Welcome to ComeDonChisciotte
 
 

  USER PANEL

. Home
. Archivio per Data
. Cerca
. Il Forum
. Il Tuo Profilo
.
Messaggi Privati
. Pubblica
. Segnala Questo Sito
 

 

GLI ARTICOLI POSTATI NEL FORUM

entra nei forum

. Notizie dal mondo

. Notizie dall'Italia

. Opinioni

. Segnalazioni

. Cinema

. Libri

 

  FORUM: ULTIMI ARTICOLI


 Vandana Shiva: i brevetti sui semi minacciano la libertà
 Opac-Sbn, come ti distruggo il primo bene comune: la cultura
 «I massoni più potenti? Napolitano e Draghi»
 "Siate ragionevoli: chiedete l'impossibile"
 Scuola sotto attacco, la battaglia di Bologna
 Quanto a lungo reggera’ il nuovo governo ?
 Salvate il soldato Letta
 Sulla Siria l'intelligence tedesca cambia valutazione
 Rivolte in Europa, fra un po' toccherà anche all'Italia.
 I politici finanziati dal gioco d'azzardo ...
 Ciao Don Gallo, resisteremo anche per te!
 Don Gallo: “Voglio un Papa gay, liberate gli omo o vi stupre
 Martiri europei: Dominique Venner
 Grillo e le tessere da stracciare.
 Craxi e craxiani

ComeDonChisciotte Forums

 

  UTENTI

Benvenuto, anonimo
Nickname
Password
Security Code: Security Code
Type Security Code

(Registrare)
Iscrizione:
più tardi: thotn
News di oggi: 0
News di ieri: 0
Complessivo: 7657

Persone Online:
Visitatori: 1176
Iscritti: 28
Totale: 1204

Online ora:
01 : Arcadia
02 : notturno
03 : sm
04 : oriundo2006
05 : Gianni72
06 : yakoviev
07 : kovacs
08 : menici60d15
09 : Gitro
10: shivadas
11: giorgiogio48
12: qasiqasi
13: Giancarlo54
14: marcopa
15: Tauk
16: Nicola67
17: antsr
18: affossala
19: roz
20: kefos93
21: massimocontini
22: tonguessy
23: Matt-e-Tatty
24: simonlester
25: terzaposizione
26: ireneo
27: eresiarca
28: penta
 

  LETTURE SEGNALATE

il sussidiario - Una nuova mega-bolla finanziaria ci darà la ripresa

Antonio Camuso - Kabul: stragi di piloti e guerre tra contractor

Rigamo - La notte dei Ganzer viventi

Marco Mamone Capria - La scienza in una società democratica

Giulio Sapelli - Col potere ai professori venne l’inverno della nostra civiltà

Bagnai - Crisi finanziaria e governo dell'economia

Masneri - Il debito pubblico è il miglior amico di Monti

Petras - Verso dittature tecnocratiche

Zibordi - Come funziona veramente l'economia, e la crisi italiana

Richard Heinberg - La fine della Crescita

Vladimiro Giacchè - Fisco, populismo e lotta di classe in Italia

 

 





 

  GILAD ATZMON IN ITALIA


 

 

La netiquette di ComeDonChisciotte: alcune norme minime per la convivenza e il dialogo costruttivo nel sito





UNA PRESENTAZIONE DI TRUMAN BURBANK
 

 

Alfabeta2

Animal Station

Appello al Popolo

ArruotaLibera

Alberto Bagnai

Blogghete!

Bye Bye Uncle Sam

Cado In Piedi

Campo Antimperialista

Andrea Carancini

Franco Cardini

Carmilla Online

Marco Cedolin

Centro Fondi

Civium Libertas

Clarissa

cloroalclero

Cobraf

COMIDAD

Conflitti e Strategie

Contropiano

CPEurasia

Crisis

Da Dietro Il Sipario

Decrescita Felice

Doppio cieco

L'Economista ($)mascherato

Eddyburg

Eurasia

Free Animals

Geopolitica

Geopoliticamente

Giornale del Ribelle

Fulvio Grimaldi

Hescaton.com

Iceberg Finanza

Informa-Azione

Informazione scorretta

Io Non Sto Con Oriana

Karlmarxplatz

Kelebleker

Libre Idee

Loop on Line

Domenico Losurdo

Main Stream

Alessio Mannino

Antonio Mazzeo

Megachip

Nazione Indiana

Nena News

L’Orizzonte degli Eventi

Eugenio Orso

Palestina Libera!

