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  IL COLPO DI GRAZIA
Postato il Mercoledì, 10 marzo @ 11:20:00 CST di davide
 
 
  Italia DI LUIGI FERRAJOLI
ilmanifesto.it/

La sola regola che questa maggioranza sembra capace di rispettare è la sistematica violazione di ogni altra regola, soprattutto se costituzionale. L'aggressione al lavoro compiuta dalla legge approvata al Senato mercoledì scorso va ben al di là dell'aggiramento dell'art.18 dello Statuto che stabilisce il diritto del lavoratore ingiustamente licenziato alla reintegrazione da parte del giudice nel posto di lavoro. Essa equivale a una deregolazione e, di fatto, a una vanificazione delle garanzie giurisdizionali di tutti i diritti dei lavoratori. Il diritto del lavoro era già stato dissestato, nella sua parte sostanziale, dalla precarizzazione dei rapporti di lavoro.

Questa legge è un colpo di grazia anche alla sua parte processuale, dato che vale a esautorare la giurisdizione da tutte le questioni di lavoro. È questa, del resto, la linea di questo governo in tema di giustizia: i processi - il processo del lavoro, il processo penale «breve» o variamente impedito o paralizzato - semplicemente non vanno fatti.

In materia di lavoro questa fuga dalla giurisdizione avviene ora attraverso la violazione del diritto di agire in giudizio a tutela dei propri diritti, stabilito dall'art.24 della Costituzione. Questo diritto non è solo un diritto fondamentale. Si tratta di un meta-diritto alla tutela giurisdizionale dei propri diritti, in assenza del quale tutti gli altri diritti sono destinati a rimanere sulla carta. Ebbene, questa norma-chiave del costituzionalismo democratico è stata da questa legge aggredita, nelle controversie di lavoro, sotto ben tre profili.

Il primo profilo, il più clamoroso e insidioso, è quello espresso dall'art.33 comma 9. Questa norma, inserita in un labirinto illeggibile di 52 articoli dedicati alle materie più disparate, prevede la possibilità che nei contratti di lavoro sia pattuita la cosiddetta «clausola compromissoria», cioè la decisione delle parti «di devolvere ad arbitri le controversie che dovessero insorgere in relazione al rapporto di lavoro». In altre parole, all'atto dell'assunzione il lavoratore potrà vedersi costretto, per essere assunto, a sottoscrivere la rinuncia alla garanzia giurisdizionale e la remissione delle future controversie, incluse quelle relative alla reintegrazione nel posto di lavoro prevista dall'art.18, alla decisione equitativa di un arbitro privato. Ora, come si sa, l'arbitrato è una forma di giustizia privata adottata di solito da soggetti forti, come le grandi imprese commerciali, che con esso intendono raggiungere una più rapida soluzione delle liti. Per questo, a tutela dei soggetti più deboli, il codice di procedura civile lo esclude in via di principio per tutte le controversie che abbiano ad oggetto diritti indisponibili, primi tra tutti i diritti dei lavoratori. La violazione dell'art.24 e dell'art.3 2^ comma della Costituzione da parte di questa legge è perciò clamorosa. Il diritto di agire in giudizio a tutela dei propri diritti, tanto più se indisponibili come quelli in materia di lavoro, è infatti un diritto fondamentale, inalienabile e a sua volta indisponibile. E non può certo una legge ordinaria consentirne la disponibilità per via contrattuale: che poi vuol dire avallare il ricatto cui i lavoratori possono essere sottoposti al momento del contratto.

