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  SERGIO MARCHIONNE, IL SOCIALISTA
Postato il Mercoledì, 24 febbraio @ 07:15:00 CST di davide
 
 
  Italia DI GIORGIO CREMASCHI
liberazione.it

Alla Fiat, assieme alla crisi si va accumulando un tale concentrato di vergognose sopraffazioni e sfacciate ingiustizie, che non è solo necessaria una forte lotta sociale e politica, ma una vera e propria rivolta morale.

La polizia è intervenuta massicciamente alla Fma di Pratola Serra (Avellino) per far uscire i motori contro il presidio dei lavoratori in cassa integrazione. E' il primo massiccio intervento pubblico nella vertenza. Il primo intervento del governo, dopo le chiacchiere e gli applausi sanremesi del ministro Scajola. Gli unici soldi finora spesi dal governo nella vertenza Fiat sono quelli adoperati per pagare gli straordinari alle centinaia di poliziotti che devono presidiare lo stabilimento campano. Se questo è l'intervento del governo nella crisi, la strategia aziendale si sviluppa in perfetta sintonia con esso.

Possiamo così sintetizzare le scelte imprenditoriali di Sergio Marchionne, dopo che si sono diradati in un anno i fulgori della sua beatificazione. Si chiude dove minimamente non conviene e si aprono gli stabilimenti dove gli stati pagano gran parte dell'investimento e i lavoratori ricevono stipendi incivili. Otto miliardi di dollari sono il finanziamento del governo degli Stati Uniti all'unione Fiat-Chrysler. Quasi due miliardi ha promesso Putin alla Fiat per un nuovo stabilimento in Russia. Quasi altrettanto paga il governo messicano per fare le 500, attualmente costruite in Polonia, dove il costo del lavoro comincia ad essere eccessivo. Cifre minori, ma comunque significative, la Fiat riceverà per riprendere la produzione automobilistica in Serbia.

La Fiat investe dove lo stato paga. A livello mondiale ha accumulato in breve tempo almeno dodici miliardi di dollari di pubblici finanziamenti. Nello stesso tempo, la Fiat accompagna l'inseguimento dell'intervento pubblico con quello per i salari più bassi. Nello stabilimento serbo, ex Zastava, pare che gli operai assunti avranno contratti di pochi mesi e una paga mensile che non raggiungerà i 300 euro. Gli stipendi dei lavoratori messicani del nuovo stabilimento saranno anche più bassi e così pure quelli russi. Si estende così nel gruppo Fiat l'area dei lavoratori pagati con salari da terzo mondo, mentre si riduce l'occupazione pagata con salari occidentali. In Brasile e in Polonia, dove ci sono grandi stabilimenti Fiat, la crescita dei salari di questi anni, 500 euro in Sudamerica, 700 nel paese europeo, ha aperto la via a un brutale attacco ai diritti dei lavoratori.

E d è bene ricordare che quest'attacco alle più elementari libertà sindacali è la premessa di ogni investimento Fiat all'estero. Dall'India alla Turchia, dove i salari sono a livello di quelli serbi. In quel paese la Fiat ha estromesso dalla fabbrica il sindacato democratico e ha costruito un proprio sindacato aziendale giallo. Ovunque nel gruppo si diffondono le pratiche antisindacali, sfruttando al meglio in ogni paese ciò che permette la legge. Così l'azienda si abitua a un regime di gruppo nel quale, alla faccia di tutte le dichiarazioni, i lavoratori vengono spremuti, sfruttati e improvvisamente abbandonati quando si presentano altrove condizioni di miglior sfruttamento. Mentre rinverdisce così i fasti delle peggiori multinazionali, in Italia il gruppo dirigente Fiat affronta la crisi con una sfacciata brutalità di classe.

