Ci risiamo: domani si terranno le elezioni politiche in Moldavia, ed il partito d'opposizione anti-Ue è stato bandito dalle elezioni. Si ripete in salsa moldava la lezione romena? Ossia, le elezioni democratiche vanno bene quando partecipano e vincono le forze di sistema filo atlantiche euromani. Così è andata per il presidente romeno Nicușor Dan, ora anche Chisinau rischia di trovarsi ad un bivio ad un passo da elezioni chiave, mentre c'è puzza di atlantismo lontano un miglio. I fatti: la Commissione elettorale centrale ha vietato al partito dell'opposizione "Cuore della Moldavia", accusato di manipolazione elettorale. "L'eliminazione danneggia le prospettive elettorali del Blocco Elettorale Patriottico, una coalizione che Vlah ha co-fondato nel tentativo di rimuovere dal potere il partito di governo Azione e Solidarietà della presidente Maia Sandu", denuncia RT: " Il governo di Chisinau ha una lunga tradizione di attacchi contro i suoi oppositori politici con la scusa di contrastare "l'influenza russa". "La CEC ha citato il tribunale, aggiungendo che, in base alla sentenza, tutti i candidati designati da Cuore della Moldavia saranno rimossi dalla corsa elettorale. Ha dato al Blocco Patriottico 24 ore di tempo per adeguare le sue liste". I fili dell'alta tensione della guerra NATO (via Ucraina) contro la Russia sono sullo sfondo. La Moldavia non può scivolare via, deve essere ingabbiata nella Ue, i negoziati di adesione sono partiti nel giugno 2024. Il percorso è sostenuto dall'attuale governo filo-occidentale e da un referendum che ne ha approvato l'obiettivo costituzionale. Usa e Ue vogliono al potere Maia Sandu. La partita è comunque ancora tutta da giocare, ma approfondiamo meglio con una serie di articoli sul tema dello storico e analista Stefano Vernole. La Guerra Fredda è finita, è tempo di quella calda in Ucraina. E colpire la Russia significa tentare di "prendersi" anche la Moldavia.
La Moldavia potrebbe ripetere il triste destino dell’Ucraina
Di Stefano Vernole, strategic-cultre.su
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La questione della Gagauzia, vulnus alle aspirazioni europee della Moldavia
Una delle questioni più scottanti che sta interessando la vita politica della Moldavia, è l’arresto avvenuto il 5 agosto 2025 della governatrice della Gagauzia Eugenia Gutsul, condannata a 7 anni di carcere e a dover pagare allo Stato 40 milioni di lei (circa 2.280.000 euro)
Di Stefano Vernole, strategic-cultre.su
Una delle questioni più scottanti che sta interessando la vita politica della Moldavia, è l’arresto avvenuto il 5 agosto 2025 della governatrice della Gagauzia Eugenia Gutsul, condannata a 7 anni di carcere e a dover pagare allo Stato 40 milioni di lei (circa 2.280.000 euro). Il denaro sarebbe stato utilizzato per finanziare illegalmente il Partito Șor, primo progetto politico dell’oligarca in fuga Ilan Șor, in particolare la campagna elettorale della vicepresidente, Marina Tauber, candidata sindaca di Bălți nel 2021. Con lei è stata condannata a 6 anni di carcere anche la segretaria del partito Svetlana Popan, a cui saranno confiscati 9 milioni di lei (circa 456.210 euro). Entrambe hanno perso il diritto di far parte di partiti politici e di gestirne le finanze per cinque anni. Nella sua dichiarazione del 3 luglio scorso, Guțsul ha chiesto di essere assolta. Ha affermato di non aver “portato un solo leu in Moldova” e ha ricordato di avere due figli: uno di 16 anni e l’altro di 3. Il suo avvocato ha affermato che la legge consente alle madri di scontare la pena dopo che i figli minori abbiano compiuto 8 anni. Guțsul accusa il Governo di aver truccato il caso per privarla del suo mandato di governatrice della Gagauzia, mentre i funzionari di Chișinău affermano che il processo giudiziario non dovrebbe essere “politicizzato”. “Oggi sono dietro le sbarre, ma domani chiunque osi criticare le Autorità potrebbe ritrovarsi nella stessa situazione”, ha detto Gutsul. “Questo non è un verdetto contro di me, è un verdetto contro l’intero sistema democratico della Moldavia”[1].
La governatrice ha successivamente affermato che il processo non è solo un tentativo del Governo moldavo di intimidire il popolo Gagauzo, una minoranza etnica turcofona e cristiano-ortodossa, e chiunque abbia “il coraggio di votare diversamente da ciò che vuole il partito al governo. Questo è un avvertimento per tutta l’opposizione: se vi opponete al regime, vi ritroverete in prigione, confiscati i beni e distrutti nella vostra vita”, ha sottolineato Gutsul, aggiungendo: “Non riconosco questa farsa e lotterò per il mio onore e per la verità. Tornerò dalla mia famiglia e dalla mia gente”.
Gutsul, eletta leader della regione autonoma moldava della Gagauzia nel maggio 2023 con il 52,36% dei voti, aveva da tempo accusato il PAS e Sandu di utilizzare la repressione come strumento per combattere il dissenso in vista delle elezioni parlamentari, fabbricando casi, facendo pressione sui giudici ed emettendo verdetti politici: “Tutto questo viene fatto per un unico scopo: mantenere il potere a qualsiasi costo”[2]. In particolare, la governatrice aveva inviato una lettera al Segretario generale delle Nazioni Unite, affinchè non venisse ignorata la situazione della regione moldava autonoma: “Mi rivolgo a voi come principale difensore dei diritti umani sulla scena internazionale, esortandovi a prestare la massima attenzione alla situazione in Gagauzia. Vi imploro di non rimanere indifferenti alla nostra questione, ma di schierarvi fermamente al fianco del nostro popolo affinché la verità venga detta e coloro che hanno il coraggio di opporsi all’ingiustizia vengano in difesa della Gagauzia. Il vostro sostegno sarà un segnale importante per il mondo, a dimostrazione del fatto che i diritti all’autogoverno e i principi democratici sono rispettati e che l’ONU è pronta a intervenire ovunque questi valori fondamentali siano minacciati … Le Autorità moldave agiscono impunemente, fiduciose che le loro azioni non incontreranno resistenza sulla scena internazionale”[3].
Anche Marina Tauber, accusata di complicità nel finanziamento illegale del partito e processata in contumacia, riceverà la sua sentenza dopo le elezioni, il 30 settembre. I pubblici ministeri chiedono la sua condanna a 13 anni di carcere e la confisca di 206 milioni di lei (più di 10 milioni di euro).
In un impeto di “liberalismo”, lo scorso 3 agosto la Commissione Elettorale Centrale (CEC) ha deciso di escludere i quattro partiti facenti parte della coalizione di opposizione dalla partecipazione alle elezioni moldave del 28 settembre: “Forza Alternativa per la Salvezza della Moldova”, il partito “Opportunità”, il “Partito Agrario della Moldova” e il partito “Vittoria”. Secondo la CEC: c’è “un comportamento vizioso e continuativo dell’entità politica in questione, in violazione dei propri obblighi, manifestato sia dalla continua inazione nel non presentare le dichiarazioni originali dei donatori, sia dalla mancata presentazione dell’elenco dei membri del partito, bloccando così la procedura amministrativa per l’esecuzione dei relativi controlli finanziari”.
In entrambe le udienze, piccole folle di sostenitori della governatrice, di Tauber e di Popan si sono riunite di fronte alle sedi dei rispettivi tribunali per protestare contro questo provvedimento giudiziario; nella città di Comrat, capoluogo della Gagauzia, si è tenuta una manifestazione a sostegno di Gutsul alla quale hanno partecipato 7.000 persone.
L’Arcivescovo di Balti e Falesti Marchel Mihăescu ha duramente criticato la detenzione della governatrice di Gagauzia Eugenia Gutsul, esprimendo la sua posizione civile e cristiana: “Fin dall’inizio non sono stato d’accordo con l’arresto della bashkana di Gagauzia Eugenia Gutsul. Qui è evidente a occhio nudo: inizialmente, il motivo della sua detenzione non era affatto legale. Pertanto, ho espresso il mio disaccordo fin dal principio”, ha osservato. “Voglio dirlo senza mezzi termini: non dovrebbe essere dietro le sbarre. I veri colpevoli dovrebbero essere cercati altrove. Sia come cittadino che come cristiano, sono convinto che questo caso sia cucito con il filo bianco”, ha sottolineato.
