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  QUANDO LA MELMA ARRIVA ALLE LABBRA, S’INVOCA LA PRIVACY
Postato il Mercoledì, 24 febbraio @ 20:07:08 CST di davide
 
 
  Italia DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com

“Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente.”
Bertolt Brecht

E’ di oggi la notizia che il Tribunale di Milano ha condannato Google per aver pubblicato un video girato in una scuola, nel quale si vedeva un giovane affetto da autismo vessato da alcuni compagni di classe [1].
Il fattaccio avvenne nel 2006 in un Istituto Tecnico di Torino: la notizia ed il video fecero il “giro” del Web e, solo dopo, delle redazioni dei giornali.
Ricordiamo che quel video fu importante, per comprendere il livello di “bullismo” nel quale erano precipitate alcune scuole: seguirono quelli con le “pruderie”, le “attenzioni sessuali” – vere, false, presunte, poco importa, questo è la Magistratura a doverlo accertare – da parte d’allievi ed insegnanti.
La condanna, di per sé mite – 6 mesi con la condizionale – è stata inflitta a tre dirigenti di Google per non aver rispettato la privacy del ragazzo vessato, mentre non è stata riconosciuta la diffamazione dello stesso.


Lasciamo la vicenda processuale – i genitori del ragazzo avevano già ritirato la querela nei confronti degli imputati, mentre l’associazione ViviDown proseguirà in Appello per il reato di diffamazione – e scendiamo nel mondo di tutti i giorni, quello dove le botte sono botte e gli sputi pure.
Caliamoci nella parte del ragazzo: solo, impaurito, abbandonato, mentre i suoi aguzzini lo spintonano, lo picchiano, inframmezzando il tutto con saluti nazisti mentre vergano sulla lavagna il simbolo delle SS.

Prima di procedere, vediamo quali possono essere state le responsabilità della scuola, perché – come s’appurò in seguito – quel comportamento era abituale. Fenomeni sporadici di violenza (contro se stessi, altri, ecc) possono avvenire ovunque ed è molto difficile essere presenti nell’attimo “fuggente”.
Ovvio che durante una lezione è responsabile il docente e, se non è addormentato o in trance, nulla avviene, poiché il docente ha tutti i mezzi per intervenire. Se non ha sufficiente carisma per affrontare la situazione, può sempre avvertire il Dirigente, che a sua volta dovrà prendere provvedimenti, fino a chiamare la Polizia.

E’ invece più difficile controllare i tempi di pausa, ossia l’intervallo oppure i cambi d’ora, poiché in quegli istanti i docenti si spostano da una classe all’altra, lasciandola “scoperta”. Pochi sapranno, però, che la sorveglianza dei corridoi è assegnata ai Collaboratori Scolastici (i bidelli) i quali non sono soltanto dei “frati scopini”.
Chi svilisce i bidelli di fronte agli allievi (purtroppo, talvolta avviene) commette dunque un grave errore, poiché mina l’autorità di chi ha un compito da portare a termine, ossia “supplire” nella sorveglianza mentre i docenti cambiano classe.

Il momento più pericoloso è sempre l’intervallo, perché i corridoi s’affollano e, qualora avvenga un’improvvisa colluttazione – pur mantenendo il proprio posto di sorveglianza in corridoio (ci sono appositi turni) – quando si riesce ad arrivare è sempre tardi.
Capitò molti anni fa nella mia scuola, quando due allievi si presero a botte per una questione di femmine: un dente rotto ed una mano sanguinante. Quel giorno non ero in servizio, ma mi raccontarono che tutto avvenne così fulmineamente che nulla si riuscì a fare.

Un caso più grave avvenne in una scuola non lontana – non citerò il luogo, perché la storia fu assai triste – quello di un ragazzo che, durante l’intervallo, attraversò di corsa la classe e si gettò nel vuoto dalla finestra aperta, uccidendosi. Il tutto, sotto gli occhi dell’insegnante che era seduta alla cattedra, che dovettero poi portare via, anch’ella, in ambulanza per lo choc subito.
La docente fu ovviamente assolta da qualsiasi responsabilità, poiché non si poteva assolutamente prevedere una cosa del genere. Se mai, sarebbe stato necessario ascoltare prima quel ragazzo, capire cosa lo agitava, ma si sa: voti ed interrogazioni hanno sempre la precedenza, con tanto di tabelle esplicative per la valutazione, mentre ascoltare qualsiasi cosa che non sia ripetere la lezione è un optional, che pochi praticano.