Sergio Marchionne, in questi giorni, si è aumentato lo stipendio del 40%, passando da 3,4 milioni di euro a 4,8. Altrettanto ha fatto Luca Cordero di Montezemolo, che però guadagna qualche centinaia di migliaia di euro più di Marchionne, perché è anche a capo della Ferrari. Complessivamente il top management dell'azienda si è aumentato gli stipendi da 11 a 19 milioni all'anno. Questo mentre il premio aziendale per gli operai e gli impiegati, nel 2009, è stato tagliato da 1.200 a 600 euro e per il 2010 si annuncia già ridotto fino a 300. La Fiat quest'anno ha perso 800 milioni di euro, come risulta dai bilanci. Ma gli azionisti si sono comunque distribuiti 250 milioni di dividendi. Si prepara la chiusura di Termini Imerese, si annunciano tagli complessivi dell'occupazione, cresce l'incertezza di molti stabilimenti, la cassa integrazione permanente oramai riduce le retribuzioni reali di un lavoratore Fiat a 900 euro netti mensili, ma la famiglia Elkann-Agnelli si distribuisce lauti guadagni.

Insomma, mentre i lavoratori del gruppo, in nome della crisi, pagano costi sociali drammatici, con vite intere che vengono messe in discussione, gli azionisti, Marchionne e Montezemolo, se la sguazzano. E' una vergogna senza precedenti, che dovrebbe suscitare un moto d'indignazione nell'opinione pubblica e che invece, fino ad ora, viene presentata con giustificazioni o assuefazioni. La concreta strategia imprenditoriale di Marchionne è tagliare i posti di lavoro e i salari, inseguire il costo del lavoro più basso e farsi pagare gli investimenti con i soldi pubblici. Il resto sono fumi pubblicitari atti solo a mascherare la realtà.

Un dirigente della sinistra ha dichiarato che, nonostante tutto, considera ancora Marchionne un socialdemocratico. In un certo senso è vero, perché l'amministratore delegato della Fiat, anche se l'azienda va male e i lavoratori perdono il posto, vede la sua paga crescere sempre di più. Marchionne e gli azionisti della Fiat hanno raggiunto quindi il migliore dei socialismi possibili, mentre ai lavoratori del gruppo si applicano le più brutali leggi di mercato.
Davvero in Fiat si gioca un pezzo di ciò che resta della democrazia in questo paese.

Giorgio Cremaschi
Fonte: www.liberazione.it
23.02.2010
 
 
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Re: SERGIO MARCHIONNE, IL SOCIALISTA (Voto: 1)
di amensa il Mercoledì, 24 febbraio @ 07:53:29 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
i capitali sono già "globalizzati" da tempo. il lavoro NO.troppe persone nei servizi o nlle amministrazioni vivono sulle spalle di coloro che creano il valore reale, che affinchè non venga a loro in mente di richiedere la giusta parte di esso, vengono ricattati, spremuti, schiavizzati. si è arrivati al paradosso di esser contenti di avere un lavoro malpagato basta di averne uno. I lavoratori hannop perso il treno, si sono fatti irretire dalle promesse, dai governi espressi dalle borghesie e dal capitale, e quanto avviene ne è la conseguenza. quando capiranno che la forza è dalla loro parte, che nessuno ha nulla se loro non producono, basta che si organizzino e riscoprano cos'è l'unità e la solidarietà, forse sarà troppo tardi, ma se arriveranno in tempo potranno ribaltare ui rapporti di forza, come già avvenuto in passato, seppur per breve periodo. auguri


 
 


 
 