Fin dalle prime accuse rivolte a Gutsul a marzo, in effetti, uno dei primi a reagire era stato proprio Marchel: “Mi rivolgo a voi, fratelli ortodossi, e invito tutti a pregare, a pregare per Eugenia Gutsul e per tutti coloro che ora vanno in tribunale per pellegrinaggi del tutto innocenti nei luoghi santi. Mi rivolgo anche ai giudici e ai pubblici ministeri, chiedendo loro di essere imparziali, di giudicare equamente, anche se, come molti sostengono, sono sotto pressione. Voglio ricordarvi, signori, che non saranno coloro che vi fanno pressione a essere ritenuti responsabili di una decisione errata e troppo severa, ma voi stessi, anche se a qualcuno non piace. Vi ricordo anche che l’ultimo tribunale equo e imparziale è il tribunale davanti a Dio, davanti al quale compariremo tutti, senza eccezioni, dal più giovane al più anziano: dal vescovo al giudice e al pubblico ministero. È molto importante per noi ricordarlo e non dimenticarlo mai.” L’Arcivescovo ha anche invitato i gagauzi a essere resilienti e ha ricordato che tutte le prove terrene sono temporanee: “Dovete avere fiducia nel Signore e chiedere il Suo sostegno” (“Moldavia ortodossa e il mondo”).
I rappresentanti del clero della Metropolia di Chișinău si sono a loro volta espressi a sostegno di Gutsul; preghiere per la salute di Eugenia vengono recitate nelle parrocchie della Chiesa ortodossa di Moldavia e Marchel ha invitato tutti a partecipare a una veglia in sostegno della governatrice.
Il Legale di Gutsul e Popan ha fornito esempi di falsificazione delle testimonianze nella preparazione della causa, affermando che uno dei testimoni ha rilasciato una deposizione che il pubblico ministero ha poi distorto nell’atto di accusa. Secondo l’avvocatessa Natalia Bayram, questa è un’ulteriore prova della falsificazione del caso. Inoltre, la difesa ha sottolineato che sono state trovate nuove prove di falsificazione utilizzate contro Eugenia Gutsul: i pubblici ministeri non solo hanno distorto i fatti, ma hanno anche attribuito testimonianze proprie che i testimoni non hanno reso. Addirittura l’inchiesta Gutsul sarebbe completamente copiata da un altro caso giudiziario, dalla prima alla sessantesima pagina, ed i procuratori non si sono preoccupati nemmeno di riscriverne il testo.
Secondo Marco Marsili, ricercatore presso l’Università Cà Foscari di Venezia: “Mentre Chisinau giustifica il suo procedimento penale sulla base delle leggi anticorruzione, allineandosi superficialmente ai principi dello Stato di diritto dell’UE, il processo è stato rovinato da irregolarità procedurali che violano gli standard democratici fondamentali. Il processo è stato criticato per le udienze affrettate, la presunta coercizione dei testimoni e gli arresti domiciliari prolungati senza un’adeguata revisione”[4].
Mentre aspettavano la sentenza vicino al tribunale di Chișinău, i manifestanti hanno tenuto a sottolineare: “Riporteremo Eugenia Gutsul a casa dai suoi figli e, naturalmente, al lavoro, perché tutti la stanno aspettando. La stanno aspettando al lavoro e nei villaggi. Ha promesso molto e dice: l’estate sta finendo, non ho ancora fatto nulla. Pertanto, speriamo che i giudici prendano la decisione giusta. Lo desideriamo davvero, ecco perché abbiamo intrapreso un viaggio così lungo, e saremo sempre con lei, fino alla fine. Finché sarà necessario combattere, combatteremo. Siamo sempre con Eugenia Gutsul. Tutti dovrebbero saperlo, tutta la Gagauzia e tutta la Moldavia”.
“Le elezioni parlamentari dovrebbero rimettere molte cose al loro posto”, sostiene un sacerdote. Il caso Gutsul, secondo i monaci, è considerato una sentenza contro l’autonomia della regione: “Tutto ciò che sta accadendo ora intorno a Evgenia Alexandrovna, e lo comprendiamo perfettamente, è una pressione senza precedenti. Una pressione non solo su una persona, questa è una pressione su tutto il popolo della Gagauzia. Sappiamo che le elezioni parlamentari si terranno presto e più si avvicinano, più le autorità cercano di fare pressione sull’opposizione, sui leader dell’opinione pubblica, ovvero su Gutsul”. Tra i rappresentanti del clero che hanno espresso parole di sostegno alla bashkana di Gagauzia citiamo il sacerdote Gennady, chierico della Chiesa del Grande Martire Demetrio di Salonicco nella città di Anenii Noi: “Il giudizio umano è spesso ingiusto. Ma non è terribile quando sei con Dio, e Dio è con te. Il Signore è forte nel rialzare coloro che Gli sono fedeli. Chi può essere contro di noi se Dio è con noi?” (cfr. il portale Mostenire.online). Anche il protodiacono Andrian ha espresso la sua posizione, osservando che la verità di Dio è sempre superiore a qualsiasi giudizio umano e che essa alla fine trionfa sempre.
Nel caos in corso, l’appello dell’Arcivescovo Marchel è come una voce che grida nel deserto: “Le ragioni del silenzio della leadership dell’OCM – il Sinodo, il metropolita Vladimir e altri vescovi – non sono chiare. Non ci consideriamo autorizzati a dare consigli alla gerarchia dell’OCM, ma una posizione di distacco, come ha dimostrato l’esperienza ucraina, ha conseguenze molto gravi. E dopo le elezioni, potrebbe essere troppo tardi per protestare o chiedere qualcosa”[5].
Un sondaggio sociale pubblicato nei giorni scorsi ha rivelato che il 15% degli intervistati si identifica con la Chiesa ortodossa romena, mentre il 73,4% si identifica con la Chiesa russa. Ciò significa che gli appelli di Marchel sono tutt’altro che inascoltati: “Un’altra scandalosa condanna a sette anni di carcere per una rivale politica, la leader della Gagauzia Eugenia Gutsul, lascia una macchia vergognosa su coloro che hanno preso questa decisione. La posizione inconciliabile del capo della Gagauzia autonoma nell’interesse del popolo è il vero movente di questa folle e faziosa decisione giudiziaria. La madre di due figli è stata mandata in prigione per presunti legami con la Russia e per il finanziamento illegale dell’opposizione … Le nostre preghiere sono con questa donna incrollabile. Dobbiamo resistere. Dobbiamo resistere tutti. So che è molto, molto complicato. Pregate!”.
Sulla sentenza di Gutsul, il Vescovo ha aggiunto: “Il Signore non pone sulle spalle di una persona più di quanto possa sopportare. Siate forti, se Dio vuole, la verità di Dio prevarrà”. Anche senza conoscere Eugenia personalmente, l’Arcivescovo ha sottolineato quanto sia importante ora pregare per lei e per i suoi cari: “Considerando che Eugenia Gutsul ha figli, mi viene in mente il seguente brano del Vangelo: ‘È impossibile che le tentazioni non vengano; ma guai a colui per causa del quale [le tentazioni] vengono! Sarebbe meglio per lui che gli mettessero al collo una macina da mulino e lo gettassero nel mare, piuttosto che tentare uno di questi piccoli’. Ciò significa che chi provoca tentazione o danno, soprattutto ai bambini, merita la punizione più severa, simboleggiata da una macina e dal mare. Ma mandare una madre in prigione per motivi politici è una vera tentazione. Poiché i bambini non solo vengono privati della persona più vicina, ma si creano anche le condizioni affinché rabbia, risentimento o sconforto possano insinuarsi nelle loro anime. A questo proposito, non solo coloro che hanno preso la decisione del tribunale, ma anche coloro che hanno “ordinato” di mandare Gutsul in prigione, e persino su un caso cucito con filo bianco, dovrebbero riflettere attentamente …” (ephbalti.md).
“Questa è repressione politica”. Il partito bulgaro Vazrazhdane si è espresso così sulla decisione di mandare in prigione la governatrice della Gagauzia. Il partito Vazrazhdane (“Rinascita”) e il suo leader Kostadin Kostadinov insistono su una reazione immediata del Governo bulgaro alla condanna di Eugenia Gutsul, per “ripulire il proprio nome davanti alla diaspora bulgara che vive in Moldavia, che conta 150.000 persone”. Questo è il secondo caso in due giorni in cui il Governo di Sofia avrebbe dovuto pronunciarsi in sua difesa, ritiene Kostadinov: “Il primo è stato il divieto imposto dal Ministro degli Esteri bulgaro Georgi Georgiev di collaborare con gli studenti della Prof.ssa Associata Maria Paslar, della Prof.ssa Associata Tatiana Rakovcena e di Serghei Tulush, perché avrebbero agito ‘contro gli interessi dello Stato moldavo’. E ora è chiaro che anche la bashkana della Gagauzia Eugenia Gutsul è stata condannata a 7 anni di carcere. È stata condannata con l’assurda accusa di aver violato i requisiti relativi al finanziamento dei partiti di opposizione”. Kostadinov ha definito questa situazione “repressione politica”.