Ma nella legge c'è una seconda aggressione al diritto di azione dei lavoratori stabilito dall'art.24 della Costituzione. L'art.32, 1^ comma, riduce «il controllo giudiziale» in tutti i casi in cui le leggi «contengano clausole generali, ivi comprese le norme in tema di instaurazione di un rapporto di lavoro, esercizio dei poteri datoriali, trasferimento di azienda e recesso», limitandolo «esclusivamente all'accertamento del presupposto di legittimità» ed escludendolo dal «sindacato di merito sulle valutazioni tecniche, organizzative e produttive» del datore di lavoro. Ora è chiaro che le violazioni dei diritti dei lavoratori riguardano, di solito, non tanto la forma, quanto il merito dei provvedimenti dei datori di lavoro; e che perciò questa singolare limitazione del ruolo del giudice e degli spazi della giurisdizione si risolve anch'essa in una generale limitazione, ovviamente incostituzionale, del diritto dei lavoratori di agire in giudizio a tutela dei loro diritti.

Non basta. L'art.32 2^ comma introduce, tramite un'altra limitazione del ruolo del giudice, un'ulteriore restrizione del diritto di azione del lavoratore: «nella qualificazione del contratto di lavoro e nell'interpretazione delle relative clausole il giudice non può discostarsi dalle valutazioni delle parti espresse in sede di certificazione dei contratti di lavoro di cui al titolo VIII del decreto legislativo del 10 settembre 2003, n.276... salvo il caso di erronea qualificazione del contratto, di vizi del consenso o di difformità tra il programma negoziale certificato e la sua successiva attuazione». Il giudice, in breve, è vincolato a queste certificazioni rimesse alle speciali «commissioni di certificazione». Riemerge qui, in forme ancor più grottesche, una vecchia aspirazione del centro destra, che già in passato tentò di includere tra gli illeciti disciplinari l'interpretazione del giudice palesemente in contrasto con la lettera della legge. Ben più radicalmente, infatti, l'attività interpretativa del giudice viene ora preclusa dal fatto che queste certificazioni extra-giudiziali vengono dichiarate vincolanti, in aperto contrasto con l'art.101 della Costituzione secondo cui «i giudici sono soggetti soltanto alla legge». Se allora fu coltivata l'illusione che il giudice possa essere «bocca della legge», oggi si vorrebbe che egli fosse ridotto a «bocca delle certificazioni».

Domanda: come è possibile che di questo mostro giuridico, destinato, a me pare, a una sicura pronuncia di incostituzionalità, nessuno - né l'opposizione, né i sindacati - si sia accorto nei due anni della sua gestazione?

Luigi Ferrajoli (Filosofo del diritto)
Fonte: www.ilmanifesto.it/
Link: http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100309/pagina/01/pezzo/273158/
9.03.2010
 
 
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Re: IL COLPO DI GRAZIA (Voto: 1)
di castigo il Mercoledì, 10 marzo @ 12:03:34 CST
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Domanda: come è possibile che di questo mostro giuridico, destinato, a me pare, a una sicura pronuncia di incostituzionalità, nessuno - né l'opposizione, né i sindacati - si sia accorto nei due anni della sua gestazione?
appunto, non è possibile a meno che non siano tutti collusi.....


 
 


 
 
Re: IL COLPO DI GRAZIA (Voto: 1)
di ventosa il Mercoledì, 10 marzo @ 12:18:39 CST
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Già, a chi giova? Cosa bolle in pentola? Non si prepara tanto a lungo una legge del genere in una materia così centrale senza una visione a largo spettro...o a "spettro unico"? Chi ha un'idea precisa, mi aiuti a fare lumi. Saluti.


 
 


 
 
