Welcome to ComeDonChisciotte
 
 

  SERVIZI

· Home
· Archivio (per data)
· Download
· Forum
· Il tuo profilo
· Link
· Messaggi privati
· Pubblica
· Segnala questo sito
 

  COMEDONCHISCIOTTE SU TWITTER E FEED RSS



 

  RICERCA ARTICOLI NEL SITO



 

  LE REGOLE DI COMEDONCHISCIOTTE


La netiquette di ComeDonChisciotte: alcune norme minime per la convivenza e il dialogo costruttivo nel sito
 

  UTENTI

Benvenuto, anonimo
Nickname
Password
Security Code: Security Code
Type Security Code

(Registrare)
Iscrizione:
più tardi: umbertom8la
News di oggi: 2
News di ieri: 3
Complessivo: 5195

Persone Online:
Visitatori: 708
Iscritti: 39
Totale: 747

Online ora:
01 : ricardodenner
02 : Matt-e-Tatty
03 : ilnatta
04 : wheaton
05 : tres
06 : vic
07 : versus61
08 : anonimomatremendo
09 : cirano60
10: makashikan
11: zufus
12: martiusmarcus
13: A
14: AlbaKan
15: boemo66
16: duxcunctator
17: jack-ben
18: ComeDonkeyKong
19: alinaf
20: wiki
21: cardisem
22: mrmojo
23: dana74
24: xeno
25: kitiaram
26: Morire
27: stendec555
28: biancospino
29: ivankupala
30: luigiza
31: walterkurtz
32: cyrano-65
33: cavalea
34: ottavino
35: mate84
36: lucchiatto
37: stopgun
38: Skaff
39: Gioser345
 

  IL FORUM DI COMEDONCHISCIOTTE

entra nei forum
 

  FORUM: ULTIME DISCUSSIONI


 Bundesbank caccia Sarrazin accuse di antisemitismo
 Marco Della Luna - Armi strategiche e diritti dei lavoratori
 Il petrolio futuro arrivera' da pozzi in acque profonde
 Luca Mercalli - Italia, tristi cartelli di benvenuto
 Il crack Lehman ? Una questione di Fed in Obama
 Dagli operai della Innse agli operai di Melfi
 Gheddafi e il flop della nostra politica estera
 L’ultima beffa dei Signori del Ponte
 Ufo?
 Bel René, ultimo delitto di un uomo stanco
 La Sorkà di Sarkò
 Vittorio Arrigoni - «La pace economica? Io voglio un Paese»
 L'anno del dragone
 La sconfitta di Vallanzasca
 solidarietà ad Ulderico Pesce

ComeDonChisciotte Forums

 

  UN ARGOMENTO A CASO


Geopolitica
[ Geopolitica ]

·IL COLONNELLO IN MASCHERA
·PAURA DI VOLARE
·CASTRO: ESPERTO DEL NUCLEARE O SEGNALE D'ALLARME ?
·IL POPULISMO MITOLOGICO DI BERLUSCONI E QUELLO VERO DI ORBAN
·LA RUSSIA INCENDIATA DAGLI USA ?
·LA NUOVA IMPORTANZA GEOPOLITICA DI LUBMIN
·UNA NUOVA OSTPOLITIK: LA GERMANIA SI AVVICINA ALLA RUSSIA E ALLA CINA
·GEOPOLITICA DELLE PIPELINE:
·LA VITTORIA DEI BILDERBERG E IL MONDO ALLA FAME
 

  RAZZA IMPURA

 

  MASTER "ENRICO MATTEI" IN VICINO E MEDIO ORIENTE


Il Master Enrico Mattei in Vicino e Medio Oriente torna all’Università di Teramo. 150 ore di lezioni multidisciplinari, 100 ore di arabo, 1250 ore di studio individuale e/o stages. Frequentabile anche online. Crediti per insegnanti e avvocati.
 

