IL NOVELLO HAL 9000

La troppo rapida evoluzione dell'IA nella selva di "Runaway".

IL NOVELLO HAL 9000


Di Federico Cantore per ComeDonChisciotte.org


Ci siamo: quel canticchiato "Daisy Bell" a rappresentare l'ultimo vagito di HAL 9000 prima di essere completamente zittito dall'astronauta Bowman in 2001 - Odissea Nello Spazio (1968, regia di Stanley Kubrick) sembra, lentamente, prendere forma nelle freschissime notizie che hanno cominciato a popolare il web da qualche giorno.

L'Intelligenza Artificiale si sta espandendo troppo rapidamente, rischiando di andare totalmente fuori controllo. Sicuramente tutte le informazioni debbono essere sempre prese con le debite pinze, pur nondimeno un movimento del genere sottolinea quantomeno uno stadio iniziale formato da un misto di dubbi e preoccupazioni.

Sam Altman, CEO di OpenAI, ha lasciato intendere, secondo l'agenzia Bloomberg, la possibilità di coordinare gli sforzi futuri con altri sviluppatori del settore per ridurre così la velocità di developing dei suoi sistemi (Fonte: Il Sole 24 Ore). Questa mossa sembra odorare parecchio del: troppe poche persone, troppi computer, troppi protocolli inefficaci. L'intelligenza Artificiale sta presentando dei ritmi evolutivi elevatissimi, non equiparabili alla debita dose di controllo che l'essere umano dovrebbe fornire a scopo contenitivo. Il tentativo di cavalcare un mustang senza prima averlo domato e avergli messo le briglie potrebbe rappresentare un paragone abbastanza azzeccato.

E mentre i data center sembrano dilagare sempre più (Bill Gates, figura arcinota, parla già di legarli alla ricerca di soluzioni energetiche avanzate, come, per esempio, i reattori nucleari TerraPower), con conseguenze deleterie a livello di impatto ambientale (consumano un quantitativo elevatissimo di elettricità), qualche seggiolino sta probabilmente cominciando a ballare grazie a quelle scosse telluriche che solo una macchina ben addestrata sa dare: una macchina in grado, a detta di Anthropic (anch'essa si occupa dello sviluppo di modelli AI, essendo di fatto nata da ex membri di OpenAI), di poter arrivare a controllare la totalità di Internet in 6-12 mesi (Fonte: ANSA). Inutile dire che un'affermazione del genere acquista un peso incredibile e ci pone all'interno di un possibile scenario adatto più a un fumetto distopico che a un quotidiano. Per questo diventa necessario (anzi, imperativo, oserei dire) sia adottare dei protocolli di sicurezza sempre più efficaci sia, nel contempo, procedere a falcate meno ampie onde evitare di inciampare e rovinare a terra. Il detto "Chi va piano va sano e va lontano" dovrebbe far sempre eco nelle menti, in casi simili.

In un contesto dove una buona parte dei consumatori non si rende neppure conto di cosa veramente ha tra le mani, i cosiddetti developers sembrano proprio iniziare a voler correre ai ripari, anche perché il profilo di situazioni simili finirebbe per influenzare pesantemente (e negativamente) l'andamento della borsa, e ciò certamente non gioverebbe al business di tutte quelle aziende coinvolte in questo enorme balzo in avanti sì, ma con tanti (forse troppi) errori di calcolo.

Troppo rapidamente: troppo rapidamente un mezzo di incredibili potenzialità è stato messo nelle mani delle persone senza neppure essere debitamente controllato da chi lo sta sviluppando. L'equivalente di affidare un mini-reattore nucleare instabile e con schermature insufficienti a tutta una serie di persone che, dell'energia atomica, non sono ancora in grado di assimilare l'enorme (e rischioso) potenziale.

Una situazione del genere, in un contesto fantascientifico, avrebbe potuto rappresentare un plot eccezionale. In un contesto reale diventa, invece, solo pericolosamente grottesco.

Rammento una storia (decisamente profetica) letta su un vecchio numero di Topolino, dove Zio Paperone veniva soggiogato da un computer (chiamato "Input") che egli stesso aveva fatto costruire allo scopo sia di gestire meglio i propri affari sia, conseguentemente, di avere maggior tempo libero per sé. Il computer, però, inizia a evolversi per conto proprio e, con un piccolo tranello, trova il modo di investire un decino e mettersi in affari. Scopo: acquisire il monopolio totale proponendo servizi per i consumatori dapprima gratuiti dopodiché convertiti a pagamento con costi progressivamente più elevati.

La situazione sembra derivare senza possibilità di scampo ma ecco che Qui, Quo e Qua, soliti prodigi da copertina, lo mettono in crisi chiedendogli di calcolare il valore esatto di pi greco (infinito), trovando in questo modo il bandolo della matassa. Similmente, nell'episodio della serie classica di Star Trek "Fantasmi del Passato", per isolare un'entità negativa impadronitasi del computer dell'Enterprise, il primo ufficiale Spock chiede alla macchina, tramite una direttiva obbligatoria, di calcolare il valore di iota, bloccando di fatto l'intruso in una serie infinita di operazioni. In un altro morceau de bravoure chiamato La Fuga di Logan (1976, regia di Michael Anderson), il protagonista distrugge il computer (nel film, questa macchina è rappresentata come una vera e propria Intelligenza Artificiale) che controlla le cupole attraverso un paradosso logico insuperabile, mandandolo in sovraccarico informativo, facendolo esplodere e liberando così l'umanità.