Re: IL COLPO DI GRAZIA (Voto: 1)
di marcoda il Mercoledì, 10 marzo @ 12:30:06 CST
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siamo al paradosso che il codice del consumo vieta clausole del tipo "per controversie l'unica autorità e foro competente che possono essere aditi sono il tribunale della provincia tal dei tali". E la legge consente clausole di questo tipo nei contratti di lavoro. esiste una gerarchia delle fonti del diritto per la quale le leggi ordinarie prevalgono sulle pattuizioni tra privati. Il contratto di lavoro anche se certificato quali atto della pubblica amministrazione mantiene comunque un valore legale inferiore a quello di una legge ordinaria. E' costituzionale una legge ordinaria che sovverte la gerarchia delle fonti del diritto, che è nel codice civile art. 1 ma anche una norma costituzionale, affermando che il contratto di lavoro, se prevede l'arbitrato, è prevalente su una legge ordinaria, l'art. 18, e seguenti, che affermano il diritto a ricorrere contro un licenziamento senza giusta causa o motivo. Si basi non solo che non si può licenziare, ma che si può ricorrere contro. Una legge ordinaria non può azzerare una norma costituzionale come la gerarchia delle fonti del diritto: un contratto o atto amministrativo vale meno dello statuto dei lavoratori. il governo vuole risolvere il problema della lentezza dei processi, impedendo alla gente di chiedere giustizia. banale quanto stupido. la trovata dell'insindacabilità nel merito delle decisione dei datori di lavoro ricorda tante leggi promulgate ai tempi del fascismo ed è inaccettabile, perchè ora che il diritto è ai suoi vertici storici, non può esistere aspetto della vita umana che non possa essere interessato dalle leggi e quindi dal potere giudiziario. La sfera dei diritti soggettivi, quelli più importanti e tutelati dalle costituzioni, cui il lavoro appartiene, non può essere esclusa dal controllo giudiziale. Se si vuole poi che resti un equilibrio tra poteri, magistratura e parlamento devono mantenere gli stessi ambiti di azione: se si vuole legiferare su tutto, si deve poter giudicare su tutto. è inutile dare ai giovani un contratto a tempo indeterminato, che di tale, con la libertà di lasciarli a casa, ha soltanto il nome. Chi teorizza queste cose è sullo stesso piano etico dei terroristi. E' un finto intellettuale, che dice delle ovvietà, che deve commuoverci perchè vive sotto scorta, mentre migliaia di persone grazie alle sue proposte insulse rischiano di trovarsi a morire di fame per strada. Licenziare significa uccidere una persona, umiliarla nel peggiore dei modi: i licenziamenti di massa avranno, come in America o in Giappone, la conseguenza o di omicidi (il licenziato che uccide i colleghi e il datore, o la famiglia), o di suicidi (i quartieri dove gli impiegati giapponesi licenziati si ritrovano, fingendo davanti ai famigliari di andare al lavoro, prima di togliersi la vita).


 
 


 
 
TIRO ALLA FUNE (Voto: 1)
di Tonguessy il Mercoledì, 10 marzo @ 12:57:02 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Le vicende sociali così puntigliosamente descritte dall'articolo possono in estrema sintesi ridursi ad un tiro alla fune: da una parte i lavoratori, dall'altra il padronato. Se (causa tv, riflusso, nicchia lavorativa, sky o qualsiasi altro motivo) i lavoratori smettono di tirare la fune magari con la speranza che non si sposti, non è che la controparte smetta di tirare. E' un'opera incessante e stressante di determinare chi tira più forte. I fatti dimostrano che i lavoratori non stanno tirando quanto dovrebbero, mentre i padroni, sicuramente grazie a qualche trucchetto, hanno già portato la fune dalla parte loro.
Detto questo resta da aggiungere che le manifestazioni di piazza contano sempre meno: anche fossero parecchi milioni gli scioperanti di venerdì non credo riuscirebbero a spuntare qualcosa. La nostra classe dirigente vive ormai in camere stagne, dove i rumori giungono molto attutiti. Nessun clamore di piazza riuscirà mai a distoglierli dal loro "obbligo a mantenere fede al loro mandato": cioè una volta eletti non c'è verso di far loro capire che se ne devono andare.


 
 


 
 
Re: IL COLPO DI GRAZIA (Voto: 1)
di Eli il Mercoledì, 10 marzo @ 14:45:04 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Cosa c'è da stupirsi? E' il piano di Licio Gelli che si attua. Tutto previsto, tutto organizzato, tutto studiato fin nei minimi dettagli. E noi beoti dobbiamo solo subire, trangugiare, metabolizzare.