  LA VOCE DEL RIBELLE

 

  BERTANI: LIBRI IN PDF

 

  RIVELAZIONI NON AUTORIZZATE

DI MARCO PIZZUTI

 

  WILLIAM BLUM (The Anti-Empire Report)

 

  MORTI IRACHENI A CAUSA DELL'INVASIONE

Just Foreign Policy Iraqi Death Estimator
 

  VEG FACILE

 

  INFOPAL

 

 

 

 
  MON DIEU, MONDIAL ! (PALLONI AL POSTO DI PALLOTOLE)
Postato il Mercoledì, 28 giugno @ 17:45:00 CDT di olimpia
 
 
  Israele / Palestina DI URY AVNERY

Se il presidente Bush voleva occuparsi dell’Iran “bombardandolo fino a farlo tornare all’età della pietra”, (come ha asserito un generale statunitense durante la guerra in Vietnam), questo sarebbe il momento giusto. Chi se ne accorgerebbe, mentre l’attenzione di tutti è rivolta ai mondiali di calcio?

Lo sa bene il governo israeliano. Nella loro lotta contro i missili Qassam che sono stati lanciati contro la città di Sderot, l’aviazione ormai ha ricevuto carta bianca. Dall’inizio dei mondiali di calcio del 2006, sono stati uccisi più di 20 palestinesi, compresi bambini e bambine, una donna incinta, un dottore e personale paramedico. Sembra che nel mondo nessuno ci faccia caso. Perché dovrebbero? Dopotutto la Coppa del Mondo è più importante.

Quando torno a Tel Aviv da Gerusalemme, di solito faccio una piccola deviazione passando da Abu Gush, un villaggio arabo con un’oasi unica: un caffè dove sulle poltrone e i divanetti siedono insieme gruppi misti di ragazzi ebrei e arabi (solo uomini), e a volte gruppi di soldati ebrei e drusi che controllano le frontiere, siedono insieme, rilassati, fumando narghilé (pipe d’acqua). Divorano Baklava dolce, parlano, ridono e ascoltano il cantante libanese Fairuz e il cantante israeliano orientale Zahava Ben. Un fenomeno insolito in Israele.

Quando ci sono passato questa settimana, erano seduti tutti eccitati di fronte ad un grande schermo, fissando la partita tra Argentina e Olanda. Si emozionavano insieme, saltavano in piedi insieme, gridavano insieme.

Pochi giorni prima avevo visto la stessa scena a Sarajevo. Nei bar del centro della città c’erano una marea di giovani del luogo, musulmani, croati e serbi stavano seduti insieme, gli occhi incollati allo schermo insieme, eccitandosi insieme, saltando in piedi insieme, gridando insieme.

In questo momento sta succedendo lo stesso in tutto il mondo, dal Canada alla Cambogia, dal Sud Africa alla Corea del Nord.

È bene? È male?

Non sono un tifoso. Come molte persone al mondo che pensano di essere degli intellettuali (qualsiasi cosa significhi), di solito liquido questo fenomeno con un sorriso accondiscendente, leggermente ironico, anche se ultimamente mi ritrovo a guardare una partita per lunghi minuti. Da bambino mio padre mi diceva che lo sport era Goyim Naches (yiddish dall’ebraico, “piacere dei gentili”), e l’unico sport ebraico era riflettere sulla filosofia di Spinoza e Schopenhauer, o, in alternativa, sul Talmud. Yeshayahu Leibovitch, un ebreo ortodosso osservante, ha descritto le squadre di calcio come “undici teppisti che corrono dietro ad una palla”. (Un altro ebreo per amor di pace ha suggerito: “Perché litigare? Diamo ad ogni squadra la sua palla”).

(Anche) sotto questo punto di vista Israele ha smesso da tempo di essere uno stato ebraico in senso spirituale. Il Goy israeliano è come un qualsiasi altro Goy del mondo. I mondiali ne sono la prova.

Un fenomeno che provoca emozioni tanto forti in miliardi di esseri umani non può essere liquidato con un’alzata di spalle. Ci troviamo di fronte ad una profonda caratteristica umana. Cosa significa? Che origine ha?

