Riceviamo e pubblichiamo.
Di Fabrizio Bertolami per ComeDonChisciotte.org
Durante gli ultimi 80 anni, per la prima volta nella storia europea , Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna si trovano dalla stessa parte, abbandonando storiche rivalità e conflitti. Questo cambiamento ha segnato un momento cruciale per il continente, il più lungo periodo di pace nella sua storia , ed è un portato dell'esito della Seconda Guerra Mondiale. La Pax americana (il vincolo esterno), ha permesso che si realizzasse una situazione unica e rara. La creazione di politiche comuni nell'ambito della difesa e dell'economia ha rinforzato questa cooperazione, con iniziative come l'Unione Europea e la NATO che hanno sviluppato un senso di solidarietà.
Negli ultimi anni, l'ascesa di potenze come la Cina e la Russia ha allarmato i leader europei, spingendoli a unire ancor di più le forze, poiché la massa critica economica e militare congiunta è essenziale per mantenere un'influenza globale.
Sebbene questa alleanza paia solida e puntellata dalla solidarietà all'Ucraina, le divergenze riguardanti politiche economiche, immigrazione e relazioni internazionali stanno complicando il processo verso una ulteriore integrazione.
I Paesi sopracitati, con l'aggiunta fondamentale degli USA, rappresentano l'attuale "Architettura di Sicurezza Europea" che non è una costruzione storicamente data per sempre (vedi oltre nell'articolo) ma è in continuo mutamento ed è causa ed effetto delle dinamiche storiche del continente.
E' proprio la situazione attuale in Ucraina a rappresentare un punto cruciale per la tenuta dell'integrazione europea, sia economica che militare e una possibile sconfitta dell’Ucraina potrebbe avere conseguenze drammatiche per l'architettura della sicurezza in Europa nel prossimo decennio.
In caso di sconfitta, la Russia potrebbe cercare di affermare un nuovo ordine di sicurezza nel continente, riducendo l’influenza occidentale e collegandosi più strettamente con paesi disposti a allontanarsi dalla NATO e dall'UE. Questo evento potrebbe tradursi in un sentimento di vulnerabilità tra gli stati baltici e la Polonia, influenzando la loro fiducia nella NATO. Se alcuni membri della NATO percepissero che l'alleanza non può garantire la sicurezza nei momenti critici, il rischio di una frattura interna diverrebbe imminente.
La NATO potrebbe non solo perdere credibilità, ma anche l'unità interna, con stati membri che inizierebbero a cercare strumenti di sicurezza alternativi. La mancanza di una risposta efficace alla minaccia russa potrebbe alimentare divisioni tra membri dell'alleanza, in particolare tra quelli est-europei e quelli occidentali, portando a un indebolimento dell'unità trasferita attraverso il principio di difesa collettiva dell'articolo 5.
Dal punto di vista politico-economico, la sconfitta dell'Ucraina rappresenterebbe anche una sfida significativa per l'Unione Europea. Una sconfitta ucraina ridurrebbe la capacità dell'UE di proiettarsi verso il “Near Abroad” russo (per dirla con Brzezinski) , rallentando se non azzerando l'allargamento ad est. Inoltre paesi membri potrebbero iniziare a prioritizzare le istanze di sicurezza nazionali su quelle collettive (se non aprire fronti di chiaro irredentismo come nel caso delle rivendicazioni ungheresi su parte dell'Ucraina) , minando la coesione e l'integrità dell'UE. Una crisi di questo tipo potrebbe spingere alcuni stati a rivalutare il loro impegno nei meccanismi di cooperazione, portando a richieste di maggiore autonomia e flessibilità nei progetti di integrazione.
Infine, lo sfaldamento di un fronte unito contro la Russia potrebbe anche dare vita a spinte nazionaliste; i movimenti euroscettici potrebbero sfruttare la crisi per delegittimare la leadership dell'UE e le nazioni in attesa di entrare (prima della lista la Serbia, ma anche Moldavia e Turchia), potrebbero riconsiderare le loro istanze di adesione. Con un'Europa in progressiva spinta centrifuga si assisterebbe a un ritorno a politiche di sicurezza nazionale e alla nascita potenziale di nuove architetture.
In definitiva, con una possibile sconfitta dell'Ucraina potrebbe verificarsi una drastica erosione dell'ordine di sicurezza che ha predominato in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale e se vi aggiungiamo la possibile, parziale, uscita militare degli USA dal teatro europeo, potremmo essere all'alba di un “libera tutti” che non sarà senza traumi.
