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IL FORUM DI COMEDONCHISCIOTTE
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UN ARGOMENTO A CASO
 [ Europa ]
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MASTER "ENRICO MATTEI" IN VICINO E MEDIO ORIENTE
Il Master Enrico Mattei in Vicino e Medio Oriente torna all’Università di Teramo. 150 ore di lezioni multidisciplinari, 100 ore di arabo, 1250 ore di studio individuale e/o stages. Frequentabile anche online. Crediti per insegnanti e avvocati. |
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RIVELAZIONI NON AUTORIZZATE
DI MARCO PIZZUTI
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WILLIAM BLUM (The Anti-Empire Report)
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MORTI IRACHENI A CAUSA DELL'INVASIONE
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Intervista: L'ISTRUZIONE E' IGNORANZA
DAVID BARSAMIAN intervista NOAM CHOMSKY
Information Clearing House (ICH)
Estratto da Class Warfare, 1995, pp. 19-23, 27-31
DAVID BARSAMIAN: Uno degli eroi dell’attuale rinascita della destra... è Adam Smith. Lei ha fatto alcune ricerche abbastanza impressionanti su Smith, che hanno portato alla luce... un
bel po’ d’informazioni che non stanno venendo fuori. Lo ha spesso citato esponendo la "vile massima dei padroni dell’umanità: tutto per noi e niente per gli altri".
NOAM CHOMSKY: Non ho fatto assolutamente nessuna ricerca su Smith. L’ho solo letto. Non c’è una ricerca. Basta leggerlo. E’ un precapitalista, una figura dell’Illuminismo. Disprezzava quello che chiameremmo capitalismo. Di Adam Smith si leggono dei frammenti, le poche frasi che si insegnano
a scuola. Tutti leggono il primo paragrafo della Ricchezza delle nazioni, in cui parla di quanto sia meravigliosa la divisione del lavoro. Ma non molti arrivano al punto, centinaia di pagine più avanti,
in cui afferma che la divisione del lavoro distruggerà gli esseri umani e trasformerà la gente in creature tanto stupide e ignoranti quanto possa esserlo un essere umano. E pertanto in ogni società civile il
governo dovrà prendere delle misure per evitare che la divisione del lavoro giunga ai suoi limiti.
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Postato da carlo il Giovedì, 31 gennaio @ 19:00:00 CST (3466 letture)
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Intervista: SUL GIORNALISMO ITALIANO
DI CRISTIANO LOVATELLI RAVARINO
Parla Massimo Fini, il più trasgressivo degli ultimi maestri dell'informazione.
Una affettuosa, terribile, commovente, spietata radiografia del giornalismo italiano, e non.
Amati ma anche forse per la prima volta denudati fino in fondo i nostri miti.
Oriana Fallaci, Giorgio Bocca, Indro Montanelli, Eugenio Scalfari, Giampaolo Pansa, Lamberto Sechi, Enzo Biagi, Umberto Brunetti.
Ma anche le mazzette della Cesara Buonamici, Renato Farina senza paracadute, la prima volta di Luciano Moggi, l'ingordo Raffele Fiengo.
E anche i miti stuprati da giovani: Luca Rossi, Antonio Selvatici, Sergio di Cori...
Se non sono rimasto negli Stati Uniti e mi sono trasferito definitivamente in Italia -mi dispiace per gli italiani- la colpa è di Massimo Fini. Fresco di laurea barcollavo indeciso tra una improbabile carriera diplomatica e l’amore per il giornalismo. Rimarrò -mi dissi- nella nazione che edita i pezzi che più mi piacciono, in inglese o italiano che siano. Non ebbi dubbi: i dialoghi sul giornalismo con Giorgio Bocca che Massimo Fini per anni jmmihendrixianamente svolse a lungo sul prestigioso mensile di settore Prima Comunicazione. Jimmiendrixxare un testo vuol dire prodursi in una miracolistica miscela di scrittura tersa ma anche improvvisamente barocca, imprevedibile - ma anche classica e mai nevrotizzante- che nell’autore del recente, terribile, “Un ragazzo” ha, perlomeno per il nostro paese, un ineguagliato autore. Ma con Massimo Fini -non a caso definito dal mitico padre-direttore dell’Europeo Tommaso Giglio: “L’unico le cui qualità siano paragonabili a quelle di Oriana Fallaci e Giorgio Bocca”- non si tratta certo solo di stile.
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Postato da davide il Mercoledì, 05 dicembre @ 07:10:00 CST (3461 letture)
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Intervista: LA MORTE DELLA PRINCIPESSA DEL GALLES, 10 ANNI DOPO
Francis Gillery: "ho studiato il meccanismo della menzogna di Stato nel caso Diana"
A CURA DI RESEAU VOLTAIRE
Scrittore e regista, Francis Gillery conduce da svariati anni un'inchiesta sul caso Diana, o piuttosto sul modo in cui la ragione di Stato ha imposto una versione ufficiale e soffocato ogni contestazione a proposito della morte del suo amante, l'armatore Dodi Al-Fayed. In occasione della coraggiosa diffusione del suo film "Diana e i fantasmi dell'Alma" attraverso France 3, egli risponde alle domande di Thierry Meyssan.