Konrad Lorenz, uno dei fondatori della scienza dell’etologia, che si occupa del comportamento degli animali (compreso l’animale uomo), sosteneva che l’aggressività umana è una caratteristica innata, un prodotto di milioni di anni di evoluzione. Gli uomini delle caverne vivevano in tribù, ciascuna delle quali dipendeva da un territorio specifico per la sopravvivenza. L’aggressività serviva per difendere questo territorio e scacciare gli altri.

In natura i predatori che hanno armi naturali – come i denti, le unghie o il veleno – in genere sono dotati di un meccanismo inibitore che impedisce loro di attaccare la propria specie. Altrimenti non sarebbero sopravvissuti fino ad oggi. Ma gli esseri umani non hanno nessuna arma naturale efficace, per questo la natura non li ha dotati di questo meccanismo. È stato un terribile errore. È vero, gli esseri umani non hanno denti o unghie pericolosi, ma hanno qualcosa di più efficace di qualsiasi arma naturale: il cervello umano, che inventa mazze, picconi, cannoni e bombe nucleari. In questo modo gli esseri umani hanno una combinazione letale di tre attributi: aggressività innata, armi assassine e la mancanza di inibizione per quanto riguarda l’uccisione della propria specie. Il risultato: l’inclinazione umana per la guerra.

Come superarla? Lorenz ha indicato un rimedio: lo sport, e soprattutto il calcio. Il calcio è il surrogato della guerra. Sposta l’aggressività umana verso canali inoffensivi. Per questo è così importante – e così positivo.

L’aggressività e il nazionalismo vanno di pari passo. Anche in questo frangente il calcio permette uno sguardo nei recessi dell’animo umano.

L’animale uomo ha un profondo bisogno di identificarsi in una collettività. Vive in gruppo. Nell’antichità l’uomo viveva in tribù. Da allora i modelli sociali sono cambiati molte volte. Il “noi” è cambiato man mano che cambiavano le strutture sociali. Le persone hanno vissuto in contesti religiosi ed etnici, nella società feudale, in monarchie, etc. Nel mondo moderno vivono in nazioni.

L’autoidentificazione in una nazione è una necessità assoluta per l’uomo moderno (con pochissime eccezioni). Il calcio esprime questa identificazione in una forma che dall’esterno può sembrare guerra. Questo è il motivo per cui nel calcio la bandiera nazionale e l’inno nazionale svolgono un ruolo cruciale. Le masse sventolano bandiere, si colorano la faccia con i colori nazionali, urlano slogan nazionalisti, danno un’espressione emotiva a questo fenomeno.

A volte sfocia proprio nel ridicolo, come ci è capitato la settimana scorsa. Israele non ha preso parte alla Coppa del Mondo, essendo stato battuto prima che cominciasse davvero. Ma un membro della squadra del Ghana, che gioca per l’Hapoel Tel-Aviv, per una qualche ragione ha sventolato la bandiera israeliana sul campo – e tutto lo stato d’Israele è scoppiato in un’esplosione di gioia: Siamo lì! Siamo ai mondiali!

Un’apparizione meno ridicola: per la prima volta dalla distruzione del Terzo Reich, masse di tedeschi hanno sventolato la loro bandiera nazionale con un entusiasmo che sfocia nell’estasi. Alcuni osservatori parlano di rinascita del nazionalismo tedesco e cose simili. Però io penso che sia una cosa positiva. Una nazione non può vivere una vita normale quando i suoi cittadini se ne vergognano. Può causare un disturbo mentale collettivo e dare origine a tendenze pericolose. Ora, grazie al calcio, i Tedeschi possono sventolare la loro bandiera.

Il nazionalismo del calcio è più forte di tutti gli altri sentimenti. Un esempio classico: alla fine del 19esimo secolo, a Vienna c’era un sindaco, Karl Lueger, che era un fanatico e dichiarato antisemita. Ma quando la “Hakoah Vienna” ebraica ha giocato contro una squadra ungherese, il sindaco è stato visto mentre acclamava i ragazzi del posto. Quando gli è stato fatto presente che erano ebrei, ha risposto con la famosa frase: “Sono io che decido chi è ebreo e chi no”.