Seguendo il presupposto realista secondo il quale senza l'assenza di un decisore di ultima istanza e “dominus” di teatro, le Nazioni europee tornerebbero al perseguimento dei propri interessi nazionali, e stante il progressivo allentamento della presenza USA in Europa ( con il suo corollario di influenza ed economia), dobbiamo chiederci non se, ma come l'architettura di sicurezza europea potrebbe cambiare nei prossimi 10 anni almeno.
Tra i fattori da analizzare, il riarmo della Germania recentemente intensificatosi, solleva interrogativi sulle sue implicazioni geopolitiche, specialmente in relazione a Polonia e Francia. Berlino ha avviato un ambizioso programma di modernizzazione delle forze armate, puntando a raggiungere una spesa per la difesa pari al 2% del PIL entro il 2026. Questa iniziativa può essere vista non solo come una risposta a minacce esterne, ma anche come una strategia per affrontare rivalità regionali (o fronti, occidentale ed orientale).
Per quanto riguarda la Polonia, il massiccio riarmo del paese, alimentato da preoccupazioni per le tensioni con la Russia è, non tanto segretamente, percepito dalla Germania come una minaccia, innescando una corsa agli armamenti.
I polacchi hanno oggi forze armate più pronte, reattive e addestrate che non quelle della Bundeswehr e la memoria storica dei conflitti tra Germania e Polonia aggiunge una dimensione di orgoglio per Varsavia, il che per “contrappasso”, rende sensibile Berlino verso un riarmo.
In questi ultimi 10 anni, la Polonia ha visto un significativo aumento della sua spesa per la difesa, attestandosi come uno dei principali sostenitori della sicurezza in Europa. Nel 2024, la Polonia ha speso oltre il 4% del suo PIL per la difesa, con piani per raggiungere il 4,7% nel 2025. Questo incremento è il risultato di una strategia mirata a modernizzare le forze armate, in risposta all'azione russa in Ucraina (ma era già in atto almeno dal 2014 in poi), e all'esigenza di rafforzare il proprio territorio, considerato il confine con un Russia sempre più assertiva. La Polonia ha firmato contratti significativi per l'acquisto di armamenti, tra cui 180 carri K2 dalla Corea del Sud, e ha destinato oltre il 54% del suo budget per la difesa all'acquisto di attrezzature, il dato più alto in tutta la NATO. Gli scambi militari, tra cui un vasto programma di modernizzazione dell'aviazione con l'acquisto di 32 caccia F-35 dall'America, dimostrano l'impegno di Varsavia nel garantire la propria sicurezza e a raggiungere l'integrazione totale dei suoi armamenti con gli standard NATO ovvero USA.
Sul fronte occidentale, il riarmo tedesco potrebbe invece destabilizzare l'equilibrio di potere nell'Unione Europea, con implicazioni dirette sulla tradizionale leadership franco-tedesca. La Francia teme che un aumento dell'arsenale tedesco possa consentire a Berlino di cercare una maggiore egemonia militare e politica in Europa, minacciando così l'influenza francese nella sicurezza europea. La collaborazione tra Francia e Germania su progetti di difesa, come il programma SCAF (Future Combat Air System) e il MGCS (Main Ground Combat System), potrebbe essere compromessa, dato che un riarmo percepito come aggressivo renderebbe difficile trovare un terreno comune. Parigi potrebbe sentirsi costretta a rispondere per mantenere la propria sovranità.
In definitiva, il riarmo tedesco nei prossimi dieci anni appare orientato verso obiettivi anti-polacchi e anti-francesi, il che rischia di innescare una corsa agli armamenti in Europa centrale e compromettere l'unità all'interno dell'Unione Europea.
La Polonia ha incrementato le sue spese a 44,3 miliardi USD nel 2025, corrispondente al 4,5% del PIL, ,la Germania ha aumentato le sue spese a 93,7 miliardi USD, raggiungendo il target del 2% del PIL. La Francia, con 66,5 miliardi USD, mantiene una spesa pari al 2,1% del PIL, mentre l'Italia ha investito 48,8 miliardi USD, con una percentuale pari al 1,6% del PIL. La Russia, ha speso 80,0 miliardi USD per la difesa, corrispondente al 4,0% del PIL, mentre gli Stati Uniti, con la spesa militare più alta al mondo di 877,0 miliardi USD, si attestano al 3,5% del PIL.
