Bene comune, beni comuni – Roberto Pecchioli

Bene comune, beni comuni – Roberto Pecchioli

Di Roberto Pecchioli, ereticamente.net

Si tiene a Bergamo il Festival del Movimento Distributista Italiano, impegnato a diffondere il pensiero economico del grande scrittore cattolico Gilbert K. Chesterton. E’ l’occasione per riflettere su un concetto centrale dell’autore dei Racconti di Padre Brown e del suo sodale Hilaire Belloc, i dioscuri del distributismo. Parliamo del bene comune, a cui aggiungiamo la tutela dei beni comuni. Non si tratta di un gioco di parole, ma dei due anelli principali della catena di un’economia (e di una società) finalmente giusta. E’ sconcertante che il dibattito economico, dopo la fine del comunismo reale novecentesco, giri attorno a un’unica teoria, proclamata scienza, il liberismo economico.

I marxisti hanno ripiegato sui diritti individuali, dimenticando la sfera sociale e la difesa dei ceti deboli. Non esiste più il proletariato, ma una sterminata plebe desiderante resa dipendente dal consumismo, manipolata dall’immensa macchina pubblicitaria. Il liberismo divora la società intera con il suo individualismo egoista, violento, con la competizione in ogni ambito della vita che invera la guerra di tutti contro tutti. Un conflitto in cui vince il più forte, ossia il più provvisto di denaro, chi possiede i mezzi di produzione, e soprattutto, nel XXI secolo, le reti tecnologiche ed informatiche oltreché l’apparato di comunicazione ed intrattenimento che forgia la mentalità corrente.

Serve dare battaglia, riaprire il dibattito economico e finanziario, ancorandolo a valori diversi dal “lasciare fare, lasciar passare” del liberalismo. E’ urgente restituire respiro etico al pensiero economico, riumanizzarlo. Il concetto chiave è il bene comune, declinato in maniera opposta alla follia del mercato misura di tutte le cose, senza cadere nel collettivismo, le cui pessime prove ne hanno decretato il fallimento storico. Definire il bene comune è impresa difficile. Semplificando, può essere definito il perseguimento dell’interesse generale nell’ambito dell’etica, della politica e dell’economia, della vita sociale. Secondo Tommaso d’Aquino la nozione di legge è legata al bene comune, poiché “non è che una prescrizione della ragione, in ordine al bene comune, promulgata dal soggetto alla guida della comunità” (Summa Theologiae). Il bene comune è anche il fine comune, tanto che “costituendosi la legge innanzitutto per riferimento al bene comune, qualsiasi altro precetto sopra un oggetto particolare non ha ragione di legge sino a quando non si riferisce al bene comune”. L’individualismo liberale pensa il contrario, arrivando a teorizzare che la ricerca del successo individuale determina per magia l’interesse generale .

E’ urgente reagire contro un’ideologi – il liberal liberismo – che mette gli uomini gli uni contro gli altri producendo ingiustizie intollerabili. Nella sua forma attuale, le differenze con il comunismo si affievoliscono: la proprietà privata è infatti declinata come trionfo di pochi potentati economico finanziari che possiedono tutto, ma proprio tutto – anche le coscienze – rendendo la schiacciante maggioranza serva o addirittura schiava. Un mondo di atomi precari senza possibilità di diventare proprietari della propria casa o del fondo agricolo, impossibilitati a realizzare un progetto di vita diverso da quello del nomade che – dicono – non avrà nulla ma sarà felice.

Chesterton affermò che il problema del capitalismo è che ci sono troppo pochi capitalisti. Ne intuiva la natura totalitaria, bulimica, illimitata. Inglese, non poteva ignorare la violenza della prima e della seconda rivoluzione industriale, lo sradicamento coatto di milioni di persone dalle campagne a seguito delle infami leggi che chiusero i terreni comuni (enclosures) spingendo uomini, donne, bambini alla fame e al lavoro nella nascente industria. Fu il primo a comprendere che la crisi della famiglia era responsabilità del sistema capitalistico, che allontanava gli uomini dalla comunità naturale. Lontananza fisica, poiché i luoghi di lavoro erano , per la prima volta nella storia, lontani dalle case e dai paesi d’origine; lontananza spirituale, per gli orari massacranti che rendevano residuale il rapporto con genitori, figli, coniugi, fratelli; lontananza esistenziale, poiché l’individualismo raggiungeva ogni strato della società

