Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org
Se c’è qualcuno che ha intaccato le elezioni russe, questo è stato Zelensky. Forse lui non riesce ad accettare che Russia Unita goda di un consenso enorme e che Putin rimanga saldamente al potere. Ebbene sì, l’aumento di popolarità del Cremlino è causato anche dalle malefatte ucraine, dagli scandali di corruzione e dalla loro voglia di andare in conflitto con Mosca.
La pioggia di droni avvenuta nella giornata di ieri è la prova secondo la quale il leader ucraino non tollera il fatto che in Russia si svolgano le elezioni in stato di guerra, mentre nella sua terra, con l’alibi dell’invasione del 2022, sono quasi otto anni che non si apre un seggio. Evidentemente il clown prestato alla diplomazia teme il calo dell’approvazione nei suoi riguardi. Infatti, mentre in Italia abbiamo Diego Bianchi che pontifica e impartisce lezioni di resistenza dai salotti televisivi, i cittadini ucraini, hanno compreso e stanno comprendendo la vera identità (politica e non) del loro Capo di Stato e delle istituzioni.
Questa presa di posizione è dettata dalla sconfitta militare? Forse e non solo. Magari ci sarà qualcuno che crede ad una guerra giusta, ma reputa Zelensky inadatto a guidare il Paese. Qualcun altro – invece – valuta negativamente tutti i provvedimenti governativi.
La sola cosa oggettiva in queste ultime ore è che Russia Unita ha vinto le elezioni per il rinnovo della Duma con il 57,8% dei voti. Insomma, una percentuale che ancora una volta mette in ridicolo i rinomati analisti occidentali (in special modo quelli italiani alla Parsi), i quali profilavano un calo di consensi per Putin e il partito. Tali analisi sono state sbagliate per due motivi principali:
1) La tornata non riguardava specificatamente l’elezione del Presidente, bensì del parlamento.
2) Anche se Russia Unita avesse ottenuto un risultato minore del 50%, rientrava comunque negli standard delle consultazioni parlamentari. Dall’ascesa di Putin ad oggi, si sono svolte sei votazioni di questa categoria: 2003, 2007, 2011, 2016, 2021, 2026. Fatta eccezione per il secondo appuntamento alle urne, nel quale ottenne il 64,30% dei voti, i risultati dal 2011 al 2021 sono oscillati con numeri compresi tra il 49% (2011/2021) e il 54% (2016), arrivando così alla giornata del 20 settembre 2026. Solo nella prima elezione (2003), Russia Unita ottenne il risultato più basso (37,56%) da quando Putin risiede al Cremlino.
Ora, i soliti maligni – con l’altrettanto solita retorica discorsiva – diranno che non è normale che un politico abbia coperto sei legislature.
Putin, in confronto ad Andreotti, è un dilettante, poiché quest'ultimo, tra vari incarichi, ha partecipato a ben diciassette legislature (tolte le sue funzioni alla Consulta Nazionale e all’Assemblea Costituente). Mettiamoci d’accordo: se l’ex agente del KGB è un dittatore allora il “capo dei capi” della DC cos’era?
Invece, se dovessimo usare un metro di valutazione coerente, potremmo dire che Putin occupa le sue mansioni politiche poiché eletto regolarmente, mentre Andreotti le ha occupate poiché eletto da mafiosi.
Ma torniamo alla realtà attuale: quella in cui più droni valgono più voti (per RU). La Russia ieri ha sfruttato una specie di effetto boomerang concernente l’economia. Mentre i politologi esteri ancora urlano alle sanzioni, i cittadini russi votanti hanno percepito la stabilità di una nazione con mercati organizzati (in special modo verso l’Asia) e, soprattutto, hanno riconosciuto nei candidati l’immagine di un’autonomia nazionale (rara di questi tempi).
Ma ciò che io riconosco al popolo russo è la memoria. Non finirò mai di ribadire che la componente fondamentale in un Paese sovrano è la memoria collettiva.
Per citare Angelo d’Orsi, storico e osservatore internazionale a Mosca:
“E allora sì, sono un propagandista di Putin. Se essere propagandisti significa riconoscere quando Putin dice e fa cose giuste, necessarie e utili per l’umanità intera.
Putin ha risollevato la Russia dal degrado economico, sociale e politico prodotto dal turbocapitalismo selvaggio degli anni di Boris Eltsin: l’uomo dell’Occidente, sostenuto e celebrato dalle nostre classi dirigenti mentre un intero Paese veniva saccheggiato.
Ha restituito dignità a un popolo che noi occidentali avremmo voluto umiliato, subordinato e cancellato dalla storia. E oggi lavora alla costruzione di un mondo realmente multipolare: un mondo nel quale nessuna potenza possa imporre da sola le proprie regole a tutti gli altri.
Ma lo vogliamo capire che l’Occidente non è più il padrone del mondo? Che la maggioranza dell’umanità non accetta più le nostre lezioni, le nostre sanzioni e le nostre guerre?”
Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org
22.09.2026
PietroGE 22 settembre 2026
Mah, qualcuno dubitava che avrebbe vinto il partito di Putin? Putin o vince la guerra, e la vittoria non può che essere la resa incondizionata dell'Ucraina, oppure viene fatto fuori, altro che elezioni. E ora non può dichiarare vittoria perché ha conquistato un 20% del territorio ucraino pagandolo con mezzo milione di morti e altrettanti mutilati e feriti. Alla proclamazione della vittoria, se la guerra si congela ora, non crederebbe nessuno in Russia. Si è infilato in una strada senza uscita, o meglio dove la sola uscita è la resa dell'Ucraina.