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Boccia del PD: non prendo lezione di democrazia dai tedeschi

 
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Autore Messaggio
oldhunter
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Registrato: Jan 21, 2009
Messaggi: 120

MessaggioInviato: Mer Ago 08, 2012 3:46 pm    Oggetto: Boccia del PD: non prendo lezione di democrazia dai tedeschi Rispondi citando

ON. BOCCIA DEL PD "NON PRENDO LEZIONE DI DEMOCRAZIA DAI TEDESCHI". IO INVECE SÌ.



di Sergio Di Cori Modigliani


8 agosto 2012




Questi qui, per davvero, sembrano proprio non rendersi conto di ciò che dicono.
“In Italia c’è stata troppa democrazia, che ha finito per inceppare e bloccare il sistema”.
Così, l’on. Gelmini del PDL. Non è una sorpresa, vista la fonte.
In compenso, l’on. Boccia, in teoria una “faccia nuova” della nomenklatura dirigente del PD, ha dichiarato: “Io non accetto e non prendo lezioni di democrazia dai tedeschi”.
Io, invece, sì. Le accetto. Eccome se le accetto. E sono anche ben accolte.
A parte il fatto che, mentre l’Italia dormiva i suoi consueti sonni secolari, rimanendo al palo, la Germania produceva Goethe, Kant e Marx (tanto per nominarne tre qualunque) i quali avrebbero gettato il fondamentale seme del pensiero libertario, della fondazione dello Stato di Diritto, e della lotta dei lavoratori per la conquista della propria dignità sociale, oggi la Germania può permettersi il lusso di dare una lezione di democrazia agli italiani.
Noi non possiamo permetterci lo stesso.
Ci divide un ampio spread intellettuale con il resto d’Europa. Questo è il punto.
Chi pensa che Angela Merkel sia come Adolf Hitler è un cretino. Chi pensa che l’attuale classe dirigente politica tedesca sia composta da un gruppo di criminali malfattori com’era nel 1934 è un totale deficiente. Chi sostiene che la Germania è consapevolmente responsabile del fatto che nella Repubblica Italiana l’intero governo della regione Lombardia (PD, PDL, Lega Nord e Udc) è indagata per corruzione e che è colpa dei tedeschi se il clientelismo e la corruttela sono (in Italia) moneta sonante di scambio sociale, è in malafede oppure non conosce la triste realtà del nostro paese.
Se Marchionne fosse andato a Wolksburg a prendere lezioni di ingegneria industriale marketing e Landini fosse andato a parlare con i suoi omologhi del consiglio di fabbrica dei metalmeccanici della Volkswagen, BMW e Audi, avrebbero imparato davvero molte cose su come va gestita la concertazione tra le parti sociali in una nazione democratica ed evoluta. Se gli operai italiani guadagnano 2,5 volte di meno dei loro compagni tedeschi non è grazie agli italiani, così come non è colpa della Volkswagen se Marchionne non sa vendere le sue automobili. Se la Germania ha un governo regolarmente eletto in maniera democratica, senza brogli, in grado di fare gli interessi della nazione e l’Italia, invece, ha un governo di oligarchi tecnocrati raccomandati in grado di affondare il proprio paese facendo gli interessi economici della Germania, la responsabilità è degli italiani, non dei tedeschi. Se la Germania ha un ministro per lo sviluppo economico che si avvale della consulenza di fior di economisti, con un curriculum impeccabile, mentre in Italia il suo omologo è indagato per truffa contro lo Stato e identificato come Grande Evasore, e nel suo curriculum vitae ci sono soltanto opache e clandestine transazioni di finanza speculativa bancaria, la responsabilità è degli italiani, non dei tedeschi. Se la Germania ha pubblicamente dichiarato che il cosiddetto “scudo anti-spread” prima di essere varato deve essere approvato dalla loro Corte Costituzionale, essere sottoposto al vaglio del loro Consiglio di Stato, e poi regolarmente discusso in parlamento dove verrà approvato o bocciato a seconda di come i deputati eletti voteranno, dopo una discussione pubblica, mentre in Italia Mario Monti è ritornato in patria dopo una riunione a Bruxelles e ha annunciato “è fatta, ho vinto” senza dare spiegazioni a nessuno su alcunché, e deprimendo ancora di più l’economia nazionale quando è stato smascherato, la responsabilità è degli italiani per come gestiscono l’Italia e dei tedeschi per come gestiscono la Germania.