Se questo era vero già un secolo fa, il nostro tempo ha portato a compimento la crisi di tutte le comunità naturali, polverizzando la società. Ogni rivoluzione tecnologica – le prime rivoluzioni industriali furono figlie della macchina a vapore, la terza dell’automazione e del lavoro in serie, quella presente delle tecnoscienze che sostituiscono l’uomo – coincide con una rivoluzione ideologica. Oggi sperimentiamo la presa del potere totalitario da parte delle oligarchie finanziarie e tecnologiche globaliste. All’uomo occidentale del XXI secolo viene ordinato di essere un soggetto isolato alla deriva, privo di legami, indifferente agli altri, confinato in un Io ipertrofico e insieme minimo, una macchina desiderante dipendente da piaceri volgari (Tocqueville) e da consumi compulsivi.

La nozione di bene comune è cancellata, sostituita dall’interesse personale in basso e dall’ onnipotenza dei padroni universali in alto. Hanno maschilizzato la donna per inserirla nel meccanismo del lavoro salariato e femminilizzato l’uomo: entrambi trasformati in monadi dedite al consumo, sottratti al destino comune, all’incontro, alla famiglia, alla comunità. Nessun bene comune, solo il perseguimento dell’interesse individuale immediato. In ambito economico, questo significa disinteresse per l’Altro, per la dimensione collettiva, per ogni forma di giustizia sociale e di progetto condiviso. Peggio del comunismo.

Siamo entrati nella condizione servile di cui parlava Hilaire Belloc. “ Definiamo stato servile l’ordinamento di una società nella quale il numero di famiglie e di individui costretti dalla legge a lavorare a beneficio di altre famiglie e altri individui è tanto grande da far sì che questo lavoro si imprima sull’intera comunità come un marchio”. I soggetti dominanti sono i vertici della finanza, le grandi multinazionali, i fondi di investimento, i detentori delle tecnologie elettroniche di controllo, comunicazione, sorveglianza. Per l’ antropologa Ida Magli “due sono i pilastri che reggono la costruzione del Nuovo Ordine in vista del governo mondiale: il primo è l’accentramento del potere nelle mani dei banchieri, con la produzione del denaro e la creazione del debito pubblico; il secondo è la rete di associazioni create dagli uomini più ricchi e potenti per preparare e realizzare, con l’omogeneizzazione di tutti i popoli, un sistema di governo unico, con una moneta unica, una lingua unica, una religione unica.”

Il dramma è che questo sistema luciferino neppure funziona, se non per i suoi vertici, l’uno per cento della popolazione, assistita da ceti di servizio (tecnologici, culturali, burocratici, polizieschi) che arrivano forse al dieci per cento. E il novanta per cento, la trascurabile maggioranza (Ennio Flaiano) ? Siamo le vittime– felici fintanto che sono soddisfatte le molteplici dipendenze in cui ci hanno rinchiusi – donatori di sangue di una minoranza, l’ oligarchia “estrattiva” che sugge risorse, lavoro, sangue e vita da tutti noi. Disfunzionale, giacché non riesce a realizzare le sue promesse e diffonde sacche di povertà, sottosviluppo e vero e proprio regresso. Perfino la Germania, la maggiore manifattura d’Europa, pensa di chiudere gli stabilimenti della Volkswagen, uno choc nazionale.

In compenso, l’oligarchia estrattiva continua ad accumulare potere senza pagare le tasse agli impotenti Stati nazionali. Google era stata condannata a una multa di un miliardo e mezzo in sede europea, ma la Corte di Giustizia (le parole invertite del mondo capovolto…) ha annullato la decisione. Chi comanda fa o interpreta le leggi. Non veritas, sed auctoritas facit legem. Non la verità, ma l’autorità fa la legge (Thomas Hobbes). Il concetto di bene comune – assente dall’orizzonte liberal liberista – viene espulso dalle legislazioni, diventate ordoliberiste, meri strumenti di codificazione degli interessi oligarchici.