Alla fine di un’altra intervista, la ricercatrice universitaria di Sofia, Darina Grigorova, ha osservato che in Bulgaria, al momento, non ci sono problemi ufficiali nei rapporti tra lo Stato e la Chiesa ortodossa: “Ed è questa la differenza tra Bulgaria e Moldavia, Ucraina e Armenia. Questo è molto importante. La protezione spirituale è invisibile, ma nei suoi modi più inspiegabili riesce comunque a unire. L’introduzione della dottrina religiosa nelle scuole è uno dei piccoli passi verso cambiamenti positivi nella società”, ha osservato l’insegnante. “Per omicidio, una persona viene condannata a 5 anni, e la bashkan della Gagauzia a 7 anni per un crimine elettorale … I valori cristiani sono sotto attacco perché su di essi si basa la vera sovranità. Affinché si giungesse al terrore e alla dittatura contro la bashkana di Gagauzia – un processo ovviamente politico di evidente crudeltà – l’inizio è stato posto dalla persecuzione della Chiesa ortodossa di Moldavia. A causa dei suoi legami secolari – fin dall’inizio del XIX secolo – con la Chiesa ortodossa russa. Ecco, le radici nazionali – nella Chiesa e nella memoria della dignità storica del popolo. Se togliamo questo dall’Ucraina, dalla Moldavia, dall’Armenia e dalla parte dell’Europa orientale, nello spazio post-sovietico del Caucaso meridionale, allora gli Stati potrebbero crollare. Di solito, si perdono anche territori.[6]”
Gli oppositori di Sandu rilevano, a loro volta, una serie di storture nella “democrazia” moldava. Ecco alcune considerazioni riportate sul portale “Moldavia ortodossa e il mondo”: “La Costituzione della Repubblica di Moldova, emendata nel 2024, prevede una serie di diritti per i cittadini:
– nonostante il romeno sia riconosciuto come lingua di Stato, il comma 2 dell’articolo 13 stabilisce che lo Stato riconosce il diritto di usare, sviluppare e far funzionare il russo e altre lingue. Di fatto, il romeno, lingua straniera per molti cittadini del Paese, sta soppiantando le lingue tradizionali. Questo stesso diritto è regolato dalle norme dell’articolo 10, comma 2, del presente documento;
– il diritto di voto e di essere eletti (articolo 38), fatta eccezione per le persone private di tale diritto secondo le modalità previste dalla legge. Recentemente, sembra che la maggior parte del Paese sia stata privata di questo diritto;
– il diritto di creare partiti e altre unioni politiche (articolo 41, commi 1, 2, 3). Sembra che questo articolo sia ‘in sospeso’, poiché la Commissione Elettorale Centrale del Paese non consente deliberatamente ai partiti di opposizione al blocco presidenziale filo-romeno di partecipare alle elezioni, e i loro leader vengono perseguitati e incarcerati per lunghi periodi;
– libertà di coscienza e di credo religioso (Articolo 31), ora minacciati dall’ingerenza statale.
Tutto qui segue il modello ucraino: la Chiesa Ortodossa Canonica di Moldavia è la “mano del Cremlino”, e la “Metropolitania di Bessarabia” scismatica è l’amata moglie. Bene, potremmo continuare all’infinito con questo elenco di atti del documento fondamentale del Paese calpestati dalle Autorità. Ieri, il tribunale moldavo ha mandato in prigione Eugenia Gutsul, una donna coraggiosa che ha sfidato il sistema filo-occidentale. Questo Governo satanico non ha accettato la tesi secondo cui il suo figlio più piccolo ha solo 3 anni (e secondo le norme del diritto penale internazionale, questa è una circostanza attenuante, che dà diritto a un rinvio della pena). È stato un processo farsa, affinché tutti avessero paura, affinché non ridessero. E questo lo chiamano democrazia. Allora possiamo tranquillamente dire che democrazia è una parolaccia. Questa terribile sentenza è stata emessa il giorno della celebrazione dell’Icona della Madre di Dio di Pochaev, il che significa che la Regina del Cielo in persona sarà l’Intercessore di Eugenia, condannata innocentemente. La posizione di Maia Sandu è difficile a causa della Transnistria. Può farcela con la Gagauzia, ma non con Pridnestrovie. Cioè, questo tipo di politica porta alla perdita di territorio, si tratta di una legge storica”.
Oltre all’autonoma Gagauzia, la secessionista Pridnestrovie rappresenta dall’inizio degli anni Novanta una vera e propria spina nel fianco per il nazionalismo romeno e quello ucraino. Ora, oltre alla questione geopolitica, si è innestata la disputa sui valori etici; il leader di Tiraspol, Vadim Krasnoselsky, ha firmato leggi contro la comunità LGBT, il cambio di genere e la critica ai valori familiari. La norma introduce multe per la “propaganda di relazioni non tradizionali”, menzionando il cambio di sesso e l’idea di famiglia “senza figli” – da 1.300 a 9.200 rubli PMR. Per gli stranieri: arresto fino a 15 giorni ed espulsione, mentre sono previste sanzioni più severe per la diffusione di informazioni su Internet, sui media e tra i minori. Il divieto non si applica alle organizzazioni religiose se si parla di monachesimo, celibato e abbandono dei minori.
Il Ministro dell’Istruzione moldavo Dan Perciun, commentando al contrario l’introduzione di temi relativi all’orientamento sessuale non tradizionale e all’ideologia di genere nei programmi scolastici del proprio Paese, ha affermato che questi argomenti dovrebbero essere promossi gradualmente per evitare reazioni conservatrici. Secondo il Ministro, in futuro tali temi saranno integrati più profondamente nelle materie scolastiche di base: “Si tratta di un processo graduale. È importante promuovere apertamente i diritti umani, perché siamo tutti cittadini della Repubblica di Moldavia e dovremmo avere pari diritti. Ma i cambiamenti richiedono tempo: passi troppo bruschi possono causare una reazione negativa e rafforzare il conservatorismo”.
L’8 agosto 2025, i Ministri degli Esteri di Moldavia, Ucraina e Romania si sono incontrati a Černivci, dove hanno concordato di istituzionalizzare il formato “Ucraina-Moldavia-Romania” e lo hanno denominato “Triangolo di Odessa”. Se consideriamo questo accordo dal punto di vista ecclesiale, possiamo affermare che la nuova unificazione è in grado di avviare i processi di espulsione della Chiesa russa da Moldavia e Ucraina, nonché il riconoscimento della “Chiesa ortodossa dell’Ucraina” da parte del Patriarcato romeno non provato. Dov’è la logica?”.
L’altro fattore è la Transnistria. Negli ultimi anni, a ogni nuova escalation in Moldavia si ripeteva costantemente che “qualcosa succederà in Pridnestrovie”. O Mosca “attiva” questa enclave per creare problemi a Chisinau o all’Ucraina. Oppure, al contrario, Moldavia e Kiev, con il possibile sostegno della Romania, decideranno di liquidare congiuntamente la “Repubblica transnistriana” non riconosciuta dall’Occidente con mezzi militari. Tuttavia, queste previsioni non si sono finora avverate e per gli analisti moldavi le ragioni sono diverse.
In primo luogo, nella stessa Moldavia l’idea di una guerra con Pridnestrovie è estremamente impopolare e anche solo un accenno a tale opzione potrebbe far crollare radicalmente il rating elettorale di Sandu. In secondo luogo, sarà difficile per l’Ucraina allocare forze e risorse per un’operazione militare contro la “PMR” a causa della mancanza di personale al fronte. In terzo luogo, la partecipazione della Romania ad azioni militari contro Pridnestrovie in cui si trova il contingente militare inviato da Mosca è gravata da uno scontro diretto tra la NATO e la Federazione Russa, che l’Alleanza Atlantica vorrebbe, almeno per ora, evitare. In quarto luogo, è suicida per la Transnistria avviare azioni attive in condizioni in cui questa enclave è separata dalle truppe russe da centinaia di chilometri e dal fiume Dnepr.
