Dazi Usa contro l'Europa: quello che non vi dicono

Dazi Usa contro l'Europa: quello che non vi dicono

Di Domenico Moro per ComeDonChisciotte.org

Gli Usa rappresentano non solo l’economia più grande ma anche il paese leader a livello mondiale. La loro leadership si fonda, oltre che sul potere militare, soprattutto sul dollaro, la valuta di riserva e transazione internazionale, che gli permette di sostenere un enorme deficit commerciale, oltre che un ampio debito pubblico. In questo ruolo di leadership rientra, quindi, un altro ruolo fondamentale nel sistema di relazioni internazionali, quello di “compratore di ultima istanza”. Questo significa che le importazioni statunitensi sono un fattore trainante della crescita del commercio globale e quindi del Pil globale. Molti Paesi, tra questi la Germania e l’Italia, si reggono anche sulle importazioni statunitensi. Uno degli aspetti di Trump più importanti e in discontinuità con le amministrazioni precedenti è l’apparente messa in discussione di questo ruolo attraverso l’imposizione di alti dazi sulle importazioni.

In campagna elettorale Trump aveva promesso dazi del 60% sulle importazioni statunitensi dalla Cina e del 10-20% su quelle dagli altri paesi. Le motivazioni addotte erano principalmente due. In primo luogo, la riduzione dell’enorme deficit commerciale statunitense che nel 2023 aveva raggiunto il dato impressionante di 1.151 miliardi di dollari. In secondo luogo, Trump, tramite i dazi, ha dichiarato di voler ricostruire la capacità manifatturiera degli Usa che si è contratta negli ultimi decenni a causa della delocalizzazione all’estero di molta produzione statunitense, che ha ridotto la fucina industriale del Paese a quella che viene definita la rust belt, la cintura della ruggine.

Dal momento dell’insediamento Trump si è messo in moto per applicare quanto aveva promesso in campagna elettorale. Ad oggi, l’amministrazione statunitense ha elevato dazi del 10% aggiuntivo sulle importazioni dalla Cina, e dazi del 25%, per tutti i paesi, su acciaio e alluminio. Ma soprattutto Trump si sta adoperando per introdurre dazi “reciproci”, cioè tariffe commisurate a quelle che vengono imposte dai rispettivi partner commerciali. Quindi, al posto di dazi generalizzati al 10%-20%, verrebbero applicate tariffe modulate in base al paese e al prodotto importato.

I dazi colpiranno anche la Ue che, secondo quanto ha affermato Trump, “ci tratta male sul commercio”. I dazi statunitensi sarebbero la classica pioggia che cade sul bagnato per la Ue, visto che si dibatte in una stagnazione causata proprio dal calo della produzione manifatturiera. La Ue e soprattutto l’area euro negli ultimi due decenni si era modellata sul modello mercantilistico della Germania, basato sulle esportazioni.

Oggi, però, la competitività sui mercati internazionali della Germania e quindi della Ue è in crisi, essendoci una tendenza al calo delle esportazioni e alla riduzione della quota del mercato mondiale detenuta dai paesi europei. Questo calo è dovuto a due fattori. In primo luogo, la guerra in Ucraina che ha determinato, con le sanzioni, la fine dei rifornimenti di gas russo a basso prezzo, su cui la Germania e l’Italia avevano costruito il boom delle loro esportazioni. I prezzi del gas oggi sono a 58 euro contro la media di 15-18 euro di quando l’Europa si riforniva dalla Russia. In questo modo, le imprese europee pagano l’energia cinque volte più cara di quelle statunitensi. In secondo luogo, l’Europa è messa in difficoltà dalla concorrenza cinese, che si è estesa dalle produzioni a bassa tecnologia anche a quelle a medio-alta e alta tecnologia.

Quindi, i dazi colpirebbero la Ue già indebolita da altri fattori. Rimane, però, da vedere se il ruolo di “compratore di ultima istanza” degli Usa verrà effettivamente meno e se lo scopo dei dazi è solo o eminentemente economico. Bisogna tenere conto, per dare una risposta, che l’economia mondiale è fortemente integrata, dal momento che le varie parti dei beni manifatturieri vengono prodotte in paesi diversi prima di venire assemblate. Ad esempio, le auto Usa vengono assemblate con componenti prodotti in Messico e Canada. I dazi, soprattutto quelli del 25% annunciati, e poi sospesi, contro il Messico e il Canada finirebbero per danneggiare l’industria statunitense. Oltre a questo, i paesi colpiti dai dazi, per rappresaglia, possono imporre dazi sui beni provenienti dagli Usa. Per queste ragioni, molti istituti di ricerca sono concordi sul fatto che a essere colpito dai dazi, così come proposti in campagna elettorale, sarebbe anche il Pil degli Usa, oltre che quello di Cina e Ue.