Un esempio sono le norme dell’UE che vietano gli aiuti di Stato, ovvero la possibilità per i governi di svolgere politiche economiche, industriali, finanziarie in sintonia con il bene comune. Tutto deve essere lasciato al libero gioco delle forze economiche . Menzogna, poiché quel gioco non è che la legge del più forte, del più ricco, lo squalo onnivoro che può scacciare dal Tempio (il mercato) , fagocitandoli o facendoli fallire, gli attori economici meno potenti. Pensiamo alla famigerata direttiva Bolkenstein dell’UE (2006/123/CE ) che liberalizza (“deregolamenta”) l’accesso ai mercati, ossia, apre praterie ai grandi operatori permettendo di soffocare tutti gli altri. In particolare, viene sfigurato il settore dei servizi – il più importante, nell’ assetto economico e finanziario globalista – espellendo dal mercato, cioè gettando sul lastrico, un numero incalcolabile di attività.

In Italia la direttiva è nota soprattutto per l’impatto sulle imprese balneari, ma l’irruzione dei grandi gruppi non risparmia alcun settore economico. Così viene distrutta la piccola e media impresa (e la proprietà diffusa), poi quella grande, a vantaggio di una minoranza di giganti interconnessi, la cui proprietà, tra complessi incroci azionari, è in capo a poche centinaia di colossi. Un super Stato privatizzato, un Moloch da cui siamo indifesi. Dove sono le grandi culture politiche europee, in particolare quella socialista e quella cristiano-sociale? Tutte o quasi le famiglie politiche e ideali europee sono diventate correnti di un partito unico liberista in economia e libertario nei costumi.

Aveva ragione Chesterton: ci sono troppo pochi capitalisti. Pochissimi possiedono troppo e decidono per tutti. Sono riusciti a rendere residuale la democrazia rappresentativa, vanto del pensiero liberale, trasformando i parlamenti in notai della volontà oligarchica, espressa politicamente dall’alternanza senza alternativa (Jean Pierre Michéa) tra partiti e gruppi indistinguibili, esecutori di ciò che conviene al piano alto del potere economico, finanziario, tecnologico. Ecco perché è di capitale importanza ritessere il filo del pensiero economico non liberista. Per autodifesa, per decenza e senso morale, oltreché per promuovere la ripresa del benessere. La categoria di bene comune diventa la bussola etica e pratica. Bene comune è un complesso di valori, norme civili, prassi organizzative, condotte concrete, tese ad allargare il benessere materiale, l’ordine civile e la comunanza di principi.

Il bene comune si nutre di beni comuni. Alcuni sono immateriali : la vita, la pace, un ordine fondato sulla giustizia e non sulla costrizione, la libertà di espressione, di partecipazione alle decisioni comuni, l’autonomia, la proprietà e l’iniziativa privata diffusa. Altri attengono alla sfera pratica e all’organizzazione economico-sociale. I beni comuni concorrono al bene comune e hanno una caratteristica : l’estraneità al mercato. Sono il tempio attorno al quale prospera la comunità. Il tempio è sacro perché non è in vendita, scrisse Ezra Pound. Di esso non si fa mercato; non tutto ha un prezzo, non a tutto si può applicare la logica dello scambio in denaro dominata dagli iperpadroni.

Nella seconda parte tenteremo di indicare ambiti e settori che, in nome del bene comune, devono essere sottratti alla logica del mercato e diventare beni comuni.

Di Roberto Pecchioli, ereticamente.net

21.09.2024

(fine parte prima)

Roberto Pecchioli, studioso di geopolitica, economia e storia, svolge un’intensa attività pubblicistica in ambito saggistico. Collabora con riviste e siti web di cultura e informazione indipendente.

Fonte: https://www.ereticamente.net/bene-comune-beni-comuni-i-parte-roberto-pecchioli/

Commenti (20)

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    1. Martin 26 settembre 2024

      Articolo interessante e condivisibile, come spesso da parte dell'autore.
      Il concetto di bene comune mi sembra molto e forse troppo ampio, più da dibattito filosofico che concretamente politico, ma quello che piu' mi preme e' segnalare l'equivoco o l'errore corrente, in cui anche l'autore cade, di imputare alla Commissione UE una politica "neoliberista" deducibile, per esempio, dal divieto di aiuti nazionali o di Stato.

      Primo, il divieto di aiuti nazionali e/o politiche interventiste da parte degli Stati non è assoluto ma relativo. Sono infatti consentite solo le politiche autorizzate dalla Commissione, vedasi i vari piani nazionali anti Covid o la recente approvazione del megacontributo UE e tedesco al nuovo mega stabilimento produttivo in Germania di Taiwan Semiconductors.

