Nella notte, Israele ha lanciato una vasta operazione militare contro l'Iran, colpendo obiettivi strategici a Teheran e in diverse altre località del Paese.
Gli attacchi israeliani hanno preso di mira sei basi militari iraniane. Colpite anche diverse infrastrutture legate alle Guardie Rivoluzionarie (IRGC) e, stando a fonti iraniane, alcune residenze di alti comandanti militari a Teheran.
Il bilancio provvisorio fornito dalla tv di Stato iraniana parla di almeno cinque morti e cinquanta feriti, ma si teme che il numero possa aumentare. Tra le vittime eccellenti, i media iraniani e israeliani riportano l'uccisione del generale Hossein Salami, comandante delle Guardie Rivoluzionarie, in un blitz attribuito al Mossad nell'ambito dell'operazione "Lion Force". Anche due importanti scienziati nucleari iraniani, Mohammad Tehranchi e Fereydoon Abbasi, sarebbero rimasti uccisi nei raid. Un'ulteriore notizia, da confermare, sarebbe il grave ferimento di Ali Shamkhani, consigliere politico del leader Ali Khamenei.
Dall'altra parte, Teheran ha promesso una "risposta distruttiva" e "severa punizione". Il leader supremo Ali Khamenei ha dichiarato che Israele "si è procurato un destino amaro e doloroso". Le autorità iraniane hanno accusato gli Stati Uniti di un coinvolgimento diretto negli attacchi, affermazione prontamente smentita da Washington, che ha dichiarato di "non essere coinvolta in nessun modo" e di essere al corrente delle operazioni solo a fatti avvenuti. Il presidente americano Donald Trump, pur avendo in precedenza sollecitato Israele a non attaccare, ha ribadito l'impegno per una soluzione diplomatica, pur ammettendo che un attacco era "possibile".
Sul fronte economico, il prezzo del petrolio è balzato alle stelle, con WTI e Brent che si attestano intorno ai 75 dollari al barile, riflettendo l'incertezza geopolitica e il rischio di interruzioni nell'approvvigionamento.
L'Iran ha dichiarato lo stato di emergenza e si prepara a reagire, alimentando i timori di un conflitto su larga scala che potrebbe coinvolgere anche le nazioni vicine produttrici di petrolio.
Gli Stati Uniti hanno ribadito la loro non belligeranza ma hanno messo in allerta le loro basi nel Golfo. L'Arabia Saudita ha condannato l'attacco, definendolo un'azione aggressiva che viola le norme internazionali e mette a rischio la stabilità regionale. L'Unione Europea e l'ONU hanno espresso profonda preoccupazione, invitando tutte le parti alla massima moderazione e a evitare un'escalation che potrebbe avere conseguenze devastanti per la regione e per il mondo intero.
Israele ha richiamato migliaia di riservisti e ha chiuso lo spazio aereo, prevedendo che gli attacchi iraniani (oltre 100 droni lanciati) arriveranno entro 3-5 ore e che l’operazione israeliana “non durerà un solo giorno”. Il Primo Ministro israeliano Netanyahu ha dichiarato che l’attacco ha colpito “il cuore del programma di arricchimento nucleare iraniano”.
Al solito, gli Stati Uniti permettono a Israele di fare cio' che vuole, Tel Aviv e' senza freni e questo e' un pericolo per tutti noi.
Si cerca una guerra mondiale.
Enik 13 giugno 2025
Non capisco l'atteggiamento degli altri paesi arabi o comunque islamici i quali non si rendono conto che Israele li sta distruggendo uno alla volta. Si limitano a delle dichiarazioni diplomatiche che non portano a nulla. Cosa fanno i grandi come Egitto, Turchia, Algeria, Arabia? Continuano a proteggersi dietro pezzi di carta della diplomazia che per adesso garantisce la loro sicurezza.Ma a che costo?