Tao Newbie


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Inviato: Sab Dic 22, 2007 1:18 pm Oggetto: L'America saprà dare un senso a questa guerra? |
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L'esame di coscienza di un radical americano, ritorno folgorante di Redford dietro la cinepresa. Le donne libanesi in rivolta sbriciolano con l'umorismo machismo e stereotipi. Un'apologia indiretta e «leccata» del mitico fuorilegge sudista
Redford è il leone, G.W. Bush è «l'agnello». I repubblicani proteggono i talebani, i democratici li schiaccerebbero. Contro la guerra il «radical di Hollywood» utilizza il punto di vista dei marines. E pratica un cinema controcorrente, «di parola», anzi polifonico
Scena madre di Leoni per agnelli, il nuovo film di Robert Redford. Interno giorno, aula di un'università californiana. Redford, dott. Malley, docente radical di scienze politiche, assiste alla «lezione-esame» di un duetto di studenti, un ispanico e un african-american, determinati ma naif nell'analisi, spregiudicata e appassionata, dell'attuale politica estera Usa. Arian (Derek Luke) e Ernest (Michael Pena) provocano l'aula - disincantata e scettica - e scandalizzano i compagni aizzandoli a trasformare le proprie vite, a farne qualcosa di importante. «Ipocriti», gli urlano i compagni. E loro: «ecco qui il nostro foglio di reclutamento». Partiranno per l'Afghanistan. Se bisogna combattere contro l'oscurantismo e l'oppressione della donna, l'opportunistico sfruttamento della religione e per uno stato democratico non confessionale, bisogna fare la propria parte. «Essere davvero in prima linea contro i talebani». Malley resta di stucco. Non approva l'intero tragitto espositivo, ma deve riconoscere che le sue lezioni accorate, la sua «istigazione all'impegno», alla presa di coscienza e di parola, in qualche modo è stata recepita. Sa che i due ragazzi, in quota «squadra di baseball», sono anche un po' costretti al bel gesto da problemi di esose tasse scolastiche. Ma non è solo questo il punto. Perché il film è dedicato proprio ai giovani irresponsabili di oggi, né idealisti né ottusi, intelligenti ma sconfortati dai ripetuti fallimenti della storia (da Socrate a Malcolm X a Sandino) e raggomitolatisi nel loro confortevole opportunismo narcisista, a 6 anni da Giustizia infinita, consacrata all'unanimità da congresso e senato (tranne il no del solito socialista di San Francisco) e da un sistema media compatto, ben pagato e servile.
E mentre i due studenti si ritrovano sulle montagne nevose, soli e feriti, circondati, dopo il fallimento di uno sbarco di marines via elicottero, da «alpini talebani feroci e minacciosi» come in un Fuller coreano, altre due azioni parallele rafforzano lo schema di questo film sperimentale (strutturato come un mottetto polifonico, alla Altman o De Antonio anni 70). Malley, preoccupato per i suoi allievi dispersi, sprona l'ingegno brillante e le potenzialità sprecate di un terzo studente, l'assenteista, Todd Hayes (Andrew Garfield), tutto l'opposto di Arian e Ernest («impegnarmi politicamente, io?! Tra iene fameliche assetate di potere, che fingono ipocritamente di non voler neppure correre alla Presidenza?»). Intanto a Washington Jasper Irving (Tom Cruise), senatore repubblicano purosangue, mette al muro «morale» Janine Roth, reporter agguerrita e liberal (Meryl Streep), vendutasi a un network tv che neppure Fede potrebbe sperare così vuoto e fatuo, raccontandole la sua trovata strategico/presidenziale, che sarà certo l'ennesimo strumentale errore militare della «guerra infinita». Lui punta non tanto alla vittoria, e ad aggredire l'Iran, che ha la bomba atomica, attraverso la strategia dei piccoli avamposti (già collaudata per 5 anni in Cambogia, durante l'altra fallimentare guerra), ma a diventare il candidato repubblicano più falco possibile.
Questo è il film. Semplice. Recitato da attori «forza della natura», di ogni genere e età (siano essi tenori, baritoni, soprano, stonati o controtenori). Il vero misterioso oggetto invisibile ripreso dal film è l'incoscio collettivo, lo stesso che poi fa votare la sinistra, soprattutto estrema, anche in Italia, per Berlusconi o Veltroni, in nome dei gretti interessi materiali che, spiega Redford, sono in questo modo assai mal tutelati. Fantasia e impegno al potere, invece, come nel '68. In California, l'estate scorsa, mi hanno raccontato, una storia simile a Lions and Lambs. Impegnati e politicizzati quanto altri mai (sono ragazzi della Santa Cruz University), alcuni studenti hanno staccato la spina delle discussioni interminabili davanti a 10 birre e, marines, sono partiti. A fare «i leoni» ma comandati e imbrogliati, come sempre avviene, fin dalla I guerra mondiale, da quegli agnelli di generali. Fu Clinton, svela Rendition, il primo a progettare i sequestri clandestini di terroristi pericolosi. Vero. Dopo Mogadiscio... Che Bush jr. abbia applicato quelle regole per salvare i terroristi dalla furia devastante di Arian, Ernest e Todd, non ce lo aveva però finora raccontato nessun film Usa.
Roberto Silvestri
Fonte: www.ilmanifesto.it
21.12.07 |
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