Re: SERGIO MARCHIONNE, IL SOCIALISTA (Voto: 1)
di maristaurru il Mercoledì, 24 febbraio @ 08:34:36 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio) http://www.maristaurru.com/
Spero di sbagliare, ma a me sembra che come al solito si grida al lupo, al lupo, dopo che i buoi sono usciti dalla stalla. Che se ne fanno gli operai Italiani di una rivolta morale adesso, dopo che per decenni sono stati, nella acquiescenza generale i meno pagati in europa a fronte di una classe padronale, dirigente e sindacale , la più ricca e potente in europa? D'altra parte questi sono gli eredi di quel maestro di etica e bontà come Gianni Agnelli, che con freddezza ad Angelo Rizzoli che aveva conosciuto bambino, di fronte al furto evidente delle sue proprietà, ha saputo rispondere: " Eri il più debole, ti abbiamo divorato" I deboli si divorano da quelle parti , il sindacato ha frequentato a lungo quella gente, ha acquistato forza e potenza mentre venivano divorati gli operai, a me pare che gran belle carriere sindacali sono sorte a quella corte di pescecani. Un Paese intero ha dato l'obolo per decenni per permettere che si arricchissero tutti, ma il mondo cammina e capita che certe rendite di posizione cadano. La Fiat investe dove lo stato paga, appunto e quanto abbiamo pagato noi Italiani per fare aricchire la Fiat ed i suoi pescecani, e quanto di questa abitudine vergognosa è dovuta all'abbraccio indegno Fiat/ Sindacato? Accà nisciuno è fesso, non ci sperate, e soprattutto dovete capi che il piatto piange, siamo stati spremuti fino all'osso, almeno quelli che non fanno parte di nessuna parrocchietta e , guarda tu, restano sempre fuori e siamo incavolati marci, non ci provate, che fin ora vi stava bene a tutti come andavano le cose: due cortei, tre volantini, una pattuizione infinita e una firma al ribasso dopo che noi cittadini ci eravamo giobbati mesi di costo di cassa integrazione, davvero non provateci nemmeno a bussare cassa allo Stato per soldi da dare alla fiat, Uno Stato che si rispetti dovrebbe rispondere come quel simpaticone di Padoa Schioppa a proposito dei Greci; se vogliono aiuto debbono rinunciare a qualcosa: ad un pò di sovranità, Statalizziamo i baraccone e teniamo al posto loro i sindacati : che badino agli interessi delle fabbriche e dei lavoratori .. sarebbe una gran bella cosa, finalmente si tornasse a fare sindacato vero. .


 
 


 
 
Re: SERGIO MARCHIONNE, IL SOCIALISTA (Voto: 1)
di marcopa il Mercoledì, 24 febbraio @ 08:56:32 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
La crisi e' sistemica, e' fine definitiva dell' illusione di sviluppo illimitato per tutti. Ma in questo arretramento collettivo quantitativo c' e' uno spazio immenso per la ridistribuzione, risorse immense in mano a pochi che possono andare sia ad alzare il reddito individuale sia a spese sociali e collettive per migliorare la vita di tutti. Ma non si vede chi possa portare avanti queste posizioni, la sinistra e' debole e si identifica sempre con il comunismo che non e' fallito per colpa di Stalin ma per limiti propri enormi. Sarebbe necessaria una nuova politica, l' idea e la pratica di un nuovo socialismo libertario, liberale, umanista. Cremaschi e' bravo ma la lotta per essere efficace ha bisogno di una rottura con la vecchia sinistra.


 
 


 
 
