ad Ahmedinejad scarsa abilità e molta trascuratezza nella conduzione economico-finanziaria del paese; e Mehdi Karrubi, settantaduenne, membro del “clero” sciita, ex presidente del parlamento, considerato un “riformista”.

      La costituzione iraniana è un modello di complesso equilibrio di forze. Il suo motore è il Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione (dodici membri, per metà religiosi nominati dalla Guida Suprema e per metà giuristi nominati dal Parlamento), che seleziona i candidati alle istituzioni statati, può opporre il veto alle leggi approvate dal Parlamento e propone una lista di candidati al ruolo di Vali-e faqih (Guida Suprema) a un’Assemblea degli Esperti eletta dal popolo. La Guida Suprema ha praticamente le prerogative di un capo di stato in una repubblica strettamente presidenziale, in particolare il diritto di nomina delle alte cariche statali. Invece il Presidente della Repubblica, in carica 4 anni, è una specie di capo del governo e nomina i ministri (salvo approvazione del Parlamento).



      Quel che ora è in atto è un braccio di ferro tra il “partito dei religiosi”, che in realtà è fautore di un programma di distensione con l’Occidente e si appoggia a un elettorato nel quale i ceti benestanti sono molto forti, e quello che Renzo Guolo (“La Repubblica”, 17.6.2009) chiama il partito dei “senza-turbante”, gli islamisti radicali seguaci di Ahmedinejad che propugnano una politica sociale più decisa e hanno l’appoggio dei ceti più poveri della popolazione. Contrariamente a quel che si tende a creder da noi, i più estremisti sono i “laici”, non i “religiosi” che portano il turbante. Ma Ahmedinejad negli ultimi quattro anni ha governato con il pieno appoggio di Ali Khamenei, lo ayatollah Guida Suprema: e ha riempito i suoi diretti collaboratori e i suoi seguaci di poteri, di privilegi, anche di danaro. E’ ovvio che ora essi vogliano tener duro: il loro obiettivo, del resto, è trasformare la repubblica islamica in un vero e proprio regime.

      Tuttavia il punto debole degli avversari di Ahmedinejad, i moderati appoggiati da buona parte del clero, è proprio la corruzione: uno degli uomini piu ricchi dell’Iran è il Presidente dell’Assemblea degli Esperti, Akbar Hashemi Rafsanjani: e i suoi cospicui patrimoni sono alquanto sospetti. Il suo ruolo è comlesso e cruciale: egli è in realtà presidente del “Consiglio per la determinazione del bene comune” (majma’e tashkhis e maslahat, spesso tradotto in inglese con “Expediency Council”, perchèèe l’organismo che può rendere “islamica” – per mezzo appunto di un “espediente” giuridico – una legge che islamica non è, sulla base dell’interesse comune) e appunto l’Assemblea degli esperti (majles-e khobregan), che in linea istituzionale ha il potere di destituire la stessa Guida Suprema.

      Forse esagerano dunque coloro che parlano, a proposito dei brogli e delle violenze, di un “colpo di stato” da parte di Ahnedinejad e dei suoi fautori. Certo però lo scontro è stato violento e l’opposizione sembra ben piu numerosa del 35% che sarebbe emerso dai conteggi ufficiali; in ogni caso, è agguerrita e non intenzionata a cedere. E un commento uscito il 14 giugno dall’autorevole penna di Ali Ansari fa pensare che i brogli ci siano stati davvero, per quanto sia difficile il provarlo.



      Che cos’hanno quindi portato di nuove, queste elezioni? I conteggi ufficiali parlano di un 65% guadagnato da Ahmedinejad: ma le proteste della minoranza, soprattutto dei fautori di Mousavi, sono state tante e tanto dure e corali da indurre il prudente Khamenei a promettere un riconteggio dei voti. Alle opposizioni, ciò non basta: ma, anche se appare difficile che il governo iraniano acceda alla loro pretesa di un controllo dell’ONU su nuove elezioni – e bisogna dire che nessun paese sovrano accetterebbe mai una condizione del genere -, l’eco internazionale di quel che sta accadendo in Iran è stato troppo forte e corrisponde a una vera e propria sconfitta politica di colui che almeno formalmente è il trionfatore elettorale.



