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  COSA CI INSEGNA LA CRISI DI HAITI SULLA NATURA UMANA
Postato il Venerdì, 22 gennaio @ 16:10:00 CST di elisa
 
 
  Psiche DI JEREMY RIFKIN
commondreams.org

Il terremoto ha innescato una risposta globale empatica

Frenetiche twittate e video sono stati diffusi da Haiti, supplicando aiuto da parte della razza umana in seguito al devastante terremoto che ha raso al suolo uno dei paesi più poveri del pianeta, diffondendo distruzione e morte.

La risposta della gente da tutte le parti del mondo è stata immediata. Governi, ONG, e singoli individui si sono mobilitati in missioni di soccorso, e vari siti web pubblici stanno portando luce sull'argomento per far sì che la grande famiglia umana possa tendere un abbraccio solidale ai suoi vicini di una piccola nazione caraibica. Abbiamo visto una risposta globale simile in conseguenza dell'uragano Katrina, che aveva devastato New Orleans e la costa del golfo degli Stati Uniti, e nel caso dell'immenso tsunami che aveva colpito le coste dell'Asia e dell'Africa all'inizio di questa decade.

Negli utlimi anni, nonappena un disastro naturale si è abbattuto su quello che ormai sta sempre più diventando un mondo connesso e interdipendente a livello mondiale, gli esseri umani si sono riconciliati come una grande famiglia in uno slancio di compassione e preoccupazione. Per quei brevi periodi di tempo abbiamo lasciato da parte le molte divergenze che ci separano per comportarci come un'unica specie. Siamo diventati l'Homo empaticus.

Eppure, se messi di fronte a tragedie analoghe che siano il risultato di comportamenti provocati dall'uomo, anziché prodotte da calamità naturali, siamo spesso incapaci di raccogliere lo stesso tipo di risposta collettiva.

Ad esempio, ricordate quando il prezzo del petrolio ha raggiunto il valore record di 147$ al barile sui mercati mondiali, nel Luglio del 2008. I prezzi sono schizzati e le necessità di base, dal cibo al combustibile per il riscaldamento, sono diventati proibitivamente costosi, mettendo a repentaglio le vite di milioni di esseri umani. Sono scoppiati disordini per l'approvvigionamento di cibo in più di 30 paesi. Nonostante ciò, la risposta collettiva da parte della razza umana è stata appena percettibile. Analogamente, sebbene siamo afflitti dagli effetti - già visibili - del cambiamento climatico indotto dall'uomo che sta devastando interi ecosistemi in vari paesi del mondo e creando milioni di rifugiati "ambientali", la risposta globale è stata debole.

La domanda è: perché?

È vero che una calamità naturale inaspettata cattura facilmente la nostra attenzione. Ma il mio sospetto è che questa non sia l'unica ragione per cui non siamo in grado di rispondere alle sofferenze indotte dall'essere umano con la stessa intensità emotiva e cognitiva. Il problema si trova più in profondità. Quando un comportamento indotto dall'uomo si conclude con la sofferenza di altri uomini su larga scala, tendiamo a fare spallucce, come a dire: "è la natura umana, e quindi non c'è molto da farci". Questo perché siamo abituati a pensare alla natura umana come se fosse necessariamente egoista. Le nostre convinzioni sono diventate una profezia che si auto-avvera - anche se si sono rivelate incorrette.

All'alba della moderna economia di mercato e dell'era dello stato-nazione, i filosofi dell'Illuminismo hanno sostenuto che gli esseri umani fossero agenti autonomi, che fossero distaccati, razionali, spinti da interessi personali di tipo materialistico e desideri utilitaristici.

Ma è davvero questo quello che siamo?

Se fosse così, come potremmo spiegare la reazione empatica alle calamità naturali come quella che ha avuto luigo ad Haiti nella scorsa settimana? Forse le nostre opinioni sulla natura mana rispecchiano semplicemente le assunzioni dell'attuale economia e offrono a chi detiene il potere una maniera facile per giustificare e spiegare la sofferenza inflitta agli altri, spacciandola per una conseguenza del comportamento aggressivo, avido ed egoista tipico della nostra specie.

E se queste assunzioni fossero false? Negli ultimi 15 anni, scienziati provenienti da una vasta gamma di campi del sapere, dalla biologia evolutiva alla ricerca neurocognitiva fino alla pedagogia, hanno fatto scoperte mozzafiato, che ci obbligano a rivedere i nostri punti di vista. Alcuni ricercatori stanno individuando neuroni-specchio - i cosiddetti neuroni della "partecipazione empatica" - che permettono all'uomo e ad altre speci di provare su se stessi la condizione in cui si trova un altro essere vivente. A quanto pare siamo gli animali più socievoli, e andiamo alla ricerca di complicità e compagnia da parte dei nostri simili.