      Ma sopratutto, e' errato ed in ultima istanza falso attribuire alla Commissione una politica neoliberista. Infatti dal 2004, ogni anno, la Commissione versa ai Paesi dell' Est contributi a pioggia pari ogni anno ad una quota tra il 3% ed il 5% del PIL di questi Paesi, contributi finanziati dai Paesi dell' Europa occidentale, nell'ordine: Germania, Regno Unito (fino alla Brexit), Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi.

      Si tratta di un enorme trasferimento di risorse dai Paesi dell' Europa occidentale ai Paesi dell' Est, un vero e proprio Piano Marshall ventennale di cui nessuno parla, e che si colloca in una ottica assolutamente interventista. Idem per i miliardi di contributi all' Ucraina, ossia alle industrie militari europee, e per i miliardi di contributi per l'agenda verde e la decarbonizzazione, incluso il notorio recente diktat sulla ristrutturazione energetica degli edifici.

      Non c'è NULLA di neoliberista in tali politiche. Sono politiche profondamente interventiste che l'accusa di neoliberismo nasconde.
      E sopratutto politiche fallimentari, dato che in 20 anni l'UE ha perso il 30% della crescita, degli stipendi e del potere d'acquisto rispetto agli USA.
      Quanto sopra non per difendere il neoliberismo, ma per sottolineare l'esigenza di diverse politiche interventiste, sottratte alla agenda politica della Commissione UE.

    1. maghi 26 settembre 2024

      tutto vero, tutto giusto, però l'autore non ha osato dire che all'uomo è stato tolta anche la libertà spirituale, l'unica che sempre e solo ha potuto farlo libero dai suoi egoismi, che sono stati usati dal potere oligarchico per rinchiuderlo nella prigione dei beni di consumo, dei piaceri volgari (Toucville), della ludopatia. Toltagli quella libertà poi è stato facile togliergli tutte le altre. Praticamente ormai siamo monadi impazzite e a quel 10% di laidi servitori delle elite di potere (burocrati, polizia, giornalisti) aggiungerei anche le caste sacerdotali, che in cambio dell'obolo statale, come l'8 per mille, hanno venduto la cura delle anime in cambio del classico piatto di lenticchie. Eccoci allora tutti trasformati in competitori del proprio prossimo per avere più beni di proprietà e di consumo, più piaceri volgari e ludici a costo di rubarli alle altre monadi. Divide et impera. Soluzioni? Ne vedo solo una: il rifiuto dell'esca consumistica, ma quanti siamo a capirlo. Anche fossimo uno su mille, non servirebbe a nulla, quando uno su dieci almeno è servo in anima e corpo dell'apparato di controllo e di potere elitario.

    2. absitiniuriaverbis 26 settembre 2024

      Non direi. Per la parte che chiami spirituale, e che si può chiamare in molti modi diversi, nessuno la può togliere quando gli individui non sono disposti a perderla.

    3. Giudice Holden 26 settembre 2024

      Nessuno, se non te stesso, potrà mai cancellare la tua libertà spirituale. Possiamo attribuire al potere tante colpe, ma non questa. La responsabilità ultima ricadrà sempre e solo su ognuno di noi. Non so se lo conosci, lo spiega molto bene Viktor Frankl ne "Uno psicologo nel lager".

    4. maghi 26 settembre 2024

      vallo a dire ai bambini della mia parrocchia, dove usano il catechismo e le attività per farli divenire dei ludopatici ora e domani degli alienati, quasi sicuramente schiavi di droghe, non solo chimiche. Ad essere spirituali si comincia da piccoli coll'esempio e l'insegnamento. Senza sei fottuto per tutta la vita.

    5. maghi 26 settembre 2024

      leggiti il mio commento a giudice Holden sopra.

    6. absitiniuriaverbis 26 settembre 2024

      Usi l'imperativo... non mi sorprende!
      Mi sorprende che pensi che io non l'abbia letto.

    7. maghi 26 settembre 2024

      io leggo tu leggi egli legge... ti sembra imperativo, anche se uguale all'indicativo?

    8. maghi 26 settembre 2024

      Ovviamente la mia era una segnalazione, non un ordine.

    9. absitiniuriaverbis 26 settembre 2024

      Si parte da Babbo Natale ma poi si cresce o si dovrebbe. Certo é più comodo scaricare tutto sulla società così cattiva...