In conclusione, se la Germania si portasse allo stesso livello di spesa sul PIL della Polonia (4,5%), spenderebbe più o meno 200 Miliardi $, ovvero 5 volte la spesa di Varsavia e quasi tre volte quella di Mosca. L'effetto moltiplicatore è strabiliante quando si ha (ancora per un po') il PIL tedesco, che permette una crescita in termini di spesa rapida e consistente.
Ad est di Berlino, la Polonia, si trova in una posizione geografica, tra Russia e Germania, e politica, tra UE e USA, che la rendono un hot-point fondamentale nel prossimo decennio, a maggior ragione se dovesse materializzarsi una sconfitta militare per l'Ucraina. Varsavia si troverebbe come unico “baluardo” a dover contenere la Russia e presumibilmente a prendersi cura dei deboli paesi baltici.
La Germania e la Russia, nel contesto geopolitico che verrà, avranno la necessità di sviluppare un rapporto in qualche modo cooperativo, e ciò chiama in causa la storia complessa, relativa alla Polonia. Una delle situazioni più note si verificò nel 1939, quando la Polonia fu invasa sia dalla Germania nazista che dall'Unione Sovietica, in un patto di non aggressione noto come il Patto Molotov-Ribbentrop. che portò alla divisione del paese in due zone di occupazione: la Germania occupò la parte occidentale, mentre la parte orientale entrò sotto il controllo sovietico.

La Polonia aveva appena ottenuto un breve periodo di indipendenza, dopo la sparizione dalle mappe nel 1795, quando le potenze di Russia, Prussia e Austria convennero di spartire la Polonia e si accordarono per dividere il territorio polacco, cancellando di fatto il paese dalla mappa europea per oltre un secolo. In questo contesto, la Polonia perse la sua sovranità e la sua identità nazionale, poiché la cultura polacca venne soppressa e le popolazioni furono sottoposte a politiche di germanizzazione e russificazione.

Nel corso del XIX secolo, la Polonia ha cercato più volte di riaffermare la propria indipendenza, ma le insurrezioni, come quella del 1830 e del 1863, furono soffocate dalle forze imperiali russo-tedesche, mostrando come la Polonia fosse territorio di frontiera per le due potenze e non un “cuscinetto” tra le due.

In futuro la Russia, volendo riconquistare una certa influenza nel continente, cercherà di ricostruire un legame con la Germania, desiderio peraltro già contraccambiato da Afd, attualmente primo nei sondaggi di voto in Germania , e ciò potrebbe scontrarsi con le aspirazioni di una Polonia sovrana e indipendente, anche dal punto di vista della sicurezza. Oggi le due Nazioni sono unite dalla “russofobia”, domani il loro rapporto potrebbe doversi piegarsi a logiche più realista.
Dal punto di vista economico, la Russia rimane una fonte cruciale di risorse energetiche per la Germania e la Polonia un solido partner industriale di Berlino, ma la crescita polacca è guardata con attenzione da Mosca e Berlino con attenzione.
In sintesi, mentre la Germania e la Russia possono avere motivi comuni per cooperare, ciò potrebbe scontrarsi con le aspirazioni di libertà e sovranità della Polonia. Varsavia crede che ciò si contrasti attraverso il rispetto che si deve ad una potenza militare di rango e perciò si sta riarmando, ma se consideriamo che una guerra polacco-russa sarebbe una guerra NATO-Russia, il rischio che la sola forza convenzionale possa essere insufficiente è alto. Un confronto tra potenze convenzionali è invece immaginabile (in ottica geopolitica) tra Germania e Polonia.
Restando allo status quo attuale, la prospettiva di un conflitto convenzionale in Polonia tra Russia, Germania (e potenzialmente Francia) si basa su fattori storici, geopolitici ed economici. Questa regione, teatro di confronti tra potenze europee, continua a offrire un campo di battaglia per ambizioni imperiali e rivalità, rendendo il rischio di una guerra aperta particolarmente attuale. Le tensioni crescenti tra la Russia e l'Occidente, hanno portato a una maggiore militarizzazione della Polonia e a un rafforzamento della cooperazione tra Varsavia, Berlino e Parigi, che è poi l'asse già immaginato da Brzezinski ne “La grande Scacchiera” del 1997.
La Polonia, vista da USA e UE come un baluardo contro l'espansionismo russo, ha modernizzato rapidamente le proprie forze armate e ha stabilito accordi di sicurezza con alleati NATO, ma di contro questo riarmo viene percepito dalla Russia come una provocazione, giustificando la pari reazione portando ad una escalation continua.
