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  LA MIA ESPULSIONE DA ISRAELE
Postato il Giovedì, 25 dicembre @ 18:00:00 CST di marcoc
 
 
  Israele / Palestina DI RICHARD FALK
(Inviato Onu per i diritti umani) - The Guardian

Quando sono arrivato in Israele come rappresentante delle Nazioni Unite sapevo che vi potevano essere dei problemi all’aeroporto. E c’erano.

Il 14 Dicembre sono arrivato all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv per svolgere il mio incarico di relatore speciale per le Nazioni Unite sui territori palestinesi.

Stavo conducendo una missione che aveva lo scopo di visitare la Cisgiordania e Gaza per preparare un rapporto sull’osservanza da parte di Israele dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. Erano stati fissati degli incontri al ritmo di uno l’ora durante i sei giorni previsti, a cominciare da quello, il giorno seguente, con Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità Palestinese.

Sapevo che vi potevano essere dei problemi all’aeroporto. Israele si era fortemente opposta al mio incarico alcuni mesi prima e il suo ministro degli esteri aveva rilasciato una dichiarazione secondo cui avrebbe proibito il mio ingresso se fossi venuto in Israele nel mio ruolo di rappresentante dell’Onu.

Nella foto: Richard Falk

Allo stesso tempo, non avrei fatto il lungo viaggio dalla California, dove vivo, se non fossi stato ragionevolmente ottimista sulle mie possibilità di riuscire a entrare. Israele era stata informata che avrei guidato la missione e avrei fornito una copia del mio itinerario, e aveva rilasciato i visti alle due persone che mi assistevano: un addetto alla sicurezza e un assistente, che lavorano entrambi nell’ufficio dell’alto commissario per i diritti umani a Ginevra.

Per evitare un incidente all’aeroporto, Israele avrebbe potuto o rifiutarsi di accettare i visti o comunicare alle Nazioni Unite che non mi avrebbero permesso di entrare, ma non è stata presa nessuna delle due misure. Sembra che Israele abbia voluto impartire a me, e in modo assai più significativo alle Nazioni Unite, una lezione: non vi sarà nessuna collaborazione con coloro che esprimono forti critiche sulla politica di occupazione israeliana.

Dopo che mi è stato negato l’ingresso, sono stato tenuto in custodia cautelare insieme a circa altre 20 persone con problemi d’ingresso. Da questo momento, sono stato trattato non come un rappresentante delle Nazioni Unite, ma come una sorta di minaccia per la sicurezza, sottoposto ad una perquisizione corporale minuziosa e alla più puntigliosa ispezione dei bagagli che abbia mai visto.

Sono stato separato dai miei due colleghi delle Nazioni Unite, a cui è stato permesso di entrare in Israele, e condotto nell’edificio di detenzione dell’aeroporto, distante circa un miglio. Mi è stato chiesto di mettere tutti i miei bagagli, insieme al cellulare, in una stanza e sono stato portato in un piccolo locale chiuso a chiave che puzzava di urina e di sudiciume. Conteneva altri cinque detenuti e costituiva uno sgradito invito alla claustrofobia. Ho passato le successive 15 ore rinchiuso in questo modo, il che è equivalso ad un corso intensivo sulle miserie della vita carceraria, inclusi lenzuola sporche, cibo immangiabile e luci che passavano dal bagliore all’oscurità, controllate dall’ufficio di guardia.

Naturalmente, la mia delusione e la mia dura reclusione sono cose insignificanti, non meritevoli di notizia per sé stesse, date le serie privazioni sopportate da milioni di persone in tutto il mondo. La loro importanza è soprattutto simbolica. Sono una persona che non ha fatto nulla di sbagliato, se non esprimere la propria forte disapprovazione per la politica di uno stato sovrano. Soprattutto, l’ovvia intenzione era di umiliare me come rappresentante dell’Onu, e di mandare perciò un messaggio di sfida alle Nazioni Unite.

Israele mi ha sempre accusato di essere prevenuto e di aver fatto accuse incendiarie sull’occupazione dei territori palestinesi. Nego di essere stato prevenuto ma insisto invece che ho cercato di essere obbiettivo nel valutare i fatti e la legislazione di pertinenza. Il carattere dell’occupazione è di dare adito ad aspre critiche sull’atteggiamento israeliano, specialmente sul rigido blocco imposto a Gaza, che ha come conseguenza la punizione collettiva di un milione e mezzo di abitanti. Prendendo di mira l’osservatore, invece di quello che viene osservato, Israele gioca una partita scaltra. Distoglie l’attenzione dalle realtà dell’occupazione, praticando in modo efficace una politica di diversione. Il blocco di Gaza non assolve nessuna funzione legittima da parte di Israele. Si dice che sia stato imposto come rappresaglia per alcuni razzi di Hamas e della Jihad islamica che sono stati lanciati oltreconfine sulla città israeliana di Sderot. L’illegalità di lanciare questi razzi è indiscutibile, ma non giustifica in alcun modo l’indiscriminata rappresaglia israeliana contro l’intera popolazione di Gaza.

Lo scopo dei miei rapporti è di documentare a nome delle Nazioni Unite l’urgenza della situazione a Gaza e altrove, nella Palestina occupata. Questo lavoro è di particolare importanza ora che vi sono segnali di una rinnovata escalation di violenza e persino di una minacciata rioccupazione da parte di Israele.

