Il vino è economia? No: è cultura

Toh l'Africa nera ce l'ha con noi
Massimo Fini, giornalista.

Di Massimo Fini

Il Foglio, per la penna di Paola Peduzzi, ha fatto un lungo e interessante reportage su Vinitaly, la fiera del vino che si svolge in questi giorni. Il Foglio però si occupa soprattutto dell’aspetto economico, che ovviamente c’è perché il vino è un prodotto, anche se molto particolare. Io penso invece che quella del vino sia soprattutto una questione culturale più importante di quella economica. Di quest’ultima mi preme solo sottolineare che noi italiani siamo incapaci di promuovere i nostri prodotti. I francesi hanno degli ottimi vini, beaujolais, bordeaux, borgogna. Ma noi ne abbiamo di altrettanto validi, e forse più validi e soprattutto molto diversificati. Penso che sia una questione orografica perché la Francia è in buona parte piatta mentre noi con gli Appennini e 8300 chilometri di coste, peraltro autorovinate, abbiamo regioni diversissime e quindi anche vini molto diversi poiché l’Umbria non è la Toscana, la Toscana non è l’Abruzzo, l’Abruzzo è lontanissimo dalle Puglie e dalla Sicilia. Siamo poi continuamente vittime di appropriazioni indebite. Il Prosecco croato (Prošek) non ha nulla a che vedere col nostro.

Per noi italiani, dicevo, il vino è soprattutto una cultura ed un fatto sociale. Lo si è sempre bevuto dappertutto e non mi riferisco tanto ai grandi ristoranti (anzi questa storia degli chef stellati comincia a dare sui nervi, indice di una bulimia che riguarda il cibo) ma alle bettole, alle taverne, ai trani di cui parla Gaber (dove ci sono “il finto pittore e il finto scrittore che parlan di sé, tra sé e sé”). E’ nei trani che si incontrava la clientela più disparata, ubriaconi dei bei tempi andati, dirigenti che venivano a consolarsi di un amore perduto, piccola mala. E’ lì che si facevano degli incontri interessanti e a volte delle amicizie, non certamente nei bar trendy di Corso Como dove ogni coppia davanti a un malinconio e immalinconito spritz sta con la sua solitudine.

A tavola, nelle famiglie, si è sempre pasteggiato col vino, l’acqua era impensabile, la Coca cola una bestemmia.

Però adesso il vino conosce un rapido declassamento. Intanto per ragioni, diciamo così, tecniche: oggi il classico tappo di sughero è spesso sostituito da tappi di plastica. Ora è vero che a volte il sughero può contaminare il vino (il classico “sapore di tappo”) ma lo si può bere lo stesso. se succede con la plastica il vino diventa imbevibile.

I ragazzi oggi preferiscono bere birra, le ragazze i bianchi con le bollicine che sono vini per “chi tiene alla salute” come sono gli astemi, cresciuti in modo esponenziale, a cominciare dal direttore di questo giornale, tipi pericolosissimi gli astemi, come, i vegani e vegetariani, in cui si nasconde un serial killer.

C’è poi da considerare che proprio la commercializzazione del vino ha prodotto gravi storture e speculazioni. Il Chianti è coltivato, appunto, nella zona del Chianti. Oggi ce n’è in giro una quantità mostruosa, in Italia e soprattutto negli Stati Uniti (che cosa vogliono sapere di vino quegli zotici degli americani, la loro bevanda nazionale è il whisky, un superalcolico che meriterebbe tutto un altro discorso) è chiaro che si tratta di un Chianti taroccato. Il Pigato viene coltivato in una ristrettissima zona della Liguria, nell’imperiese, inoltre, essendo un vino molto delicato, non sopporta il passaggio degli Appennini, quindi se vi offrono un Pigato a Milano non è un Pigato o comunque non ha le qualità del Pigato. Il Pigato, insieme al “Nostralino” un suo sottoprodotto, io lo bevevo, con il mio amico Giagi d’estate (è un classico vino estivo) sulle bancarelle di Savona al costo di 20 o 30 lire. Adesso pur tenendo conto delle successive e inevitabili inflazioni (problema del momento) te lo servono ad un prezzo proibitivo ( a Milano un Pigato quasi autentico lo puoi trovare solo a le Cinque Terre),

Oggi per portarsi avanti si comincia a vendemmiare a Giugno, una vera bestemmia ( è come quando si ingrassano i polli tenendoli ventiquattro ore su ventiquattro sotto la luce dei riflettori, perché ingrassino prima, portando sulle nostre tavole, come abbiamo già scritto, una carne malata) perché la vendemmia la si fa a Settembre ed era quindi occasione di grandi feste contadine quando i contadini esistevano ancora.