Inoltre, dazi elevati avrebbero un impatto sull’inflazione statunitense e sul potere d’acquisto dei lavoratori, cioè proprio uno dei temi su cui Trump ha vinto le elezioni. Tuttavia, come abbiamo detto, gli Usa hanno il dollaro che, essendo la valuta di riserva e di transazione internazionale, tende ad apprezzarsi rispetto alle altre valute, specie in periodi di incertezza, quali quelli rappresentati dalla presidenza Trump. Dunque, il dollaro forte che si apprezza nei confronti delle altre valute, compreso l’euro, può contenere l’effetto dei dazi sui prezzi delle importazioni.

Dunque, è tutt’altro che certo che i dazi permetterebbero di raggiungere gli obiettivi dichiarati da Trump, cioè la riduzione del deficit commerciale e la reindustrializzazione degli Usa. La riduzione del deficit commerciale è difficile perché ostacolata proprio dalla forza del dollaro, che stimola la domanda per i beni provenienti dall’estero. Mentre la reindustrializzazione, che dovrebbe essere favorita dalla sostituzione delle importazioni con produzioni interne, oltre a richiedere tempi lunghi, risulta in realtà difficile a causa degli ingenti investimenti richiesti che sono scoraggiati dal tasso di risparmio statunitense estremamente ridotto[i].

Per tutte queste ragioni è, quindi, improbabile che Trump imponga alti dazi, soprattutto dazi su tutti i paesi e su tutti i prodotti del 10-20% e del 60% sulla Cina. È molto più probabile che gli Usa, come del resto stanno già facendo, impongano dazi differenziati su determinati paesi e prodotti. Allora perché l’amministrazione Trump fa tanto parlare di dazi? Per rispondere bisogna rifarsi al quadro generale che vede l’imperialismo e il ruolo centrale degli Usa in forte difficoltà dinanzi alla crescita del ruolo internazionale della Cina e alle contestazioni del Sud globale al suo dominio, specialmente al dominio del sistema valutario e finanziario internazionale attraverso il dollaro.

I dazi non rappresentano un’arma puramente economica. Per lo meno non nel senso di reindustrializzare gli Usa e di ridurre il deficit commerciale, su cui hanno un effetto limitato. I dazi rappresentano un’arma economica soprattutto nel senso che sono utilizzati per mantenere la centralità statunitense nel sistema di relazioni finanziarie e valutarie mondiali. I dazi, quindi, sono anche un’arma geopolitica, per contrastare la decadenza del ruolo più generale di leadership degli Usa. Non a caso Trump ha minacciato dazi del 100% verso questi paesi che dovessero smettere di utilizzare il dollaro come valuta di transazione internazionale. Ciò rappresenta un chiaro monito ai Brics+ che utilizzano o sono in procinto di utilizzare altre valute nelle loro transazioni internazionali.

In quest’ottica, acquista un senso l’idea di imporre dazi “reciproci” e differenziati, che si basano su una negoziazione con i singoli partner commerciali. I dazi rappresentano, quindi, un’arma di pressione sui singoli paesi e sulle aree economiche come la Ue, che, ad esempio, con la minaccia di dazi può essere costretta ad acquistare dagli Usa più gas liquefatto a prezzi molto più alti del gas proveniente da altre fonti. In questo caso, il ruolo degli Usa di “compratore di ultima istanza”, che sostiene la domanda mondiale con le sue importazioni, non viene negato bensì viene usato come arma di ricatto verso il resto del mondo.

Infine, va rilevato che i dazi si inseriscono, come un tassello importante, nel quadro più generale della politica estera dell’amministrazione Trump, che è in forte discontinuità con quella di Biden e di tutto un settore dell’establishment statunitense ed è basata principalmente sullo spostamento del baricentro politico dall’asse atlantico a quello dell’indo-pacifico, come dimostra anche il differente approccio alla Russia e alla guerra in Ucraina. Una discontinuità, che, è bene precisarlo, riguarda la messa in discussione non del ruolo imperiale statunitense ma del modo in cui questo viene esplicitato, allo scopo di rilanciarlo e contrastare la crisi di egemonia in cui versano gli Usa.

Di Domenico Moro per ComeDonChisciotte.org

16.02.2025

Domenico Moro si occupa di globalizzazione e di economia politica internazionale. E’ autore di Globalizzazione e decadenza industriale e Nuovo compendio del Capitale; Eurosovranità o democrazia? Perché uscire dall’euro è necessario, Meltemi, Milano 2020.

