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  RIPENSARE IL LAVORO, RIPENSARE LA DISOCCUPAZIONE
Postato il Sabato, 04 luglio @ 10:50:26 CDT di davide
 
 
  Economia DI DEBORA BILLI
crisis.blogosfere.it/

(Nota: questo post non parla della tragedia di chi ha perso il lavoro e deve pagare il mutuo e mantenere la famiglia. Parla invece del dramma di tutti gli altri.)

Un'amica su Facebook un bel giorno se ne esce con questo status: Non sono disoccupata ma in vacanza. Userò la vacanza per diventare una cuoca, una moglie, una zia, una poliglotta e una viaggiatrice migliore. Da molto tempo volevo consigliarvi un libro uscito almeno 13 anni fa, che si chiama L'orrore economico, la cui autrice è la giornalista francese Vivianne Forrester entrata di diritto nel club delle Cassandre.

In pieni anni '90, Vivianne anticipava il disastro della globalizzazione, delle chiusure delle fabbriche, del dumping sui salari, della forza lavoro nei Paesi sottosviluppati. Ma più di tutto, la saggia giornalista rimetteva in discussione la mitologia del lavoro: quella secondo cui siamo realizzati solo con una carriera, o almeno un "posto nella società" anche se è solo un cubicolo da call center. Per poter andare a testa alta (anche se la abbassiamo tutti i giorni davanti a un datore di lavoro sprezzante), per "non dover chiedere niente a nessuno" (anche a prezzo di umiliazioni inenarrabili - molto superiori al chiedere venti euro al papà pensionato).

Nella foto: Modigliani, 'La femme à l'éventail'

A seguito,"Disoccupazione e ribellione" (Debora Billi, crisis.blogosfere.it);

La crisi, tra i tanti sconvolgimenti che produce, sarà anche causa di una completa revisione della nostra percezione di lavoro, posto di lavoro, ruolo sociale. Il disoccupato, come sottolineava anche la Forrester, è stato finora persona invisibile, che striscia lungo i muri oppresso dalla propria vergogna e dal proprio senso di colpa, perché "se non trovi lavoro è perché non lo cerchi abbastanza". Nulla come la disoccupazione è stato causa di depressioni, ansie, persino tentati suicidi. Altro che le corna.

Fermo restando, come premesso, il rispetto per chi non ha da dar da mangiare ai figli, ci si chiede se sia sensato ed opportuno per tutti gli altri abbandonarsi alla disperazione quando è ormai assodato che non c'è più trippa per gatti. Non avere lavoro sarà sempre più la norma, ed averlo l'eccezione. E qui torniamo alla mia amica: in presenza di una solidità alle spalle, che siano i genitori pensionati, il coniuge con un reddito, o la casa di proprietà, vale davvero la pena rischiare la propria salute mentale e fisica a disperarsi per la perdita di un lavoraccio magari precario e sottopagato? Non sarà meglio dedicarsi alla cucina e buonanotte?

In fin dei conti, è sempre stato così. Fino a cinquant'anni fa, la zia zitella, il nipote orfano, il fratello fannullone avevano qualcuno che li manteneva. Era normale, la solidarietà familiare. Oggi ci si sente subito "parassiti", non appena si smette di racimolare quei 400 penosi euro col proprio lavoro "creativo", "intellettuale" o sfruttato che sia. Cucinare cibi sani per la famiglia, fare volontariato sulle ambulanze, cimentarsi con orti e giardini pubblici, impegnarsi per l'ambiente, non sono attività che configurerei come parassitarie, tutt'altro. E questi ruoli saranno sempre più riconosciuti socialmente, anche dal papà pensionato e dal marito con la busta paga. E' la fine della vergogna da disoccupazione, se vogliamo considerarla una buona notizia.

Probabilmente non sarete d'accordo con me e leverete alti lai. Non mi importa: precaria da una vita, ho capito da tempo che nel disperarsi si rischia solo la salute. Noi non siamo qualche biglietto da cento, siamo parte di una comunità a cui possiamo essere utili in mille modi. Gli yuppie sono morti da un pezzo, seppelliamoli senza rimpianti e riprendiamoci la nostra esistenza... senza vivere "alle spalle di qualcuno", ma dando qualcosa, molto, in cambio.