È solo quando il nostro naturale impulso al contatto empatico viene represso o negato che vengono in superficie pulsioni secondarie come l'aggressività, l'avidità e i comportamenti di tipo egoistico.

Ne emerge che la nostra coscienza collettiva è cresciuta in modo regolare nel corso della storia. I nostri antenati saccheggiatori/cacciatori manifestavano le loro preoccupazioni empatiche primarie soltanto ai propri parenti stretti e alla famiglia in senso ampio. Con l'arrivo delle grandi religioni, questo è diventato vero anche tra coloro che condividevano lo stesso credo religioso. Gli ebrei empatizzavano con gli ebrei, i cristiani con i cristiani, i musulmani con i musulmani, etc. Nel mondo moderno, dominato dall'economia e dagli stati-nazione, il contatto empatico si è esteso alle persone che condividono la stessa identità nazionale. Gli americani empatizzano con gli americani, i tedeschi con i tedeschi, i giapponesi con i giapponesi, etc.



Al giorno d'oggi, la diffusione di informazioni e di tecnologie di comunicazione sta avvicinando l'intera razza umana in una grande famiglia allargata. È dunque così difficile immaginare un salto della consapevolezza umana con l'estensione della solidarietà alla nostra intera specie e alle altre creature che abitano questo pianeta insieme a noi? Pensate per un momento alla risposta globale che si è avuta quando hanno sparato ad una giovane studentessa universitaria durante una manifestazione di protesta, in seguito all'invalidamento delle elezioni iraniane. Nell'arco di pochi minuti, milioni di studenti universitari in tutto il mondo stavano vedendo attraverso il proprio cellulare il video dell'omicidio, ed empatizzavano con i giovani dell'Iran. Oppure considerate la diffusione del video in cui si mostravano un orso polare e il suo cucciolo arenati su un lastrone di ghiaccio galleggiante a causa del riscaldamento globale. Milioni di ragazzi in tutto il mondo si sono immedesimati istantaneamente nella situazione della madre e del suo piccolo.

Studenti di tutto il mondo stanno imparando che il loro comportamento di tutti i giorni - il cibo che mangiano, l'elettricità che consumano, l'automobile di famiglia in cui viaggiano, e una miriade di altre abitudini consumistiche influenzano profondamente lo stato di benessere di ogni altro essere umano e creatura vivente sulla Terra. Questa è la testimonianza dell'apparizione di una coscienza collettiva e il punto di partenza per il prossimo stadio del nostro viaggio evolutivo come creatura solidale.

Ora abbiamo bisogno di porre le basi per una civiltà empatica che sia compatibile con la nostra natura profonda. Questo esigerà una riesamina dei metodi educativi, una riforma del nostro sistema di istruzione, dovremo reinventare i modelli economici e trasformare le nostre istituzioni governative in modo tale da sintonizzarli sul nostro stile di vita, e far sì che siano in armonia con la nostra natura essenzialmente empatica.

Per evitare di pensare che questo sia un obiettivo impossibile, considerate di nuovo la reazione globale che si è vista per le vittime del terremoto di Haiti. Poi chiedevevi: perché non dovremmo poterci attrezzare dello stesso slancio quando si tratta di salvare vittime di calamità naturali e quando dobbiamo educare generazioni di cittadini del mondo, che potrebbero vivere insieme in un mondo globale, in condizioni di relativa pace ed armonia?

Jeremy Rifkin è l'autore di The Empathic Civilization: The Race to Global Consciousness in a World in Crisis, pubblicato da Tarcher Penguin nel Gennaio 2010.


Fonte: www.commondreams.org
Link: http://www.commondreams.org/view/2010/01/19
19.01.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ELISA NICHELLI
 
 
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Re: COSA CI INSEGNA LA CRISI DI HAITI SULLA NATURA UMANA (Voto: 1)
di mikaela il Venerdì, 22 gennaio @ 21:55:44 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
"Poi chiedevevi: perché non dovremmo poterci attrezzare dello stesso slancio quando si tratta di salvare vittime di calamità naturali e quando dobbiamo educare generazioni di cittadini del mondo, che potrebbero vivere insieme in un mondo globale, in condizioni di relativa pace ed armonia?"