C’è poi la vendemmia meccanica che sta sostituendo quella manuale. Perché? Elementare Watson: perché la vendemmia manuale vuole molta più manodopera (poi ci lamentiamo perché ci sono i percettori del Reddito di Cittadinanza). Inoltre la vendemmia meccanica non può sostituire, per qualità, quella fatta con le manine sante di un uomo o di una donna (avrei dovuto scrivere, secondo le imposizioni attuali che hanno fatto della donna non più “la seconda metà del cielo com’era e come doveva rimanere, ma la prima: ”le manine sante di una donna e di un uomo”). E’ la questione dei tombini. A Milano che oltretutto non ha un fiume decente non potendosi considerare tali il Seveso e il Lambro, vere fogne a cielo aperto, basta un onesto temporale che la città si allaga. Perché i tombini non vengono più sturati dagli spazzini diventati “operatori ecologici” quando esistono ancora, ma dalle macchine che sono ovviamente più veloci ma non hanno la cura che lo spazzino mette, metteva, nel suo mestiere. Inoltre gli stessi tombini sono cambiati. Una volta erano un’opera d’arte tanto che l’artigiano ci teneva a metterci sopra il suo nome anche se solo con le iniziali. Ma questo ha che vedere con un’altra questione, anch’essa all' ordine del giorno, la semi-scomparsa dell’artigianato che si può trovare ancora solo in qualche piccolo centro o comunità, altrimenti sono imprese con la voracità delle imprese e l’anonimato delle imprese.

Io comunque rimango fedele al vino, in qualsiasi forma, anche annacquato: “Ma che ce frega, ma che ce 'nporta se l'oste ar vino ci ha messo l'acqua,e noi je dimo, e noi je famo, ci hai messo l'aqua e nun te pagamo".

Di Massimo Fini

07.04.2023

Massimo Fini. Giornalista e scrittore.

Fonte: http://www.massimofini.it/articoli-recenti/2245-il-vino-e-economia-no-e-cultura

Commenti (25)

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    1. Primadellesabbie 14 aprile 2023

      Su questo argomento ci sarebbero un sacco di cose da dire ma bisognerebbe sedersi attorno a un fiasco e avere un pomeriggio a disposizione.

      Il vino è cultura, ma perché sia così bisogna evitare di coinvolgere le persone che si credono colte.

      Sto con Fini quando parla delle bettole: quante ne hanno chiuse!

      Gli chef distruggono tutto ciò che toccano.

      Sapete che in certi pendii sul mare non occorrono trattamenti alle viti o quasi?

      I sapori e gli odori degli alimenti si possono imitare alla perfezione (il produttore principale di questi 'accorgimenti' è americano ovviamente)

      I vini dei chilometrici vigneti dell'emisfero australe, le cui viti non sono mai state toccate da mano umana, si devono giudicare dal mal di testa del giorno dopo.

    2. ducadiGrumello 14 aprile 2023

      Bettole: l'ultima qui nella mia frazione ha chiuso la settimana scorsa, la fine di un'era.
      Trattamenti: il concetto fondamentale, da te accennato, è quello del pendio. Anch'io essendo su versante montano ne beneficio, pochi trattamenti annui e solo con rame e zolfo.
      Contaffazione: gli americani in effetti ne sono ossessionati, Gaddis ci ha costruito sopra un romanzo davvero monumentale come Le perizie.
      Viti non toccate da mano umana: la peggiore aberrazione concepibile, la vera morte della viticoltura.
      Ciao Prima

    3. Primadellesabbie 14 aprile 2023

      Chissà quante lucertole, cavallette e nidi di insetti sopravvissuti ai pesticidi sono spremuti in quei deliziosi vini.

      Darò un'occhiata a Gaddis.

      Ho avuto un'esperienza personale con una vigna 'in prestito' su un pendio prospiciente l'Adriatico.

      Di quante cose si poteva coraggiosamente straparlare o sentir ragionare solo in una bettola impregnata dell'umore* degli avventori: se non è stata cultura quella! (al proposito Cipriani ama dire che l'arredamento del suo locale a Ve è costituito dai clienti stessi).

      Ciao Duca.