      Con tutto ciò, non bisogna dimenticare due cose. Primo, la sostanziale coralità e fermezza di tutti gli schieramenti politici sui fondamenti della repubblica islamica e della sua stessa politica estera. Opposizione all’America, richiesta di soluzione del problema palestinese, esigenza di proseguire sul cammino dell’acquisizione del nucleare civile pur nel rispetto del trattato di non-proliferazione. Se questa è una crisi, lo è nel, non del sistema. E Ahmedinejad, che è subito volato a Mosca, lo ha confermato: l’era dell’impero unilateralistico statunitense è finita, il suo paese è tutt’altro che isolato, l’asse con la Russia tiene, i rapporti con la Cina e con molti paesi dell’America latina sono buoni.

      D’altronde, anche da parte occidentale si sono fatti degli errori. E’ vero che la censura governativa è intervenuta pesantemente contro alcuni giornalisti, ma è non meno vero che molti servizi usciti dall’Iran durante e subito dopo la competizione elettorale non brillavano per equità: filmavano esclusivamente le manifestazioni dell’opposizione, mandavano in onda interviste prese solo nei quartieri della buona borghesia di Teheran da sempre roccaforte degli avversari di Ahmedinejad e perfino dei nostalgici dello shah. Ci sono senza dubbio state violenze: mancano però le prove che le urne siano state sostituite e, quanto alle vittime, una decina di morti e centinaia di feriti sono senza dubbio un bilancio pesante: ma non certo un bilancio da tirannia. La repressione dei basaji – le milizie paramilitari ahmedijaniste – ha dato risultati piu simili a quella di Genova in occasione del G 8 del 2001 che non a quella di piazza Tienammen: e ciò vorrà ben dire qualcosa. Un pacato commento di Abbas Barzegar sul “Guardian” del 13 scorso, un organo molto autorevole, sottolinea che Teheran all’indomani delle elezioni sembrava sì in rivolta, ma soltanto su due viali dell’area settentrionale abitata dai ceti benestanti, mentre nel resto della città le manifestazioni di giubilo dei sostenitori di Ahmedinejad erano diffuse, imponenti e spontanee.

      L’episodio politico al quale stiamo assistendo è insomma un momento “caldo” della lotta per il potere tra due fazioni: da una parte i moderati che hanno la loro punta di diamante in Rafsanjani e i loro esponenti in Mousavi e Khatami, e che auspicano una distensione con l’Occidente contando sull’apertura dimostrata da Obama; dall’altra i radicali il vero capo dei quali resta Khamenei, che mirano a un rafforzamento del carattere islamico dello stato e che credono non tanto nell’intesa con l’Occidente, quanto nella creazione di un fronte internazionale politicamente, economicamente, tecnologicamente e militarmente alternativo ad esso. Obiettivo ultimo del fronte radicale è la trasformazione della jomhuri , la Repubblica Islamica, in un “Sistema” – nezam, così definisce costantemente la stato islamico l’ispiratore religioso di Ahmadinejad, l’ayatollah Mohammad Taqi Mesbah-e Yazdi – non contaminato da strutture politiche non islamiche. Il fatto che la Guida Suprema abbia ammesso la possibilità dei riconteggi (quindi, implicitamente, dei brogli) fa intravedere un progetto tattico teso a evitare sia lo scontro frontale sia la repressione troppo pesante facendo “rientrare” la protesta mediante patteggiamenti e concessioni politiche.