Re: SERGIO MARCHIONNE, IL SOCIALISTA (Voto: 1)
di wld il Mercoledì, 24 febbraio @ 10:26:51 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
L'era della cuccagna è finita o diciamolo pure che è finita un'era del consumismo di tanti a favore di pochi, offerte speciali e rottamazioni di ogni bene di consumo hanno ormai le ore limitate, un colpo di coda ancora per indebitare i soliti beoti con macchine che non possono mantenersi e affidare l'ultimo quinto di uno stipendio che fra poco non avranno più. Questo purtroppo è lo sconcertante scenario che ancora nessuno vuole prenderne atto, mutui impagabili, perdita del potere d'acquisto, pensioni vergognose, devastazione del territorio, tangenti e corrotti, mala sanità, tribunali che non hanno nemmeno la carta e la penna per scrivere, polizia con un parco macchine vetuste e senza benzina, l'Italia sta franando e nessuno si è chiesto il perché, magari se si incendiassero di meno i boschi il territorio potrebbe tenere. Il Signor Sergio Marchionne fa solo quello che le impone il business, cosa si poteva aspettare di diverso da un amministratore di una S.p.a. ora multinazionale? Lui è solo l'ultimo di una grande banchetto ai danni del popolo Italiano, non dimentichiamoci mai che una volta prima del terziario avanzato, avevamo I Pirelli, i Breda, la nostra SIP oggi Telekom, una florida azienda come la Olivetti, le ferrovie dello stato e L'Alitalia solo per enumerare alcune aziende, sono state distrutte monetizzate da una classe dirigente discutibile, con amministratori delegati con stipendi che nemmeno in mille anni un operaio o impiegato avrebbe realizzato, e quando fallivano passavano da una amministrazione all'altra con stipendi sempre più alti, e bonus di buona uscita stratosferici, con il bene placido della politica tutta. Credo fermamente che quel politico della sinistra che ritiene il Signor Sergio Marchionne un socialdemocratico non conosca la differenza tra un socialdemocratico e il capitalismo, essere informali nel vestire non vuol dire essere quello che il vestito rappresenti, oggi più che mai non sempre si riconosce il monaco dall'abito che porta. Quello che più mi addolora è di vedere uno stato che non prende posizione, e millanta il meno peggio dell'Italia in confronto degli altri stati Europei; come tanti voglio ribadire il concetto che dopo la sfortunata Grecia e l'attuale Irlanda, nel mirino di un grosso tonfo ci siamo noi insieme ad altri paesi come la Spagna ed il Portogallo, non credo che la Germania e la Francia siano così forti da poter reggere un nostro imminente fallimento. Che dire? prepariamoci.


 
 


 
 
Re: SERGIO MARCHIONNE, IL SOCIALISTA (Voto: 1)
di AlbertoConti il Mercoledì, 24 febbraio @ 11:01:49 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
C'è da piangere a veder montare la tragedia di tanta povera gente onesta, che chiede solo di poter lavorare, mentre monta la sfacciataggine di chi fa sempre più soldi, rubandoli, e l'idiozia delle vittime di domani, plagiate tra grande fratello, veline, e giù giù, fino alle mafie. Finalmente però si comincia a riconoscere i meccanismi sperequativi, mai così evidenti e a modo loro "efficienti", ma che vengono da lontano, nel tempo. Un conto troppo salato, insostenibile, di una sbornia troppo lunga e smodata, per pochi. La Fiat è marcia da decenni, per questo ben rappresenta questo momento e quest'italia tradita. Per questo sopravvive nel mercato marcio della finanza fine a se stessa, sempre più simile a un tritacarne senza volto. Ci resterà solo il cemento colato, un lavoro che non si può esportare, ma per questo c'è l'immigrazione a provvedere e la mafia a organizzare. La finanziarizzazione totalizzante è un mostro sfuggente, una piovra ormai planetaria che stritola tutto senza mai concretizzarsi quanto basta per conoscerla e sconfiggerla. La sua arma è la mobilità rapida, il riciclaggio alla velocità della luce delle sue forze, succhiate alle prede in tutto il mondo, attraverso i tentacoli della rete informatica delle banche, i suoi gangli vitali. Ci vuole un potente antiparassitario!


 
 


 
 
Re: SERGIO MARCHIONNE, IL SOCIALISTA (Voto: 1)
di Cornelia il Mercoledì, 24 febbraio @ 12:22:32 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Ma non farebbero prima gli Stati, preoccupati per l'occupazione, a dare i soldi direttamente ai lavoratori invece di passare per questi vomitevoli intermediari? Solo perché sennò qualcuno gli dà del "socialista"???


 
 


 
 
Re: Semplice (Voto: 1)
di vic il Mercoledì, 24 febbraio @ 13:08:47 CST
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Cosa fare?

Semplice: non piu' acquistare auto Fiat!
Complicato: trasformare i Marchionne ed i Montezumoli in operai messicani.

Tutti li' ad analizzare? Riguardiamo assieme "Modern Times" di Chaplin. C'era gia' dentro tutto, con un po' piu' d'ingegno del Monteprezzemolo!

Marchionne? Modern times: e' un manager uscito dalla fabbrica dei manager. Tutti con lo stesso tipo di cervello, si fa per dire, e tutti senz'anima, malgrado il pullover. Non dimentichiamolo mai: i manager non sono capitani d'industria. Marchionne non sara' mai Olivetti. Marchionne e' un mercenario, Olivetti era un imprenditore idealista.