Prima che una tale catastrofe accada, è importante rendere la situazione il più trasparente possibile, e questo è quello che avevo sperato di fare esercitando il mio compito. Nonostante l’ingresso negato, il mio sforzo sarà di continuare a utilizzare tutti i mezzi disponibili per documentare la realtà dell’occupazione israeliana nel modo più veritiero possibile.

Richard Falk è professore di diritto internazionale alla Università di Princeton e relatore speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi.

Titolo originale: "My Expulsion from Israel "

Fonte: http://www.guardian.co.uk
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20.12.2008

Traduzione da andreacarancini.blogspot.com.

 
 
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Re: LA MIA ESPULSIONE DA ISRAELE (Voto: 1)
di geopardy il Giovedì, 25 dicembre @ 19:43:59 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
NIENTE DI NUOVO SOTO IL SOLE. Ciao Geo


 
 


 
 
Re: LA MIA ESPULSIONE DA ISRAELE (Voto: 1)
di giovannig il Venerdì, 26 dicembre @ 01:59:54 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Israele tiene in ostaggio il mondo intero, non solo le Nazioni Unite. E vorrei vedere chi può imporsi contro uno Stato Canaglia che possiede centinaia e centinaia di armi atomiche anche su vettori sottomarini ( sommergibili di ultima generazione forniti recentemente dalla Germania a perpetua riparazione ). Anche a distruzione avvenuta Israele sarebbe in grado di sviluppare rappresaglie nucleari ovunque voglia. Stupisce semmai il fatto che la tirino ancora in lungo con l'esistenza degli odiati palestinesi, quando, sarebbero in grado di cancellarli dalla faccia della terra non appena decidessero di farlo.


 
 


 
 
Re: LA MIA ESPULSIONE DA ISRAELE (Voto: 1)
di Saysana il Venerdì, 26 dicembre @ 03:19:04 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
E poi dicono che il modo li odia, certamente non fanno nulla per essere amati, o anche solo tollerati. Comunque ho la netta sensazione che il prossimo casino militare arrivera' proprio da quelle parti. Basterebbe che gli USA smettessero di lasciargli fare quello che vogliono, ma questa e' utopia.


 
 


 
 
Re: LA MIA ESPULSIONE DA ISRAELE (Voto: 1)
di geopardy il Sabato, 27 dicembre @ 04:39:39 CST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
CHI RITIENE OPPORTUNO FARLO, FACCIA GIRARE QUESTA SCONVOLGENTE NOTIZIA, DA IERI ISRAELE HA DICHIARATO GUERRA ALLA STRISCIA DI GAZA E LE VITTIME SONO CENTINAIA. Geopardy CRIMINI DI GUERRA A GAZA, ISRAELE STA BOMBARDANDO LA STRISCIA ASSEDIATA. 200 MORTI E CENTINAIA DI FERITI Scritto il 2008-12-27 in News Gaza - Infopal. 200 morti e centinaia di feriti: questo è il bilancio attuale (ore 12,30 ora locale) degli attacchi aerei israeliani in corso contro la Striscia di Gaza. L'aviazione da guerra israeliana sta bombardando diverse sedi delle forze di sicurezza palestinesi a Gaza. E' un vero massacro! Sul terreno ci sono già 200 morti e centinaia di feriti, ma il bilancio è destinato a salire tragicamente. Le ambulanze stanno accorrendo sul luoghi dei bombardamenti per soccorrere i feriti e portare via i cadaveri. Ci sono decine di cadaveri di membri della polizia sparsi per terra, a seguito del bombardamento delle postazioni 17, Tawam, la sede delle forze preventive, Ansar, la direzione civile, al-Safina, la sede dei passaporti. Sono state bombardate tutte le sedi amministrative e politiche della Striscia di Gaza. Ucciso anche il capo generale della polizia di Gaza il colonello Tawfiq Jaber. Fonti mediche hanno riferito che ci sono centinaia di feriti. Gli aerei da guerra israeliani continuano a sorvolare lo spazio della Striscia di Gaza. Stato criminale. E' una vera guerra: gli attacchi aerei stanno colpendo il nord, il sud e il centro della Striscia. Israele ha scelto il momento opportuno per bombardare: l'ora di uscita dei bambini dalle scuole. E' una tragedia immensa. I nostri giornali e le nostre tv, le cui direzioni hanno perso completamente il senso della dignità professionale, ci stanno raccontando che ad essere bombardate sono le basi dei "terroristi". Non è così! Sono i civili, i bambini, la dirigenza delle forze dell'ordine, dell'amministrazione pubblica, a essere colpiti. La propaganda mediatica italiana filo-sionista ha iniziato già da qualche settimana a prepararci alla ineluttabilità di questa guerra a senso unico, vera carneficina di biblica memoria, dando la colpa a Hamas e ai razzetti Qassam, quando la verità è un'altra: Israele ha bisogno di queste stragi di innocenti in funzione elettorale. Hamas era disposta alla tregua a patto di far fermare gli attacchi israeliani mai sospesi, nonostante il cosiddetto "cessate il fuoco" siglato a giugno, e di far riaprire i valichi per far entrare i rifornimenti alimentari e il carburante, necessari alla sopravvivenza di 1,5 milioni di persone. Questo i nostri sempre più indecenti giornali e tg non ce lo hanno raccontato. Siamo di fronte alla morte dell'informazione, al Grande Fratello che manipola le menti e le coscienze.


 
 


 
 
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