Inviato: Mer Lug 11, 2012 1:02 pm Oggetto: Odifreddi: I mercati non sono contenti? Monti dovrebbe...
Odifreddi: I mercati non sono contenti? Monti dovrebbe rallegrarsene
Per il matematico, in tempi di crisi, l’utilizzo dei numeri e delle statistiche può essere abusato dai governanti per non far comprendere la vera realtà economica
Lei che è un matematico che idea si è fatto di questa crisi che è economica,
quindi fatta di numeri, ma anche valoriale e sociale?
“Tutto dipende dagli indicatori che si scelgono per indicare la crisi. Quando sei mesi fa è scoppiata la crisi gli indicatori sono diventati lo spread rispetto ai titoli tedeschi oppure gli umori del mercato e da questo punto di vista io credo che una crisi ci sia”.
Ma…
“Ma io penso che questi indicatori non siano così significativi e non si debbano seguire così pedestremente”.
Una teoria controcorrente la sua…
“Secondo me, se i mercati non sono contenti di quello che uno stato fa c’è da rallegrarsi e non da preoccuparsi”.
Quindi Monti dovrebbe essere allegro?
“Non credo che si debbano seguire le misure di politica economica che questo governo sta seguendo perché sono misure che vengono prese all’esterno dell’Italia e del Parlamento e della volontà del popolo. Sono misure imposte dalla Bce, dal Fmi e dalle Borse. E sono una buona scusa per fare cose che non si potrebbero fare democraticamente”.
Per esempio?
“Monti ha annunciato che farà una grande svendita di beni pubblici. Ecco questo in altri momenti avrebbe suscitato rabbia e indignazione ma adesso con la scusa della crisi lo si farà, lo stesso vale per la riforma delle pensioni. La crisi è una grande occasione per una parte della società di fare grandi affari”.
Dove si nota invece una crisi etica, spirituale e valoriale?
“La mancanza di etica appartiene a coloro che la crisi prima la creano e poi la sfruttano”.
Lei studia i numeri. Numeri che hanno fatto un imperioso ingresso nel dibattito politico e che però spesso vengono usati magari sfruttando la scarsa conoscenza che di questi ha la popolazione.
“I numeri non sono così oggettivi come può sembrare. Sicuramente si possono usare e abusare nei confronti di coloro che non hanno una alfabetizzazione e per questo bisogna fare una divulgazione scientifica per evitare di diventare preda di coloro che ci mettono i numeri di fronte agli occhi. Ma i numeri sono necessari altrimenti si rischia di parlare soltanto. L’economia è stata spesso preda di economisti che erano in realtà dei filosofi”.
A chi si riferisce?
“Se uno prende la teoria della mano invisibile di Adam Smith, che poi non è altro che l’inizio del capitalismo occidentale, in realtà quella è una bella immagine perché ogni operatore economico può fare quello che vuole perché poi intanto tutti i comportamenti individuali si coalizzano in un comportamento collettivo in cui tutti si avvantaggiano. In sostanza, la mano invisibile guida il mercato, ma poi uno si accorge che le cose non stanno così. L’economia è anche ideologia, quando invece si fa economia matematica c’è minore possibilità di presentare i propri pregiudizi come fossero dei fatti”.
C’è collegamento tra la crisi e la religione ?
“Non vedo carenza di religione in Italia. Per esempio le manovre di Monti non hanno tolto un centesimo alla Chiesa e Monti non ci pensava nemmeno. E’ un governo di preti e banchieri, sono tutti baciapile…Non c’è un collegamento diretto tra la Chiesa, la religione e la crisi”.
Che idea si è fatto del fenomeno dei suicidi?
“Penso che ci siano degli effetti di profezia autoavverantesi, è una questione psicologica, si comincia a trasmettere questa ansia da insolvibilità. E’ possibile che si sia creato un clima psicologico negativo…Se poi ci aggiungiamo che Equitalia funziona un po’ alla maniera sua e assume un po’ questo atteggiamento semiterroristico…”
Che letture consiglia per uscire, almeno psicologicamente, dalla crisi?
“Più che guardare al futuro si potrebbe guardare al passato, magari leggersi qualche bel classico, come Port Royal di Sainte-Beuven ambientato in un convento…Port Royal era famoso per le piccole scuole, organizzate in maniera contrapposta a quella di oggi: niente gioco, solo silenzio, studio regolare e sforzo intellettuale”.
Da matematico a tuttologo, filosofo, moralista, politologo... ma perchè in Italia chi ha accesso alla carta stampata deve sempre pisciare fuori dal vaso? Non gli basta parlare di ciò di cui ci si intende? Boh io non lo so
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