A chi e a cosa serve l’astensione? (Riflessioni politicamente scorrette)

A chi e a cosa serve l’astensione? (Riflessioni politicamente scorrette)

DI EUGENIO ORSO

comedonchisciotte.org

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Si fanno tante polemiche sull’astensione, in prossimità del voto politico del 4 di marzo. Se osi sbeffeggiare chi corre alle urne come un pollo, speranzoso di “cambiare le cose” restandosene dentro la trappola del sistema, ci sono quelli che ti crocefiggono, con annesse palate di merda. Se, al contrario, in un impeto di follia, chiami al voto democratico e alla “partecipazione” la massa informe, ti prendono per scemo, lobotomizzato, coglione di ultima che le beve tutte (non a torto, in tale caso). Quel che conta è la grande confusione che regna nella testolina della gente, che non sa più che pesci pigliare …

I pinocchi sub-politici che promettono tutto e il contrario di tutto, negli spot mirati al target in campagna elettorale, non sembrano così caldi in proposito, al pari di molti dei loro compari furbastri che ancora chiamiamo giornalisti. Solo la mummia coperta di cerone Silvio Berlusconi, uscita dal sarcofago dell’incandidabilità in cui lo aveva costretto l’élite dominante per punirlo, sbraita chiamando alle urne contro il (del tutto ipotetico) pericolo settario cinque stalle, pauperista e giustizialista sempre (s)connesso.

Non andare a votare questa volta, per Silvio in televisione, sarebbe un vero e proprio suicidio, incombendo la ”mannaia” grullina sul paese. Ma andiamo! (a cagare, sottinteso) … Mentre chiama alle urne, come alle armi, i suoi elettori-pollastri, il suddetto propone l’iniquità fiscale della flat tax (Milton Friedman ultraliberista) e un piano di privatizzazioni castranti. Il confronto fra il Cav di lungo corso e i bambocci grulli di Grillo si può leggere soltanto così: un noto imbroglione e piazzista resuscitato, in “servizio” dal 1994, chiama al voto contro imbroglioni nuovi di pacca sempre on-line! O sarà lui, a imbrogliarvi di nuovo in un onusto déjà-vu, o loro, a coglionarvi per la prima volta con esiti imprevedibili.

In generale, però, a parte qualche rituale sermone sul voto democratico che è diritto e dovere, non mi sembra di scorgere una particolare ansia nell’apparato sub-politico e in quello mediatico italiano per una possibile crescita dell’astensione, sempre più di massa. Del resto, questa è la democrazia della sola e della cantonata e così è se vi pare, ma anche se non vi pare!

A Renzi l’astensione di massa gli fa un baffo! Leopolde, slide e cene da mille euro sono più importanti. Non si è preoccupato quando è iniziata la bagarre mediatica sul calo del tesseramento del piddì, da lui segretamente voluto e auspicato per sbatter fuori la plebaglia, i più “sinistri”, quelli che “con l’articolo 18 passa tutto, anche la disoccupazione!” Meglio se votano in pochi, in questo giro di Valzer ai seggi, così il treccartaro fiorentino potrà spedire alle urne la piccola orda di fedelissimi, clientes e millenials (leggi giovinastri figli di papà con la testa di cazzo), sperando di limitare le perdite.

Le cinque stalle piene di escrementi, pronte a governare il paese (per conto troika, pentagono e deep state Usa), non svolgono più la loro primeva funzione di attirare babbei alle urne, onde limitare l’astensione e legittimare il sistema democratico. Se non andranno al governo, in solitaria, si fregeranno del titolo di “primo partito”, con dovizia di seggi e Restitution Day delle diarie, e se lo faranno bastare (Beppe Grullo e formaggio Erede Casaleggio soddisfatti).

