Il fascino discreto del futuro

Il fascino discreto del futuro

nemulisse.com

6 Agosto 2024

Sono preoccupato. Decisamente preoccupato. Sono preoccupato soprattutto per me stesso, lo ammetto. Per il mio futuro, per quello della mia famiglia, dei miei amici, degli umani in genere. Quello che sta palesemente accadendo sotto i nostri occhi è una trasformazione senza precedenti nella storia dello sviluppo della società e dell’essere umano. È una trasformazione non casuale, ma programmata. Da chi, almeno per il momento, non è dato saperlo. O meglio, ci sono alcuni che, evidentemente qualcosa sanno, magari perché ne sono stati messi al corrente da altri, ed ogni tanto si lasciano sfuggire brandelli di verità. Particolarmente discusso da noi in Italialand il caso dell’ex ministro della “Transizione ecologica” Roberto Cingolani. La mia preoccupazione ha un nome (e cognome): IA, ossia Intelligenza Artificiale (o Artificial Intelligence, per fare bella figura con gli esperti del settore). Ora non sto qui a fare tutta la storia e la cronistoria di questa meraviglia della tecnica, anche perché oltre ad essere lunghissima è anche molto complicata. Non basterebbe questo mio “piccolo” articolo a descriverne la genesi e lo sviluppo. Per chi avesse curiosità può cercare di districarsi in questo complesso campo attraverso la lettura di questo ottimo articolo divulgativo. Fatto sta che a partire dal 2022, cioè pochi secondi fa se volessimo mettere su una stringa lineare lo sviluppo della tecnica e della tecnologia umana, si è dato pubblico avvio alle danze che riguardano quella che, a mio parere, sarà la più grande e pericolosa (per l’uomo) evoluzione verso il “futuro”. A dire il vero questo è uno dei più difficili articoli che ho scritto. Ho iniziato ad esaminare e “collezionare” materiale fin dal maggio del 2021 (più di 80 articoli e conferenze letti e seguiti sull’argomento. Ho messo molti link in questo pezzo, ma solo per far capire come i fili della ragnatela siano difficili da sbrogliare. Se volete potete anche non visitarli). Da allora, pian piano, mi sono reso conto del fatto che, come la Pandeminchia, anche il tema che veniva sempre più discusso dell’IA aveva a che fare con la trasformazione radicale del nostro mondo che è stato deciso con largo anticipo dai soliti noti. In questo caso si tratta della tecnologia e dell’utilizzo della stessa che comporta, come un cavallo di Troia, al suo interno un pericolo mortale. Per principio non sono contrario all’innovazione tecnologica, anzi. Il telefono cellulare, vera novità della mia generazione (e di quelle precedenti) è stato una vera e propria rivoluzione tanto nel modo di comunicare, quanto in quello dei comportamenti sociali. Come molti della mia età sono stato da principio restìo ad abbandonare le buone vecchie segreterie telefoniche, prima a nastro, poi digitali. Poi la comodità prese il sopravvento e cedetti all’utilizzo di questa scatola che ci ha resi schiavi. Come scriveva Orazio nel secondo libro delle sue Epistole: «Graecia capta ferum victōrem cepit» (ossia la Grecia, conquistata [dai Romani], conquistò il selvaggio vincitore). Il problema non sta nella tecnologia in sé, bensì nell’utilizzo che se ne fa. In questo caso è un utilizzo a doppio senso, dove il sopravvento è stato (non a caso) preso dalla parte di chi il servizio lo “offre”, ossia il “sistema”. In realtà l’utilizzatore, che crede di essere libero, è utilizzato attraverso quest’oggetto (cellulare o computer che sia) che, come ho già più volte scritto, è la più potente arma di costrizione finora mai usata da qualunque dittatura in qualunque tempo. Più dei fucili, più delle minacce, più del ricatto. Anzi, il ricattato è felice di esserlo al punto tale da anelare lo strumento della sua schiavitù, pagandolo a caro prezzo al suo schiavista. Quest’ultimo, attraverso la propria industria, sforna in continuazione tale strumento di tortura e coercizione in nuove versioni, sempre più sofisticate e sempre più accattivanti agli occhi dello schiavo. Nella storia dell’umanità non si era mai vista un’idea più diabolica per soggiogare il corpo e lo spirito degli uomini. Nemmeno Pol Pot riuscì a tanto. Fra le efferatezze, da lui e dai Khmer rossi, compiute si dice che facesse pagare ai parenti le pallottole con cui giustiziava le sue vittime. Qui, al contrario, sono le vittime che pagano spontaneamente. Dal fare una telefonata (che come recitava un vecchio slogan pubblicitario avrebbe potuto allungarti la vita) all’essere schedati e controllati nel vero e proprio senso della parola attraverso questa scatoletta maledetta è stata questione di un attimo. In pochissimo tempo la scatola magica si è trasformata in un potentissimo strumento di controllo. Lo stesso concetto è valido per l’IA. A chi non piacerebbe avere a disposizione una macchina che potesse risolvere tutti i problemi e i compiti più difficili in tempo reale? Una sorta di “lampada di Aladino” a cui basta chiedere per avere ciò che si vuole. Ma le cose stanno proprio così? Non direi! AI Generativa, innanzitutto, è un’arma a doppio taglio, soprattutto nelle sue applicazioni del tipo ChatGpt e similari (variano da azienda ad