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Roma, un esempio di spreco in luce pubblica

 
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Autore Messaggio
marcopa
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Registrato: Nov 18, 2009
Messaggi: 3120

MessaggioInviato: Sab Giu 16, 2012 6:03 pm    Oggetto: Roma, un esempio di spreco in luce pubblica Rispondi citando

La lettera
Roma, gli sprechi in luce
di Mario Martiny

Segnalo uno spreco che si protrae almeno da un anno, cioè da quando me ne sono accorto, che potrebbe essere risolto con interventi elementari: le lampade dell'illuminazione pubblica della città di Roma vengono accese in largo anticipo rispetto al calar della luce solare e spente in ritardo rispetto al sorgere del giorno. Ho ripetutamente scritto via mail al sindaco e all'assessore al bilancio, che ha la delega alle politiche per la razionalizzazione della spesa, perché venissero prese semplici azioni correttive in grado di risolvere questa prolungata mala gestione. In precedenza avevo verbalmente segnalato la questione al corpo dei vigili urbani di Roma.

Né il sindaco, né l'assessore, che pure ha una grande esperienza professionale e si è pure occupato di trasparenza amministrativa, mi hanno risposto, cosa più grave lo scialo perdura. Solo una gentile addetta all'ufficio relazioni del pubblico del municipio di Roma centro ha preso in considerazione i miei contributi girandoli al fornitore che li ha del tutto disattesi. Da ultimo, ho inviato la segnalazione al governo italiano nell'apposito sito, che, dopo appena una settimana, mi ha risposto con una mail automatica di ringraziamento e di presa in carico della segnalazione. Anche in questo caso la segnalazione non ha sortito effetto alcuno.

Lo spreco è di ammontare non indifferente. Secondo varie fonti giornalistiche, ho letto che il comune di Roma spende annualmente una cifra compresa tra 50 e 70 milioni di euro per illuminare di notte (e di giorno) la città e che il contratto con l'Acea sarebbe in corso di rinnovo fino al 2027. Secondo la mia percezione, il tempo di inutile accensione delle lampade è compreso tra una e due ore al giorno, oltre il 10 per cento della durata della notte; lo spreco è compreso tra 5 e 10 milioni di euro. Dal punto di vista tecnico, gli interventi necessari per evitare lo sperpero di risorse pubbliche sono di una semplicità estrema; dal punto di vista amministrativo occorrono interventi strutturali, di natura gestionale e nel sistema dei controlli, capaci di incidere sui livelli di servizio e sul rapporto contrattuale con il fornitore.

Nella mail del 28 febbraio inviata al sindaco e all'assessore facevo presente che vista l'importanza della questione (spreco di soldi pubblici e di energia) mi aspettavo qualcosa in più di una semplice mail di inoltro della segnalazione al fornitore. Per esempio: una comunicazione agli organi gestionali del comune in materia di illuminazione pubblica e a quelli di controllo interno per verificare, quantomeno, le cause di siffatta prolungata mala gestione, a chi sono addebitati i costi dell'inutile spreco, le caratteristiche del contratto di fornitura, eventuali responsabilità interne. Mi sarei aspettato inoltre una lettera al fornitore di richiesta delle cause di siffatto spreco, di intimazione a rimuoverne le cause nel più breve tempo possibile, di preavviso al non pagamento delle fatture ove sia riscontrata la sua reponsabilità.

Sono passi che diventano ogni giorno più urgenti per un comune la cui situazione finanziaria non è florida e per tentare di quadrare i conti ha in corso alcune iniziative, quantomeno controverse, che incidono direttamente sulle tasche dei cittadini, come l'aumento delle tariffe del trasporto pubblico del cinquanta per cento o la cessione del 21 per cento dell'Acea, che tra l'altro gestisce l'acquedotto municipale, a prezzi di saldo.

lettera al Manifesto del 15 giugno 2012
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marcopa
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Registrato: Nov 18, 2009
Messaggi: 3120

MessaggioInviato: Sab Giu 16, 2012 6:08 pm    Oggetto: Rispondi citando

Abbino alla lettera precedente questo articolo di Qualenergia per dimostrare che una rivoluzione energetica immediata sarebbe gia' possibile tra risparmio, spinta alle rinnovabili e altre azione gia' fattibili. Sarebbe una bella spinta per evitare di avvitarsi ancora nella crisi.
marcopa


Rinnovabili contro fossili, prime vittime nel termoelettrico?