      *L'umore è uno stato d'animo persistente, che differisce dalle emozioni, dai sentimenti e dagli affetti per il fatto di essere meno specifico, meno intenso e meno suscettibile di essere provocato da uno stimolo o un evento recente. (Treccani)

    1. Senna 13 aprile 2023

      È ambedue

    1. Martin 13 aprile 2023

      Quanti luoghi comuni.... primo, purtroppo in materia di vino i Francesi fino agli anni 70 erano avanti 30 anni a noi, agli Spagnoli ed anche agli Austriaci. In gran parte delle cantine italiane c'erano solo taniche o botti con rubinetti, ed il vino italiano era rozzo, molto poco curato e trattato. Il gap e' stato in gran parte colmato, ma in parte resta.
      Secondo, gli USA fanno ottimi vini, il problema e' solo che a parita' di qualita' costano 3-4 volte quelli italiani e spagnoli.

    2. ducadiGrumello 13 aprile 2023

      strepitosi davvero, 4 vitigni in croce come base ampelografica (in Italia Francia e Spagna non si sa nemmeno quanti sono, è difficile persino censirli), e tutti affinati in barriques di cafonissimo rovere americano. Se ti ciucci una stecca di vaniglia fai prima

    3. Martin 13 aprile 2023

      Veramente ormai molti negli USA non usano piu' i costosissimi barili di rovere, mettono direttamente nelle taniche di acciaio alcuni trucioli di legno aromatizzato....suona come un sacrilegio, ma funziona

    4. ducadiGrumello 13 aprile 2023

      certo, se vuoi ottenere in ancor meno tempo quel gusto tanto gradevole di big babol

    1. XaMAS 13 aprile 2023

      la Francia è davanti a noi perchè ha iniziato prima, l'Italia sta cercando di colmare il divario ma c'è ancora tanta strada da fare, una di queste è appunto come suggerito dall'autore dell'articolo, quella di sapersi vendere

      a Sonoma (California) i vini li sanno fare, checchè ne dica l'autore, poi certo non sarà la Borgogna o le Langhe, ma non è nemmeno sciacquetta come riportato

    1. IlContadino 13 aprile 2023

      Vi racconto un episodio, ero in Australia, passeggiavo lungo la via, capito accanto ad una grande vetrata, un ristorante, butto dentro l'occhio: tavolino con due signore, sembrano madre e figlia, il cameriere sta aprendo loro una bottiglia di vino rosso, loro osservano interessate mentre sorseggiano un cappuccino. Un cappuccino!
      Queste signore australiane stanno mischiando vino e cappuccino! Nemmeno il ciclista tedesco estivo più stravagante ha mai osato tanto.
      Il primo istinto (da vegano serial killer) è quello di sfondare la vetrata e fare una strage, il secondo è quello di lasciare il paese al più presto. Ho seguito il secondo, ma non riesco a dimenticare, sono ancora in terapia:-))))

    2. XaMAS 13 aprile 2023

      beh ma gli australiani abbinano il vino alle cose più assurde, non a caso i loro vini sono speziatissimi per questo (e personalmente non mi piacciono per nulla)

      avrebbe dovuto spostarsi un po' più a est, in NZ, a Malborough fanno dei Pinot Noir e Sauvignon Blanc molto delicati, per me i migliori vini del "nuovo mondo" (nord e sud america, sud africa, oceania)

    3. Brule 13 aprile 2023

      Lo so, sono traumi.
      Una amica di New York si ostinava a mettere il parmigiano sugli spaghetti con le vongole. Una volta un cameriere non riuscì a trattenersi, a momenti finiva in un duello.
      Un'altra, inglese, beveva una cosa... coke float, una palla di gelato (alla fragola) dentro la coca cola, per accompagnare gli hamburger.

    4. ducadiGrumello 13 aprile 2023

      hahaha, grande Brule, avendo moglie inglese so bene cos'è il coke float...per fortuna vive qui da un po' e ormai ha perso tutte le usanze barbare natìe

    5. Balabiott 13 aprile 2023

      Concordo, mi sono stupito col vino neozelandese..sorprendentemente bevibile..

    1. Balabiott 12 aprile 2023

      Uhmmm, ma cosa c' entrano i tombini?...ah, dev' essere il vino....

    1. Bertozzi 12 aprile 2023

      Aggiungiamo alla lista: vino.

