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  IL PARADOSSO BEN BERNAKE
Postato il Giovedì, 08 gennaio @ 04:55:28 CST di davide
 
 
  Economia The Advisor
La voce del ribelle

Il 24 dicembre 2008 il Sole 24 Ore ha pubblicato, a pagina 8, un articolo davvero molto interessante di Mario Margiocco, intitolato “Il paradosso di Ben Bernanke”. L’autore analizza la politica monetaria della FED, coi tassi prossimi allo zero, e le sue probabili conseguenze.

L’analisi parte dalla descrizione alquanto precisa del debito americano che, in rapporto al PIL, risulta superiore persino a quello italiano. Sommando infatti le quattro componenti che lo costituiscono (sistema finanziario, imprese, famiglie e pubblico) il debito americano risulta essere pari al 377% del PIL contro il più modesto, ma non meno significativo, 292% di quello italiano. Fin qui i dati. Per contrastare questo immane indebitamento il metodo scelto da Ben Bernanke, il presidente della FED nominato da George W. Bush a fine 2005 in sostituzione di Alan Greenspan, viene ripreso in toto dalle teorie di Milton Friedman, che collegano a cause strettamente monetarie i processi inflattivi e deflattivi. In presenza di deflazione occorre finanziare a bassissimo costo il debito ed inondare il sistema di liquidità.

L’autore dell’articolo riprende un passo di un discorso che lo stesso Bernanke tenne nel 2002: «se cadiamo in una deflazione possiamo trarre speranza nel fatto che la logica della tipografia si imporrà e che una quantità sufficiente di cartamoneta alla fine riuscirà sempre a invertire la spirale inflazionistica». È ovvio, continua l’autore, che una simile politica pone interrogativi circa il finanziamento a bassissimo costo di un debito enorme, con remunerazione bassissima e con incognite di futura inflazione. Allo stato attuale solo l’atteggiamento (apparentemente) compiacente della Cina, che continua ad investire imperterrita in titoli del debito americano, sembra sostenere questo tipo di strategia.

All’interno degli States, nota Margiocco, vi è un dibattito aperto e sta prendendo piede una corrente di pensiero favorevole ad una “moderate inflation”, in quanto l’inflazione, ricorda l’autore, «come noto riduce il debito reale». Per concludere questa analisi viene rilevato che «due idee del tutto eterodosse da decenni nel mondo delle banche centrali, l’emissione di titoli in proprio e la sottoscrizione forzosa di titoli del Tesoro come avvenne in economie di guerra dal 1942 al 1951, sono state avanzate dallo stesso Bernanke».

Conseguenze: l’obiettivo di assicurare credito a basso costo pilotando all’ingiù i tassi e breve e a lungo termine ha insito in sé il rischio di una crescita dell’inflazione; e per evitare che i mercati reagiscano negativamente c’è quindi bisogno, come “valvola di sfogo”, di una quotazione del dollaro sensibilmente inferiore a quella attuale. Conclude Margiocco: “Negli anni Trenta, un’altra epoca, si chiamavano svalutazioni competitive”.

Proprio qui sta il punto: in questo modo gli USA stanno scaricando sui competitors internazionali le deficienze del loro sistema, alla faccia dell’economia globale… Dollaro debole vuol dire più facilità ad esportare ma vuol dire anche escludere dai mercati internazionali i concorrenti che nella nuova situazione non potranno essere competitivi, Paesi europei in testa. I mercati quantitativamente più rilevanti sono in oriente: si stanno creando le premesse per una esclusione di fatto dei prodotti non americani; esclusione basata non già su un giudizio qualitativo, espresso liberamente dalla clientela, ma su una scelta di carattere quantitativo, che si ferma al prezzo più basso e che è condizionata, e falsata, dall’artificiosa svalutazione del dollaro.

Qui in Europa, stretta da un mercato interno in sofferenza e dal rischio di un mini-dollaro, invece di contrastare ufficialmente e sistematicamente la politica monetaria americana si riapre il dibattito circa la necessità di dotarsi di una sorta di Costituzione comunitaria, riproponendo in Irlanda il referendum che ne vide già la bocciatura. Domanda: che si voglia ottenere in tal modo, più che la costruzione di un sistema più forte, l’impossibilità di poter uscire dal sistema attuale, per quanto debole e svantaggioso?