NOTE

[i] Su questo aspetti vedi: Vladimiro Giacché e Michele Tonoletti, L’export italiano e la minaccia dei dazi Usa, Fucino flash, dicembre 2024. https://bancafucino.it/sites/default/files/2024-12/241204_Fucino-Flash_LExport-Italiano.pdf

Commenti (60)

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    1. Nonso 19 febbraio 2025

      Il calcolo dell'imposta lorda sul tempo, reddito della vita, va a scaglioni?
      oppure
      Cosa faccio del mio tempo? (Domanda in disuso)

    1. Achille 19 febbraio 2025

      L'articolo è affetto da una contraddizione di fondo. Da una parte esalta la necessità per gli Stati Uniti di possedere il dollaro, la moneta di riserva mondiale che mantiene il suo valore, proprio perché tutti la desiderano e la detengono. Dall'altra pone il debito estero, o meglio la posizione netta sull'estero degli Stati Uniti (NIIP), come un grande problema di debito per il governo di Washington. Ma il segno "meno" della posizione netta sull'estero dipende proprio dal fatto che il mondo acquista dollari, asset in dollari (anche Treasure) e investe negli Stati Uniti. Quindi, delle due l'una: o è sbagliato esaltare il dollaro oppure il "debito estero" non è un debito. La risposta è chiaramente la seconda. I dollari detenuti dal mondo non sono un debito per gli Stati Uniti in regime fiat. Purtroppo, spiace constatare che coloro che continuano a ragionare erroneamente in moneta-oro, invece che diminuire aumentano... e questo è un problema grosso per sorti del mondo. Soprattutto quando a farlo sono professori della materia come chi ha scritto questo articolo e come il prof. Brancaccio... tanto per citarne uno.
      PS: cosa sono i dazi? Tasse, i dazi sono tasse, che colpiscono maggiormente chi importa rispetto a chi esporta, questo naturalmente se i governi nazionali non pongono rimedio attraverso la politica fiscale.

    2. Arian Van Heisen 19 febbraio 2025

      i Dazi sono tasse che colpiscono coloro che non hanno materie prime e sono costretti ad importarli, andando fuori mercato verso un paese che le possiede oltre ad un industria competitiva come il caso degli USA, oltre che abbinarle e applicare politiche fiscali adeguate ..grande Trump..!

    3. Achille 19 febbraio 2025

      I dazi puniscono chi ti fornisce dei beni reali in cambio di estratti conto della tua valuta. In pratica stai privando il tuo popolo di beni quindi di ricchezza reale.

    1. Martin 19 febbraio 2025

      Si, va bene, ma quello che la dittatura della Commissione UE si guarda bene dal dire - e neanche questo articolo, nonostante il titolo -e' che valanghe di prodotti USA, a cominciare dalle auto, sono da diversi decenni gravati da pesanti dazi europei.
      Verra' tutto fuori appena Trump decidera' i dazi, e l'UE sara' costretta a ridurre i suoi dazi, ripeto a partire dalle auto. Come sempre, regna la disinformazione e la manipolazione della Commissione UE.

    1. maghi 19 febbraio 2025

      la guerra è la normale continuazione della politica con altri mezzi. (Carli Von Clausewitz). Si fa alla svelta a passare dai dazi e dalla politica alle azioni militari. Gli incidenti esplosivi accaduti a petroliere ombra russe a Savona e nel mediterraneo sono inquadrabili in questa logica. Fallito l'attacco delle toghe rosse alla Meloni e al suo governo, quanto ci vorrà perchè si passi agli attentati, anche assassini, contro esponenti di dx, come è già successo a Fico e Trump?
      Il fatto poi che la Meloni sia stata esclusa, almeno da quello che ho letto su Giubbe rosse, dalla seconda conferenza della pace e sicurezza in Europa voluta da Macron, mi pare la dica lunga. Si sta tornando alla logica delle alleanze pre WWII, che in Europa hanno scatenato per secoli guerre fino alla pax americana. Non ci si arriverà in tempi brevi, ma non è da escludere.

    2. Martin 19 febbraio 2025

      La seconda conferenza di Macron e' per gli esclusi dalla prima,ma come la prima e' solo fuffa. In ogni caso concordo, senza la presenza USA, in Europa si tornera' prestissimo a divisioni e conflitti.Trovo incredibile per esempio come un soggetto come il tedesco Merz, prima delle elezioni si permetta di parlare di un "ruolo di guida" della Germania, o il peso dato a Polonia e baltici, mantenuti dall'Ue dal 2004. Incredibile aver rieletto la VDL e la Kallas.
      L'UE va smontata il prima possibile.

