Di Marco Pizzuti
Perché Washington, al di là delle apparenze, rimane il regista occulto del conflitto russo ucraino e il suo principale beneficiario:
a) Sul piano geopolitico la Russia viene indebolita economicamente con uno sperpero di risorse per la difesa. L'Europa è stata separata strutturalmente da Mosca e ha subito senza alcuna rimostranza la distruzione dei gasdotti Nordstream 1 e 2 da parte "dell'alleato" USA. Fine dell’asse economico UE–Russia (che era il vero incubo strategico USA): b) Sul piano economico UE: perde energia a basso costo. Perde competitività industriale. USA: vendono gas. attraggono capitali e industrie europee per rafforzare il dollaro in un momento di crisi determinato dall'emergente Brics
c) Sul piano militare-industriale
Riarmo europeo = commesse per industria USA
NATO rafforzata come struttura di dipendenza, non di autonomia
In sintesi:
l’Europa paga, la Russia combatte, gli USA incassano.
Trump: ambiguità come teatro politico
L’apparente ostilità di Trump verso la UE è retorica, non strategia alternativa.
Trump:
insulta la UE
minaccia disimpegno
accusa Zelensky
Ma nei fatti:
non propone mai una vera uscita USA dal sistema NATO
non restituisce all’Europa autonomia strategica
pretende:
più spesa militare (il 5% del Pil è un ordine di Washington)
acquisto di gas USA (ordine di Washington)
subordinazione commerciale (guerra dei dazi a esclusivo vantaggio USA)
Scandalo corruzione del governo Zelensky a orologeria (viene fatto scoppiare solo a guerra persa per lasciare cadere tutta la responsabilità della disfatta su Kiev)
Trump non rompe l’impero: lo adatta al nuovo contesto internazionale di un mondo multipolare in cui Washington non ha più la forza per mantenere la leadership assoluta. La “frattura” USA–UE è una messinscena funzionale
Perché serve questa ambiguità?
Scaricare i costi guerra lunga = costo politico interno USA attribuirla alla “testardaggine europea” riduce il danno elettorale Preservare la leadership l’UE obbedisce anche quando viene umiliata e quindi la leadership USA non è in discussione Preparare l’uscita quando il conflitto diventerà insostenibile: USA = da registi della guerra per procura diventano mediatori UE = da vassalli USA diventano gli unici artefici del disastro È una classica strategia di deresponsabilizzazione imperiale: Se gli USA non riescono più a controllare una UE compatta e insofferente alle politiche di Ursula Von der Leyen preferiscono smantellarla perché rischia un cambio di rotta politico che le conferirebbe troppa autonoma e potenza economica.
Gli USA non vogliono:
una UE autonoma
una UE alleata della Russia
una UE potenza geopolitica
Ma vogliono:
una UE divisa e subordinata
economicamente, indebolita
militarmente dipendente
La disgregazione della UE quindi è diventata un'opzione accettabile nel contesto del crollo dell'impero USA e della rinnovata strategia dividi et impera.
Il conflitto ucraino è figlio del declino USA, non della loro forza.
Washington ha trasformato una crisi sistemica in: vantaggio economico rafforzamento della dipendenza europea più debole e divisa, contenimento dei rivali. L’ambiguità di Trump non è rottura, ma gestione cinica del consenso. L’Europa non è vittima ingenua: è parte passiva ma consenziente del meccanismo.
Gli Stati Uniti non stanno perdendo il controllo sulla UE e sulla guerra contro la Russia: stanno solo cambiando il modo in cui lo esercitano, facendo pagare la transizione ai loro alleati.
Di Marco Pizzuti
28.12.2025
Marco Pizzuti. Scrittore e saggista.
Fonte: https://t.me/PIZZUTI/1411
oriundo2006 30 dicembre 2025
Il teatro internazionale è oggi teatro delle ombre proiettate sulla parete. Ogni ipotesi è buona, ogni idea è verosimile: ma tutte quante insieme sono contraddittorie. Questo a seguire la logica classica. Per quella talmudica vale sempre l'assioma 'mondo goy'=da distruggere: dunque serviamoci dei shabbos goy, primo tra tutti Trump, l' eletto' primo presidente giudeo d'America ( copyright forse fasullo ma utile ex rabbini nuovayorkesi lubavitch ). Costui pare l'asino di Buridano, non sa da che parte prendere la ricca biada che gli viene offerta, mentre la sua megalomania assurge a fasti preoccupanti, facendo temere una definitiva perdita del senso di realtà ( vedasi le modifiche ornamentali alla Casa Bianca ).
Di conseguenza, 'nessun dorma': dobbiamo attenderci ulteriori sviluppi negativi, a partire da qualche false flag clamoroso riguardo all' Iran, unico stato ad opporsi esplicitamente in armi ai sionisti.
ric 30 dicembre 2025
iran? con unTrump di siffate origini....
Le radici ashkenazite di Donald Trump e gli antenati condivisi con Hillary Clinton Posted on
giovedì 13 Giugno 2024 By
Grande inganno Nessun commento
su Le radici ashkenazite di Donald Trump e gli antenati condivisi con Hillary Clinton
Donald Trump è nato il 14 giugno 1946 da Fred Trump e Mary Anne MacLeod. La sua linea paterna è di origine ebrea ashkenazita, un dettaglio che aggiunge un’interessante sfumatura alla sua storia familiare.
Il cognome Trump, è menzionato nel libro ” Nomi di famiglia ebraici e le loro origini” di Heinrich Walter Guggenheimer
ric 30 dicembre 2025
non sperarci...con un Trump di simili origini...
Le radici ashkenazite di Donald Trump e gli antenati condivisi con Hillary Clinton
Donald Trump è nato il 14 giugno 1946 da Fred Trump e Mary Anne MacLeod. La sua linea paterna è di origine ebrea ashkenazita, un dettaglio che aggiunge un’interessante sfumatura alla sua storia familiare.
Il cognome Trump, è menzionato nel libro ” Nomi di famiglia ebraici e le loro origini” di Heinrich Walter Guggenheimer
desato 1 gennaio 2026
L'hai letto?
ric 8 marzo 2026
suka...