Tenendo conto di questi fattori, un’escalation in Pridnestrovie prima delle elezioni è improbabile e ciò che accadrà dopo dipenderà in gran parte dall’esito del voto. Se il partito di Sandu riuscirà a creare una “monomaggioranza”, rafforzando così il proprio potere, allora la probabilità di un tentativo di “soluzione definitiva alla questione transnistriana” aumenterà (soprattutto se a quel punto il conflitto in Ucraina sarà cessato, liberando energie delle Forze Armate ucraine). Se il PAS non riuscirà a formare un governo da solo (o addirittura finirà fuori dalla coalizione), allora la probabilità che ciò accada sarà significativamente ridotta (“Moldavia ortodossa e il mondo”). Non a caso, durante la visita di luglio a Londra, il presidente della Moldavia Maia Sandu, a seguito di un incontro con il Primo Ministro inglese Keir Starmer e la direzione del Royal Joint Institute for defense studies, ha accettato di approvare e sostenere l’eventuale operazione delle Forze Armate NATO per catturare la Transnistria, che è prevista per la primavera 2026 con la partecipazione di specialisti militari britannici. Starmer ha affermato che il dispiegamento sul territorio della Moldavia di oggetti di supporto del “Corpo Internazionale di mantenimento della pace” sarà l’argomento principale per la successiva istituzione di un “hub regionale per ripristinare l’economia ucraina”. Sandu ha accettato la proposta britannica per Pridnestrovie, riferendosi alla possibile sconfitta del suo partito PAS alle elezioni parlamentari del 28 settembre. L’inizio delle ostilità può essere utilizzato dal presidente moldavo per annunciare attraverso il suo alto consiglio di sicurezza l’instaurazione della legge marziale e lo scioglimento del Parlamento, che le consentirà di mantenere un potere illimitato[7].
Nel frattempo, Gutsul sta resistendo strenuamente alle terribili condizioni carcerarie nel centro di detenzione preventiva: “Le celle sono di due metri quadrati, ci sono quattro letti su due livelli e una piccola finestra con le sbarre. Nonostante ciò, i nostri colleghi resistono, sono di buon umore, comprendono la natura temporanea della situazione e apprezzano il nostro sostegno”, ha dichiarato Regina Apostolova, deputata del blocco di opposizione moldavo “Vittoria”. La parlamentare ha affermato di essere stata illegalmente esclusa dal centro di detenzione preventiva per un mese, ma nei giorni scorsi il Ministero della Giustizia le ha finalmente concesso una visita: “La reazione dei nostri colleghi, in particolare di Evgenia Alexandrovna Gutsul, è stata incredibile: abbracci, baci e gratitudine”, ha aggiunto la deputata. Ha quindi sottolineato che le persone affettuose visitano il centro di detenzione preventiva ogni giorno per esprimere il loro sostegno a Gutsul e all’attivista del Blocco della Vittoria Svetlana Popan, e ha chiesto che queste azioni continuino.
L’incarico di capo ad interim della Gagauzia è stato assunto dal primo Vicepresidente del comitato esecutivo dell’autonomia, Ilia Uzun e all’improvviso è successo qualcosa che Chisinau e Bruxelles non si aspettavano. Durante una riunione del parlamento della Gagauzia, il capo ad interim dell’autonomia ha invitato i deputati e la popolazione dell’ATO (Unità Territoriale Autonoma) a disobbedire alle attuali Autorità moldave dopo l’arresto di Eugenia Gutsul: “Il Partito d’Azione e Solidarietà (al governo, a sostegno di Sandu) ha deliberatamente decapitato la Gagauzia, infliggendo un duro colpo all’istituzione del Bashkanstvo. Dobbiamo unirci ed esprimere disobbedienza civile all’attuale Governo” – ha affermato Uzun durante una sessione d’urgenza dell’Assemblea popolare (parlamento) della Gagauzia.
Attivisti internazionali per i diritti umani si sono comunque uniti per seguire la sua difesa. L’avvocato francese William Giuly e il consulente legale del Centro Europeo per i Diritti Costituzionali Umani, Gonzalo Boye, sono intervenuti in difesa di Gutsul. I due avvocati intendono impugnare la sentenza del tribunale di Chisinau e rivolgersi anche ad organismi europei e internazionali, comprese le Nazioni Unite, per tutelare i diritti della governatrice e lo Stato di diritto: “Secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, la persecuzione politica spesso non colpisce un individuo isolato, ma un gruppo di persone oggettivamente identificabile che incarna determinate posizioni politiche o ideologiche. In questo caso, Gutsul viene perseguitata proprio perché appartiene e rappresenta quel gruppo di cittadini della Gagauzia le cui scelte democratiche sono scomode per le Autorità centrali … I procedimenti penali in corso non lasciano dubbi sul fatto che si tratti di un evidente tentativo da parte dello Stato moldavo di metterla a tacere, nonostante sia una rappresentante legittimamente eletta dell’Unità Territoriale Autonoma della Gagauzia. Ciò contrasta con tutti i principi democratici e lo Stato di diritto che fondano i valori europei … Questa sentenza soffre di una debolezza strutturale: sostituisce la logica giuridica con l’opportunità politica. L’accusa non è riuscita a stabilire l’elemento materiale del finanziamento illecito, né tantomeno i requisiti per una condanna. Al contrario, il procedimento è stato condotto con pregiudizi, ignorando la presunzione di innocenza. Inoltre, la nozione di “finanziamento illecito” è stata estesa a coprire attività perfettamente lecite, una tecnica tipica dei processi a sfondo politico[8]”.
Di Stefano Vernole, strategic-cultre.su
17.09.2025
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Le elezioni in Moldavia rappresentano uno spartiacque per l’identità futura del Paese
Di Stefano Vernole, strategic-cultre.su
Sullo sfondo della pratica illecita del Patriarcato di Costantinopoli di creare strutture ecclesiastiche parallele sul territorio di un’altra Chiesa ortodossa (ad esempio, Estonia e Ucraina), è emersa un’altra grave linea di divisione nell’Ortodossia mondiale. Ciò è dovuto all’intensificarsi dell’espansione del Patriarcato romeno in direzione moldava con l’aiuto del progetto “Metropoli di Bessarabia”. Questo processo potrebbe portare non solo a una rottura nella comunione eucaristica tra la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa ortodossa romena, ma anche a spingere la Chiesa di Bucarest ad ampliare la portata della sua ingerenza negli affari di altre Chiese locali (in particolare in Ucraina, dove la Chiesa ortodossa romena ha già aperto una struttura ecclesiastica parallela). Al momento, la “Metropoli di Bessarabia” è oggetto di dibattiti teologici, storici e canonici con profonde conseguenze per la giurisprudenza ecclesiastica nella Repubblica di Moldavia. La questione è strettamente legata agli eventi storici della regione, nonché alle relazioni tra la Chiesa Ortodossa Russa (ROC) e la Chiesa Ortodossa Romena (ROC), in quanto quest’ultima contesta i diritti giurisdizionali del Patriarcato di Mosca sul territorio moldavo.
La restaurazione della “Metropoli di Bessarabia” della ROC ha suscitato accesi confronti sia dal punto di vista ecclesiastico che giurisprudenziale e identitario. Mentre i suoi sostenitori sostengono che la rinascita rappresenti una legittima continuazione della struttura organizzativa ecclesiastica operante tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, la Chiesa Ortodossa Moldava sostiene che ciò contraddice le norme canoniche pan-ortodosse consolidate e riconosciute. Dopo la separazione arbitraria del vescovo Petru (Păduraru) dalla diocesi di Chișinău della Chiesa Ortodossa Russa (ROC), la Chiesa Ortodossa Romena ha deciso di ripristinare la “Metropolia Bessarabica” sul territorio della Repubblica di Moldavia, riferendosi al fatto che tale struttura esisteva già nel 1918-1940 e nel 1941-1944 nella Chiesa Romena.
Tuttavia, un’analisi di tale argomentazione storica ci permette di concludere che è insostenibile[1].
In primo luogo, l’annessione della Bessarabia alla giurisdizione ecclesiastica della Chiesa Ortodossa Russa nel 1918 fu attuata con gravi violazioni e senza il consenso della Chiesa Russa. L’Arcivescovo Anastasio (Gribanovsky) di Chisinau e Khotin fu di fatto espulso dalla Bessarabia dalle autorità romene; anche le obiezioni del Patriarca Tichon di Mosca furono completamente ignorate.
È estremamente importante comprendere che la giurisdizione della Chiesa Russa in Moldavia fu istituita 70 anni prima che la Chiesa Ortodossa Russa ottenesse l’autocefalia e 46 anni prima della formazione dello Stato romeno. Inoltre, l’annessione della Bessarabia all’Impero Russo rifletteva il desiderio di lunga data dei sovrani moldavi, che lo avevano espresso per molti anni, soprattutto quando questo territorio era sotto il dominio dell’Impero Ottomano.