Voltaire: Nella notte tra il 30 ed il 31 agosto 1997, una Mercedes si scontrava contro un pilastro del tunnel del ponte dell'Alma, uccidendo l'autista della limousine (Henry Paul), i due passeggeri (l'armatore Dodi Al-Fayed e la sua amante la principessa Diana), e ferendo gravemente la guardia del corpo della principessa Trevor Rees-Jones). Le autorità hanno riassunto l'avvenimento come un banale fatto di cronaca: un incidente d'auto provocato da un autista brillo. Pertanto, dieci anni più tardi, i fans della principessa hanno sempre l'impressione che si nasconda qualcosa e la ripresa dell' inchiesta da parte britannica non ha chiarito le numerose questioni in sospeso. Il solo testimone del dramma, Trevor Rees-Jones, che avrebbe potuto fare un po' di luce, resta muto assicurando di essere diventato amnesico. Secondo voi, c'è un segreto in questa storia?
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Postato da comedonchisciotte il Lunedì, 27 agosto @ 20:00:00 CDT (2865 letture)
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Intervista: TORTURE E LEGGI SPECIALI: COSI' MADRID REPRIME IL DISSENSO
FEDERICA RAMACCI (Liberazione) intervista JULEN ARZUAGA (Behatokia, Osservatorio Basco per il Rispetto dei Diritti Umani)
«Nelle carceri spagnole e francesi ci sono circa 600 prigionieri politici baschi per terrorismo. Ma molti di loro non hanno mai preso un’arma»
Hernani è una località pochi chilometri a sud di San Sebastiàn, nei Paesi Baschi. E' qui che lavora Julen Arzuaga, il coordinatore generale di Behatokia, l'Osservatorio basco per i Diritti Umani. Una iniziativa lanciata da diverse organizzazioni basche. Fanno parte di Behatokia il TAT (Torturaren Aurkako Taldea, Gruppo contro la tortura), Etxerat (Associazione dei Familiari delle Persone Represse politicamente), Eskubideak (Associazione dei Procuratori Legali Baschi) e Gurasoak (Associazione dei genitori delle Giovani Vittime della Repressione).
La documentazione e i libri pubblicati da Behatokia si basano principalmente sulle denunce e sulle testimonianze di ex detenuti baschi, che raccontano di aver subito torture e maltrattamenti in seguito all’arresto con l’accusa di appartenenza all’organizzazione armata ETA (Euskadi ta Askatasuna, Terra Basca e Libertà).
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Postato da Truman il Domenica, 18 marzo @ 01:00:00 CDT (2747 letture)
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Intervista: D & R CON NOAM CHOMSKY
SAAD SAYEED intervista NOAM CHOMSKY
Excalibur Online
"Il problema risiede nel non voler riconoscere che il tuo terrorismo é terrorismo"
- Noam Chomsky
Noto nel mondo accademico per il suo contributo nel campo della linguistica, il professor Noam Chomsky del MIT [Massachusset Institute of Technology] é ampiamente riconosciuto come uno dei dissidenti politici più influenti del nostro tempo. In questa intervista, Chomsky parla delle radici del terrorismo e del ruolo dell'intellettuale nella società.
Excalibur (Ex): Quanto é importante la comprensione del ruolo svolto da stati come gli Usa ed il Regno Unito quando si esamina la questione del terrorismo?
Chomsky (Ch): Dipende se vogliamo essere onesti e veritieri oppure se vogliamo servire il potere di stato (...) Dovremmo considerare tutte le forme di terrorismo.
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Postato da carlo il Mercoledì, 01 novembre @ 21:00:00 CST (2620 letture)
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Intervista: L'ECOLOGIA DEL MAGICO
SCOTT LONDON intervista DAVID ABRAM
David Abram è una strana combinazione di antropologo, filosofo e mago illusionista. Nonostante abbia lavorato come mago negli Stati Uniti e in Europa per molti anni, attribuisce la maggior parte di quello che sa sulla magia al tempo che ha passato in Indonesia, Nepal e Sri Lanka ad imparare dagli sciamani. Mettere in atto la magia non è semplice intrattenimento, evidenzia in questa intervista. "Il compito del mago è sorprendere i nostri sensi e liberarci da modi di pensare antiquati". Il mago gioca anche un'importante funzione ecologia, dice, mediando tra il mondo umano e il mondo "più che umano" da noi abitato.
Quando Abram pubblicò il suo libro, The Spell of the Sensuous, nel 1996, i critici praticamente esaurirono i loro superlativi per poterlo onorare. Il Village Voice dichiarò che Abram aveva "una di quelle rare menti che, come la mente di un musicista o di un grande matematico, fonde lo stato di sogno con l'intelligenza". Lo Utne Reader chiamò Abram un "visionario" che "pronuncia formule magiche con i suoi scritti e le sue lezioni" e per la sua profonda influenza sul movimento ambientalista.