azienda, anche se al grande pubblico è più nota la versione di OpenAI). Sulla pericolosità di tale tecnologia ha ben messo in guardia Catherine Austin Fitts, conosciuta dal grande pubblico dei non addetti al mondo bancario e amministrativo americano a partire dal periodo della Pandeminchia, allorché rilasciò un’intervista proprio su ciò che stava succedendo e su cosa il cosiddetto “deep State” mondiale aveva programmato per le masse. In pratica attraverso l’utilizzo di ChatGPT il controllo attivo e passivo sulla massa sarà facilissimo. Oltre a questo, come distinguere la realtà dalla menzogna digitale? Già ora girano in Rete filmati, completamente fatti dalla IA, con personaggi veramente esistiti che parlano e discutono di avvenimenti “storici” completamente reinventati. I principali destinatari di tali filmati sono i giovani, coloro che maggiormente credono nelle potenzialità (peraltro sicuramente presenti) di tale tecnologia, utilizzandola però senza alcun senso critico e, soprattutto, senza una cultura di supporto alle spalle. Infatti, nel corso degli anni, non a caso, è stata fatta terra bruciata nelle scuole, nei programmi scolastici e nei libri di testo, dell’utilizzo del senso critico, soprattutto attraverso il tentativo, più o meno riuscito, della cancellazione della Storia e della Filosofia. Questo ha fatto sì che i più giovani non abbiano neanche una “memoria storica” del passato che, quindi, si può riscrivere a proprio piacimento. In Rete, oltre alla cosiddetta “disinformazione” voluta, sono sparite decine di migliaia di testimonianze del passato messe online già da anni. Oltre alla chiusura sistematica di canali dei social considerati “scomodi”. In Rete sono già infiniti gli esempi di manipolazione della realtà: non solo notizie inventate di sana pianta (che sono all’ordine del giorno, soprattutto sui canali dei “professionisti dell’informazione”), ma addirittura filmati completamente falsi, con personaggi falsi o reali che parlano ed agiscono come si vuole che facciano per il grande pubblico. Anche per i tecnici del settore è oramai quasi impossibile affermare se un filmato è “vero” o “falso”. Oramai l’interesse su quanto prodotto dalla IA è un affare irrinunciabile. Basti dire che Alphabet, società madre di Google, lo scorso febbraio ha perso 70miliardi di capitalizzazione sul mercato, a causa di un “errore”. In pratica il suo strumento di creazione di immagini Gemini AI stava producendo immagini storicamente e fattualmente inaccurate (tipo George Washington che risultava un po’ troppo “abbronzato”, o nazisti con la pelle di varie colorazioni). In pratica per inseguire l’ideologia woke imperante era diventato più realista del re, fino al ridicolo. Lo scopo di tale tecnologia Ma tutto ciò non viene fatto di nascosto. La verità e la progettualità ci viene detta in faccia. E questo già da tempo. Lo scopo ultimo dell’IA è il controllo. Totale! Il buon Yuval Noah Harari (del quale mi ero già occupato qui) così si è espresso su tale materia: “Lo strumento più efficace utilizzato da un dittatore nella storia è la paura. Sei Stalin e vuoi tenere in riga la gente, cosa fai? Li terrorizzerai. Come si terrorizza un’intelligenza artificiale? Cosa farai? La manderai in un gulag? Ucciderai la sua famiglia? Voglio dire, cosa puoi fare a un’IA che inizia a dire cose o fare cose che vanno contro la linea del partito o cerca di toglierti il potere? I dittatori si trovano in un problema molto, molto serio, in un certo senso persino peggiore di quello delle democrazie”. Ma di esempi in tal senso ce ne sono a bizzeffe. Lo sviluppo di questa tecnologia è continuo ed esponenziale. Lo stesso Sam Altman, fondatore di ChatGPT, durante l’Entrepreneurial Thought Leader (ETL) tenutosi alla prestigiosa Stanford University ha dichiarato: “Possiamo dire proprio ora con un alto grado di certezza scientifica che GPT -5 sarà molto più intelligente di GPT-4. GPT-6 sarà molto più intelligente di GPT-5 e non siamo vicini al vertice di questa curva…”. Quale dunque il confine? Non se ne vede la fine. Non a caso tutte le più potenti aziende mondiali ci si sono buttate a capofitto: da Apple a Microsoft, da Amazon a Google, per non dimenticare il buon caro vecchio Elon Musk (o “muschio”, come lo chiama giustamente Greg) che qualche tempo fa, proprio per abituare le pecore che lo seguono, si lanciò in una finta crociata contro la pericolosità potenziale dell’IA, salvo poi utilizzarla lui per primo nelle sue aziende, soprattutto in Neuralink. È un affare lucroso ed una corsa nella quale tutti vogliono arrivare primi al traguardo. E naturalmente te lo pubblicizzano nel modo più affabile e affascinante possibile. Vogliono convincere le pecore che l’IA è umana come noi, molto umana, tanto da assumere un avvocato per provarlo. La strada che porta all’Inferno Ma in che modo si manifesterà tale controllo? Oltre al controllo delle menti più “fragili”, perché meno supportate da senso critico e da memoria storica, come dicevo prima, quello che secondo me a breve, molto più a breve di quel che si pensi, accadrà sarà la sostituzione degli “umani” con l’IA e con i robot da quest’ultima guidati. In verità sta già accadendo