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Zibordi - Come funziona veramente l'economia, e la crisi italiana

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  Usa Cinema: HOLLYWOOD E IL PASSATO (SPIELBERG VS TARANTINO)

DI GILAD ATZMON
counterpunch.org

Si pensa comunemente che la storia sia un tentativo di produrre un racconto strutturato del passato. La storia ha il compito di trasmetterci fatti realmente accaduti, ma nella maggior parte dei casi non lo porta a termine. In realtà, tale disciplina è concepita per celare la nostra vergogna, per adombrare i vari elementi, eventi, incidenti e avvenimenti che non abbiamo saputo affrontare in passato. La storia, quindi, può essere considerata come un meccanismo di dissimulazione.
Di conseguenza, il ruolo dello storico vero e proprio è simile a quello dello psicoterapeuta: entrambi mirano a svelare ciò che è represso. Lo psicoterapeuta agisce sull’inconscio. Lo storico, invece, si occupa del nostro disonore collettivo.
 
 
  Postato da Truman il Mercoledì, 13 marzo @ 16:10:00 CET (3497 letture)
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  Filosofia Cinema: ZERO DARK THIRTY: IL REGALO DI HOLLYWOOD AL POTERE AMERICANO

DI SLAVOJ ŽIŽEK
The Guardian

Molti hanno sottolineato che il film di Kathryn Bigelow approva la tortura. Ma perché un film simile è stato fatto ora?

Ecco come, in una lettera al Los Angeles Times, Kathryn Bigelow ha giustificato come Zero Dark Thirty mostri dei metodi di tortura utilizzati dagli agenti del governo per catturare e uccidere Osama bin Laden:
"Quelli di noi che lavorano nelle arti sanno che la rappresentazione non è approvazione. Se così fosse, nessun artista sarebbe in grado di dipingere le pratiche disumane, nessun autore potrebbe scriverne, e nessun regista potrebbe approfondire i temi spinosi della nostra epoca."
 
 
  Postato da Truman il Domenica, 27 gennaio @ 20:20:00 CET (3959 letture)
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  Informazione Cinema: La “TRIPLICE FRONTIERA", LA FINZIONE CHE PREPARA L'INVASIONE

DI MARTIN GRANOVSKY
El Correo

Katherine Bigelow è ossessionata da quest'argomento. L'anno scorso ha vinto il premio Oscar con “The Hurt Locker” come miglior film e come miglior regia, ambientato tra le esplosioni delle bombe della guerra in Iraq. Esaltata, la regista californiana vuole girare un altro film in mezzo alle granate. Il protagonista sarà Tom Hanks e si svolgerà nella “triplice frontiera”, questo luogo 'misterioso' che riunisce in un stesso punto i confini di Paraguay, Argentina e Brasile. (E non a caso è anche la zona geografica della falda acquifera Guarani).
Il cinema, come ogni finzione, può prendersi ogni libertà. E al pubblico verrà concesso il diritto di pensare. Come direbbe Oscar Wilde, il problema non sorge quando l'arte imita la realtà, ma quando la realtà imita l'arte.

Dopo aver riletto i dispacci di Wikileaks, la “triplice frontiera” appare come una delle grandi preoccupazioni della diplomazia e dell'informazione degli Stati Uniti. Il timore non è rivolto tanto alla città argentina di Puerto Iguazù, né a quella brasiliana di Foz do Iguaçú, ma a quella del Paraguay Ciudad del Este, l'antica Puerto Stroessner.
 
 
  Postato da davide il Venerdì, 23 dicembre @ 03:50:20 CET (4025 letture)
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  Usa Cinema: IL BENE NON TRIONFA E NON C’È GIUSTIZIA

DI RANDY SHIELDS
Dissident Voice

Il film “Blow Out” di Brian De Palma 30 anni dopo.

Il 21 luglio scorso è ricorso il trentennale dell’uscita del thriller politico-cospirativo "Blow Out" diretto da Brian De Palma, che ha come protagonisti John Travolta, Nancy Allen e John Lithgow. La critica elogiò De Palma per l’abile intreccio di riferimenti ad altri registi, film ed eventi realmente accaduti, ma il pubblico si spense davanti al devastante e triste finale. Come profano del cinema, non sono così interessato al virtuosismo cinematografico di De Palma e sono convinto che la critica non abbia mai compreso il perché questo film sia così potente: è un profondo e devastante attacco all’America. Le numerose similitudini e le poche differenze tra il film e la situazione politica attuale vanno prese in considerazione.

