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UN ARGOMENTO A CASO
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MASTER "ENRICO MATTEI" IN VICINO E MEDIO ORIENTE
Il Master Enrico Mattei in Vicino e Medio Oriente torna all’Università di Teramo. 150 ore di lezioni multidisciplinari, 100 ore di arabo, 1250 ore di studio individuale e/o stages. Frequentabile anche online. Crediti per insegnanti e avvocati. |
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RIVELAZIONI NON AUTORIZZATE
DI MARCO PIZZUTI
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WILLIAM BLUM (The Anti-Empire Report)
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MORTI IRACHENI A CAUSA DELL'INVASIONE
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LA CIA E IL LABORATORIO IRANIANO
Postato il Sabato, 20 giugno @ 09:08:31 CDT di marcoc |
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DI THIERRY MEYSSAN Réseau Voltaire
La notizia di una possibile frode elettorale si è sparsa per Teherán alla velocità della luce e ha fatto scendere in piazza i sostenitori dell’ayatollah Rafsanjani contro quelli dell’ayatollah Khamenei. Questo caos è stato provocato dietro le quinte dalla CIA, che semina la confusione sommergendo gli iraniani di SMS contraddittori. Thierry Meyssan spiega questo esperimento di guerra psicologica.
Nel marzo del 2000 la segretaria di Stato Madeleine Albright ha riconosciuto che l’amministrazione Eisenhower organizzò un cambio di regime in Iran nel 1953 e che questo avvenimento storico spiega l’attuale ostilità degli iraniani per gli Stati Uniti. La settimana passata, durante il suo discorso al Cairo rivolto ai mussulmani, il presidente Obama ha riconosciuto ufficialmente che «in piena Guerra Fredda gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo nell’abbattimento di un governo iraniano eletto democraticamente [1].
A quell’epoca, l’Iran era controllato da una monarchia da operetta diretta dallo Shah Mohammad Reza Pahlavi. Questi era stato insediato sul trono dai britannici, che avevano obbligato suo padre, l’ufficiale cosacco filonazista Reza Pahlavi, a dimettersi. Però lo shah si ritrovava un Primo Ministro nazionalista, Mohammed Mossadeq. Quest’ultimo, con l’appoggio dell’ayatollah Abu al-Qassem Kachani, nazionalizzò le risorse petrolifere [2].
A seguito, "Le elezioni in Iran. Cerchiamo di capire" (Franco Cardini, cardini.net);
Furiosi, i britannici convinsero gli Stati Uniti a fermare la deriva iraniana prima che il paese sprofondasse nel comunismo. Allora la CIA mise in moto l’«Operazione Ajax», diretta ad abbattere Mossadeq con l’aiuto dello shah e sostituirlo con il generale nazista Fazlollah Zahedi, fino allora imprigionato dai britannici. Zahedi instaurò il regime di terrore più crudele dell’epoca, mentre lo shah faceva da copertura ai suoi abusi posando per le riviste di gossip occidentali.
L’Operazione Ajax fu diretta dall’archeologo Donald Wilber, lo storico Kermit Roosevelt (nipote del presidente Theodore Roosevelt) e dal generale Norman Schwartzkopf senior (il cui figlio omonimo fu comandante dell’Operazione Tormenta nel Deserto). Tale operazione è tuttora un modello di sovversione. La CIA progetta uno scenario che dà l’impressione di una sollevazione popolare mentre si tratta di un’operazione segreta. Il punto culminante dello spettacolo fu una manifestazione a Teheran, con 8.000 comparse pagate dall’Agenzia, per fornire foto convincenti alla stampa occidentale [3].
La storia si ripete? Washington ha rinunciato ad attaccare militarmente l’Iran e ha dissuaso Israele da prendere questa iniziativa. Per ottenere un «cambio di regime», l’amministrazione Obama preferisce giocare la carta -meno pericolosa anche se più incerta- dell’azione segreta. In occasione delle elezioni presidenziali iraniane, grandi manifestazioni contrappongono nelle piazze di Teheran i sostenitori del presidente Mahmud Ahmadinejad e la sua guida Ali Khamenei da una parte e i sostenitori del candidato sconfitto Mir Hossein Moussavi e dell’ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani dall’altra. Tali manifestazioni riflettono una profonda divisione nella società iraniana tra un proletariato nazionalista e una borghesia che lamenta la sua emarginazione dalla globalizzazione economica [4]. Agendo dietro le quinte, Washington cerca di influire sugli avvenimenti per abbattere il presidente rieletto.
Ancora una volta l’Iran è un terreno di sperimentazione di metodi innovativi di sovversione. Nel 2009 la CIA si basa su una nuova arma: il controllo dei telefoni cellulari.
Da quando c’è stata una diffusione generalizzata dei cellulari, i servizi segreti anglosassoni hanno moltiplicato le loro capacità di intercettazione. Mentre l’ascolto dei telefoni fissi necessita dell’installazione di cavi di derivazione, e pertanto di agenti sul terreno, l’ascolto dei cellulari si può fare a distanza grazie alla rete Echelon. Tuttavia questo sistema non permette di intercettare le comunicazioni telefoniche via Skype, e da qui il successo dei telefoni Skype nelle zone di conflitto [5]. Così la National Security Agency (NSA) ha di recente proposto ai provider di tutto il mondo di fornire la loro collaborazione. Quelli che hanno accettato sono stati retribuiti generosamente [6].
Nei Paesi che occupano -Iraq, Afghanistan e Pakistan- gli anglosassoni intercettano tutte le conversazioni telefoniche effettuate tramite cellulari o in connessione con questi. L’obiettivo non è quello di ottenere trascrizioni di questa o quella conversazione, ma individuare le «reti sociali». In altre parole i telefoni sono i delatori che permettono di conoscere con chi si relaziona una certa persona. A partire da qui si possono individuare le reti di resistenza. Successivamente i telefoni permettono di localizzare gli obiettivi individuati e «neutralizzarli».
Per questo nel febbraio 2008 i ribelli afghani hanno ordinato ai diversi gestori di interrompere le loro attività tutti i giorni dalle 17:00 alle 3:00, per impedire che gli anglosassoni seguissero i loro movimenti. Le antenne di quelli che non hanno obbedito a quest’ordine sono state distrutte [7].
Al contrario (eccetto la centrale telefonica danneggiata per errore), l’esercito israeliano si è ben guardato di bombardare le antenne telefoniche a Gaza durante l’operazione Piombo Fuso nel dicembre 2008-gennaio 2009. Qui compare un cambiamento totale di strategia da parte degli occidentali. Dalla guerra del Golfo prevaleva la «teoria dei cinque anelli» del colonnello John A. Warden: il bombardamento delle infrastrutture telefoniche era considerato un obiettivo strategico per diffondere la confusione nella popolazione e contemporaneamente interrompere le comunicazioni tra i centri di comando e i combattenti. Ora è il contrario, è necessario proteggere le infrastrutture delle telecomunicazioni. Durante i bombardamenti di Gaza, l’operatore Jawwal [8] ha fornito credito ai suoi abbonati, ufficialmente per aiutarli, in realtà per interesse degli israeliani.
Spingendosi più oltre, i servizi segreti anglosassoni e israeliani hanno sviluppato metodi di guerra psicologica basati sull’utilizzo estensivo dei cellulari. Nel luglio 2008, dopo lo scambio di prigionieri e cadaveri tra Israele e Hezbollah, i robot hanno inviato decine di migliaia di chiamate ai cellulari libanesi. Una voce in arabo avvertiva di non partecipare in alcun modo alla resistenza e denigrava Hezbollah. Il ministro libanese delle Telecomunicazioni Jibran Bassil [9], ha presentato una denuncia all’ONU contro questa flagrante violazione della sovranità del Paese [10].
Sulla stessa linea, decine di migliaia di libanesi e siriani ricevettero una chiamata automatica, nell’ottobre 2008, che offriva 10 milioni di dollari per qualsiasi informazione che permettesse di localizzare e liberare i soldati israeliani prigionieri. Le persone interessate a collaborare dovevano rivolgersi a un numero nel Regno Unito [11].
Questo metodo viene ora utilizzato in Iran per intossicare la popolazione con la diffusione di notizie allarmistiche e per canalizzare il malcontento che suscitano.
In primo luogo è stata diffusa via SMS durante la notte dello scrutinio la notizia che il Consiglio dei Guardiani della Costituzione (equivalente al Tribunale Costituzionale) aveva informato Mir Hossein Moussavi della sua vittoria. Così l’annuncio, diverse ore dopo, dei risultati ufficiali -la rielezione di Mahmud Ahmadinejad con il 65% dei voti- apparve come un’enorme frode. Tuttavia, tre giorni prima, Moussavi e i suoi amici consideravano sicura la netta vittoria di Ahmadinejad e si sforzavano di spiegarla con gli squilibri nella campagna elettorale. Così l’ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani articolava le sue lamentele in una lettera aperta. Gli istituti statunitensi di sondaggi in Iran pronosticavano un vantaggio di Ahmadinejad di 20 punti su Moussavi [12]. In nessun momento è parsa possibile la vittoria di Moussavi, anche se è probabile che i brogli abbiano accentuato il margine tre i due candidati.
Successivamente sono stati selezionati dei cittadini tra quelli che si sono fatti conoscere in Internet per conversare su Facebook o tra gli abbonati alle linee di informazione Twitter. Quindi hanno ricevuto, sempre tramite SMS, le informazioni -vere o false- sull’evoluzione della crisi politica e sulle manifestazioni in corso. Si trattava di messaggi anonimi che diffondevano notizie di sparatorie e di numerosi morti; notizie che ad oggi non hanno avuto conferma. Per una sfortunata coincidenza di calendario, l’impresa Twitter ha dovuto sospendere il servizio per una notte, il tempo necessario per la manutenzione delle sue installazioni. Ma il Dipartimento di Stato USA è intervenuto per obbligarla a sospendere questa operazione [13]. Secondo il New York Times, queste azioni hanno contribuito a seminare la sfiducia nella popolazione [14].

Simultaneamente, con un nuovo sforzo, la CIA ha mobilitato i militanti anti iraniani negli Stati Uniti e nel Regno Unito per aumentare il disordine. E’ stata distribuita una Guida pratica della rivoluzione in Iran, che comprende vari consigli pratici tra i quali:
- Impostare gli account Twitter sul fuso orario di Teheran.
- Centralizzare i messaggi sugli account Twitter@stopAhmadi, iranelection e gr88.
-Non attaccare i siti internet ufficiali dello Stato iraniano. «Lasciate fare all’esercito» USA per questo (sic).
Una volta attuati, questi consigli impediscono qualsiasi autentificazione dei messaggi Twitter. Non si può più sapere se li inviano testimoni delle manifestazioni a Teheran o agenti della CIA da Langley, e non si può distinguere il vero dal falso. L’obiettivo è quello di creare ancora più confusione e spingere gli iraniani a combattersi tra loro.