    3. maghi 19 febbraio 2025

      intanto Zelenskj ha cominciato a colpire con droni tedeschi gli interessi americani in Russia danneggiando una stazione di pompaggio che lavora petrolio kazako in territorio russo. Ricattare l'America è da folli o da disperati. Penso che l'Europa sia agli sgoccioli. In pratica il trio Germania, Francia e UK che chance ha contro gli imperi USA, Russia e Cina?

    4. Arian Van Heisen 19 febbraio 2025

      Merz sta già facendo marcia indietro preoccupato da AFD e cerca di rubargli voti, l' unica forza che puo smontare questa Eu è AFD se raggiunge il 30 % anche la CDU dovrà adeguarsi
      altrimenti nessun governo stabile sarà possibile in Germany

    5. Arian Van Heisen 19 febbraio 2025

      la Germania che verrà dopo il 23 Feb. con Francia e GB non ha niente in comune e si è già visto nei summit di Parigi dove Merz della CDU è in disaccordo con Macron e l' altro sinistrato GB

    6. Martin 19 febbraio 2025

      Purtroppo penso che Merz farà la grande ammucchiata o Grosse Koalition CDU/CSU+ SPD e liberali o Verdi, e la Germania sprofonderà ai livelli Repubblica di Weimar, ossia da barzelletta. Merz addirittura pensa di poter esercitare un "ruolo guida" nell' UE, veramente incredibile. Si vede da un km che il tipo ha una enorme considerazione di sè stesso. A me francamente ricorda "l'utile idiota" della propaganda marxista.

      L' AFD è l'unico partito che ragiona in Germania.

    7. Martin 19 febbraio 2025

      Faranno la grande ammucchiata incapace di decidere alcunchè e la Germania sprofonderà in logiche da Repubblica di Weimar

    8. Arian Van Heisen 19 febbraio 2025

      Tutto dipenderà dalle %, comunque penso che i liberali non entreranno in una coalizione con verdi Spd quindi se vorranno fare un governo con AFD la CDU si dovrà adeguare e cambierà politica come ha già fatto votando con AFD per il rimpatrio degli irregolari.

    1. Arian Van Heisen 19 febbraio 2025

      Trump e la sua squadra sono in gamba e sanno quello che fanno..!
      i dazi gli servono per riequilibrare la bilancia commerciale oltre ad indurre le imprese a produrre in USA con imposte al 15 % infatti Stellantis ha già deciso di fare stabilimenti in USA

    2. maghi 19 febbraio 2025

      perchè? Gli americani glieli pagheranno come abbiamo fatto noi? Mi ricordo che Melfi fu costruita metà in Basilicata e metà in Puglia per raccattare soldi da entrambe le regioni. Lo spirito imprenditoriale USA è proprio finito male, se hanno bisogno di questi parassiti.

    3. Arian Van Heisen 19 febbraio 2025

      Gli americani glieli pagheranno come abbiamo fatto noi?

      non credo proprio maghi ..! se gli fanno lo sconto fiscale non quello per favorire l' occupazione, poi non saprei, vedremo.

    4. Martin 19 febbraio 2025

      Gli Usa semplicemente si riapproprieranno della loro base industriale, mentre noi coglioni tedeschi e italiani l'abbiamo in gran parte trasferita nell' Est Europa (Polonia, Romania, etc) e non abbiamo la minima idea di farla rientrare. E Stellantis/Fiat è finita in mano i francesi, per chi non se ne fosse ancora accorto, per l'inesistenza di un sistema Paese appena decente, grazie alle distruzioni operate dai vari Prodi, Ciampi, Andreatta e Amato, una claSse dirigente di minus habens al servizio della Commissione UE

    5. Achille 19 febbraio 2025

      I dazi senza svalutare il cambio non faranno mai riequilibrare la bilancia commerciale. Chi compra dollari annulla l'effetto dei dazi. Basta studiare.

    6. Stefanovic 19 febbraio 2025

      Parassitario è lo Stato italiano, dal quale le imprese che possono scappare, scappano

    7. maghi 20 febbraio 2025

      e come possiamo vedere dai commenti in giro, dai comportamenti e dai discorsi, almeno di chi è ancora capace di farne, tutto va bene e se qualcuno ha l'ardire di manifestare contro i poteri, ti aspettano i tribunali, che ormai non servono più a dirimere le controversie, ma a opprimere chi non obbedisce.

    1. afrin 19 febbraio 2025

      Quindi ognuno si fa i dazi suoi...e saranno dazi amari...

