Di palo in frasca

Dove vive il desiderio: l’irreale in realtà.

DI PALO IN FRASCA

Di Verdiana Siddi per ComeDonChisciotte.org

La logica esattezza (presunta) dei numeri, si razionalizza nella nozione filosofica. L’astrattezza delle considerazioni logico-razionali, mentalizzate nell’organizzazione tecnologica, matematica e/o linguistica, siano esse di ambito scientifico e/o umanistico, confutate e/o teorizzate, cercano vitalità, respiro (come soffio vitale), nella poesia e nell’arte. Il completamento esistenziale del complesso logico-razionale, attraverso l’esperienza del sensibile e del percettivo, rende autentica la Ricerca, quella con la erre grande (maiuscola).

La porta dell’invisibile deve essere visibile. [1]

Non di visibilità, voglio parlare, ma ho trovato interessante l’immagine.

Questo insieme di domande che ho formulato è pura curiosità che non pretende soddisfazione, nel ricettivo e cauto ascolto, nell'osservazione.

Lo scarto tra REALE ED IRREALE è mistero, un vuoto intermedio, tra ciò che esiste e ciò che non esiste, che vorrei chiamare “attimo” (numericamente inteso, cioè espressione temporale minima dell’infinito). Cosa accade nell'attimo?

Per prima cosa bisogna cercare definizioni plausibili delle due condizioni.

Non so, chiamo a deporre il classico ed il neoclassico.

L’arte classica imitava la natura nella sua forma “migliore”, quella che corrispondeva alla spontanea dimostrazione formale di un ponte concettuale rivelante l'uomo (reale) ad immagine e somiglianza di un dio (irreale). Eternizzavano l’attimo esprimendolo formalmente. Le opere classiche conservano nei millenni la loro aura di maestà, l’assennatezza, il rigore, la fedeltà a quel patto di indagine ossessiva dell'ideale inimmaginabile (reale ed irreale), del quale tuttavia si conosce ogni dettaglio. Meno misterioso, ma non meno proficuo, è stato il neoclassicismo: la restaurazione di quell’accordo infranto - si vedrà, per sempre.
I neoclassici anelavano a caccia di un bello smarrito, o abbandonato. La sensualità della natura risultava vana, senza l’ideale sublime del divino. Seppur con pecca contraddittoria, solcavano codici oggettivanti il sommo concetto, inaccessibile e, quindi, inoggettivabile.

La Bellezza può ridursi a certi princìpi, ma non definirsi. [2]

C’è, quindi, il concreto, poi l’ideale, poi di nuovo il concreto…in un perpetuo alternarsi di realtà oggettive e soggettive.
Quindi uomo e dio, concreto ed ideale, oggettivo e soggettivo, tangibile ed intangibile.
Reale ed irreale sono consequenziali e, insieme, sono la Realtà.

Cos’è la realtà soggettiva?

Lo spazio temporale filosofico dell’attimo è anche lo spazio originario dell’utopia: la realtà oggettiva da imperfetta diviene non-perfetta, nell’idea generata direttamente dalla pulsione creatrice del desiderio. La realtà non-perfetta può considerarsi conseguenza dell’irreale (idea, desiderio), come postulato arbitrario basato sulla negazione della realtà oggettiva (imperfezione). E allora, se la realtà soggettiva è generata dalla realtà oggettiva, e attraverso volontà e desiderio contribuisce alla realizzazione di opere concrete volte ad oggettivare l'utopia, possiamo asserire che l'irrealtà è diretta derivazione della realtà che è ispirata, a sua volta, dall'irrealtà stessa.

Nel modernizzarsi, l'arte ha acquisito una certa onestà cromatica, quanto prospettica (si intende formalmente quanto filosoficamente), nel corso dei secoli, che è costata però il grande equivoco. Se da un lato l'arte, ancora oggi, continui a cercare quella forma linguistica eccellente che possa esprimere questa coesistenza di reale ed irreale nell'attimo-opera, la libertà interpretativa della dimensione dell’attimo, ha prodotto l’errata convinzione che il prodotto di tale interpretazione, possa essere considerato plausibile a prescindere da qualsiasi parametro, in forza della beata soggettività che ci ha liberati dell’univoco codice pontefice (disturbante e limitante), restituendoci alla Ricerca, che a sua volta esige però parametri, logico-razionali e sensibil-percettivi, per risultare virtuosa ed efficace: fondamentalmente, per giungere a qualcosa.