Paolo Franceschetti

Petrolio

Gustavo Piga

I Quaderni di Truman

Rinascita

Rischio Calcolato

Salamelik

Selvas

Senza Soste

Sinistra In Rete

Sollevazione

Tlaxcala

Veganzetta

La Voce delle Voci

La Voce del Ribelle

Voci Dalla Strada

Voci Dall'Estero

 

 
  comedonchisciotte :: Leggi il Topic - Io a Via Rasella ci sono stato perché ci volevo stare
 FAQFAQ   CercaCerca   Gruppi utentiGruppi utenti   ProfiloProfilo   Messaggi PrivatiMessaggi Privati   LoginLogin 

Io a Via Rasella ci sono stato perché ci volevo stare

 
Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> Notizie dall'Italia
Precedente :: Successivo  
Autore Messaggio
Tao
Newbie
Newbie


Registrato: Jul 29, 2005
Messaggi: 26607

MessaggioInviato: Mer Apr 04, 2012 1:20 pm    Oggetto: Io a Via Rasella ci sono stato perché ci volevo stare Rispondi citando


Il testamento civile di un uomo che «a via Rasella ci voleva stare, c'è stato e ci sono ancora» Dietro le calunnie, sempre smentite in giudizio, la vera questione: se la lotta andava fatta


Rosario Bentivegna è stato molte cose. Giovane universitario antifascista arrestato nel 1941 dalla polizia del regime, comandante dei Gruppi d'azione patriottica "Carlo Pisacane" del Pci nella Roma occupata dai nazifascisti, commissario politico delle Brigate Garibaldi in Montenegro durante la Resistenza in Jugoslavia, medaglia d'argento al valor militare per la guerra partigiana, medico del lavoro impegnato per quarant'anni nelle lotte contro le nocività e per la salute dei lavoratori.

Il suo nome figurò anche nella lista dei 731 "enucleandi" (tutti dirigenti, quadri, militanti e sindacalisti comunisti e socialisti) che sarebbero stati arrestati e deportati nella base di Gladio a Capo Marrargiu in Sardegna in caso di realizzazione del "golpe De Lorenzo" nel 1964.

Per tutta la vita però Rosario Bentivegna è stato inchiodato a via Rasella, dovendo far fronte alle calunnie, agli attacchi ed alla costante riproposizione di falsi storici di ogni tipo smentiti dalle sentenze dei tribunali, che hanno cronologicamente condannato i vari Montanelli, Feltri e Belpietro, dagli studi storici più seri ma soprattutto dai fatti.

L'Osservatore Romano il giorno dopo la strage delle Fosse Ardeatine chiamò «martiri» i 335 trucidati dai nazifascisti, «vittime» i 33 soldati tedeschi del battaglione Bozen e «colpevoli sfuggiti all'arresto» i partigiani dei Gap autori dell'attacco.

Da allora e fino ad oggi la produzione di falsi, leggende, e polemiche su via Rasella non ha avuto praticamente sosta. I mai esistiti manifesti tedeschi, la cui inesistenza fu confermata da Kappler e Kesselring in persona durante i processi negli anni quaranta, che avrebbero invitato i partigiani a consegnarsi per evitare il massacro delle Ardeatine; i paragoni strabici con la vicenda del carabiniere Salvo D'Acquisto, che non si presentò ai tedeschi ma si immolò eroicamente ai carnefici quando con altri innocenti civili era stato già catturato; la vergognosa calunnia di aver voluto "provocare" gli occupanti per fargli compiere una strage che avrebbe "destato" Roma dal torpore attendista; finanche la leggenda metropolitana, smentita dai tutti i principali dirigenti del gruppo a cominciare da Orfeo Mucci, di aver voluto far colpire dai nazisti altri partigiani di Bandiera Rossa, riunitisi in un incontro clandestino proprio nei pressi di via Rasella, per liquidare dei rivali a sinistra.
Forse, come ricordava spesso Bentivegna, l'obiezione meno ridicola, cioè che non si nasconde dietro falsi miti, senso comune e bugie, formulata contro via Rasella è quella della sua supposta inutilità, data dal fatto che di lì a poco sarebbero giunti a Roma gli Alleati liberando da soli la città senza spargimenti di sangue.