Debora Billi
Fonte: http://crisis.blogosfere.it
Link: http://crisis.blogosfere.it/2009/07/ripensare-il-lavoro-ripensare-la-disoccupazione.html
4.06.2009

 
 
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"RIPENSARE IL LAVORO, RIPENSARE LA DISOCCUPAZIONE" | Login/Crea Account | 23 commenti
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Re: RIPENSARE IL LAVORO, RIPENSARE LA DISOCCUPAZIONE (Voto: 1)
di tersite il Sabato, 04 luglio @ 11:31:40 CDT
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Mi risulta ce la stragrande maggioranza delle donne italiane l'abbia sempre "pensata come lei", tuttavia è bello vedere le femminucce che iniziano a incazzarsi col sistema(già stanche?). Abbassate le....tariffe, donne, e vedrete che il sistema inizierà a spegnersi da solo... predete a calci nel culo i vostri avvocati, guardatevi meno allo specchio, guerdatevi meno il culo, e iniziate a fare un pochino, poco, poco di autocritica, invece di farvi stordire dalle cazzate dei media! DIAMINE!


 
 


 
 
Re: RIPENSARE IL LAVORO, RIPENSARE LA DISOCCUPAZIONE (Voto: 1)
di ottavino il Sabato, 04 luglio @ 12:13:12 CDT
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Bisogna vedere se trovi un uomo che ti piglia....


 
 


 
 
Re: RIPENSARE IL LAVORO, RIPENSARE LA DISOCCUPAZIONE (Voto: 1)
di Monacielloallambro il Sabato, 04 luglio @ 12:37:51 CDT
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Brava Debora, condivido le tue originalissime idee. Ti auguro tanta fortuna, magari al fianco di chi lavora e si danna tutti i giorni per raggranellare il necessario per sopravvivere. Parola di chi ha conosciuto l'amarezza della disoccupazione e poi quella di un lavoro sicuro ma senza senso..... alla prossima!


 
 


 
 
Re: RIPENSARE IL LAVORO, RIPENSARE LA DISOCCUPAZIONE (Voto: 1)
di Recremisi il Sabato, 04 luglio @ 15:13:15 CDT
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Il sistema sociale che ci è stato imposto, e che ci siamo scelti per comodità, è inumano. Il sistema internazionale bancario del debito ha creato una società in cui lavorare non solo è una necessità, ma è diventato un obbligo. Siamo schiavi del PIL e del Debito bancario (pubblico e personale). Ci hanno tolto le alternative, forse Vivianne parlava da privilegiata, o forse nel '93 era ancora possibile fare certi discorsi. Sono d'accordo con lei ma il mondo non è d'accordo con noi. Amarezza la soluzione può essere solo radicale ed è nella rivoluzione del nostro sistema economico-finanziario, per tornare ad essere padroni delle nostre vite. Io sono un libero professionista(tra l'altro vengo da una famiglia benestantina) , amo il mio lavoro ma pagate le tasse (tutte) e il mutuo non mi rimane niente, non posso nemmeno pensare di avere un figlio dalla ragazza che amo. Lo stato in cui la classe media è stata ridotta era inimmaginabile dieci anni fà: La cosa incredibile è che nessuno si incazza e gli italiani continuano a votare PDL Lega Pd e Udc.


 
 


 
 
Re: RIPENSARE IL LAVORO, RIPENSARE LA DISOCCUPAZIONE (Voto: 1)
di portoBF il Sabato, 04 luglio @ 17:14:00 CDT
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Brava Debora Billi, ha perfettamente ragione. Perchè sentirsi in colpa per non riuscire a trovare un lavoro da schiavo, perchè è così che i padroni trattano i subalterni, e sarà sempre peggio. Qualcuno di sicuro non sarà d'accordo, la famiglia da mantenere o i figli che a 40'anni sono ancora in casa, anche questo è vero, ma purtroppo è così e nessuno può farci niente. Ad ogni modo è preferibile perdere il lavoro che perdere la salute, questo è sicuro.


