Di Giorgio Agamben, quodlibet.it
Una buona definizione del potere politico è quella che lo caratterizza come l’arte di mettere gli uomini in rapporti falsi. Questo e non altro fa innanzitutto il potere, per poterli poi governare come vuole.
Una volta che si sono lasciati introdurre in rapporti obliqui in cui non possono riconoscersi, gli uomini sono infatti manipolabili e orientabili a proprio piacimento. Se essi credono così facilmente nelle menzogne che vengono loro proposte, è perché false sono innanzitutto le relazioni in cui, senza che se ne accorgano, si trovano già sempre.
La prima mossa di una strategia politica degna di questo nome è pertanto la ricerca di un via d’uscita dai rapporti falsi in cui il potere ha posto gli uomini per poterli governare. Ma proprio questo non è facile, perché un rapporto falso è precisamente quello dal quale non si vede una via d’uscita.
Qualcosa come una via d’uscita diventa possibile solo se comprendiamo che il rapporto falso è la forma stessa del potere, che trovarsi in un rapporto falso significa essere in una relazione di potere. Che falso, cioè, il rapporto è non perché mentiamo, ma perché manca la coscienza del suo carattere essenzialmente politico. Che le relazioni in apparenza intime e private o quelle tecnicamente o socialmente determinate siano in verità già sempre politiche, che in esse ci troviamo, cioè, fin dall’inizio in un rapporto falso, questa consapevolezza è la sola via per cambiare alla radice il nostro modo di viverle.
Di Giorgio Agamben, quodlibet.it
01.09.2025
Giorgio Agamben è un filosofo italiano. Ha scritto diverse opere che spaziano dall’estetica alla filosofia politica, dalla linguistica alla storia dei concetti, proponendo interpretazioni originali di categorie come forma di vita, homo sacer, stato di eccezione e biopolitica.
Fonte: https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-sui-rapporti-falsi
danone 5 settembre 2025
I rapporti veri si creano quando si cerca di soddisfare i bisogni dell'anima, dell'uomo interiore, mentre i rapporti falsi si intessono quando si pretende di soddisfare i bisogni dell'ego.
Per soddisfare i bisogni animici prima bisogna sentirseli addosso, bisogna provarli anche in modo molto doloroso, e solo dopo si può iniziare a provare a soddisfarli.
Questo processo di risveglio alle esigenze e ai bisogni dell'anima può avvenire solo se si è iniziato ad avvertire dentro di noi l'esigenza di capire chi siamo e l'esigenza-volontà di migliorarci nella nostra condizione esserica attuale, poichè abbiamo già constatato che così come siamo attualmente, ci facciamo abbastanza schifo.
Per migliorarci interiormente come esseri coscienti e consapevoli, è necessario osservarsi e per far questo è necessario imparare gradualmente a sviluppare una sempre maggiore onestà interiore.
Senza onestà interiore, niente auto-osservazione, senza auto-osservazione, niente crescita interiore.
Non è difficile Agamben, per un ricercatore interiore o per un essere umano reale (io sono) è abc riconoscere i diversi tipi di bisogni che si provano, coi relativi rapporti umani che si creano necessariamente per soddisfarli, e distinguere da quale parte di noi stessi provengono, se dalla vera personalità profonda (identità interiore-io sono) o dal tuo stupido ego-personalità superficiale (questo è mio).
Provare per credere Agamben, filosofeggiando come spesso fai non ci arrivi e poi esordisci con questi articoli generici e molto confusi.
Riprenditi.