Agenti del Mossad in supporto alle forze dell'ordine a Parma per controllare lo sciopero generale per la Palestina. L'ennesima dimostrazione di come Israele controlla l'Italia

Agenti del Mossad in supporto alle forze dell'ordine a Parma per controllare lo sciopero generale per la Palestina. L'ennesima dimostrazione di come Israele controlla l'Italia
Parma - L'ex primo ministro israeliano Olmert al Festival di Open - foto LaPresse.it

Di Aurelio Tarquini, specchioriflesso

A Parma la presenza di agenti del Mossad schierati ufficialmente in supporto alle forze dell’ordine italiane per “garantire la sicurezza” durante lo sciopero generale per la Palestina rappresenta un segnale inquietante e gravissimo dell’infiltrazione israeliana nei gangli dello Stato italiano, e della totale sudditanza geopolitica del governo Meloni non solo verso Washington e Bruxelles, ma anche verso il regime di Tel Aviv

Piazza blindata, Mossad in azione

L’intero centro di Parma è stato letteralmente blindato: ogni accesso a piazza Garibaldi transennato, filtri ovunque, forze dell’ordine in assetto antisommossa e – conferma la stampa locale – agenti del servizio segreto israeliano apertamente presenti e attivi accanto a polizia italiana e Digos.

Non si tratta di voci, ma di fatti ufficializzati dagli stessi media come la Gazzetta di Parma. È partita in quell’atmosfera la grande manifestazione pro Palestina, rivendicando il diritto a protestare contro la complicità italiana con il genocidio in corso a Gaza.

La “scusa” ufficiale: Olmert al festival Open

La retorica del “rischio sicurezza” è servita a coprire il vero scandalo: la presenza al Festival Open – la kermesse diretta da Enrico Mentana e benedetta dall’apparato informativo NATO – dell’ex primo ministro israeliano Ehud Olmert, interlocutore di comodo presentato come il “poliziotto buono” rispetto a Netanyahu. Secondo il copione della propaganda diretta da Mentana e dal suo fedele servitore David Puente di origini venezuelane naturalizzato italiano, Olmert si oppone alla guerra a Gaza, ma solo verbalmente in quanto non compie nessun passo reale, concreto, di opposizione al massacro in corso.

Il fatto che Olmert si presentasse a Parma protetto da uomini del Mossad annulla ogni residuo dubbio: chiunque sia realmente un oppositore del regime teocratico e suprematista oggi al potere in Israele non riceve certo le attenzioni protettive dell’agenzia che ha sempre agito da braccio armato contro i dissidenti. Al contrario: essere “scortati” dal Mossad vuol dire far parte dello stesso disegno di intimidazione e copertura di complicità.

Regime israeliano e infiltrazione in Italia

L’episodio di Parma è solo l’ultima tappa di una presenza israeliana sempre più pervasiva in Italia: dalla cybersicurezza fino al relax post-strage per i militari che hanno combattuto a Gaza, il regime di Tel Aviv trova porte regolarmente spalancate nel nostro Paese, spesso persino dagli stessi apparati di sicurezza italiani.

Non è fantasia: i soldati israeliani vengono realmente accolti e protetti in Sardegna – luogo di esercitazioni militari NATO e di svago privato dopo gli ennesimi massacri di civili, con la supervisione attenta della Digos. Non si parla di “amicizia” tra Paesi, ma di una relazione segnata da sudditanza e copertura – con intelligence estera che opera indisturbata nei nostri confini.

Gli ultimi incidenti sono eloquenti: la morte di spie del Mossad sul Garda nel 2023, affondate insieme a uomini dei servizi segreti italiani durante un misterioso incidente in barca, ha riacceso i riflettori sull’imbarazzante presenza di agenti stranieri nella vita istituzionale italiana. Quello che allora venne presentato come “banale disgrazia” rivelò invece la rete ramificata di rapporti tra intelligence israeliana, servizi segreti italiani e affari poco trasparenti.

Interferenze e intimidazioni: il “modello Tel Aviv”

Nel maggio 2024 un altro scandalo è emerso grazie a indagini giornalistiche: il Mossad coinvolto in un’operazione di spionaggio e cyber-sorveglianza addirittura ai danni del governo italiano, dei vertici della difesa e persino della premier Meloni. Migliaia di dati sensibili trafugati, server ministeriali violati, inchieste che coinvolgono intermediari italiani e hackers stranieri, per “aiutare” Israele a perseguire i propri interessi sull’energia, l’intelligence, la politica e gli affari. Perfino la stampa mainstream parla di “complotto tra servizi segreti, mafia, funzionari deviati dell’intelligence e agenti stranieri”.