Gli interessi contrapposti tra le potenze rendono quindi sempre più probabile uno scenario di conflitto, che potrebbe essere immaginato anche come “Piano B” in caso di sconfitta in Ucraina, per continuare in atto lo stato di conflitto.
I presupposti “narrativi” ci sono già tutti: da una parte, gli “Atlantisti” sostengono che la Russia, spinta dalla necessità di ristabilire la propria influenza nell'Europa orientale e dalla paura di essere circondata, potrebbe considerare un intervento in Polonia come una forma di affermazione del proprio potere. Quindi, Germania e Francia, legate da obblighi NATO, potrebbero sentirsi obbligate a rispondere a qualsiasi azione aggressiva russa, creando un contesto di guerra convenzionale, con possibilità nucleari. Dall'altra parte, è altrettanto plausibile la versione “filorussa”, che afferma che la Polonia potrebbe essere l'avamposto da cui prendere Kaliningrad prima e attaccare la Bielorussia poi, riducendo il Baltico ad un “Lago NATO” ed erodendo ancor di più il fianco est della Russia (piani espressi anche da comandanti NATO a più riprese tra il '24 e il '25).
La Polonia è il fianco est della Germania, il cuscinetto/ostacolo tra essa e la Russia, ma a ovest c'è la Francia, potenza non solo militarmente più performante in senso convenzionale, ma anche nucleare. Una tale disparità di forze tra Francia e Germania non si era avuta dal periodo dell'esercito napoleonico.
Perchè riconsiderare anche il rapporto tra Germania e Francia data la comune appartenenza all'Unione Europea?
Se si guarda infatti alla Storia europea dalla fine dell'Impero Romano, è chiaro essa sia caratterizzata da una successione di espansioni e dominazioni da parte di potenze come Francia e Germania, che hanno plasmato il continente.
DuckDuckGo.ai riassume 10 secoli di rapporto franco-tedesco così (testo ridotto e integrato dall'Autore):
“Alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476 d.C., si assiste alla nascita di vari regni barbari, ma il potere inizia a consolidarsi sotto i Merovingi e poi sotto i Carolingi, culminando con Carlo Magno che, nel 800 d.C., viene incoronato Imperatore dei Romani e crea un vasto impero che abbraccia gran parte dell'Europa occidentale. Con la divisione dell'impero carolingio nel 843 (Trattato di Verdun), si afferma il potere dei regni di Francia e Germania, lasciando il segno sui confini moderni. La dinastia capetingia, iniziata con Ugo Capeto nel 987, rafforza il potere francese e si espande nei secoli successivi, mentre il Sacro Romano Impero, fondato ufficialmente nel 962 con Ottone I, diventa una forza predominante nel centro Europa fino all'inizio del 1800. La Francia si espande ulteriormente durante il periodo delle Crociate e successivamente con le guerre di espansione sotto i monarchi come Luigi XIV, il cui regno (1643-1715) è sinonimo di grandezza territoriale e influenza culturale. Nel 1700, la guerra di successione spagnola porta alla perdita di territori francesi, rivalutando gli equilibri di potere. Con la Rivoluzione francese del 1789, la Francia cambia radicalmente la sua struttura sociale e politica, dando vita a un'epoca di conquiste durante l'Impero napoleonico (1804-1815), che amplia enormemente il dominio francese in Europa.
Allo stesso tempo, la Germania, sotto la guida di Prussia e Austria, inizia a emergere come potenza unificata, culminando nella guerra franco-prussiana del 1870-1871, che porta all'unificazione tedesca e alla proclamazione dell'Imperatore tedesco nel 1871. Nel XX secolo, le due guerre mondiali (1914-1918 e 1939-1945) ridisegnano nuovamente la mappa politica dell'Europa, con nuovi confini e potenze emergenti. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la divisione dell'Europa tra Est e Ovest riflette le tensioni storiche, ma anche la necessità di collaborazione, che si concretizza con la creazione dell'Unione Europea negli anni 1990. “
Questa eredità di espansioni e conflitti tra Francia e Germania ha forgiato l'identità europea contemporanea, evidenziando il ruolo centrale che queste due nazioni hanno rivestito nella storia dell'Europa.
Come si vede, le due se le sono date di santa ragione per un millennio, sul proprio confine, ad occidente, e nelle nazioni vicine, ma negli ultimi quattro secoli hanno scoperto di poter stringere alleanze con una potenza vicina che poteva di volta in volta essere utile all'una o all'altra, ma con un occhio costante sul continente europeo.
