Di Marcello Veneziani
Signori, stiamo vivendo nell’epoca della fuffa. È la fuffa il vero comun denominatore della politica, della comunicazione e della televisione, perfino della cultura allestita per i media. Siamo spettatori del Circo Fuffa. Si, mi rendo conto, è arduo generalizzare, ed è difficile dare una definizione valida per vari ambiti, largamente comprensiva anzi inclusiva, per dirla col lessico della fuffa. Siamo circondati da tanti furfanti, ma i fuffanti o fuffatori sono di più. Fuffa fa rima baciata con truffa. Non riuscendo a definire il presente, Roberto Calasso lo chiamava “l’innominabile attuale”, un tempo che non ha nome, privo di una connessione e un’identità che ne dia il senso e il destino. Ma a ben pensarci e a osservare la realtà con occhio sgombro, l’epoca che stiamo vivendo, in quest’Italia e in quest’Europa, è l’età della fuffa. La politica, la tv, la comunicazione, perfino culturale, trasformano in fuffa tutto ciò che toccano. Con le dovute eccezioni, s’intende. È una gigantesca sostituzione della realtà con la fuffa, e dell’intelligenza del reale con la fuffa.
Che significa precisamente fuffa? Tutto ciò che è vero, è autentico, è reale, è essenziale, è profondo, è intelligente viene cancellato, rimosso, emarginato. Resta solo la schiuma, il rigurgito, il fuoco fatuo, l’apparenza, la chiacchiera, la roba superflua e dozzinale, priva di valore e di significato, che non ha nulla di autentico. Per dirla in altro modo è la sostituzione del vero col kitsch che ha un significato analogo seppure in versione estetica perché riguarda il gusto. La politica è da tempo immersa dentro il regno della fuffa. Da una parte vedi fiorire supercazzole, palloni lanciati in tribuna per non misurarsi col terreno di gioco, fughe in avanti, di lato, indietro; monta il gergo della falsità. Dall’altra vedi l’attenzione prestata a cose del tutto irrilevanti o quando sono rilevanti vengono subito tradotte e banalizzate in sciocchezze e ninnoli. Non c’è profondità che non venga profanata e imbecillita, ridotta in crosta o glassa di superficie, con la scusa di rendersi più commestibile e accessibile ai più, giacché viviamo un’epoca mercantile e il cittadino è ridotto a cliente. La politica inscenata in tv è una sequenza di fuffe contrapposte: chi sta al governo o lo sostiene recita una serie di cose finte, esagerate sulla bontà assoluta della sua azione, esattamente come chi sta all’opposizione e denuncia la fine della libertà, della democrazia, dello stato sociale, di ogni bene. Col preciso sottinteso che a ruoli invertiti, direbbero e perfino farebbero le stesse cose che fa l’altro, anche perché sono ormai esecutori e sudditi di poteri sovrastanti. Fuffa, solo fuffa.
Poi vedi la realtà e ti rendi conto che non corrisponde a quel che dicono i venditori di fuffa. La realtà si riprende lo spazio con gli imprevisti, le tragedie, le sue dure repliche, i casi di cronaca e la residua umanità.
Lo specchio principale dell’invasione fuffesca, anzi il fuffometro più vistoso, resta la tv. Tutto ciò che non nasce in tv, dalla tv e per la tv, è tradotto in fuffa per essere più adatto e più malleabile al gergo, al format, al pubblico televisivo, ai tempi rapidi e ai modi superficiali. E si trasforma da fuffa in merce, il che è spesso la stessa cosa. E da merce, permettetemi la volgarità, si trasforma in merda. Tutto deve farsi attuale, cioè idiota e cieco, rientrare nei temi del giorno; tutto deve farsi bianco o nero, buono o cattivo. Tutto dev’essere smerciabile, masticabile, potabile. Tutto deve valere ad altezza d’uomo, pro o contro qualcuno. E tutto sembra provenire da quell’orifizio posteriore collocato a metà dell’uomo. Il clou del talk show è quando un ospite smerda un altro, anche se nei resoconti di questa spettacolare macelleria da latrina si usano termini più soft, come asfalta, mette a tacere, distrugge. Il palio della fuffa.
In quel contesto l’abilità è tutta nella capacità di interpretare con fervore e padronanza la fuffa recitata in pubblico. Se esprimi pensieri ti chiedono subito di trasformarli in figurine, non vogliamo idee ma faccine per album, o al più slogan. Se ti azzardi a esprimere un’idea ti tolgono la parola per riprendere il rassicurante chiacchiericcio sulle cose più a portata di tutti, le cose del giorno che fanno trend, sennò crollano gli ascolti. Se descrivi un potere culturale di decenni, la buttano sui casi personali del momento, per sollevare beghe e scazzi e poter poi scendere al livello delle portinaie e fare nomi su chi esce e chi entra nel palazzo. E non vi dico se esprimi un’idea in dissenso, non riconducibile allo schema binario imposto, soprattutto in quei programmi di tendenza, nel senso di tendenziosi. (Sostengo da anni che il meglio della tv è l’antologia, techetechete, per esempio).