 
 


 
 
Re: RIPENSARE IL LAVORO, RIPENSARE LA DISOCCUPAZIONE (Voto: 1)
di myone il Sabato, 04 luglio @ 17:20:40 CDT
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Di fatto il lavoro e' questo. Vivere gratificati per qualcosa che serve.
Essere messi dentro e alla merce' di una trappola che ti macella quando gli capita, e' gia' essere segati.
L' educazione sociale, preposta e mai attuata da chi governa,
ha sempre scansato questo problema o questa etica di vita.
Risorse e conquiste a servizio della vita, e vita prima di tutto.
Lo standarizzare tutto, facendolo uscire da casa e rendendolo globale,
ha tagliato la testa al toro, perche' chi ha marciato con i soldi sulle conomia e sulla produzione,
non ha mai fatto leva sulle leggi della vita, ma solo su quelle dei guadagni.

Esistono scavezzacollo perche' lasciati vivere alla merce' di se stessi,
e perche' tanti, fiutando o vivendo sulla loro pelle, la merda sociale del lavora,
finche' possono, cercano di metterla nel sedere a tutti e a tutto.
Poi, te lavori, gia' come lo sappiamo, ma non sai per chi, per cosa,
quando non hai nemmeno il senso della qualita' delle cose che fai e dove vanno a finire e per chi.
Se ci guardi bene, la feccia galleggia dovunque.

Fra le sottomerde, ci sono quelli che dicono le stesse cose;
Identificazione: non chi sei, cosa pensi come stai che mi racconti,
"che lavoro fai?
merda merda merda... ahhhhh bene, vedi, bla bla bla... poveri sapiens.
Non hai lavoro? E come fai a vivere?... respiro e mangio, coglione.
Non trovi lavoro? Come detto sopra, lo cerchi poco.
Sei uno scavezza collo, un fanullone.
Eh si, un fanullone, che non sa' cosa fare perche' quello che si fa', non e' un fare,
e' un buttarsi a essere sfruttati, no nconsiderati, alla merce' di questo o quello.
La liberta', finche' si puo', non gha prezzo, e nemmeno lavoro.

Beh, il massimo del senso del lavoro e della sua cultura tutelativa, lo da' lo stato e la sinisrta,
anche la destra, lo stato e basta, che un tempo, aveva un ufficio direzionale richiesta.offerta lavoro che gestiva,
ora adirittura, ci sono le cooperative, che peggio di loro no ce ne sono.

Assumono sopratutto extracomunitari, perche' non dicono nulla,
fanno ore a piu' non posso, ed accettano tutto.
Sei assunto a part-time, lavori il triplo, sei sottopagato, due terzi dello sti'pendio e' in nero,
evadono i tuoi versamenti e quelli allo stato di due terzi, ti licenziano come e quando vogliono,
basta che dici qualcosa, o manchi di lavorare qualche volta, salute o no che sia.
E sono legalizzate, le conoscono, operano, ed e' il modo status.simbolo,
di come ci si trova, di come agiscono, e di come sono tollerate a tal punto,
che e' l' istituzione manodopera italiana.


 
 


 
 
