Giorgio Agamben: La verità e la vergogna

Cittadini di seconda classe
Giorgio Agamben

Di Giorgio Agamben

Dopo quanto è successo negli ultimi due anni è difficile non sentirsi in qualche modo diminuiti, non provare – lo si voglia o no – una specie di vergogna. Non si tratta della vergogna che Marx definiva «una sorta di rabbia rivolta verso di sé», in cui intravedeva una possibilità di rivoluzione. Si tratta, piuttosto, di quella «vergogna di essere uomini», di cui parlava Primo Levi a proposito dei campi, la vergogna di chi ha visto accadere quello che non avrebbe dovuto accadere. È una vergogna di questa specie – è stato detto a ragione – che, fatte le debite distanze, proviamo davanti a una volgarità troppo grande, davanti a certe trasmissioni televisive, ai volti dei loro conduttori e al sorriso sicuro degli esperti, dei giornalisti e degli uomini politici che hanno consapevolmente sanzionato e diffuso la menzogna, la falsità e il sopruso – e continuano impunemente a farlo.

Chiunque ha provato questa vergogna sa di non essere per questo diventato migliore. Sa, piuttosto, come usava ripetere Saba, di «essere molto meno di quanto era prima» – più solo, anche se ha cercato amici e sodali, più muto, anche se ha provato a testimoniare, più impotente, anche se qualcuno ha ascoltato la sua parola. Una cosa, tuttavia, non ha perduto, anzi ha in qualche modo inaspettatamente guadagnato: una certa vicinanza a qualcosa per cui non sa trovare altro nome che «verità», la capacità di distinguere il suono di quella parola, che, se l’ascolti, non puoi non credere vera. Per questo e di questo egli può testimoniare. È possibile – ma non è sicuro – che il tempo, come vuole l’adagio, finisca col svelare la verità e dargli – chissà quando – ragione. Ma non è questo che la sua testimonianza ha messo in conto. A obbligarlo a non smettere di testimoniare è, piuttosto, proprio quella speciale vergogna di essere, malgrado tutto, un uomo – come, malgrado tutto, uomini sono anche coloro che, con le loro parole e le loro azioni, lo hanno costretto a provare vergogna.

Di Giorgio Agamben

24.01.2023

Giorgio Agamben è un filosofo italiano. Ha scritto diverse opere che spaziano dall’estetica alla filosofia politica, dalla linguistica alla storia dei concetti, proponendo interpretazioni originali di categorie come forma di vita, homo sacer, stato di eccezione e biopolitica.

Fonte: https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-la-verit-5-la-vergogna

Commenti (3)

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    1. omega 29 gennaio 2023

      Sottoscrivo .

    1. Chicxulub2.0 29 gennaio 2023

      Traduzione dall'agambeniese:
      👉“È finita, noi che abbiamo conservato almeno un barlume di consapevolezza siamo troppo pochi e non abbiamo voce.
      Ma i demoni nella loro hubris ormai senza freni non si rendono conto che stanno portando l'umanità così come la conosciamo all'estinzione quindi dobbiamo tenere presente che ci resta almeno una speranza: il crollo sistemico, la violenza divina che non riaggiusta i sistemi sociali e politici, non ne rimodula il diritto secondo nuovi criteri, ma abbatte il diritto stesso, creatore di un paradigma che porta inevitabilmente al prevalere dell'algoritmo tecnocratico sulle ragioni autenticamente umane che il diritto in origine doveva salvaguardare.

      Prepariamoci intessendo relazioni non solo virtuali, leggendo, riflettendo tutti assieme, coltivando la pratica dell'unione comunitaria, imparando ad abitare la catastrofe, in modo che se il crollo ci sarà davvero, se davvero per un certo tempo ci ritroveremo con tutti i nostri punti di riferimento travolti da un caos che promette di essere più grande di quello alla fine dell'Impero Romano, in quel momento gli unici che sapranno e potranno agire saremo proprio noi”👈

      Agamben scrive precisamente questo, ha detto e ripetuto che nessuno sa se il crollo avverrà secondo le modalità della “violenza divina” o sarà solo l'esclusione dei subalterni dalla vera appartenenza umana, con le élite che si rinchiudono per sempre in un loro irraggiungibile Elysium.
      Fatto sta, dice Agamben e ha ragione, questa è l'ultima possibilità rimastaci quindi estote parati e confidiamo nello Spirito Santo che se vuole, come è noto, soffia inarrestabile quando e dove gli pare.

    1. natascia 29 gennaio 2023

      Pensare all’ umanità come se la sua maggioranza potesse solo minimamente avvicinarsi alla consapevolezza è sbagliato. Fino ad oggi l’umanità è potuta crescere perché le élite hanno sempre dovuto in qualche modo rendere conto del loro operato a qualcuno che ne moderava le più basse tendenze. Esisteva dello spazio di azione seppur controverso. Ora, qui in Occidente non c’è nessuno che svolga questo ruolo e la maggioranza dell’umanità sta regredendo un modo inaudito. La vergogna dell’uomo complice, non trova più spazio ne’ narrazione perché ora, qui, esiste solo la derisione dell’ ignoranza.

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