un po’ ovunque. Per parlare di un campo come il mio, quello del giornalismo, già da molto tempo testate prestigiose come il Washington Post producono articoli redatti da IA. Vengono prodotti perfino i telegiornali attraverso tale tecnologia. Una mia amica tedesca che fa la traduttrice di libri dall’italiano al tedesco per conto di prestigiose case editrici teutoniche mi ha raccontato di aver partecipato di recente ad un seminario del suo settore durante il quale ad un gruppo di traduttori, assieme a lei, sono stati sottoposte alcune traduzioni. Il gruppo doveva decidere quale delle versioni proposte, a partire da un testo in inglese, fosse stato a parer loro meglio tradotto in tedesco. Ebbene, la prima scelta è ricaduta su un testo che si è rivelato poi essere stato effettivamente tradotto da un umano, ma il secondo scelto era stato tradotto dall’IA. Perfino nel campo della vita privata e sessuale si tenta di introdurre tale tipo di tecnologia. Non solo le professioni per così dire “intellettuali” potranno, prima o poi, essere sostituite, ma anche quelle “manuali”, attraverso i robot. Oramai ne esistono di tutti i tipi, in ogni campo di quello che oggi è l’agire umano (dalla produzione in fabbrica, al settore sanitario, da quello dei servizi a quello della manodopera specializzata, ecc.) prodotti da aziende specializzate in ogni angolo del Globo. Un robot potenzialmente lavora 365 giorni l’anno, 24 ore al giorno, non si ammala, non va in ferie e non fa figli a cui badare. Ovviamente già immagino il commento dei soliti benpensanti che diranno: “Eh, ma si rompono anche loro”. Grazie tante… Ma per un robot che necessita di riparazioni o di sostituzione ce ne sono una schiera infinita che continuano a fare il loro lavoro indefessamente. E allora? Cosa accadrà dell’umanità, o meglio, di quel che ne rimane? Semplice: a chi sarà rimasto, tra una Pandeminchia e l’altra, occorrerà dare una sorta di reddito di cittadinanza, due croccantini per dirla sempre “alla Greg”, tenendo tutti sotto il costante ricatto di toglierglielo se non saranno ubbidienti. Ovviamente sarà una moneta digitale, a tempo (andrà spesa entro e non oltre una certa data, pena la sua sottrazione), da spendere per comprare oggetti per lo più inutili, cibo spazzatura da mangiare, il tutto rigorosamente in “città da 15 minuti”. Saremo tutti felici di non avere nulla, per far riferimento allo slogan coniato da lor signori. Conclusione Le tecnologie, o meglio, quella che Umberto Galimberti (finché non s’è rincoglionito con la Pandeminchia) chiamava l’età della Tecnica, sono uno strumento potentissimo, molto più di quanto comunemente possiamo immaginare. E proprio per questa ragione devono essere messe sotto il vaglio di una, per così dire, categoria dello Spirito, ossia la Morale. Non a caso è una delle branche del pensiero umano più importanti e dibattute nel corso dei secoli dalla Filosofia. Cosa è lecito e cosa non lo è? Fin dove ci si può spingere nel perseguire determinati scopi e cosa si può ritenere “accettabile” per ottenerli? Chi è che stabilisce cosa sia per l’appunto “accettabile” e chi no? Ci si può fidare della “Scienza” in un campo come questo? La risposta è ovvia. E allora? Ci si può ribellare a questo, a quanto pare, inevitabile destino di “assimilazione” per dirla con un’efficace espressione usata da parte dei Borg nella serie di Star Trek? Direi di no, ma in parte sì. Personalmente ho deciso di non avvalermi di tale tecnologia. Per così dire ho deciso di rimanere “analogico” e di non usare (almeno coscientemente) questo potente strumento per qualsivoglia operazione io compia e per qualunque problema io debba risolvere. Questo per due ragioni principali: la prima è che voglio utilizzare le mie capacità di ragionamento e culturali in genere per “cavarmela” in ogni circostanza della vita. Sono umano, ho un cervello con i suoi pregi e i suoi difetti e, soprattutto, non temo di non sbagliare. So perfettamente che è più facile prendere un ascensore per salire fino all’ultimo piano di un palazzo, ma so anche che l’esercizio fisico, per quanto duro e stancante, alla fine apporterà al mio organismo umano molti più benefici che momentanee scomodità. La seconda ragione è che mi rendo perfettamente conto del fatto che il “sistema”, che già mi ha reso schiavo volente o nolente per molte, troppe cose della mia vita quotidiana, sicuramente, attraverso un algoritmo si accorgerà in tempo reale del fatto che ho fatto utilizzo della sua tecnologia a buon mercato (in questo caso addirittura gratuita) e saprà così all’istante che la mia volontà, prima o poi, potrà essere piegata ed io, implicitamente, ricattato. Il sistema saprà che ha fatto breccia nel mio cervello e che avrà una fessura per rendermi “schiavo”, così come ha fatto con il cellulare. No, non si tratta solo di accettare di utilizzare una macchina, che può avere anche dei risvolti di utilità. Si tratta di qualcosa di più profondo. Si tratta di delegare al “sistema” la capacità umana di pensare e prendere decisioni, giuste o sbagliate che siano. Ognuno è libero di scegliere in tal senso su cosa fare. Io, almeno finché mi sarà concesso, preferisco vivere.