      Restano comunque del tutto inutili per comprendere la situazione, anzi pericolosi e dannosi, gli appelli come quello lanciato sul “Corriere” del 16 scorso da Bernard-Henry Lévy: il clima a Teheran è pesante, ma non “di terrore”; e il riferimento a un eventuale rafforzamento di Ahmedinejad come “un pericolo terribile per il mondo intero, perchè dotato di un arsenale nucleare che non esiterebbe a mettere immediatamente al servizio dell’Imam nascosto e della sua apocalittica riapparizione” sarebbe solo ridicolo, se non fosse irresponsabile. Tutti sanno che l’Iran non dispone ancora nemmeno del nucleare civile: come potrebbe mai minacciare sul serio di distruzione nucleare Israele, che invece il nucleare militare ce l’ha eccome? E si può davvero continuare a fingere di non sapere che eventuali pulsioni fondamentaliste e apocalittiche allignano anche in Israele, e che da lì non sono mancate voci che hanno affermato di esser pronte a servirsi dell’arma nucleare?

      Sono state comunque elezioni importanti. Auguriamoci che esse non conducano a un aggravarsi della tensione – ma la prospettiva d’una “guerra civile” appare improbabile - o al prevalere della repressione nella sua forma più dura, che condurrebbe all’autoritarismo teorizzato da Mesbah-e Yazdi. La richiesta di nuove elezioni, avanzata ora con fermezza dalle opposizioni, serve in realtà ad alzare il costo della normalizzazione della vita civile: forse si punta a un “governo di unità nazionale”, nel quale il potere di Ahmedinejad verrebbe ridimensionato. I principi della repubblica islamica, quelli del 1979, appaiono ben radicati tra gli iraniani e confermati dal fatto che tutti gli schieramenti li condividono: che a Mousavi sia andato anche il voto degli antikhomeinisti irriducibili è poco rilevante, dal momento che essi sono obiettivamente una minoranza. Ma il vero duello è tra la fazione di Khamenei e quella di Rafsanjani-Khatami, che prospettano due differenti configurazioni del sistema mondiale di alleanze. Il prevalere dei “moderati” dipenderà dunque in una qualche misura dalle mosse dell’Occidente, soprattutto del presidente degli Stati Uniti: al quale spetta il difficile compito di comporre le esigenze di riaprire il dialogo con l’Iran con le richieste che gli provengono da Israele, e che a loro volta sono spesso ispirate da istanze estremistiche. Questo appare, a tutt’oggi, il vero rischio.



      Franco Cardini

      Fonte: http://www.francocardini.net/

      17.06.2009

    1. abolrish 21 giugno 2009

      Ripeto la domanda, come fa Repubblica con papi...

      La violenza e la rapidità con la quale si è acceso il conflitto politico in Iran dimostrano che il paese era compatto solo in superficie. Twitter è solo un mezzo organizzativo. Concentrarsi sui mezzi di comunicazione è come dire che il movente di un omicidio è la pistola. No: la pistola è solo l'arma. Nei fenomeni sociali, il movente è sociale.

      Dunque domanda: quali sono le ragioni *sociali oggettive e strutturali* della spaccatura nella società iraniana?

    1. abolrish 21 giugno 2009

      Cosa vuol dire "io non voglio convincere nessuno a me interessa la verità"? E che significa, che dobbiamo credere sulla parola quando parli? Anche a me interessa la verità. Dico delle cose, porto le fonti, e le argomento.

      Il sito web che ho indicato è quello di uno dei più importanti marjà' di Qom, che sta con Moussavi, gli dà la sua benedizione. E non solo: dice che insistere è un dovere islamico. Quindi Zanjani fa parte della "propaganda".

      E anche l'Ayatolalh Sanei immagino fa parte della propaganda. Lo stesso Ayatollah di Qom che sul suo sito dice questo di Israele:

      http://www.saanei.org/page.php?pg=showpayam&id=5〈=en

      E sulle elezioni iraniane dice questo:

      http://www.diariodelweb.it/Articolo/Mondo/?d=20090606&id=87448

      Il problema principale di chi vede il mondo in modo binario - amico nemico, giusto sbagliato, bianco nero - è che è un cretino. Il problema secondario è che sbaglia, perché il mondo è complesso e multiforme. Un Ayatollah di Qom può tuonare contro i crimini di Israele e nello stesso tempo considerare Ahmadinejad una tragedia.