The Advisor
Fonte: www.ilribelle.com
Link: http://www.ilribelle.com/economia/2009/1/7/the-advisor-05-gennaio-2009.html
5.01.2009
 
 
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"IL PARADOSSO BEN BERNAKE" | Login/Crea Account | 34 commenti
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Re: IL PARADOSSO BEN BERNAKE (Voto: 1)
di lino-rossi il Giovedì, 08 gennaio @ 08:06:52 CST
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proprio così: "sottoscrizione forzosa di titoli del Tesoro"

significa aumento della base monetaria. noi l'abbiamo fatto fino al settembre 1979.

Einaudi e Menichella aggiunsero:
- un forte aumento della riserva obbligatoria,
- tassi al 3-4%,
attraverso i quali domarono anche l'inflazione.

la tecnica ha funzionato allora, perchè non deve funzionare oggi?
se non oggi, quando?


 
 


 
 
Re: IL PARADOSSO BEN BERNAKE (Voto: 1)
di 6463 il Giovedì, 08 gennaio @ 09:51:24 CST
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Paradosso un accidenti, è la stessa politica seguita in Giappone quasi vent'anni fa: bolla immobiliare, default delle banche esposte, governo che garantisce crediti di carta straccia, tasso di sconto pressoché a zero, yen libero di valutarsi sul mercato. Se dopo quasi vent'anni il Giappone (la più grande economia manufatturiera) sta ancora in stagnazione, a qualcuno dovrebbe venire il dubbio che la ricetta sia sbagliata. Ma siamo sicuri che lo scopo di questa gente, bernake e c.ia, sia quello che noi gli attribuiamo?


 
 


 
 
Re: IL PARADOSSO BEN BERNAKE (Voto: 1)
di rosacroce il Giovedì, 08 gennaio @ 10:54:01 CST
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L’autore dell’articolo riprende un passo di un discorso che lo stesso Bernanke tenne nel 2002: «se cadiamo in una deflazione possiamo trarre speranza nel fatto che la logica della tipografia si imporrà e che una quantità sufficiente di cartamoneta alla fine riuscirà sempre a invertire la spirale inflazionistica»errore( si voleva dire DEFLAZIONISTICA.) all'interno degli usa non è che ci sia un dibattito (come dice il" sole dell'avvenire")su come creare una" moderata inflazione".In realtà negli usa la massa monetaria(m3)è da mesi a livelli di molto superiori ai massimi dal 1900 al 2008,compreso il periodo (1939-1945)della 2 guerra mondiale.Di fatto la fed HA e STA stampando di tutto di più(più dollari che carta per giornali venduti)e se l'inflazione non è già ora a livelli da everest è solo perchè le BANCHE ancora non prestano denaro a nessuno ,sia perchè pochi lo chiedono e sia perchè non ne hanno. ORA come fà il sole( dell'avvenire della MISERIA)dire che bisogna stampare ancora di più dollari di quello che già si stà facendo con ritmi da primato STORICO, dato che comperare titoli di stato da parte della banca centrale è la migliore ricetta per creare denaro dal nulla, dicevo,,,,sostenere questo , fa capire chiaramente che chi GOVERNA è alla frutta(se non al grappino,o alla canna del gasssssss). in poche parole:stanno stampando a MANETTA ,vorrebbero stampare di più,sanno che cosi facendo fra poco i titoli di stato non li vorrà più nessuno,stanno proponendo che sia la banca centrale a comperare i titoli di stato ,che nessuno fra poco vorrà. questa è ricetta sicura per ultraiperinflazione= denaro verso lo 0.


 
 


 
 
Re: IL PARADOSSO BEN BERNAKE (Voto: 1)
di rosacroce il Giovedì, 08 gennaio @ 11:07:11 CST
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" Costituzione comunitaria, riproponendo in Irlanda il referendum che ne vide già la bocciatura. " il sole delle banche chiede di RIFARE IL REFERENDUM SUL TRATTATO DI LISBONA,forse non gli è piaciuto il risultato, io proporrei di rifare il referendum sulla NUOVA COSTITUZIONE EUROPEA finchè non esce SI. tutto questo riguarda l'irlanda, noi al referendum non abbiamo DIRITTO,per noi hanno deciso i nostri parlamentari(i tapettini delle banche) all'unanimità,si naturalmente il risultato.