    10. Giudice Holden 26 settembre 2024

      In parte concordo, ma solo in parte. Ci sono persone che sono cresciute in ambienti in cui esempi ed insegnamenti sul tema erano del tutto assenti. Eppure hanno saputo fare un percorso interiore di crescita. Questo per dire che la responsabilità personale non va mai rimossa.

    11. maghi 26 settembre 2024

      dalle mie parti un proverbio dice che chi parte bene, è a metà dell'opera. Poi se non ci sono esempi o maestri umani validi, Dio può far nascere i suoi figli anche dalle pietre. Personalmente so solo di persone spirituali, che dopo un temporaneo allontanamento, Dio ha richiamato, ma avevano ricevuto dei solidi insegnamenti spirituali da piccoli. Il che non esclude che Dio, che vede nei cuori, abbia attirato a sè anche persone, che inizialmente avevano un cuore di pietra. In fondo spirito e vento in ebraico hanno lo stesso sostantivo e tutti e due vanno dove vogliono e da chi vogliono.

    12. maghi 26 settembre 2024

      beh, la società non mi pare composta da angiolini o no?

    1. BrunoWald 26 settembre 2024

      "Chi comanda fa o interpreta le leggi. Non veritas, sed auctoritas facit legem."

      Mi sorprende che ci si sorprenda. Funziona così da migliaia di anni.

      "Dove sono le grandi culture politiche europee, in particolare quella socialista e quella cristiano-sociale?"

      Sono sempre state subalterne al potere oligarchico; quando questo ha deciso di porre fine all'esperimento comunista, hanno ricevuto il benservito anch'esse, senza opporre nemmeno una resistenza simbolica.

      Tutto il pensiero che ispira questo articolo, e che condivido ampiamente, era già stato espresso da Ezra Pound: l'hanno rinchiuso in una gabbia a Pisa, e poi in un manicomio in America. Gli sviluppi futuri erano ampiamente deducibili da quell'evento simbolico.

      Non ha senso sperare di mutare le sorti di un mondo condannato: del bene comune se ne riparlerà, forse, nelle comunità che si formeranno dopo la sua fine, se sarà rimasto qualcuno.

    2. absitiniuriaverbis 26 settembre 2024

      -(.) Ecco per te gloria. ⁃ Non so che intendiate per "gloria", disse Alice, Humpty Dumpty sorrise con aria di compatimento ⁃ Certo che non lo sai, finché non te lo dico. Significava: "ecco per te un magnifico trionfale argomento". ⁃ Ma "gloria" non significa "un magnifico trionfale argomento" obiettò Alice. ⁃ Quando io uso una parola, disse Humpty Dumpty altezzosamente, essa significa quel che voglio significhi: né più né meno ⁃ Il punto è, disse Alice, se voi potete dare alle parole tanti diversi significati. Il punto è, disse Humpty Dumpty, chi è il padrone,

      Lewis Carroll ⁃ Attraverso lo specchio

    3. Hospiton 26 settembre 2024

      A proposito di Pound (e di molte faccende inerenti l'Italia, la RSI, il Vaticano, gli "Alleati", l'economia di rapina ecc) ti consiglio quest'intervista (1h39) del canale youtube Studio Del Bianco allo storico Antonio Pantano
      https://www.youtube.com/watch?v=sW_o4o04v7w&t=2245s

    4. BrunoWald 28 settembre 2024

      Ti ringrazio per la preziosa segnalazione, è sempre un piacere ascoltare Pantano.

    5. Hospiton 28 settembre 2024

      Figurati...e come non concordare su Pantano, su questi argomenti è un'enciclopedia vivente con in più lo spirito del battitore libero (a differenza di storici come Gentile e Perfetti, preparatissimi ma molto più reticenti su questioni scomode).

    1. sbregaverse 25 settembre 2024

      Specchio
      Specchioli
      delle mie brame
      confermi essere
      uno bravo nel reame.

    1. Ciaparat 25 settembre 2024

      Pecchioli mi piace, ma quando scrive di economia...
      Lasciando stare i beni immateriali e aspettando che il buon Pecchioli ci faccia una lista di beni materiali da mettere in comune perché "estranei al mercato"... per adesso ha nominato solo la Volkswagen...
      Resto in fervida attesa di sapere se anche la Fiat è un bene comune...

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