Dall’eco-ansia all’eco-razzismo

Dall’eco-ansia all’eco-razzismo

Di Marcello Veneziani

L’angoscia si esprime oggi in due modi: ego-ansia ed eco-ansia. Siamo angosciati per l’io e per il pianeta; di tutto quel che sta nel mezzo – persone, famiglie, società, nazioni, popoli, culture, religioni, civiltà, umanità – ci interessa sempre meno.

L’eco-ansia è la patologia dei nostri giorni, una specie di infiammazione ecologica. I malati più acuti sono i ragazzi, poi vengono i media e tutti gli altri; ma ne patiscono anche alcuni ministri. La nuova linea di discriminazione tra i buoni e i cattivi, gli insider e gli outsider, è quella: se ti affibbiano il marchio di negazionista ambientale sei fritto, come il pianeta; hai perso ogni rispetto, non puoi coprire alcun ruolo, devi solo nasconderti.

Ma cos’è l’eco-ansia? E’ un fenomeno non solo italiano ma occidentale, trae suggestioni dal movimento di Greta Thunberg, però non nasce dal nulla: alcune emergenze ambientali e climatiche toccano reali alterazioni dell’eco-sistema. Quanto però queste dipendano dai comportamenti umani è da verificare: alcune di più (per es. la plastica nei mari), altre assai meno (i mutamenti nell’ecosistema). E poco dipendono da singoli stati e singoli paesi, di modeste dimensioni, come il nostro. L’eco-ansia è divenuto improvvisamente ossessivo, monomaniacale, con un giacobinismo ideologico e un fanatismo patologico.

Ma la sua motivazione originaria, la salvaguardia della natura in pericolo, è sacrosanta. Ed è più coerente con una visione del mondo conservatrice e tradizionale, in cui è un bene primario la difesa, il rispetto e l’amore per la natura, a partire dalla natura umana. Il legame profondo tra l’uomo e la terra, le sue radici, il suo habitat, i suoi luoghi originari e identitari sorgono non a caso in una concezione della tradizione, nei suoi legami spirituali e biologici, naturali e culturali. A lungo questa visione della natura ha trovato come suoi avversari il capitalismo e il comunismo, il mercato globale e la pianificazione statale socialista, figli entrambi della rivoluzione industriale, e legati entrambi a una visione utilitarista, produttivista e antinaturale. Alla fine degli anni ottanta, in Processo all’Occidente, analizzai questo scontro tra la difesa della natura e i suoi nemici ideologici, sovietici e mercantilisti.

Poi con gli anni è avvenuto qualcosa: da una parte l’insensibilità verso i temi della natura in pericolo da parte di una “turbo-destra” liberista e ipermercatista, dall’altra la sostituzione di madre natura con la maternità surrogata dell’ambiente, termine più asettico che può valere per qualunque habitat, anche una fabbrica. Da lì nasce il ménage à trois fra eco-ansia, progressismo radical e capitalismo “eco-sostenibile”.

Il risultato che ne è derivato è questo ambientalismo allarmato, antinatura, ideologico e funzionale al nuovo capitalismo globale e allo sfruttamento del business ambientale. Al massimalismo ideologico e al suo profitto politico si unisce così l’eco-speculazione. La strategia pubblicitaria delle grandi aziende alimentari non vanta più le qualità dei prodotti ma il fatto che siano eco-sostenibili; vantano la loro buona coscienza ecologica oltre alla buona coscienza ideologica (gli spot con dosi obbligate di mondo verde, ma anche nero, gay e arcobaleno). Il pregio principale del prodotto è che non nuoce all’ambiente ed è ideologicamente conforme; non conta la qualità del cibo ma i rifiuti e gli effetti ideologici derivati. All’industria del food eco-sostenibile si è aggiunta la cosmesi e la moda eco-sostenibile; grandi marchi vendono vestiari, scarpe, creme eco-sostenibili. L’eco-sostenibile leggerezza dell’essere… Ma il core business dell’eco-ansia è nei farmaci, nella sanità e nelle cure psicanalitiche. Viene monetizzata l’ansia. Per non parlare della riconversione verde dell’industria e delle case, dei trasporti e dell’energia. Un business enorme sullo spavento diffuso e sulle nuove norme obbligate da adottare.