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06.08.2024

Fonte: https://www.nemulisse.com/2024/08/06/il-fascino-discreto-del-futuro/





Commenti (27)

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Mostra commenti 27 caricati
    1. Arthur 8 agosto 2024

      L'IA è in grado di processare velocemente molti dati, fare calcoli, etc. ma non potrà mai fare certe cose perché:

      1) non possiede l'ingegno, l'estro e la fantasia umana;

      2) non ha una sensibilità interiore e non è capace di provare emozioni;

      3) non ha un'anima.

      La creatività dipende da queste cose, non dall'abilità di processare informazioni e fare calcoli o roba simile.
      L'uomo (e persino gli animali) di fronte ad una difficoltà si industria per superarla.
      L'IA invece tira fuori la scritta "errore 404" oppure "operazione impossibile" o addirittura si incarta come se ci fosse un bug informatico.
      In sostanza, l'IA è un c*gl**ne.

    1. gix 8 agosto 2024

      E' semplice, la delega è la madre di tutte le cazzate, specialmente se fai fare agli altri quello che puoi benissimo fare te.

    1. Morganion 8 agosto 2024

      Non entro nel merito delle interessanti opinioni espresse nell'articolo. Noto soltanto che i tempi dell' Aquinate sono tramontati da più di qualche secolo...
      Scrivere Summae di questa dimensione su qualsiasi argomento è faticoso, complesso e nella maggior parte dei casi decisamente controproducente...

    1. Darkman 8 agosto 2024

      Il problema non sta nella tecnologia in sé, bensì nell’utilizzo che se ne fa.

      Ho perso il conto di quante volte ho sentito questa frase fatta. Che la tecnica sia neutrale è un’idea ingenua, poiché considera la tecnica ancora come un semplice mezzo. La tecnica da molto tempo è diventata il nostro ambiente e dal momento che veniamo plasmati fin dall'infanzia da ciò che utilizziamo e col quale entriamo in contatto non possiamo certo essere occhi puri sul mondo (mi pare che lo sostiene anche il Galimberti citato dall'autore). Ed essendo la tecnica il nostro ambiente, essa è la condizione del nostro vivere e operare. Quindi cosa sarebbe un usus imparcialis della tecnica dal momento che noi abitiamo la tecnica irrimediabilmente e senza scelta? Tale abitare non è mai neutrale, giacché l’abitare è una modalità dell'esperienza.
      Ma poi a prescindere Midjourney o un qualsiasi altro software affine sarebbe neutrale negli stereotipi che genera? Anzi creativamente può solo viziare e insterilire ulteriormente l'immaginazione collettiva saturando i contenuti del web di spazzatura creata senza sforzo dai bot dove manca ogni scintilla dell'animo che pure un disegnatore mediocre potrebbe da qualche parte trasmettere. Parlando di LLM: GPT, Claude, Gemini e il resto del trenino quando vogliono essere neutrali sono solo assurdamente relativistici e nei punti eticamente critici gli sviluppatori li cappano col PolCor.
      Riguardo la musica Suno e Udio sono per certi versi notevoli perché tra le arti è la più matematizzabile ma ho comunque notato grossi limiti anche qui: non capiscono le cadenze o la fine delle frasi ed è palese una mancanza di direzione infatti li sento spesso incartarsi su un tema che ha già esaurito quanto doveva esprimere e spesso in generale non sanno dove metterci il punto. Sanno dunque assemblare materiale musicale esteticamente affine ma senza effettiva organicità e di conseguenza senza una chiara destinazione verso cui dirigersi.
      Facendo una metafora col teatro è come se, incaricato il bot di scrivere qualcosa nello stile di Shakespeare, producesse una serie di frasi che, da sole, suonano completamente shakespeariane, ma che, nell'insieme, non sanno affatto raccontare una storia shakespeariana.
      Il campo più immune all'assalto, come ho detto nei commenti ad altri articoli sul medesimo tema, è quello letterario perché lì senza pensare non puoi fare nulla di presentabile in automatico. Poi gli LLM generando per sintesi e approssimazione usano la grammatica e strutturano la prosa come un bimbo di 10 anni e infatti sono lungi dall'essere capaci di poter sostituire i traduttori professionisti. Però dal momento che la gente ha raggiunto la soglia di attenzione dei pesci rossi e nessuno legge integralmente un piffero figurarsi quanto fregherebbe dei libri scritti dai robot anche se i robot fossero in grado di scriverli.