Tornando a bomba sul caso di Torino, si scoprì che quei comportamenti erano abituali: il poveretto, chissà da quanto tempo subiva botte ed angherie. Chi interviene a salvarlo? Il docente? Il Preside? Un ispettore del Ministero? Miss Gelmini in persona? “Papi”?
No, chi lo salva è la colossale ignoranza e la spavalderia dei suoi aguzzini, i quali – non contenti – pubblicano il “frutto”, la prova provata della loro “virilità” nei confronti di una persona inerme. E, se non ci fosse stato Google (o chi per esso, nel senso dell’informazione), oggi quel povero ragazzo sarebbe ancora là a prender botte e sputi.
Ma, l’informazione, cos’è?

E’ una roba che se la prende, da un lato, con il Presidente del Consiglio – e non a torto – e dall’altro con la Magistratura e la “cattiva stampa”. Per noi, gente comune, bisogna perlomeno che ci passi sopra un camion e che dopo faccia retromarcia, per “fare notizia”.
Se non ci fosse stato quel filmato reso pubblico da Google – diamoci una sveglia, signori miei – nessuno si sarebbe accorto di niente: tante belle chiacchiere sul “bullismo”, fiumi di parole con l’autorevole intervento degli strizzacervelli e dei pedagogisti. Quel video, a differenza delle chiacchiere, inchioda.

Mi piacerebbe chiedere a quel ragazzo se quel filmato – indubbiamente difficile da “digerire”, poiché essere filmati alla berlina non fa piacere a nessuno – non ha cambiato la sua vita, almeno per quanto riguarda la sua vita scolastica.
Se così non fosse – ossia se le cose fossero continuate come prima – allora sarebbe la scuola a doversi giustificare ed, eventualmente, a pagare.
Invece, s’invoca la “privacy”.
Ma quale privacy? Quella di prender botte e star zitti?

I giornalisti che fotografarono i bambini vietnamiti che scappavano, con il napalm americano che mordeva loro la carne, rispettarono la “privacy” di quei poveretti, oppure ritennero che fosse di primaria importanza mostrare la mostruosità di quei bombardamenti?
Chi riesce, oggi, in Afghanistan, a raggiungere un villaggio appena “bonificato” dalle forze occidentali – nel quale si notano gli inequivocabili segni delle bombe a caduta libera o di quelle a grappolo – e filma l’orrore dei corpi straziati, dovrebbe forse porsi il dilemma di rispettare la “privacy” di quei cadaveri e dei loro congiunti? Ci viene il sospetto che questo “richiamo alla privacy” sia il prodromo sin troppo acclarato di un rinnovato “me ne frego!”, di lontana memoria.

Mentre il Paese sta sprofondando nella melma, mentre non c’è più angolo della vita politica che non emetta soffocanti miasmi, il Presidente del Consiglio lancia invettive contro le intercettazioni, che mettono a nudo il groviglio d’interessi corrotti che stanno strangolando il Paese: noi, la gente italiana. Il problema non è chi dà le botte oppure chi ruba sulla Sanità, non è neppure scoprire se ci sono persone che sono state probabilmente elette al Parlamento grazie alle “soffiate” dei mafiosi.
Il problema è che qualcuno possa scoprirlo.
Che qualcuno pubblichi, smascheri le “bordate mediatiche", mostri il centro dell’Aquila ancora ridotto in macerie. Che ci sia qualcuno che fotografa il viso di una madre sanguinante, perché i pretoriani romani sono saliti lassù, in Val di Susa, per far rispettare l’ordine imperiale.
Nella società dell’apparire, nessuna voce dissidente deve giungere all’udito delle persone: un mieloso, mellifluo cantico di benemerenze deve tutto circondare, quello dei “paladini del bene e della libertà”, l’ultimo miracoloso ritrovato del capataz di Arcore – probabilmente una costola di Mediaset – che dovranno contrastare il “pessimismo” degli italiani.
E, qualora i “paladini” si trovassero di fronte a filmati imbarazzanti – oggi un ragazzo picchiato, domani un assessore che intasca una mazzetta, dopodomani una telefonata dove si concorda un voto di scambio – s’invocherà la “privacy”.