Lo stesso è accaduto al tessuto socio-politico, che ha tradito il progresso stesso, barattandolo con l’esercizio liberale (e non libero) delle singole esigenze espressive, o economico-finanziarie, senza fine legittimo, senza traguardo collettivo.

Così, ad oggi, le grandi ipocrisie urbanistiche, socio-politiche quanto pseudo-artistiche, hanno edificato ponti reali (dichiaratamente soggettivi, non più oggettivi di un inoggettivabile, cioè mettendo in scena una mezza onestà intellettuale) nell’attimo vuoto, vanificando lo sforzo di liberarlo dalle schematizzazioni del passato, oramai superate, per consegnarlo alla caotica aformale architettura-simbolo al neon, in pieno stile Las Vegas, dell'egocentrismo e, nei casi più maligni, dell'egoismo. Non c'è, antropologicamente, ad esempio, più spazio per le utopie.

Oltre un certo limite ”more is less”.[3]

L’equivoco ha mutilato nuovamente la Ricerca, perché gli approfittatori hanno dissacrato uno spazio di contemplazione.

Il futuro è irrealtà?

“L’ultimo passo dipende dal primo. […] Il primo passo dipende dall’ultimo.” annotava Daumal, tra le sue carte.

Produciamo quindi realtà attraverso l'attimo di comunicazione tra reale ed irreale, tra pieno e vuoto? Pensando all'atomo, non stento a crederlo...

Reale + Irreale = REALTA'

IRREALTA' = ? + ?

Il silenzio è una delle rare condizioni di irrealtà?

NOTE

[1] “Le Mont Analogue”, Renè Daumal, 1939-1944. Pubblicato postumo 1952
[2] “Monumenti antichi inediti. PRIMA PARTE. Della Bellezza; ch'egli è impossibile di definirla”, J.J. Winckelmann, 1767 - da “Il Bello nell'Arte”, ed. Einaudi, 1942
[3] “La speranza progettuale. Ambiente e società”, Tomás Maldonado, 1970

Commenti (36)

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Mostra commenti 36 caricati
    1. Fedeledellacroce 12 febbraio 2024

      L'irrealtá é tutto ció che non é l'attimo, per usare una tua parola.
      Non c'é differenza tra il passato e il futuro, tra il ricordo e l'immaginazione, sono entrambi al di fuori della realtá, dell'attimo.
      Per noi umani, la memoria (i ricordi) e l'immaginazione (Il futuro) sono strumenti potenti che usiamo ed abusiamo....sono l'irrealtá.

      P.S. Quella che chiamate memoria ancestrale, non penso sia nella mente, che pur essendo uno strumento fantastico, non é certo l'unico ad avere memoria. Tutto ció che é materia ha memoria. Mi piace pensare che anche ció che non vediamo, abbia la sua memoria.

    2. Verdiana Siddi 12 febbraio 2024

      Queste sono considerazioni valide. Ma se il tempo è simultaneo, come facciamo a distinguere l'esistenza, cioè l'appartenenza alla realtà, del passato, del presente e del futuro? E poi, di cosa è fatta questa memoria collettiva, se non di un numero infinito di attimi, chiamiamoli pure presenti?
      E l'immaginazione non è anch'essa parte integrante della realtà, anche se soggettiva?
      Ci sono fenomeni non oggettivi, dei quali non posso fornire prove o calcoli esatti, ma che mi attraversano come energia, e dei quali sono certa di conoscere l'esistenza. Quando mi innamoro, non c'è studioso che possa arrangiare teorie, ed io nemmeno posso (né ho esigenza) di dimostrare. Quando mi commuovo davanti al dolore altrui. Quando mi arrabbio per le ingiustizie. ... Sono questi episodi di irrealtà? O sono la manifestazione più pura di una realtà soggettiva, quanto incontrovertibile?

    3. Fedeledellacroce 12 febbraio 2024

      Forse il tempo esiste solo perché esiste lo spazio, ne é la conseguenza.
      Esisterebbe l'arte senza immaginazione?
      Mi piace pensare che le emozioni, generando cocktail chimici potenti in grado di alterare la nostra percezione, fisiologia, e umore, generano di conseguanza cambi a livello energetico, vibrazionale, di frequenze che risunano e creano geometrie, a noi invisibili.
      Ecco, forse la vera realtá sono queste geometrie, e queste risonanze.
      Il resto é irrealtá. Intesa come realtá.