Gli stati maggiori di tutto il mondo seguono con attenzione gli avvenimenti a Teheran. Tutti cercano di valutare l’efficacia di questo nuovo metodo di sovversione nel laboratorio iraniano. E’ ovvio che il processo di destabilizzazione ha funzionato. Ma non è sicuro che la CIA possa canalizzare i manifestanti perché essi stessi facciano quello che ha rinunciato a fare il Pentagono se non desiderano farlo: cambiare il regime, chiudere con la rivoluzione islamica.
NOTE
[1] «Discurso en la Universidad de El Cairo», Barack Obama, 4 giugno 2009.
[2] «BP-Amoco, coalition pétrolière anglo-saxonne», Arthur Lepic, Rèseau Voltaire, 10 giugno 2004.
[3] Sul golpe del 1953, l’opera di riferimento è All the Shah’s Men: An American Coup and the Toots of Middle East Terror, di Stephen Kinzer, John Wiley & Sons editori (2003), 272 pp.
[4] «La société iranienne paralysée», Thierry Meyssan. Réseau Voltaire, 5 febbraio 2004.
[5] «Taliban using Skype phones to dodge MI6», Glen Owen, Mail Online, 13 settembre 2008.
[6] «NSA offering ’billions’ for Skype eavesdrop solution», Lewis Page, The Register, 12 febbraio 2009.
[7] «Taliban Threatens Cell Towers», Noah Shachtman, Wired, 25 febbraio 2008.
[8] Jawwal è il marchio di PalTel, la società del multimilionario palestinese Munib Al-Masri.
[9] Jibran Bassil è uno dei principali leader della Corrente Patriottica Libera, il partito nazionalista di Michel Aoun.
[10] «Freed Lebanese say they will keep fighting Israel», Associated Press, 17 luglio 2008.
[11] L’autore di questo articolo è stato testimone di queste chiamate. Si consulti anche «Strange Israeli phone calls alarm Syrians. Israeli Intelligence services accused of making phone calls to Syrians in bid to recruit agents», Syria News Briefing, 4 dicembre 2008.
[12] Citato in «Ahmadinejad won. Get over it», Flynt Leverett e Hillary Mann Leverett, Politico, 15 giugno 2009.
[13] «U.S. State Department speaks to Twitter over Iran", Reuters, 16 giugno 2009.
[14] «Social Networks Spread Defiance Online», Brad Stone e Noam Cohen, The New York Times, 15 giugno 2009.
Thierry Meyssan
Giornalista e scrittore, presidente del Réseau Voltaire.
Tradotto dal francese da Caty R. per Voltairenet.org.
Titolo originale: "La CIA et le laboratoire iranien"
Fonte:http://www.voltairenet.org
Link
17.06.2009
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Re: LA CIA E IL LABORATORIO IRANIANO (Voto: 1) di abolrish il Sabato, 20 giugno @ 11:22:32 CDT (Info Utente | Invia un Messaggio) http://abolrish.blogspot.com | | Faccio tre domande semplici alle quali risponderà chi vorrà difendere l'articolo:
1) perché i delegati di Moussavi, Karroubi, e anche dell'ex pasdaran ultraconservatore Rezai, non sono stati ammessi ai seggi e al conteggio dei voti? L'evenienza è stata denunciata dagli stessi nel memoriale di denuncia al Consiglio dei Guardiani e la posizione ufficiale del ministero è stata "la legge non obbliga il ministero a dare accrediti ai delegati dei candidati". Commenti?
2) Sempre l'ultraconservatore Rezai è riuscito coi suoi a verificare alcune urne. Dice che in circa metà dei seggi c'erano dal 100% al 200% di schede in più rispetto agli aventi diritto, e che in quelle circoscrizioni il 90% dei voti sono andati ad Ahmadinejad. In pratica, dice Rezai, in alcune città il 150% degli aventi diritto hanno votato Ahmadinejad. Commenti?
3) Sei al corrente della forma e fattezze della scheda elettorale in Iran, e del fatto che in moltissime circoscrizioni (compresa quella in cui ha votato mia sorella) ne mancava un pezzo? Se siete disposti ad ascoltare una storia noiosa ne parliamo.
3) A parte le domande di cui sopra, di per sé importanti, resta la questione fondamentale che rende la teoria di Meyssan radicalmente errata: il presupporre che il malcontento sia sucitato dalla diffusione di notizie allarmistiche, e non che le notizie allarmistiche *trovino terreno fertile* in un malcontento pre-esistente.
E il motivo è semplice: ammetterte che il malcontento pre-esiste, richiede un'indagine approfondita delle ragioni di quel malcontento.
In altre parole: ma voi siete davvero convinti che a un popolo qualsiasi basti ricevere un giro di sms via twitter che narra di un colpo di stato perché questo popolo scenda nelle strade a centinaia di migliaia?
E se lo facesse, pensate che la ragione sta nel giro di sms? oppure pensate che molto probabilmente c'è già uno stramaledetto conflitto sotto che contrappone diversi gruppi sociali? E che lo stesso conflitto ha provocato sia il golpe, sia la resistenza?
Attendo la risposta a quest'ultima domanda che investe il *metodo* dell'indagine sociologica e storica, e ha qualcosa a che fare anche coi carri, coi buoi e con dove stanno gli uni e gli altri. Dopodiché se abbiamo tempo parliamo anche delle minchiate in cui spende i suoi soldi la CIA se volete.
Con affetto. |
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Re: LA CIA E IL LABORATORIO IRANIANO (Voto: 1) di Hassan il Sabato, 20 giugno @ 12:45:35 CDT (Info Utente | Invia un Messaggio) http://saigon2k.altervista.org/ | La teppaglia anti-Ahmadinejad sta continuando a protestare: evidentemente hanno poco chiaro i meccanismi della democrazia, e vorrebbero prendere il controllo del paese con un colpo di stato. Invece di accettare la sconfitta elettorale, e magari prepararsi per vincere nelle prossime elezioni, vorrebbero ribaltare tutto quanto in barba al voto legittimo espresso dal resto del paese.
Ci sarà da ridere, se questi hooligans faranno annullare il voto, e poi la stragrande maggioranza degli Iraniani che hanno votato Ahmadinejad scenderanno in piazza a protestare.
Lì sì che saranno cazzi amari per Mousawi, il Sakhasvili iraniota... |
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Re: LA CIA E IL LABORATORIO IRANIANO (Voto: 1) di adriano_53 il Sabato, 20 giugno @ 13:48:08 CDT (Info Utente | Invia un Messaggio) | Più si sviluppa la vicenda iraniana più si scoprono iraniani tra i lettori di CDC: un caso?
Vedremo.
Ad ogni modo: di fronte alla chiara sfida, non elettorale, per il potere lanciata da Moussavi, tocca ora a Ahmadinejad far vedere se ha, oltre al consenso elettorale, il controllo delle masse e dello stato.
Nel frattempo, madonna democrazia, con i suoi riti e liturgie, dimostra, in qualsiasi parte del mondo, la sua totale inadeguatezza di strumento politico, nel tempo della società di massa e del mondo unipolare. |
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Re: LA CIA E IL LABORATORIO IRANIANO (Voto: 1) di cardisem il Sabato, 20 giugno @ 15:33:16 CDT (Info Utente | Invia un Messaggio) | | Nel dicembre del 2007 ho seguito in Roma un convegno con titolo “Fighting for Democracy in the Islamic World”. Ne feci un’ampio resoconto critico in questo post:
http://civiumlibertas.blogspot.com/2007/12/preparazione-alla-partecipazione-ad-un.html
Posso testimoniare che vi fu allora da parte di un “dissidente” la richiesta di una specifica somma di denaro (credo mille miliardi di dollari) per finanziare il "dissenso”. Aspettavo un articolo come quello di Meyssan per avere una conferma a quella che altrimenti restava una mia congettura.
Chiedo scusa, ma sono davvero stanco per soffermarmi sugli altri commenti. Mi limito a dire che una cosa sono eventuali irregolarità elettorali, che possono sempre esservi in qualsiasi elezione, altra è una totale delegittimazione di un risultato politico che mi sembra ovvio. Del resto, se il regime fosse davvero tale potrebbe fare a meno di elezioni. Non avrebbe senso prevedere ed istituire nel proprio sistema costituzionale sistemi di consultazione popolare ed elettorali per il solo scopo di farvi sistematici brogli. Basta trovare forme diverse di democrazia che non devono necessaria seguire un modello procedurale (la democrazia come mera procedura) la cui effettiva consistenza democratica siamo ben in grado noi italiani di valutare quello che vale e quanto vale.
Antonio Caracciolo |
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Re: LA CIA E IL LABORATORIO IRANIANO (Voto: 1) di reza il Sabato, 20 giugno @ 18:28:00 CDT (Info Utente | Invia un Messaggio) http://www.dovevailmondo.splinder.com | Quel che dice Abolrish è denunciato stasera da Mussavi nel suo comunicato n.5 in cui dichiara che non mollerà è che pronto al martirio pur di difendere la Repubblica.
Dopo il sio primo mandato, in questi 4 anni passati, Ahmadinejad è il suo ideologo Mesbah Yazdi,hanno cercato di annullare le istituzioni repubblicane e Mesbah Yazdi ha empre sostentuo che nell'Islam il concetto della repubblica non esiste.
Mussavi nel suo comunicato denucia questo fatto che , scegliendo a tavolino Ahmainejad, Khamenei sta portando l'Iran verso una dittatura in cui, da ora in poi, il voto del Popolo non ci sarà e non ci sarà nemmeno il parlamento ma solo la guida suprema che deciderà ogni cosa e che truffando il Popolo e rovesciando il voto reale che darbbe Mussavi vincitore con oltre 19 milioni di voti, il trio Ahmadinejad,Mesbah Yazdi e Khameni,intendono mettere a tacere chiunque e prendere tempo per poi mettersi d'accordo con le potenze occidentali e accontantarl,i sia sull'Afghanisntan che sull'Iraq, per poi restare al potere indisturbati. |
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Re: LA CIA E IL LABORATORIO IRANIANO (Voto: 1) di BSMLLHTL il Sabato, 20 giugno @ 21:45:01 CDT (Info Utente | Invia un Messaggio) | | Agli utenti italiani!
Vorrei avvertire i miei connazionali Italiani che nel nostro Paese ci sono iraniani di seconda e terza generazione (le loro famiglie scapparono dall'Iran quando cadde lo scià) che sono contro il Governo di Ahmadinegiad...attenti ai loro discorsi, non fanno altro che mischiare le carte in tavola e dire un sacco di menzogne...adesso loro sono contro Ahmadinejad come i loro genitori furono contro Khomeini!