Questo nodo rappresenta ancora oggi il fulcro non solo dell'attacco di via Rasella ma dell'intera vicenda della Resistenza italiana ed europea.
All'obiezione dell'inutilità dell'azione è quantomai necessario rispondere con due domande: la lotta di Liberazione andava fatta oppure no? Le forze democratiche del Comitato di liberazione nazionale dovevano piegarsi al ricatto delle rappresaglie e rispettare l'ordine pubblico e militare delle truppe naziste mentre queste davano luogo, soltanto a Roma, ai rastrellamenti del Ghetto e del Quadraro, alle torture di via Tasso o alle fucilazioni degli antifascisti a Forte Bravetta?

Questa è e rimane la «questione» che interroga direttamente non tanto i tribunali quanto la coscienza pubblica del nostro paese. E se si contesta la legittimità di via Rasella non si attacca un uomo o un partito politico ma si disconosce uno di quei luoghi in cui Piero Calamandrei invitava i giovani ad «andare in pellegrinaggio per vedere i luoghi dove è nata la nostra Costituzione».

Bentivegna non ha mai amato essere definito un eroe, ha sempre rifuggito quella retorica celebrativa con la quale a suo giudizio la Resistenza veniva cristallizzata come un monumento «di quelli che poi si dimenticano». Ha sempre preferito raccontare la lotta di Liberazione nella sua dimensione umana, i tormenti, le sofferenze, i drammi interiori e i dubbi, ma anche gli entusiasmi giovanili e le ingenuità di quelle donne e quegli uomini che, come lui, avevano fatto la scelta dolorosa e carica dell'etica della responsabilità di impugnare le armi nella lotta al fascismo internazionale.

Nel suo ultimo libro Senza fare di necessità virtù (Einaudi) Bentivegna ha rivendicato una volta di più la giustezza della scelta della lotta armata contro il nazifascismo, assumendosi in prima persona, senza nascondersi dietro l'obbligo dell'esecuzione dell'ordine superiore, la responsabilità delle azioni armate contro gli occupanti tedeschi ed i collaborazionisti fascisti.

«Io a Via Rasella ci sono stato perché ci volevo stare», scrisse Bentivegna in una lettera a Giorgio Amendola e Antonello Trombadori, «ci sono sempre rimasto e ci sono ancora».

Questo il testamento civile di un uomo che aveva «scelto di essere un comunista e un combattente nel 1938 perché voleva la pace e la giustizia sociale, perché voleva essere libero e vivere nella democrazia».

Davide Conti (storico - Fondazione Lelio Basso)
Fonte: www.ilmanifesto.it
4.04.2012
Torna in cima
Profilo Messaggio privato
antiUsrael
Newbie
Newbie


Registrato: Feb 08, 2012
Messaggi: 1526

MessaggioInviato: Mer Apr 04, 2012 2:15 pm    Oggetto: Rispondi citando

I delitti dei partigiani, quando è impossibile negarli, vengono liquidati come eccessi dovuti al momento e reazioni alla barbarie criminale fascista e nazista.
Dove si intende che era giusto e comprensibile che i partigiani reagissero in quel modo alle ‘barbare‘ esecuzioni di combattenti per la libertà e alle rappresaglie naziste.
Ed uno degli esempi più ricorrenti nella liturgia resistenziale è l’eccidio delle Fosse Ardeatine.

Come sempre, anche in questo caso, si tratta di un ribaltamento totale della libertà.

