dana74 Newbie


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Inviato: Ven Giu 29, 2012 3:50 pm Oggetto: Usura e ‘ndrangheta, storia di un imprenditore milanese picc |
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Il responsabile tecnico, l'integerrimo Mario Monti che combatte l'evasione, il "credibile"....il "presentabile".....colui che può governare a suon di decreti ad effetto immediato cosa fa per questa situazione?
Manda la finanza all'imprenditore che fa fatture false, beh chissà, magari penserà meglio chei beni dell'imprenditore finiscano nelle mani dello stato per devolverli alle banche che all'andrangheta...in cuor suo magari pensa così di combattere la mala...
Usura e ‘ndrangheta, storia di un imprenditore milanese picchiato in diretta
di Redazione Il Fatto Quotidiano
L’operazione Mentore della Dia di Milano ha portato in carcere quattro persone. Vittima il titolare di una srl attiva nel campo edilizia. Il giro di strozzo valeva 3 milioni di euro. A chiedere denaro anche un carabiniere della compagnia Duomo che (pur indagato) non è stato fermato
Usura tanta: tre milioni di euro. Vittima: un imprenditore lombardo, Augustino Augusto finito nella rete, costretto a compiere reati (fatture false per coprire i conti dello strozzo), preso in mezzo tra la giustizia (l’ombra del carcere) e la ‘ndrangheta (minacce e aggressioni tutte filmate dagli investigatori nel video qui sotto), alla fine pentito. Collabora Augusto, riempie verbali su verbali. E lo fa mentre è sotto scacco da tre gruppi criminali: la cosca di Lonate Pozzolo, gente di Bergamo e un tale, Gianluca Favara, collettore degli interessi delle più potenti cosche reggine. Tra i vari: la sanità lombarda, attraverso al costruzione di Residenze assistenziali sanitarie.
E poi? Quello che non ti aspetti. Almeno da un carabiniere, Giorgio Fazzari, calabrese di Palmi, attualmente in forza alla compagnia Duomo di Milano. Per lui oggi il gip Giuseppe Gennari ha respinto la richiesta d’arresto avanzata dal pm Mario Venditti. Confermata quella per quattro pregiudicati che tra il 2008 e il 2009 avrebbero concesso all’imprenditore milanese in gravi difficoltà economiche e privo di liquidità, prestiti usurari al 40% mensile. Per le richieste estorsive il gruppo avrebbe fatto ricorso anche a brutali pestaggi, causando gravi lesioni all’imprenditore usurato, nonchè minacce di ritorsioni nei confronti dei suoi familiari di cui gli arrestati conoscevano luoghi di residenza e abitudini.
In carcere così sono finiti Giovanni Forti,di 51 anni residente a Novara, Dario Pandolfi di 61, domiciliato a Milano, Elio Nestola, di 57, di Milano e Vito Moro, di 47, già detenuto per reati riguardanti gli stupefacenti.
“L’attività investigativa – commenta il capo centro della Dia di Milano Alfonso De Vito – ha consentito di fare luce su un meccanismo ormai consolidato di penetrazione criminale nell’economia lecita. Infatti, le restituzioni dei prestiti usurari venivano contabilmente giustificate con l’emissione, da parte di società cartiere appositamente costituite dagli appartenenti al sodalizio, di fatture per operazioni inesistenti. E il più delle volte l’importo dell’Iva al 20% indicato nella falsa fattura coincideva con il tasso d’interesse mensilmente praticato”.
Il guadagno dell’usura veniva reimpiegato nella gestione di una immobiliare proprietaria di beni in provincia di Milano e di Bergamo. Quattro appartamenti nel comune di Trezzo sull’Adda (Milano), un ufficio commerciale e tre appartamenti nel comune di Brembate (Bergamo) sono stati posti sotto sequestro.
Altro? Il carabiniere, appunto. Che, si legge nel capo d’accusa, “in qualità di pubblico ufficiale nell’esercizio delle funzioni di ufficiale di polizia giudiziaria, violava i doveri inerenti a tali funzioni o al relativo servizio, ovvero abusava della propria qualità adoperandosi al fine di acquisire notizie relative alle dichiarazioni e allo status di collaboratore della giustizia di Agostino Augusto”. Il tutto con l’aggravante “del fatto commesso per eludere le investigazioni relative al reato di cui all’art. 416 bis”. Che fa Fazzari? Lo racconta Agostino Augusto: “Il maresciallo Fazzari iniziò a frequentare lo studio senza particolari motivi fino a quando mi chiese di anticiparli la somma di 30mila euro per un’operazione immobiliare. Mi propose la stipula di un preliminare di vendita per l’appartamento dove abitava, pretendendo il pagamento di 30mila euro a titolo di caparra. Secondo gli accordi il Fazzari doveva impegnarsi a vendere l’abitazione per suo conto e a restituire la somma suddetta. Tale restituzione non è mai avvenuta né io l’ho mai pretesa e a tutt’oggi sono creditore del Fazzari per tale importo oltre ad una ulteriore imprecisata somma di danaro”. E ancora: “Ho ritenuto di accogliere le richieste di Fazzari per il timore reverenziale nei confronti della sua divisa”.
Detto questo, il gip legge e conclude: “Gli elementi non appaiono sufficienti a integrare un quadro di gravità indiziaria. Certamente il personaggio Fazzari emerge come individuo del tutto incompatibile con il suo ruolo di militare. Sempre alla spasmodica ricerca di denaro, Fazzari cerca di spremere in tutti i modi i suo contatti i quali, peraltro, non paiono così accondiscendenti nel concedere denaro ad un personaggio evidentemente ritenuto non particolarmente affidabile”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/27/usura-e-ndrangheta-storia-di-un-imprenditore-milanese-picchiato-in-diretta/277307/ |
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