C’È UN GENOCIDIO A GAZA – Risposta pubblica a Silvana De Mari

C’È UN GENOCIDIO A GAZA – Risposta pubblica a Silvana De Mari
Praticamente ogni giorno cerchiamo di dare spazio al massacro israeliano contro la popolazione palestinese, sappiamo che non sarà mai abbastanza per l'abissale gravità di ciò che sta accadendo, non da anni ma da decenni. Riceviamo e pubblichiamo da Rocco Cantautore, condividendone contenuti ed intenti. Una risposta appassionata e documentata in replica alle tesi della Dott.ssa Silvana De Mari - pubblicate su La Verità del 5 maggio scorso - secondo cui "Non c’è nessun genocidio a Gaza". Per correttezza e completezza nel trattare l'informazione ed i contenuti, di seguito all'articolo di Rocco Cantautore pubblichiamo integralmente anche l'articolo della De Mari, pur considerando la sua visione dei fatti e delle cose totalmente in antitesi con la concreta realtà dei fatti e degli accadimenti. In conclusione, proponiamo la lezione di Moni Ovadia su cos'è davvero il sionismo: "La più grande disgrazia di tutta la Storia ebraica". Buona lettura e buona visione.

C’È UN GENOCIDIO A GAZA – Risposta pubblica a Silvana De Mari
Di ROCCO Cantautore

Il giorno 5 maggio 2025, sul quotidiano La Verità, la dottoressa Silvana De Mari ha pubblicato un articolo nel quale affermava che «non esiste alcun genocidio a Gaza», attaccando tra l’altro chiunque osi denunciare la tragedia in corso, tra cui anche il sottoscritto, definito in tono sprezzante, nel più classico artificio retorico dell’attacco ad hominem, un «miserabile cantautore mai sentito nominare da nessuno».

Mi permetto, quindi, una risposta pubblica. Non per amor di polemica, ma per dovere civico, di informazione e, se mi è concesso, di verità.

Una breve premessa personale

Il 3 febbraio 2023, la stessa Silvana De Mari mi ha intervistato in diretta sulla sua piattaforma La brigata per la difesa dell’ovvio.

Quando perciò oggi afferma di non sapere chi sono e rifiuta un confronto pubblico dicendo che non mi conosce, sta negando un fatto documentabile.

Peccato: io quel confronto l’avrei accettato volentieri. Non per “vincere un dibattito”, ma per confrontare visioni del mondo. Lei ha preferito parlare dall’alto di una rubrica su un giornale nazionale, citandomi senza citarmi, e negandomi la possibilità di risponderle in diretta.

Ma oggi non scrivo solo da cantautore. Scrivo da canta-untore. Da essere umano. E scrivo in nome di centinaia di persone che privatamente o sotto i miei post hanno espresso la loro indignazione per quelle parole.

Non è un'opinione: è un genocidio

Quello che sta accadendo a Gaza è definito genocidio non da me, non da un movimento ideologico (quale invece è il sionismo, cui la De Mari mostra incondizionato sostegno), ma da:

  • la Corte Internazionale di Giustizia (che ha riconosciuto la plausibilità dell'accusa);
  • i relatori speciali dell’ONU, tra cui Francesca Albanese (“Anatomia di un genocidio”);
  • Human Rights Watch e Amnesty International;
  • il Lemkin Institute for Genocide Prevention e Genocide Watch; giuristi, storici, accademici, e persino sopravvissuti dell'Olocausto.

Tutti convergono su un punto: a Gaza si sta commettendo un crimine di distruzione sistematica. Distruzione di vite (oltre 50.000 civili morti, secondo fonti incrociate, di cui oltre 18.000 bambini), di infrastrutture vitali, di intere famiglie. Si spara su bambini, su ospedali, su giornalisti. E chi sopravvive, sopravvive in condizioni disumane.

Lo ammettono gli stessi israeliani. Un articolo apparso il 30 gennaio 2025 sul quotidiano

israeliano Haaretz, scritto dagli storici israeliani Amos Goldberg e Daniel Blatman, si intitola:

«There’s No Auschwitz In Gaza. Bus It’s Still A Genocide» (Non c’è Auschwitz a Gaza. Ma è comunque un Genocidio).