    2. R66 8 agosto 2024

      Trovo anche io molto stucchevole la frase incriminata e prima ancora della tecnica io parlerei dell'intenzione.
      Essendo l'animo dei più (il sistema ne è un'estensione) competitivo, la tecnica verrà utilizzata con tale ottica; ciò chiude immediatamente il cerchio.

    3. DrCaligari 8 agosto 2024

      In parte concordo con te però credo che mettersi a comunicare con l'AI oppure leggere un romanzo da lei interamente composto, ad esempio, sia un ulteriore passettino verso la spettralità che si cerca di farci diventare. Quindi in parte la frase che tu citi non è corretta ma in parte lo è. Insomma come dire la differenza che può esserci tra leggere un libro o mettersi a parlare con un libro. Io con chatgpt non solo mi rifuto di parlarci ma da un po' di tempo le ho anche tolto il saluto ti dirò.

    4. DrCaligari 8 agosto 2024

      Volevo ringraziarti per la bella risposta sull'AI che mi aveviu dato, poi boh è sparita. Comunque ti ringrazio lo stesso. (spettrale l'avevo fregato a uno scritto di Agamben in cui trattava di soggettivazione e desoggettivazione del soggetto e relativa sua deriva spettrale. Mi piaceva un bel po'.

    1. sarah 8 agosto 2024

      Dice bene l'autore, molto bene, tuttavia non mi sento di sottoscrivere così in fretta le sue conclusioni: non sarà una passeggiata ridurre l'intera umanità ad un alveare nutrito a croccantini come è nei sogni dei vari perversi Harari eccetera. Ora la realtà ci mette a dura prova ma credo ancora che il senso dell'esistenza dell'uomo, qualunque cosa si creda a parte le follie transumane, trascenda facilmente la stupidaggine riduzionista con cui questi spaventapasseri cercano di intimorirci. E se ne accorgeranno anche loro, si accorgeranno che le loro armi sono spuntate. L' "era della tecnica" ci pone - non da ora - in una condizione complessa che i suoi incensatori non amano ricordare: la crescente eteronomia o dipendenza dell'uomo da regole contrarie al suo volere o al suo sentire profondo, con una serie di conseguenze e ripercussioni individuali e collettive che stanno raggiungendo, o hanno già superato, il limite di tollerabilità. Anche se riteniamo più comodo credere che tutto avvenga in fin dei conti nel nostro pieno interesse, facendo tacere la coscienza di fronte a ciò che preferiamo non comprendere. Guenther Anders - che non è il mio personaggio preferito - ci ricordava nel lungo carteggio con uno dei piloti coinvolti nel lancio della bomba di Hiroshima ricoverato poi in manicomio a causa dei sensi di colpa, che la sua condizione sarebbe presto diventata potenzialmente la condizione di molti uomini del futuro. Era il 1959 e la sua previsione, nonostante l'immensa aridità che ci circonda, si è rivelata abbastanza esatta. Servirà il coraggio di confutare il "dogma teologico" scientista secondo il quale qualunque creazione del progresso è di per sé superiore all'uomo stesso.