    4. Verdiana Siddi 13 febbraio 2024

      L'arte senza immaginazione? Non penso esisterebbe alcuna realtà senza immaginazione, alcun sapere si sarebbe potuto sviluppare senza l'immaginazione. Ma certamente l'immaginazione non saprebbe a cosa appellarsi per manifestarsi, senza la percezione sensoriale (i sensi non sono 5 e nemmeno 6, ma molti di più).

      Interessante il tuo discorso sulle frequenze. Sappiamo che la materia è movimento, luce e suono, in quanto energia. Forse, in questo senso, potrebbe l'immateriale essere considerato una forma leggerissima di materia.
      L'irrealtà, per come la si intende solitamente, viene definita come una condizione opposta alla realtà, eppure, approfondendo le sue caratteristiche ed implicazioni, la scopriamo come parte integrante della realtà stessa. Per questo ho deciso di usare l'aggettivo "irreale" per parlarne, cioè per parlare di quell'ambito reale che conosciamo per via irrazionale, contrapponendolo all'irrealtà, come condizione di inesistenza, alla quale è perciò difficile attribuire un carattere, una forma, un senso, una qualsiasi descrizione.

    5. Nonso 14 febbraio 2024

      se la realtà soggettiva è generata dalla realtà oggettiva, e attraverso volontà e desiderio contribuisce alla realizzazione di opere concrete volte ad oggettivare l’utopia, possiamo asserire che l’irrealtà è diretta derivazione della realtà che è ispirata, a sua volta, dall’irrealtà stessa.

      Ci devi delle spiegazioni.

    6. Dico no 15 febbraio 2024

      Lo spazio temporale filosofico dell’attimo è anche lo spazio originario dell’utopia: la realtà oggettiva da imperfetta diviene non-perfetta, nell’idea generata direttamente dalla pulsione creatrice del desiderio. La realtà non-perfetta può considerarsi conseguenza dell’irreale (idea, desiderio), come postulato arbitrario basato sulla negazione della realtà oggettiva (imperfezione).
      E allora, se la realtà soggettiva è generata dalla realtà oggettiva, e attraverso volontà e desiderio contribuisce alla realizzazione di opere concrete volte ad oggettivare l’utopia, possiamo asserire che l’irrealtà è diretta derivazione della realtà che è ispirata, a sua volta, dall’irrealtà stessa.

      Lo spazio temporale filosofico dell’attimo credo sia l'oggetto della ricerca, caro Nonso.

    7. Verdiana Siddi 15 febbraio 2024

      Non so cosa sia l'irrealtà, con questo testo voglio portare spunti di riflessione, non risposte. Personalmente penso si tratti di assenza-inesistenza, non intesa come impossibilità, ma come condizione assoluta, primaria ad ogni cosa. L'attimo è dunque l'irrealtà, l'inesistente che genera esistenze. Come il vuoto dell'atomo.

      Se consideriamo il vuoto non come nulla, ma come (in potenza) qualsiasi cosa, o come luogo (spazio e tempo) di ogni cosa, possiamo dedurre che la realtà sia conseguenza di irrealtà e viceversa.

      Consiglio la lettura de L'irrealizzabile di Giorgio Agamben.

    8. Nonso 15 febbraio 2024

      Aggiungo, se me lo permetti, che il mistero di quell'oltre è il motivo per il quale proseguire in questa assurda esistenza umana, è questo il fascino. Senza il mistero - tramortito spesso con il senso di utilità canonica (per citarti, oggettivante l'inoggettivabile) - qualsiasi opera (d'arte e vita) diventa spoiler di se stessa e tende a non destare alcun interesse.
      Lo sapevano le donne di una volta, oggi ti fanno vedere tutto, tipo macellerie.

      Grazie per la tua risposta ed anche per la lettura consigliata.
      La prossima volta ci parlerai dell'irrealtà?

      Titolo: L'irrealtà.
      Sottotitolo: La comunicazione incomunicabile
      Testo: [assente].
      Firmato: Non-nato.
      Note: [niente]
      *NB: leggere bene le regole per i commenti*

    1. Fedeledellacroce 12 febbraio 2024

      Non semplice da seguire, giustamente...di palo in frasca.....
      Mi é piaciuto.
      Mi spiace invece leggere commenti da bar.
      Purtroppo pare sia diventata una regola.
      Una sorta di pizzo da pagare...

