Credere e non credere

Credere e non credere
Dicembre 2025: la protesta degli agricoltori incendia la capitale dell'Unione Europea

Di Giorgio Agamben

Nel 1973, scrivendo La convivialità, Illich prevedeva che la catastrofe del sistema industriale sarebbe diventata una crisi che avrebbe inaugurato una nuova epoca.

La paralisi sinergica del sistema che l'alimentava provocherà il crollo generale del modo di produzione industriale... In un tempo molto breve la popolazione perderà fiducia non soltanto nelle istituzioni dominanti, ma anche in quelle specificamente addette a gestire la crisi. Il potere, proprio delle attuali istituzioni, di definire valori (come l'istruzione, la velocità di movimento, la salute, il benessere, l'informazione ecc.) si dissolverà di colpo allorché diventerà palese il suo carattere illusorio. A fare da detonatore alla crisi sarà un avvenimento imprevedibile e magari di poco conto, come il panico di Wall Street che portò alla Grande Depressione... Da un giorno all'altro, importanti istituzioni perderanno ogni rispettabilità, qualunque legittimità, insieme alla reputazione di servire il bene pubblico.

È bene riflettere sulle ragioni e sui modi in cui queste profezie, sostanzialmente corrette, dopo quasi mezzo secolo non si sono avverate (anche se molti sintomi sembrano confermarne l'attualità). Il modo di produzione industriale e il potere che l'accompagna continuano a esistere pur avendo perduto ogni rispettabilità e ogni credibilità. Illich non poteva immaginare che un sistema potesse mantenersi proprio attraverso la perdita di ogni credibilità - che, cioè, gli uomini continuassero a agire secondo modelli e principi in cui non credevano più, che la mancanza di fede, l'essere oligopistos (Matteo, 14, 31), diventasse la condizione normale dell'umanità (e certamente a rendere accettabile la perdita della fede, era stata innanzitutto la Chiesa, trasformando in un pacchetto di dogmi la vicinanza fra cuore e parola che era in questione in Paolo, Rm. 10,6-10).

Un sistema - come quello che abbiamo di fronte - che dà per scontato che non si creda più in esso, che si fonda, cioè, proprio sull'apistia e sulla mancanza di fiducia, è un avversario insieme fragile e particolarmente difficile da combattere. Esso riscuote, infatti, incessantemente un credito che non ha, così come in ultima istanza inesigibili sono i crediti su cui le banche fondano il loro potere. Il denaro funziona non perché si crede in esso, ma precisamente perché esso è la forma stessa della mancanza di fede (come Marx aveva intravisto, proprio questa assenza di fede costituisce il carattere teologico della merce: non si può aver fede in ciò che si può vendere e comprare).

Sostituendosi alla Chiesa, le banche amministrano sapientemente e irresponsabilmente l'assenza di fede che definisce il nostro mondo, esse sono i leviti e i sacerdoti della nuova irreligione dell'umanità. Come pensare una strategia di fronte a un tale avversario? È certamente vano denunciarne l'incredibilità e l'illegittimità, dal momento che - come si è visto con chiarezza durante la cosiddetta pandemia - egli è il primo a esibirle e rivendicarle.

Il suo punto debole non sta tanto nella mancanza di fede, quanto piuttosto nella menzogna cui da questa si crede costretto. Invincibile, infatti, sarebbe solo un potere che, fondato sull'incredulità, decidesse di non parlare e si votasse al silenzio. I poteri che pretendono oggi di governarci non fanno invece che parlare e enunciare giudizi e, contraddicendo così la loro più intima natura, sembrano in qualche modo credere ed esigere fede. Avviene qui in realtà qualcosa di più complicato e sottile.

Per colui che non crede, ogni discorso è falso, poiché alla mancanza di fede corrisponde soltanto il silenzio. Come quel personaggio dei Demoni, egli né crede di credere né crede di non credere. Se crede, invece, come sembra oggi ovunque avvenire, nella propria incredulità, egli distrugge il fondamento stesso su cui si reggeva. Credere di non credere è la peggiore della menzogne, in cui chi la proferisce non può che restare imprigionato.

Ed è questa menzogna - e non, come suggeriva Illich, il fatto che gli uomini non gli credono più - che condurrà il sistema alla rovina.

Di Giorgio Agamben

15.12.2025

Giorgio Agamben è un filosofo italiano. Ha scritto diverse opere che spaziano dall’estetica alla filosofia politica, dalla linguistica alla storia dei concetti, proponendo interpretazioni originali di categorie come forma di vita, homo sacer, stato di eccezione e biopolitica.

Fonte: https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-credere-e-non-credere

Commenti (4)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 4 caricati
    1. natascia 29 dicembre 2025

      “ I crediti inesigibili su cui le banche fondano il loro potere” : questa frase da sola è la base della rivoluzione.

    1. nicola 29 dicembre 2025

      Il vezzo insopportabile dell’intellettuale che vuole complicare quel poco o tanto che ha da dire. Il suo scopo non è condividere un pensiero, ma mettere nella condizione chi legge di sentirsi inadeguato alla (presunta) raffinatezza di certe argomentazioni. Veramente insopportabile.

    1. absitiniuriaverbis 29 dicembre 2025

      Articolo a me oscuro. A bere acqua mi sto arruginendo.
      Da quest'oggi un mezzo bicchiere di rosso di quello buono.

      "Credere e non credere" e scrive di fede e di sistema.
      Come se il credere ed il non credere fossero una caratteristica specifica e peculiare solo della fede o del sistema.

      Di quale fede parla l'articolista?
      Avendo egli scritto fede in minuscolo sembrerebbe di voler fare di tutte le erbe un fascio. E questo mi impensierisce. Vabbene che l'eta' avanza per tutti (il sottoscritto compreso ovviamente) ma un minestrone e per giunta riscaldato mi sembra improponibile.

      O forse vuole scrivere di qualche fede o sistema in particolare?

      Credere nella Fede e' un fatto individuale e ritengo che la frase andrebbe capovolta: ho Fede quindi credo.

      Nel sistema non e' necessario credere: o funziona o non funziona. E se non funziona bisogna metterci mano.
      Perche' farne o cercare di farne un credo?
      Mistero. Anche se e' ovvio che a chi tira le fila giovi cosi' com'e'.

      Ha, l'affondo sul vil denaro! Rifugio dell'ovvio per quanto necessario.

      Quando andavo a scuola su un componimento simile avrebbero annotato: riprova, puoi far meglio.

    1. natascia 28 dicembre 2025

      Nel silenzio tornerà’ la fede. Nel silenzio la menzogna non potrà’ più manifestarsi e i fatti negativi saranno agli occhi di tutti.

Visualizzati 4 di 4 commenti approvati.