Tra recessione economica e concorrenza del fotovoltaico, la crisi del termoelettrico si fa sempre più grave. Ed ecco che tra gli impianti convenzionali in Italia sembra arrivino le prima vittime: si parla della chiusura di diversi impianti di Edipower. Tra quelli a rischio di chiusura la centrale a carbone di Brindisi, un impianto a olio e due a gas.

di Giulio Meneghello
15 giugno 2012

Tra recessione economica, calo della domanda e impatto del fotovoltaico, la crisi del termoelettrico si fa sempre più grave. Ed ecco che tra gli impianti convenzionali in Italia sembra arrivino le prime vittime. Nei giorni scorsi Quotidiano Energia aveva annunciato che Edipower sta valutando se chiudere in tempi molto brevi - “questione di settimane” - due impianti a gas: il ciclo combinato da 1.770 MW di Turbigo (MI) e il turbogas da 1.179 MW di Chivasso (TO). Notizia smentita ieri dal presidente dell'azienda Roberto Garbati, senza però negare che la cosa sia possibile.

Oggi su un altro quotidiano online si legge invece lo scoop (probabilmente un po' affrettato) della chiusura di due altri impianti del gruppo: la centrale a carbone da 640 MW di Brindisi e quella da 1.280 MW a olio combustibile di San Filippo del Mela (ME).

Entrambe le notizie – sottolineiamo – per ora non sono confermate, ma sono plausibili. I sindacati sentiti escludono che vi siano decisioni già prese ma ammettono che la possibilità delle chiusure esiste. “Edipower ha un debito di 5 miliardi e queste sono alcune delle ipotesi possibili per ovviarvi”, ci spiega Mauro Broi della Uilcem Uil e che le centrali di Brindisi e San Filippo del Mela siano a rischio ce lo conferma anche Mario Arca della Flaei Cisl. L'azienda, interpellata, dichiara invece di "non avere programmi in tal senso" e ribatte che il debito a fine 2011 era di 1 miliardo, non 5.

A mettere in difficoltà Edipower, come altri operatori dell'energia convenzionale, è la combinazione “micidiale” che si sta vivendo in questo periodo: domanda in calo a causa della crisi, regolamentazioni ambientali che penalizzano le centrali più inquinanti e – infine – la concorrenza delle rinnovabili.

Le due centrali a gas stanno infatti soffrendo oltre che degli alti prezzi del combustibile, della concorrenza del fotovoltaico, di cui più volte abbiamo parlato (per esempio qui): durante il picco di domanda diurno, l'offerta sul mercato di energia da rinnovabili a costo marginale zero e con priorità di dispacciamento costringe spesso a tenere fermi gli impianti a gas, che così lavorano troppe poche ore e non riescono a recuperare i costi fissi.

Per gli impianti più inefficienti e inquinanti si aggiungono poi altri problemi: l'impianto di Brindisi, per esempio, ci spiega Arca, è in perdita principalmente per le normative ambientali, che impongono di usare un tipo di carbone più costoso, mentre a San Filippo del Mela la centrale a olio combustibile riesce a funzionare solo grazie ai prezzi alti del mercato elettrico zonale della Sicilia, mal collegata al Continente: “Una volta che si potenzierà l'elettrodotto tra Scilla e Cariddi, non avrebbe più senso”.