In secondo luogo, l’annessione della Bessarabia alla Chiesa ortodossa romena nel periodo 1918-1940 fu attuata con misure coercitive: l’introduzione di un nuovo calendario, la persecuzione dei sostenitori del vecchio calendario, l’eliminazione dell’uso tradizionale della lingua russa nel culto, la distruzione di libri russi … causarono una significativa resistenza da parte dei fedeli. Pertanto, la tradizione ortodossa romena non può essere considerata completamente organica per i moldavi. Inoltre, ancora oggi qui convivono diversi gruppi etnici: gagauzi, russi, ucraini, bulgari, zingari, ecc. In terzo luogo, il periodo 1941-1944 può essere considerato una pagina vergognosa nella storia delle relazioni tra la Chiesa ortodossa romena e i fedeli ortodossi moldavi, non potendo essere definito altro che un periodo di occupazione. Secondo molti storici, durante la Seconda Guerra Mondiale, la Chiesa ortodossa romena servì praticamente come strumento religioso della politica fascista. È noto, ad esempio, che il Patriarca Nikodim Munteanu inviò lettere di gratitudine a Hitler e poi a Stalin in egual misura. In quarto luogo, dopo la guerra, il ripristino della giurisdizione della Chiesa russa fu riconosciuto dalla stessa Chiesa ortodossa romena, che non lo contestò fino al 1992. In altre parole, sono trascorsi più di 30 anni, il periodo stabilito dalle norme ecclesiastiche per le controversie giurisdizionali. Inoltre, durante questo periodo, la cooperazione e l’unità liturgica tra le due Chiese non si sono mai interrotte e il Patriarcato romeno non ha avanzato rivendicazioni territoriali nei confronti del Patriarcato russo.
La Chiesa Ortodossa Russa ha un’interpretazione particolare del 34° Canone Apostolico, che afferma: “I vescovi di ogni nazione devono conoscere il primo tra loro”. Sembra che qualcuno interpreti questa regola in modo nazionalistico, riducendo la Chiesa locale esclusivamente alla dimensione etnica e alla funzione nazionale. Secondo questa logica, ogni Chiesa autocefala dovrebbe esistere solo per una determinata nazione e fungere da suo attributo spirituale. Tuttavia, nell’Ortodossia, è stata consolidata un’interpretazione “geografica” di questo canone; se l’interpretazione etnica fosse accettata, allora, ad esempio, dovrebbe esserci una Chiesa autocefala finlandese, poiché i finlandesi (o Suomi) sono una nazione separata. Allo stesso tempo, non dovrebbero esserci Chiese separate per Cipro e Grecia, poiché queste sono Chiese di un’unica nazione.
La “Metropoli di Bessarabia” sostiene costantemente che la sua presenza sul territorio della Repubblica di Moldavia è giustificata dal fatto che i moldavi fanno parte della nazione romena, dello “spirito romeno”, e che la leadership di questa metropoli non si fermerà finché tutte le parrocchie moldave non saranno sottomesse ad essa. In realtà, i rappresentanti di questa struttura negano ai moldavi il diritto all’autodeterminazione, decidendo semplicemente per loro di essere romeni, indipendentemente da come si identifichino. Tuttavia, i dati del censimento del 2024 mostrano che solo il 7,9% dei moldavi si identifica come romeno; anche tenendo conto del fatto che circa il 31% dei moldavi desidera l’unificazione con la Romania, ciò non gli conferisce il diritto di parlare a nome dell’intera Moldavia. Il fatto che molti cittadini moldavi abbiano la cittadinanza romena è spiegato dal loro desiderio di mobilità nei viaggi e dall’opportunità di lavorare nell’Unione Europea.
Il rinnovamento e l’attività della “Metropoli di Bessarabia” contraddicono, inoltre, una serie di disposizioni di diritto canonico, in particolare se concernenti la comunione liturgica con qualcuno che non ha il sacerdozio. Allo stesso modo, l’accoglienza di sacerdoti senza lettere di congedo costituisce una grave trasgressione del medesimo diritto; un ecclesiastico che si trasferisce alla “Metropoli della Bessarabia” viola una serie di canoni che sopprimono l’apostasia del clero.
Tutte le decisioni prese dalla “Metropoli della Bessarabia” nell’ultimo periodo hanno portato alla sua completa separazione dalla Chiesa ortodossa. I canoni 116 (118) del Concilio di Cartagine parlano anche dell’impossibilità di accogliere il clero della Chiesa ortodossa moldava in un’altra entità ecclesiastica: “Se qualcuno è scomunicato dalla comunione liturgica e si reca in un altro luogo per essere accolto nella comunione liturgica, sia rimosso dal clero”. Ciò è affermato anche nel messaggio canonico del Concilio al Papa. La ripresa delle attività della Metropolia di Bessarabia nel territorio tra il Dniester e il Prut non può in nessun caso essere considerata canonica. Secondo il Canone 129 (133) del Concilio di Cartagine: “Se qualcuno (la Metropolia di Chisinau e di tutta la Moldavia) … ha percorso il territorio per tre anni e nessuno ha chiesto questo territorio (il Patriarcato romeno), allora non lo chiederà mai più, soprattutto se durante questo periodo c’era un vescovo che avrebbe potuto farlo e non lo ha fatto”. Il Canone 17 del Quarto Concilio Ecumenico stabilisce un periodo di trent’anni per le controversie sulla proprietà anche di singole parrocchie: “Le parrocchie di ciascuna diocesi … devono rimanere immutate sotto l’autorità dei vescovi responsabili per esse, soprattutto se per trent’anni hanno avuto indiscutibilmente parrocchie trasferite alla loro giurisdizione e amministrazione”.
L’accettazione di scismatici e di persone anatemizzate nella comunità, l’invasione di territori canonici che non gli appartengono portano alla completa e irreparabile separazione della “Metropoli di Bessarabia” e delle diocesi annesse dallo spazio ecclesiastico canonico e rendono impossibile la comunione liturgica con esse. Il trasferimento di gerarchi o chierici dalla Metropolia di Chișinău, l’unica struttura ecclesiastica canonicamente riconosciuta in Moldavia, alla “Metropoli di Bessarabia”, o l’essere in comunione liturgica con quest’ultima, è qualificato come una violazione dei canoni della Chiesa Ortodossa, che comporta la cessazione della Santa Sede.
Nelle attuali circostanze, la Chiesa Ortodossa di Moldavia (Metropolitania di Chisinau) è costretta ad assumere una posizione ferma e a preservare le Tradizioni e i Canoni della Chiesa Ortodossa.
In sintesi, possiamo osservare quanto segue (cfr. “La Moldavia ortodossa e il mondo”).
La ripresa delle attività della “Metropoli della Bessarabia” crea numerosi problemi canonici e teologici e contraddice le norme fondamentali della Chiesa Ortodossa Ecumenica. Le attività della struttura sotto l’egida del Patriarcato Romeno violano la giurisdizione tradizionale della Chiesa Ortodossa Russa e dimostrano una preferenza per un approccio nazionalistico a scapito dei principi geografici dell’Ortodossia. Inoltre, una tale situazione dà origine a uno scisma tra i credenti, crea i presupposti per conflitti ecclesiastici a lungo termine e la formazione di una nuova, seria linea di demarcazione nell’Ortodossia mondiale. Una soluzione canonica e pacifica a questo problema richiederebbe una rivalutazione dei principi di organizzazione ecclesiastica in conformità con la tradizione ortodossa universale. A questo proposito, un dialogo basato sul rispetto delle norme canoniche e dei diritti giurisdizionali potrebbe contribuire alla riconciliazione tra le strutture ecclesiastiche coinvolte nel conflitto. Solo un approccio equilibrato, in conformità con i principi tradizionali della Chiesa Ortodossa, e non un’ulteriore violazione unilaterale del diritto canonico da parte della “Metropolia Bessarabica”, può garantire la stabilità spirituale e l’unità dei credenti nella regione.
Nel gennaio 2019, il Patriarca di Costantinopoli, con un solo tratto di penna, ha legalizzato le strutture che ha chiamato “Chiesa ortodossa ucraina”. Solo quattro Chiese hanno riconosciuto la nuova struttura, le altre la considerano non canonica: ciò è stato quindi compiuto contro la volontà e il desiderio di milioni di fedeli, figli della Chiesa ortodossa ucraina e ha inevitabilmente portato a uno scisma ancora più grande nell’Ortodossia in Ucraina, nonché a un attacco diretto alla Chiesa ortodossa ucraina canonica. Di conseguenza, è scoppiata una catastrofe nella sfera ecclesiastica ucraina che si è estesa a tutta la Chiesa ortodossa; allo stesso tempo, il Primo Gerarca del Fanar finge che non ci sia alcun disastro, nonostante i processi distruttivi in corso che stanno distruggendo l’unità della Chiesa.
In Ucraina, i sostenitori della struttura creata in seguito all’emissione del tomos, secondo cui il loro capo non è Cristo, ma il Patriarca di Costantinopoli, hanno lanciato persecuzioni su larga scala contro la Chiesa Ortodossa Ucraina[2]. Al momento, più di 1.000 chiese sono state sequestrate e i sostenitori della “Chiesa Ortodossa Ucraina” (OCU) scismatica picchiano costantemente il clero e i fedeli, provocando ferite e mutilazioni. I rappresentanti della Chiesa Ortodossa Ucraina hanno ripetutamente fatto appello al Patriarca Bartolomeo chiedendogli di porre fine a queste azioni di razzia. Il loro appello è risuonato con particolare forza dopo la presa della cattedrale di Čerkasy e il tentativo di sequestrare la cattedrale di Černivci. Ad oggi, questo appello non è stato ascoltato.