Non so cosa pensino della “piaga” dell’astensione elettorale Salvini e Meloni, ma poco m’importa, perché so che sono fottuti in anticipo e il governo lo vedranno col cannocchiale. Forca Italia e Berlusconi, il fantasma politico di Milano 1 (2,3, etc.), gli tireranno il pacco al momento giusto, rompendo l’alleanza elettorale di comodo e andandosene col piddì. Per non dispiacere all’euroburocrate Serge Moscovici, che sorveglia l’Italia come una preda, ed evitare lo Spread a mille paventato dagli avvoltoi di Ficht Ratings. Vatti a fidare degli affiliati al partito popolare europoide! (fotocopia dei socialisti & democratici nel parlamento europide)

Cosa ne pensi a riguardo l’importante e impirlante “partito di repubblica” non lo so proprio, perché la carta igienica, io, la uso per pulirmi il culo …

**********

Tornando alla massa che fa le bizze e vota sempre meno, razionalizzando un po’ il discorso con meno espressioni colorite, provo a fissare alcuni punti fermi sugli effetti dell’astensione di massa dal voto democratico, nelle democrazie elitiste occidentali ma, in modo particolare, nel nostro malconcio paese:

· Nel breve periodo, gli effetti politici concreti dell’astensione, in assenza di quorum per la validità del rito elettorale, sono praticamente nulli. Si può vincere in Italia, con questa legge elettorale, anche con il 40% del 10% di votanti a fronte del 90% di astenuti. Come sempre, in culo al popolino! (un’espressione colorita a questo punto ci vuole) Il 90% di astenuti sarebbe soltanto un insieme magmatico e fantasmatico, in assenza di un’opposizione organizzata extra-parlamentare. Con un’astensione dilagante, come ipotizzato, si manifesterebbe un problemino dal punto di vista della legittimazione del sistema – se deve darla almeno formalmente il voto popolare, anche contro i suoi interessi – e ciò significa, se non altro, che (1) le false opposizioni con il sedere sulle sedie del parlamento (come il cinque stalle) non funzionano più tanto bene, (2) le promesse elettorali dei collaborazionisti dell’élite globale non smuovono più le masse ingannandole e (3) si devono inventare giustificazioni (fuorvianti) al fenomeno di non-partecipazione massiva, diverse dal brutto tempo nei giorni/nel giorno del voto.

· In un periodo di tempo medio/lungo, l’astensione di massa dal rito di voto che connota la democrazia elitista, potrebbe rappresentare una minaccia reale al sistema di potere neocapitalista che si serve della democrazia, sul piano politico, per imporre il dominio assolutista del libero mercato globale. Infatti, nell’ipotesi di prima – 9 su 10 astenuti – diventerà più facile smascherare le false opposizioni, prodotte dal sistema, vanificando gli sforzi per evitare disordini sociali e politici, per attrarre consensi, cioè voti, a beneficio del sistema e per mantenere la “pax sociale” mentre si massacra con le controriforme la popolazione. In tempi più lunghi di anno o due, l’astensione alle stelle potrà manifestare tutta la sua pericolosità, come spiegato nel punto successivo.

· Sempre nel medio/lungo, quel 90% di diserzione dalle urne ipotizzato – potrebbe bastare, più realisticamente, una percentuale superiore al 50/60% - costituirebbe l’humus per una vera opposizione onde ottenere consenso popolare e, sia pur informalmente, una legittimazione forte che altrimenti non avrebbe. Non è per niente sicuro che ciò accada, essendo l’area dell’astensione variegata, anche dal punto di vista dell’appartenenza sociale e (almeno) parzialmente non cosciente sul piano politico. Sarà compito della nuova opposizione al sistema conquistare il consenso di popolo nell’area dell’astensionismo, che abbiamo supposto sconfinata.

· Per i singoli, non partecipare alla kermesse elettorale può significare un’affermazione di dignità e di autonomia di pensiero, ma ciò non vale per tutti gli astenuti, naturalmente, per varie ragioni. C’è chi genericamente afferma che lui non fa politica e la politica non gli interessa, mostrando di non aver capito nulla (perché tutto è decisione politica che influisce sulla sua esistenza, anche il mercato e l’economia), o chi ritiene che è inutile il segno sulla scheda elettorale perché, genericamente, “sono tutti ladri”, “tanto non cambia nulla”, e via elencando. Molti, però, hanno compreso, seppur superficialmente, che nessuno rappresenta i loro interessi all’interno del sistema, distaccandosene in attesa di poter farli valere, magari per altre vie.