La demografia non assolve il crimine

Sostenere, come fa la De Mari, che non ci sia genocidio perché la popolazione di Gaza è cresciuta negli ultimi decenni è aberrante dal punto di vista logico.

È come dire che gli armeni non hanno subito un genocidio perché oggi esistono ancora. O che gli afroamericani non sono mai stati oppressi perché la loro popolazione è aumentata nonostanteschiavitù, segregazione e sterilizzazioni forzate. La demografia non assolve i crimini. Il genocidio si manifesta prima di tutto nelle intenzioni.

L’articolo II della Convenzione ONU sul genocidio (1948), scritto con il contributo di Raphael Lemkin che ha coniato il termine stesso “genocidio”, specifica chiaramente che:

«Per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l'intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale:

  • (a) uccisione di membri del gruppo;
  • (b) lesioni gravi all'integrità fisica o mentale di membri del gruppo;

• (c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale;

  • (d) misure miranti a impedire nascite all'interno del gruppo;
  • (e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro

Su queste basi, ciò che sta accadendo a Gaza è inconfutabilmente un genocidio.

«Se Israele avesse voluto...»

La De Mari scrive che Israele, se avesse voluto, avrebbe potuto radere al suolo Gaza come Dresda, Belgrado o Baghdad. Questo è un argomento mafioso: “potevo fare peggio, quindi non lamentarti”. Chi bombarda ospedali, scuole e rifugi ONU è già nel crimine.

Ma la distruzione di oltre il 70% delle infrastrutture, i morti civili, la fame come arma (denunciata dall’ONU), l’uso di armi proibite, come il fosforo bianco, la negazione dell’ingresso di aiuti umanitari tra cui anche farmaci indispensabili, tutto questo non basta alla De Mari per indignarsi. Le basta, invece, il fatto che qualcuno canti.

La potenza delle parole

La De Mari inizia così il suo articolo:

«“Basta la parola”. Vecchio slogan pubblicitario che racchiude una verità neurobiologica, la potenza evocativa delle parole. Genocidio non è una parola con cui scherzare

Sulla potenza evocativa delle parole, la De Mari ha ragione. Ma a insegnarcelo sono proprio i sionisti e le classi dirigenti israeliane.

Una delle parole che infatti hanno imparato a manipolare e utilizzare per silenziare il dissenso o anche semplici critiche nei confronti delle politiche criminali dei governi dei colonizzatori israeliani è “antisemita”. Ce lo dice chiaro e tondo una figura al di sopra di ogni sospetto, l’israeliana Shulamit Aloni, ministro dell’educazione dal 1992 al 1993 e ministro delle comunicazioni e della scienza e della cultura fino al 1996. Nel 2002 disse in una intervista: «è un trucco che abbiamo sempre usato. Quando in Europa qualcuno critica Israele allora noi tiriamo fuori l’Olocausto.

Quando in questo paese [USA] le persone criticano Israele, allora sono antisemiti. […] non sono pronti a ricevere critiche ed è molto facile incolpare chi critica certe azioni del governo israeliano come antisemita e tirare fuori l’Olocausto e la sofferenza del popolo ebraico e questo giustifica tutto ciò che facciamo ai palestinesi

La De Mari ha imparato bene la lezione.

In più passaggi del suo articolo accusa infatti chi denuncia il genocidio di diffondere odio contro gli ebrei.

Io non ho mai parlato contro il popolo ebraico.

Denuncio piuttosto le azioni del governo israeliano e l’ideologia sionista che considero criminale e un cancro dell’umanità, alla stregua di altre ideologie.

Se un popolo sopravvissuto alla Shoah oggi diventa strumento di una nuova distruzione, il dovere della memoria è anche denunciare. Altrimenti, come ha detto Avraham Burg, ex presidente della Knesset, anch’egli israeliano:

«Usare la Shoah per giustificare ogni cosa è un tradimento della Shoah stessa

Oltre a lui, molti altri ebrei coraggiosi hanno denunciato questa strumentalizzazione, tra i quali Norman Finkelstein, Tony Judt, Amira Hass, Gideon Levy nonché associazioni ebraiche come Jewish Voice for Peace e Breaking the Silence.