Insomma il termoelettrico se la sta vedendo brutta, tanto che anche i sindacati di recente hanno lanciato l'allarme (si veda la lettera al Governo, pdf). Quel che è cambiato nel sistema elettrico italiano lo spiega bene la società di consulenza Energy Advisors: “Sino a metà del 2008 Enel è riuscita a sostenere i prezzi e a garantire in tal modo ai suoi concorrenti, che avevano acquistato a caro prezzo le sue tre Genco (nelle quali avevano poi ancora investito per i repowering in cicli combinati), di salvare i propri conti.

La crisi (...) ha messo fuori gioco la stessa possibilità di guidare i prezzi in una realtà nella quale l’overcapacity diventava il vero e unico driver. La caduta dei consumi in tutta l’area OCSE ha colpito anzitutto l’industria pesante, con una contrazione del base load e al tempo stesso l’esplosione delle rinnovabili e in specie del fotovoltaico è venuta a coprire la punta, acuendo le difficoltà per il termoelettrico soprattutto per i cicli combinati”.

Il differenziale sul mercato del giorno prima tra base load nell'ultima settimana di maggio, si fa notare, “si è ristretto a 0,27 €/MWh. In pratica non c’è più differenza di prezzo tra ore piene e ore vuote”. Un fenomeno che si sta manifestando anche in Europa (Qualenergia.it, Le complicazioni del kWh low-cost da rinnovabili)

Non è un caso che in diversi Paesi i proprietari degli impianti a gas stiano chiedendo soccorso e lo stiano anche ottenendo. Sia Gran Bretagna che Germania hanno in programma di introdurre il capacity payment, di cui si parla anche in Italia, cioè la remunerazione anche per la potenza di dispacciamento anziché per la sola produzione. Ma l'aiuto più clamoroso al gas è quello a livello europeo che rivela un documento ancora segreto svelato dal Guardian: gli 80 miliardi della UE per promuovere le rinnovabili potrebbero finire anche al gas.

Giulio Meneghello
15 giugno 2012

Fonte www.qualenergia.it
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dana74
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MessaggioInviato: Sab Giu 16, 2012 9:24 pm    Oggetto: Rispondi citando

Manifesto caro, pure nella città del tuo amico Fassino funziona così..

Ma tranquillo, tanto adesso monti vende tutto e vedrai che gli sprechi spariranno
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grillone
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MessaggioInviato: Sab Giu 16, 2012 9:48 pm    Oggetto: Rispondi citando

quel tipo di spreco avviene(dove piu, dove meno)in tutta l'italia. e non saranno certo un paio di mail a farlo cessare. dobbiamo svecchiare la politica! io non vi dico "votate tutti il M5S" vi dico solo "alle prossime elezioni, facce nuove e partiti nuovi"
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marcopa
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MessaggioInviato: Dom Giu 17, 2012 7:30 am    Oggetto: Rispondi citando

Gli sprechi di energia elettrica nell' enorme utenza pubblica italiana propabilmente sono giganteschi. Questa e' una mia convinzione da tempo, cosi' quando ho visto questa lettera sul manifesto ho avuto subito l' impulso di diffonderla.

E' un anno che in Italia siamo bloccati da questo terrore del debito pubblico, con tagli alle pensioni gia' basse, tagli a servizi essenziali, ancora attacchi ai diritti dei lavoratori e non si parla invece di strade possibili e migliori per raddrizzare la nostra economia.

La rivoluzione energetica e' forse una delle strade piu' utili che si potrebbe percorrere e al suo interno la fine dello spreco nelle pubbliche amministrazioni potrebbe essere nello stesso tempo semplice e di dimensione enormi.

Come fare questo ?

Si potrebbe cominciare con Audit su tutti i consumi dei nostri comuni, delle scuole, degli ospedali, delle caserme. Pretendere cioe' di sapere gli esatti consumi e l' esatto esborso per i consumi energetici di queste grandi strutture, probabilmente gia' questa azione renderebbe evidente l' enormita' del costo e del possibile risparmio con semplici azioni.