La fuffa rimbalza pure nei social, col loro brutale gergo diretto, che è il contrario di eterodiretto, perché senza filtri, mediatori e conduttori. Ma il modello imperante anche nelle cloache dei social è la fuffa sparsa intorno. Sui social l’insulto è interattivo, non devi solo ascoltarlo da telespettatore ma puoi partecipare al massacro, in democrazia diretta, e sentirti giudice supremo e popolo sovrano, anche nelle cose che non sai. La materia del contendere il più delle volte non è la realtà ma la sua rappresentazione, cioè la paccottiglia kitsch che se ne è derivata.
La tv-live diventa così il modello a cui adeguare la comunicazione in generale, la vita e perfino la riflessione culturale, ormai sparita dalle pagine culturali in poi; tutto per sopravvivere, per vendere, per farsi best seller, per entrare nella chiacchiera dei siti gossip, deve ridursi a fuffa. Tutto è immerso in quella caricatura di dialogo, intervista e conversazione che è il talk-show; tutto diventa talk show, per essere efficace non devi esprimere un pensiero ma una didascalia, devi dire una frase ad effetto, anche falsa ma scenica; mai tentare un argomentato discorso, ci sono i tempi veloci, cade la soglia d’attenzione, casca l’audience e soprattutto casca l’asino, cioè l’ignoranza media universale; presto, con urgenza, interrompere, smerdare, alzare il tono, sopraffare, trasmutare in fuffa e poi cambiare subito scena, passo e chiudo. In tv funzionano lite, sesso e merce, variante moderna di un vecchio titolo di un film, Pugni, pupe e dinamite; che era poi una serie di film col terzo termine variabile (quanto sono vecchio, ricordo quei film anni sessanta di Eddie Constantine). Le preoccupazioni nell’ordine sono fare bella figura, schierarsi con una parte, trarre profitto dalla posizione assunta. Poi, chi se ne fotte della realtà.
In tv meglio darsi ai film, ai documentari sui luoghi e sulle bestie, o se proprio devi restare tra i viventi contemporanei, le partite, Frassica e qualche concerto; cioè lo sport, la musica, la geozoologia, il comico grottesco. Neanche le previsioni meteo sono credibili, figuriamoci il resto. In fondo se la politica desta sempre meno fiducia e interesse, se la comunicazione non verte mai sull’essenziale e sul vero, la cultura deve farsi solo puttanata di contorno. E poi se mezza Italia, mezza Europa, non vota, probabilmente la ragione primaria è la percezione di vivere in una bolla surreale chiamata fuffa, dove non c’è la vita vera, né cambia nulla anche se cambiano le parti; si inscena solo quel teatrino, poi c’è la pubblicità. Cosa manca in questo teatrino? Manca la passione di verità. Il vero è sempre subordinato a qualcosa che rende di più. Manca o scarseggia chi parla, agisce e pensa per amor del vero.
Di Marcello Veneziani
02.07.2025
Marcello Veneziani. Giornalista, scrittore, filosofo.
Fonte: https://www.marcelloveneziani.com/articoli/benvenuti-nelleta-della-fuffa/
Arthur 6 luglio 2025
Carissimo Veneziani,
non siamo solo nell'età della fuffa.
Magari fosse così.
Magari fosse solo questo il problema.
Magari il problema fosse solo la TV fuffesca con tutti gli annessi e connessi.
Ci sono molti altri problemi che si sommano alla fuffa.
La fuffa è la punta dell'iceberg.
Chiedo venia alla Redazione se sarò un filino lungo, ma ogni tanto ci vuole.
Ebbene, c'è molto altro, che è decisamente peggio della fuffa.
La fuffa, specie quella della TV, in definitiva fa ridere (o piangere) e molti Italiani lo sanno.
E questi italiani non sono pochi.
Purtroppo il potere per auto-preservarsi non seleziona i savi, ma al contrario si avvale dei fuffari, con le disgraziate conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.
Mi limiterò ad elencare i guai principali che sono causa delle dilaganti nefandezze psico-comportamentali, un mix tragi-comico che contraddistingue la sventurata condotta dell'uomo stolto dell'età della fuffa, ossia l'età moderna.
1. Mediocrità.
Siamo nell'era della mediocrità.
In passato la vita era dura: la medicina non era come quella di oggi e si moriva per motivi banali, non c'era acqua corrente, energia elettrica, nessun elettrodomestico, niente termosifoni in casa, neppure il bagno.
Non si viveva come oggi, che basta andare al supermercato e trovare ogni ben di Dio.
La vita era dura. Durissima.
Il progresso era davvero qualcosa di ambito e sentito come necessario.
Chi era capace andava avanti davvero. Era spesso questione di vita o di morte, e non si poteva scherzare con babbei, mediocri e raccomandati.
Oggi no.
La mediocrità spesso è talmente radicata da innescare un'incompetenza scandalosa.
I livelli di istruzione aumentano formalmente (titoli di studi regalati a destra e manca), ma la mediocrità è endemica.