Un genocidio annunciato

Il genocidio non inizia il 7 ottobre 2023. È l’ultimo capitolo di una storia molto più antica.

Nel 1895, Theodor Herzl, padre del sionismo politico, scriveva nel suo diario: «Dobbiamo espellere gli arabi e prendere la loro terra.» (Notare l’ammissione del reato contenuta implicitamente nell’espressione “la loro terra”, ergo: la terra è dei palestinesi e occorre rubarla).

Nel 1940, Joseph Weitz, direttore del Dipartimento delle terre del Fondo Nazionale Ebraico, fu ancora più esplicito: «Deve essere chiaro che nel Paese non c’è spazio per entrambi i popoli. Se gli arabi se ne vanno, il Paese diventerà ampio e spazioso per noi. L’unica soluzione è Eretz Israel senza arabi. Qui non c’è spazio per i compromessi. Non c’è altro modo che trasferire gli arabi da qui ai Paesi vicini, Non deve essere lasciato un solo villaggio, nessuna tribù. Non c’è altra soluzione.»

Queste non sono opinioni marginali. Sono le fondamenta ideologiche su cui si è costruito lo Stato d’Israele: uno Stato etnico fondato sull’espulsione, l’appropriazione indebita e l’eliminazione graduale dell’altro.

Nel 1948, con il Piano Dalet, l’Haganah (la milizia che diventerà poi l’IDF) mise nero su bianco una strategia militare che prevedeva la distruzione sistematica dei villaggi palestinesi e l’espulsione forzata dei loro abitanti. Questo piano sfociò nella Nakba: oltre 750.000 palestinesi espulsi o costretti alla fuga, più di 500 villaggi cancellati dalle mappe.

Tutto ciò è documentato oggi anche dai cosiddetti “nuovi storici israeliani”, come Ilan Pappé, Benny Morris, Tom Segev, Avi Shlaim.

A riprova che il piano procede in quella direzione, nel 2023 un documento trapelato dal Ministero dell’Intelligence israeliano proponeva il trasferimento forzato di 2,3 milioni di palestinesi nel Sinai.

Dal 7 ottobre 2023:

  • Israele ha annesso oltre 5.000 ettari di terra palestinese.
  • Ha bombardato oltre 100 strutture
  • Ha ucciso più di 170
  • Ha ucciso oltre 18.000 bambini (dati confermati anche dal quotidiano israeliano Haaretz, con buona pace della De Mari che spara numeri a caso).
  • Ha sfollato e deportato forzatamente e sistematicamente la popolazione di Gaza da una parte all’altra della Striscia, non risparmiando nessuno: mutilati, malati, anziani, disabili in carrozzina.

E tutto questo mentre la commissione speciale ONU incaricata di studiare il caso ha conchiuso nel rapporto A/79/363 del 20 settembre 2024 che le pratiche di guerra d'Israele «presentano elementi caratteristici del genocidio» e nel marzo 2025, una commissione indipendente dell’ONU ha parlato nuovamente di «atti di genocidio» e di ricorso sistematico da parte delle Forze di Sicurezza Israeliane a violenze sessuali e riproduttive finalizzate a «dominare, opprimere e distruggere la popolazione palestinese».

Il generale israeliano Yair Golan, nel Giorno della Memoria del 2016, dichiarò:

«Se c’è qualcosa che mi spaventa nella memoria dell’Olocausto, è identificare processi orribili che si sono verificati in Europa... e trovare prove della loro esistenza qui in mezzo a noi

Non possiamo più far finta di niente.

E dunque: se cantare contro tutto questo fa di me un miserabile, allora preferisco esserlo, piuttosto che restare in silenzio davanti al male.

Io canto. Voi tacete.

In fondo tutto si riduce a questo. Io, che canto contro la guerra, sarei il miserabile. Voi, che negate il genocidio in corso e in diretta streaming mondiale, sareste i difensori della civiltà. Tenetevi pure questa narrazione da pagliacci.