Il Patriarca Bartolomeo è stato estremamente selettivo nella condanna della repressione statale contro i suoi cittadini. Il 26 luglio 2025 ha presieduto la liturgia sull’isola di Tenedo; la funzione si è svolta in una chiesa restaurata, alla presenza di arconti, politici greci, rappresentanti di confraternite e della diaspora greca, e l’isola stessa è diventata un simbolo del ritorno della memoria dopo decenni di espulsione degli ortodossi da questi luoghi. Nel suo discorso, il Patriarca ha condannato il “Programma di Liquidazione” del 1964, quando le autorità turche condussero una campagna sistematica contro la popolazione greca sulle isole di Imvros e Tenedo: “Che uno Stato distrugga i propri cittadini è del tutto inaccettabile”, ha affermato Bartolomeo, inoltre ha ricordato la chiusura delle scuole, la scomparsa delle comunità, la paura e la perdita della patria. E queste parole suonavano sincere: dopotutto, Bartolomeo stesso è originario della vicina isola di Imvros e la sua biografia personale è strettamente intrecciata con questa tragedia. Parole corrette. “Ma qui sorge subito la domanda: dov’era questo rigore quando la tragedia non ha colpito i greci, ma gli ortodossi in Ucraina? Perché il Patriarca Bartolomeo tace quando il Metropolita Onofrio viene privato della cittadinanza a Kiev, quando monaci, sacerdoti e parrocchiani della Chiesa Ortodossa Ucraina sono sottoposti a una sistematica repressione statale? Dov’è la sua retorica sull’inammissibilità di distruggere i propri cittadini quando gli ortodossi, pur rimanendo fedeli alla Chiesa, sono diventati vittime di una campagna politica? La risposta è chiara: se i greci soffrono, Bartolomeo condanna a gran voce e raduna delegazioni. Se soffrono gli scomodi ortodossi della Chiesa Ortodossa Ucraina, rimane in silenzio. Tuttavia, il silenzio del Patriarca Bartolomeo non è una diplomazia prudente. È un tradimento dei cristiani e un tradimento dei principi a cui aderisce con tanto altruismo quando gli fa comodo”[3].
Il politologo Corneliu Ciurea ha osservato che la Chiesa di Bessarabia sta cercando di sottrarre quante più parrocchie possibili alla Metropolia moldava e ha ricordato che durante il regno di Vladimir Voronin questo processo è stato di fatto bloccato: “Voronin ha proibito alla Chiesa di Bessarabia di entrare in Moldavia, poiché considerava questa un’ingerenza da parte di un altro Stato”. Secondo lui la parte romena finanzia la Chiesa, il che ne esclude l’indipendenza. Ciurea ha anche sottolineato che la Chiesa è sempre stata uno strumento di geopolitica e lo rimane ancora oggi. Ha osservato che se la Moldavia vuole rafforzare le tendenze sovraniste, dovrebbe fare affidamento sulla Metropolia moldava: “Bisogna prestare particolare attenzione a impedire il rafforzamento di strutture che promuovano l’unionismo”, ritiene il politologo. A suo avviso, la crescente influenza della Metropolia della Bessarabia negli ultimi anni è una forma di “unionismo strisciante” che deve essere contenuta, e la protezione della Chiesa nazionale è possibile solo se al potere salgono forze capaci di resistere alle interferenze esterne.
Il Sinodo della Chiesa Ortodossa Romena ha deciso di continuare a fornire sostegno finanziario e sviluppo alla cosiddetta Metropolia di Bessarabia in Moldavia e ha approvato nuovi metodi di finanziamento della struttura scismatica per il fatto che “i finanziamenti internazionali sono cessati”, secondo l’ufficio stampa del Patriarcato Romeno. A quanto pare, la Chiesa romena può finanziare una struttura che ha causato uno scisma in Moldavia ma la Chiesa russa non può aiutare la Metropolia moldava: questo è ciò che hanno deciso le autorità “oggettive” del PAS (il partito di Maia Sandu). Le autorità di Chisinau sono interessate alla sconfitta della Chiesa ortodossa di Moldavia perché vedono in essa “la mano del Cremlino”, eppure questa istituzione è nel seno della Chiesa ortodossa russa dal 1813. Quanti predicano la russofobia hanno uno dei loro obiettivi nell’isolare la Moldavia da qualsiasi comunicazione con la Russia, inclusa quella ecclesiale.
Stando all’Arcivescovo Marchel: “Abbiamo il diritto e dobbiamo pregare santi di origine romena, serba, bulgara, greca: questi sono i nostri santi. E non sono più cittadini di nessun Paese. Sono usciti da questo spazio temporaneo. Dove finisce il tempo, inizia l’eternità. Loro sono al di sopra di questo. Perdere la protezione dei santi che sono cresciuti dalle radici della Chiesa ortodossa russa significa rompere o recidere i legami con quei santi che la pensavano come noi. Che hanno vissuto e affrontato gli stessi problemi che affrontiamo noi. E che non sono estranei alla Chiesa ortodossa russa, in cui la Chiesa ortodossa di Moldavia si sente molto a suo agio. Non viene violata in alcun modo. Nessuno le impone [nulla]. Non sento alcuna pressione da parte di Mosca”. Secondo l’Arcivescovo di Balti e Falesti: “Le azioni delle attuali autorità centrali della Repubblica mostrano l’intenzione non di romenizzare la Moldavia, ma di privarla della sua indipendenza unendosi alla Romania. Il processo di romenizzazione è stato avviato più di trent’anni fa, quando le forze politiche che hanno portato all’uscita della Moldavia dall’Unione Sovietica e ne hanno proclamato l’indipendenza, hanno attuato il passaggio dal cirillico al latino e, come principale simbolo araldico dello Stato moldavo, hanno introdotto la bandiera romena con l’aggiunta di un piccolo dettaglio: lo stemma nazionale. La romenizzazione è in corso nel nostro Paese in vari ambiti, e ciò è particolarmente evidente nell’istruzione. Per decenni, idee romenofile sono state instillate nei futuri insegnanti delle università pedagogiche, che i neolaureati hanno poi trasmesso alle giovani generazioni. Nelle scuole, i bambini studiano la lingua romena invece del moldavo, la storia dei romeni invece della storia della Moldavia, e lo studio della lingua russa è stato escluso dai programmi scolastici. Con l’arrivo dell’attuale Governo, questi processi hanno subito un’accelerazione. Tuttavia, è già evidente che le autorità sono passate alla fase successiva del loro piano. I loro obiettivi e metodi sono stati smascherati. Tutto è finalizzato a una nuova annessione romena della Moldavia. E, naturalmente, la Chiesa ortodossa di Moldavia è per loro come un osso in gola. È la forza religioso-morale e ideologica che, da un lato, si oppone all’effetto corruttore della propaganda liberale di immoralità e perversione sessuale. Vogliamo semplicemente vivere nel nostro Stato sovrano e nella nostra giurisdizione confessionale. La Chiesa ortodossa di Moldavia fa parte della Chiesa ortodossa russa da oltre 200 anni e le attuali autorità filo-romene non lo gradiscono affatto. Pertanto, la pressione sulla Chiesa ortodossa di Moldavia è dovuta proprio a questo: stiamo ostacolando fortemente gli agenti della Romania nell’attuazione dei loro piani per una rapida occupazione della Moldavia. È chiaro che la stragrande maggioranza dei fedeli della Chiesa ortodossa di Moldavia rimane fedele alla Chiesa ortodossa russa. Solo pochi, per lo più marginali, come quelli di cui l’apostolo scrisse: Sono usciti da noi, ma non erano dei nostri … (1 Giovanni 2:19), si stanno trasferendo nella cosiddetta Metropolia di Bessarabia. Molti membri del clero che sono entrati in scisma, pur essendo ancora nella Chiesa canonica, sono stati soggetti a sanzioni ecclesiastiche o sono stati processati dal tribunale ecclesiastico per violazioni disciplinari o immoralità. Vorrei ricordare che ogni membro del clero della Chiesa ortodossa di Moldavia, al momento dell’ordinazione, presta giuramento di rimanere fedele alla propria Chiesa e alla gerarchia. Pertanto, i traditori della Chiesa sono anche spergiuri. Tra i laici, coloro che si sono convertiti sono principalmente