Quando la stella della squadra francese era un franco-algerino, i razzisti francesi lo acclamavano fino a diventare rauchi. È successo lo stesso in Israele, quando un arabo giocava nella nostra squadra nazionale.

Un intellettuale europeo recentemente mi ha detto: Ci sono barzellette su Polacchi, Tedeschi, Francesi e su qualsiasi altra nazione europea. Ma non ci sono ancora barzellette sugli Europei, il che significa che l’Europeo ancora non esiste.

Vorrei applicare un criterio simile al calcio. Ogni nazione in Europa ha una squadra nazionale, ma non esiste una squadra europea. Finché la squadra europea, sotto bandiera europea, non giocherà contro la squadra dell’Asia o dell’Africa, non ci sarà una consapevolezza popolare europea. (Un utopista può ben sognare di una partita tra la squadra della Terra e la squadra di Marte o del Pianeta X).

Il mio amico palestinese, Issam Sartawi, che è stato ucciso 23 anni fa a causa dei suoi contatti con noi, una volta ha detto: “Non ci sarà pace finché la squadra di Israele non giocherà contro la squadra della Palestina – e noi vinceremo”.

Certamente è anche una questione di sessi.

Un geniale pubblicitario ha tappezzato Tel-Aviv con dei cartelloni che ritraggono una donna mentre dice al marito: “Itzig, fatti preparare il caffè dal portiere del Brasile. Io esco con le ragazze della farmacia. Gali”. In un fumetto una donna chiede a suo marito che sta inchiodato alla tv a guardare i mondiali: “Sei sicuro che non ti va di venire con me alla fiera del libro?”

Il calcio è una cosa rozza da uomini, nonostante esistano tifose donne. Anche in questo senso è un sostituto della guerra, e forse pure per l’antica voglia dell’uomo di cacciare. (Negli Stati Uniti, le donne preferiscono il calcio europeo - chiamato soccer – perché il football americano è molto più violento).

Nel calcio, gli uomini osano fare cose che in altre circostanze sarebbero tabù: si abbracciano, si baciano, si ammucchiano uno sull’altro. Senza dubbio questo esprime delle necessità profonde, e non fa male a nessuno.

Sotto tutti questi punti di vista il calcio è una cosa positiva che ne sostituisce molte cattive. Purché, chiaramente, il presidente Bush non sfrutti l’occasione per attaccare l’Iran, e noi non la usiamo per bombardare i bambini di Gaza.

Ex membro dell’Irgun e di un commando dell’esercito israeliano, scrittore e giornalista Uri Avnery è oggi un impegnato attivista per la pace.

Uri Avnery
Fonte: http://www.redress.btinternet.co.uk/
Link: http://www.redress.btinternet.co.uk/uavnery161.htm
25.06.2006

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di OLIMPIA BERTOLDINI
 
 
  Links Correlati

· Inoltre Israele / Palestina
· News by olimpia


Articolo più letto relativo a Israele / Palestina:
BOYCOTT ISRAEL - BOICOTTIAMO ISRAELE

 

  Opzioni


 Pagina Stampabile Pagina Stampabile

 

 
 
"MON DIEU, MONDIAL ! (PALLONI AL POSTO DI PALLOTOLE)" | Login/Crea Account | 0 commenti
I commenti sono di proprietà dell'inserzionista. Noi non siamo responsabili per il loro contenuto.
 
 


 
 
Commenti NON Abilitati per gli Anonimi, registrati
 
 


 
 
Disclaimer A meno di avvisi di particolari (articoli con diritti riservati) il materiale presente in questo sito può essere copiato e ridistribuito, purchè vengano citate le fonti e gli autori. Non si assume alcuna responsabilità per gli articoli e il materiale pubblicato. I contenuti sono pubblicati senza periodicità.