Silvana De Mari ha avuto l’occasione per un confronto. L’ha rifiutato. Ha avuto invece una tribuna da cui attaccare chiunque non si allinei. Io rispondo qui, con le parole, con i fatti, con la musica, con la memoria e con la speranza.

E con un invito: non restate in silenzio. Il silenzio, oggi, è complicità. È collaborazionismo.

Anche un filo d’erba che si rifiuta di piegarsi, nel mezzo del deserto, sta già cambiando il vento. Questo è il tempo del coraggio. Anche solo per dire: IO NON CI STO.

Di ROCCO Cantautore

13.05.2025

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Dire la verità su Gaza è diventato pericoloso
Sui social è sommerso dall’odio chi contesta l’accusa di «genocidio», mossa a Israele addirittura prima che iniziasse a rispondere alle stragi del 7 ottobre 2023. Ma sono i numeri a smentire politici, cantanti, università e enti internazionali amici

Di Silvana De Mari, La Verità - 5 maggio 2025

«Basta la parola». Vecchio slogan pubblicitario che racchiude una verità neurobiologica, la potenza evocativa delle parole. Genocidio non è una parola con cui scherzare. È l’accusa massima, totale, che permette un odio massimo, totale, che permette anche di dimenticare i veri genocidi, di banalizzarli, di considerarli dimenticati. Non esiste alcun genocidio a Gaza.

Analizziamo la demografia. Ci dicono che Gaza, che ha una frontiera in comune con l’Egitto, prima del 7 ottobre era una prigione a cielo aperto, anzi un lager. Nei lager la popolazione diminuiva. Nel 1967, quando Israele conquista Sinai e Gaza con la Guerra dei sei giorni, a Gaza vivono circa 500.000 persone, nel 2000 la popolazione era più che raddoppiata. Gli israeliani hanno portato fogne, acqua potabile, scolarità e ospedali abbattendo la mortalità infantile. Nel 2005 gli israeliani lasciano Gaza, strappando i propri coloni da terre che avevano reso fertilissime.

È Hamas che nel suo Statuto scrive a chiare lettere che il suo obiettivo è distruggere lo Stato ebraico. Nessuno sembra prenderne atto.

La speranza di pace di Israele naufraga immediatamente. Comincia una guerriglia continua con Israele, sempre accusato di genocidio e pulizia etnica. Nel 2010 la popolazione di Gaza era di 1.600.000 abitanti, nel 2020 ha raggiunto i 2.300.000. Come si può facilmente verificare su Google, a Gaza prima del 7 ottobre, c’erano hotel, di cui due a 5 stelle, ville con piscina, un campo da golf, turismo, motivo per cui Israele ha pensato di essere riuscito a comprarsi la pace. Ritenendo a torto che la pace sia conclusa, Israele cessa di controllare il confine, e addirittura permette l’ingresso di migliaia di frontalieri, migliaia di lavoratori che da Gaza vanno nei kibbutz dei massacri a lavorare. I massacri sono stati possibili perché gli uomini di Hamas conoscevano già i posti, sapevano chi aveva il cane, chi aveva un fucile. Se Israele, durante questo anno di guerra, avesse voluto sterminare la popolazione di Gaza avrebbe potuto farlo: sarebbe stato sufficiente bombardare a tappeto, come è stata bombardata Dresda, o come stata bombardata Berlino, oppure la Cecenia o l’iraq, per arrivare a esempi più recente, sorvolando sul mezzo milione di morti che ha fatto la guerra in Siria, o su come è stata bombardata Belgrado, per ricordare una situazione dove l’italia ha entusiasticamente collaborato, senza che nessuno parlasse di genocidio.

