Di Giovanni Amicarella
Premetto che è un articolo che tratta temi forti non adatti a tutti i lettori.
Pizzagate, adrenocromo, rituali loschi che hanno per soggetto (e bersaglio) principale bambini. Di storie così sulle ‘siddette élite, anche in tempi non sospetti, ce ne sono sempre state. Non è mistero che alla corte di molte figure occidentali e orientali, che oggi abbiamo preso come epigone di corruzione e dissoluzione morale ancora più antica, c’erano ragazzini castrati e dame “da compagnia” in età prepuberale. Ma uscendo fuori dallo schema per cui qualcuno pensi al farsi il bagno nel sangue delle vergini per mantenere l’immortalità e altri racconti da romanzo, sarà il caso che ragioniamo di fatti: la pedofilia, e dovremmo averlo ormai intuito dalle “battaglie” a riguardo di una valanga di figure pseudo intellettuali a suo favore in Occidente (specialmente intellettuali francesi, per qualche motivo), è ben più che una pulsione sessuale. È la corruzione, il sadismo, la mentalità per cui l’altro è merce a uso e consumo del più forte (in una visione altamente distorta del concetto di potere).
L’abuso del minore non è una pulsione esclusivamente riconducibile al basso ventre, su questo ci vengono in aiuto molte analisi a tal proposito di vari autori che se ne sono occupati1. È una imposizione di potere su un soggetto non in grado di difendersi, un soggetto poi malleabile sulla base del trauma come meglio preferibile dall’approfittatore. Volente o dolente, anche se penso che sia una cosa perfettamente voluta da chi ha iniziato la catena della “mitologia” ad essa correlata, si è creata una narrazione distorta, a tratti fantastica o fantascientifica, di quello che è a tutti gli effetti un proseguo di fenomeni già visti, già vissuti e già narrati da uno sconfinato susseguirsi di epoche e “corti”.
Parlando con l’ottimo Marco Billeci, che più volte ha avuto modo di mandare contributi alla redazione e che sviluppa sempre analisi puntuali sulla legge (di cui consiglio su tema analogo “Consenso sessuale”? Sì. Minori? Anche… L’ipocrisia italiana nel reato di violenza sessuale.), ci siamo “interrogati” più volte sulla questione della legge sul consenso fissata a quattordici anni (senza il tenere di conto della differenza di età). Paradossale, come diceva giustamente lui, nessuno sano di mente pensa sia legale che un ottantenne abbia un rapporto consensuale con una quattordicenne. Eppure, per il legislatore se vi è consenso, allora è legale. Consenso “privo di manipolazioni di sorta o esercizio di autorità”.
Il che, capirete bene, è una definizione fuffa. Vi è sempre una coercizione alla base di una paradossale decisione del genere, magari anche su base di carenze affettive, e chiunque sia stato quattordicenne o giù di lì può ben rimembrare di quanto a quell’età si abbia un diverso modo di pensare.
Vari scandali sulla prostituzione minorile, e tour turistici alla ricerca della stessa all’estero, hanno sicuramente alimentato una (giusta) narrativa secondo cui una fetta crescente di facoltosi cerca “piaceri proibiti” in questo modo, con Epstein e la sua lista come ciliegina sulla torta. Ma se c’è una cosa che mi ha insospettito in merito, è stata la recente volgarizzazione sulla narrazione dello stupro e la goliarderia con cui sono stati presentati alcuni casi di adescamento di minore.
Onde evitare querele alla redazione, userò il linguaggio del non detto. Ci sono stati casi in cui donne psicologicamente rotte da violenze subite si sono dedicate alla pornografia, o meglio sono state attirate come lucciole da una lanterna, per un meccanismo psicologico contorto (quanto naturale) che cerca di rivivere il trauma per uscirne. Tutto ciò, in una società sana, sarebbe giustamente bistrattato e sarebbe offerto alle suddette il conforto psicologico necessario. Adesso però la moda giornalistica va all’opposto, ed ecco che diventano eroine che sconfiggono il trauma svendendosi per pochi spicci. Il caso di Asia Vitale penso sia stato uno dei più significativi per la risonanza mediatica avuta nella “scelta” di dedicarsi alla pornografia, dopo la denuncia di una violenza di gruppo particolarmente efferata2. Sicuramente un danno per tutte le vittime di violenza, ma anche significativo di come per un certo giornalismo si passi da vittima a merce nel giro di pochi titoli.