Se, nel 1994, quando il governo tedesco iniziò le private consultazioni con l’Italia relative alla costituzione dell’euro, Romano Prodi e Silvio Berlusconi si fossero comportati come fecero i tedeschi, ovverossia presentarsi in parlamento e avviare un dibattito per spiegare alla nazione di che cosa si trattava, quali erano i pro e i contro, i costi e i benefici, i prezzi da pagare e gli eventuali profitti, allora gli italiani avrebbero avuto la opportunità di comprendere che cosa stesse accadendo, ciò che era necessario fare per il bene della nazione e poi scegliere attraverso referendum, oppure dibattiti politici pubblici, regolari votazioni parlamentari, assemblee cittadine. Invece è stata data agli italiani una secca comunicazione ufficiale di un dato di fatto, presentato come inappellabile ma (ciò che è più grave) ”indiscutibile”.
Se, a dicembre del 2010, quando i comandanti francesi e inglesi della Nato si sono presentati a Berlino (e a Roma) flettendo i muscoli, spiegando che bisognava eliminare Gheddafi con una guerra, gli italiani avessero avviato un dibattito parlamentare, fossero state spiegate le motivazioni, si fosse discusso sui reali interessi della nazione, e se fosse giusta o meno quella guerra, forse (dico forse) ci sarebbe stata in parlamento una maggioranza anti-bellica. Come è avvenuto in Germania dove il parlamento definì l’aggressione contro il popolo libico (perché di questo si è trattato) “lesiva della custodia degli interessi nazionali” e si rifiutò di consentire l’uso delle basi militari americane stanziate in Germania, obbligando la Nato a usare quelle in Sicilia e nel Veneto, ben più costose per tutti, soprattutto per l’Italia che, da quel momento in poi (non a caso) ha virato il proprio pil in negativo: la Francia e la Gran Bretagna hanno affondato Finmeccanica e complessivamente la guerra libica ha provocato all’Italia un costo complessivo valutato oggi intorno ai 40 miliardi di euro. E’ anche ciò che stiamo pagando. Se agli italiani che hanno festeggiato l’8 novembre del 1989 per il crollo del muro di Berlino, qualcuno avesse spiegato che, finita la guerra fredda, bisognava cambiare ottica, strategia, modalità marketing d’intervento, le cose sarebbero andate molto diversamente. Invece, quella parte della classe politica e imprenditoriale italiana che aveva preso soldi dalla Cia (approfittando della guerra fredda) e dal Kgb (approfittando della guerra fredda) costruendo clientele ideologiche, decise in blocco consociativo di “stendere un velo pietoso di omertà collettiva”, e così quando nel 1995 la Germania spiegò che il costo di 2000 miliardi di marchi per ricostruire la Germania era per i tedeschi eccessivo e quindi la spesa andava spalmata tra tutta l’Europa che aveva combattuto contro il comunismo, l’Italia invece di approfittare dell’occasione per liberarsi della propria italiota truppa asservita ai servizi segreti stranieri (Washington o Mosca, a scelta) e andare a negoziare con i tedeschi in posizione di forza, ottenendo quindi un cambio lira/euro intorno ai 1.460 invece che 1.960, il nostro disavanzo pubblico sarebbe stato molto minore e la competitività delle nostre merci sarebbe stata molto più alta. Invece, l’Italia accolse con applausi la riconversione dei propri fascisti e dei propri comunisti, non disse nulla al paese, truccò i bilanci dello Stato falsificando le cifre per entrare dentro i parametri richiesti e produsse un FALSO SUICIDA. Nonché consapevole.
Che cosa c’entrano i tedeschi? Loro badavano agli interessi della loro nazione riunificata, se gli italiani non sono capaci di badare agli interessi della propria nazione perché privilegiano gli interessi partigiani di clan, caste, gruppi di privilegio, logge, partiti ottusi e provinciali, è responsabilità degli italiani, non è colpa dei tedeschi.