È interessante l’analisi dei tempi con cui viene tirata fuori l’accusa di genocidio. Il 7 ottobre 2023 è il giorno dell’attacco di Hamas ai civili israeliani, uccisi con un sadismo sconosciuto addirittura alle Ss. Ci sono stati più di 1.000 assassinati, tra cui moltissimi bambini, e 6.000 feriti. Ci sono stati stupri di gruppo su centinaia di donne ebree poi mutilate o sventrate. Ci sono stati 200 ostaggi catturati, inclusi i due bimbi con i capelli rossi di 4 e 1 anno. Hamas entra in Israele, uccide e massacra, e già il 7 ottobre compaiono nei campus, sui social, nelle università, nelle sedi di molti movimenti e in rete incredibili parole che accusano Israele, che non ha ancora fatto nulla, non sta neanche riuscendo a contare i morti, di genocidio contro Gaza. Il 9 ottobre, due giorni dopo che i miliziani di Hamas hanno sterminato più di 1.000 ebrei, a Londra c’è la prima manifestazione davanti all’ambasciata israeliana, con cartelli, bandiere, latrati di odio. Immediatamente dopo arriva a Chicago. Se analizziamo i tempi ci rendiamo conto che gli israeliani sono stati accusati di genocidio prima di aver cominciato qualsiasi azione militare, con una azione mediatica geniale, capillare, internazionale, che è in realtà cominciata dopo la guerra del Kippur (1973), terza guerra di sterminio scatenata dai Paesi arabi confinanti e terza vittoria di Israele. Si è cambiata strategia, non più vere guerre con veri eserciti, ma la creazione del terrorismo palestinese e la sua beatificazione. Fiumi di denaro sono arrivati ai campus statunitensi ufficialmente, e non ufficialmente anche a personaggi politici e giornali, alle cancellerie europee, al punto che nei palazzi di Bruxelles si firmano trattati ufficiali dove si dichiara che tra gli scopi dell’ue c’è l’islamizzazione dell’europa, mediante modificazioni culturali e immigrazione massiva. Il vittimismo palestinese e la beatificazione del terrorismo palestinese sono elementi essenziali. Nasce e viene coltivata negli atenei, nello spettacolo, sui giornali l’idea che il terrorismo è una reazione a un torto subito. Maggiore è la ferocia del terrorismo, maggiore deve essere il torto subito.

Quindi tanto più Hamas massacra, tanto più questa è la prova che Israele è un mostro genocida. Israele non avrebbe potuto evitare l’accusa di genocidio, nata il 7 ottobre, il giorno stesso del massacro subìto, nemmeno se si fosse limitato ad accendere candeline e scrivere sull’asfalto con gessetti colorati a tinte pastello. È completamente mancata qualsiasi forma di simpatia per gli assassinati e i rapiti. Non sono state fatte condoglianze, perché tutti i sionisti sono colpevoli e meritano la morte. Il solo fatto che siano stati uccisi dimostra che hanno scatenato un odio mortale nel cuore dei palestinesi, quindi sono colpevoli. Il 14 ottobre a Ginevra arrivano le parole di una delle più disastrose persone che prendono uno stipendio dall’onu per aumentare il disastro del mondo. Francesca Albanese, relatrice speciale dell’onu, parla di «mass ethnic cleansing». Nemmeno una parola sui rapiti, sugli stuprati sia femmine che maschi, sui bambini massacrati. Grazie alla Albanese la parola genocidio si leva dalle piazze per arrivare ai piani alti. Lo stesso giorno a Londra una marcia di 150.000 persone urla la sua opposizione al genocidio.

Qualcuno finalmente protesta per il 7 ottobre, qualcuno protesta per il genocidio che Hamas dichiara di voler commettere addirittura nel suo statuto? Certamente no: il genocidio per cui si protesta è quello di Israele contro Gaza. L’esercito israeliano non è ancora entrato a Gaza. I vertici di Hamas ripetono a chiunque voglia ascoltarli la loro volontà di sterminio. Non si fermeranno fino a quando non avranno distrutto Israele, come prescritto dall’articolo uno del loro Statuto. Grazie a loro, e grazie all’odio che ovunque si sta scatenando contro gli ebrei, sarà possibile lo sterminio di ogni ebreo nel mondo, come prescritto dal loro articolo sette.

Va ribadito: i dati forniti dal ministero della Salute controllato dai terroristi sono gonfiati Le vittime sono soprattutto miliziani.

È evidente che c’è una strategia. È fondamentale, per poter distruggere Israele, delegittimarla con l’accusa di genocidio. Ho scritto sulla mia pagina Facebook che non c’è nessun genocidio di Israele. È come mettere le mani in un vespaio. L’odio si è scatenato a fiumi, l’odio più violento e incredibile.