AVVISO IMPORTANTE! Rivelerò il finale di “Blow Out”; se non l’hai ancora visto e hai intenzione di farlo, non proseguire nella lettura di questo articolo.
 
 
  Postato da marcoc il Lunedì, 25 luglio @ 21:00:00 CEST (2676 letture)
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  Informazione Cinema: LA RIVINCITA DEI NERDS

DI LEONARDO GARCIA TSAO
La Jornada

Non avrebbe potuto essere più opportuno l’uscita del film “The social network”, dopo lo scandalo di Wikileaks e la nomina di Mark Zuckeberg, creatore di Facebbok, a “Uomo dell’anno”, per la rivista “Time”. L’ubiquità attuale di internet e l’importanza che assume nella vita quotidiana, necessitava di una visione cinematografica pensante. Di sicuro il progetto è finito in buone mani. David Fincher è riuscito a prescindere l’effetto visivo e la truculenta dei suoi inizi e, come ne “Lo Zodiaco” (2007), ha realizzato una minuziosa cronaca di un fenomeno sociale sminuendo i suoi responsabili.

Ancora una volta, l’intelligenza è utilizzata in modo negativo. Zuckeberg non è un serial killer, nemmeno un genio del male. Ma il personaggio , interpretato in maniera verosimile da Jesse Eisenberg, utilizza le sue doti intellettuali con una posa insopportabile di arroganza e superiorità che lo fanno sentire al di sopra della legge e di qualsiasi altro principio etico.

La prima scena di “The social network”, un prologo anteriore ai suoi crediti, contiene la chiave di lettura di Zuckeberg. Durante un’accesa discussione con la sua incipiente fidanzata, Erica Albright (Rooney Mara), il giovane spiega quali siano i suoi propositi per entrare nell’esclusivo club dell’università di Harvard, con un tono acquiescente che dà per scontato l’inferiorità della ragazza. In un attacco di dignità, lei lo manda al diavolo con una frase di peso : “non è che tu non attragga le ragazze perché sei un tecno-nerd, è solo perché sei un imbecille”.

 
 
  Postato da davide il Domenica, 02 gennaio @ 10:30:00 CET (2865 letture)
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  Varie Cinema: CINEMA: “THE ROAD” E “2012”

DI BRIAN KALLER
Restoring Mayberry

Hollywood ha un enorme potere sulla percezione del mondo da parte del pubblico – Ghandi è uno dei miei eroi, ma quando me lo immagino mi viene in mente Ben Kingsley. Noi invece vogliamo che il pubblico rifletta e sia preparato ad un futuro difficile. Quindi dovremmo prestare attenzione alle produzioni Hollywoodiane che parlano di come potrebbe essere il domani.

Sfortunatamente l’immagine che Hollywood ci dà dell’avvenire è di solito abbastanza triste: quasi tutti i negozi di film hanno una sezione che si chiama “horror-science fiction”, a dimostrare che il futuro che mostrano è abbastanza spaventoso. Solo negli ultimi anni sono state girate pellicole come The Book of Eli, The Road, 2012, I Am Legend, Children of Men, 28 Weeks Later, Resident Evil, Terminator, film e serie televisive, e anche Wall-E, il primo film per bambini di ambientazione post-apocalittica.
 
 
  Postato da marcoc il Giovedì, 27 maggio @ 17:10:00 CEST (6353 letture)
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  Filosofia Cinema: STUCCHEVOLE, FORSE. MA AVATAR E' UN FILM PROFONDO

IMPORTANTE E CHE DA' DA PENSARE

DI GEORGE MONBIOT
guardian.co.uk

Avatar, lo strepitoso film in 3-D di James Cameron, è profondo e al tempo stesso profondamente insulso. Profondo perché, come la maggioranza dei film sugli alieni, è una metafora sul contatto fra culture diverse. Ma in questo caso la metafora è cosciente e precisa: questa è la storia dello scontro fra gli Europei e le popolazioni native dell’America. È anche profondamente insulso perché architettare un lieto fine richiede un impianto narrativo così stupido e prevedibile da far perdere di vista il pathos intrinseco del film. La sorte dei nativi americani è molto più aderente a quel che la storia racconta in un altro recente film, The Road, nel quale i sopravvissuti fuggono in preda al terrore, votati come sono all’estinzione.