      Il tuo problema specifico, poi, è che *non sai nulla* di Qom. Ormai è evidente. Non sai chi siano Bayat Zanjani o Youssef Sanei. Sei in difficoltà perché non sai di cosa stai parlando, e pretendi che qui ti credano sulla parola.

      Non stai facendo un buon servizio alle cose che pensi abji, dà retta a me. I tuoi post sulla ragazza ammazzata poi sono un capolavoro. Io infatti non rispondo perché sarebbe come picchiare un bambino. Si chiamava Neda Soltani, lavorava in un'agenzia viaggi.

    1. abolrish 21 giugno 2009

      Riporta anche la data.

    1. abolrish 21 giugno 2009

      Forse - azzardo ah? - che il mondo sia un posto un po' troppo complicato per ridurlo a un ragionamento del tipo "questi qui sono buoni e perciò quelli lì sono cattivi"?

    1. BSMLLHTL 21 giugno 2009

      Io non voglio convincere nessuno...mica sono motivata come te...a me preme solo la Verità...e più leggo le congetture della propaganda anti Khamenei e più mi rendo conto di quanto siate organizzati...anche la dottoressa Farian Sabahi nella puntata di otto e mezzo sulla 7 ha usato lo stesso genere di argomenti per screditare il livello di conoscenza teologica della Guida Suprema della Rivoluzione Islamica dell'Iran Ayatullah Alì Khamenei...non si capisce come mai però sia proprio il clero di Qom ad averlo approvato fino ad ora...certi sospetti li mettono in giro adesso solo Wikipedia e certi "intellettuali" che insegnano in Italia !!!
      Il sito web che hai indicato fa parte della propaganda e non dimostra niente, tant'è vero che Khamenei è ancora nel pieno del suo ruolo legittimo.

    1. Tao 21 giugno 2009

      I FUOCHI FATUI E IL BAGLIORE - TEHERAN E YECATERINEMBURGO

      DI TITO PULSINELLI

      selvasorg.blogspot.com

      Fuochi fatui a Teheran, mentre Cina, Russia, India, Brasile, Iran, Pakistan, Kazakistan ecc. analizzano come sostituire il dollaro - Vertice dell'OCS e BRIC: pilastro della nuova struttura economica internazionale...

      Mentre il monopolio mediatico "occidentale" si compiace del suo ruolo di claque sguaiata dei manifestanti di Teheran, nella centrale città russa di Yecaterinburgo -dove nel 1918 venne sentenziato a morte lo zar Nicola II- si riunivano i vertici della Organizzazione per la Cooperazione di Shangai (OCS), e quello delle nuove potenze economiche emergenti del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina).

      Nelle capitali della vecchia Europa, forti della legittimità che può offrire una votazione disertata dai due terzi degli elettori, si levava alto il doppio mantra indignato di "democrazia" e "diritti umani". Abbinato ad un sentimento di smarrito stupore verso un mondo che va in direzione opposta ai loro desideri. Verso una realtà che si ostina ad accentuare le differenze, e che si discosta sempre più dal modello ritenuto -ormai solo inconsciamente- superiore. Anche nel momento di una eclissi destinata ad essere permanente. La razionalità smarrita induce alla semplificazione manichea. Devono essere sicuramente forze demoniache quelle che inspiegabilmente pugnalano l'eden "occidentale".

      Che autorità morale possano avere i Barroso, i Solana e il resto della combriccola della Commisione che -oltre a non essere mai stati eletti da nessuno- hanno ridotto la politica estera dell'Unione Europea alla sponsorizzazione di tumulti e vandalismi di piazza? A Kiev, Tblisi, Moldovia, ora a Teheran. Non c'è più da stupirsi delle loro bizzarrie, quando si vota in casa d'altri. Con un colpo di spugna, ignorarono la vittoria di Hamas in Palestina, e poi passarono al boicottaggio de facto, con la sospensione dei programmi di collaborazione economica. Salvo poi sborsare per la "ricostruzione" dopo il via libera dato ai bombardamenti di Israele.