Non dimenticherò mai che, sul cadavere d’Alfredino Rampi, si giocarono le fortune della P2 e, ahimè, le nostre simmetriche disgrazie.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2010/02/quando-la-melma-arriva-alle-labbra.html
24.02.2010

[1] Fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/24/news/condanna-video-2409480/

Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.

 
 
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Re: QUANDO LA MELMA ARRIVA ALLE LABBRA, S’INVOCA LA PRIVACY (Voto: 1)
di mistermister il Mercoledì, 24 febbraio @ 22:12:50 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Egr. Carlo Bertani
Si però...
in Vietnam c'era la guerra ed in Afghanistan c'è ora....
Intendo dire che il contesto, in cui avviene un fatto, debba avere una sua importanza.
Ho sempre avuto difficoltà a capire cosa significara fa il giornalista e cosa deve essere una notizia.
Ora se per far capire gli orrori di una guerra è stato, sarà necessario, mostrare le foto citate probabilmente questa è/sarà notizia.
Penso che esistano, oramai, due modelli-meccanismi che vigono nella società moderna.
"Legifera sugli effetti"
"Upload first, control after" ...carica prima e controlla dopo
Leo Strauss
http://it.wikipedia.org/wiki/Leo_Strauss
mi pare scrivesse che il politico o "filosofo legislatore" deve divenire un paladino bla, bla... quindi se si legifera sulle cause i problemi scompaiono. Legiferando,invece sugli "effetti" invece si colgie il sentimento del popolo.
Quindi è meglio legiferare sulla "pillola del giorno dopo", sull'aborto, che fare Programmi Scolastici sulla Sessualità, per preparare le nuove generazioni.
Meglio legiferare quanti spinelli devi avere in tasca, che spiegare a scuola gli effetti delle droghe.
Etc etc etc
I giornali, TV non devono educare la gente, ma solo evidenziare la notizia.
Domanda :
La reiterazione delle immagini, di un evento, non è una forma di educazione forzata ed inconscia ?
Quando i giornali/TG danno la notizia di un video e aggiunge
"spopola in rete" "guarda le foto" etc etc fanno informazione o "educazione forzata" ?
Il problema, in realtà, sono gli imbecilli.
Tutti diranno che ci sono sempre stati... si però adesso hanno in mano la tecnologia...percui sono divenuti pericolosi
Ieri, sul Corriere della Sera, tra i commenti sul problema del gruppo, che su Facebook aprì un account controbambini Down, un lettore ha scritto: ...ma questi sono dei Troll
Il nuovo linguaggio mediatico fa si che dando nomi così "fiabeschi" agli imbecilli ed ad altre categorie si disensibilizza la parola e di conseguenza anche l'evento.
Basterebbe citare l'on. Bersani che disse "Morgan ha sbagliato, occorre dargli un'altra possibiltà"
e Bruno Vespa, con il suo confessionale, al "povero depresso" ha pure dato la parola
... ma per cortesia !!!!!
Quando arriverà il "citizen journalism" saremo fritti.
Per farla breve ... la TV (TG, Reality,MTV Jackass), YouTube e vari sono la nuova"squola"
Lei potrà rispondere che è d'accordo o non è daccordo, e chiedermi OK ma :
facciamo qualcosa o lasciamo perdere ?
Ho paura che oramai sia troppo tardi

La ringrazio dei suoi articoli che sono sempre "acqua limpida" in cui immergere la nostra mente e coscienza.