Parole sante

Jeremy Rifkin, ha scritto 18 libri, quasi tutti best seller (no ho letto neanche uno) E' stato consigliere di alcuni parlamentari sia nella comunita' europea che del parlamento europeo. Consigliere sul cambiamento climatico e sul risparmio d'energia.(quando ci devono vendere qualche cosa s'impegnano veramente) Prodi, Zapatero, Angela Merkel,Socrates del portogallo Sarkozy, Janez Jansa della Slovenia,durante il loro mandato.ecc. ecc.

Partecipa a conferenze a destra e a manca, invitato dalle piu' grandi TV americane addirittura la CNN ospite di Larry king show

Ho dato un occhiata a tutti i titoli dei suoi libri e volevo sapere se in tutti questi anni ha trovato il tempo di scrivere almeno poche righe sul conflitto israelo-palestinese visto che scrive tanto di cambiamenti, d'economia mondiale, di pace e d'armonia. Grazie



 
 


 
 
Re: COSA CI INSEGNA LA CRISI DI HAITI SULLA NATURA UMANA (Voto: 1)
di AlbertoConti il Sabato, 23 gennaio @ 01:29:18 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Lasciamo stare se Rifking sia buono o cattivo per questo o per quello. L'idea qui espressa è semplicemente di vedere il bicchiere mezzo pieno. Quando si forma la coda per un incidente stradale che non limita la carreggiata, vediamo il bicchiere mezzo vuoto. Tra le tante possibili domande ce n'è una che m'interessa particolarmente: se l'intelligenza della razza prevalente non fosse umana, cosa cambierebbe nella crisi evolutiva dell'era tecnologica? Pare che un parente stretto di Freud abbia avviato la stagione del marketing moderno nel paese della grande mela, dando così la miglior dimostrazione sperimentale delle potenzialità della conoscenza su se stessi, molti anni prima che le neuroscienze aprissero nuovi squarci sull'hardware biologico che ci caratterizza. Per sapere se questa nostra identità è compatibile con la globalizzazione dell'organizzazione sociale dovremo aspettare ancora un po', prima che si compia questa fase della sperimentazione storica, che potrebbe anche essere l'ultima come molti segnali suggeriscono. L'autore dice che è lecito sperare, che nonostante tutto ne abbiamo le potenzialità, e che forse basterebbe spezzare la spirale dell'autocondizionamento negativo. Ma perchè allora ogni avanzamento scientifico lo interpretiamo coi fatti nel peggiore dei modi, ovvero a scopo di lucro, di potere, di volontà di privilegio? C'è un ritardo nella componente esistenziale che ci può essere fatale, di questo dovrebbero discutere i pensatori.


 
 


 
 
Re: COSA CI INSEGNA LA CRISI DI HAITI SULLA NATURA UMANA (Voto: 1)
di brunotto588 il Sabato, 23 gennaio @ 05:32:25 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Ma vai a nespole ... tutta questa sbrodolata di parole per dire cosa, alla fine ??? E poi: 1) Katrina e Company SONO provocati, o almeno sono stati tutti ampiamente "annunciati" sia da osservatori istituzionali che da singoli cani sciolti. Ergo, le istituzioni ne erano al corrente: ma che fine hanno fatto gli alluvionati di Katrina ? Morti, aspettando soccorsi che non arrivavano .. in compenso arrivavano molti, troppi militari 2) Lo stesso identico scenario si sta ripetendo ad Haiti, quindi smettila di rompere con queste fregnacce, pura propaganda a parare il culo ai tuoi compari che ci guadagnano ( e provocano ! ) i cataclismi in questione. Insomma, come diciamo nel Granducato: "Ma va à caghèr, parbleu !"


 
 


 
 
Re: COSA CI INSEGNA LA CRISI DI HAITI SULLA NATURA UMANA (Voto: 1)
di DaniB il Sabato, 23 gennaio @ 06:15:39 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Solo un annotazione: trattare la complessa questione del canale empatico attraverso la funzione "mimetica" dei neuroni a specchio è una patacca riduzionistica, scientista e semplificatoria. le dinamiche di risonanza empatica sono generate a livello dell'identificazione storica e culturale, le neuroscenze non centrano nulla. L'attaccarsi a categorie biopseudoscientifiche per spiegare la condizione umana tout court è uno dei peggiori errori del pensiero occidentale, e una delle cause che ci ha fatto perdere di vista una visione globale ed unitaria dell'umanità e quindi, appunto, la strada privilegiata per una necessaria e completa percezione empatica dell'altro.