Attenti utenti Italiani non fidatevi! |
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Re: LA CIA E IL LABORATORIO IRANIANO (Voto: 1) di Mardukkino il Domenica, 21 giugno @ 05:40:01 CDT (Info Utente | Invia un Messaggio) | | Spero solo che il mondo non si dimentichi gli occhi di questa ragazza che ci saluta per l'ultima volta. La storia non insegna niente ma dalla storia dobbiamo ricordare gli errori del passato, per non ricommetterli.
http://www.youtube.com/watch?v=_U8JOZbHt2w
Addio, mi dispiace bella ragazza, mi dispiace tanto... |
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Re: LA CIA E IL LABORATORIO IRANIANO (Voto: 1) di lafenice il Domenica, 21 giugno @ 06:29:17 CDT (Info Utente | Invia un Messaggio) | | forse la farò troppo semplice, ma se gli USA e tutta stampa asservita dell'occidente si schierano prontamente con Moussavi, forse ci sarà un motivo o no? |
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Re: LA CIA E IL LABORATORIO IRANIANO (Voto: 1) di reza il Domenica, 21 giugno @ 06:30:01 CDT (Info Utente | Invia un Messaggio) http://www.dovevailmondo.splinder.com | Ali Larijani il presidente del parlamento iraniano in TV dello stato Canale IRIB2 ieri sera ore 21.00 - Tehran :
" E'chiaro che moltissimi iraniani non hanno fiducia nei risultati ufficiali delle elezioni e i loro sospetti rientrano nei loro diritti come rientra nei loro diritti esprimere il dissenso,sta allo stato rispondere ai manifestanti ma questa risposta non può contenere violenza verso i manifestanti e secondo le leggi di questo paese,i loro rappresentanti hanno diritto di avere spazio in TV per dire ciò che hanno da dire e i Basiji devono essere moderati verso loro poiché loro non sono nemici,sono iraniani e questo è il loro paese e ciò che succede li riguarda direttamente . La TV dello stato finora è stato responsabile di aumento delle violenze perché dedica interamente ogni spazio ad una sola voce e ad uno solo dei candidati, mentre il Consiglio dei Guardini della Costituzione ha il compito preciso di far rispettare la Costituzione,magari senza parteggiare anche esso per uno solo dei candidati come ha fatto finora." |
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Re: LA CIA E IL LABORATORIO IRANIANO (Voto: 1) di reza il Domenica, 21 giugno @ 06:39:45 CDT (Info Utente | Invia un Messaggio) http://www.dovevailmondo.splinder.com | Dopo i brogli elettorali con cui Ahmadinejad (con il consenso di Khamenei e di altri 3 Ayatollah tra cui Mesbah Yazdi ) ha cercato di rubare la vittoria al candidato riformista Mussavi (che secondoi dati reali volutamente nascosti dalministero delgiintenri ,con oltre 19 milioni di voti ha vinto le elezioni mentre ad Ahmadinejad sarebberò andati circa 13 milioni di voti), ieri Khamenei , il quale frettolosamente aveva riconosciuto la" vittoria" ad Ahmadinejad solo poche ore dopo l'inizio delconteggio dei voti, ha avvertito gli iraniani che avrebbe dato l'ordine ai suoi sostenitori nei Basij e nei Pasdaran e alleforze di ordine regolari di punire con massima severità, chiunque scende in piazza a manifestare il proprio disenso a questa porcato ; detto e fatto, guardate con che atrocità i sostenitori di Ahmadinejad uccidono questa giovane fanciulla innocente in una strada di Tehran:
http://www.youtube.com/watch?v=IGvow-chn28&feature=player_embedded
Secondo i testimoni finora ad sparare sulla folla sono stati solo i Basiji che sparano dai tetti e mirano ad uccidere.
Ma queti due traditori dell'Iran, dell'Islam e della Rivoluzione di Khomeini, hanno mal interpretato la pazienza degli iraniani e anche la correttezza di molti Ayatollah che ancora, proprio per la loro correttezza e per fedeltà cersoi principi della Rivoluzione, non hanno riconosciuto ad Ahmadinejad la sua sciagurata "vittoria".
Giunge ora la notizia che nella città di Qum , i grandi Ayatollah stanno decidendo di desitutire Khamenei , instaurando "il consiglio suprema di guida" prevista dalla Costituzione iraniana fino alla elezione del nuovo Guida Suprema .
Ad Ahmadinejad e i suoi resta solo presentare le proprie dimssioni al Popolo iraniano e sarà la giustizia dello stesso Popolo a scegliere quale punizione infliggerli per i crimini commessi durante questi giorni in cui hanno ucciso diversi giovani manifestanti nelle strade iraniane .
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Re: LA CIA E IL LABORATORIO IRANIANO (Voto: 1) di BSMLLHTL il Domenica, 21 giugno @ 07:03:31 CDT (Info Utente | Invia un Messaggio) | | DISPIACE TANTO ANCHE A ME, MA RIPETO:
quello che è successo alla ragazza è terribile, però non c'è uno straccio di prova che il colpo sia provenuto da milizie governative...perché mai avrebbero dovuto sparare alla gola di una ragazza disarmata...Potrebbe benissimo essere stata colpita da terroristi infiltrati tra i manifestanti messi lì apposta per creare disordini sul conto delle forze del Governo. In Italia non lo dicono, ma in Iran, durante gli scontri sono stati arrestati molti terroristi reo confessi di essere stati addestrati ed armati dagli americani nelle basi dei terroristi monafeghin, che esistono in Iraq contro la volontà del popolo e del Governo iracheno!
Alcuni hanno anche confessato che avrebbero dovuto far esplodere delle bombe il giorno delle elezioni...Come mai i telegiornali italiani non danno questa notizia, visto che i terroristi sono stati anche ripresi in primo piano mentre confessavano?
Intanto guardate come certi mousavisti trattano le forze dell'ordine anti sommossa mandate a disperdere la folla che, non contenta delle manifestazioni autorizzate, ha continuato a manifestare anche senza consenso governativo occupando le strade e bloccando il traffico cittadino per giornate intere!
Guardate come trattano un giovane poliziotto...una folla contro uno! Se non fosse stato per l'itervento di alcune persone civili che l'hanno protetto, i mousavisti più facinorosi l'avrebbero anche linciato!
http://www.youtube.com/watch?v=FBJahGXA-5o |
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Re: LA CIA E IL LABORATORIO IRANIANO (Voto: 1) di BSMLLHTL il Domenica, 21 giugno @ 07:30:07 CDT (Info Utente | Invia un Messaggio) | | Confronto televisivo tra Ahmadinejad e Mousavi:
http://www.youtube.com/watch?v=9DNmR15Lui8 |
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I fuochi fatui e il bagliore - Teheran e Yecaterinemburgo (Voto: 1) di Tao il Domenica, 21 giugno @ 08:53:52 CDT (Info Utente | Invia un Messaggio) | I FUOCHI FATUI E IL BAGLIORE - TEHERAN E YECATERINEMBURGO
DI TITO PULSINELLI
selvasorg.blogspot.com
Fuochi fatui a Teheran, mentre Cina, Russia, India, Brasile, Iran, Pakistan, Kazakistan ecc. analizzano come sostituire il dollaro - Vertice dell'OCS e BRIC: pilastro della nuova struttura economica internazionale...
Mentre il monopolio mediatico "occidentale" si compiace del suo ruolo di claque sguaiata dei manifestanti di Teheran, nella centrale città russa di Yecaterinburgo -dove nel 1918 venne sentenziato a morte lo zar Nicola II- si riunivano i vertici della Organizzazione per la Cooperazione di Shangai (OCS), e quello delle nuove potenze economiche emergenti del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina).
Nelle capitali della vecchia Europa, forti della legittimità che può offrire una votazione disertata dai due terzi degli elettori, si levava alto il doppio mantra indignato di "democrazia" e "diritti umani". Abbinato ad un sentimento di smarrito stupore verso un mondo che va in direzione opposta ai loro desideri. Verso una realtà che si ostina ad accentuare le differenze, e che si discosta sempre più dal modello ritenuto -ormai solo inconsciamente- superiore. Anche nel momento di una eclissi destinata ad essere permanente. La razionalità smarrita induce alla semplificazione manichea. Devono essere sicuramente forze demoniache quelle che inspiegabilmente pugnalano l'eden "occidentale".
Che autorità morale possano avere i Barroso, i Solana e il resto della combriccola della Commisione che -oltre a non essere mai stati eletti da nessuno- hanno ridotto la politica estera dell'Unione Europea alla sponsorizzazione di tumulti e vandalismi di piazza? A Kiev, Tblisi, Moldovia, ora a Teheran. Non c'è più da stupirsi delle loro bizzarrie, quando si vota in casa d'altri. Con un colpo di spugna, ignorarono la vittoria di Hamas in Palestina, e poi passarono al boicottaggio de facto, con la sospensione dei programmi di collaborazione economica. Salvo poi sborsare per la "ricostruzione" dopo il via libera dato ai bombardamenti di Israele.
E' notorio che il relativismo elettorale, sacrificando l'ultimo feticcio della democrazia rappresentativa, si riduce a "è OK solo quando vince l'amico mio". Però i cortei nella capitale iraniana vorrebbero servire anche come cortina fumogena per occultare eventi di grande rilevanza geopolitica. Solo gli struzzi possono illudersi che Teheran possa oscurare Yecaterinburgo, dove è stato fatto un altro passo decisivo nella strutturazione del panorama post-globalizzazione.
Gli Stati Uniti e l'Unione Europea non ne fanno parte, anzi sono la controparte. Dopo otto anni, la Organizzazione della Cooperazione di Shangai (OCS) si è consolidata, raggiungendo una peculiare omogeneità di grande iniziativa economica, commerciale e militare. E' un contrappeso strategico eurasiatico che va molto oltre il ruolo di "anti-NATO" come erroneamente viene percepita ad ovest. E' un pilastro che dà grande slancio e potenza alla nuova realtà multipolare, ormai in fase di avanzata gestazione.
Il cuore della OCS è formato dalla Cina e dalla Russia, poi c'è la periferia centro-asiatica del Kazakistan, Kirghizistan, e Tagikistan, e gli ospiti regolari (India, Pakistan, Afganistan, Turchia e Iran). Gli USA non riuscendo più ad irriderla, hanno richiesto un posto di osservatore che è stato gentilmente rifiutato. Che ha deciso l'OCS?
"I leaders dei Paesi dell'OCS hanno incaricato i loro esperti di studiare la questione di una nuova moneta internazionale" ha annunciato il cosigliere presidenziale russo Arkadi Dvorkovitch. "Il vertice ha riconosciuto che l'attuale configurazione del sistema finanziario internazionale fondato sul dollaro non è più ideale, e che è inevitabile l'apparizione di nuove monete di riserva".
E' in discussione una moneta simile a quello che fu l'ECU europeo, cioè una unità di conto per i commerci all'interno del grande bacino economico eurasiatico dell'OCS.
Parallelamente, anche il vertice del BRIC dibatteva lo stesso ordine del giorno: come sostituire il dollaro, che è ormai una divisa che genera crescente inflazione, sia per gli esportatori di materie prime ed energetiche, che per chi esporta alimenti e manufatti.