 
 


 
 
Darwinismo sociale (Voto: 1)
di Tonguessy il Giovedì, 25 febbraio @ 00:51:41 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Fittest to survive: il più adatto alla sopravvivenza. Quel ragazzo down era molto meno adatto alla sopravvivenza dei suoi nazisti "amici". I quali invece avevano (e molto probabilmente ancora hanno) una necessità impellente: dimostrare il loro spirito di "adattamento" alla sopravvivenza. Figli, mi ci gioco lo stipendio, cresciuti in famiglie "bene" dove si mangia guardando il tiggì, a otto anni si ha il cellulare, a quattordici il motorino ed è tutto un'ostentazione (o più correttamente ostensione) di reliquie postmoderne che fanno da contraltare alla miseria culturale e all'appiattimento comportamentale e relazionale. Si tace, si obbedisce e ci si ribella non contro i mandanti di tale miseria ed appiattimento ma contro gli stessi che la subiscono ma hanno la sfortuna di mostrare qualche differenza (tipo curva nord e curva sud) ed essere a portata di telefonino.
Già, il telefonino. La reliquia touchscreen di ultima generazione che certifica l'appartenenza ai fittest to survive. Non serve più a telefonare (che direbbero poi i fittest? Hanno mai avuto argomenti?) ma a scrivere in bimbominkiesco, cioè ancora a sottolineare la propria appartenenza.
Personaggi senza nome nè gloria rivendicano il diritto di far emergere dalla palude della piattezza culturale nome e gloria attraverso la medialità, step successivo per i fittest. "Ostento ergo sum", questa la tesi principale. L'ostensione, fateci caso, è un fatto che deve essere percepito dal più ampio numero possibile di "fedeli". Non esiste ostensione in forma privata, modesta, meditativa, senza troppe persone attorno.
Quindi web (o tv). Visibile da milioni di persone. Hai fatto qualcosa di "importante" e adesso sei in rete, tutti possono finalmente notarti. Finalmente puoi uscire, novello Corona, dall'insulsaggine che ti è propria e cominciare a scalare la classifica dei fittest. Ce la puoi fare. Finalmente non più una vita vitrea, un'esistenza diafana, ma la porta di accesso.
Hai imparato il metodo, adesso devi applicarlo con scienza. Trova un socialista che faccia da garante presso le banche svizzere e costruisci Milano2.


 
 


 
 
Re: QUANDO LA MELMA ARRIVA ALLE LABBRA, S’INVOCA LA PRIVACY (Voto: 1)
di osva il Giovedì, 25 febbraio @ 02:12:01 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Completamente d'accordo. Lo scopo è limitare la nostra libertà di informarci, aumentare la censura a tutti i livelli cominciando da un episodio che "commuove". Questo è il sistema migliore. Domani non si potranno far vedere foto e filmati di aggressioni e reati commessi da chicchessia, utili magari a fare giustizia, invocando il diritto alla privacy. La fine delle intercettazioni telefoniche.


 
 


 
 
Re: QUANDO LA MELMA ARRIVA ALLE LABBRA, S’INVOCA LA PRIVACY (Voto: 1)
di AlbertoConti il Giovedì, 25 febbraio @ 02:57:25 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
In un mondo di ladri la privacy dovrebbe essere circoscritta al sesso tra chi si ama veramente. Ogni altro abuso della privacy è strumentale a nascondere comportamenti antisociali, la cui sommatoria corrisponde esattamente al mondo di merda in cui viviamo.


 
 


 
 
Re: QUANDO LA MELMA ARRIVA ALLE LABBRA, S’INVOCA LA PRIVACY (Voto: 1)
di SempreIo il Giovedì, 25 febbraio @ 04:31:36 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Di Google e dei suoi dirigenti mi importa poco, hanno risorse ampiamente sufficienti per potersi difendere.

Della scuola c'è poco da preoccuparsi, penso che solo il crack potrà cambiarla. Già ai miei tempi la differenza la facevano gli "ultimi" nella gerarchia, che con la propria passione, voglia e capacità supplivano alle - sempre presenti - mancanze: di fondi, strutture e materiali.

Ma, caro Carlo, chi stava vicino a quel giovane? E chi, oggi, adesso, sta vicino ad altri come lui?
Gli altri 20 compagni di classe che vedono e gli altri 50 compagni di scuola che sanno? Possibile che nessuno senta dai loro genitori qualcosa come "è cosa brutta, la prossima volta che accade aiuta quel ragazzo" e agisca?
Tu, che vivi queste situazioni, mi sai dire sugli altri: deboli, menefreghisti, spettatori, partecipi o cos'altro?