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Alla luce delle predette considerazioni, si comprende che l’astensione dal voto democratico, elitista e liberale, può non essere un’arma spuntata, priva in ogni circostanza di effetti concreti. Men che meno sancisce il divorzio definitivo fra le masse e la politica, perché data la natura umana, l’uomo non può vivere senza politica e senza far politica, se è vero ciò che affermavano i grandi filosofi, da Aristotele a Costanzo Preve (zόon politikόn, zόon lόgon échon, educazione comunitaria dell’essere sociale, etc.).

Una forte astensione, anche se inferiore a quel 90% ipotizzato (quasi) per assurdo, se non può sancire il divorzio definitivo delle masse dalla politica, sottolinea, nella nostra dimensione storica il distacco delle masse dalla democrazia in mani elitiste e, di conseguenza, dal suo padrino sullo sfondo, il libero mercato della finanza globale.

Il difficile compito futuro di una vera opposizione al sistema, se e quando si presenterà sulla scienza della storia, sarà quello di “meritarsi” il consenso della massa di astenuti, per evitare che questa sia comunque preda dei giochi sistemici, per neutralizzarla/silenziarla definitivamente, o che ceda a mere pulsioni insurrezionali, forse destabilizzanti (lato positivo), ma senza alcun costrutto politico (lato negativo).

L’utilità o l’inutilità dell’astensione di massa dal voto, in sintesi, non è un “a priori”, ma dovrà essere valutata nel medio/lungo periodo sulla base dei cambiamenti sociali e politici che si produrranno, o non si produrranno, determinati anche dall’astensione.

**********

Infine, preciso che nel primo “step” di questo articoletto, il linguaggio particolarmente greve, turpiloquente, infarcito di espressioni colorite e addirittura insultanti, non ha banalmente lo scopo di far sensazione per aumentare le (eventuali) letture, ma risponde a una precisa necessità. La necessità di contrastare il “politicamente corretto” diffuso dal sistema con ogni mezzo, anzitutto con il linguaggio, per cercare di superare quei tabù che influiscono sul pensiero limitandone l’autonomia e inibendo la facoltà di critica. Si tratta di cominciare a chiamare le cose con il loro nome, per squarciare il velo di interdetti e menzogne che separa i molti dal mondo reale, dalla vera sostanza della politica e della socialità.

Eugenio Orso

Fonte: www.comedonchisciotte.org

26.01.2018

Commenti (153)

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    1. alessandroparenti 26 gennaio 2018

      Grullini imbroglioni, cinque stalle piene di merda...povero Orso! Cerca di fare discorsi generali,sempre noiosi,ma lo scopo è sempre lo stesso: mettere tutti nello stesso mazzo per boicottare i cinque stelle,che con quel mazzo non c'entrano,se non altro perchè non sono mai stati al governo e restituiscono un mucchio di milioni(di euro) che potrebbero tranquillamente spendersi. Ma sono bazzecole,come no!

    2. ant85 26 gennaio 2018

      Da notare che dal calderone di M€rda si sono salvati soltanto i "martiri" Salvini e Meloni.

    3. alessandroparenti 26 gennaio 2018

      Fa piacere che me lo fai notare. Da solo non potevo arrivarci perchè non sono riuscito a finire l'articolo.

    4. ant85 26 gennaio 2018

      Non ti biasimo.

    5. DesEsseintes 26 gennaio 2018

      Però scrive Di Maio sul blog

      “3) infine il MoVimento 5 Stelle farà una riflessione politico-economica su 10-15 miliardi di maggiore deficit annuo che comunque, partendo da una base programmatica dell’1,6 di deficit/Pil 2018, ci terrebbe ancora abbondantemente sotto il vetusto e stupido parametro del 3%.”

      Si lava la coscienza chiamandolo vetusto e stupido ma lo vuole rispettare proprio come ha fatto il PD fino adesso.
      Per adesso Salvini ha detto che se sarà necessario è pronto a sforare.

      Mi sembra una marcia indietro.