Il mondo è pieno zeppo di laureati che fanno errori di grammatica o non sono in grado di fare una moltiplicazione o una divisione con carta e penna.
Quando ero all'università ho visto roba da brivido.
E nel mondo di oggi certa gente fa persino carriera (accademica, artistica, politica, etc.).
La meritocrazia non esiste.
Siamo in piena mediocrazia.
Pietra tombale. E Amen.
2. Stupidità.
Oggi c'è molta stupidità.
Forse prima c'era più analfabetismo, di sicuro anche un livello scolare più basso, ma non stupidità.
Oggi ci sono masse di decerebrati, spesso laureati.
Brutto segno.
I cervelli di oggi riescono ad assorbire cretinate che fino a qualche decennio fa sarebbero state scartate dai più.
Oggi ci si beve di tutto, e aver studiato non fa la differenza.
Cosa significa?
Beh, ovvio, significa che il sistema educativo e scolastico di massa è stato concepito per ingabbiare le menti, non per liberarle.
In sostanza, il sistema scolastico moderno costituisce, di fatto, una somaropoli collettivistica.
Mala tempora currunt.
3. Maleducazione.
Oggi il livello di maleducazione è impressionante.
A ogni generazione la maleducazione aumenta.
Mi limito ad un esempio: i funerali.
In Italia se muore qualcuno, un vip, un personaggio noto, o se qualcuno viene ucciso e la TV ne parla, ecco che al suo funerale arrivano orde di mentecatti ad applaudire.
Fenomeno esclusivamente italiano.
Diciamocelo francamente, tra noi italiani, è un'onta, una vergogna tutta italiana.
Uno squallore inimmaginabile fino a qualche decennio fa.
Semplicemente penoso.
4. Volgarità.
Oggi c'è una volgarità dilagante.
È sufficiente vedere come la gente si veste e fare un confronto con foto dei decenni passati.
Oppure basta accendere la TV per qualche minuto; o assistere a certi noti Festival...
O magari vedere come certi preti dicono la Messa.
Roba da brivido.
* Postilla ai punti 4 e 5.
Essere maleducati e volgari rende una persona un truzzo.
Essere truzzo è ormai uno standard identificativo di uno status sociale a cui orde di miserabili, al giorno d'oggi, anelano, grazie soprattutto ai modelli della lurida TV fuffesca.
E quando l'idiota di turno raggiunge l'agognata condizione, sfoggia orgoglioso i segni distintivi dell'essere truzzo.
Ad esempio, tra i giovani.
Quando ero ragazzo io, negli anni '80 e '90, nessuno osava presentarsi in pubblico vestito in un certo modo, soprattutto d'estate, anche con il caldo, persino con 40 gradi all'ombra.
Oggi d'estate è difficile incontrare gente che veste dignitosamente.
5. Immoralità.
Ognuno si fa la sua morale.
I concetti di Bene e Male necessitano di essere re-interpretati in base alla propria personale sensibilità.
Occorre stare bene con se stessi.
Questo è il valore supremo della modernità: fare quello che cacchio si vuole, godere come un animale privo di remore che non conosce la decenza e il decoro, assecondare tutte le pulsazioni che emergono nella psiche e nella dimensione fisica; del resto, ognuno di noi deve essere così come è: l'essere autentico, da avallare, è quello degli istinti, delle pulsazioni, delle fantasie, delle zone d'ombra, quindi ben venga andare a terra, strisciare, come un verme, come una serpe.
Ecco, il serpente...
Questa è la moda dominante.
In sostanza, un porcile.
Su questo argomento non vado oltre, altrimenti vomito.
6. Nichilismo.
Si manifesta sia nel nuovo sistema di (dis)valori, assurti a conquiste di civiltà, che nei nuovi (dis)valori pseudo-artistici, caratterizzati dal brutto che viene assurto a parametro che informa l'arte moderna; "arte" si fa per dire, in realtà vera e propria spazzatura.
Basta guardare che tipo di musica viene ascoltata da decenni, soprattutto dai giovani.
Bach, Albinoni, Vivaldi, Handel, Mozart (solo per citarne qualcuno) non se li fila nessuno, ad eccezione di una trascurabile minoranza che non ha nessuno spazio nei media e nel sistema educativo.
La TV fuffesca da decenni ignora del tutto la musica classica.
È una musica che stimola l'ascoltatore all'uso di mente e cuore, rendendolo così vero fruitore di un'opera d'arte. Non sia mai...
Quindi meglio la fuffa, come dice il buon Veneziani.
Ma per capire come la bruttura si palesa, è sufficiente guardare come vengono costruite e arredate le abitazioni rispetto a qualche decennio fa.
Le brutture morali ed estetiche della modernità sono state interiorizzate da orde di gente manovrata e ingabbiata.
Credo che possa bastare.
Ora faccio uno spuntino serale perché ho bisogno di tirarmi su, dopo questa penosa riflessione sulla dura realtà del manicomio moderno.
Arian Van Heisen 6 luglio 2025
bravo Arthur..! clap clap complimenti-