 
 


 
 
"ARTICOLI 18" E BATTAGLIE TRA FAZIONI BORGHESI (Voto: 1)
di anonimomatremendo il Mercoledì, 10 marzo @ 17:36:52 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Il lavoro salariato è stato nel tempo ingabbiato da vincoli contrattuali e legali. Ma il rapporto fra salariato e capitalista mal sopporta di sottostare a regole fisse. La forza-lavoro è una merce: in un mercato mutevole, essa dev'essere liberamente disponibile. Il capitalista ha il diritto di utilizzarla come vuole dopo averla comprata, è sua. D'altra parte anche il lavoratore ha il diritto di venderla sul mercato alle condizioni che preferisce: finché non l'ha ancora venduta è sua. E non la vende una volta per tutte come lo schiavo, la vende giorno per giorno, poco per volta. Lo Stato fa da mediatore, ma è uno strumento in mano alla classe dominante. Per questo, da sempre, i comunisti dicono che fra due diritti contrapposti può decidere soltanto la forza.

La tradizione sindacale comunista è sempre stata estranea ai contratti a scadenza fissa, alle troppe leggi per i "diritti" dei lavoratori, ai meccanismi automatici di contrattazione, ai protocolli d'intesa per il rilancio dell'economia ecc. ecc. I comunisti hanno rivendicato una legislazione specifica solo in alcuni casi come per la durata della giornata lavorativa o per il salario minimo garantito a occupati e disoccupati. L'esistenza di troppi vincoli obbliga ad un rigido rispetto del contratto e alla fine i capitalisti con il loro Stato hanno sempre il coltello dalla parte del manico. La lotta proletaria non deve mai essere né regolamentata né preannunciata.

E' ovvio che da parte borghese si tenti più che mai di evitarla del tutto: le potenzialità di lotta del proletariato moderno sono troppo grandi per essere lasciate senza controllo. Ecco perché si tenta di instaurare una contrattazione perenne in margine ad automatismi prestabiliti per legge… salvo denunciarli quando non fanno più comodo. Fin dai tempi del sindacalismo corporativo fascista la borghesia vuole ingabbiare la lotta di classe con leggi e vincoli, incanalare nella "legalità" tutto il movimento sindacale e farne un dipartimento del ministero del lavoro.

I sindacati si sono adattati a questa esigenza e ormai non hanno più una vitalità propria; sono come vogliono essere: una forza di governo sociale. Hanno un atteggiamento "difesista", rattoppatore di falle, piagnucoloso. Invece di prendere l'iniziativa corrono dietro a temi imposti dall'avversario. Sono stati a volte persino servili, come nel caso del Protocollo a sostegno della produzione del '93. Questo sindacalismo avvocatesco, presto copiato anche da frange minori che si credono estremiste, ha frenato la capacità di attacco del proletariato. Lo ha ridotto a lottare esclusivamente in risposta a chi non rispetta le regole, lamentando un eterno "attacco padronale".

Il sindacalismo corporativo e le politiche del welfare sono nati contemporaneamente. Essi dichiarano apertamente di essere uno strumento per prevenire moti rivoluzionari. Per questo, proprio perché l'inquadramento organizzativo proletario a livello economico è estremamente importante riguardo a ogni sviluppo della lotta di classe, diventa necessaria l'autonomia sindacale. Ma come la si conquista? Se il sindacalismo odierno è integrato nello Stato e per di più questo fenomeno è ormai storico, cioè irreversibile, come si potrà mai rovesciare la situazione?