      E' notorio che il relativismo elettorale, sacrificando l'ultimo feticcio della democrazia rappresentativa, si riduce a "è OK solo quando vince l'amico mio". Però i cortei nella capitale iraniana vorrebbero servire anche come cortina fumogena per occultare eventi di grande rilevanza geopolitica. Solo gli struzzi possono illudersi che Teheran possa oscurare Yecaterinburgo, dove è stato fatto un altro passo decisivo nella strutturazione del panorama post-globalizzazione.

      Gli Stati Uniti e l'Unione Europea non ne fanno parte, anzi sono la controparte. Dopo otto anni, la Organizzazione della Cooperazione di Shangai (OCS) si è consolidata, raggiungendo una peculiare omogeneità di grande iniziativa economica, commerciale e militare. E' un contrappeso strategico eurasiatico che va molto oltre il ruolo di "anti-NATO" come erroneamente viene percepita ad ovest. E' un pilastro che dà grande slancio e potenza alla nuova realtà multipolare, ormai in fase di avanzata gestazione.



      Il cuore della OCS è formato dalla Cina e dalla Russia, poi c'è la periferia centro-asiatica del Kazakistan, Kirghizistan, e Tagikistan, e gli ospiti regolari (India, Pakistan, Afganistan, Turchia e Iran). Gli USA non riuscendo più ad irriderla, hanno richiesto un posto di osservatore che è stato gentilmente rifiutato. Che ha deciso l'OCS?

      "I leaders dei Paesi dell'OCS hanno incaricato i loro esperti di studiare la questione di una nuova moneta internazionale" ha annunciato il cosigliere presidenziale russo Arkadi Dvorkovitch. "Il vertice ha riconosciuto che l'attuale configurazione del sistema finanziario internazionale fondato sul dollaro non è più ideale, e che è inevitabile l'apparizione di nuove monete di riserva".

      E' in discussione una moneta simile a quello che fu l'ECU europeo, cioè una unità di conto per i commerci all'interno del grande bacino economico eurasiatico dell'OCS.



      Parallelamente, anche il vertice del BRIC dibatteva lo stesso ordine del giorno: come sostituire il dollaro, che è ormai una divisa che genera crescente inflazione, sia per gli esportatori di materie prime ed energetiche, che per chi esporta alimenti e manufatti.
      A Yecaterinemburgo si sono affrontati concretamente i problemi pratici della de-globalizzazione, quella che a ovest si suole denominare "nuova architettura del futuro ordine finanziario internazionale".



      E si impone l'evidenza assoluta che l'arco di forze presenti nel vertice svoltosi in Russia è tricontinentale, include i grandi poli emergenti, e quattro potenze nucleari.
      Sono assenti gli Stati Uniti e l'Unione Europea, cioè la parte "occidentale" che è -a tutti gli effetti- la controparte. Le elites che ora sono alla guida dell'Europa puntano tutto sul rimanente primato tecnologico e sulla discutibile superiorità militare della NATO, che impone il prezzo della prosecuzione del vassallaggio atlantista.



      La tecnocrazia finanziaria del liberismo europeo persiste nel piccolo cabotaggio, e non percepisce il valore strategico di un blocco più autonomo, e con una visione geopolitica più lungimirante. Che cosa vogliono farne dell'euro? L'UE sarà solo e sempre mercato&moneta?



      Non sarà la NATO a poter sopperire alla vulnerabilità strutturale della mancanza di materie prime e di idrocaburi. L'esito e i costi dell'avventura in Afganistan potranno aiutare ad assimilare che non è saggio perseverare nell'orizzonte neocons che tuttora alberga nel Pentagono e nel Dipartimento di Stato. Per di più, Obama -che fa fatica a sintonizzare il dire con il fare- ha crescenti probabilità di trasformarsi in un Gorbaciov a stelle strisciate.

      Tito Pulsinelli

      Fonte: http://selvasorg.blogspot.com

      Link: http://selvasorg.blogspot.com/2009/06/i-fuochi-fatui-e-il-bagliore-teheran-e.html

      19.06.2009

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