Moltissime persone hanno la bandiera di Hamas al posto della propria faccia sulla loro pagina Facebook. Quindi un mucchio di persone vuole come prima cosa al mondo lo sterminio dello Stato di Israele dal fiume al mare, e come settima cosa l’assassinio di ogni ebreo nel mondo. I dati sui morti di Gaza sono forniti dal ministero della Salute controllato da Hamas, e sono ovviamente falsi. Stanno faticosamente emergendo i numeri veri, che sono fortunatamente molto più bassi e, come riconosce lo stesso Hamas, al 70% costituiti da maschi in età militare, cioè da unità combattenti. Ma l’accusa di genocidio scatta in tutti i casi, rilanciata dal Vaticano, da Amnesty International, da qualche miserabile cantautore mai sentito nominare da nessuno, da qualche miserabile aspirante uomo politico, e sempre ottiene standing ovation, intere piazze che latrano la loro gioia all’idea che Israele sia distrutto, così la giustizia sarà ristabilita e il mondo vivrà in pace.

L’accusa di genocidio è scattata prima di qualsiasi azione militare perché è preparata dal 1973. Si tratta dell’invenzione di un genocidio, necessaria per rendere tollerabile un genocidio vero, quello che, come posso vedere sulla mia pagina Facebook, è il sogno di molti. «Combatti fino alla morte per la verità e Dio combatterà per te» (Siracide).

Non c’è nessun genocidio a Gaza.

Di Silvana De Mari, La Verità - 5 maggio 2025

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MONI OVADIA - LEZIONE SU COS'E' DAVVERO IL SIONISMO: "LA PIU' GRANDE DISGRAZIA DI TUTTA LA STORIA EBRAICA"
https://www.youtube.com/watch?v=f1rTPc5xkhs

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Commenti (27)

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Mostra commenti 27 caricati
    1. benji 16 maggio 2025

      Ottimo e doveroso articolo! Suggerisco vivamente all'autore, o a chi ne abbia facoltà, di proporlo a La Verità come risposta all'indegno pezzo di Silvana de Mari.

    1. natascia 15 maggio 2025

      Ho conosciuto Silvana de Mari durante la segregazione indotta. L’ho apprezzata molto, soprattutto per le sue idee contro l’aborto. “La Verità “, “Il Giornale”, “Libero”, se ce ne fosse ancora bisogno, sono testate a loro volta segregate. Che chiudessero in compagnia della maggior parte di tutti gli altri quotidiani nazionali e si liberassero le loro firme. Sarebbe un grande sollievo per tutti noi. Notevole pure l’eventuale risparmio di denaro pubblico. Dal punto di vista cartaceo, salverei i quotidiani di cronaca locale, gli sportivi e gli economici. I fatti internazionali e nazionali devono essere riportati e commentatI da media diversi. Gli Elkan per esempio non dovrebbero avere la possibilità di influenzare l’opinione pubblica. I media diversi esistono già si trovano in rete. Ci si trova in un momento di grande coercizione e la pubblica opinione è volutamente frastornata al fine di coprire crimini contro l’umanità di tutti i tipi, di far accettare l’inaccettabile, di soffocare ogni voce dissidente, di impedire l’emergere della verità.

    2. nicolcass 15 maggio 2025

      Gli Elkan dovrebbero avere la possibilità di influenzare solo i loro secondini...

    1. Ismaele386 14 maggio 2025

      Per favore controllate l'articolo di ROCCO Cantautore. Vedasi in particolare questa parte:

      Dal 7 ottobre 2023:

      • Israele ha annesso oltre 000 ettari di terra palestinese.
      • Ha bombardato oltre 100 strutture
      • Ha ucciso più di 170 [???]
      • Ha ucciso oltre 000 bambini (dati confermati anche dal quotidiano israeliano Haaretz, con buona pace della De Mari che spara numeri a caso).
    2. Redazione CDC 14 maggio 2025

      Grazie della segnalazione, ci scusiamo per gli errori avvenuti durante la formattazione, qualcosa e' andato storto. Rettifiche appena effettuate, grazie ancora.