Ancora DuckDuckGo.ai riassume il rapporto tra Russia, Francia, Germania, GB e Austria negli ultimi tre secoli (testo ridotto e integrato dall'Autore):
“A partire dal 1600, la Russia è emersa come una forza cruciale nell'architettura geopolitica europea, fungevano da contrappeso a vari imperi europei e stabilendo alleanze strategiche con altre potenze. Sotto Pietro il Grande, (1682-1725), la Russia avviò riforme che permisero una significativa espansione territoriale, sfidando potentati come la Svezia nel contesto della guerra del Nord (1700-1721). Non è solo l’espansione territoriale a definire il ruolo della Russia; nel XIX secolo, le alleanze franco-russe iniziarono a prendere forma, culminando con il Trattato di alleanza franco-russa del 1894. Questo accordo sostenne reciprocamente i due paesi sotto la minaccia di una guerra con la Germania e l'Austria-Ungheria, stabilendo un contrappeso alle potenze della Triplice Alleanza. L'alleanza servì non solo a consolidare le posizioni dei due stati nei confronti delle aggressioni tedesche, ma funse anche da deterrente durante la Prima Guerra Mondiale. La cooperazione militare e diplomatica tra Francia e Russia ha giocato un ruolo chiave nel prevenire espansioni Germaniche, mantenendo fragile ma attiva la stabilità in Europa.
Le relazioni anglo-russe si sono sviluppate in modo complesso. Durante il XIX secolo, la Gran Bretagna e la Russia furono rivali nel "Grande Gioco" per l'influenza in Asia centrale. Tuttavia, durante la Prima Guerra Mondiale, le alleanze si rafforzarono, e la Russia ottenne aiuto britannico contro gli Imperi Centrali. Questa collaborazione, tuttavia, si ruppe dopo la rivoluzione del 1917, quando la Gran Bretagna divenne preoccupata per la diffusione del comunismo.
D’altra parte, la Russia ha anche stabilito alleanze con potenze tedesche e asburgiche nel corso della sua storia. Durante il XVIII e il XIX secolo, gli imperi russo e austriaco furono alleati durante le guerre contro l'Impero Ottomano e parteciparono insieme al Congresso di Vienna nel 1815, dove la Russia giunse a garantire una certa stabilità in Europa, contribuendo a mantenere l'ordine e moderare le aspirazioni austriache e prussiane.
Le alleanze russo-tedesche si manifestarono in periodi diversi: il Trattato di Brest-Litovsk del 1918 tentò di consolidare relazioni durante la Prima Guerra Mondiale, ma la fine della guerra segnò un cambiamento significativo. Nel 1939, il Patto Molotov-Ribbentrop tra Germania e Unione Sovietica autorizzò la spartizione della Polonia, una manovra strategica che espresse un temporaneo interesse comune contro le potenza occidentali. “
La Russia ha quindi operato storicamente come un contrappeso agli imperi europei, influenzando gli equilibri di potere attraverso sia l'espansione territoriale che le alleanze strategiche.
Le sue relazioni con potenze come Francia, Gran Bretagna, Germania e Austria hanno plasmato significativamente il panorama europeo e il suo ruolo nelle dinamiche geopolitiche dall’inizio del 1700 fino ai giorni nostri.
Si può chiaramente dire quindi che la Russia fa parte, se non proprio dell'Europa, almeno della “Architettura di Sicurezza Europea”, il che non è poco, considerato cosa accade quando questa costruzione scricchiola e crolla.
Per quanto detto all'inizio di questo articolo, non potrà però essere l'attuale leadership europea a poter fare il grande passo di tornare a parlare con Mosca, cosa che è avvenuta anche nei momenti più bui della Guerra Fredda o dell'invasione sovietica dell'Afghanistan.
Il realismo, entrato di prepotenza nell'agone geopolitico con Trump, non ha estimatori a Bruxelles, ma potrebbe averne a Berlino e Parigi.
Attendiamo segnali.
Di Fabrizio Bertolami per ComeDonChisciotte.org
01.01.2026
NOTE
nicolcass 2 gennaio 2026
speriamo crolli sulla capoccia di draghi e ursula
Martin 2 gennaio 2026
Draghi non governa, anzi ha proposto una ricetta antitetica a quella della VDL, ossia debito, riforme e sviluppo
ric 2 gennaio 2026
draghi e ursula sono al servizio d'oltreoceano...
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