    1. Pandroid 26 gennaio 2018

      Estremizzando:
      https://scontent-cdt1-1.xx.fbcdn.net/v/t31.0-8/12719665_1712064692363103_224960567093961823_o.jpg?oh=efea31e322dfa2ffddef94d12f71e112&oe=5AE7E7B6

    2. WM 26 gennaio 2018

      Devi spiegare cosa contiene e a cosa porta il link, come da regole.
      Ricordatelo la prossima volta.
      Questo commento sarà cancellato

    3. Pandroid 26 gennaio 2018

      Oook

    1. Annibale Mantovan 26 gennaio 2018

      Io non capisco a cosa serve tutto sto parlare di astensione. Appurato che la democrazia in Italia non c' è e che è solo un utopia a cosa serve andare a votare? Serve a legittimare il solito 0,1% che fa gli affari propri. Nessuno di noi ha votato l' Euro, nessuno di noi ha votato l' immigrazione-invasione di milioni di musulmani o la cultura gender nelle scuole. Nessuno di noi ha votato le bombe NATO in Serbia, Ucraina, Siria e Libia...Di cosa vogliamo parlare? Astensione significa che il voto è truccato SE non nei numeri sicuramente nel significato.

    1. Pandroid 26 gennaio 2018

      Mi trova completamente d'accordo.
      In ogni caso la dignità della persona sembra non contare in un sistema culturale in cui o trovi per forza qualcuno da votare, oppure sei uno che se ne frega a priori.

    2. Holodoc 26 gennaio 2018

      Puoi ANDARE e NON VOTARE per nessuno. Se non vai sputi semplicemente su un tuo diritto.

      Non capisco, sembra che vi SPORCHIATE a entrare nell'urna... guardate che se VOLETE la rivoluzione potete farla lo stesso, non è che vi fermano se avete votato!!!

    3. Tipheus 26 gennaio 2018

      Infatti il voto nullo (meglio del bianco) è un voto a tutti gli effetti, ma di fatto equivale o quasi all'astensione.

    4. Holodoc 26 gennaio 2018

      Vale più di un'astensione per me. Sei sempre uno che si è preso la briga di andare lì, quindi sei uno che se CONVINTO voterebbe per qualcuno. Se non vai passi per quello che aveva di meglio da fare. Punto.

      Sono sicuro che una maggioranza di schede annullate sarebbe meno strumentalizzabile di una maggioranza di astenuti!

      Il titolo di giornale "la maggioranza degli elettori ha annullato la scheda" avrebbe un peso politico molto diverso dal titolo "la maggioranza degli elettori è rimasta a casa", non ti pare?

    5. Gianluca Freda 26 gennaio 2018

      Tu per caso ti sporchi se fai ogni mattina la riverenza alla statua di Vittorio Emanuele (o di Cavour o di Garibaldi o di Nino Bixio o...) che si trova nella piazza centrale della tua città? No che non ti sporchi. E allora perché non lo fai?
      Risolvi per caso qualche problema rifiutandoti di fare l'inchino all'effigie dei suddetti personaggi? No che non lo risolvi. E allora perché non ti inchini?
      Hai il sacrosanto diritto, costituzionalmente garantito, di inchinarti di fronte a loro. Perché ti rifiuti di usufruirne?
      Ti costa qualcosa scappellarti di fronte a loro fino a toccare il suolo con la tesa del copricapo? Non ti costa niente, è tutto gratis. E allora perché ti ostini a tenerti il berretto in testa?
      Forse semplicemente perché non ti piace perdere tempo, umiliarti e renderti ridicolo senza che ve ne sia ragione?
      Esatto, è lo stesso motivo per cui da anni non vado più a votare.

    6. Holodoc 26 gennaio 2018

      Beh se ti fa sentire meno impotente...

    7. cenzino fregnaccia pettinicchi 26 gennaio 2018

      A volte i, cosi detti, diritti sembrano più che altro prese in giro.

    8. Holodoc 26 gennaio 2018

      Non credere che non capisca cosa dici... ma non votare mi pare il ragionamento di quello che si tagliava gli zebedei per far dispetto alla moglie...

    9. cenzino fregnaccia pettinicchi 26 gennaio 2018

      Non mi permetto di credere nulla, sono certo che capisci. Ora, dopo anni che non voto andrò a votare ma porto rispetto e capisco i nauseati di questo salto della poltrona senza dignità. Tale salto dà credibilità zero al diritto.