A Yecaterinemburgo si sono affrontati concretamente i problemi pratici della de-globalizzazione, quella che a ovest si suole denominare "nuova architettura del futuro ordine finanziario internazionale".
E si impone l'evidenza assoluta che l'arco di forze presenti nel vertice svoltosi in Russia è tricontinentale, include i grandi poli emergenti, e quattro potenze nucleari.
Sono assenti gli Stati Uniti e l'Unione Europea, cioè la parte "occidentale" che è -a tutti gli effetti- la controparte. Le elites che ora sono alla guida dell'Europa puntano tutto sul rimanente primato tecnologico e sulla discutibile superiorità militare della NATO, che impone il prezzo della prosecuzione del vassallaggio atlantista.
La tecnocrazia finanziaria del liberismo europeo persiste nel piccolo cabotaggio, e non percepisce il valore strategico di un blocco più autonomo, e con una visione geopolitica più lungimirante. Che cosa vogliono farne dell'euro? L'UE sarà solo e sempre mercato&moneta?
Non sarà la NATO a poter sopperire alla vulnerabilità strutturale della mancanza di materie prime e di idrocaburi. L'esito e i costi dell'avventura in Afganistan potranno aiutare ad assimilare che non è saggio perseverare nell'orizzonte neocons che tuttora alberga nel Pentagono e nel Dipartimento di Stato. Per di più, Obama -che fa fatica a sintonizzare il dire con il fare- ha crescenti probabilità di trasformarsi in un Gorbaciov a stelle strisciate.
Tito Pulsinelli
Fonte: http://selvasorg.blogspot.com
Link: http://selvasorg.blogspot.com/2009/06/i-fuochi-fatui-e-il-bagliore-teheran-e.html
19.06.2009 |
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Domanda che attende replica (almeno chi ha postato l'articolo, diamine!) (Voto: 1) di abolrish il Domenica, 21 giugno @ 14:24:02 CDT (Info Utente | Invia un Messaggio) http://abolrish.blogspot.com | Ripeto la domanda, come fa Repubblica con papi...
La violenza e la rapidità con la quale si è acceso il conflitto politico in Iran dimostrano che il paese era compatto solo in superficie. Twitter è solo un mezzo organizzativo. Concentrarsi sui mezzi di comunicazione è come dire che il movente di un omicidio è la pistola. No: la pistola è solo l'arma. Nei fenomeni sociali, il movente è sociale.
Dunque domanda: quali sono le ragioni *sociali oggettive e strutturali* della spaccatura nella società iraniana? |
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Le elezioni in Iran. Cerchiamo di capire (Voto: 1) di Tao il Domenica, 21 giugno @ 15:30:32 CDT (Info Utente | Invia un Messaggio) | LE ELEZIONI IN IRAN. CERCHIAMO DI CAPIRE
DI FRANCO CARDINI
francocardini.net/
Ad alcuni giorni dalle ultime elezioni in Iran, i media di tutto il mondo occidentale, sia pure con qualche sfumatura, ci hanno proposto uno schema interpretativo abbastanza semplice. L’Iran è guidato da un regime fondamentalista che tuttavia mantiene alcune parvenze di democrazia e di pluralismo (molti partiti politici, giornali e televisioni differenti ecc.); le ultime elezioni sono state pesantemente manipolate, sia attraverso il sistematico uso dell’intimidazione e della repressione, sia attraverso autentici brogli elettorali (perfino urne scambiate); tuttavia, dinanzi alla massiccia, coraggiosa e prolungata protesta popolare, le autorità si sono spinte fino a promettere un riconteggio dei voti; senonché, a detta di alcuni osservatori e di taluni oppositori, tale riconteggio non porterebbe a nulla sia perchè si svolgerebbe comunque in un clima d’incertezza e di violenza, sia perchè le autentiche schede sono state almeno in buona parte distrutte e sostituite; per cui, l’unica strada possibile per un qualche ristabilimento della legalità democratica sarebbe procedere a nuove elezioni sotto lo stretto controllo di osservatori delle Nazioni Unite, cosa che il governo non è disposto a concedere. Si sta quindi andando o verso una situazione di compromesso che non piacerà a nessuno, soprattutto alle opposizioni; o verso uno scontro frontale.
Un quadro semplice. Ma tutti i problemi hanno sempre una risposta semplice. Peccato solo che, di solito, si tratti di quella sbagliata. Il punto di partenza, per noi, non può essere che una constatazione. Quella iraniana è una società complessa. Cerchiamo quindi di capirci qualcosa.
I media occidentali hanno quasi tutti e costantemente cercato di accreditare l’idea che in Iran viga una “dittatura”. In passato – ricordate le proteste del 1999, che nel nostro paese unirono destra e sinistra? – si è accusato di essere una specie di dittatore perfino Khatamy, oggi considerato un garante dei valori democratici; eppure, a suo tempo, gli attacchi da parte dell’Occidente furono una delle cause della sua sconfitta.
L’Iran non è soggetto ad alcuna dittatura. Il suo è piuttosto l’equilibrio complesso e non facile a riformarsi tra una società civile che per certi versi ricorda piuttosto il primitivo sistema sovietico – una pluralità di soggetti politici fluidi e litigiosi – controllato però da un “senato” religioso. Questo sistema sta cercando con scarso successo d’ingabbiare una società civile anagraficamente giovane, in generale colta e preparata (l’Iran e uno dei paesi che conta più laureati al mondo), dove l’occidentalizzazione frutto d’una sessantina d'anni circa di governo europeizzante della dinastia Pahlevi ha inciso fortemente, ma dove la “rivoluzione islamica” del 1979 è stata sul serio corale e popolare. Alla vigilia delle ultime elezioni, si è molto parlato di “conservatori” e di “riformisti” (termini superficiali e inadeguati rispetto alla situazione concreta), ma si è “dimenticato” di osservare come i quattro candidati avevano nei rispettivi programmi elettorali alcuni punti in comune: alla rivendicazione di un forte orgoglio nazionale, la ferma intenzione di procedere sulla linea della rivoluzione vinta nel ’79 da Khomeini, la volontà di continuare il programma teso a dotare il paese di un potenziale nucleare a scopi pacifici.
I candidati erano quattro: Mahmoud Ahmedinejad, cinquantatreenne, che ha promesso di continuare sulla sua strada; Houssein Mousavi”, sessantesettenne, un’esperienza di primo ministro nel 1981, che rimprovera ad Ahmedinejad una politica estera dai toni troppo accesi che gli avrebbe alienato tutto l’Occidente e confida in Obama per avviare un processo di distensione; Mohsen Rezai, cinquantasettenne, ex generale dei pasdaran, che rinfaccia ad Ahmedinejad scarsa abilità e molta trascuratezza nella conduzione economico-finanziaria del paese; e Mehdi Karrubi, settantaduenne, membro del “clero” sciita, ex presidente del parlamento, considerato un “riformista”.
La costituzione iraniana è un modello di complesso equilibrio di forze. Il suo motore è il Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione (dodici membri, per metà religiosi nominati dalla Guida Suprema e per metà giuristi nominati dal Parlamento), che seleziona i candidati alle istituzioni statati, può opporre il veto alle leggi approvate dal Parlamento e propone una lista di candidati al ruolo di Vali-e faqih (Guida Suprema) a un’Assemblea degli Esperti eletta dal popolo. La Guida Suprema ha praticamente le prerogative di un capo di stato in una repubblica strettamente presidenziale, in particolare il diritto di nomina delle alte cariche statali. Invece il Presidente della Repubblica, in carica 4 anni, è una specie di capo del governo e nomina i ministri (salvo approvazione del Parlamento).
Quel che ora è in atto è un braccio di ferro tra il “partito dei religiosi”, che in realtà è fautore di un programma di distensione con l’Occidente e si appoggia a un elettorato nel quale i ceti benestanti sono molto forti, e quello che Renzo Guolo (“La Repubblica”, 17.6.2009) chiama il partito dei “senza-turbante”, gli islamisti radicali seguaci di Ahmedinejad che propugnano una politica sociale più decisa e hanno l’appoggio dei ceti più poveri della popolazione. Contrariamente a quel che si tende a creder da noi, i più estremisti sono i “laici”, non i “religiosi” che portano il turbante. Ma Ahmedinejad negli ultimi quattro anni ha governato con il pieno appoggio di Ali Khamenei, lo ayatollah Guida Suprema: e ha riempito i suoi diretti collaboratori e i suoi seguaci di poteri, di privilegi, anche di danaro. E’ ovvio che ora essi vogliano tener duro: il loro obiettivo, del resto, è trasformare la repubblica islamica in un vero e proprio regime.
Tuttavia il punto debole degli avversari di Ahmedinejad, i moderati appoggiati da buona parte del clero, è proprio la corruzione: uno degli uomini piu ricchi dell’Iran è il Presidente dell’Assemblea degli Esperti, Akbar Hashemi Rafsanjani: e i suoi cospicui patrimoni sono alquanto sospetti. Il suo ruolo è comlesso e cruciale: egli è in realtà presidente del “Consiglio per la determinazione del bene comune” (majma’e tashkhis e maslahat, spesso tradotto in inglese con “Expediency Council”, perchèèe l’organismo che può rendere “islamica” – per mezzo appunto di un “espediente” giuridico – una legge che islamica non è, sulla base dell’interesse comune) e appunto l’Assemblea degli esperti (majles-e khobregan), che in linea istituzionale ha il potere di destituire la stessa Guida Suprema.
Forse esagerano dunque coloro che parlano, a proposito dei brogli e delle violenze, di un “colpo di stato” da parte di Ahnedinejad e dei suoi fautori. Certo però lo scontro è stato violento e l’opposizione sembra ben piu numerosa del 35% che sarebbe emerso dai conteggi ufficiali; in ogni caso, è agguerrita e non intenzionata a cedere. E un commento uscito il 14 giugno dall’autorevole penna di Ali Ansari fa pensare che i brogli ci siano stati davvero, per quanto sia difficile il provarlo.
Che cos’hanno quindi portato di nuove, queste elezioni? I conteggi ufficiali parlano di un 65% guadagnato da Ahmedinejad: ma le proteste della minoranza, soprattutto dei fautori di Mousavi, sono state tante e tanto dure e corali da indurre il prudente Khamenei a promettere un riconteggio dei voti. Alle opposizioni, ciò non basta: ma, anche se appare difficile che il governo iraniano acceda alla loro pretesa di un controllo dell’ONU su nuove elezioni – e bisogna dire che nessun paese sovrano accetterebbe mai una condizione del genere -, l’eco internazionale di quel che sta accadendo in Iran è stato troppo forte e corrisponde a una vera e propria sconfitta politica di colui che almeno formalmente è il trionfatore elettorale.