    1. DrCaligari 7 agosto 2024

      L'AI non è certo chatgpt o altre sciocchezze del genere. E' dentro di noi, o lo sarà. Ma del resto la Storia ufficiale che cronacheggia di grandi artisti, grandi pensatori o umanisti sommi non sta forse parlando di un solo granello dell'intera sabbia che compone un'infinita spiaggia? La vera Storia, quella sociale se fosse possibile riportarla per intero, non è forse cronaca quotidiana di cattiverie, invidia, angherie, omicidi, genocidi, tradimenti di ogni genere, pensieri orribili eccetera eccetera? Forse noi la raccontiamo questa storia? E allora stiamo solo continuando a manifestare la farsa sul profilo chiaro della Luna mentre occultiamo la tragedia della sua faccia oscura. Ed è giusto cosi, ce lo chiede l'inconscio collettivo, ce lo chiedono gli animali interi del pianeta, ce lo chiede l'Idea di Giustizia che noi stessi abbiamo concepito e plasmato. Ed è la cosa più bella che io personalmente abbia mai visto accadere. Nonché a questo punto l'unica possibile.

    2. DrCaligari 8 agosto 2024

      La Storia dell'Umanità e ben rappresentata da una mela che viene addentata da una donna sul ramo di un albero, quindi cade giù e colpisce in testa un uomo che stava dormendo nell'arborea ombra mentre sognava di diventare un genio. Infine termina la sua corsa sotto forma delle feci di entrambi sul morbido prato inglese sottostante il grande Albero. Morale, dice il Saggio, la conoscenza senza l'amore è come una mela divisa in due: cioè non è più una mela. Ovvero, precisa il Fisiologo, una mela privata della sua valenza spirituale rimane un'entità esclusivamente fisica appunto: cioè la si può solo cagare.

    1. FrancoMaloberti 7 agosto 2024

      Come ho scritto in https://comedonchisciotte.org/le-capre-e-le-volpi-amano-lintelligenza-artificiale/
      che riporta molte delle risposte alle perplessità dell’ autore, la AI non ha futuro perché ha bisogno di una quantità esagerata di energia.

    2. Deimos 7 agosto 2024

      Non guardare troppo ai sistemi di server farm, quelli sono un caso particolare perchè le grandi aziende tentano di avere un unico nodo che faccia raccolta dati, addestramento, verifica e implementazione.
      Se non cerchi un IA mostruosamente generica che sappia fare tutto ciò che potenzialmente potrebbe fare un umano i consumi calano notevolmente come le dimensioni, i robot umanoidi in grado di lavorare in fabbrica già iniziamo a vederli e il consumo di elettricità è in larga parte per i motori e non per il sistema della IA (e parliamo di sollevare 10 kg massimo).
      Le IA LLM che soggiornano nelle farm energivore sono ben più strane, sanno disegnare, fare filmati, ritoccare immagini e video, tradurre scritto e parlato in 50 lingue e così via e sono TANTE: una struttura gestisce in parallelo probabilmente milioni di singole istanze della IA, almeno una per ogni utenza che fa una richiesta più una certa quantità che elabora qualcosa che un altra istanza valuterà per creare una catena di retroazione e apprendimento, in aggiunta esistono delle IA che fanno solo navigazione internet a caccia di contenuti (e sono talmente un problema che esistono firewall appositi).

      Se paragoni i consumi di una server farm con 3 milioni di istanze a una città con la metà dei cittadini capirai perchè convengono (almeno in teoria)...

    3. FrancoMaloberti 8 agosto 2024

      Quello che spaventa di più non sono i robot umanoidi che lavorano in fabbriche già ampiamente robotizzate, ma le cose che derivano dai data center. Ebbene, L'IEA prevede che la domanda globale di elettricità da AI, data center e criptovalute salirà a 800 TWh nel 2026 nel suo scenario di base, (1050 nel caso massimo) un aumento di quasi il 75% rispetto ai 460 TWh del 2022. Nel 2030 aumenterebbe di un fattore quattro o più. Per produtte l'energia necessaria nel 2026 servirebbero circa quattro miliardi di m quadrati di pannelli solari.

    4. Deimos 9 agosto 2024

      Se ci mettiamo le criptovalute è sicuro, il problema in quel caso è che le più comuni si minano con i "prof of work" cioè calcolando le catene di scambi in continuazione!
      Il termine di paragone è mettere insieme il concetto di calcolare il bilancio di un azienda (datacenter) e quello di calcolare il p greco fino all'ultimo decimale (criptovalute), un impresa certa per essere impossibile in quanto infinita. Ovviamente anche con le IA si può esagerare ma è piuttosto improbabile.

      Io degli androidi tuttofare ho una sacrosanta paura, per quanto banale possa sembrare un robot in grado di ordinare uno scaffale scegliendo, e spostando le scatole senza trucchi come un umano sarebbe decisamente superiore a qualsiasi cosa viaggi sul pianeta tranne noi: le macchine attuali sono come animali addestrati, eseguono un trucchetto e sempre quello, nessun animale invece è addestrabile a ordinare un scaffale! Non ci siamo ancora ma siamo vicini.