Tutto ciò premesso, sono fortemente contrario alla Lex Teutonica, perché ritengo che non faccia gli interessi della nazione italiana. E io sono italiano e alla mia nazione ci tengo. Mi oppongo al rigore teutonico perché distrugge l’industria nazionale, ma l’opposizione la si fa usando argomentazioni democratiche. Come i tedeschi, dal 1946 in poi, ci insegnano. Perché loro hanno elaborato il lutto collettivo per il nazismo e si sono evoluti.
Noi no.
Serve una mutazione culturale per poter crescere: si accettano lezioni di democrazia.
Se noi non siamo in grado di garantire la difesa e la salvaguardia degli interessi collettivi nel nome di un bene comune condiviso, perché mai un qualsivoglia popolo, nazione, etnia, dovrebbe farlo al posto nostro?
Così come la classe politica italiana, quando viene colta in fallo con le mani nel sacco, sostiene che tutto “si è svolto a mia insaputa” , così pretende che la soluzione alla crisi, ai propri problemi strutturali, avvenga “a propria insaputa” grazie a soggetti terzi.
Ovvero, che a risolvere i nostri problemi ci pensi la Chiesa, la Cina, gli Usa, l’Unione Europea, gli Ufo. Perché è sempre colpa e responsabilità di qualcun altro.
Se l’Italia affonda, la responsabilità è al 100% del popolo italiano.
I tedeschi, nel nome dei loro interessi nazionali, hanno approfittato del fatto che l’Italia abbia scelto di non perseguire i mafiosi, i corrotti, i clientelari, scegliendo di promuovere una classe politica, imprenditoriale e professionale composta da autentici imbecilli mitòmani e si è costruita la propria ricchezza sulle nostre debolezze, perversioni, vizi.
Gli italiani, sarebbe ora, dovrebbero cominciare a guardarsi allo specchio.
Nel 1932 Henry Ford disse la celebre frase “quando vedo passare una Alfa Romeo, io mi tolgo il cappello”. Questa citazione era scritta sulla vetrina di tutti i concessionari della Alfa Romeo. Ma nel 1985, il presidente dell’Iri, Romano Prodi, delegato dal parlamento a vendere l’azienda, rifiutò la generosa offerta della Ford e la vendette alla Fiat per trenta denari. Da allora, l’Alfa Romeo ha iniziato il suo declino. Da quando l’ha presa Marchionne l’ha praticamente distrutta, sia come marchio che come immagine e come vendite. Il suo principale concorrente europeo, la BMW ha presentato un eccezionale piano industriale perché la vuole; salvaguarda anche i lavoratori. Spero per noi che riesca ad acquistarla, così almeno il marchio rifiorirà. Finchè non è finita nelle mani della Fiat, quel marchio mi faceva sentire orgoglioso di essere italiano. Oggi rispecchia il fallimento dell’azienda Italia. La colpa non è dei tedeschi.
Se l’Italia non ha più una industria cinematografica, non ha più scrittori, registi, pittori, musicisti, intellettuali liberi, artisti internazionalmente riconosciuti, non è colpa dei tedeschi. E’ responsabilità del fatto che il pensiero intellettuale e creativo è inceppato, frustrato, avvilito, compresso, ingessato dall’uso e abuso della clientela partitica che impone a ogni artista, ogni professionista, di pagare il pizzo a un partito per poter essere valorizzato, promosso e poter avere qualche chance di avere accesso al mercato. Non è colpa dei tedeschi. Questo meccanismo avvilisce la creatività e promuove gli imbecilli corrotti. Il mercato dà le sue risposte.
Quindi, alla Gelmini va detto “la totale mancanza di democrazia di mercato ha distrutto l’Italia spingendola nel medioevo oscurantista” di cui lei –immeritevole e somara- ne è un gagliardo esponente e rappresentante. Il contrario di ciò che lei sostiene.
All’on. Boccia del PD, c’è da rispondere “da una nazione che ha degli ammortizzatori sociali equi a salvaguardia dei ceti più disagiati, socialmente sostenibili, che pratica lo Stato di Diritto, che promuove i meritevoli e boccia i somari, e che ha un governo eletto dal popolo, c’è molto da imparare”. Dai burocrati raccomandati come lui non c’è da imparare nulla.
Gli italiani sono assatanati nel produrre Falso e inventare Demagogia.
E’ necessario, quindi, ogni tanto, fare, inevitabilmente, l’avvocato del diavolo.
Se l’Italia è “psichicamente” in svendita, non ci si può lamentare se ci sono acquirenti.



Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/08/on-boccia-del-pd-non-prendo-lezione-di.html
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