Con tutto ciò, non bisogna dimenticare due cose. Primo, la sostanziale coralità e fermezza di tutti gli schieramenti politici sui fondamenti della repubblica islamica e della sua stessa politica estera. Opposizione all’America, richiesta di soluzione del problema palestinese, esigenza di proseguire sul cammino dell’acquisizione del nucleare civile pur nel rispetto del trattato di non-proliferazione. Se questa è una crisi, lo è nel, non del sistema. E Ahmedinejad, che è subito volato a Mosca, lo ha confermato: l’era dell’impero unilateralistico statunitense è finita, il suo paese è tutt’altro che isolato, l’asse con la Russia tiene, i rapporti con la Cina e con molti paesi dell’America latina sono buoni.
D’altronde, anche da parte occidentale si sono fatti degli errori. E’ vero che la censura governativa è intervenuta pesantemente contro alcuni giornalisti, ma è non meno vero che molti servizi usciti dall’Iran durante e subito dopo la competizione elettorale non brillavano per equità: filmavano esclusivamente le manifestazioni dell’opposizione, mandavano in onda interviste prese solo nei quartieri della buona borghesia di Teheran da sempre roccaforte degli avversari di Ahmedinejad e perfino dei nostalgici dello shah. Ci sono senza dubbio state violenze: mancano però le prove che le urne siano state sostituite e, quanto alle vittime, una decina di morti e centinaia di feriti sono senza dubbio un bilancio pesante: ma non certo un bilancio da tirannia. La repressione dei basaji – le milizie paramilitari ahmedijaniste – ha dato risultati piu simili a quella di Genova in occasione del G 8 del 2001 che non a quella di piazza Tienammen: e ciò vorrà ben dire qualcosa. Un pacato commento di Abbas Barzegar sul “Guardian” del 13 scorso, un organo molto autorevole, sottolinea che Teheran all’indomani delle elezioni sembrava sì in rivolta, ma soltanto su due viali dell’area settentrionale abitata dai ceti benestanti, mentre nel resto della città le manifestazioni di giubilo dei sostenitori di Ahmedinejad erano diffuse, imponenti e spontanee.
L’episodio politico al quale stiamo assistendo è insomma un momento “caldo” della lotta per il potere tra due fazioni: da una parte i moderati che hanno la loro punta di diamante in Rafsanjani e i loro esponenti in Mousavi e Khatami, e che auspicano una distensione con l’Occidente contando sull’apertura dimostrata da Obama; dall’altra i radicali il vero capo dei quali resta Khamenei, che mirano a un rafforzamento del carattere islamico dello stato e che credono non tanto nell’intesa con l’Occidente, quanto nella creazione di un fronte internazionale politicamente, economicamente, tecnologicamente e militarmente alternativo ad esso. Obiettivo ultimo del fronte radicale è la trasformazione della jomhuri , la Repubblica Islamica, in un “Sistema” – nezam, così definisce costantemente la stato islamico l’ispiratore religioso di Ahmadinejad, l’ayatollah Mohammad Taqi Mesbah-e Yazdi – non contaminato da strutture politiche non islamiche. Il fatto che la Guida Suprema abbia ammesso la possibilità dei riconteggi (quindi, implicitamente, dei brogli) fa intravedere un progetto tattico teso a evitare sia lo scontro frontale sia la repressione troppo pesante facendo “rientrare” la protesta mediante patteggiamenti e concessioni politiche.
Restano comunque del tutto inutili per comprendere la situazione, anzi pericolosi e dannosi, gli appelli come quello lanciato sul “Corriere” del 16 scorso da Bernard-Henry Lévy: il clima a Teheran è pesante, ma non “di terrore”; e il riferimento a un eventuale rafforzamento di Ahmedinejad come “un pericolo terribile per il mondo intero, perchè dotato di un arsenale nucleare che non esiterebbe a mettere immediatamente al servizio dell’Imam nascosto e della sua apocalittica riapparizione” sarebbe solo ridicolo, se non fosse irresponsabile. Tutti sanno che l’Iran non dispone ancora nemmeno del nucleare civile: come potrebbe mai minacciare sul serio di distruzione nucleare Israele, che invece il nucleare militare ce l’ha eccome? E si può davvero continuare a fingere di non sapere che eventuali pulsioni fondamentaliste e apocalittiche allignano anche in Israele, e che da lì non sono mancate voci che hanno affermato di esser pronte a servirsi dell’arma nucleare?
Sono state comunque elezioni importanti. Auguriamoci che esse non conducano a un aggravarsi della tensione – ma la prospettiva d’una “guerra civile” appare improbabile - o al prevalere della repressione nella sua forma più dura, che condurrebbe all’autoritarismo teorizzato da Mesbah-e Yazdi. La richiesta di nuove elezioni, avanzata ora con fermezza dalle opposizioni, serve in realtà ad alzare il costo della normalizzazione della vita civile: forse si punta a un “governo di unità nazionale”, nel quale il potere di Ahmedinejad verrebbe ridimensionato. I principi della repubblica islamica, quelli del 1979, appaiono ben radicati tra gli iraniani e confermati dal fatto che tutti gli schieramenti li condividono: che a Mousavi sia andato anche il voto degli antikhomeinisti irriducibili è poco rilevante, dal momento che essi sono obiettivamente una minoranza. Ma il vero duello è tra la fazione di Khamenei e quella di Rafsanjani-Khatami, che prospettano due differenti configurazioni del sistema mondiale di alleanze. Il prevalere dei “moderati” dipenderà dunque in una qualche misura dalle mosse dell’Occidente, soprattutto del presidente degli Stati Uniti: al quale spetta il difficile compito di comporre le esigenze di riaprire il dialogo con l’Iran con le richieste che gli provengono da Israele, e che a loro volta sono spesso ispirate da istanze estremistiche. Questo appare, a tutt’oggi, il vero rischio.
Franco Cardini
Fonte: http://www.francocardini.net/
17.06.2009 |
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Re: LA CIA E IL LABORATORIO IRANIANO (Voto: 1) di trotzkij il Domenica, 21 giugno @ 16:30:53 CDT (Info Utente | Invia un Messaggio) | Salamun alaykum
Vi scrivo oggi mentre la situazione ormai è abbastanza chiara e Musavi e Karubi non avendo partecipato alla riunione del Consiglio dei Guiardiani per discutere sulle proteste fatte da loro stessi hanno dimostrato tutto quello che forse per qualcuno non era ancora chiaro.
Sono tante le cose sospette a riguardo. Cerco di ricordami tutte. Allora loro hanno iniziato già da 3 mesi prima delle elezioni a fare propaganda anti-Ahmadinejad mentre non si erano ancora candidati ufficialmente. Hanno iniziato a fare dei comizi, discorsi,manifestaz ioni,ecc. e in questi loro comizi dicevano sempre alla gente di andare a votare perché Ahmadi avrà almeno da 13 a 15 milioni di voti e loro per vincere avevano bisogno di tutti i loro voti! E questo era prima dei dibattiti. E questo mentre anche gli analisti delle loro TV ammettevano che Ahmadi era il migliore in questi dibattiti!
Hanno detto delle cose incredibili contro Ahmadi e l’hanno accusato delle cose assurde dicendo sempre che lui è bugiardo e usa un linguaggio brutto e di basso classe! è superstizioso! Si veste male e solo persone povere, abitanti dei villaggi dispersi lo votano (come se fosse un difetto!)
Invece loro erano di gran classe! Faeze Hashemi in un suo discorso di classe in uno stadio pieno di gente ben vestita e truccata e profumata! Con le fascette verdi al collo, al polso, alla fronte, alle dita, ecc ecc. (e non è superstizione. ..) disse: “se questo signore (Ahmadinejad) viene eletto anche stavolta, crederà veramente che è diventato Imam Zaman!!! (applausi e fischi della gente high class)... “
Poi in tutto questo periodo parlavano ogni tanto di brogli e che il governo vuole truccare le elezioni, ma queste voci sono aumentate dopo il mercoledì prima delle elezioni, quando loro in una dimostrazione della loro forza hanno creato una catena “verde” umana sulla strada più lunga di Tehran (sempre senza autorizzazione e disturbando la gente e il traffico) mentre dall’altra parte i sostenitori di Ahmadinejad hanno si sono riuniti a Musalla di Tehran (con autorizzazione) e la gente era così tanta che fuoriusciva da Musalla ed hanno bloccato il traffico anche loro. Da Musalla fino a casa mia a Tehran c’è un quarto d’ora massimo 20 minuti di distanza, ma mio padre che passava da lì alle 17 per tornare a casa, è arrivato a casa alle 11 di sera! E quì hanno parlato solo della catena verde... Direte che c’entra questo con il discorso? Ora ve lo dico! I “verdi” dopo aver visto tutta quella gente si sono messi paura e da quella sera tutte le volte che parlavano con i loro sostenitori l’argomento era una sola cosa “il governo vuole truccare le elezioni” così che Musavi la sera prima delle elezioni ha dato una serie di comandamenti su come neutralizzare i brogli...
Per esempio:
Non andate a votare nelle scuole e non moschee perché lì lavorano i “basiji” e se vedono che siete tanti faranno sparire i voti. ( e se ci fate caso in questi giorni nelle tv italiane si parla solo dei basij, mentre praticamente loro non c’entrano niente e fa tutto la polizia, una piccola coincidenza tra i musaviani e le tv straniere) Ma non andate neanche tutti a votare nelle scuole perché se vedono che in un seggio sono tutti di Musavi è possibili che annullano proprio i voti raccolti in quel seggio!
Non portate nessuna fascia verde o qualsiasi simbolo verde perché anche così possono indovinare quanti hanno votato Musavi e così truccano i voti... (devo aggiungere che comunque era vietato dalla legge portare i simboli di un candidato nel giorno delle elezioni ma evidentemente Sig.Musavi esperto di legge e legalità non lo sapeva). Non vi faccio perdere tempo con le altre assudità del gerene! ...
La loro ottima collaborazione con le tv e i giornali occidentali famosi come nemici dell’Iran come VOA e BBC Persian è incredibile e praticamente questi media erano il portavoce di Musavi Co. E ripetevano le stesse cose dette da Musavi, o meglio dire Musavi ripeteva le stesse cose dette da loro! O forse tutti e due ripetevano le cose dettate da un terzo! Boh! Il rapporto tra di loro è così stretto che è difficile capire chi segue chi!
Per fare qualche esempio come ho detto anche nella lettera precedente, possiamo parlare di decine di interviste fatte con le persone attive nel quartier generale di Musavi e Karrubi. Poi gli ordini loro che passavano tramite queste tv alla gente in Iran, come per esempio andare sul tetto la sera dalle 9:30 alle 10 e dire Allahu Akbar come al periodo prerivoluzionario in Iran. L’altra cosa che fa riflettere nell’atteggiamento di queste tv è ripetere sempre la parola “rivoluzione” e paragonare gli eventi delle elezioni al quelli della rivoluzione!