    2. Achille 19 febbraio 2025

      Per la UE austera... certamente che Sì

    1. nicolcass 18 febbraio 2025

      Il capitalismo ha insegnato che non esistono amici in economia ma solo affari, questo vale anche per la politica...quindi è ora che l'Italia diventi sovrana.

    2. Achille 19 febbraio 2025

      La sovranità è sempre lì, basta esercitarla... come hanno fatto con il caso Almasri e come stanno facendo ora tutti riuniti a Parigi contro i negoziati di Trump con Putin. Il problema è che la usano per quello che fa comodo a loro.

    1. PietroGE 18 febbraio 2025

      Se cerco su internet le cifre totali del commercio USA EU ottengo per il 2023 :
      Il commercio bilaterale totale di beni ha raggiunto 851 miliardi di euro nel 2023. L'UE ha esportato 503 miliardi di euro di beni nel mercato statunitense, importandone 347 miliardi; ciò ha comportato un surplus commerciale di beni di 157 miliardi di euro per l'UE.
      Il commercio bilaterale totale di servizi tra UE e USA valeva 746 miliardi di euro nel 2023. L'UE ha esportato 319 miliardi di euro di servizi negli USA, mentre ne ha importati 427 miliardi di euro dagli USA; ciò ha comportato un deficit commerciale di servizi di 109 miliardi di euro per l'UE.
      Il deficit commerciale degli USA con l'EU è quindi talmente minuscolo che i dazi imposti possono solo essere compresi come dazi con valore politico. Servono a separare le due sponde dell'Atlantico e a far vedere agli europei chi comanda e chi deve ubbidire. Gli alleati di un tempo non esistono più.

    2. Achille 19 febbraio 2025

      Premesso che molto probabilmente loro possono più facilmente fare a meno dei nostri prodotti che noi dei loro servizi. Detto questo il "minuscolo" per la UE mercantilista dove il deficit degli Stati è bandito..... potrebbe bastare a far saltare diversi sistemi economici come il nostro. Le esportazioni italiane in Usa sono mld all'anni, sono pari al 3% del deficit consentito sul Pil. Non sono pochi per un paese che conta 6 milioni in povertà e 7 famiglie su 10 che non arrivano a fine mese.

    1. Stefanovic 18 febbraio 2025

      I dazi sono un'imposta (l'unica con un minimo di razionalità peraltro), quindi i nostri potrebbero mantenere la competitività abbassando le altre imposte (quelle sul lavoro in particolare). Invece se ne inventano sempre di nuove, piangendo sui dazi.

    2. ric 18 febbraio 2025

      quali sarebbero le " imposte sul lavoro " ?

    3. maghi 19 febbraio 2025

      mio genero, che lavora all'interporto, viene fatto lavorare attualmente solo la mattina, perchè non arrivano container, dicono, dalla Cina. Mi pare che, prima di nuove tasse sul lavoro, stia sparendo il lavoro.

    4. Achille 19 febbraio 2025

      Sono poche le tasse che hanno razionalità e tra queste rientrano anche i dazi... per il resto concordo. I governi avrebbero tutti gli strumenti per non permettere ai loro sistemi economici nazionali di non essere destabilizzati dai dazi di Trump.

    5. Achille 19 febbraio 2025

      E' chiaro che in un economia basata sulla moneta, se fai sparire la moneta, sparisce il lavoro. No vi è dubbio!!!

    6. Stefanovic 19 febbraio 2025

      In Italia IRAP e IRPEF (oltre ai contributi, che però sono solo per l'INPS e sono una truffa ai danni delle nuove generazioni). Sei espatriato?

    7. ric 20 febbraio 2025

      irap ed irpef sono tasse sui profitti... con quale denaro dovrebbe funzionare una nazione ?

    8. Stefanovic 20 febbraio 2025

      l'IRPEF è una imposta sui profitti, ma esiste già l'IRES. L'IRPEF è una imposta sul salario, quindi sul lavoro.

      Qui non discuto sulla statolatria (del resto è inutile discuterne o far cambiare idea a chi pensa che lo Stato debba incamerare sempre più gettito), ma sull'idiozia dei governanti europei che starnazzano sui dazi, che sono appunto un'imposta.

    9. maghi 20 febbraio 2025

      la nostra economia è infatti basata sulla moneta, che serve per far girare i beni, che sono fatti di materia prima e lavoro, Dalla fisica L= FxS, dove L sta per lavoro, F per forza e S per spostamento. Oggi F e S sono ingigantite in modo esponenziale dall'energia fossile, ma domani? L'energia fossile è in primis petrolio, poi anche gas e carbone. Non saranno energie eterne, sia per esaurimento, sia per inquinamento. Abbiamo vissuto nell'eldorado senza accorgercene. Viziati dall'energia fossile e tutti i vizi, se non vengono dominati dalla mente, inevitabilmente ti distruggono.