 
 


 
 
Re: QUANDO LA MELMA ARRIVA ALLE LABBRA, S’INVOCA LA PRIVACY (Voto: 1)
di qzu il Giovedì, 25 febbraio @ 03:55:35 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
non ho letto un rigo sulle sanzioni inflitte ai criminali che hanno umiliato il ragazzo. QUALCUNO NE SA QUALCOSA?


 
 


 
 
Re: QUANDO LA MELMA ARRIVA ALLE LABBRA, S’INVOCA LA PRIVACY (Voto: 1)
di babau il Giovedì, 25 febbraio @ 16:09:21 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Io penso che la questione è complessa:
In linea generale è sbagliato pubblicare un video del genere, comunque non credo che si possa incolpare un webmaster (o in qusto caso dei dirigenti d'azienda )per aver permesso che un video del genere venisse pubblicato, controllare tutto il materiale che viene caricato su certi siti è un impresa titanica e molte volte puo risultare anche molto difficile distinguere cio che è buono da cio che è cattivo.
Io penso comunque che la maggior parte delle persone vedendo un video del genere si immedesima nella vittima e prova rabbia e frustrazione nei confronti degli assalitori quindi anche se il video è stato caricato dagli assalitori in realtà poi puo essere usato contro di loro, anche per provare un evidenza che altrimenti sarebbe stata difficle da dimostrare.

insomma non penso che in questo caso youtube o internet sia da biasimare o da lodare trovo molto sbagliata la condanna dei dirigenti di google comunque col potere informativo che hanno possono benissimo difendersi da soli


 
 


 
 
Re: QUANDO LA MELMA ARRIVA ALLE LABBRA, S’INVOCA LA PRIVACY (Voto: 1)
di Terrestre il Venerdì, 26 febbraio @ 05:54:07 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Sono daccordo con il sig Bertani, la privacy oggi è diventata solo "alibi per i furbi" non più una sensibile difesa sulla vita privata del singolo! ....ma quello che mi domando è: Ma nessun genitore oggi paga per i suoi figli? Neanche chi ha generato una mal'Educazione oggi merita il carcere? E dovremmo anche essere contro l'aborto dei loro bambini......perchè mai? Di questo si dovrebbe discutere in TV, altro che Morgan e "le sue dipendenze" da Italiano Benestante...anzi...se posso aggiungere un mio parere da expraticante: la principale controindicazione della cocaina è la DEPRESSIONE a lungo termine, quindi non ci giriamo intorno che ci si arricchiscono solo le case farmaceutiche! Per quanto rigurda Google si chiudetelo pure!!Ma non toccate Youtube che già di rado ospita ottimi video informativi poichè rimossi da direttive superiori!!


 
 


 
 
. (Voto: 1)
di myone (out@out.com) il Venerdì, 26 febbraio @ 10:55:44 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)

Se ci fosse un potere mondiale, o usando solamente il potere interno di uno stato come l' italia,
internet andrebbe usato e messo in accesso, solamente a chi si registra dalla fonte della connessione,
all' email, alla gestione dei siti, con computer e sistema per legge posto nominalmente,
dove tutto quello che fai o dici, deve avere nome e cognome.
Io scrivo un' email com la mail del mio nome e cognome, posso postare blog, siti e forum, con nome e cognome, posso far visualizzare video o altro, con nome e cognome.
La liberta' comuncia quando TE SEI LIBERO DI ESPOSRTI, E NON DI NASCONDERTI


  • Re: domanda di nautilus55 il Venerdì, 26 febbraio @ 11:48:29 CST
  • Re: . di Diapason il Sabato, 27 febbraio @ 05:54:10 CST
 
 


 
 
Re: QUANDO LA MELMA ARRIVA ALLE LABBRA, S’INVOCA LA PRIVACY (Voto: 1)
di Diapason il Sabato, 27 febbraio @ 05:49:40 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
...Non è un "prodromo sin troppo acclarato di un rinnovato “me ne frego!”, di lontana memoria".
E' più semplicemente un contemporaneissimo meccanismo: omertà.


 
 


 
 
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