Sulla nuova pandemia chiamata eco-anxiety e sul suo target giovanile, ho scritto nel recente libro Scontenti. L’eco-ansia investe la salute mentale; vi si accompagna un disturbo psichico chiamato solastalgia, generato dal cambiamento eco-climatico. I sintomi e gli effetti dell’eco-ansia sono: attacchi di panico, traumi, depressione, disturbi da stress, abuso di sostanze, aggressività, ridotte capacità di autonomia e controllo, senso d’impotenza, fatalismo e paura, spinta al suicidio. E un grande senso di colpa ambientale. Il popolo degli eco-ansiosi reputa il futuro “spaventoso”.
Gli eco-ansiosi sono considerati malati virtuosi, i loro disturbi sono ritenuti lodevoli perché denotano sensibilità green. I colpevoli invece sono quegli adulti che hanno così malridotto il pianeta e non patiscono eco-ansia. L’umanità viene nuovamente divisa in buoni e cattivi, e dopo i no-vax, i no-war, ecco i no-eco: da una parte le vittime gli eco-ansiosi, dall’altra i negazionisti, gli eco-mostri, che minimizzano il problema da loro creato.

La follia ulteriore di questa drammaturgia ambientale è che non produce effetti concreti sull’ambiente: una volta esaltata la minoranza benemerita degli eco-attivisti e vituperata la minoranza maledetta degli eco-negazionisti, non viene fuori alcun risultato pratico in tema di degrado ambientale. Si è solo usata un’ennesima discriminazione ideologica per sostenere un nuovo, manicheo eco-razzismo da cui trarre profitto politico. Allo stesso tempo l’eco-ansia dirotta il mondo dalla realtà: l’incubo è il clima, concentriamoci sul riscaldamento globale, il resto è irrilevante o meno urgente. Non pensate più all’economia e alla politica, alla società reale e all’economia, alla famiglia e alle ingiustizie, alla disumanizzazione e alla fine della civiltà; è in ballo il pianeta da salvare. Tra l’io e il pianeta c’è di mezzo il vuoto; di quello spazio se ne occupa la governance globale. Voi pensate al clima, agli animali e ai ghiacciai, e al vostro io angosciato. Il mondo si va disumanizzando, ma il tema su cui concentrarsi è il clima. L’importante è salvare il pianeta; e se l’umanità è di ostacolo, salviamo il pianeta anche a prezzo dell’umanità.

Di Marcello Veneziani

02.08.2023

Marcello Veneziani, giornalista, filosofo e scrittore.

Fonte: https://www.marcelloveneziani.com/articoli/dalleco-ansia-alleco-razzismo/

Commenti (8)

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    1. warheit 8 agosto 2023

      articolo che riunisce bene tutti i mali insiti nelle nuove eco tendenze, a questo punto non mancano i nuovi dirigenti dell'economia 'verde',
      gli eco-ratti.

    1. uomospeciale 7 agosto 2023

      Secondo me i ragazzi di oggi hanno solo bisogno di vanghe badili e picconi per costruire il mondo che vorrebbero: piantando alberi* ripulendo gli alvei dei fiumi, ripulendo i fossi e le spiagge dalle immondizie ecc ecc ecc..... Ma si sa che è molto meno faticosa l'eco ansia.

      *Sapevate che in Cina i volontari cinesi per l'ambiente hanno piantato quasi 80 miliardi di alberi? Avete letto bene 80 miliardi.
      Molti più di tutti quelli che ci sono in Italia Altro che "eco ansia" e ultima generazione.... Meno ansia e meno cazzate:
      Molta più voglia di darsi da fare e molto più olio di gomito.