    1. sim 14 maggio 2025

      'Divide et impera':
      1) una parte dell'establishment (la sinistra) riconosce le ragioni della Palestina
      2) una parte dell'establishment (la destra) riconosce le ragioni di Israele
      Risultato?
      Scontri e divisioni tra le le due fazioni, che per gli oligarchi guerrafondai equivale a: tra i due litiganti, il terzo (noi) gode, perché le fazioni e le nazioni sentono sempre di più la necessità di armarsi, e le armi le produciamo noi.
      1) Hamas finanziato (poco) dalla sinistra per giustificare il genocidio del popolo palestinese con il pretesto della lotta al terrorismo.
      2) Israele finanziato (molto) dalla destra per consentire il genocidio e reprimere il dissenso.
      Quindi il genocidio continua, l'odio cresce e alimenta il terrorismo, che giustifica la guerra infinita, che fa aumentare i dividendi dell'industria delle armi, che sottrae risorse a tutto il resto.
      Come rompere il circolo vizioso?
      Prendendo coscienza che la 'guerra tra poveri' e l'odio per l'altra fazione è controproducente per gli Israeliani (sempre più odiati e minacciati), per i Palestinesi (vittime di un genocidio) e per coloro che desiderano pace e prosperità per tutti.

    1. Martin 14 maggio 2025

      Mah, ho perso un po' di tempo per capire chi è questa De Mari, non la conoscevo. Di nemici se n'è fatti parecchi, dalla pandemia a gays & lgbt. Avra' deciso di farsi sostenere.....

    1. piero deola 14 maggio 2025

      Letto l'articolo della gran donna publicato dal quotidiano LA VERITA' zeppo di menzogne,penso che non dalla professione medica dovrebbe essere stata espulsa ma dalla comunità umana.

    1. colzani5 14 maggio 2025

      I tedeschi hanno pagato i crimini del nazismo perchè "non sapevano".
      Gli israeliani pagheranno doppiamente perché sanno.
      Anche tutti quegli ebrei che oggi cercano di salvarsi il culo accusando Netanyahu e la cricca messianica, sono complici di questo sterminio disumano.
      Il 97% degli ebrei israeliani ancora oggi reputano che quallo che IDF sta facendo a Gaza è giusto.
      Oltre il 70% degli ebrei israeliani ritengono che la colonizzazione del West Bank sia giusta.
      Quando lo sterminio sarà finito ci troveremo con un governo israeliano "democraticamente eletto" che accuserà il governo precedente di crimini di guerra. Ma la Palestina (quel 22% frammentato e non contiguo) sarà allora stata rasa al suolo e/o occupata. I due stati che i moderati israeliani proporranno saranno una mezza dozzina di riserve come si fece con gli indiani. E lo stato palestinese non potrà avere un esercito, aerei, carri armati e navi. Con buona probabilità le sacche ricche di metano e petrolio al largo di Gaza finiranno in una gestione concertata tra Egitto e Israele.

      Ad oggi ci sono circa 50 milioni di tonnellate di detriti che ricoprono Gaza, tra cui corpi in putrefazione, bombe inesplose, amianto.
      Ci vorranno almeno 10 anni solo per rimuoverli dal territorio.

      A Gaza sono stati resi sterili tutti i campi coltivabili. Saranno necessari almeno 10 anni prima di renderli fertili.

      A Gaza rimane una fitta rete di tunnel di circa 800Km, a quanto dice IDF.

      A Gaza rimane Hamas, a quanto dice IDF.

      A Gaza continuano ad entrare razzi ed armi acquistati con la vendita degli aiuti umanitari all'Iran, a quanto dice l'IDF, perché i gazawi sembra non avere denari per acquistare tale mercanzia.

    2. ric 14 maggio 2025

      l' orizzonte ebraico approvato con la collaborazione del mondo occidentale ... : SUEZ compresa....

      https://www.transcend.org/tms/wp-content/uploads/2024/04/eretz-israel.jpg

    1. Zerco 14 maggio 2025

      La De Mari è una Fallaci fallita.