Chi osa criticare questa inquietante “amicizia” rischia l’accusa immediata di antisemitismo – una strategia intimidatoria che serve a criminalizzare ogni forma di opposizione reale al genocidio in corso, delegittimando i pacifisti, gli attivisti, i giornalisti indipendenti e qualunque tentativo di mettere a nudo il filo diretto tra Roma e Tel Aviv.

La lista delle ingerenze israeliane in Italia è lunga: episodi di cyberattacchi riconducibili ad hacker sostenuti da Tel Aviv, mirati a condizionare la politica energetica italiana.Presenza “ufficiale” di aziende israeliane nella gestione della sicurezza informatica di molti enti pubblici strategici. Diffusione a prezzi scontati di software amministrativi israeliani ad aziende, associazioni e ONG italiane. Alto è il rischio che le aziende israeliane dei software siano collegate al MOSSAD e che i software siano cavalli di Troia per carpire informazioni utili e controllare le attività di aziende associazioni e ONG italiane.

Pressioni documentate in ambito universitario e culturale per impedire la diffusione di campagne pro-Palestina o boicottaggi accademici. Collaborazione tra aziende militari italiane e israeliane con mega-commesse di armi, droni e tecnologie dual use, spesso aggirando le prescrizioni sulle esportazioni verso Paesi in guerra della legge 185.

Ma il cuore del problema è strutturale: la politica italiana, da destra a sinistra, accetta senza fiatare la messa sotto tutela (anche militare) di segmenti interi dello Stato, con funzionari, ministri e parlamentari ben felici di coprire, spesso per interesse o tornaconto, le attività di intelligence e lobbying di una potenza straniera.

Non solo “affari”: sudditanza politica verso Israele

Ridurre tutto all’affarismo delle industrie belliche sarebbe profondamente miope. Il legame tra Roma e Tel Aviv è divenuto negli ultimi anni un rapporto di sudditanza speculare a quello verso gli Stati Uniti e la burocrazia di Bruxelles. Il governo Meloni ha fatto della fedeltà a Israele una vera e propria dottrina, pronta a coprire la guerra d’aggressione su Gaza con ogni mezzo, a bloccare nelle ambasciate le mozioni di cessate il fuoco in sede ONU, a reprimere nelle piazze chi dissente.

La protezione del Mossad a Parma, la criminalizzazione dei manifestanti pro-Palestina, la militarizzazione delle città ogni volta che un rappresentante dello Stato israeliano mette piede in Italia: questi sono i sintomi di una nazione prigioniera dei propri vassallaggi all’impero atlantico e ai suoi alleati regionali, spesso contro il sentire e la dignità della stragrande maggioranza dei cittadini.

Lo sciopero generale e la voce popolare

Il 22 settembre, ancora una volta, il popolo italiano ha mostrato di non avere paura: centinaia di migliaia hanno riempito le piazze di Parma e di tutta Italia, sfidando repressione, intimidazioni e gaslighting mediatico di regime. In quel fiume umano è risuonata la richiesta di interrompere ogni collaborazione con Israele, di fermare la complicità della politica nazionale e di spezzare il silenzio su un genocidio che ormai nessuno, tranne i governanti e i loro sponsor, può più negare.

[caption id="attachment_231804" align="aligncenter" width="761"] Parma, 22 settembre[/caption]

Il governo Meloni è complice: complice nella censura, complice nell’offrire la nostra sovranità a una potenza estera, complice nel tradire la Costituzione, che ripudia la guerra e tutela i diritti umani.

Ma la società civile ha già messo in moto una forza che nessuna intelligence, né locale, né internazionale, potrà fermare ancora a lungo. Lo sciopero generale per la Palestina di lunedì 22 settembre segna una svolta: l’Italia si ribella alla complicità con i carnefici, chiede giustizia e dignità per Gaza e per tutti i popoli oppressi.

Non saranno le transenne, né le scorte del Mossad, né i festival della disinformazione a poter soffocare questa domanda di libertà. Chi oggi reprime e insabbia, domani dovrà rispondere al giudizio della storia e degli uomini. Nessuno esente.

