SE MI CERCHI, (NON) MI TROVI La società “ammalata” del XXI secolo

SE MI CERCHI, (NON) MI TROVI La società “ammalata” del XXI secolo



Di Federico Cantore per ComeDonChisciotte.org


Il legame tra l'evoluzione tecnologica, la solitudine e l'incostanza relazionale (fenomeni come il ghosting sociale o la volatilità dei rapporti) è uno dei temi più studiati dalla sociologia e della psicologia contemporanea. Un tema studiato poiché parte di fenomeni sia in costante aumento sia, mi vien proprio da aggiungere, in netto peggioramento. Ma cosa significa esattamente ghosting?

Per ghosting sociale si intende l'interruzione improvvisa, unilaterale e senza logiche spiegazioni di ogni tipo di comunicazione e contatto all'interno di una relazione, sia essa sentimentale, di amicizia oppure professionale.

Il termine affonda le proprie radici nell'inglese ghost (fantasma); questo proprio perché la persona che lo mette in atto (detta ghoster) sparisce, di fatto, nel nulla (come un vero e proprio fantasma da libri del brivido) diventando improvvisamente irraggiungibile. Gli esperti sono giunti a descrivere questo fenomeno come una forma moderna di ostracismo digitale o esclusione sociale silente, amplificata dall'uso dei social media e delle app di incontri (due tra le realtà digitali maggiormente responsabili dell'attuale involuzione e destabilizzazione dell'assetto sociale). Chi pratica il ghosting non fornisce mai delle spiegazioni in quanto non chiude la relazione con un confronto ma semplicemente la fa cessare da un giorno all'altro.

In casi estremi, il ghoster può arrivare, oltre allo smettere di rispondere sia ai messaggi sia alle chiamate, a bloccare le persone coinvolte nell'ambito social e all'interno delle app di messaggistica. Fenomeno nato inizialmente nei contesti di dating online, si è rapidamente diffuso negli ultimi tempi anche nell'ambito di amicizie e sul posto di lavoro.

Dato assolutamente cruciale è il seguente: il ghoster non adotta questo tipo di atteggiamento con la deliberata intenzione di ferire ma reagisce sulla base di estreme fragilità di tipo psicologico che si manifestano in dinamiche personali disfunzionali come, per esempio, il non essere in grado di reggere il confronto unito a un'immaturità affettiva che lo porta a non gestire ansia e sensi di colpa (derivanti, per esempio, dal fatto di dire a una persona frasi come: "Mi dispiace, non mi interessi più"). L'elemento maggiormente inquietante è, però, il seguente: chi fa ghosting si ripara molto spesso dietro a uno schermo, usandolo da un lato come protezione e dall'altro diventandone vittima in quanto in grado di alterare la percezione della realtà. Di fronte al percepire una "minore realtà" si tende a minimizzare l'impatto emotivo di tantissimi gesti. Percependo l'altro soggetto come "meno vero" si abbassa notevolmente il costo emotivo di certe azioni.

Fenomeni simili non debbono stupire in quanto nettamente legati all'evoluzione della società all'interno della contemporaneità del pattern "usa e getta". Se ben si riflette, la nostra quotidianità è sempre più basata su di esso. Eccone alcuni esempi: - Ambito lavorativo instabile = necessità di variare spesso impiego; - Regole sociali in continuo cambiamento = necessità di restare sempre aggiornati; - Minor durata degli oggetti di uso quotidiano = necessità di continui e nuovi acquisti. A questi tre elementi si collega il fatto che, di logica, le persone siano, in un certo qual modo, portate a vivere la propria vita su queste basi a scopo di sopravvivenza; a scopo di - per assurdo - alimentare un'apparente integrità mentale che, invece, cede passo dopo passo proprio in quanto opera in un contesto troppo instabile. Il lavoro, un tempo, aveva una connotazione quasi granitica assieme alla maggior parte dei rapporti sociali: le amicizie, così come tante coppie, si mantenevano stabili (non esenti da problemi, ma vi era maggior volontà di risolverli).

Attualmente, invece, questa connotazione è diventata molto fluida e ballerina, aiutata in gran parte dall'overdose di contenuti digitali (molti di questi assolutamente controproducenti) a cui le persone sono quotidianamente sottoposte. Il vivere in giorni dove ogni secondo le regole cambiano, le normative variano e prendono forma gli spauracchi del tipo "se non sei aggiornato chissà cosa ti potrebbe succedere", la gente avanza costantemente sotto pressione, piena di paure, insicurezze e indecisioni che creano vere e proprie situazioni di cortocircuito mentale.

L'affidarsi a tutta una serie di oggetti (gli esempi sono molteplici: attrezzi, mezzi di locomozione, dispositivi vari, elettrodomestici, strutture più corpose ecc. ecc.) i quali, per tutta una serie di ragioni commerciali ben note (tra cui fluttua quella della cosiddetta obsolescenza programmata), hanno una durata nel tempo nettamente minore porta in sé un subliminale messaggio psicologico che la gente sta assimilando sempre più: non funziona? Butta via e prendi il nuovo. Esiste un legame molto stretto tra questo ultimo punto e il ghosting. Già, poiché, in pratica, le situazioni possono sembrare differenti ma i meccanismi mentali, invece, lo sono molto meno; anzi, sono esattamente identici. Questo schema si concretizza perfettamente nella teoria del sociologo Zygmunt Bauman (1925-2017), che ha parlato di "modernità liquida", situazione in cui i legami umani perdono la loro stabilità per uniformarsi alle logiche del mercato e del consumo. Bauman, nel suo percorso di studio, ha analizzato come il passaggio da una società "solida" (basata su strutture stabili come il posto fisso, la famiglia tradizionale e le grandi ideologie) a una "liquida" abbia trasformato i cittadini da produttori a consumatori, generando incertezza, precarietà e ansia.

Guarda caso, i ghoster sono proprio vittime di ansie e incertezze; vittime della loro stessa fragilità, causata dalla inevitabile reazione a catena di un cambio epocale che, modificando l'asset sociale, ha inevitabilmente alterato anche il modus vivendi della popolazione. Questo nuovo asset è basato su un controsenso: la stabilità nell'instabilità; il perfetto equilibrio in una serie di andamenti squilibrati. Un'equazione piuttosto strana, che nasconde, però, una sua intrinseca, diabolica logica: una società instabile e "malata" rende molto più di una società stabile e "sana".

Rammento la frase di un personaggio intervistato, oltre quindici anni fa, da "Le Iene" (in un contesto riguardante i sistemi alternativi di trattamento per le malattie oncologiche) che disse delle parole rimaste letteralmente impresse nella mia mente: "Al nostro Paese noi rendiamo più malati che sani. Se siamo sani, lo spread si alza mentre, se siamo malati, lo spread si abbassa". La conseguenza è semplice: dobbiamo continuare a stare male nel mentre il palazzo scricchiola, le grida si fanno più forti nella solitudine digitale e, all'ultimo piano, c'è sempre qualcuno a manovrare costantemente il pallottoliere, strofinandosi le mani a ogni nuova, silente vittima.


Di Federico Cantore per ComeDonChisciotte.org

09.10.2026


Federico Cantore. Tecnico IT, Laurea in Lettere Moderne e Contemporanee presso l'Università degli Studi di Torino.


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