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Postato da carlo il Lunedì, 23 ottobre @ 20:00:00 CDT (2471 letture)
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Intervista: SOMALIA: PARLA SHAYKH SHARIF AHMAD (CAPO DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE CORTI ISLAMICHE)
Qui sotto, la mia traduzione per Tlaxcala dell'intervista al capo dell'organizzazione delle Corti Islamiche della Somalia, che - alhamdulillah - stamattina hanno dichiarato di aver vinto a Mogadishu la guerra che combattevano contro i "signori della guerra" riciclati in "combattenti antiterroristi" dopo l'appoggio statunitense..
Un'altra buona notizia dai numerosi "confini" dell'Impero.
Allahu akbar!
P.S: Leggete le imperdibile considerazioni di Miguel Martinez sugli avvenimenti di Mogadishu. -- Andrea Lazzaro
Cairo, Asharq al-Awsat – Qualche anno fa, una banda locale di Mogadishu rapì un giovane studente e chiese alla sua famiglia un riscatto in cambio del rilascio di loro figlio. Questo episodio è stato solo uno degli innumerevoli altri rapimenti ed uccisioni perpretrati dai gruppi armati della capitale somala che approfittavano della disintegrazione del governo centrale, dopo l’estromissione dal potere del presidente Mohammed Siad Barre. Questo incidente, però, segnò un punto di svolta nella vita dello Shaykh Sharif Ahmad, capo dell’organizzazione delle Corti Islamiche, considerato da molti “l’uomo forte di Mogadishu” e accusato di essere l’equivalente somalo del Mullah Omar, fondatore del movimento dei Taliban e guida dell’Afghanistan prima dell’invasione statunitense del 2001.
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Postato da carlo il Mercoledì, 07 giugno @ 08:00:10 CDT (3104 letture)
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Intervista: INCONTRO CON IL PRESIDENTE HUGO CHAVEZ FRIAS
anonimo Scrivere "
DI ANNA COTONE Critical Point
Alle 14,30 circa Hugo Chavez Frias, Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, che ha fatto scalo in Italia il 10 maggio, come previsto dalla sua impegnata agenda europea, è appena entrato in sala, reduce da una visita in Vaticano. Ci sono 48 testate giornalistiche accreditate, tra giornali del mainstream, agenzie, radio e televisioni, comprese quelle sudamericane. Molti i media indipendenti, tra cui Critical Point. Per la rivoluzione bolivariana informazione vuol dire anche spazio e accoglienza per i media indipendenti e borderline.
Prima domanda, quasi scontata, i colloqui in Vaticano. Tema: la libertà confessionale, i rapporti con la rappresentanza della Santa Sede e della Chiesa Cattolica, la sua libertà d’azione. Ma Chàvez sposta subito il discorso, o meglio, lo tiene ben fermo sul focus dei colloqui in Vaticano, almeno per quanto lo riguarda: la povertà, nel suo paese e nel Sudamerica, e LA PROPOSTA SOCIALE della rivoluzione bolivariana."
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Postato da truman il Lunedì, 15 maggio @ 08:50:12 CDT (2890 letture)
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Intervista: AMY GOODMAN INTERVISTA ALI FADHIL (PARTE II)
Falluja - La vera storia
Un documentario di un giornalista iracheno mostra gli orrori dell'assedio statunitense
Trascrizione:
AMY GOODMAN: Ali Fadhil è probabilmente meglio noto per il suo film-documentario sulle conseguenze dell’assedio di Fallujah da parte degli Statunitensi nel novembre 2004. Durante l’attacco, le forze Usa ed irachene circondarono la città, cacciando i residenti e bombardando gli ospedali e gli edifici civili. Trasmetteremo qualche estratto del documentario, prodotto lo scorso anno dalla Guardian Films per conto di Channel 4 News.
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Postato da carlo il Mercoledì, 19 aprile @ 12:00:00 CDT (4003 letture)
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Intervista: L’IRAN PUO’ CREARE LA BOMBA ATOMICA ?
Le consultazioni, in vista di una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU concernente l’Iran, si susseguono. Talora principale ostacolo al progetto di risoluzione offensiva contro Teheran, auspicata da Washington ed i neo conservatori, ed interlocutore essenziale della Repubblica islamica sulla pratica del nucleare, ad oggi la Russia interpreta un ruolo decisivo. In una intervista concessa all’agenzia RIA NOVOSTI, Viktor Mikhailov, talvolta presentato come il padre dell’elettronucleare iraniano, fornisce la sua lettura degli avvenimenti. Per lui, è evidente che l’Iran auspica di acquisire l’arma atomica e potrebbe averla in cinque o dieci anni. Tuttavia, si mostra persuaso che la Russia perverrà ad un accordo con Teheran, così come è sicuro che gli Stati Uniti prenderanno provvedimenti, qualsiasi cosa succeda.
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Postato da comedonchisciotte il Mercoledì, 29 marzo @ 19:15:00 CST (2031 letture)
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