Ma questa è una storia che nessuno vuole sentire, poiché rappresenta la sfida al modo in cui noi scegliamo di essere noi stessi. L’Europa è stata massicciamente arricchita dai genocidi nelle Americhe; e sui genocidi si fondano le nazioni americane. Questa è una storia che non possiamo accettare.

A seguito, "Avatar, quando i kolossal sono storie che insegnano a pensare in grande" (Adriano Scianca, secolo.it);
 
 
  Postato da davide il Mercoledì, 20 gennaio @ 16:10:00 CET (8382 letture)
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  Storia Cinema: NUOVO CINEMA PARACULO: BARBAROSSA

DI ALESSANDRO BERTANTE
nazioneindiana.com

L’occasione è di quelle da non farsi sfuggire. Due biglietti per la faraonica anteprima di Barbarossa, il kolossal padano che narra l’epico scontro fra i comuni lombardi, capitanati da Alberto da Giussano, e l’imperatore tedesco Federico I Hohenstaufen. Tanto più che negli ultimi mesi si è fatto un gran parlare di questo film, fortemente voluto da Umberto Bossi – che grazie alla mitologia di Pontida ha costruito parte della sua fortuna politica – coprodotto da Rai Fiction e Rai Cinema, girato da Renzo Martinelli e costato circa 30 milioni di dollari, una cifra enorme per una produzione italiana.

La sede scelta per l’anteprima è niente meno che il Castello Sforzesco di Milano, addobbato a festa come un panettone medievale. C’è polizia ovunque perché si vocifera che si presenti anche il premier. Con il mio amico scrittore che mi accompagna in questa escursione “lumbard”, noialtri si arriva nello stesso momento di Bobo Maroni.
 
 
  Postato da davide il Venerdì, 09 ottobre @ 14:31:34 CEST (6589 letture)
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  Italia Cinema: IL CINEMA ITALIANO E LA SINISTRA: RISCOPRENDO IL REGISTA ROBERTO ROSSELLINI

DI GAITHER STEWART
onlinejournal.com

La storia di Roberto Rossellini è una storia molto italiana, che riguarda l’Italia nel cambiamento dal periodo fascista, che va oltre la sua esistenza, fino al 2009. Sebbene l’Europa non sia Europa senza l’Italia, la storia di Rossellini, nel più stretto senso, è una storia molto italiana; non una storia europea. Perché l’Italia, separata dal resto dell’Europa dalle Alpi, è, e forse lo è sempre stata, qualcosa a parte, ancora oggi considerata dai nord europei un posto esotico verso cui fuggire. Come è comunemente detto, l’Italia è un posto meraviglioso da visitare, ma un inferno per viverci. La storia di Roberto Rossellini ha a che fare con questo paradosso. Leggi Roberto Rossellini e pensa all’Italia degli ultimi 75 anni.

Nella foto: Roberto rossellini e Ingrid Bergman
 
 
  Postato da davide il Mercoledì, 23 settembre @ 19:00:00 CEST (5310 letture)
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  Italia Cinema: NEL NOME DEL POPOLO ITALIANO

DI H.S.
comedonchisciotte.org

Spesso… troppo spesso ci affidiamo alle parole per esporre la nostra visione dei fatti ed attribuire un significato ad eventi e situazioni. La verità è che le parole sono come le fibre di un vestito troppo stretto per essere indossato dalla realtà che ci circonda. Il campo semantico possiede un’estensione troppo minuscola per venire coincidere con la complessità del reale. Quando scriviamo , quando traduciamo con l’inchiostro le nostre prospettive , quando realizziamo i nostri piccoli articoli e i nostro piccoli saggi rimane sempre un che di incompiuto e di irrisolto. La pubblicistica , gli articoli e post , per quanto ben elaborati e congegnati mantengono spesso un carattere fondamentalmente asettico e qualche volta abbiamo pure l’impressione di una decontestualizzazione dei fatti , della forse inconsapevole eliminazione di pulsioni nascoste ma pure ben presenti. E’ come dipingere un quadro totalmente astratto fatto di colori reali ma informi , privi di vera sostanza e perciò concreta.
 