 
 


 
 
Re: COSA CI INSEGNA LA CRISI DI HAITI SULLA NATURA UMANA (Voto: 1)
di pietroancona il Sabato, 23 gennaio @ 07:25:53 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
peccato che un centesimo un giungerà agli haitiani. I soldi saranno intercettati dagli americani e qualche briciola la prenderanno i gorillas che mantengono al potere in Haiti. La gente muore di fame e della mancanza di tutto esattamente come per Katrina. La cultura anglosassone è solo predatoria e non soccorre nessuno. Forse ora gli USA invaderanno Haiti e la terranno sotto controllo per qualche decennio come hanno fatto all'inizio del secolo scorso. Intanto le multinazionali sfruttano la manodopera a pochi centesimi l'ora e forse la popolazione ed i bambini sono sfruttati come pezzi di ricambio


 
 


 
 
Re: COSA CI INSEGNA LA CRISI DI HAITI SULLA NATURA UMANA (Voto: 1)
di Zret il Sabato, 23 gennaio @ 08:05:11 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio) http://zret.blogspot.com/
Ha ragione brunotto: è un articolo pieno di corbellerie e di frottole. Il terremoto di Haiti è artificiale. Un estratto da un articolo elaborato dal Professor Alessio Di Benedetto La scienziata indipendente, esperta in Fisica delle alte energie, Elisabeth Rauscher, avverte che si stanno artificialmente irradiando “energie spaventose all’interno di una configurazione molecolare estremamente delicata” qual è la ionosfera, una sorta di bolla di sapone che si muove a mulinello intorno alla superficie terrestre. Un foro sufficientemente grande potrebbe farla scoppiare. La Dottoressa Rosalie Bertell denuncia che “gli scienziati militari statunitensi si stanno occupando dei sistemi meteorologici come potenziale arma. Le metodologie comprendono l’aumento delle tempeste e la deviazione delle correnti di vapore dell’atmosfera terrestre allo scopo di causare siccità o inondazioni mirate…” Anche il fisico Daniel Winter (Waynesville, North Carolina) puntualizza che le emissioni ad alta frequenza potrebbero unirsi con le pulsazioni ad onde lunghe presenti nella griglia terrestre (la magnetosfera n.d.r.) e causare effetti non previsti e collaterali alla “danza della vita nella biosfera”. Le emissioni in Gigawatt (miliardi di W) del Centro H.A.A.R.P. incideranno un lungo taglio sulla ionosfera come un coltello a microonde. H.A.A.R.P. potrebbe far vibrare ogni corda armonica di Gaia con frequenze discordanti. Questi rumorosi impulsi scombussoleranno le linee di flusso geomagnetico, distruggendo le bioinformazioni che mettono in risonanza le corde della vita, predisponendo ogni cosa alla malattia ed alla morte. Due dei maggiori oppositori al sistema globale di distruzione di massa H.A.A.R.P., gli scienziati indipendenti Begich e Manning, autori del libro Angels don’t play this H.A.A.R.P. Advances in Tesla Technologies, avvertono che addizionare energia al substrato ambientale potrebbe avere effetti molto vasti, indefinibili ed incontrollabili. [...] Essi affermano, senza mezzi termini, che il genere umano ha già aggiunto sostanziali quantità di energia elettromagnetica nel suo ambiente, senza aver la benché minima idea di che cosa potrebbe essere la massa critica o il punto del non ritorno. Stiamo per imbarcarci in un altro assurdo esperimento sull’energia che sguinzaglierà un nuovo e terrificante assortimento di demoni dal vaso di Pandora. Già il consigliere della sicurezza nazionale del presidente Carter, Brzezinski, metteva sull’avviso che una società, dominata da un gruppo elitario (Brzezinski appartiene alla stessa élite, n.d.r.) e non ostacolato dalle restrizioni tradizionali dei valori liberali, non esiterebbe ad usare le tecniche più moderne per influenzare il comportamento pubblico e tenere la società sotto stretta sorveglianza e controllo. È del resto un fatto ormai assodato che la U. S. Air Force punti sui sistemi elettromagnetici (E.M.) e sulle armi vibrazionali per produrre scompiglio psicologico, distorsione percettiva o disorientamento, per annullare da una parte le capacità di combattimento del nemico e dall’altra accrescere le potenzialità paranormali di altri. Come conferma il geofisico Gordon Macdonald, bombardamenti elettronici prodotti artificialmente produrrebbero pannelli o vortici magnetici in determinate zone terrestri che potrebbero danneggiare seriamente le funzioni cerebrali d’intere popolazioni. Tra le ripercussioni fisiche ricordiamo le seguenti: dolori articolari, mal di testa, vertigini, bruciore agli occhi, nausea, affaticamento, difficoltà respiratorie, allergie, asma, disordini circolatori e cardiaci (infarti che aumentano di circa il 50%), caduta della capacità reattiva, embolie polmonari e trombosi... A livello psicologico, le onde H.A.A.R.P. provocano squilibrio emozionale, irritazione, avversione alla vita, al lavoro ed alla scuola, insicurezza, ansia e depressione (specialmente tra i 40-50 anni), tendenza al suicidio (aumentata del 20% negli ultimi tempi, un milione di morti all’anno specialmente tra i giovani), tossicodipendenza ed omicidi. H.A.A.R.P. ha la capacità, lavorando in collaborazione con lo Spacelab, di produrre energie elevatissime, paragonabili alla bomba atomica e può provocare distruzioni epocali e di massa in qualsiasi parte della Terra. Naturalmente il programma può modificare l’ambiente vibrazionale naturale e scatenare inondazioni, uragani e terremoti di qualsiasi entità. Eppure esso sarà “venduto e spacciato” al pubblico come un’arma di difesa, ossia lo “Scudo stellare” o addirittura di studio sull’Aurora Boreale (Alice nel paese delle meraviglie)! La stampa straniera e gli stati occidentali hanno comunque denunciato che il piano antimissile e di laser orbitali “Joint Vision 2020” è estremamente pericoloso: il suo fine è il dominio degli U.S.A. su tutto il mondo. Qui il sito del Professor Alessio Di Benedetto.