Poi diffondere certe menzogne e dubbi prima delle elezioni. Per esempio, perché hanno stampato 7 milioni in più di fogli per votare? Insinuando che il governo vuole riempire da solo questi fogli! Mentre dopo le elezioni hanno protestato perché in alcuni seggi erano finiti i fogli e la gente ha dovuto aspettare ore e ore, cosa tra l’altro non vera.
Dicevano che i basiji volevano truccare le elezioni, mentre il governo ha tolto le forze di basiji dai seggi ed era la gente normale che ha organizzato tutto.
Lo stesso giorno delle elezioni, le accuse di un reato ancora non commesso continuano, così che addirittura la moglie di Hashemi Rafsanjani che nessuno aveva mai vista, dopo aver votato fa un’intervista (di cui trovate il filmato su youtube) in cui dice: “se non imbrogliano vince Musavi, se non vince Musavi vuol dire che hanno imbrogliato!” poi alla riposta della domanda “qual’è il Suo consiglio per la gente?” dice “se imbrogliano, uscite per le strade”!!!
E lo stesso Musavi fa un’intervista dopo aver votato e ribadisce “io ho promesso alla gente di proteggere i loro voti”... insistendo sul fatto che vogliono imbrogliare.
Dopo le elezioni hanno detto che il governo non aveva permesso ai loro supervisori di entrare nei seggi, e la maggiorparte di loro sono stati espulsi dai seggi:
1- Se è vero allora perché il Sig.Musavi non ha subito protestato per le vie legali?
2- Perché non l’ha detto quando si è dichiarato vincitore un’ora prima delle elezioni?!!!
3- Quando si è proclamato vincitore con il 60% dei voti ha detto “i mei supervisori dai seggi mi hanno informato che ho vinto con il 60% dei voti!” ... ma non aveva detto che li avevano espulsi dai seggi?!!!
Dalla sera in cui la gente viene a sapere i primi risultati con l’86% a favore di Ahmadinejad iniziano il secondo atto, organizzano chiaramente le rivolte dando appuntamento tramite le tv vicine a loro cioè VOA e BBC e iniziano a diffondere una serie di bugie e falsità tra la gente e dicono subito di annullare le elezioni!!! Senza mai aver fatto una protesta ufficiale per le vie legali. Mandano la gente fuori per le strade e creano un disordine senza precedenti in 30 anni dopo la rivoluzione.
Poi fanno intervista con tutti coloro che trovano di straniero sul territorio iraniano e soprattutto con quelli più in malafede e anti-iraniani e anti-islamici. Poi le chiamate alle tv nemiche, prima dicono che li hanno messi agli arressti domiciliari, poi dopo un giorno chiama la moglie di Musavi a questa tv per dire che non era vero, ma ci aggiunge anche altre cose.
Ah, una cosa mi sono dimenticata, dopo le elezioni in una delle manifestazioni (a piazza Azadi,mercoledì scorso) Faeze Hashemi dice che suo padre il giorno dell’anniversario della scomparsa dell’Imam Khomeyni disse a Ahmadinejad “sbagli sul conto mio e quello dei miei figli, o correggi le tue parole o noi non lasciamo perdere”. (NO COMMENT!)
Ciò che voglio dire è che credo che sia ovvio che era tutto già organizzato e devo dire che era anche organizzato abbastanza bene. Non dico che la gente non è uscita per loro, (perché al contrario di loro io non credo che si porta la gente alle manifestazioni con gli autobus da fuori e pagandogli con i succhi e merendine!) ma purtroppo è facile ingannare la gente perché la maggiorparte credono alle cose senza riflettere e tendono a ripetere le cose che gli docono e a seguire la folla. Ecco uno dei motivi per cui i peccati commessi al pubblico vengono puniti nell’Islam.
Dopo il discorso di Rahbar, se loro non fossero traditori come dicevo io, dovrebbe essere già tutto finito e oggi non sarebbe dovuto succedere niente, ma come vediamo, Musavi e Karrubi non sono andati alla riunione del consiglio dei guiardiani e hanno annullato molto in ritardo le manifestazioni. Un po’ di gente è uscita anche oggi nonostante gli avvertimenti della polizia. Ho sentito dai miei parenti che ci sono delle persone armate di pistola e molotov!
Le mani di Musavi, Karrubi e ... sono sporche di sangue delle persone innocenti che hanno perso la vita in questi giorni. Mi dispiace sorella Azade, e credimi, mi dispiace davvero tanto, ma io non ho visto niente nel viso di Musavi quando diceva che amava l’Iran (a parte che ha un faccia senza nessun espressione percepibile! ) e anche se avessi visto, dopo questi eventi avrei capito di aver sbagliato.
Dopo il discorso di Rahbar, se uno fosse veramente seguace di Imam e fedele allo stato Islamico doveva solo obbedire, chiedere scusa al suo Wali e al popolo preso in giro in questi giorni e semmai proseguire solo per le vie legali. Ma loro non hanno fatto niente di tutto ciò, non si sono presentati alla riunione fatta per loro e non hanno fatto nessun comunicato per fermare la folla mossa da loro.
Per me non esiste nessuna giustificazione per i loro comportamenti. Nessuna. Soprattutto perché c’è un’altra persona che ha dimostrato che era tutto possibile anche seguendo le vie legali. Parlo del Sig.Rezai che è stato perfettamente leale sia durante i suoi comizi elettorali, sia dopo le elezioni. Ha contestato anche lui il risultato ma come una persona civile, una che rispetta la legge del suo paese, il suo popolo e soprattutto la sua Guida. Ha anche partecipato alla preghiera di venerdì perché non doveva vergognarsi per ciò che aveva fatto. Gli altri due non hanno partecipato perché la gente non avrebbe mai smesso di dare gli slogan contro di loro! Neanche Hashemi ha partecipato. .. Poi ha scritto una lettera a Rahbare l’ha ringraziato per i suoi consigli e per le sue parole e ha anche partecipato alla riunione del consiglio dei guardiani che hanno deciso di ricontare il 10% dei voti. E soprattutto non ha mai lasciato intervista a nessun giornalista o media straniero e neanche a quelli interni a volte peggiori dei nemici.
Ho ancora tante cose da dire di ciò che hanno fatto e ciò che hanno detto. Ma ormai è tutto chiaro. Quindi mi limito a queste.
Che Dio ci salvi dagli ipocriti e dai nemici dell’Islam inshallah
Farzane
P.S. Ho appena sentito un’intervista con Mohsen Makhmalbaf un noto regista iraniano da Parigi. Lui in questi giorni era il portavoce di Musavi da Parigi. Non posso credere in ciò che ho sentito, non perché non me l’aspettavo da loro, ma perché non me l’aspettavo così presto. Ha detto che “hanno visto Musavi oggi e lui ha detto che è contro il regime di dittatura, contro il colpo di stato! Io ho fatto il ghusl di shahadat”.
Si lamentava perché gli dicono che fanno sentire la loro voce tramite le tv straniere, ha spiegato che anche Imam Khomeyni quando era in Francia faceva lo stesso, (appunto! Era in Francia, loro invece sono in Iran!) e che neanche lui chiedeva autorizzazione per le manifestazioni! (si ma lo stato era lo stato dello Scià non quello islamico!)
Ma il bello non ve l’ho ancora detto!... ha detto: “la gente si deve ricordare i giorni della rivoluzione e deve capire che ormai questo regime, il regime di “Khamenei” ha preso la parte del colpo di stato!”
Poi il presentatore ha chiarito le cose se per qualcuno non fossero ancora chiare; dicendo: “alcuni dicono che i manifestanti non vogliono semplicemente l’annullamento delle elezioni, ma cercano uno scopo più grande. Vogliono cambiare lo stato”...
Ma dico io, ma sono fuori di testa!!! Solo il pensiero di paragonare Musavi con Imam Khomeyni mi fa ridere!... |
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Re: LA CIA E IL LABORATORIO IRANIANO (Voto: 1) di trotzkij il Lunedì, 22 giugno @ 04:40:43 CDT (Info Utente | Invia un Messaggio) | Discorso dell'Ayatollah Ali Khamenei:
Ricordate Dio, l’Iran ha compiuto molti passi dai tempi della rivoluzione. Ognuno di questi avrebbe potuto portarci alla rivolta, e anche i paesi vicini. La nostra gioventù è in un mondo materialista, in tempo di rivolta non sanno cosa fare, hanno bisogno di comprendere la spiritualità, hanno bisogno di tornare alla spiritualità, ma non sanno come. Sono passati due secoli da quando l’Occidente ha distrutto queste culture, ma la nostra nazione vuole ritornare a quella spiritualità. In questo modo si può tornare alla rivoluzione. Giuro sui santi imam, chiedo a te o Dio, dacci più fede, o Dio, ti chiedo di darci un cuore calmo e pieno di pace, o Dio, da la vittoria a questi popoli oppressi sul nemico. Proteggili, o Dio facciamo di tutto per te e solo per te, o dio, porta i nostri saluti e le nostre preghiere al Mahdi.
Voglio parlare ai nostri fratelli e sorelle, voglio parlare riguardo la questione delle elezioni, che è una questione molto importante per il nostro paese. Ho tre questioni di cui parlare: ho alcune cose da dire al popolo, altre da dire ai politici, e altre ai paesi occidentali e ai leader dei loro media. La prima questione è per il popolo, vi ringrazierò, non mi piace parlare molto, non mi piace usare solo buoni argomenti. Le elezioni del 12 giugno sono state il compimento della responsabilità della nazione. Sono state una prova della partecipazione della gente, che è la dimostrazione dell’amore verso il loro sistema di governo. E’ simile ma migliore delle democrazie negli altri paesi, questi paesi non hanno una democrazia buona come la nostra. La costituzione del 1988. In questa occasione abbiamo avuto la maggiore affluenza alle urne sin dalla fondazione della Repubblica Islamica e l’approvazione della costituzione. Vorrei ringraziarvi, e specialmente i giovani in questo paese hanno dimostrato che sono coinvolti nel processo politico sin dall’inizio della rivoluzione. Adesso vedremo le stesse responsabilità per loro che abbiamo visto durante la guerra dell’iraq (?).
Riguardo le elezioni, qualcuno vuole una cosa, qualcunaltro un altra. E’ naturale. Abbiamo visto tantissime persone, uomini, donne, giovani e vecchi, partecipare in ogni parte del paese per rendere queste elezioni un successo. Queste elezioni sono la sconfitta politica dei nostri nemici e occasione di festa per i nostri amici nel mondo. Una vittoria storica. Il popolo sta dimostrando amore per gli Imam e i martiri, e per il sistema. Queste elezioni sono state un evento democratico religioso, tutti hanno potuto vederlo. E’ stata una dimostrazione contro i dittatori e i regimi oppressivi, e una dimostrazione a favore della religione e del sistema. Un altro punto riguardo le elezioni. Le elezioni del 12 giugno hanno mostrato che persone con credenze, speranze e gioie vivono nel paese. I nemici stanno usando questa cosa. Se i nostri giovani non avessero avuto speranza, non avrebbero partecipato, se non si fossero sentiti liberi, non avrebbero votato. La fede nel sistema è stata dimostrata dalla massiccia partecipazione.