    1. GioCo 7 agosto 2024

      Leggo e capisco.
      Capisco che ci si concentra (al solto) su quello che c'è e non su quello che manca. Ad esempio, l'IA ci sostituisce nel lavoro e nella creatività, però noi stiamo perdendo la guerra con la Cina e la Russia perché... Tenetevi forte... 1) Non si vuole ricostituire un sistema produttivo indistruale assumendo manodopera, 2) la dipendenza dalla tecnologia non ci sta favorendo sul terreno di battaglia, 3) qualsiasi cosa si inventi st'accidente di occidente mette in risalto il suo ddoppiopesismo inutilmente costosissimo, 4) l'IA esiste esclusivamente a causa della corruzione endemica che indebolisce chi la assume come la cocaina. Nell'era dello specchio come Ghostbusters davanti a Zuul abbiamo scelto la nostra fine. Stiamo costituendo una società basata sul marcio fatta da Zombie, non sarà quindi l'IA a condannarci. In futuro ci sarà si un "sorpasso" ma nello specchio. Diventeremo consapevoli del perché l'IA non potrà MAI sostituire la Vita ne capirla. Non sarà una passeggiata...

    1. Arthur 7 agosto 2024

      Secondo me questa storia dell'IA è proprio una cacchiata, per non dire altro...
      I babbei ci sono sempre stati e continueranno ad esserci.
      E saranno manipolati e liquidati. Peggio per loro.

      Anzi, in realtà l'IA è un pericolo minore poiché basta un blackout, o un bug informatico, e si spegne o comunque va in tilt.
      Ci sarà da ridere, altro che paura.
      E non riguarderà solo l'IA, bensì molte altre idiozie, basti pensare alle auto elettriche che vanno a fuoco.

      Questa gente che progetta frescacce e cerca di manipolare e piegare il mondo è molto ma molto meno intelligente di quanto sembra.
      Sono soltanto gradassi, bulli e squilibrati.
      Si fotteranno da soli.

      Resto ottimista e mi godo la vita e lo spettacolo.

    2. Arthur 7 agosto 2024

      PS

      Hanno tentato di far comporre all'IA musica nello stile di Bach, inserendo una marea di musica come modelli.
      Beh, il risultato è una cagata allucinante.

      Basta mettere a confronto quello che fa l'IA con una qualunque composizione di un qualsiasi compositore settecentesco contemporaneo di Bach per rendersi conto di quanto l'IA sia stupida.

    3. R66 7 agosto 2024

      In genere scrivono articoli sulle AI persone che non utilizzano (nel nostro caso per sua stessa ammissione) alcun supporto AI.
      Da qui l'immaginazione ci mette il resto e una applicazione per comporre i jingle diventa Skynet.
      Al momento, i vantaggi credo che li sfruttino soltanto gli addetti al settore, un gonzo, anche con la migliore AI a disposizione, produrrà e sceglierà comunque risultati gonzi.

    4. R66 7 agosto 2024

      Per l'audio ho giochicchiato con Udio, non eguaglia di sicuro Bach, ma i risultati non sono molto inferiori ad artisti pop/rock/folk blasonati, con un po' di postproduzione potrebbero benissimo passare per canzoni reali e di successo.
      Sono quasi sicuro che a livello ideativo, fase di importanza primaria, oggi molti si avvalgono di supporti simili.
      In ambito lavorativo stanno nascendo figure che tecnicamente sanno fare poco o nulla, ma gestiscono bene i prompt, anche qui i risultati sono più che decenti, in certi casi superiori a figure professionali specifiche.
      Qui un esempio alternative rock trovato in 2 secondi e non è per niente male: https://www.youtube.com/watch?v=HCmwM80S4RM&list=PL6ekR14nkasgLrHAEVh6cCj7su1HmChoU&index=3
      Un altro sul genere rockabilly: https://www.youtube.com/watch?v=88EDMWBbE10&list=PL6ekR14nkasgLrHAEVh6cCj7su1HmChoU&index=82