      E ora tutti in coro, come un mantra, o come i misteri gloriosi:

      - non c'è più il vino di una volta
      - non ci sono più le donne di una volta
      - non ci sono più i giovani di una volta
      - non c'è più il lavoro di una volta

      E via così, aggiunga il lettore quel che più preferisce, va bene tutto, non c'è più la carne di una volta, non c'è più il sole di una volta...

      A chi si contenta di usare questi refrain, specie se attempati, mi viene spesso da chiedere: e come mai non c'è più niente di una volta? La risposta non la sa mai nessuno, come nessuno c'entra mai nulla e ha mai visto niente mentre il tutto accadeva, semplicemente un giorno ci si sveglia e tutto... Non è più come una volta!

    2. SupernovaX 13 aprile 2023

      Le risposte vanno cercate nel libro della Saggezza Antica che, però, non è più quella di una volta:

      • non c'è più il vino di una volta. vero! se lo sono scolato tutto oppure è andato all'aceto.
      • non ci sono più le donne di una volta. vero! dopo lavori di ristrutturazione col 110% le chiamano milfone e vanno alla grande sui porno-social.
      • non ci sono più i giovani di una volta. vero! sono diventati vecchi ma siccome non ci sono più i vecchi di una volta oggi li chiamano boomer.
      • non c'è più il lavoro di una volta. vero! lavorare è da boomer ma questi ultimi oggi sono in pensione; oggi c'è la gig economy ed il rdc.

      mah... non è più il CDC di una volta!

    3. Martin 13 aprile 2023

      E' un po' come dire "mai dire mai" - impossibile, perche' mentre lo neghi lo dici ben due volte, o il cretese che dice che "tutti i cretesi mentono" - impossibile, perche' allora lui direbbe la verita'.

      Bisogna avere pazienza, Bertozzi. Io per esempio a quelli che con aria sacrale e austera dicono "un bel tacer non fu mai scritto" gli staccherei le orecchie con le pinze, stile Torquemada...

    4. Cleon XIII 15 aprile 2023

      Già. Anche l'eroina. Non è più quella di una volta!

    1. maghi 12 aprile 2023

      il vino come cultura e tradizione di un popolo lo era quando 60 anni fa pigiavo le uve nel tino sopra il rimorchio e se ne faceva un liquido degno degli dei. Ora è uno schifo degno dei demoni.

    2. ric 12 aprile 2023

      sante parole...ora che sono arrivati i sommelier...ciarlatani che non distinguono un tavernello da un paracarro .,,tante parole senza senso...grazie a loro il vino e' peggiorato sotto tutti gli aspetti , adatto a chi ha mai fatto il vino o visto una vigna , ma in compenso il prezzo e' decuplicato.

    3. Cleon XIII 15 aprile 2023

      (sbagliato, scusami...)

    1. IlContadino 12 aprile 2023

      Caro Massimo, anch'io rimango fedele al vino, siamo in sintonia in questo.
      Spesso facevo un gioco con gli amici, potrei farlo anche qui in questo spazio, giochino semplice, una semplice domanda: se tu fossi costretto a rinunciare, da oggi e per sempre, a bere vino o birra, a quale dei due rinunceresti?
      Io rinuncio alla birra. Senza vino proprio no.
      PS Meglio vegano che vaccinato!

    2. ducadiGrumello 12 aprile 2023

      sposo la tua linea, caro Conta, magari pentendomene dopo una giornata di lavoro estivo in vigna a 35 gradi che in effetti richiama la cervogia. Pensa che anni fa ho spedito qualche bottiglia del mio vino a Fini, quando era il mio giornalista preferito e sapendo che il gomito lo ha sempre alzato volentieri; una sorta di baratto, vino in cambio del nutrimento intellettuale che mi ha lungamente fornito. E' stato molto signorile, facendomi i complimenti, una cosa piccola che mi ha fatto piacere

    3. Bertozzi 12 aprile 2023

      Usti lo sapevo che gli rispondevi per le rime al Fini, nostro fido serial killer, ma non ti piccare troppo, in questo articolo ne infila diverse di minchiate il nostro caro fini, tipo i "bar trendy di corso Como", lo sanno tutti che quelli non sono bar trendy, ho lavorato per un mesetto in un bar da quelle parti, lì sotto i palazzoni di cristallo, facevo le colazioni quando arrivavo c'erano ancora i neri che spacciavano coca alle 7 del mattino in totale libertà, alla luce del sole, come se niente fosse, altro che bar trendy!

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