    10. Vincent1 20 febbraio 2025

      Giustissimo. Ma qui si entra in un terreno minato. Certamente lo stato si regge mediante la tassazione sui profitti se continuiamo a rimanere in un sistema di moneta a debito.
      Partendo da premesse sbagliate (moneta a debito), tutto ciò che segue, è per forza sbagliato.

    11. ric 20 febbraio 2025

      premetto che l'argomento monetario e' una materia per me incomprensibile...
      me resta il fatto e' che le tasse dovrebbero avere una aliquota sul reddito variabile dal 2 % ( DUE X CENTO ) fino al 95% .

      per le imprese una tassazione inversamente proporzionale al numero dei dipendenti ..

    12. Vincent1 20 febbraio 2025

      L'argomento 'monetario' è un argomento che le elite hanno interesse a far rimanere oscuro al popolo. Come disse Ford 'Se il popolo conoscesse l'economia, ci sarebbe una rivoluzione prima di domani'.
      Ti consiglio questa lettura:
      Come si crea il denaro nulla. Lo potrebbe fare anche il governo, per finanziare le politiche per la piena occupazione.
      Scritto da Davide Gionco.

    13. Achille 20 febbraio 2025

      No “lo potrebbe fare” lo sta già facendo. Il denaro al netto lo crea solo il governo con la spesa a deficit

    14. Achille 20 febbraio 2025

      Le risorse possono essere finite, meno che quelle umane. Ma i soldi che servono per azionare le risorse umane (lavoro), quelli sono infiniti….

    15. maghi 20 febbraio 2025

      purtroppo i soldi servono per far girare beni e burattini e se non ci sono beni sufficienti, i burattini che se ne fanno dei soldi?

    16. Achille 21 febbraio 2025

      Quindi tu vai al supermercato e vieni via perché non ci sono beni da comprare e non perché hai finito i soldi? Vai negli autosaloni delle auto e non ci sono macchine da comprare? non ci sono case da comprare? farmaci, servizi, computer, cellulari, mobili. Vai nei negozi di abbigliamento e non trovi niente da comprare. Vai nei centri commerciali e la gente viene via perché gli scaffali sono vuoti non perché sono vuoti i loro portafogli…… ma tu che realtà vivi???!!!! certamente una realtà parallela

    17. maghi 21 febbraio 2025

      bisogna guardare oltre agli specchietti per le allodole.
      Il '68 fallì proprio per questo motivo. Perchè le allodole furono attirate dagli specchietti e non videro la realtà che le circondava. Il senno di poi in questa storia verrà fuori dopo e non tutti lo avranno.

    18. Achille 21 febbraio 2025

      Tu fai discorsi filosofici, mentre la gente che esce dai supermercati perché ha finito i soldi e’ la realtà vissuta da anni. I fallimenti di aziende con i magazzini pieni anche. La disoccupazione e il lavoro precario idem. I poveri in Italia hanno raggiunto i 6 milioni… le famiglie che non arrivano a fine mese sono 7 su 10….. tutto perché si fanno mancare i soldi e non i prodotti…… ma tu continua pure a filosofeggiare…. mentre fuori la sofferenza è reale. E non perché, ripeto, mancano i prodotti da consumare.

    19. maghi 21 febbraio 2025

      mi dispiace per chi non ha il necessario, ma questo capitalismo a base consumistica non era ragionevole nel '68 e non lo sarà mai. Non è solo questione di filosofia, ma anche di politica e termodinamica. Tutta roba che è meglio lasciar perdere per chi, come me, ha superato gli "anta" da tantissimo tempo. Nel '68, da giovane liceale, cercai di fare qualcosa, ma come ti ho detto sopra, la gente si lasciò intrappolare dagli specchietti per le allodole. Abbiamo fatto la fine della Jacquerie e dei Ciompi, movimenti rivoluzionari popolari durati brevemente, ma non è che l'assalto alla Bastiglia o l'ottobre rosso abbiano avuto più successo alla fine dei conti. Sono solo durati di più. Purtroppo le tendenze dell'animo umano non sono sdradicabili e non lo dico io: lo dicevano migliaia di anni fa i filosofi, gli asceti, poi oggigiorno anche gli psicologi. Come vedi è un problema troppo complicato e il guaio è che è senza soluzione. Bisogna farsene una ragione. Ti saluto e ti auguro una buona serata.

    20. Achille 21 febbraio 2025

      La soluzione esiste. In una economia monetaria far mancare la moneta per rendere schiavo il popolo e’ un atto delinquenziale. E chi lo accetta è complice.