 
  Postato da davide il Sabato, 07 marzo @ 04:46:48 CET (5186 letture)
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  Usa Cinema: DARK (K)NIGHT

DI JAMES HOWARD KUNSTLER
Clusterfuck Nation

Ciò che più colpisce nel nuovo film di Batman, che sta polverizzando tutti i record di botteghino, è l'enfasi posta sugli aspetti sadomasochistici che attualmente imperversano nella cultura americana. È una scelta destinata a sollecitare l'interesse di quegl'individui furiosi che nel nostro paese vogliono ferire gli altri, anche quando si sentono essi stessi meritevoli delle peggiori punizioni. In altre parole, il quadro riflette l'estrema perversione morale dell'attuale stato d'animo americano. Vedere tutto in rovina intorno a sé permette di confermare la confusa percezione emozionale, e quindi gratificante, in tutta la sua miseria.

Il ricco simbolismo dello spettacolo dipinge la situazione odierna degli USA come una realtà di gran lunga peggiore di quella creata dai Nazisti nel 1933. Non c'è niente che ci piaccia più che vedere gli altri soffrire e andare in pezzi: e quanto più lentamente la gente (inclusi gli spettatori) viene torturata tanto più raffinato è il piacere che ne ricaviamo. La civiltà non offre nessun conforto; in effetti è uno sporco gioco. La civiltà si compone quindi solo di torturatori e vittime.

Gotham City, dove si svolgono tutte le attività sadomasochistiche, è una città priva di comfort (mancano completamente i quartieri periferici residenziali). Anche i rifugi personali di "Batman", cioè del multimiliardario Bruce Wayne, sono non-spazi per un nevrotico.
 
 
  Postato da marcoc il Lunedì, 18 agosto @ 19:00:00 CEST (3257 letture)
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  Italia Cinema: GOMORRA RELOADED

DI ANDREA TARABBIA
Il primo amore

L'assunto da cui parto è che c'è bisogno di Gomorra, non solo in Italia, non solo in libreria.

Quando ho saputo, circa un anno fa, che facevano un film dal libro di Saviano, una delle prime cose che ho pensato è stata: «Ma come diavolo si fa a fare un film da quel libro lì? Che cosa si racconta? Come si fa a mostrare quello che il libro mostra? Come si fa a mantenere, in una sequenza di immagini, la stessa forza civile e riflessiva della parola?». Gomorra – il libro – è per me irrappresentabile, nel senso che non sono riuscito mai, in tutti questi mesi, a immaginarmi la possibilità di una narrazione che fosse vergine delle accensioni di Saviano, delle sue requisitorie, della nudità della sua lingua e dalle sue tremende liste, l'accumulo di dati, il folklore pacchiano raccontato da un punto di vista che è sì sociale e comune, ma che ci è restituito talmente dall'interno che non riuscivo a intravedere la possibilità di una narrazione diversa e laterale. Insomma: un boss tamarro è un boss tamarro, e fin qui, si fa per dire, tutto normale; ma un boss tamarro raccontato e interiorizzato da Saviano è qualcosa di più: è un boss decostruito, umanizzato e reso vivo e terribile da uno sguardo, quello del narratore, che è lo sguardo di un uomo che avrebbe potuto lavorare per lui e ha deciso di stare dall'altra parte della barricata.
 
 
  Postato da davide il Mercoledì, 21 maggio @ 05:55:06 CEST (3070 letture)
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  Usa Cinema: LA GUERRA DI CHARLIE WILSON (UNA COMMEDIA IMPERIALISTA)

Aprite il libro di Steve Coll, abilmente intitolato Ghost Wars: The Secret History of the CIA, Afghanistan, and Bin Laden, from the Soviet Invasion to September 10, 2001 [Fantasmi di Guerra: La Storia Segreta della CIA, dell’Afghanistan e di Bin Laden, dall’Invasione Sovietica al 10 Settembre 2001] e in quasi ogni pagina potreste trovare dei riferimenti che si prendono gioco del film La Guerra di Charlie Wilson. A pagina 90, ad esempio, si parla del celebrato dirigente CIA dell’epoca, William Casey, il “Cattolico Cavaliere di Malta istruito dai Gesuiti”, il quale “credeva ardentemente che favorendo la diffusione delle conquiste e del potere della Chiesa Cattolica egli avrebbe potuto in qualche modo contenere l’avanzata del comunismo o addirittura rovesciarla”. E, se la Chiesa non fosse riuscita in ciò, come nell’Afghanistan degli anni ’80, allora la seconda alternativa, secondo Casey, erano i guerriglieri islamici della jihad, possibilmente i più estremisti, con i quali, nel suo anticomunismo religioso, egli credeva di avere molto in comune. (Il nemico del mio nemico è mio amico, dopo tutto). Infatti, Casey era uno jihadista americano, che negli anni ’80 desiderava non solo la sconfitta dei sovietici in Afghanistan ma voleva spingere “la jihad afgana proprio all’interno della Russia”. La sua CIA, se da un lato promuoveva attività come tradurre il Corano in uzbeko (essendo l’Uzbekistan all’epoca uno stato dell’Unione Sovietica), dall’altro convogliava regolarmente, attraverso il servizio d’intelligence pakistano, un largo traffico di armi tecnologicamente avanzate verso le frange più estremiste (e, anche, anti-americane) degli jihadisti afgani.
 