Re: RIPENSARE IL LAVORO, RIPENSARE LA DISOCCUPAZIONE (Voto: 1)
di paudos il Sabato, 04 luglio @ 17:49:51 CDT
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Onoriamo di citazione la “famiglia” che è fulcro dell’unità del mondo. Questa si sta sfaldando sta morendo sotto i colpi del consumismo che divora tutto, si infrange, si annulla nel cuore,nell’anima costringendo donne e mamme a lavorare a discapito della famiglia. Uno stato civile dovrebbe sostenerle perchè adeguatamente a casa curino ciò che da sempre la donna ha curato e serve al futuro più di ogni cosa : i figli Figli che invece mancano perché le donne ora alla pari con gli uomini non sono più tali. Un mondo di Donne che lavorano, per pagare altri, che facciano ciò che da sempre ha portato avanti il mondo, l’amore per la famiglia, non può funzionare. Donne ora, manager…..avvocati ..commercialisti, rinnegano un’identità che fino ad oggi ha cresciuto il mondo. Una crescita piena di sacrificio dedita alla famiglia che molti più non conoscono e che dovrebbe invece tornare di moda per dare valore ed unità ai popoli, alle famiglie. Con questo non mi riferisco alle donne che lavorano x bisogno e necessità evidente, o chi giustamente ha capacità e possibilità di successo più degli uomini ma, a quelle signore che affermano con spregiudicato compiacimento,quanto sia meglio lavorare che stare a casa a fare la “serva”. Questo pericoloso pensiero creda debba essere arginato dimostrando quanto è più utile una gestione oculata del badget familiare che sprecare tempo e soldi in compesi extra. Mi riferisco come sempre all'individuo che approfitta di una certa posizione x sconfinare dal dovere, confondendo il giusto trapasso societario d'emarginazione, dovuta da dipendenze di qualsiasi tipo, ad una posizione che danneggia la società tutta. I figli, generazioni che saranno, si spera, il nostro futuro .... rischiano di perdersi …di non sapere a che padre e o madre rivolgersi.


 
 


 
 
Re: RIPENSARE IL LAVORO, RIPENSARE LA DISOCCUPAZIONE (Voto: 1)
di Bloody_mary il Sabato, 04 luglio @ 19:29:16 CDT
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Non credo che in futuro avere il lavoro sara' un'eccezione e non averlo la regola:anche in piena crisi coloro che hanno un lavoro sono molti di piu di quelli che non lo hanno:certo che studiare un utilizzo dei disoccupati in attivita' socialmente utili sarebbe gratificante per questi ultimi e remunerativo anche per l'intersa societa'.


 
 


 
 
Re: RIPENSARE IL LAVORO, RIPENSARE LA DISOCCUPAZIONE (Voto: 1)
di redme il Lunedì, 06 luglio @ 06:32:24 CDT
(Info Utente | Invia un Messaggio)
diciamo...lavorare meno lavorare tutti?


 
 


 
 
Re: RIPENSARE IL LAVORO, RIPENSARE LA DISOCCUPAZIONE (Voto: 1)
di Marcusdardi (marcusdardi@hotmail.it) il Lunedì, 06 luglio @ 09:51:16 CDT
(Info Utente | Invia un Messaggio) http://it.youtube.com/marcusdardi
Ottimo Articolo che condivido in tutto. Lessi tempo fa il libro della Forrester, in linea col pensiero di Noemi Klein e altri. Io nel mio microcosmo ne ho fatto una canzone in cui ci sono tutti i concetti espredssi in questo articolo. Il titolo è Viva il fancazzista (titolo provocatorio che invita ad una lettura più in proforndità di questa idea). Debora se ti/Vi va di sentirlo sono su youtube a nome Marcusdardi - viva il fancazzista. Ciao Marcus


 
 


 
 
Re: RIPENSARE IL LAVORO, RIPENSARE LA DISOCCUPAZIONE (Voto: 1)
di nsu_prinz_atomic_car il Lunedì, 06 luglio @ 11:28:24 CDT
(Info Utente | Invia un Messaggio)
conosco almeno una quindicina di libri che anticipano il disastro economico, pensi che viviane forrester abbia scritto il testo definitivo? E' da un pò che comedonchisciotte viene usato per pubblicizzare il libricino della verità.


 
 


 
 
Re: RIPENSARE IL LAVORO, RIPENSARE LA DISOCCUPAZIONE (Voto: 1)
di Tao il Mercoledì, 08 luglio @ 07:43:15 CDT
(Info Utente | Invia un Messaggio)
DISOCCUPAZIONE E RIBELLIONE

DI DEBORA BILLI
crisis.blogosfere.it

Mi piace tornare sull'argomento che ha destato vivaci discussioni qualche giorno fa. So di camminare su terreno minato: c'è sempre quello che commenta "e io come pago l'affitto?" oppure il più banale "vai a lavurà!".
Non importa. Siamo qui per ragionare, magari anche per sbagliare.