Evidentemente non è un problema di sindacato, intendendo con questo termine le organizzazioni che conosciamo. Sotto una pressione autentica e indipendente di masse proletarie decise a raggiungere un risultato, nessun sindacato potrebbe resistere: la storia c'insegna che, se entra con esse in conflitto, o è distrutto o è stravolto e costretto a far sue le istanze di base. La chiave del problema è dunque in ciò che fanno la classe e la sua direzione. E' assurdo assecondare la proliferazione delle istanze sindacali, fotocopie in piccolo di quelle ufficiali, in una mostruosa solidarietà corporativa che in realtà non esce dai limiti istituzionali. Più tragico ancora è l'utilizzo congiunto della forza proletaria per la lotta partigiana contro il Berlusconi di turno a favore di altri borghesi.

Che senso avrebbe la difesa impotente di articoli 18, di contratti pluriennali, di scartoffie su diritti virtuali, di protocolli che legano mani e piedi ai proletari, se essi fossero ben organizzati in un grande movimento e la smettessero di seguire i piagnucolii insopportabili di capi corrotti dall'ideologia del Capitale? Se si ponessero con forza in posizione d'attacco per loro obiettivi indipendenti sotto la direzione di un programma di classe?

Una storia infinita di "articoli 18" [www.quinterna.org]



 
 


 
 
Re: IL COLPO DI GRAZIA (Voto: 1)
di yiliek il Giovedì, 11 marzo @ 01:20:15 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Ma chissenefrega ieri il oggi in ufficio si parla di MILAN che ha perso 4-0 a Manchester ieri si è parlato del prepartita e domani della partita di domenica. Se provi a fare un discorso sui questi temi in ufficio ti guardano così,un po con compassione un po facendo spallucce come per dire 'beh che ci vuoi fare noi il posto di lavoro fisso ce lo abbiamo' palesando indifferenza e un individualismo tipico italiano come la pizza nella quale i problemi non esistono se le disgrazie succedono agli altri e se le tasse aumentano il costo della vita arriva quasi a soffocarti,vabbè si resiste l'importante è il posto fisso (che è l'ossessione dei nostri genitori) la macchina il cellulare (tanto lo paghi a rate) e la squadra del ""QUORE". Intanto Milano rimane vuota fino a Venerdì e quando si esce o non si sa dove andare o si va sempre negli stessi posti sempre più cari sempre più vuoti con gente col bicchiere in mano che non ha un cazzo da dire perchè è abituata a non pensare per non deprimersi. Vorrei concludere con una considerazione:la parola furbo mi è stato detto (io non lo sapevo) che deriva dal francese ed è un insulto gravissimo in italia invece è considerata una qualità non a caso i nostri genitori,sempre colpa loro :-) fin da piccolo ti inculcano il messaggio: mi raccomando a scuola fatti furbo non farti fregare!


 
 


 
 