 
  Postato da comedonchisciotte il Giovedì, 07 febbraio @ 18:00:00 CET (3267 letture)
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  Usa Cinema: MICHAEL MOORE IN ITALIANO

DI GIANLUCA FREDA
Blogghete!

Sicko di Michael Moore è il documentario che vorrei far vedere a tutti coloro che ci hanno raccontato per anni che gli Stati Uniti erano il paese più rispettoso dei diritti umani del mondo, un vero faro di democrazia. Vorrei sbatterli col muso sullo schermo e pagargli un biglietto di sola andata per la felice terra dei loro sogni.

Sicko è il documentario che vorrei far vedere a chi sputa sul comunismo senza mai fermarsi un attimo a riflettere su quanto gli dobbiamo. Senza un influsso socialista sull’Europa oggi saremmo ridotti come i pazienti americani: buttati a morire per strada (no, non è un luogo comune, ma la pura realtà, come sa chi ha visto il film) quando non hanno una tessera dell’assicurazione sanitaria. E anche quando ce l’hanno, perché le compagnie d’assicurazione inventano mille cavilli per negare ai loro assicurati le spese per le cure che sarebbero loro dovute.
 
 
  Postato da carlo il Giovedì, 05 luglio @ 12:41:40 CEST (5999 letture)
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  Iran Cinema: LO SCIALBO "300" : AVVENTURISMO ARTISTICO O TERRORISMO CULTURALE?

DI SHIRZAD AZAD
Online Journal

L'Occidente ha una lunga storia nell'indicare altre nazioni come arretrate e sé stesso come grande civiltà e modello di progresso. In quanto leader e massimi rappresentanti della civiltà occidentale, gli Stati Uniti hanno entusiasticamente proseguito questa tradizione attraverso la sua mafia sforna-film, Hollywood, e, dopo avere colpito molte altre nazioni, compresi Africani, Indiani, Cinesi e Giapponesi, di recente hanno rivolto la loro attenzione agli Iraniani.

È un fatto evidente che la storia è sempre scritta dai vincitori. Purtroppo, a causa di un passato turbolento, non solo altre nazioni ma anche una gran parte degli Iraniani stessi non hanno una conoscenza esatta e senza distorsioni della storia antica dell'Iran, chiamato Persia.

Dall'invasione della Persia da parte degli arabi musulmani nel 651 d.C., molti degli stati e dei sistemi che gli Iraniani hanno dominato e governato hanno ritratto il loro antico bagaglio culturale praticamente nella stessa maniera del regista Zach Snyder nel film "300" e molte delle loro opere storiche hanno trattato la civiltà iraniana pre-Islamica quasi allo stesso modo del racconto di Frank Miller.
 
 
  Postato da marcoc il Sabato, 31 marzo @ 19:00:00 CEST (8314 letture)
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  Africa Cinema: HOTEL RUANDA

di KEITH HARMAN SNOW [*]

Che cosa è accaduto in Ruanda nel 1994 ? L’opinione diffusa è che si sia verificato un genocidio calcolato a causa dell’animosità tribale profondamente presente tra la tribù a maggioranza hutu al potere e la minoranza tutsi. Secondo questa storia, almeno 500.000 e forse 1,2 milioni di tutsi – e alcuni hutu moderati – furono spietatamente eliminati in pochi mesi, la maggior parte uccisi col machete. Gli assassini in questa versione furono gli estremisti hutu delle Forze Armate Ruandesi, l’esercito hutu, appoggiato dalle famigerate e disumane milizie Interahamwe – “quelli che uccidono ininterrottamente”.
 
 
  Postato da olimpia il Lunedì, 27 marzo @ 21:15:00 CEST (4539 letture)
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  Informazione Cinema: PERVERSO "SYRIANA"

Informazione, diversivo o propaganda?

