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Euro: se mi lasci non vale...

 
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Autore Messaggio
Peppe
Newbie
Newbie


Registrato: Mar 02, 2011
Messaggi: 145

MessaggioInviato: Mer Ago 08, 2012 1:11 pm    Oggetto: Euro: se mi lasci non vale... Rispondi citando


Fonte: Le mie considerazioni inutili

Parlare della Germania e del suo ruolo nella crisi europea sembra sia diventato sintomo di un astio, o vero e proprio odio, nei confronti dei tedeschi. Molti sostengono che sia un modo deplorevole, tipicamente italiano, di auto-assolvere le proprie responsabilità di cattiva amministrazione della "cosa pubblica", scaricando così la propria frustrazione all'esterno; e più precisamente verso i primi della classe, ovvero i tedeschi.

Nel mio blog quando parlo della Germania è quasi sempre per evidenziarne un ruolo da "cattivo". Ma mi limito alla loro parte nella crisi del sistema Euro.
Per il resto ho una grandissima stima dei tedeschi. Ho ben presente il possente e fondamentale contributo della cultura tedesca al patrimonio di conoscenza europeo e mondiale. Il progresso tecnologico e scientifico dell'umanità deve tantissimo agli scienziati tedeschi. Per non parlare di quanto hanno dato alla filosofia, alla letteratura, alla poesia, al teatro ed alla musica...
Il loro grado di civiltà, ordine e lungimiranza è proverbiale. Chiunque abbia messo piede in un angolo qualsiasi della Germania può testimoniarlo.

Fatta questa doverosa premessa, caliamoci nel 21° secolo e nei suoi problemi. Più precisamente, entriamo nella spinosa questione "euro sì, euro no", e "a chi conviene la moneta unica e a chi no".

Ebbene, stando a quest'intervista del ministro delle finanze tedesche Schäuble (di cui ci siamo occupati qui), "la Germania trae vantaggio dalla moneta comune più di ogni altro paese", cosa che per noi non è una novità.
Nell'articolo, il super ministro teutonico difende a spada tratta la moneta unica, attaccando e richiamando gli economisti (anche tedeschi) che iniziano ad interrogarsi sulla convenienza dell'Euro.

In effetti anche in Germania ormai sono in molti a fare i conti di cosa significherebbe una fine della moneta unica. Ed il risultato di questi conti evidenzia una sola cosa: per la Germania sarebbe una "tranvata" economica.
La sola bancarotta della Grecia farebbe crescere l’indebitamento tedesco del 3,5%. Ma quello che spaventa è l'eventuale bancarotta di Spagna o Italia. Qui i calcoli sono semplici: questi due paesi da ora alla fine del 2013 devono procurarsi 750 miliardi di euro sui mercati. Si tratta di 110 miliardi in più di quanto abbiano nella loro disponibilità il Fondo Salva-Stati e il Meccanismo Europeo di Stabilità: una botta bella grossa, messa in evidenza dal prof Lars Feld dell'Università di Friburgo

Tanto per restare nel campo delle analisi fatte da autorevoli esperti tedeschi, e non certo dei menagrami come il sottoscritto, è utile leggere i calcoli e le considerazioni di Michael Heise, chief economist del gruppo Allianz.
Secondo Heise la disgregazione dell'Euro ed il ritorno al Marco sarebbero un disastro. Già la recessione negli altri paesi europei sarebbe un guaio, visto che il 40% dell’export tedesco è diretto verso l’eurozona. Ma, soprattutto, la moneta tedesca si rivaluterebbe del 15-20 %, il che comporterebbe una perdita di export sino ad un quinto del totale.
E siccome il contributo delle esportazioni al prodotto interno lordo è oggi del 50%, anche considerando che i beni intermedi che entrano nella produzione dei prodotti esportati è pari al 40% del valore di questi ultimi, ne seguirebbe una perdita di ricchezza prodotta del 5%.
Considerando il peggioramento della congiuntura e le crisi bancarie che si verificherebbero a seguito della fine dell’euro, entro 2 anni la perdita di prodotto cumulata raggiungerebbe il 15%. Non solo: poiché ogni apprezzamento di una valuta comporta una crescita dei costi di produzione rispetto all’estero, molte imprese delocalizzerebbero o ritirerebbero i loro capitali dalla Germania.

Alla fine della fiera, Heise calcola che la perdita di prodotto interno lordo per la Germania, dopo 4-5 anni dalla fine dell’euro, sarebbe dell’ordine del 25%. E conclude: "non si fa allarmismo se si osserva che la disgregazione dell’euro sarebbe uno shock ben peggiore della crisi successiva al fallimento di Lehman Brothers".

Questo è lo scenario per la Germania. Ma per la nostra Italietta come si metterebbero le cose in caso di Euro-crack...?

Visto che per il case-scenario tedesco abbiamo usato una valutazione esterna, per quello italiano facciamo lo stesso.....Continua
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giovanni
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Registrato: Aug 29, 2009
Messaggi: 168

MessaggioInviato: Mer Ago 08, 2012 8:47 pm    Oggetto: Rispondi citando

[...] Partendo dal 2007, e stando alle prudenti stime di Eurostat, alla fine del 2012 il Portogallo avrà perso più di 300.000 posti di lavoro netti,
la Grecia oltre 400.000, l'Italia più di mezzo milione (!!!) e senza contare i cassaintegrati
(nei primi sette mesi del 2012 il totale di ore di cassa richiesta è stato di 640 milioni), la Spagna oltre due milioni.
Nello stesso periodo la Germania avrà incrementato il numero di occupati di un milione e mezzo di unità. [...]
"L'austerity è di destra e sta distruggendo l'Europa", Brancaccio-Passarella.

[...] L'unione europea è servita soprattutto alla Germania, che attraverso il mercato unico europeo, ha invaso mercati prima preclusi.
Nel 2010 l'export tedesco è stato di 957 miliardi di euro. Di questa montagna di merci, il 60% è destinata ai 27 paesi Ue.
Attraverso l'euro (che ha valore inferiore al marco), la Germania ha potuto fare svalutazione competitiva.
L'ancoraggio ad una moneta forte ha invece distrutto la base industriale dei paesi del Mediterraneo.

[..] Mentre alcuni anni fa, quando Berlino aveva sforato il tetto deficit/Pil nessuno ha detto nulla, adesso il fiscal compact rende vincolante
il 60% del rapporto debito/Pil. La Germania ha potuto pretendere una clausola che le consenta di verificare i documenti contabili riservati degli altri paesi.

Il fatto che la Bce non possa svolgere la funzione di prestatore di ultima istanza (come una vera banca centrale) permette alla Germania
di avere a poco prezzo il denaro di cui ha bisogno, obbligando i paesi meridionali a svendere tutto per pagare gli alti tassi di interesse.
Ovviamente saranno in buona parte le banche e le imprese tedesche a fare affari nella grande svendita delle privatizzazioni
a cui Italia ed altri saranno obbligati dal capestro del Fiscal compact. [...]
"Pigs", Ferrero.
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