    2. nicolcass 14 maggio 2025

      non è che la fallaci ne avesse azzeccate tante...
      anche lei sui palestinesi fior di idiozie

    3. ric 14 maggio 2025

      infatti quella sottospecie di sapientona andava in giro per il mondo a misurare gli altri popoli con il metro fatto da lei in casa sua. Una " penna velenosa " direi esattamente l' opposto del suo compaesano TERZANI...

    4. Martin 14 maggio 2025

      Abbiate pietà, non mi fate ridere con la Fallaci. Ha fatto la guerra agli USA e all'Occidente per tutti gli anni 60 e 70, da vera marxista militante. Poi si è trasferita a New York ed è diventata visceralmente antiislamica e filo occidentale. I 20 anni precedenti sono spariti.

    5. nicolcass 14 maggio 2025

      Terzani scriveva meglio in italiano, parlo dal punto di vista dell'uso della lingua...Con la Fallaci ero d'accordo solo contro l'immigrazione...per il resto mi stava un po' sulle balle...

    6. nicolcass 14 maggio 2025

      la copia di jane fonda

    7. ric 15 maggio 2025

      prima contro i colonnelli greci...poi contro gli oppositori. dei colonnelli tutto fa brodo per restare a galla...

    1. sbregaverse 14 maggio 2025

      DECIDITI o bruciata nel cratere o annegata in mare!
      Ah tutt'e due per essere ben sicuri ?!?
      NO, ho capito, il cratere è pieno d'acqua !

    2. Nonso 14 maggio 2025

      Non posso essere più chiaro di così, deve annegare nella lava

    1. sbregaverse 14 maggio 2025

      "NON c'è NESSUN genocidio a Gaza"*
      Di Silvana De Mari, La Verità - 5 maggio 2025.
      *Due negazioni fanno affermazione.

    1. nicolcass 14 maggio 2025

      la tizia dovrebbe tornare a fare la calza ed occuparsi dei nipoti, le kazzate sul tema ci bastano quelle di ferrara

    1. piero deola 14 maggio 2025

      Anche la De Mari ha voluto dirci chi è veramente.Personaggi con tanto fumo e niente arrosto.

    1. alduccio 14 maggio 2025

      Ovadia è l'unico ebreo italiano che urla nel deserto.

    2. ric 14 maggio 2025

      verra' denunciato per antisemitismo...

    1. Marco Fontana 14 maggio 2025

      Bellissimo il pezzo di Rocco Hunt, la cui cristallina intelligenza mi spinge all'ascolto anche della sua musica.

      Su Silvana De Mari, purtroppo, non c'è da aggiungere molto. Dopo lo scontro in diretta con Francesco Toscano, su VisioneTv, ho compreso quanto sia importante separare il grano dal loglio. Grazie alla Dottoressa De Mari per il suo coraggio durante la "pandemia", ma su Israele è totalmente fuori misura (e non solo).

      Le parole finali di Moni Ovadia, uno degli intellettuali contemporanei più intelligenti e coraggiosi, mi pare che costituiscano uno spunto per ulteriori approfondimenti.
      Per chi avrà il coraggio di approfondire...

    2. ric 14 maggio 2025

      non capisco cosa ci sia da approfondire....
      i
      il genocidio PALESTINESE ... minuto per minuto

      https://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2025/05/14/23363962_medium-690x362.jpg

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      https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/05/14/raid-gaza-jabaliya-60-israele-netanyahu/7987044/

    3. Marco Fontana 14 maggio 2025

      Da approfondire e svelare ci sono le radici storiche del sionismo.
      Da questa perversa dottrina presuntamente messianica, funzionale al suprematismo askenazita/kazaro, partono terminazioni che hanno ormai ragiunto i gangli del sempre odiato occidente cristiano, conducendolo quindi alla sua catastrofe per implosione.

      Il genocidio palestinese è l'espressione contemporanea più evidente di questo abominio antiumano, ma grazie al controllo dei media ed ad una classe politica ignorante e corrotta alla radice, rischia di essere tutto presto dimenticato.

      Il coraggio di Ovadia sta nell'indicare questo intelligente e pericoloso percorso di analisi, al riparo dalle solite accuse di antisemitismo, consapevole che distruggendo dall'interno il falso mito della diaspora del popolo ebraico, si distrugge insieme al mito il sionismo stesso.

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