    1. Nonso 11 febbraio 2024

      Udite udite

    1. Roberto Rey 11 febbraio 2024

      Bla,bla,bla...........capito niente. Me ne farò una ragione.

    2. ric 11 febbraio 2024

      anche perche' c'e' nulla da capire...sono masturbazioni cerebrali di auto-incensamento .

    3. Nonso 11 febbraio 2024

      Ric, questo articolo ti sta coinvolgendo così tanto che mi sembri un innamorato non corrisposto che poi inizia ad odiare la sua bella :)

    4. ric 11 febbraio 2024

      non mi sconvolge per nulla. ma mi sembra di vedere quei ricercatori tanto osannati che cercano la sono strapagati per capire come si comporta una pianticella nel vuoto assoluto , o quelli che da anni studiano il pensiero di San Tommaso , manca solo piu' uno studio sulla vita sessuale della mortadella.

    5. CptHook 11 febbraio 2024

      Pensa invece che spasso uno studio sulla vita sessuale del "Mortadella"...

    1. sarah 11 febbraio 2024

      Si dice, genericamente, che siamo nell'era post ideologica. E questa può essere una molto generica spiegazione del perché siano spariti gli spazi ove collocare le utopie. O ne è una conseguenza? In ogni caso, se è vero che la bellezza o l'ideale derivato dall' irrealtà non hanno criteri definitivi che li possano definire, è anche vero che l'attuale tendenza all'anomia e alla negazione di tutto e di tutti sta decostruendo la realtà stessa. E direi di sì, anche quella oggettiva. Innanzi tutto perché ciò muove da una non necessaria negazione del passato, in stile woke, che rimuove una memoria collettiva potenzialmente utile alla valutazione della realtà circostante e si prefigge, in modo rancoroso, di abbattere ogni bandiera, ogni appartenenza nonché ogni categoria o significato esistente ( appunto "esistente" ) in nome di una libertà che sfugge, sì, alla sua stessa definizione e capovolge il suo stesso significato assumendo i connotati di un rigido e sterile dispotismo. E poi nega la trascendenza ( il nostro legame con l'ideale irreale ) a favore di una perpetua immanenza del "vero qui ed ora secondo criteri soggettivi". Se ho ben compreso quel che afferma l'autrice.

    2. Verdiana Siddi 11 febbraio 2024

      Io faccio una distinzione tra irreale e irrealtà. L'irreale come parte della realtà, come antimateria. Cosa sia l'irrealtà non l'ho ancora capito, ma ipotizzo si tratti di condizioni come l'assenza di suono o l'assenza di luce.

      Io credo che la memoria collettiva non possa estinguersi, ma si può essere disconnessi da essa per inconsapevolezza. Questa forma di ignoranza è sì preoccupante. Quando c'è un vuoto e non si è consapevoli del suo valore, si percepisce il nulla, al suo posto, e si prova paura. Così si tende a riempire quello spazio di contemplazione con informazioni e nozioni, precludendo il progresso, inteso come svolgimento di un percorso. Queste sono le catene del nuovo normale.
      Non credo sia un problema di pochezza umana, ma di lungimiranza nelle peggiori intenzioni e conseguenti danni sugli ingenui.

    1. absitiniuriaverbis 11 febbraio 2024

      La 'realtà' di cui parliamo è quella modellata dal cervello utilizzando i sensori che il corpo mette a disposizione: vista, tatto, odorato, gusto, udito... giusto per citare quelli base.
      E questi sensi sono limitati nel senso che colgono parte del tutto.
      È per esempio notorio che gli animali vedono una realtà distinta da quella umana.

      Poi ci sono gli universi paralleli ed i multiversi.

      Insomma, spazio per tutte le interpretazioni e fantasticherie.

    2. Verdiana Siddi 11 febbraio 2024

      Le fantasticherie le lascio ad altri.
      Questo è un discorso sulla realtà umana.
      Le interpretazioni sono sempre interessanti da dibattere, specie su argomenti del genere, ma ne leggo poche fra i commenti, peccato.