Se poi si affrontasse questi consumi con una serie di lavori per introdurre nel pubblico le rinnovavabili e il risparmio energetico con lavori edilizi si avvierebbe davvero una rivoluzione, che arrivera' comunque ma che, se partisse subito e seriamente, attenuerebbe la nostra caduta attuale.
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marcopa
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MessaggioInviato: Sab Giu 23, 2012 9:51 am    Oggetto: Rispondi citando

Risposta dell'Acea al lettore che aveva contestato l'accensione delle luci in momenti in cui non e' necessaria.

Al di la' del singolo episodio ho cercato di far conoscere questa lettera perche' ritengo importante il tema dello spreco dell' energia,elettrica e no, nella pubblica amministrazione.

Sono convinto che i privati danno un minimo di attenzione ai consumi inutili, mentre nel pubblico sicuramente sono molti gli sprechi che si potrebbero evitare.

Sarebbe utile che tutti i consumi di energia fossero resi pubblici,in denaro e nella loro unita' di misura. Questa semplice informazione farebbe risparmiare migliaia di euro, provocando un' attenzione a questa voce di spesa ora assente.
marcopa


L' Acea risponde alla lettera del lettore del Manifesto

In riferimento alla lettera pubblicata lo scorso 15 giugno sul manifesto dal titolo "Roma, gli sprechi in luce" del sig. Mario Martiny, Acea vuole esprimere il proprio ringraziamento al lettore perché, ancora una volta, le offre la possibilità di spiegare il funzionamento degli impianti di illuminazione pubblica a Roma e poiché desidera mantenere un forte rapporto con i cittadini anche attraverso le lettere e le segnalazioni che questi ultimi le comunicano.

Al signor Martiny come a tutti i cittadini Acea deve sempre riscontro e attenzione, perché la aiutano a migliorare il proprio servizio, e perché Roma vede impegnata la Società in un continuo sforzo finalizzato a realizzare un ambiente sempre più vivibile. A questo proposito, confidando che la risposta possa soddisfare le perplessità del sig. Martiny e fornirgli un contributo di conoscenza, Acea precisa che l'accensione e lo spegnimento dei circuiti di illuminazione pubblica di Roma sono regolati da tre diverse tipologie di apparato: comando centralizzato, interruttore crepuscolare e interruttore orario astronomico.

Il "comando centralizzato" prevede l'accensione dalla nostra Sala Operativa nel rispetto degli orari di crepuscolo; l' "Interruttore crepuscolare" è dotato di una cellula sensibile all'intensità della luce solare ed attiva gli impianti quando la luminosità scende al di sotto di valori prefissati; il comando locale con "interruttore orario astronomico" segue il variare dell'intervallo orario compreso tra l'alba e il tramonto secondo un programma preimpostato.

Per garantire la sicurezza dei cittadini nel caso di minore luminosità atmosferica conseguente a fattori meteorologici, per quest'ultima tipologia di meccanismo di accensione che interessa poi circa il 25% degli impianti è previsto un ritardo di spegnimento e un anticipo di accensione di 15 minuti. Tale onere, relativo ai 30 minuti di energia quotidianamente impegnata per la maggiore sicurezza dei cittadini, resta comunque a carico di Acea. In alcuni casi può verificarsi che l'impianto risulti acceso, anche in orario diurno, perché soggetto ad interventi di manutenzione e comunque, qualora i cittadini segnalino delle anomalie negli orari di funzionamento degli impianti, Acea provvede alla verifica ed alla risoluzione puntuale della segnalazione.

In ogni caso, lo "spreco" è qualcosa che oggi più di ieri non ci possiamo permettere e confidiamo nell'impegno nostro e di tutte le persone che collaborano con Acea per poter evitare nel prossimo futuro non solo gli "sprechi" effettivi, ma anche quelli soltanto percepiti dai nostri concittadini oltre, chiaramente, alla soluzione veloce di tutte le problematiche che ci vengono segnalate e che, purtroppo, in un territorio vasto come quello della nostra città si possono verificare.

Ufficio Stampa Acea
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