Dov'eravamo rimasti? Ah si: alla disoccupazione come opportunità per rendersi utili alla società, alla famiglia, alla propria comunità. Alcune persone mi hanno scritto per ringraziarmi di aver valorizzato il loro lavoro di casalinghe, volontari, attivisti. Anche se c'è qualcuno che paga (e lo fa volentieri) le loro bollette, credo siano persone che sappiano vivere in modo sostenibile e non facciano shopping da Dolce e Gabbana. Sempre più disoccupati sentono la responsabilità di porsi come esempio di vita in una situazione di crisi sistemica: frugalità, sostenibilità, aiuto, dignità nel servizio gratuito li rendono meritevoli di "mantenimento" (che brutta parola!) molto più di tanti altri che lavorano, sì, ma svolgendo mansioni inutili e legate a un sistema destinato alla morte.

Ma c'è un altro aspetto della disoccupazione che secondo me è importante far emergere. Sapete, tutti coloro che "possono permettersi" di restare disoccupati hanno anche un altro lusso: quello di agire come quinta colonna. Nel momento in cui ci si libera dell'ansia artificialmente indotta dalla società di sentirsi inutili senza uno straccio di lavoro, si scopre che ci si può anche vendicare del sistema che ci ha ridotti a questo punto. Si scopre che si diventa dei piccoli sovversivi, in grado di minare alle radici la generale filosofia del datore di lavoro. Tale filosofia si basa NON sul vostro bisogno di uno stipendio per pagare l'affitto, ma sul bisogno (ripeto: fasullo) di avere un ruolo nella società produttiva quale che sia, pena la totale disintegrazione della sicurezza in se stessi.

Liberarsi di questo è magico. Molti anni fa, la titolare di un'azienda mi offrì un posto a cui tenevo. Mi guardò negli occhi e disse: "Il nostro direttore vuole te assolutamente. Dice che sei la migliore tra tutti i selezionati. Ma io ti posso offrire... (l'equivalente di 800 euro odierni), un contratto cococo e l'orario di lavoro arriva fino a mezzanotte, senza paga straordinaria ovviamente." Non dimenticherò mai il suo sguardo ironico, mentre mi prendeva per i fondelli in questo modo. Sapeva che avrei accettato. Ma si sbagliava. Le dissi: "Io valgo il doppio, me lo ha appena detto lei. Ci pensi su." Me ne tornai a casa disoccupata, con l'affitto da pagare e nessuno a mantenermi, ma con la dignità intatta. Avrei odiato ogni secondo di quel lavoro.

Tutti i disoccupati cercano continuamente lavoro, è giusto e legittimo. Ma essere consapevoli della propria dignità, di avere un proprio ruolo produttivo anche senza stipendio, significa poter disinnescare il ricatto. Significa poter ridere in faccia a chi propone lo "stage" non pagato per mesi e anni, con la scusa di "imparare", significa mandare affa senza rimpianti il furbone che non paga, che rimanda, che prende in giro, che sfrutta. Significa non presentarsi tremanti di speranza e con gli occhi bassi davanti a chi elargisce 400 euro per schiavizzarvi 10 ore al giorno.

Nel mondo illusorio che mi diverto a immaginare, vedo mille, centomila persone che cominciano a lasciare basiti tali approfittatori, sbattendo la porta e lasciandoli lì con le loro grandiose opportunità. Non vi stanno offrendo niente, in realtà, se non il loro arricchimento. Credo che una tale presa di coscienza da parte dell'immenso popolo dei disoccupati, serbatoio senza fondo di manovalanza da sfruttare che regge in piedi buona parte del nostro assurdo sistema, sarebbe forse ciò che gli darebbe il colpo di grazia. Tutto si regge sul vostro/nostro condizionamento psicologico a sentirsi esseri umani solo se si esce la mattina per andare a lavorare o a fingere di farlo (nel caso degli stage). Ribellarsi a questo, liberarsi di questo è una rivoluzione immane.

Capite ora che potere abbiamo?

Deborq Billi
Fonte: http://crisis.blogosfere.it
Link: http://crisis.blogosfere.it/2009/07/disoccupazione-e-ribellione.html
8.07.2009


 
 


 
 
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