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  JUKOS-ENI, PUTIN-BERLUSCONI UNITI PER LA NAFTA
Postato il Martedì, 16 novembre @ 22:00:00 CST di Davide
 
 
  Russia DI GIULIETTO CHIESA

Per sapere come andrà a finire la storia di Jukos bisogna essere, probabilmente, molto addentro i disegni del Cremlino. Per sapere se l'ENI comprerà una parte del pacchetto azionario di Jukos bisogna essere, probabilmente assai dentro i disegni di Silvio Berlusconi. Ma, poichè Vladimir Vladimirovic e Silvio sono ottimi amici, non è azzardato supporre che abbiano parlato a lungo di questo problema nel corso del loro ultimo incontro. Al punto che qualche osservatore è giunto a sospettare che esso si sia tenuto - al di là delle questioni di contorno con cui è stato addobbato - proprio per discutere di questa faccenda. La ragione politica e strategica pare evidente. L'idea di Khodorkovskij, quella che lo ha perduto, era di far entrare in Jukos, per usarlo come protezione, il colosso statunitense Mobil-Exxon. La leadership del Cremlino fece sapere che, quando si tratta di grandi questioni concernenti l'interesse nazionale russo, l'unico abilitato a fare trattative è il Cremlino, cioè il suo capo.

Khodorkovskij, come tutti sanno, è finito in galera non tanto per i 20 miliardi di dollari di tasse che non ha mai versato nelle casse dello stato, ma per le sue improvvise ambizioni politiche. E poichè non intendeva fermarsi con le buone, è stato bloccato con le cattive. Ma una volta cominciata la grande tenzone, essa deve comunque essere portata a compimento. Jukos dovrà pagare il dovuto, possibilmente senza andare in bancarotta, cosa che non piace a nessuno, né a Andrei Illarionov, né a Viktor Gerashenko, né a Vladimir Putin. Ecco perchè l'arrivo di capitali italiani, quelli della potente Eni, sarebbe sotto molti aspetti provvidenziale. L'Italia non rappresenta un pericolo. E' Occidente, ma è un Occidente relativamente inoffensivo, con una grande tradizione di rapporti politici ed economici con la Russia e, prima ancora, con l'Unione Sovietica.

Adesso l'Italia è guidata da un uomo che riscuote al Cremlino una grande fiducia. Concedergli una fetta discreta del patrimonio petrolifero russo sarebbe un ottimo affare, senza il codazzo di rischi politici. Affare per Putin, prestigio per Berlusconi. L'ENI è formalmente una compagnia privata, essendo stata avviata la sua privatizzazione fin dalla metà degli anni '90. Oggi il 63% del suo pacchetto azionario è in mani private, ma questo non deve trarre in inganno: il restante 27% è ancora in mano allo Stato italiano. Gli altri azionisti sono piccoli, sono migliaia, e non ce n'è uno solo che possa superare il 2% del totale.

In altri termini un'operazione come quella che si sta discutendo è un fatto tra Stati e non tra privati. Dalla parte russa per la evidente ragione che Jukos-Menatep sono con le spalle al muro. Da parte italiana per l'altrettanto evidente ragione che Vittorio Mincato, presidente dell'ENI, non vorrà andare contro i desideri del capo del suo governo. Per ora, s'intende, perchè le cose, anche in Italia, potrebbero cambiare. Ma, comunque, Mincato è anche lui un grande giocatore. All'ENI non dispiacerebbe di certo mettere le mani dentro un colosso come Jukos. La sua posizione, al settimo posto nella graduatoria mondiale dei giganti petroliferi, ne uscirebbe rafforzata. Forse le grandi compagnie americane non ne sarebbero del tutto liete, per cui probabilmente cercherebbero di creare ostacoli, ma non potrebbero impedire a Putin di realizzare il disegno, se la parte italiana dimostrasse l'intenzione di assecondarlo. Ma, certo, né Berlusconi, né Mincato rischieranno alcunchè se sul palazzo della Jukos continuerà ad aleggiare l'ipotesi di una bancarotta. L'ENI non entrerà mai in Jukos in condizioni di minoranza, senza precisissime assicurazioni che Jukos terrà le sue posizioni e senza la garanzia di avere (questo Vittorio Mincato lo ha detto con tutta chiarezza) un "ruolo industriale".

Solo a queste due condizioni - e non semplicemente per entrare in una vasta speculazione finanziaria - l'ENI entrerebbe nell'affare. Le amicizie sono amicizie, ma, come dicono gl'inglesi, business is business.

Giulietto Chiesa
Fonte:www.ilmanifesto.it
del 15 novembre 2004, per Moskovskie Novosti
16.11.04

 
 
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