    1. PietroGE 7 agosto 2023

      L’eco-ansia è un altro sintomo, uno dei tanti, che la decadenza dell'occidente non è solo materiale ma anche intellettuale. Poi si può discutere se sia emersa spontaneamente o molto più probabilmente indotta. La razionalità lascia il posto ai 'feelings', le contraddizioni tra le differenti richieste e esigenze non vengono neanche più prese in considerazione, e tutto diventa 'mediatico'. Mai una analisi razionale delle vere cause della crisi ambientale, ci si limita alla moda, agli atteggiamenti e agli 'influencer'. E anche qui spunta il 'demonio negazionista'. Bell'articolo di Veneziani.

    2. Fantine 8 agosto 2023

      Bell'articolo davvero.
      Per chi ricorda la bufala dell'infermiera del Kuwait, che era la figlia dell'ambasciatore del Kuwait negli Usa.
      Senza pudore.

    1. maghi 7 agosto 2023

      A Montecatini Terme un anziano che criticava il troppo uso del telefonino da parte dei giovani, se ne trovato uno scagliato da un decerebrato dal telerincoglionitore portatile in faccia con danni gravi all'occhio e alla mandibola. Mi sembra il classico agire dei rincoglioniti nei confronti di chi qualcosa, per esperienza di vita, capisce ancora. Un pò come le minacce di morte alla Meloni e alla sua figlia per il RdC. La violenza è l'unica risorsa dei rincoglioniti e l'unico modo per fermarli è la forca, perchè, essendo rincoglioniti, non hanno nessuna possibilità di capire la gravità dei loro atti.

    2. uomospeciale 7 agosto 2023

      Rispondere alla violenza con la violenza ?
      Non lo sai che la violenza e la prepotenza in Italia sono monopolio esclusivo e assoluto dei coatti, dei pregiudicati, e dei delinquenti nostrani & stranieri che la esercitano, mentre la gente onesta e perbene può solo subire e basta?
      Come ho detto tante volte il problema degli italiani non è che non si difendono più dagli orsi o dai lupi, ma che non si difendono più da nessuno.

    3. maghi 7 agosto 2023

      tutto questo ancora deriva dal vecchio adagio che la proprietà è un furto di comunistoide memoria. Quindi chi esercita la violenza contro un ladro, questa è legittima se il ladro è un pacifico proprietario di un qualcosa, perchè per i magistrati rossi il solo fatto di possedere un qualcosa, ti equipara al ladro. Se invece viene fatta contro chi ruba al proprietario, allora sì che è violenza vera e della peggior specie e viene punita con anni di processi, spese di decine di migliaia di euro e se non va bene con condanne e anche carcere. Non è che le persone oneste non si vogliono difendere, è che non possono, perchè, se lo fanno, sono accusate di essere dei criminali e poi devono difendersi nelle sedi opportune. Ancora, se uno spara ad un ladro, deve poi dimostrare che l'ha fatto per legittima difesa, se dalle indagini ciò non è lapalissiano. Così parte la denuncia e siamo di punto ed accapo come prima. Anni e anni di processi e decine di migliaia di euro buttati via. Meglio farsi derubare, non trovi? Tanto, se possiedi qualcosa, per la mentalità comunista, sei un ladro. Nest pas?

    4. uomospeciale 7 agosto 2023

      In effetti non ci hai sbagliato di tanto purtroppo....😢
      Per fortuna io abito in una casa isolata in campagna con ampio giardino confinante con il bosco dove ho già preparato da tempo, lontano da occhi indiscreti, un paio di fosse già pronte ad accogliere eventuali ospiti indesiderati che dovessero farsi vivi credendo di potermi depredare di tutto, compresa la vita:
      Nel frattempo continuerò ad oliare la collezione di armi ereditata dai miei.☺️😇

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