Va posta attenzione soprattutto a come molte testate pongano attenzione sui guadagni di queste piattaforme, usando la parola “stupro” come acchiappaclick. In alcuni casi sembrando degli spot più che servizi di cronaca, a pensare male (alla Andreotti).
Allo stesso modo, i casi di minori (in questo caso specialmente maschi) coinvolti in situazioni con donne molto più grandi, sono diventati qualcosa su cui farsi due risate. «Il fatto non costituisce reato». Per questo Daniela Casulli, l'insegnante – all'epoca dei fatti 45enne – che adescava gli adolescenti e filmava i rapporti sessuali intrattenuti con loro, è stata assolta dalla giudice Rosa Calia Di Pinto della Corte d'Appello di Bari. (Leggo.it)3. Tema che comunque, ho potuto constatare con un certo sdegno a mia volta, diventa anche di genere: molti uomini su Facebook e dintorni a parlare della “nave scuola”, quando presumo (anche dalle reazioni dei casi in cui la vittima era una ragazzina) a parti inverse lo sdegno vi sarebbe eccome.
Il chiodo nella bara penso sia stato un intervento televisivo, in cui la protagonista di un recente caso parlava delle “acrobazie” fatte con più minori, filmandosi (e strano che nessuno su ciò si sia fatto domande, vedendo i molti casi di minori ricattati dopo eventualità simili per costringerli ad ulteriori rapporti) come se parlasse della cosa più normale del mondo. Risatine, ammiccamenti, ci mancava solo un colpetto col gomito e un occhiolino di confidenza e il cerchio era chiuso.
Da socialista, mi è spontaneo vedere quella forma mentis per cui le classi inferiori sono viste dalle superiori come mero bene di consumo. Il problema non è tanto che la abbiano loro, perché ormai a suon di scandali li abbiamo inquadrati, ma il fatto che questa melma si stia spargendo a macchia d’olio e che stia diventando normalità nel sentir comune, un passo alla volta suscitando sempre meno sdegno.
Non ci può essere alcun consenso in chi ha traumi così come non ci può essere con chi ancora non è considerato abbastanza maturo per votare, così come se vogliamo neanche abbastanza maturo per essere un “minorenne emancipato”. Sarebbe forse il caso che il legislatore si interrogasse meglio sul concetto di “manipolazione”, più che relegare tutto a fatti numerici e annuire. O magari potrebbe anche spiegarci come, molto democraticamente, raggiunti i sedici anni si possa anche fare sesso, per legge, con i propri tutori legali.
Quis custodiet ipsos custodes?, la celebre (e abusatissima) massima di Giovenale, probabilmente è un monito più attuale (e infantile, nel senso proprio del termine) di quanto sembri.
Di Giovanni Amicarella
09.12.2025
NOTE
1 - https://www.microbiologiaitalia.it/patologia/pedofilia/ e bibliografia correlata
3 - https://www.leggo.it/italia/cronache/assolta_docente_bari_sesso_video_adolescenti_non_e_reato_daniela_casulli_oggi_30_10_2025-9158844.html
akel 15 dicembre 2025
Caro BrunoWald le fonti sono tutti i site che si occupano di violenza sui bambini e adolescenti: unicef per esempio e mi sembra che in Italia esista una autorità garante. Non si è neanche interessato in sapere qual è la realtà… dimenticavo… lei spara giudizi solo di ciò che non conosce!
Cosa che lei conferma con zelo con le «correzioni» di lingua italiana.
Treccani:
matriarcale agg. [tratto da matriarcato, sul modello di patriarcale]. – Del matriarcato, caratterizzato da matriarcato: autorità m.; società matriarcale.
pretensióne1 (meno com. pretenzióne) s. f. [dal lat. tardo praetensio -onis, der. di praetendĕre «pretendere1»], letter. – 1. Il fatto di pretendere, nelle varie accezioni del verbo, sinon. spesso del più com. pretesa. In partic.fare correzioni di taliano sbagliate! ma non si vergogna?