    21. Vincent1 22 febbraio 2025

      Ma il deficit non è permesso dai burocrati di bruxelles.

    22. Achille 23 febbraio 2025

      NO, lo stato fa deficit ogni anno. Anche durante gli anni degli avanzi primari poi è andato in deficit con la spesa per interessi. Quindi il deficit lo fa. Solo che si è autolimitato nel farlo per la decisione politica di rispettare i parametri di Maastricht sui quali si basa il Patto di Stabilità. Ripeto, decisione politica di rispettare dei trattati intergovernativi, azione eversiva perché va contro il rispetto fondamentale di principi che sono a fondamento della nostra Repubblica come il Lavoro.
      Se domani il nostro governo decide di fare tutto il deficit necessario per la piena occupazione lo può fare tranquillamente, come del resto ha fatto durante e dopo la pandemia. E' solo questione di scelta politica. Non esiste nessun impedimento tecnico. E' tutto demandato ai governi. Sono loro che creano la moneta quando spendono.

    23. Vincent1 23 febbraio 2025

      Scusami ma le informazioni che ho io dicono il contrario. Le mie poche conoscenze dicevano che non si può superare il 3% pena la mannaia di bruxelles. Con la pandemenza il tutto è stato bypassato ma le direttive dicono queste e ritorneranno a breve (se addirittura non l'hanno già fatto) a tale limite sacro e inviolabile.

      "Solo che si è autolimitato nel farlo per la decisione politica di rispettare i parametri di Maastricht sui quali si basa il Patto di Stabilità."
      Il punto è che nessuno stato può sottrasi a questa decisione pena l'uscita dalla UE. Però dalla UE non si può uscire E' SEVERAMENTE VIETATO ergo....
      non si supera il 3% di rapporto deficit/PIL.
      Amen

    24. Vincent1 23 febbraio 2025

    25. Achille 23 febbraio 2025

      Evidentemente tu non conosci la differenza tra scelta politica e necessità tecnica. Nemmeno conosci la differenza tra una Costituzione sovrana ed un trattato intergovernativo. Ed infine non conosci nemmeno chi crea e come si crea la moneta negli stati moderni.
      In Italia spende e tassa in euro il governo e non la Bce o la commissione di Bruxelles. Se domani il governo spende, e lo può fare perché gli strumenti sono a Roma, cosa può succedere? Niente…. e se ti fanno uscire dall’euro, come dici tu….. beh, siamo tutti felici e contenti.
      Amen

    26. Moderatore 23 febbraio 2025

      La invitiamo a mantenere toni consoni nei confronti del suo interlocutore.
      La ringraziamo della collaborazione.

    27. Nonso 23 febbraio 2025

      tono consoni

    28. Achille 23 febbraio 2025

      Dove sarebbero i toni non consoni? Evidenziare una non conoscenza e’ un dato di fatto risultante da quello che uno scrive e che fa parte del diritto di replica ad un commento.

    29. Achille 23 febbraio 2025

      Allora insisti! Nessuno ha detto che non ci sono vincoli o trattati. Ma i vincoli ed i trattati sono scelte politiche non una necessita o una imposizione divina. E la realtà ci mostra che il governo quando vuole se ne sbatte dei trattati. Non ultimo quello che ha istituito il tribunale dell’Aia, con il caso Almasri.
      Quindi potrebbe sbattersene del trattato di Maastricht se questo vale a stabilizzare il nostro sistema economico e salvare le vite degli italiani. Non mi sembra difficile da comprendere questo concetto.

    30. Vincent1 24 febbraio 2025

      Posso solo dirti una cosa. Non sono un esperto di macroeconomia ma conosco benissimo la differenza tra costituzione sovrana e trattati intergovernativi ma ti posso aggiungerne un'altra e cioè che forse ti sei perso qualche passaggio in questi ultimi due decenni.
      Comunque rispetto le tue idee.

    31. Achille 25 febbraio 2025

      Qui non c’è nessun passaggio perso ne si tratta di miei idee. Come si crea la moneta e chi la crea e’ un fatto consolidato che avviene ogni giorno in tutti i paesi del mondo. La moneta si crea solo e soltanto in 2 modi, che ti piaccia o no è così:
      1) la crea il governo con la spesa in deficit (moneta che entra netta nel sistema economico);
      2) la creano le banche commerciali nella loro funzione di concedere credito (moneta credito);

    32. Vincent1 25 febbraio 2025

      Su questo ci ero ero arrivato perfino io che sono ignorante in materia. Il fatto è che ci sono dei trattati internazionali al cui confronto le varie costituzioni (e la nostra in modo particolare), sono carta straccia. I trattati internazionali, se uno li firma, li deve poi rispettare. Nel caso invece dovesse decidere che il trattato viola la costituzione, allora lo stato in questione è libero di non firmare. Ci piaccia o no e fino a quando continueremo a tenerceli stretti, lo stato può stampare tutto il denaro che vuole a patto di non superare quel famoso tetto del 3%. Per quanto riguarda le banche commerciali, creano denaro facendo credito, è vero, ma poi, man mano che il credito rientra, quel denaro deve essere distrutto. A loro rimane solo (si fa per dire), gli interessi dovuti dal debitore.