    10. Holodoc 26 gennaio 2018

      Li capisco anche io, ma non condivido la loro passività.

    11. cenzino fregnaccia pettinicchi 26 gennaio 2018

      Più che altro è nausea. Stammi bene, Hodoloc.

    12. Holodoc 26 gennaio 2018

      E' quello che vogliono farti pensare.
      E' verissimo che la legge elettorale fa pena, che non ci sono proposte politiche veramente convincenti.
      Ma non mi sembra questo un motivo per arrendersi.

      Io voto perché mi considero persona onorata di questo diritto anche se ha perso gran parte della sua funzione, e perché convinto che non andando verrà usato come scusa per indebolirlo ancora.

    13. Gianluca Freda 26 gennaio 2018

      A me il ragionamento di chi va a votare sembra quello di chi ogni tanto faceva una crocetta sugli zebedei pensando di fare piacere alla moglie e che fosse questa la loro funzione.

    14. DesEsseintes 26 gennaio 2018

      Ho capito ma chi non vota sta dicendo che gli zebedei non servono a niente...

    15. Tipheus 26 gennaio 2018

      Hai ragione. Non è lo stesso.

    16. Gianluca Freda 26 gennaio 2018

      No, sta dicendo che non serve a niente usarli per farci una crocetta sopra. Interi popoli nella storia hanno cambiato il proprio destino, senza bisogno di crocette. Non mi risulta che con le crocette sia mai avvenuto altrettanto (ed è probabilmente per questo che sono state introdotte e santificate).

    17. DesEsseintes 26 gennaio 2018

      E allora non servono nemmeno per NON farci le crocette sopra.
      A che servono, cioè come avresti intenzione di usarli?

    18. Gianluca Freda 26 gennaio 2018

      Apri un libro di storia a una pagina qualsiasi. Com'è che sono sempre avvenuti i grandi cambiamenti? Per caso grazie a branchi di elettori armati di matita copiativa?
      Siamo oggi al punto in cui la lapalissiana evidenza è diventata rivoluzionaria. E la lapalissiana evidenza è che le elezioni non hanno mai cambiato nulla, in nessuna parte del mondo. Al massimo, in alcuni casi, sono state utili a formalizzare una trasformazione già definitasi in base a rapporti di forza (elezioni politiche italiane del 1924, elezioni tedesche del 5 marzo 1933, referendum monarchia-repubblica, ecc.). Sono altri i metodi che determinano il cambiamento e non c'è cosa che renda più impotenti del credere che per cambiare basti il solo impegno necessario a tracciare una X su un pezzo di carta. Le elezioni sono una sagra dell'analfabetismo, dell'incapacità di agire e di pensare, dell'impotenza adottata come forma di pensiero e modello di vita.

    19. DesEsseintes 26 gennaio 2018

      Ma infatti chi ha detto che basta la X?
      Tu, non io.
      Occorre una partecipazione quotidiana da parte di tutti per informarsi, per verificare l'operato degli eletti e per far sentire la propria voce a tutti i livelli, anche quelli meno “importanti”.
      Poi però vai a votare, sennò è inutile.
      Un invito all'astensione a un popolo già fin troppo scoraggiato non ha mai funzionato come sprone alla rivoluzione, anzi è sempre successo il contrario.

      La partecipazione si costruisce per gradi ma il primissimo passo è convincersi che anche una X può servire, come inizio.
      Come pensi di arrivare alla gente che fa la rivoluzione per le strade se non trovano nemmeno la forza di andare al seggio?

    20. Gianluca Freda 26 gennaio 2018

      Mah, sarà che amo l'ovvio, ma a me sembra inutile l'esatto contrario. Raccogliere dati, ottenere informazioni, controllare l'operato di uomini di potere, creare reti di relazioni, rafforzare la propria influenza a tutti i livelli, ecc. ecc.: il fine ultimo di tutto questo dovrebbe essere quello di fare una bella X su un pezzo di carta? A me sembra il modo migliore di gettare nel cestino tutta la fatica compiuta. E mi vengono in mente cento altri modi di utilizzare in modo più proficuo tutte queste belle cose (ammesso e non concesso che si riesca a ottenerle, naturalmente, ma non è certo per via elettorale che le si otterrà).