Di Aurelio Tarquini, specchioriflesso

23.09.2025

Fonte: https://specchioriflesso.substack.com/p/agenti-del-mossad-in-supporto-alle

Commenti (7)

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Mostra commenti 7 caricati
    1. sim 24 settembre 2025

      Individuare il 'nemico del popolo' in una o più nazioni presunte egemoni, in un mondo globalizzato come il nostro, è riduttivo e fuorviante.
      Chi governa lo Stato di Israele oggi? La democrazia, espressione della volontà di tutti gli israeliani, presunto popolo eletto? Niente affatto!
      I moderni israeliani sono persino più vessati degli italiani, dato che qualcun altro ha deciso che la nazione Israele deve restare in un perenne stato di guerra con le nazioni confinanti.
      In realtà la stessa piovra finanziaria che governa lo Stato di Israele impone i suoi diktat a ogni altra nazione con il potere dei soldi. Le nazioni occidentali sono tra le più asservite al 'governo ombra' dell'alta finanza. Altre, in primis la Russia, ne sono influenzate ma non tollerano questa sudditanza. I russi vogliono che i centri di potere principali delle nazioni rimangano al loro interno. L'Occidente quindi combatte la Russia per restare nella gabbia dorata del 'vincolo esterno'.

    1. nicolcass 24 settembre 2025

      essere servi dei servi dei servi...che vergogna

    1. Spartan 24 settembre 2025

      Sei antisionista ? Non hai le guardie del corpo ? Allora muori .......

    1. clausneghe 24 settembre 2025

      Ora poi che i kipputi tanto amati dalla "sovranista" Meloni dal "patriota" Salvini e dall'"ereditiero" Tajani sparano direttamente su parlamentari Italiani e Europei, giornalisti, infermieri e porta voce Italiana della "Flotilla per Gaza" in acque internazionali facendosi beffe di qualsiasi convenzione e/o norma sia legale che morale, dicevo, ora voglio vedere come reagirà questo governo succube e colluso con i criminali Sionisti. Dovrebbero come minimo dimettersi, ma sarebbe meglio che sia il Popolo, a dimetterli.
      Con le maniere spicce, magari.

    2. ailavioni 24 settembre 2025

      Io credo che alla maggior parte del popolo non freghi una cippa della palestina, come pure della ucraina. Il vero problema che tocca tutti è il caro vita.
      Inoltre non vedo in giro nessuno che potrebbe cambiare la politica attuale.
      La sinistra continuerebbe a percorrere la stessa strada, magari in modo più mascherato, perchè una cosa sono le chiacchiere di quando si è alla opposizione e una altra cosa è poi l' agire quando si è al governo.

    3. Dario Lampa 24 settembre 2025

      Iinatti le manifestazioni dell' altro ieri era anche e soprattutto contro la politica e onomica del governo.

    1. Dario Lampa 24 settembre 2025

      Cito:"...A Parma la presenza di agenti del Mossad schierati ufficialmente in supporto alle forze dell’ordine italiane per “garantire la sicurezza” durante lo sciopero generale per la Palestina rappresenta un segnale inquietante e gravissimo dell’infiltrazione israeliana nei gangli dello Stato italiano, e della totale sudditanza geopolitica del governo Meloni non solo verso Washington e Bruxelles, ma anche verso il regime di Tel Aviv..."
      Questo a tutti gli effetti è un tradimento (per l'appunto) alla sovranità popolare sancita dalla Costituzione. E quando l'esercizio del potere va oltre il diritto costituzionale è diritto e dovere del popolo ribellarsi con ogni mezzo (John Locke).
      Se il governo (destrorso o sinistrorso che sia) e le altre istituzioni (PdR compreso, presunto garante della Costituzione - Sic!) non hanno recepito il messaggio delle manifestazioni dell'altro ieri allora i cittadini dovrebbero scendere in piazza fin sotto i palazzi del potere tutti i giorni!
      P.S.: Tutti i gravissimi problemi che attanagliano l'umanità, sociali, ambientali (soprattutto) e guerre, e che rischiano, nella migliore delle ipotesi, di farci regredire all' età della pietra, possono essere risolti solo con una "governance' globale dove tutti i popoli (nel rispetto delle loro tradizioni) sono parimenti uguali per diritti e doveri e dove venga "risanato", rispettato e preservato rigorosamente l'equilibrio naturale.
      Purtroppo la setta ebtaica, pervasa di una paranoia messianica (purtroppo così sembra) che controlla la finanza mondiale e quindi i governi, si considera prediletta dal dio di Abramo e quindi "più eguale" degli atri popoli.... E così fu che i perseguitati diventarono a loro volta persecutori!

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