    33. Achille 25 febbraio 2025

      Scusami, se tu ammetti di avere poche conoscenze, almeno cerca di capire quello che ti dice chi le conoscenze le ha.
      Allora, chi crea la moneta e come la crea è un dato di fatto materiale e contabile accertato. La moneta la crea lo Stato quando spende, altrimenti senza la spesa dello stato non ci sarebbe moneta netta nel sistema, in quanto lo stato è l'unico monopolista. Oltre allo Stato, ma regolamentate dallo Stato, la moneta la creano anche le banche commerciali quando concedono prestiti. Quando la banca concede un prestito crea un deposito (moneta) che prima non esisteva.
      Detto questo, il limite del 3%, è un limite alla creazione. Ovvero una decisione politica che lo stato ha preso di autolimitarsi nella creazione. Ma una decisione politica non una esigenza tecnica. Una decisione politica di rispettare un trattato intergovernativo. I trattai valgono come la "passera" per Malgioglio. E ti potrei citare decine di esempi di stati che hanno evaso i trattati. Non ultimo, pochi giorni fa, quando il nostro governo se ne è fregato del trattato che ha istituito il Tribunale Internazionale dell'Aia, e ha liberato il criminale libico Almasri. Riportandolo a casa addirittura con un volo di Stato.
      Quindi, se il governo domani, come ha fatto tante volte, anche durante la pandemia, decide di fare un deficit del 10% per salvare la nostra economia, lo può fare tranquillamente. Gli strumenti sono tutti a Roma (e poi, sai che strumenti, si tratta di accreditare dei numeri su dei conti). Come non è successo nulla con il caso Almasri, niente succederà se fai un deficit del 10%. Se poi ti fanno uscire dall'euro.... siamo tutti più felici e contenti.
      Chiaro ora!!!????
      PS: Amen, è per quelli come te che accettano la frode che gli raccontano, non per me che conosco la materia e come funziona la creazione monetaria.

    34. Achille 26 febbraio 2025

      Che le Costituzioni sono "carta straccia" di fronte ai trattati intergovernativi, rientra tra le tue fantasie. Mi dispiace per te ma anche per i nostri governanti che non le rispettano, ma ad oggi le Costituzioni sono ancora al primo posto nella scala dei codici. Così afferma la dottrina del diritto.
      Il fatto che spesso non vengono rispettate (le Costituzioni) dai governanti, non giustifica che abbiano perso il loro valore. Anzi, sostenerlo come fai TU, significa dare mano a livello mediatico a chi sistematicamente non le rispetta.
      Ti potrei fare decine di esempi di paesi che non rispettano i trattati, Israele su tutti. Ma anche i nostri governi, all'occorrenza e a comodo, non hanno rispettato i trattati, senza che niente accadesse. Il caso del rilascio del criminale libico Almasri di poche settimane fa, è l'ultimo dei casi in cui il nostro governo non ha rispettato un trattato (per la precisione quello della Corte Internazionale dell'Aia, per di più firmato a Roma).
      Ti ringrazio del tuo sforzo per avermi spiegato che quando un privato prende un prestito lo deve restituire insieme al pagamenti di interesse. Ne ero a conoscenza -:)). Mi sembrava però, che all'interno del nostro dibattito, ero io quello che spiegava a te chi crea e come si crea la moneta, facendoti anche la distinzione tra la moneta che crea lo stato (netta) e quella che creano le banche commerciali.
      Comunque mi rende felice sapere che ci "eri arrivato" già da solo. Quindi se la crea lo Stato e per la precisione il governo con la spesa a deficit, perché hai dubbi sul fatto che sia il responsabile?!
      Detto questo, tornando all'argomento, mi dispiace che ancora non sei arrivato a comprendere il concetto di "scelta politica". Una "scelta politica" sbagliata non diventa una scelta politica giusta perché un rappresentante del popolo firma un trattato. La firma di uno Stato sovrano su un trattato non ha lo stesso peso, in termine di conseguenze, della firma di un privato su un contratto. Di questo te ne devi dar pace, lo dice la storia.

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