 
 


 
 
Re: COSA CI INSEGNA LA CRISI DI HAITI SULLA NATURA UMANA (Voto: 1)
di Zret il Sabato, 23 gennaio @ 08:08:40 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio) http://zret.blogspot.com/
Rifkin è un disinformatore di lusso, ma sempre disinformatore.


 
 


 
 
Re: COSA CI INSEGNA LA CRISI DI HAITI SULLA NATURA UMANA (Voto: 1)
di esca il Sabato, 23 gennaio @ 08:44:40 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Ci si riempie la bocca con mille azioni umanitarie e si chiudono gli occhi e le orecchie di fronte all'artificialità di eventi come quello citato. Con la pretesa di aver fatto tutto quanto era possibile, affinchè la coscienza possa rimanere tranquillamente al suo posto e senza troppe riflessioni sulla serie di circostanze sospette che caratterizzano questo ed altri episodi simili, si continua a collaborare attivamente con i responsabili dei mali peggiori di questo mondo, fornendo quel denaro che sevirà per mantenere ben oliata la macchina degli orrori, fino al prossimo. Tutto ciò la dice proprio lunga sulla natura umana odierna.


 
 


 
 
Re: COSA CI INSEGNA LA CRISI DI HAITI SULLA NATURA UMANA (Voto: 1)
di AlbertoConti il Sabato, 23 gennaio @ 13:28:35 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Qui si parla di buon senso tradito e della certezza che il terremoto l'hanno provocato ad arte i cattivacci! Ma va a cagher, lo dico io. A me di Rifking non me ne po' frega de meno, ma osservo che siamo nella merda fino al collo, e non saranno 4 spostati a tirarci fuori, come pure i 4 diversamente spostati che aggiungono merda su merda reale (parlo di quelli che contano, gli stegocrati) esistono eccome, perchè le altre miliardate di umani glielo consentono, anzi li hanno creati in un certo senso. Da migliaia di anni i saggi esortano a conoscere se stessi, ci sarà un motivo! E non è certo conoscendo la microelettronica che si capiscono i software più sofisticati e la loro "realtà", immateriale ma realissima. Anche un deficente lo capirebbe. Però la conoscenza della biologia ha il suo peso, allarga gli orizzonti, tranne che dei "turbati" al punto di vedere il male ovunque. Altro che bicchiere mezzo vuoto, manco il bicchiere vedono più. Tempo sprecato, questo è il peccato, perchè di tempo ce n'è sempre troppo poco.


 
 


 
 
Re: COSA CI INSEGNA LA CRISI DI HAITI SULLA NATURA UMANA (Voto: 1)
di eumeo il Sabato, 23 gennaio @ 14:49:51 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Le solite pagliacciate di rifchin, per pubblicizzare il suo ennesimo e inutile libro.


 
 


 
 
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