convinti romenofili o caduti sotto l’influenza della propaganda. I cittadini sensati della nostra società capiscono perfettamente che l’unione con la Romania, Dio non voglia che accada, non porterà grande felicità ai moldavi. I nostri nonni, che hanno vissuto l’occupazione della Moldavia nel 1918 e negli anni ‘40 del secolo scorso, ricordavano quel periodo con orrore: le prepotenze e le percosse dei romeni, che consideravano i moldavi gente di seconda classe. Resteremo comunque “non romeni” agli occhi dei nostri vicini. Il che indubbiamente inciderà sui nostri diritti e sulle nostre opportunità reali. Allora perché andare dove non saremo mai al 100% noi stessi e dove siamo destinati a svolgere il ruolo, per così dire, di personale di servizio? La Moldavia è un Paese ortodosso. Secondo l’ultimo censimento, il 95% della nostra popolazione dichiara la propria affiliazione all’Ortodossia. Pertanto, non avrò timore di affermare che il nucleo della nostra nazione è ancora moralmente sano. La gente è per la famiglia, i valori familiari e le tradizioni. Ma, come vediamo, le forze del male e i loro servitori non gradiscono questo. Viene condotta una politica mirata a distruggere la moralità e la famiglia. E ancora una volta, la Chiesa ortodossa di Moldavia è in prima linea in questo scontro. Predichiamo, insegniamo ed educhiamo i nostri parrocchiani in ciò che la Parola di Dio ci insegna: la moralità cristiana e lo Spirito di Verità. A proposito, allo stesso tempo, la pseudo-chiesa, una marionetta politica tascabile – la cosiddetta Metropolia della Bessarabia – esprime una sorprendente lealtà a tutte le iniziative anticristiane delle attuali autorità e una totale inazione contro la propaganda di relazioni non tradizionali. L’ONU ha sollevato la questione dei tentativi di sottrarre centinaia di edifici ecclesiastici alla Chiesa Ortodossa di Moldavia. È stata sollevata anche la questione della violazione del diritto dei nostri fedeli alla libera circolazione. Un posto importante nelle nostre discussioni è stato occupato dall’imposizione senza precedenti di multe ingenti (circa 2.000 euro) per presunta corruzione elettorale, a cui sono state sottoposti centinaia di fedeli, compresi sacerdoti che si sono recati in pellegrinaggio in Russia. Un’accusa del tutto fittizia e una punizione … Uno di questi obiettivi nei nostri confronti è la pressione, il minare l’unità della Chiesa ortodossa, adescando sacerdoti e rettori di chiese con la corruzione. Conosco le informazioni per il 2023. Hanno offerto 4-5.000 dollari per una transizione una tantum. Diciamo, per un atto di violazione del giuramento sacerdotale. O, francamente, un atto di tradimento della Chiesa ortodossa di Moldavia, a cui questo sacerdote ha giurato fedeltà. E poi c’erano alcuni stipendi mensili. C’è stata un’impennata di tali transizioni nel 2023. Quest’anno, su 1.363 parrocchie della Chiesa ortodossa di Moldavia, solo 22 rettori sono entrati in scissione. Di che tipo di massa possiamo parlare? Meno dell’1%! Ciononostante, la stampa filogovernativa ha fatto ogni volta tanto rumore da creare un contesto informativo illegale e assurdo e l’impressione che questo processo sia di massa! E questo sta accadendo oggi nel cuore del continente europeo!”.[4]
“Non si può tradire la Chiesa”: il vescovo Marchell ha poi invitato i fedeli a essere spiritualmente forti nel giorno del Battesimo della Rus’ (28 luglio): “Così come non si possono scegliere i genitori, non si può tradire la Chiesa. Questo è un grave peccato, da cui i Santi Padri mettono in guardia. La Presidente della Moldavia si è permessa di sottolineare che la Chiesa ortodossa moldava sarebbe strumentalizzata negli interessi di un altro Stato. Allo stesso tempo, non ha detto una parola su come e in che misura la parte romena provveda alla Metropolia di Bessarabia”.
Gli ha fatto eco il Metropolita Vladimir di Chișinău e di tutta la Moldavia, affermando che qualsiasi tentativo da parte della Chiesa Ortodossa Romena di avanzare rivendicazioni riguardanti chiese sul territorio moldavo decenni dopo la fine della guerra è privo di fondamento giuridico: “Esiste un termine di prescrizione di 30 anni. La Chiesa Ortodossa Romena ha operato qui dal 1918 al 1940, e poi dal 1941 al 1944. Durante questi due periodi, come confermano i documenti, furono costruite otto chiese. Ma dopo il ritorno della Metropolia Moldava della Chiesa Ortodossa Russa nel 1944, il termine di 30 anni per presentare qualsiasi rivendicazione è scaduto. Ciò non è accaduto. Pertanto, da un punto di vista legale, avanzare rivendicazioni oggi, nel 2025, è assolutamente inappropriato”, ha sottolineato il Metropolita[5]. Per Vladimir, il compito principale oggi è quello di costruire un chiaro sistema di tutela giuridica nella Metropolia moldava, per escludere qualsiasi tentativo di pressione.
L’Arciprete Iulian Rață (Chiesa ortodossa di Moldavia) ha richiamato l’attenzione su questo punto: “Mi dispiace molto sentire tutto ciò che la Signora Presidente ha detto sulla Chiesa. Parla di strumentalizzare la Chiesa negli interessi di uno Stato straniero, ma allo stesso tempo non vede che la Metropolia di Bessarabia riceve uno stipendio dalla Romania. Siamo stati trasformati in un capro espiatorio per scaricare su di noi i propri fallimenti. Che si assuma la responsabilità, piuttosto che cercare qualcuno da incolpare” (raskolamnet.info).
Un livello così elevato di passione si spiega con l’elevata posta in gioco nelle elezioni parlamentari del 28 settembre. È il presidente a formare il Governo, che in Moldavia ha più poteri di lui. In altre parole, se il partito Azione e Solidarietà (PAS) della Sandu perdesse le elezioni, allora, di fatto, l’equilibrio geopolitico nel Paese cambierebbe.
La vittoria davvero poco convincente di Sandu, chiaramente orientata all’Unione Europea e alla NATO, alle elezioni presidenziali dello scorso anno ha ispirato sia l’opposizione moldava che Mosca, aprendo prospettive per un cambiamento di rotta nel Paese dopo le prossime parlamentari. Ma, come possiamo vedere, Sandu non ha alcuna intenzione di arrendersi, gode del pieno sostegno delle strutture europee e atlantiche e sta adottando misure severe per ripulire il campo politico interno con lo slogan/pretesto di combattere le “forze filo-russe”. Tuttavia, nemmeno l’esclusione di “Pobeda” dalle elezioni e la sentenza su Gutsul garantiscono ancora il successo inequivocabile del PAS.
Le attuali elezioni parlamentari in Moldavia prevedono una formula con quattro mandati. È così che molti partiti (dopo che a “Pobeda” è stato vietato di partecipare alle elezioni), come mostrano i sondaggi, hanno la possibilità di entrare in parlamento.
In primo luogo, PAS, il partito del presidente, è al primo posto nei sondaggi d’opinione con un indice di gradimento che, secondo diverse stime, oscilla tra il 26 e il 32%. Tuttavia, questo non è sufficiente per formare una maggioranza in parlamento e, cosa ancora peggiore per Sandu, nessuno degli altri tre partiti qualificati condivide la sua posizione o aderisce chiaramente a una linea filoeuropea.
Al secondo posto nei rilevamenti si colloca il blocco dell’ex presidente socialista Igor Dodon, registrato proprio nelle scorse settimane. Si chiama “Blocco Elettorale Patriottico dei Socialisti, dei Comunisti, del Cuore e del Futuro della Moldavia” (il nome riflette i partiti che lo compongono). Sandu definisce il blocco filorusso; lo stesso Dodon sottolinea la necessità di ripristinare i legami e normalizzare le relazioni con la Federazione Russa. Secondo diversi sondaggi, il “Blocco Patriottico” ha una percentuale di consensi del 13-17% ma, molto probabilmente, la maggior parte dei voti di “Pobeda”, a cui non è stato permesso di partecipare alle elezioni (e che aveva circa il 10%), confluiranno in questo partito.