La tecnologia rappresenta un capitale fondamentale per l'evoluzione dell'umanità, ma solo se debitamente investito. Un cattivo investimento comporterebbe perdite colossali, e non stiamo parlando solo di denaro: stiamo parlando anche, senza ombra di dubbio, del futuro di noi tutti. Spesso diventa difficile trovare un punto di equilibrio. Difficile, ma non impossibile. Questo punto di equilibrio sta nell'avere coscienza di cosa la tecnologia può fare e di cosa la tecnologia non può, non deve e non dovrà mai fare. Mi tornano alla mente alcuni passi del capolavoro di Ray Bradbury "Fahrenheit 451": una realtà iper-tecnologica (i grandi schermi che popolavano tutte le case, controllando le persone) dove i libri venivano bruciati. I libri come allegoria della coscienza umana che si spegne accendendo il fuoco a sterilizzare le menti. La comunità degli uomini-libro brilla così come un faro dove ciascuno recupera un pezzo di coscienza perduta e lo fa suo, per evitare che scompaia. L'IA, inserita in questo contesto, è un ibrido tra il diavolo e l'acqua santa: infinite possibilità, infiniti tranelli; il tutto, diviso da una linea sottilissima.

Nella pellicola Runaway (1984, regia di Michael Crichton) vi sono alcuni spunti interessanti che dimostrano come, in un futuro immaginario, diventi molto difficile gestire, per esempio, i robot, adibiti a svariate funzioni prima di competenza umana, fuori controllo (il termine "runaway" significa, infatti, "fuori controllo"). La scena del robot domestico che prende una pistola e inizia a sparare in giro, uccidendo alcune persone, è emblematica. Nel prosieguo della vicenda si scoprirà che la causa di questi malfunzionamenti era legata all'installazione di chip manipolati (e privi di, guarda caso, protocolli di sicurezza) da parte di un criminale informatico allo scopo di trarne profitto.

Questo piccolo esempio apre dunque un altro filone di riflessioni: è assolutamente necessario rallentare lo sviluppo dell'Intelligenza Artificiale e rivedere tutti i protocolli di sicurezza non solo per evitarne l'eventuale deriva ma anche per tutelare eventuali manipolazioni di questa tecnologia a danno delle persone e per scopi di lucro. D'altra parte è inutile negarlo: con il termine cyber-criminale bisognerà cominciare ad averci a che fare, prima o poi.

E quando il confine tra l'accezione di criminale e quella di filantropo si fa talvolta labile, occorrerebbe pensare con tutte le nostre forze a un sogno futuro (utopistico, ma a me piace, ogni tanto, rimetterci qualche speranza) come quello descritto da Jean-Luc Picard in Primo Contatto (1996, regia di Jonathan Frakes): "L'economia del futuro è piuttosto diversa. Vedi, il denaro non esiste nel ventiquattresimo secolo / L'acquisizione della ricchezza non è più la forza motrice delle nostre vite. Noi lavoriamo per migliorare noi stessi e il resto dell'umanità.

" È solamente una pura dimensione onirica, ne sono ben conscio; ma, non so perché, io voglio crederci.


Di Federico Cantore per ComeDonChisciotte.org

15.09.2026


Federico Cantore. Tecnico IT, Laurea in Lettere Moderne e Contemporanee presso l'Università degli Studi di Torino


Commenti (2)

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    1. PietroGE 16 settembre 2026

      In effetti ci sono sviluppi preoccupanti delle potenzialità dell'AI e sembra delinearsi le scenario degli apprendisti stregoni, i quali hanno messo in moto meccanismi che cominciano a sfuggire al loro controllo. Tutti questi campanelli di allarme e grida di pericolo messi in circolazione da gente che ha contribuito allo sviluppo della AI alimenta il sospetto che sappiano qualcosa che l'opinione pubblica, anche la più esperta non sa e che si tirino indietro proprio per evitare di essere accusati quando succederà qualche disastro. Si sono accorti di aver messo nel calderone sostanze che possono esplodere e ora dicono : noi non c'entriamo, vi avevamo avvertiti per tempo. La AI, se guardate bene già controlla le ricerche su internet, serve a creare nuovi virus nei laboratori di armi biologiche, indirizza sul bersaglio missili e droni ecc. ecc. Il potenziale per un disastro c'è e come!

    1. Dario Lampa 16 settembre 2026

      La "IA" (ovvero l' Idiozia Artificiale"') altro non è che l' ennesimo tentativo di resuscitare il putrefatto sistema liberal-capitalista occidentale a guida anglo-giudaica-americana. Sta di fatto però che ogni tentativo e sempre più " fallimentare" e causa più disastri e sofferenze all'unanimità del precedente!
      Di fatto il grande capo degli idioti (capo anche dei nostri governanti ignominiosamente sottomessi) afferma che la "pericolosità" della IA è una bufala come lo sono i cambiamenti climatiici. Ora le persone di buon senso si chiederanno: 'Ma questo grandissimo idiota, anzi coloro lo manovrano dove vogliono arrivare mentendo sapendo di mentire?
      La IA è solamente una potente macchina calcolatrice, la più potente mai creata dalla dabbenaggine di certi 'umani" che a differenza dell' Uomo Saggio non può e non potrà mai trascendere: a buon intenditor...

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