    21. DesEsseintes 26 gennaio 2018

      Scusa, dove ho detto che il fine ultimo è la X?
      Ho detto che se ci si pone l'impegno di informarsi seriamente e di partecipare ognuno al proprio livello allora la X acquista un significato importante.
      Ho aggiunto che se la consapevolezza e la partecipazione sono basse non le aumenti certo dicendo che la X non serve anzi si dovrebbe partire proprio dall'andare al seggio per iniziare il percorso.

      Sugli “altri cento modi” dimmi tu, basta che siano fattibili e efficaci.

    22. Gianluca Freda 26 gennaio 2018

      Te l'ho detto, apri un libro di storia a una pagina a caso e troverai da solo i modi fattibili ed efficaci per utilizzare informazioni, reti di relazioni, ecc. Devo davvero spiegare quello che c'è scritto?
      Non è che coloro che combatterono a fianco di Ottaviano Augusto, Carlo Magno o Mao Zedong abbiano operato le loro trasformazioni politiche a partire da risultati elettorali.
      E anche dietro le trasformazioni operate da personaggi vissuti in epoca di democrazia rappresentativa c'erano dinamiche rispetto alle quali le elezioni non erano che un sistema per giustificare a posteriori una posizione di forza acquisita con metodi "tradizionali".
      Io penso che la democrazia elettorale sia tanto amata e difesa dalle elite proprio perché ha consentito di far disimparare alle masse quali siano e siano sempre stati gli strumenti e le dinamiche reali delle trasformazioni politiche.
      La X non è né un punto di partenza, né un punto di arrivo: è una deviazione dal percorso (dolosamente disposta) che conduce in un vicolo cieco.

    23. DesEsseintes 26 gennaio 2018

      Questa idea che la storia precedente è la rappresentazione di leggi immutabili non mi convince.
      I metodi tradizionali oggi funzionano al contrario e cioè arrivi a poterli mettere in atto se costruisci un consenso elettorale.

    24. Gianluca Freda 26 gennaio 2018

      Per coincidenza, a proposito di questo discorso, sto rileggendo proprio adesso il "Manuale di economia politica" di Vilfredo Pareto. Pareto era un intellettuale di statura enorme, animato da un altrettanto enorme disprezzo per il volgo. Essenzialmente, nelle sue argomentazioni, egli sostiene che tutto ciò che insegnano gli esperti (i "professori") è completamente falso. Tuttavia, afferma Pareto, i professori devono continuare ad insegnare il falso, perché esso è la sola cosa che il popolo può capire. Se il popolo capisse come stanno davvero le cose, il crollo dell'ordine sociale sarebbe pressoché immediato. L'equilibrio sociale, afferma Pareto, richiede l'adesione a mitologie e sentimenti irrazionali. In questo senso, e solo in questo, credo che il rito della crocetta abbia un'importante funzione preservatrice dell'ordine. Quando l'ordine esistente dovrà essere scardinato, ciò non avverrà, io credo, in virtù di una "presa di coscienza" dal basso, ma come sempre in virtù di un'azione "dall'alto" da parte di nuove elite meno credule e più agguerrite. Per cui chiunque abbia voglia di partecipare al rito quinquennale della crocetta, può e deve farlo con la massima serenità. Io ovviamente non partecipo, per puro rispetto verso me stesso, ma non ho nessuna obiezione verso una partecipazione ampia e condivisa. Il rispetto che il resto del popolo ha per se stesso non è di mia competenza e non credo abbia la minima rilevanza storica.

    25. DesEsseintes 26 gennaio 2018

      Sei un elitista.
      Io no.

    26. Gianluca Freda 26 gennaio 2018

      Più che altro sono un insegnante di storia. Noto che le dinamiche storiche si sono sempre svolte secondo le modalità testé esposte, mentre non vedo alcun segnale che faccia presagire un'improvvisa inversione di tendenza di un meccanismo che è sempre lo stesso da millenni.

    27. DesEsseintes 26 gennaio 2018

      Gianluca, sei un insegnante di storia ma ce ne sono altri e la pensano in maniera diversa da te.
      Intendo dire, altre persone studiando come te per professione le stesse dinamiche storiche giungono a conclusioni differenti.
      La storia la facciamo noi, non è un gioco che ha delle regole alle quali ci dobbiamo adeguare.