    3. absitiniuriaverbis 12 febbraio 2024

      Forse non dovresti tralasciare nulla, se cerchi spunti.
      La realtà è mente diceva il primo principio Ermetico, i Tibetani dicono che tutto è uno stato mentale, la scienza ci dice che la realtà è frutto della mente che ha senso solo quando la si osserva. Si può quindi tracciare un comune denominatore in cui la realtà non è ciò che appare ma ciò che potrebbe essere. Noi viviamo una continua illusione costantemente identificati con le nostre forme pensiero, emozioni, desideri, ecco perché soffriamo.

      Scrivi di irreale e irrealtà e questo potrebbe anche essere fantasticare.
      Basta mettersi d'accordo sui significati.

    4. Nonso 12 febbraio 2024

      Abs abs, questo non è un trattato né un saggio, ma un breve testo. Un ragionamento "a caldo" proprio, tu pensa, sul funzionamento della mente. Non capisco cosa tu abbia da rompere le scatole... Vorresti forse disfare tutto? Prego accomodati, la vita da emarginato sociale ha un suo fascino, il ban mi ha insegnato molto

    5. absitiniuriaverbis 16 febbraio 2024

      Sono rientrato da una vacanza e ti rispondo in ritardo in modo sintetico.
      a) che cosa sia o non sia il testo non cambia il mio approccio: ovvero vedere se si può fare un po' di strada insieme mettendo in comune elementi. Se per te invece questo fa differenza, lo accetto, in fondo sono fatti tuoi sui quali non speculo. Non mi riguarda.
      b) se per te questo è rompere le scatole, ebbene è un tuo punto di vista che rispetto e che non intendo discutere.
      Opinione rispettabilissima, la tua. Ma, appunto, tua.
      c) commentare o scrivere qualcosa su qualcosa, vuol dire esporsi e se questo comporta l'emarginazione sociale non è affatto un (mio) problema.
      Meglio soli che...

      Magari ne riparleremo o magari no.
      Tutto è perfetto così come è.

    1. REmaggiore 11 febbraio 2024

      Non dice nulla di una memoria ancestrale che potrebbe essere il metro attraverso il quale misuriamo non-perfetta la realtà imperfetta

    2. Verdiana Siddi 11 febbraio 2024

      Ottimo spunto per un prossimo articolo. Grazie

    1. ric 11 febbraio 2024

      si vabbe'...ma in sintesi ?

    2. uomospeciale 11 febbraio 2024

      Come sarebbe in sintesi?...A ma pare molto chiaro il discorso:

      E' il mondo visto da una donna*

      *Di quelle di adesso, che non cucinano, non lavano e non stirano ma sono tanto, tanto, intellettuali.

      Meno male che sono single.😉😂

    3. REmaggiore 11 febbraio 2024

      Spero di sì, che sia in sintesi, questo è un discorso secolare

    4. ric 11 febbraio 2024

      bravissimo ! in poche pariole mi hai schiarito le idee..!

      io mi scervellavo tanto per capire di cosa parlasse la tizia...

      grazie infinite !

    5. ric 11 febbraio 2024

      una donna pronta PER GOVERNARE UN PAESE ?

      Di esempi ne abbiamo in politica...

    6. Verdiana Siddi 11 febbraio 2024

      Non ti sforzare

    7. ric 11 febbraio 2024

      ecco , bravo , traduci se ce la fai...

    8. Verdiana Siddi 11 febbraio 2024

      Tu non hai capito di cosa si parla, corretto? Si parla del rapporto tra reale ed irreale. Rapporto dal quale si genera la nostra realtà.

      Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti.

    9. ric 11 febbraio 2024

      ho capito benissimo . il fatto e' che la fai lunga su un argomento che non ha ne capo ne coda.

      sembri a quell
      oratore che ha parlato 4 ore di fila senza interruzione sul tema : Il SILENZIO e' d' ORO ...

    10. Verdiana Siddi 11 febbraio 2024

      Hai espresso il tuo pensiero. Se non c'è altro, arrivederci e grazie per il tuo tempo speso sul mio articolo

    11. Moderatore 12 febbraio 2024

      Invitiamo lei e l'utente @uomospeciale a non esprimere commenti rivolti alla persona dell'autrice, come quelli espressi.
      Sono offensivi e decisamente fuori luogo.
      Interloquite sull'argomento, non sull'interlocutore, che in tal caso è l'autrice dell'articolo.
      Vi ringraziamo della collaborazione nel rispetto delle regole di questo sito.

    1. CptHook 11 febbraio 2024

      Bentornata...

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