Re: IL COLPO DI GRAZIA (Voto: 1)
di IVANOE il Giovedì, 11 marzo @ 03:03:54 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Ecco l'ulitma domanda che si fa Ferrajoli è quella giusta. Non è che con questa legge di oggi che si stanno colpendo i dirtti dei lavoratori, ma è da almeno 20 anni che lo si sta facendo in tutti i modi...sulla carte esiste l'art. 18... poi provate d andare dai legali dei sindacati per parlare di abusi o di di comportamenti antisindacali e poi vedete come siete trattati... già vi va bene se trovate un'avvocatiello assente che mentre parlate con passione dei vostri guai fuma e guarda disintessato da tutt'altra parte... chiaro il messaggio ? lascia stare tanto qui da noi nello stato e nella vita vige la legge del menga... ossia chi ce l'ha in c... o se lo tenga !!! Poi magari andate a fare la denuncia a qualche ispettorato del lavoro sempre che riusciate a trovare un'ispettore che è sempre fuori ufficio e se fortunatamente lo trovate vi manda fuori a fare le fotocopie a tue spese perchè lo stato non gli manda la carta e se lo trovate è dietro una scrivania scarrupata i muri screpolati i pavimenti disconnessi... poi quando tornate dalle fotocopie mentre state per sporgere denuncia vi dice... ma ci ha pensato bene a fare la denuncia... sà oggi i posti di lavoro nonè che se ne trovano tanti... e allora ti rivolgi ad un'avvocato che per prima cosa ti chiede subito 3000 euro per aprire la pratica... poi passano 2 mesi e chiedi a che punto è la vertenza e lui ti dice che ci sono delle resistenze aziendali e quindi altri costi e allora devi versare altri 2000 euro... alla fine forse dopo che forse ha trovato un'accordo con l'azienda perchè l'accordo lo trova anche per suoi interessi perchè l'azienda soprattutto se grossa è è per lui un buon cliente... vai davanti ad un giudice... e qui è oggi un terno all'otto...perchè se ne trovi uno sveglio e comunique calato nei problemi della gente che lavora dei sacrifici ch fa dei bassi salari e di tutti i c.....i di problemi che ha una famiglia...riesci a pareggiare con l'azienda e da parte lesa riesci a rimanere in qualche modo parte lesa... ma se ti capita il giudice figlio di papà che non ha mai lavorato sotto padrone e non sà cosa vuol dire arrivare alla fine del mese e se perdi il lavoro dei dare i figli all'assistenza sociale... allora sei fritto perchè da parte lesa è un'attimo diventare il colpevole...perchè il giudice figlio di papà che si è sempre attorniato di servi a casa riconosce meglio come suoi simili il datore di lavoro, i dirigenti, piuttosto che quel balubba di un operaio o impiegato... ... alla fine dopo che avvilito forse ritorni al tuo posto di lavoro con il morale sotto i tacchi...ecco che ti chiama l'ufficio del personale che con quella cortesia tipica delle SS ti invitano ad accettare il loro incentivo firmare il verbale di nulla a più pretendere... pena il trasferimento... il demensianamento... o peggio il mobbing organizzato... e allora che fai ? ...ricominci con il sindacato ? no accetti da cinquantenne i quattro baiocchi che ti danno fai il salto nel buio te e la tua famiglia e strappi lo statutto dei lavoatori con tutto l'art. 18. Questo è quello che succede altro che chiacchere, propagande sindacali, finti scioperi... Ci vorrebbe se ci fosse una giustizia sana e omai infestata di giudici veri, giudici finti, giudici di sinistra, giudici di destra ecc. ecc. , l'arresto immediato per chi viola la legge e buttare via la chiave della cella. Bisogna costruire nuovi modelli e nuovi esempi ed estirpare la gramigna.


 
 


 
 
Re: IL COLPO DI GRAZIA (Voto: 1)
di marcoda il Martedì, 16 marzo @ 17:26:18 CDT
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sarebbe scandaloso che un Capo dello Stato firmasse una legge che viola così tanti articoli della Costituzione, tanto più uno che proviene dalla tradizione di sinistra. non sono violati solamente l'art. 24 e 112, quello della funzione giudiziale che lei cita. http://it.wikipedia.org/wiki/Articolo_18_dello_Statuto_dei_Lavoratori come può una commissione arbitrale emettere lodi con forza di legge e valore di titolo esecutivo?senza essere nè una pubblica amministrazione nè una magistratura. Come si può svolgere una funzione giurisdizionale di fatto senza avere al proprio interno i magistrati, senza requisiti di idoneità per i membri esterni di nomina delle parti, senza dover applicare obbligatoriamente le leggi vigenti, potendo decidere sul mero criterio dell'equità? come si può emettere un giudizio, per giunta non impugnabile, senza le garanzie del giusto processo: giudice imparziale, parità tra accusa e difesa? ci sono nell'arbitrato rituale, dove il lavoratore non ha nessun sostegno economico, gratuito patrocinio, nemmeno il diritto a uno che lo assista, e dall'altra il datore può avere fino a 4 supplenti? 5 contro 1? o sono nell'arbitrato irrituale, dove il presidente guadagna in percentuale alla causa, con tutto l'interesse a una transazione economica il più possibile alta, e ad allungare tempi e costi del procedimento, in nome dell'efficienza?


 
 


 
 
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