I nemici bersagliano il credo e la fiducia della popolazione su questo sistema. Questa fiducia è il più grande investimento nella Repubblica Islamica. Hanno voluto prendercela. Hanno voluto indebolire la nostra fiducia in questo sistema. I nemici del popolo dell’Iran avranno successo quando le persone non parteciperanno. Il sistema sarà messo in discussione solo quando nessuno vi prenderà parte. Non possiamo paragonare questo a niente di quanto è accaduto. Il nemico vuole far credere alle persone di essere state truffate. E’ cominciato tutto 3 mesi fa. Ho sentito I nemici dire ripetetutamente che le elezioni sarebbero state una frode. Si sono preparati per mesi. Questo sistema, che ha 30 anni, non è arrivato a questo punto senza sacrificio e duro lavoro. E la popolazione ha ferma fiducia in esso. Ma i nemici vogliono scuotere questa fiducia.
Il terzo punto è: le rivalità tra i candidati erano chiare. I nemici, attraverso i loro media, che sono controllati da sporchi sionisti, i sionisti, le radio americane e inglesi stanno tutte provando a dire che la competizione era tra quelli che appoggiavano la Repubblica Islamica e quelli che non la appoggiavano. Tutti hanno appoggiato lo stato, so tutto di questi candidati, ho lavorato con loro, li conosco tutti. Non credo a tutto quello che dicono, alcuni dei loro punti di vista e delle loro pratiche possono essere criticate. Credo che alcuni di loro siano migliori per servire il paese, ma è il popolo a decidere. Non è la mia volontà a decidere. La mia opinione non è stata resa pubblica, e non è stato chiesto al popolo di seguire la mia opinione. Loro hanno deciso per conto loro chi votare.
Per questo motivo, questa è stata una competizione elettorale secondo le regole/dentro lo stato. Non è accettabile far apparire le cose diversamente. E’ male se qualcuno fa questo. Non c’è alcuna battaglia in corso tra lo stato e le persone. Non ci sono rivoluzionari e antirivoluzionari. Questa battaglia è tra I partiti dello stato, e tra le persone che li hanno votati credendo nello Stato. Sono arrivati a capire che era meglio per lo stato e hanno votato. La competizione elettorale e idibattiti sono stati molto interessanti. E’ stato tutto molto trasparente. E’ stato uno schiaffo a quelli che dicevano che la competizione elettorale sarebbe stata solo una formalità, dimenticando che i candidati si sono seduti e hanno discusso.
Aspetti positivi dei dibattiti: durante le conversazioni in TV ognuno ha parlato apertamente. Alcuni hanno criticato i candidati e loro hanno risposto alle critiche, hanno cominciato a difendersi. Le posizione prese dai candidate e dai partiti sono state presentate senza alcuna ambiguità. Quindi la gente ha potuto ascoltare quello che i candidati avevano da dire, la gente ha potuto vedere tutto questo, affinchè potessero giudicarli secondo quanto hanno detto. La gente non si è sentita estranea allo stato islamico. Noi non abbiamo NOI E LORO, tutto è stato trasparente e chiaro di fronte al popolo, tutto è stato presentato chiaramente. E’ diventato chiaro che il voto del popolo si sarebbe basato sulle medesime cose. Le persone hanno voluto fare le loro scelte seguendo I propri gusti. Grazie a questo il numero dei votanti è aumentato, il popolo ha avuto una migliore comprensione dei punti di vista dei candidati, ha potuto decidere meglio.
I dibattiti hanno raggiunto anche le strade e le case. Questo, aggiunto al potere di decisione del popolo. Questi dibattiti rinforzeranno le menti per fare decisioni migliori, ma non devono arrivare al punto di condurre a differenze di vedute più ampie, altrimenti si avrà l’effetto contrario. E’ bene mantenerli nell’alveo in cui si sono tenute (le discussioni) durante la campagna elettorale. Se vanno oltre, causeranno problemi. Sarà meglio avere questi dibattiti a livello amministrativo. Dobbiamo portare questi dibattiti a livello amministrativo. Dobbiamo provare a superare gli aspetti negativi. Sicuramente si sentiranno critiche durante I quattro anni di mandato presidenziale. Dobbiamo provare a sottolineare gli aspetti negativi. Possiamo vedere che le persone sono diventate irrazionali e emozionali qualche volta. Hanno provato a sopprimere gli avversasi. Abbiamo finanche visto che gli usi del passato sono stati messi in discussione. Voci messe in giro, accuse che sono cresciute.
Alcune delle cose dette non sono giuste. Il governo e i governi del passato sono stati criticati in una maniera ingiusta, tutti i 30 anni della rivoluzione sono stati criticati ingiustamente. La gente è diventata emotiva. Hanno detto cose inaccettabili. Ho visto i dibattiti in tv, mi è piaciuta la libertà di parola. Sono stato contento che la repubblica islamica era lì ad aiutare le persone nella loro scelta. Tuttavia gli aspetti negativi mi hanno reso triste. Per i loro supporter questo non era bello e il loro giudizio offuscato da queste critiche ingiuste. Abbiamo visto questo in entrambi gli schieramenti. In questo sermone della preghiera del Venerdì, devo menzionare entrambi gli. Entrambi gli possono essere criticati per questi aspetti negativi. Da un lato il presidente è stato insultato, anche prima dei dibattiti, due, tre mesi fa.
Di frequente ho visto frasi insultanti contro di lui. Accuse contro il presidente, il presidente legittimo. E’ stato accusato in modo sbagliato. Il presidente, che ha la fiducia del popolo, è stato accusato di mentire. Vanno bene queste cose? Sono state prodotte registrazioni false e distribuite nel paese. Noi eravamo al corrente della situazione, noi sapevamo che quanto pubblicato non era vero, hanno insultato il presidente, detto che era superstizioso, hanno accusato il presidente in modo falso. Hanno calpestato l’etica e la giustizia. Cose simili sono state fatte contro la Repubblica Islamica. Alcune importanti figure dello stato sono state offese. Persone che hanno speso la loro vita per lo stato. Non ho mai pronunciato nomi durante il sermone del Venerdì, ma devo farlo adesso.
I nomi di Rafsanjani e Natw Noori sono venuti fuori. Non sono stati accusati di malversazione finanzianziaria, ma sono stati accusati i loro familiari. Se avete qualcosa contro di loro, dimostratelo in tribunale. Nessuno può essere accusato senza prove. Conosco Rafsanjani da molto tempo. E’ uno dei membri più importanti di questa rivoluzione, è stato uno dei più importanti combattenti durante la rivoluzione, dopo la vittoria, è stato uno deimembri più influenti dello stato islamico, e lo è ancora. Ha camminato con l’Imam (ndr Khomeini), sta ancora camminando con lui. Molte volte non è stato martirizzato per poco, ha speso tutti i suoi soldi nella rivoluzione, i giovani devono conoscere questi fatti. Ha avuto molte responsabilità di governo: presidente, leader del parlamento, non ha fatto i soldi con la rivoluzione. Lo stesso con Natw Noori, ha servito la rivoluzione, ha offerto grandi servizi, non c’è dubbio riguardo questo. I dibattiti in diretta TV sono cosa buona, ma è bene rimuovere questi difetti. Dopo i dibattiti ho parlato con il presidente e l’ho messo in guardia. Mi ha detto che mi avrebbe ascoltato. Ha una posizione chiara contro la corruzione, dev’essere combattuta dovunque sarà trovata. Si, c’è ancora corruzione nel nostro sistema, si, ci sono persone persone corrotte. Ma allo stesso tempo questo è uno dei sistemi più in salute al mondo. Per questo motivo accusare il governo di corruzione, per quello che dicono i Sionisti, non è la cosa giusta da fare.
Mettere in discussione la credibilità del governo non giusto. Tutti si trovano nell’obbligo di combattere la corruzione. Se non la teniamo sotto controllo, essa si diffondera come in molti paesi occidentali. […] Fatemi parlare al popolo, vogliono fare di questa incredibile vittoria una sconfitta, è l’obiettivo di alcune persone, di non farvi gioire, di non imprimere al mondo la più grande delle svolte. Ma è stata impressa ormai. La più grande svolta porta il vostro nome. La competizione è finita. Chiunque ha votato riceverà ricompensa divina. Tutti i votanti fanno parte dello stato. C’erano 40 milioni di voti per la rivoluzione, non solo 24 milioni per il presidente. La gente ci crede. I loro voti non saranno vani.
Il meccanismo delle nostre elezioni non consente alcun imbroglio. Coloro che prendono parte alle votazioni lo sanno bene. Specialmente se ci sono undici milioni di voti di differenza. Se il numero sarebbe stato più esiguo, potremmo avere dubbi, ma come possono essere sostituiti o cambiati undici milioni di voti? Allo stesso tempo ho detto che il Consiglio dei Guardiani crede che chiunque abbia dubbi può presentare prove, attraverso le procedure legali. Non accetterò alcuna iniziativa illegale. Oggi, se ci saranno illegalità, niente renderà immune le prossime elezioni da queste. Per questo devono essere seguite le procedure legali. Se ci sono dubbi, devono esssere seguite le vie legali. Abbiamo leggi, i rappresentanti dei candidati hanno avuto il diritto di ispezionare i seggi, e di protestare attraverso la procedura legale. Se hanno dubbi, dev’esserci un riconteggio delle singole urne. Oggi è un momento particolare nel nostro paese. Guardate al medioriente, guardate alla situazione economica nel mondo, guardate all’Iraq, al Pakistan, all’Afganistan,siamo in un momento davvero delicato della storia. Dobbiamo essere accorti e non fare errori. Il compito degli elettori era di prendere parte alle elezioni nella migliore maniera possibile. Ma noi abbiamo una responsabilità più grande.
I leader dei partiti politici devono fare molta attenzione a quello che fanno e a quello che dicono. Se fanno qualcosa di “estremista” le loro mosse radicali li porteranno al punto di non ritorno. Abbiamo già visto questo. Quando l’estremismo entra nella società esso conduce ad un altro estremismo. Se l’elite politica vuole riparare ad un torto facendone un altro, per andare contro la legge, saranno responsabili per il sangue versato. E di qualunque altra forma di sedizione. Vorrei dirlo a questi gentiluomini, tutti miei fratelli e amici, di guardare alle mani del nemico. Sono lupi affamati, ci tendono un imboscata e si sono tolti la maschera diplomatica. Non sottovalutateli, vi dico, i diplomatici degli altri paesi, nei giorni appena passati, si sono tolti la loro maschera e hanno mostrato la loro vera faccia. Il più malvagio di loro è il governo Inglese. Siete responsabili di fronte a dio, fratelli, vi verrano chieste delle cose, ricordatevi il testamento e l’ultima volontà dell’ultimo imam. La legge determina cosa dev’essere fatto, le elezioni si tengono cosìcchè ogni contrasto può essere risolto alle urne. Dev’essere chiaro alle urne cosa la gente vuole e cosa la gente non vuole, non nelle strade. Se dopo ogni elezione quelli che non hanno avuto voti cominciano a riversarsi nelle strade e ad invitare i loro sostenitori a scendere nelle strade, e i vincitori portano i propri sostenitori nelle strade, che abbiamo tenuto a fare le elezioni? Cos’ha fatto di sbagliato la gente? [incomprensibile…] Se li coprite (i terroristi) chi è resonsabile? Persone sono state uccise da civili e da Baseej, chi è responsabile?