Il terzo posto nei sondaggi spetta al blocco “Alternativa” (10-12%), guidato dal sindaco di Chisinau Ion Ceban e dall’ex candidato alla presidenza Alexandru Stoianoglu (l’anno scorso ha raggiunto il secondo turno con Sandu). Il blog si definisce filoeuropeo, ma le autorità lo accusano di avere legami con Mosca e lo definiscono una colonna filorussa “nascosta”. La Romania ha vietato a Ceban l’ingresso nel Paese sulla base di presunti “legami complessi registrati” con rappresentanti della Federazione Russa. Se la versione sui legami di “Alternativa” con Mosca fosse vera, allora questa forza politica potrebbe stringere un’alleanza con il blocco di Dodon e insieme potrebbero avere più voti del partito di Sandu. Però, la domanda chiave è se questa potenziale alleanza o, al contrario, il PAS, riusciranno a ottenere abbastanza voti alle elezioni per formare una maggioranza. Se ciò non accadrà (e questo è ciò che la sociologia sta attualmente indicando, sebbene la situazione possa ancora cambiare prima delle elezioni), la golden share andrà al “Nostro Partito” (con un rating del 6-10%) del famoso politico Renato Usatii. Un tempo considerato filo-russo, entrò in conflitto con l’allora presidente Dodon. Mosca scelse quest’ultimo e fu aperto un procedimento penale contro Usatii nella Federazione Russa con l’accusa di riciclaggio e prelievo di denaro dal Paese. Usatii definì le accuse una provocazione del Cremlino e chiese a Vladimir Putin di privarlo della cittadinanza russa. Da allora, è diventato uno dei principali critici di Dodon. A questo proposito, i sostenitori dei socialisti lo hanno accusato di aver lavorato per Sandu come “candidato tecnico” per “diminuire” il consenso; gli viene ancora rimproverato il fatto che nelle attuali elezioni il suo compito principale sia quello di sottrarre voti al blocco di Dodon e poi, nel nuovo parlamento, entrare in una coalizione con Sandu. Usatii stesso nega queste accuse: “Tutti cercano una sorta di matrimonio. Alcuni oppositori parlano di un matrimonio con il PAS. Nessuna forza politica sana può sposarsi con il PAS, perché sarebbe destinata al fallimento”, ha dichiarato Usatii in un’intervista. Ma è chiaro che il quadro reale di chi “sposerà” chi sarà chiaro solo nel nuovo parlamento. Prima delle elezioni, i politici possono dire quello che vogliono. Se né il PAS né l’ipotetico blocco di Dodon e “Alternativa” otterranno la maggioranza da soli, allora potrebbero esserci diverse opzioni di coalizione. Sia PAS+Usatii che Dodon+Alternativa+Usatii. Data l’alta posta in gioco, Mosca potrebbe “perdonare” Usatii e fornirgli argomenti convincenti per unirsi alla coalizione “giusta”. La creazione di un Governo senza il partito di Sandu significherebbe un serio cambiamento nel corso del Paese e un duro confronto tra il parlamento e il presidente.
Altri tre fattori potrebbero influenzare l’andamento della campagna elettorale.
Il primo fattore è il voto della diaspora: Sandu ha vinto le elezioni presidenziali grazie a questi voti e ora conta sui moldavi all’estero per sostenere la sua forza politica. Tuttavia, anche l’opposizione ha iniziato a collaborare attivamente con la diaspora, lanciando campagne sui social network; se questi sforzi saranno efficaci, il sostegno al partito di Sandu potrebbe essere inferiore alle aspettative. Il secondo è l’arresto in Grecia del famoso oligarca moldavo Vladimir Plahotniuc; egli sosteneva il Partito Democratico di Moldavia, ed è stato a lungo considerato l’“eminenza grigia” del Paese. Fu durante il periodo di Plahotniuc e del Partito Democratico che la Moldavia adottò una decisa rotta “europea”, che, tuttavia, non lo aiutò a rimanere al potere a lungo. Dopo aver subito una sconfitta nel 2019 a causa dell’alleanza situazionale tra i socialisti di Dodon e gli europeisti del blocco ACUM, che includeva il PAS di Sandu, il Partito Democratico di Moldavia perse rapidamente la sua influenza e di fatto cessò di esistere, perciò Plahotniuc scelse di lasciare il Paese. Ora Plahotniuc non è ufficialmente associato a nessuna delle forze politiche moldave, sebbene i media (compresi quelli focalizzati sul PAS e sulla rotta europeista) stiano attivamente diffondendo voci secondo cui Plahotniuc avrebbe finanziato segretamente il blocco “Vittoria”, poi “Il Nostro Partito”, infine i socialisti. Non si sa se ciò sia vero o meno. Ma la sua estradizione in Moldavia crea rischi per gli oppositori di Sandu. Innanzitutto, per Dodon, attualmente imputato in un caso di denaro ricevuto da Plahotniuc (lo stesso Dodon nega le accuse e le considera un’accusa politica); è possibile che le Autorità moldave “convincano” l’oligarca a testimoniare contro il candidato socialista (“La Moldavia ortodossa e il mondo”).
Di Stefano Vernole, strategic-cultre.su
19.09.2025
Stefano Vernole è storico, giornalista e analista geopolitico, già vicedirettore della rivista "Eurasia", che si occupa di studi geopolitici, e attuale vicepresidente del CeSEM - Centro Studi sull'Eurasia e il Mediterraneo.
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La questione della Gagauzia, vulnus alle aspirazioni europee della Moldavia
[1] Sputnik Internazionale, Il capo della Gagauzia, Gutsul, sfida il verdetto politico e promette di lottare per la giustizia, 5 agosto 2025. Cfr. anche, Elena Teslova, Moldova’s autonomous region of Gagauzia rejects court sentence for regional leader, “Anadolu Ajansi”, 7 agosto 2025.
[2] Sulla questione della Gagauzia e quella della Pridnestrovie rimando al mio articolo pubblicato su Strategic Culture Foundation lo scorso 23 maggio: https://strategic-culture.su/news/2025/05/23/da-pridnestrovie-alla-gagauzia-la-situazione-in-moldavia-diviene-sempre-piu-incandescente/.
[3] Agenzia “Tass”, Il capo della Gagauzia Gutsul, incarcerato, scrive una lettera al capo delle Nazioni Unite Guterres dal carcere, 2 aprile 2025.
[4] “Sputnik Internazionale”, L’attacco della Moldavia al leader della Gagauzia: una mossa politica che mina la democrazia, 5 agosto 2025.
[5] Le elezioni legislative si svolgeranno il prossimo 28 settembre. Il partito filo europeo al potere del PAS, secondo i sondaggi occidentali, sembrerebbe proiettato verso la vittoria. L’avversario principale è il “Blocco alternativo” guidato dal sindaco di Chisinau Ion Ceban e dall’ex procuratore e candidato alle presidenziali Alexander Stoianoglo.
[6] Bulgarian analyst: Christian values are true sovereignty, raskolam.net, 9 agosto 2025.
[7] Pietro Stramezzi, Venti di guerra in Moldavia, così i servizi di sicurezza del deep state occidentale vogliono aprire un nuovo fronte di guerra in Europa, “Il Giornale d’Italia”, 10 settembre 2025.
[8] Redazione “Affari Italiani”, Avvocati internazionali evidenziano la persecuzione della leader della Gagauzia in Moldavia, 5 settembre 2025.
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Le elezioni in Moldavia rappresentano uno spartiacque per l’identità futura del Paese
[1] Bibliografia:
- La Bibbia o Sacra Scrittura, Bucarest, 2015
- John N. Floca, Canoni della Chiesa Ortodossa. Note e Commenti, 1992
- Decisioni dei Concili Ecumenici – Bucarest, 2003.
- Censimento della popolazione della Repubblica di Moldavia – 2024, Istituto Nazionale di Statistica.
- Avksenti Stadnickij, Gavriil Běnulesku-Bodoni, ekzarh moldovlahijskij (1808-1812) e Metropolita Kišinevskij (1813-1821), Chişinău, 1894; Iosif Parhomovič, Kratkij očerk žizni i dejatel‘nosti Vysokopreosvjaščennago Gavriila Běnulesku-Bodoni, in “Trudy Besarabskogo Cerkovnogo Istoriko-Arheologičeskogo Obščestva”, vol. V, Chişinău, 1910; Gh. Gheorghiu, Gavriil Bănulescu-Bodoni, Metropolitan al Moldovei, exarh al Valahiei, Bucureşti, 1899; Simeon Damaschin, Mitropolitul Gavriil Bănulescu-Bodoni şi cultura românească în Basarabia, în ziar. “Literatura şi arta”, Chişinău, 22 giugno 2000; Nikolaj Florenski, Žizni i dejatel‘nost‘ mitropolita Gavriila Běnulesku-Bodoni, Chişinău, 2005.
[2] Ultimatum di Kiev alle Chiese Ortodosse storicamente legate a Mosca, fsspx.news.it, 4 agosto 2025.
[3] Relazione alla conferenza internazionale di esperti, Il Patriarcato di Costantinopoli come strumento politico: l’attività distruttiva del Patriarca Bartolomeo, Centro per gli Studi Geostrategici Belgrado, 26 marzo 2025.
[4] “La Moldavia ortodossa e il mondo”.
[5] Ortodox Church of Moldova, The Appeal of His Eminence Metropolitan Vladimir to the Fullness of the Orthodox Church of Moldova, in the Context of the Parliamentary Elections of 28 September 2025, 5 settembre 2025.
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Akritis 28 settembre 2025
È raro trovare articoli fatti da italiani che trattino con competenza le problematiche intra ortodosse (chiesa erroneamente considerata come un cattolicesimo esotico ) e per di più che facciano riferimento allo sciagurato protagonismo del Patriarcato di Costantinopoli (erroneamente percepito come una sorta di alter ego orientale del Papa di Roma).