 
 


 
 
Re: IL PARADOSSO BEN BERNAKE (Voto: 1)
di rosacroce il Giovedì, 08 gennaio @ 11:19:50 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
questi discorsi fumosi e contorti su come espandere il credito dal nulla,ed eventualmente contrarlo(il credito) regolando i tassi o la percentuale di credito detenuta dalle banche (riserva). non funzioneranno, danno solo l'idea della disperazione di chi gestisce il potere:non sanno più che pesci pigliare, per tenere in piedi il BARACCONE. ma dico io: MA FATE UNA BELLA GUERRA,non vedete che non c'è altro da fare. ci sarebbe dell'altro: si esce dall'euro ,si ritorna alla lira stampata dal nostro stato,con quella si paga il debito alla bce,che intanto fallisce. col denaro dello stato si finanziano progetti produttivi a tassi dell1% fissi per 30 anni.ci riprendiamo la sovranità MONETARIA.quella alimentare,quella politica,decidiamo noi italiani come governaci (altro che commistione europea del malaffare che nessuno ha eletto)(cioè eletta dagli eletti ),inponiamo alle banche la riserva del 100% ,allora si che siamo sicuri che prestano solo il denaro che hanno,come dice il rossi lino.


 
 


 
 
Re: IL PARADOSSO BEN BERNAKE (Voto: 1)
di warewar il Giovedì, 08 gennaio @ 12:58:26 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
ciaoo a tutti ... non riesco a capire come facciamo ad arrivare al 292% sul PIL di debito totale. Facendo due calcoli ... 104% debito pubblico - 75% debito imprese - 50% debito famiglie ... abbiamo il 225% (circa) sul PIL ... grazie a tutti quelli che risponderanno :)


 
 


 
 
Re: IL PARADOSSO BEN BERNAKE (Voto: 1)
di STARLIFE il Giovedì, 08 gennaio @ 13:43:23 CST
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Ho notato una piccola dimenticanza, stanno inondando l'europa di euro forse vogliono svalutare anche l'euro? e pantalone paga......................svegliaaaaaaaaaaaaaaaaaa


 
 


 
 
Re: IL PARADOSSO BEN BERNAKE (Voto: 1)
di idea3online il Venerdì, 09 gennaio @ 02:59:08 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio) http://www.idea3online.it/subprime.htm
Se il dollaro svaluta oltre il buon senso gli Stati del Mondo non finanzieranno più gli Stati Uniti. E' semplice dedurre questo effetto. Gli affari si fanno quando conviene a tutti, se il business non conviene ci alziamo dal tavolo, e ognuno per la sua strada......è la vita!!!!!


 
 


 
 
Re: IL PARADOSSO BEN BERNAKE (Voto: 1)
di adriano_53 il Venerdì, 09 gennaio @ 04:01:16 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Ben Bernake è un paradosso e altrettanto paradossali penso siano coloro che ritengono che con qualche colpo di genio monetario si possa uscire dal garbuglio monetario che proprio personaggi alla bernake hanno creato in questi decenni. Bernake è la crisi, come lo è stato greenspan, volcker e Wall street, la FED, vale a dire tutti gli operatori che hanno la funzione non di creare reddito, ma di redistribuirlo: a favore di chi non occorre dirlo. uno scrupolo: ma bernake non sara per caso ebreo


 
 


 
 
Re: IL PARADOSSO BEN BERNAKE (Voto: 1)
di remox il Venerdì, 09 gennaio @ 06:20:24 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Per Lino Rossi: cambia poco che sia la BC a comprare i titoli di stato. E' vero che in questo modo tiene bassi i tassi, ma applicare poi un TUS del 3-4% significia oltremodo distorcere il mercato artificialmente. Tus al 3-4% e i titoli di stato a quanto? Inoltre quel debito dovrà essere comunque onorato...la spirale debitoria non si abbatterà mai. Servono accordi nazionali profondi (nazionali) per la revisione dei debiti, la stabilizzazione dei tassi e l'emissione monetaria senza debito. Sono d'accordo poi che la riserva obbligatoria deve essere aumentata, va tolta alle banche commerciali la possibilità di inflazionare a proprio piacere. Ciò che conta poi, ricordiamocelo sempre, non è quanto tagli i tassi o quanta moneta stampi, ma la velocità di circolazione della stessa.


 
 


 
 
Re: IL PARADOSSO BEN BERNAKE (Voto: 1)
di Bigfoot il Venerdì, 09 gennaio @ 15:29:39 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Date per scontato che si possa sempre crescere all'infinito (PIL sempre positivo)...ci sarà pure un limite! Forse questo limite è stato raggiunto.


 
 


 
 
Re: IL PARADOSSO BEN BERNAKE (Voto: 1)
di myone il Venerdì, 09 gennaio @ 16:19:07 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
ah ah ah ah. perche' non fate come gli americani? Se e' questo il modo vincente. Se il dollaro e' alto vincono, se e' basso vincono uguale. Forse a loro manca la mutua assistenza, di cui piu' milioni di italiani vivono e sopravvivono, compresi i scaldasedie, a confronto dei disoccupati americani del 2008.


 
 


 
 
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