Il punto è che alcune persone hanno ucciso militanti di Baseej and ucciso anche altre persone. Chi dovrebbe reagire? Attacchi alle università, buoni studenti sono stati picchiati, non quelli coinvolti nelle agitazioni. E loro cantano inni di supporto al leader. E quindi diventate tristi e i vostri cuori sono feriti dal vedere tutto questo. Le lotte in strada non sono accettabili dopo le elezioni. Questo mette in discussione democrazia e elezioni. Voglio che entrambe le parti la smettano, e quindi la responsabilità per quanto accadrà sarà di chi non ha messo fine a questi comportamenti. Se pensate che andando in giro per le strade potete mettere pressione alle autorità, vi sbagliate. Prima di tutto, non sarà accettabile fare richieste per vie illegali, sarebbe l’inizio della dittatura. Questo è un errore di calcolo, se ci saranno conseguenze, esse colpiranno i leader dietro quanto sta avvenendo, il popolo li conoscerà a tempo debito. Vi richiamo ad obbedire alla legge, fratelli e sorelle, a seguire il codice, la legge vi da il benvenuto, i canali legali esistono per voi.
Spero che Dio ci aiuterà a seguire i canali legali e non permettere ai nemici di distruggere la festa per le nostre elezioni. Se ci saranno persone che sceglieranno altre vie, verrò di nuovo e parlerò in modo ancora più chiaro. Adesso, terzo punto. Voglio parlare ai direttori dei media e ai leader occidentali. Ho ascoltato le opinioni dei leader dei paesi europei e dell’america. Ho monitorato le loro azioni e le loro reazioni nei giorni passati. Prima e dopo le elezioni i loro comportamenti sono stati differenti. Prima delle elezioni, i loro reportage sui media erano orientati a far credere al popolo che le elezioni sarebbero state inutili. Potevano immaginare il risultato, ma non hanno mai pensato all’85% di partecipanti, 40 milioni di persone hanno votato, loro non ci hanno mai creduto. Dopo aver visto questo, sono rimasti shockati. Si sono resi conto che un grande sviluppo era avvenuto in Iran. Hanno capito che dovevano adattarsi alla nuova situazione, in Medio Oriente, in Iran e nel mondo. Hanno appreso che un nuovo capitolo si stava aprendo riguardo la Repubblica islamica.
La grande partecipazione è stata osservata, riportata per tempo, e ancora, erano tutti sorpresi fino a venerdì mattina. Alcune delle reazioni dei corrispondenti dall’estero sono state osservate, quando hanno visto obiezioni da parte di alcuni candidati, hanno visto un’opportunità. L’hanno usata sabato e domenica, il loro tono è cambiato, e lentamente hanno visto quelle proteste, che erano tenute dai candidati. Sono diventati pieni di speranza, hanno messo giù la maschera, hanno visto una via, hanno rivelato la loro vera natura. Alcuni capi di stato e altri leader dell’EU e dell’America si sono finalmente scoperti, con i loro commenti sulla situazione. E’ stato detto riguardo il presidente USA che lui stava aspettando il giorno in cui la gente sarebbe scesa in strada. Nel paese i loro agenti hanno cominciato ad agire, hanno cominciato a provocare scontri nelle strade, hanno causato distruzione, bruciato case, ruberie e insicurezza hanno prevalso.
La gente si è sentita in pericolo, questo non ha niente a che fare con i supporter dei candidati, questi sono schiavi degli occidentali, agenti sionisti e i loro schiavi. Quello che stavano compiendo gli ha fatto credere che l’Iran è come la Georgia. Un capitalista sionista americano qualche tempo fa ha affermato di aver speso 10 milioni di dollari e di aver creato una rivoluzione di velluto in Georgia. Stanno paragonando la Georgia con la repubblica islamica? Cosa credono che siamo? Non ci capite!
Quel che è peggio per me da commentare sono le affermazioni fatte dai alcuni politici americani in nome dei diritti umani e della libertà. Hanno detto di essere preoccupati per la nazione iraniana. Cosa? Siete seri? Sapete cosa sono i diritti umani? Chi ha portato la guerra in Afghanistan? Le guerre e gli spargimenti di sangue che stanno massacrando l’iraq sotto gli stivali dei loro soldati? In palestina? Chi ha spalleggiato i sionisti? Anche dentro l’america, durante l’era Clinton, 80 persone furono bruciate vive a Waco. E adesso ci venite a parlare di diritti umani? Bene, credo che i leader di EU e America dovrebbero vergognarsi, e smetterla di dire certe cose. La repubblica islamica appoggia le popolazione oppresse di Iraq, Afghanistan e Palestina. Noi appoggiamo tutti quelli che sono oppressi, noi stiamo portando la bandiera dei diritti umani, che è portata in questo paese dall’Islam.
Non abbiamo bisogno dei vostri consigli sui diritti umani. Il mio discorso sulle elezioni è finito. |
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Re: LA CIA E IL LABORATORIO IRANIANO (Voto: 1) di guido il Lunedì, 22 giugno @ 04:51:43 CDT (Info Utente | Invia un Messaggio) | abolrish continua a porre la domanda:
"quali sono le ragioni *sociali oggettive e strutturali* della spaccatura nella società iraniana?"
nell'articolo è già presente la risposta, molto chiara nella sua sinteticità:
"una profonda divisione nella società iraniana tra un proletariato nazionalista e una borghesia che lamenta la sua emarginazione dalla globalizzazione economica".
La differenza che si nota rispetto ad altre rivoluzioni di cui si legge nei nostri libri di storia è che la classe borghese di solito ha utilizzato il proletariato per abbattere la casta dominante, come ad esempio nella rivoluzione francese: in Iran invece è la religione, radicata in un modo per noi oggi impensabile, che lega strettamente il proletariato agli ayatollah contro una borghesia più rivolta all'occidente. |
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Re: LA CIA E IL LABORATORIO IRANIANO (Voto: 1) di reza il Lunedì, 22 giugno @ 06:08:51 CDT (Info Utente | Invia un Messaggio) http://www.dovevailmondo.splinder.com | Udite Udite, gli assassini dei ragazzi iraniani cedono:
Il Portavoce del Consiglio dei Guardiani dela Costituzione pochi minuti fa :
Ci sono più di 3 milioni di voti falsi a favore di un candidato in cirtca 50 seggi dove il numero dei votanti supera il 100 degli aventi diritto". |
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Re: LA CIA E IL LABORATORIO IRANIANO (Voto: 1) di marcello1950 il Martedì, 23 giugno @ 03:39:58 CDT (Info Utente | Invia un Messaggio) | | IL FATTORE SIGNIFICATIVO DELL'IRAN E' LA RIVOLTA DELLA BORGHESIA URBANA AGLI AYATOLLA' UNA RIVOLTA DELLO SPIRITO PLURALISTA CHE HA SEMPRE AVUTO SPAZI DI LIBERTA' E CHE NELLA STORIA NON E' STATO MAI COSI' TANTO REPRESSO COME DURANTE QUESTO REGIME TEOCRATICO APPOGGIATO DAL POPOLO DELLE CAMPAGNE (posso essere daccordo con tutto ciò che si dice sulla CIA) MA SE SERVE PER DELEGITTIMARE LA RIVOLTA E L'ANELITO DI LIBERTA DELLA POPOLAZIONE URBANA PERSIANA DIVIENE UNA OPERAZIONE SQUALLIDA CHE MI FA PENSARE CHE LA CIA ED ISRAELE PREFERISCONO IL REGIME DI KAMENEI E DI ALMADINEJA AD UNA EVOLUZIONE DEMOCRATICA DEL POTERE IN IRAN. |
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Re: LA CIA E IL LABORATORIO IRANIANO (Voto: 1) di osservatore il Venerdì, 03 luglio @ 18:18:38 CDT (Info Utente | Invia un Messaggio) | | secondo me è invece sempre la solita storia, cioè i politici furbi usano e manipolano il popolo ingenuo per loro scopi personali per arrivare al potere, come dappertutto nel mondo (vedere i discorsi ingannevoli di Bush Jr. che ha usato la fiducia degli americani mandando i loro figli in guerra, vedere il governo cinese che fa propaganda dentro le mura chiuse al popolo ignorante che gli crede, perchè non ha possibilità di sentire le info ed opinioni alternative, vedere la russia del putin che lo ha seguito credendo alle balle che raccontava prima delle elezioni sulla diminuzione della povertà, sulla guerra in cecenia, le fesserie che vende berlusconi ogni volta prima delle elezioni e poi puntualmente se li dimentica appena eletto ecc...)
sia ahmadinejad che i suoi avversari si stanno approfittando della fiducia dei loro sostenitori, in poche parole li sacrificano. Io non avrei dato nemmeno un gatto morto ne per ahmadi, ne per moussavi e nessun altro dei politici, figuriamoci un voto. Guarda che peccato che invece quanti giovani hanno dato le vite per un mascalzone barbuto isterico con lo striscione verde (ricorda i leghisti in lombardia un pò ) che se ne fotte altamente del popolo iraniano, ma vuole solo il potere...I ragazzi che si sono fatti ingannare e sono stati massacrati dall'altro mostro che ha il potere ed i voti falsi - da ahmadi...come vedete siamo al solito - tra i 2 litiganti la bastonata la prende il terzo che si intromette...tra i bastardi potenti manipolatori del mondo quando litigano la bastonata la prende sempre il popolo che non c'entra un fico...voglio solo ripetere l'ennesima volta il mio appello: per il vostro bene, è megliio se non sprecate il fiato ed energia per cercare di gisutificare gli atti di qualsiasi potente...sprecate inutilmente la vostra energia che spendete per difendere ahmadi o moussavi o bush o putin o berlusconi...a quelli non gliene frega niente di noi. Spero che sia chiaro il mio messaggio. Cito da un blog una frase attualissima e saggissima, chi c'è ce, chi non c'è...niente da fare:
“Il più grande complotto mai esistito è sempre stato nel fatto che non esiste nessun complotto. Nessuno ce l’ha con voi. A nessuno importa un tubo se vivete o morite. Ecco, vi sentite meglio adesso?”
(Dennis Miller)
http://blogghete.blog.dada.net/categorie/59775 |
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