Tao Newbie


Registrato: Jul 29, 2005 Messaggi: 26572
|
Inviato: Ven Giu 01, 2007 10:38 am Oggetto: Perché Tarantino ha ragione |
|
|
Quentin Tarantino, e chiunque segue con passione e competenza il cinema mondiale, può affermare, prove negli occhi, che oggi i film italiani sono brutti e deprimenti. Hanno ragione. Non parliamo poi del livello imbarazzante, in Italia, di corti, cartoon e documentari, tutto ciò che rende dinamica e competitiva una «scuola». Hollywood (che andrebbe deferito al Wto anche per concorrenza culturale sleale) si svena, invece, per scovare e allevare nuovi talenti. Speriamo che la nostra neo legge cinema, triangolazione Margherita, Ds e Fi, non peggiori le cose...
Tarantino ha precisato di annoiarsi con i film italiani di oggi, non di ieri, perché, fino alla metà degli anni '70 anche grazie ai «selvaggi» Bellocchio, Bertolucci, Fulci, Deodato, a Cottafavi, Argento, Corbucci, Baldi, Bava, Lotta Continua, Pasolini, ai western di Questi e Sollima, agli horror, a certe commedie e alle femministe PotOp, non erano subumani eticamente anzi competitivi per qualità ludica sui mercati mondiali. Era operante infatti allora - e trasformava l'esperienza della sala in un laboratorio di mutazione collettiva inebriante e irreversibile - l'alleanza tra cinema colto di ricerca e cinema popolar-sovversivo (l'1 giugno esce Grindhouse e ne ritroverete l'eco), oggi entrambi istigati alla clandestinità. Certo anche in molto cinema anglo-hollywoodiano, afro-arabo e in tutto quello eurofinanziato, oggi il panorama è deprimente. E non è solo colpa della dittatura tv, che una certa euforia anarchica in fondo la inietta (magari involontariamente). Certo, da quando la tv italiana (pubblica o di uso privato dello spazio pubblico) tiranneggia e sevizia finanziariamente il cinema (che non si fa se repelle al piccolo schermo e ai pubblicitari), pochi registi riescono a svincolarsi dai format mentali e imposti. Uno è Nanni Moretti. Tarantino ne ama la libertà concettuale e di fraseggio, e, da ieri, anche il Secolo d'Italia che, con questi ritmi, tra 20 anni inneggerà anche ai doc osé della Bbc.
Però ha ragione anche Marco Bellocchio (e oltre cento cineasti italiani) scandalizzato da Tarantino, quando, con finezza barese, risponde: «Tarantino è un cafone». Il regista di Grindhouse non conosce il nuovo cinema italiano: né Ciprì e Maresco, né Stefano Savona (colpa dei responsabili della diffusione dei film italiani all'estero?), né molte opere prime e seconde che non escono mai nelle sale, pur finanziate dallo stato, perché se no come farebbero i reazionari a dire che i film finanziati dallo stato sono solo spese inutili? E scodellano i soliti dati di incassi. Lo stato spende miliardi e incassa milioni. Anche qui Bellocchio ha ragione: che gli «economisti» sappiano almeno fare le somme (non dimetichino dvd, satellite, pay-tv, festival, università...). Ciprì e Maresco, venduto in prime-time alle tv di mezzo mondo, se fossero trattati come la Danimarca tratta Lars von Trier, incasserebbero ben più di Pieraccioni. Ovvio. E chi quantifica poi il profitto di «immagine»? Così la stessa frase «i film italiani mi fanno schifo», se proferita da Renato Brunetta, eurodeputato di Fi, suona comica. Parla dei film che ha prodotto, compiaciuto dalla catastrofe che il suo partito, i pubblicitari, l'amico Macchitella e la legge Urbani hanno combinato in questi ultimi anni, strappando il cinema all'economia di mercato e affidandolo a sublimi succedanei di Greggi, a Alberoni e Dall'Oglio. Brunetta dovrebbe capire che nel cinema si è liberisti solo se statalisti assoluti, imiti i suoi padroni Usa: lì lo stato spreca denaro pubblico non per produrre film «amici», ma per gli studenti delle scuole di cinema da addestrare all'esperienza della sala buia: all'utopia, all'anarchia, alla lotta, all'anticonformismo. Vade retro satana.
Roberto Silvestri
Fonte: www.ilmanifesto.it
31.05.07 |
|