    5. Arthur 8 agosto 2024

      L'IA non potrà mai riuscire a comporre come Bach o altri autori del passato, per ragioni che qualunque esperto o musicista davvero preparato conosce bene.
      La formazione di un compositore, soprattutto in certi periodi come il XVII e XVIII secolo, era determinata da una pluralità di fattori, ignoti ai più oggi.
      Mi limito a citarne alcuni tra i più importanti: contrappunto, armonia, costruzione della melodia, stilemi tipici dei vari strumenti musicali e della voce umana, differenze stilistiche tra le tradizioni dei vari paesi (Italia, Francia, etc.), utilizzo dei principi della retorica musicale, possesso di un vocabolario musicale più o meno ampio acquisito studiando la musica di altri compositori, etc.
      Ad esempio, Bach si formò sui compositori tedeschi che lo precedettero, poi studiò a fondo la musica italiana (soprattutto i veneziani Albinoni e Vivaldi) e quella francese. Nell'ultimo periodi della vita si interessó alla polifonia sacra dei compositori cattolici, e chiese persino di essere nominato Maestro di Cappella onorario nella cappella cattolica di Dresda (nomina che arrivò dopo alcuni anni).
      Non bisogna poi dimenticare che erano determinanti anche i valori estetici dell'artista e l'IA non ha la più pallida di quale fosse la sensibilità estetica degli uomini del XVIII secolo.
      E l'IA non sa nulla di armonia, contrappunto, stile francese, stile italiano, retorica, poesia, plasticità della melodia, etc.
      E il contrappunto e l'armonia nel periodo barocco non erano insegnati come si fa oggi, questo significa che la forma mentis di un musicista odierno è molto lontana da quella di un musicista di tre secoli fa, figuriamoci quella dell'IA.
      Ma, soprattutto, l'IA non ha un'anima.

    6. Darkman 8 agosto 2024

      A Suno se ad esempio gli chiedi di generare della musica barocca il contrappunto ce lo sa mettere; che poi non lo sa strutturare minimamente bene quanto un autentico compositore classico questo certamente ma non è da sottovalutare troppo. Vero che di armonia, fraseggi e progressioni in genere capisce poco perché imbastisce il materiale senza saper concepire un effettivo discorso musicale e infatti gli capita spesso di perdersi in reiterazioni ossessive del tema melodico; tuttavia per generi semplici e popolari (metal, blues, pop, rock, musica elettronica, ecc...) funziona già decentemente e mi ha generato canzoni molto migliori delle schifezze che passano regolarmente per radio. Poi si può utilizzare anche in modi creativi: io ad esempio quando l'ho provato ero solito scrivere dapprima le lyrics, poi isolare la voce dagli altri strumenti e costruirci attorno una base composta da me in FL studio. Altre volte gli ho chiesto di estendere delle mie composizioni e veniva fuori una cosa per metà composta da me e per metà generata dal software con risultati curiosi.

    7. Arthur 8 agosto 2024

      Beh, chiaramente dipende dal risultato che si vuole ottenere.
      Certamente qualche contrappunto, qualche concatenazione armonica decente e progressioni varie qua e là l'IA riesce a farle.
      Ma si tratta della creazione di una sintassi musicale tendenzialmente scolastica sulla base di schemi immessi nel software.
      L'opera d'arte è ben altra cosa.

    8. Darkman 9 agosto 2024

      E' sacrosanto sfatare il marketing che vuole intortarci dell'arrivo di delle lampade col Genio dentro che possono magicamente trasformare le nostre idee in realtà (digitale). Concepite così queste tecnologie sono stupide e dannose perché anche potendo fare tutto da sole non pensano. Laddove c'è da pensare, riflettere, impostare la propria base teoretica e la filologica che si vuol portare avanti ti devi attivare in prima persona perché non sono compiti che puoi delegare a un automa. Ergo devi avere studiato: se vuoi fare musica per davvero ti serve ancora di saper comporre, e se vuoi tradurre bene devi conoscere le lingue. I bot possono tranquillamente tradurre un intero libro da soli ma ne viene fuori una schifezza illeggibile mentre se li usi come supporto allora hai rapidamente accesso a una serie di strumenti che ti facilitano il mestiere di traduttore. Lo stesso se fai il programmatore: i chatbot conoscono tantissimi tipi di codice e puoi servirtene per tediose operazioni di compilazione o compiti specifici risparmiando molto tempo ma se gli chiedi di fare tutto da soli non sarebbero in grado di realizzare nemmeno un clone decente di Pac-Man. La sciocchezza dunque è intenderli come strumenti omnia facens anziché come basi d'appoggio per lavori che umani sono e umani devono restare.

    1. sbregaverse 7 agosto 2024

      Macchè macchè non ho alcun dubbio io preferisco le IA*, sempre ed in ogni caso.
      *INSAZIABILI&ASSATANATE.

    1. R66 7 agosto 2024

      Nel frattempo, nella stanza del potere, sì, al singolare, la stanza delle stanze...

      John: Non è che con tutta questa AI la plebaglia inizierà a storcere il naso?
      Jack: Nel caso, John, abbiamo l'arma delle armi, non preoccuparti.
      John: Ah sì? E qual è?
      Jack: Ma come John? Che domande... il problema non sta nella tecnologia in sé, bensì nell’utilizzo che se ne fa.
      Tuo nonno è stato un genio a inventarla.
      Siamo immuni, per sempre!

    1. Individualista 7 agosto 2024

      E senza neanche accorgercene siamo entrati nel mondo della Distopia. Benvenuti!

    1. uomospeciale 7 agosto 2024

      io non mi preoccuperei più di tanto.
      Sono assolutamente certo che entro pochi anni, sarà tutto risolto.

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