    28. Gianluca Freda 27 gennaio 2018

      Qualunque cosa la facciamo noi. E qualunque cosa possiede caratteri esteriori "malleabili" che possono essere modificati più a meno a piacere, ma anche regole di base "fisiche" sulle quali non ci è possibile intervenire.

    29. DesEsseintes 27 gennaio 2018

      Cito:

      “ma anche regole di base "fisiche" sulle quali non ci è possibile intervenire.”

      È una petizione di principio che andrebbe dimostrata.
      Ci sono filosofi come ad esempio Gramsci ma anche Giovanni Gentile, e quindi gli idealisti tedeschi, che la vedono in maniera diversa.

    30. Emilia2 27 gennaio 2018

      Concordo su fatto che i metodi migliori per cambiare siano altri, ma per ora qui non mi sembra che qualcuno si muova in quel senso.

    31. Pandroid 27 gennaio 2018

      Certamente che posso farlo. Tra l'altro probabilmente lo farò, ma quello che voglio evidenziare è che posso anche non farlo senza che lei si senta in dovere di farmelo notare, che è esattamente quello di cui parlavo nel messaggio originario.
      In ogni caso quando applico il principio del boicottaggio nei confronti di qualcosa che non mi trova più d'accordo vado tendenzialmente fino in fondo, almeno sullo specifico argomento.
      Un saluto

    1. Primadellesabbie 26 gennaio 2018

      Una ragazza, mia amica, quindi molti anni or sono, entrata con il padre in un ristorante rivelatosi pessimo, mentre si sforzava di finire una pietanza pressoché immangiabile si senti ammonire dal genitore: guarda che, pagando, abbiamo acquisito il diritto a mangiare quello che ci portano, non l'obbligo.

    2. Mark 26 gennaio 2018

      Esattamente

    3. Teopratico 26 gennaio 2018

      E vabbè per una volta, ma non è che per tutta la vita ogni volta che ordino in un ristorante mi portano delle schifezze che poi pago pure! Permetti che, non sarà la prima, ma la centesima volta mi girino i cocomeri e chi sia sia il trattore lo prendo a calci nel sedere? :D

    4. Holodoc 26 gennaio 2018

      Potresti mettere un VOTO negativo su Tripadvisor... vedi che il voto serve? ;)

    5. Pippo Spano Pres MEV 27 gennaio 2018

      Il mi nonno diceva:'
      "Se torni sempre al solito ristorante anche se le pietanze fanno schifo...il menu'non cambia!!"
      .

    6. Primadellesabbie 27 gennaio 2018

      Con lo stordimento, anche culinario, che impera sovrano (qui sì che il sovranismo regna indisturbato), Tripadvisor non serve a nulla.

    7. ilTafano 29 gennaio 2018

      "guarda che, pagando, acquisiamo il diritto a mangiare quello che ci portano, non l'obbligo (di mangiarlo)".
      Sbagliato. Si paga solo se la roba servita è di qualità non inferiore alla media.

    1. ant85 26 gennaio 2018

      L'astensionismo ha mille facce ed è funzionale al sistema.

    2. Mark 26 gennaio 2018

      Certamente, come lo è votare partiti e movimenti messi lì dal sistema per il sistema convinti che la X lo scalfisca ad ogni elezione.

    3. ant85 26 gennaio 2018

      Come ti pare.

    4. Mark 26 gennaio 2018

      Idem per te

    5. Holodoc 26 gennaio 2018

      Concordo, meglio "l'annullismo": annullo la scheda e mostro così il disappunto verso tutti... però senza rinunciare all'esercizio dei miei diritti politici.

    6. Emilia2 27 gennaio 2018

      E Lei pensa che i politici tengano conto del suo disappunto? Non lo notano neppure. Il guaio e' che quelli piu' favorevoli al governo-sistema attuale continueranno a votare.

    7. Gianluca Freda 15 febbraio 2018

      Veramente è il voto che è funzionale al sistema. I farabutti che stanno al governo li hai eletti tu, mica io.

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