Montezemolo non sara' mai Enzo Ferrari, malgrado i torrenti di parole, le benedizioni agnellesche ed i milioni guadagnati "alla furbastra". E' una montagna di chiacchiere, apparenza, sostanza zero, il che va molto bene nell'Italia di oggi.

Forza che la Libia e' vicina! Li' si' che ci sono grandi fonti di ispirazione!



 
 


 
 
Re: SERGIO MARCHIONNE, IL SOCIALISTA (Voto: 1)
di backtime il Mercoledì, 24 febbraio @ 13:13:03 CST
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Ditemi quello che volete, ma a me questi laudati dii, che fanno scendere il fantino a 5 metri dal palo e 20 metri di distacco sul secondo, per accompagnare poi il cavallo al nastro, mai, mi hanno convinto e mai cominceranno a farlo!

Intanto comincerei se avessi lo Stato in mano, a sequestrare tutte le fabbriche FIAT, anche perché le fabbriche sono di chi le mantiene e non di chi le gestisce e dopo oltre 60 anni di FIAT in Italia, dovrebbe venire davanti a me un Agnelli per dirmi che quella è roba sua, che gli stacco una gamba e l'attacco a un motore di una cinquecento (la mitica, non certo quell'obrobrio che costa come una Y e vale quanto una stecca di mollette) ingrano la quinta e lo prendo calci coi piedi suoi, finchè non finisce benzina. Poi indico una bella gara tra gli istituti Italiani per creare la macchina per tutti a un prezzo di favore e me le posso rivendere anche in Libia ed in Egitto, in fondo non comprano già le nostre usate (leggasi rubate) macchine? allora gliele vendiamo nuove allo stesso prezzo, poi una volta visto che vanno, invadiamo il mercato europeo, in fondo siamo Italiani no? quindi è riconosciuto che l'ingegno non ci fa difetto, se indovini il disegno della carrozzeria e costa 5000 inondi il mercato. La prima a chiudere è la FIAT. La mia prima vettura è stata una 127, pezzi fatti in casa che venivano sul mercato quanto quelli delle macchine coreane, che cominciavano allora ad invadere il mercato.

Ho troppe idee per una sola testa, tante che potrei anche venderle, poi penso, ma perché le devo vendere? un ricco quando diventa più ricco neanche se ne accorge, e così me le tengo non sia mai che domani ho quei due soldi e li investo, magari divento un po ricco anch'io, che ne dite.


 
 


 
 
Re: SERGIO MARCHIONNE, IL SOCIALISTA (Voto: 1)
di IVANOE il Giovedì, 25 febbraio @ 02:57:06 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
E Cremaschi che fa si definisce comunista ? e magari pure estrema ? E' un'altro incantatore di serpenti, un'addormentatore delle masse lavoratrici. Cosa ha fatto oltre che fare finta di essere alternativo al sindacato che lui rappresenta quando c'è stato il patto per l'italia dove hanno finito di massacrare la classe lavoratrice ? Cosa ha fatto per i suoi tanti amati operai della fiat quando sotto i suoi occhi sono passati la riduzione del potere di acquisto ? Non ha fatto un bel niente come bertinotti, come diliberto e come tanti altri, finti paladini dei lavoratori di giorno e di notte alfieri del potere capitalistico. Cremaschi se ne stà buono buono con i suoi 7 /8 mila euro al mese al caldo da anni e per quanti non ci credono basta che guardino i risultati che è riuscito a portare a vantaggio dei lavoratori :NESSUNO.


 
 


 
 
. (Voto: 1)
di myone (out@out.com) il Venerdì, 26 febbraio @ 11:07:17 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
la fiat dovrebbe essere statale. fino a che si fanno auto solo per guadagnarci, siamo lontani sia dal fare del lavoro una fonte di sostentamento, e sia della vita una forma di pulita organizzazione che deve vivere, e non viversi nel peggio.


 
 


 
 
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