DI MIREILLE BEAULIEU

I film con grande successo di pubblico veicolano rappresentazioni della politica internazionale che possono influenzare le opinioni di milioni di spettatori nel mondo. Reseau Voltaire inizia oggi la pubblicazione di una serie di articoli che mettono in luce questa dimensione della produzione cinematografica. Mireille Beaulieu analizza il percorso sottinteso dal thriller politico “Syriana”, di Stephen Gaghan e prodotto da George Clooney, opera non sprovvista di ambiguità malgrado un involucro di contestazione. Così, la denuncia della dipendenza USA dal petrolio si accompagna ad un’implicita convalida dei principi della “guerra al terrorismo”.
 
 
  Postato da davide il Martedì, 28 febbraio @ 19:45:00 CET (5907 letture)
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  Israele / Palestina Cinema: 'MONACO': KILLER ISRAELIANI UMANIZZATI E PALESTINESI DISUMANIZZATI

Coperture e bugie di Spielberg

Chi fa rappresaglia contro chi nel conflitto arabo-israeliano? Questa è la domanda

DI AS’AD ABUKHALIL

Questa pellicola mi ricorda una battuta che il commediografo George Carlin ha usato spesso nelle sue commedie e che fa più o meno così: "Perchè denominiamo i terroristi israeliani 'commando', e i commando palestinesi ‘terroristi’?" La sua domanda non ha mai fatto ridere nelle due volte che l’ho visto davanti ad un pubblico, dal vivo.
La tesi di fondo del film di Spielberg è semplice, nonostante le ostentazioni: gli assassini israeliani sono gente coscienziosa ed umanitaria, mentre i palestinesi sono sempre – caschi il mondo – malvagi assassini.
 
 
  Postato da comedonchisciotte il Martedì, 07 febbraio @ 20:15:00 CET (5927 letture)
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  Israele / Palestina Cinema: I DIECI FILM CHE SPIELBERG DEVE ANCORA FARE

Immagina se fossimo in un universo parallelo nel quale Hollywood dà agli arabi e ai musulmani un’equa opportunità. Ecco dieci film (tutti basati su storie vere) che stanno giusto aspettando la magia di Spielberg.

DI MAS’ OOD CAJEE

"Munich", l’ultimo film del magnate di Hollywood Steven Spielberg (da oggi nelle sale italiane ndr), si concentra sugli sforzi di Israele per vendicarsi dell’uccisione dei suoi atleti nei Giochi Olimpici a Monaco del 1972. Nonostante il conflitto israelopalestinese sia adattissimo per ispirare potenziali film di successo, i film di Hollywood sul conflitto hanno la tendenza a rimanere convenzionali e disumanizzanti.
Spielberg spera che "Munich" sia diverso, e afferma di non aver voluto fare "un film alla Charles Bronson – i buoni contro i cattivi e gli ebrei che uccidono gli arabi senza un contesto". La critica, dice Spielberg, è troppo a favore di Israele per fare un film onesto sul conflitto.

 
 
  Postato da olimpia il Giovedì, 26 gennaio @ 20:15:00 CET (4227 letture)
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  Informazione Cinema: IL CINEMA E LA SICUREZZA NAZIONALE

DI JEAN-MICHEL VALANTIN

A quanti di noi non è capitato almeno una volta di vedere James Bond sventare una serie di complotti transnazionali che mettevano a rischio gli equilibri strategici mondiali, Bruce Willis sterminare eserciti di terroristi prima di salvare l'umanità dalle minacce spaziali, Rambo porre fine alla guerra del Vietnam vincendola, il presidente degli Stati Uniti assumere il comando dell'Air Force per annientare gli extraterrestri? Questi film provengono dagli Stati Uniti, e il dramma che mettono in scena è alimentato dalle problematiche scaturite da questioni di sicurezza nazionale.
Vengono prodotti in modo regolare, e tutti mettono in scena e partecipano all'attualità del dibattito strategico americano. Quest'ultimo è costituito da interazioni permanenti (alleanze, schieramenti, ma anche conflitti durissimi) presenti in maniera strutturale tra i grandi centri del potere, la Casa Bianca, il Congresso, il Pentagono e le grandi agenzie di intelligence. Ciò che è in ballo in tale dibattito sono le principali opzioni adottate in politica estera e in politica di difesa e di sicurezza nazionale.

 
 
  Postato da davide il Domenica, 14 agosto @ 21:30:00 CEST (3146 letture)
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