Per dare un giudizio di quanto accaduto in maniera imparziale, l’unico metodo è quello di affidarsi alle leggi internazionali. Nel caso specifico alla Convenzione dell’Aja vigente a quell’epoca e alle successive conclusioni del Tribunale di Norimberga.

Cominciamo per ordine.

L’art. 42 della Convenzione dell’Aja dice testualmente:
“La popolazione ha l’obbligo di continuare nelle sue attività abituali astenendosi da qualsiasi attività dannosa nei confronti delle truppe e delle operazioni militari. La potenza occupante può pretendere che venga data esecuzione a queste disposizioni al fine di garantire la sicurezza delle truppe occupanti e al fine di mantenere ordine e sicurezza. Solo al fine di conseguire tale scopo la potenza occupante ha la facoltà, come ultima ratio, di procedere alla cattura e alla esecuzione degli ostaggi“.

Basta questo articolo, da solo, a togliere qualsiasi parvenza di legittimità alla resistenza.

Secondo il diritto internazionale (Art. 1 della convenzione dell’Aia del 1907) un atto di guerra materialmente legittimo può essere compiuto solo dagli eserciti regolari ovvero da corpi volontari i quali rispondano a determinati requisiti, cioè abbiano alla loro testa una persona responsabile per i subordinati, abbiano un segno distintivo fisso riconoscibile a distanza e portino apertamente le armi.
Ciò premesso, si può senz’altro affermare che gli attentati messi in atto dai partigiani fossero atti illegittimi di guerra esendo stati compiuti da appartenenti a un corpo sì di volontari che però non rispondevano ad alcuno degli accennati requisiti.

Consapevole di questo, il governo del Sud, per mezzo di Badoglio, che aveva diramato l’ordine a tutti gli uomini della Resistenza di evitare di fare attentati nelle città, proprio per evitare quel tipo di prevedibili (e ripetio per il nemico legittime) rappresaglie che avrebbero coinvolto anche civili.

Stabilito che l’attentato di via Rasella costituì un atto illegittimo di guerra, occorre accertare, per le diverse conseguenze giuridiche che ne derivano, quale fosse la posizione degli attentatori nei confronti dello stato italiano in quel preciso momento (e del governo del Sud Badoglio, che aveva diramato l’ordine a tutti gli uomini della Resistenza di evitare di fare attentati nelle città, proprio per evitare quel tipo di prevedibili (e ripetiamo per il nemico legittime) rappresaglie che avrebbero coinvolto anche civili).

Solo successivamente lo Stato considerò come propri combattenti i partigiani che avessero combattuto contro i tedeschi.
Con decreto legge n. 96 del 25 aprile 1944 (qualche giorno dopo l’attentato di via Rasella) e col successibo decreto legge n, 194 del 12 aprile 1945 Lo Stato italiano dichiarò ‘non punibili’ (amnistiati) gli atti compiuti dai partigiani.
Il che equivale a dire che li riteneva illegittimi, tanto da sentire la necessità di due appositi devreti per amnistiarli.

Veniamo ora alle Fosse Ardeatine.

Secondo l’Art. 2 della convenzione di Ginevra del 1929 non potevano essere utilizzati per una rappresaglia né feriti né prigionieri di guerra e neppure personale sanitario.
Il Tribunale di Norimberga d’altra parte affermò:
“le misure di rappresaglia in guerra sono atti che, anche se illegali, nelle condizioni particolari in cui esse si verificano possono essere giustificati: ciò ‘in quanto l’avversario colpevole si è a sua volta comportato in maniera illegale e la rappresaglia stessa è stata intrapresa allo scopo di impedire all’avversario di comportarsi illegalmente anche in futuro.’“
E per finire la parte legale del ‘discorso‘ ecco le condizioni che ammettevano una rappresaglia, sia per il diritto internazionale, sia per l’interpretazione data dal Tribunale di Norimberga:

Dopo attacchi contro la potenza occupante, laddove la rappresaglia si rendesse necessaria dal punto di vista militare. La rappresaglia serviva innanzi tutto per impedire ulteriori delitti commessi dall’avversario. L’ordine dell’alto comando dell’esercito di data 5 giugno 1941 imponeva “rappresaglie severe” quando esse si rendessero necessarie per la sicurezza della truppa che occupava il territorio.
Quando le ricerche degli autori di atti illeciti avessero dato esito negativo. Anche l’ordine “Barbarossa” (13 maggio 1941) contrario al diritto internazionale consentiva l’arresto collettivo di ostaggi “quando le circostanze non consentano una rapida individuazione degli autori di un fatto criminoso”.
Che esse fossero ordinate da ufficiali superiori.
Che tenessero conto della proporzionalità. Nel citato caso n.9 il tribunale di Norimberga confermò che “misure di ritorsione, qualora consentite, debbono essere proporzionate al fatto illecito commesso”. Questo è un punto di particolare importanza dal momento che si tratta di vite umane. Nel caso n.7, cioè nel processo a carico dei generali List, von Weichs e Rendulic tenutosi nel 1948, la proporzione accettata dal tribunale di Norimberga come equa era 10.1 vale a dire fucilazione di dieci ostaggi per ogni soldato tedesco ucciso da un atto terroristico.
Che la cerchia delle persone colpite dalla rappresaglia fosse in qualche modo in rapporto col reato commesso a danno delle forze occupanti. Che gli ostaggi o le persone destinate alla rappresaglia fossero tratte dalla cerchia della resistenza. Cosa questa che venne applicata anche dai tribunali postbellici francesi.

Non venivano stabiliti i criteri per la scelta degli ostaggi, ma la scelta stessa era affidata a criteri di discrezionalità.
Il Tribunale di Norimberga a tale proposito, afferma:
“Il criterio discrezionale nella scelta può essere disapprovato ed essere spiacevole, ma non può essere condannato e considerato contrario alle norme del diritto internazionale. Deve tuttavia esserci una connessione fra la popolazione nel cui ambito vengono scelti gli ostaggi e il reato commesso” (quindi luogo dell’attentato o l’appartenenza a gruppi clandestini che compiono atti terroristici).

Il diritto alla rappresaglia venne accolto anche alle forze britanniche nel paragrafo n.454 del “British Manual of Military Law“. Le forze americane a loro volta prevedevano la rappresaglia nel paragrafo n. 358 dei “Rules of Land Warfare del 1940. Per le truppe francesi, l’allegato I alle istruzioni di servizio del 12 agosto 1936 consentiva all’Art.29 il diritto di prendere ostaggi nel caso in cui l’atteggiamento della popolazione fosse ostile agli occupanti, e il successivo Art. 32 prevedeva l’esecuzione sommaria degli stessi ostaggi se si verificavano attentati.

“Nel 1947 i magistrati militari britannici, nel processo a carico di Albert Kesselring, commentarono che nulla impediva che una persona innocente potesse essere uccisa a scopo di rappresaglia“.
(F.J.P. Veale, Advance to barbarism (ed.The Mitre Press. Londra 1968) e dello stesso autore, Crimes discretely veiled (ed. IHR, Torrance, California,1979)

Interessante anche ricordare alcune rappresaglie alleate:

A Stoccarda il generale francese Lattre de Tassigny minacciò l’uccisione di ostaggi tedeschi nel rapporto di 25:1 se fossero stati uccisi soldati francesi.
A Marcktdorf erano previste fucilazioni di ostaggi nel rapporto di 30:1.
A Reutlingen i francesi uccisero 4 ostaggi tedeschi affermando che era stato ucciso un motociclista che in realtà era rimasto vittima di un incidente.
A Tuttlingen, i francesi annunciarono il 1° maggio 1945 che per ogni soldato ucciso sarebbero stati fucilati 50 ostaggi. (L’originale del manifesto appare nel libro di Spataro che citiamo sotto)
Ad Harz le forze americane minacciarono di esecuzione punitive nel rapporto di 200:1.
Quando il generale americano Rose, nel marzo del 1945, rimase vittima di una imboscata, gli americani fecero fucilare per rappresaglia 110 cittadini tedeschi. (In realtà Rose era stato ucciso in un normale combattimento, soldati contro soldati – e l’imboscata è pur sempre un atto di guerra se si portano le mostrine e la divisa).
A Tambach, presso Coburg, in data 8 aprile 1945 il tenente americano Vincent C. Acunto fece fucilare 24 prigionieri di guerra tedeschi e 4 civili; accusato di omicidio venne assolto.
A Berlino l’Armata Rossa che l’occupava minacciò fucilazione di ostaggi nel rapporto di 50:1. Il testo del comunicato era il seguente: “Chiunque effettui un attentato contro gli appartenenti alle truppe d’occupazione o commette attentati per motivi di inimicizia politica, provocherà la morte di 50 ex appartenenti al partito nazista“. (Pubblicato sul quoridiano Verordnunsglatt di Berlino in data 1 luglio 1945).
A Soldin, Neumark, i russi andarono al di là di questa cifra: furono fucilati 120 cittadini tedeschi perchè un maggiore russo era stato ucciso nottetempo da una guardia tedesca. (che poi risultò essere stato ucciso perchè il russo gli stuprò la moglie (Mario Spataro, Dal caso Priebke al nazi gold, Ed. 7° Sigillo, vol.2, Pag. 913).
Una delle più gravi fu la strage di Annecy del 18 agosto 1944, in un campo di prigionieri tedeschi gestito da americani e francesi; proporzioni di 80:1.(ib)
A Bengasi, gli inglesi di Montgomery contro gli italiani applicarono quella del 10:1. (Ib.)

(da le RAPPRESAGLIE)

Ma torniamo alle Fosse Ardeatine.

Nessun Tribunale italiano fu infatti in grado di imputare a Kappler l’atto di rappresaglia.
La condanna di quest’ultimo infatti si basa solo e soltanto sul numero delle vittime. Nelle Fosse Ardeatine furono infatti ritrovati i corpi di 345 persone e non i 330 che ci si aspettava. Dieci di quelli in soprannumero potevano essere ‘giustificati’ con la morte di un ulteriore soldato tedesco avvenuta prima della della rappresaglia, gli altri cinque no.
Per inciso, se si fossero aspettati alcuni giorni, le persone giustiziate ‘legalmente’ sarebbero state molte di più, visto che nei giorni successivi morirono ulteriori soldati tedeschi.

Per completezza aggiungo che non fu mai trovata la lista di coloro che dovevano essere fucilati e che, di sette corpi, non si riuscì a stabilire l’identità.

La lista dei condannati fu scritta in gran parte dai tedeschi, ma mancando alcuni nomi fu chiesto di completarla al questore di Rona, Caruso. Questi scrisse 55 nomi (sembra anche i cinque in più) scelti tra i reclusi.
Nel 1944 fu fatto il processo contro Caruso. Il primo testimone contro di lui fu Donato Carretta, direttore delle carceri da cui furono prelevati i confannati. Caruso fu condannato a morte il 21 settembre e subito fucilato. Carretta era tranquillo. Aveva un certificato dibenemerenza rilasciato da Nenni ed era in contatto con il CLN. Ma venne il suo turno e fu accusato diessere il responsabile di quelle 56 morti. Incredulo fu portato in Tribunale dove,.durante l’udienza una donna balzò in piedi urlando come un’ossessa: “Ha fatto morire mio figlio, e’ stato lui a mandarlo alle Ardeatine, deve pagare, uccidetelo…”.
La folla travolse i carabinieri , Carretta fu afferrato da cento mani, sollevato da terra, spinto a calci e pugni verso l’ uscita. Venne trascinato fino al bordo del Lungotevere; intanto sopraggiungeva un tram e l’ infelice fu sdraiato sulle rotaie perche’ il veicolo lo straziasse, parendo troppo dolce per lui qualsiasi altra morte. Il tramviere fermo’ il tram, tolse la manovella dal comando e scese. Agli energumeni che gli si scagliarono addosso disse che lui non era un assassino, e alle accuse di essere invece un fascista rispose mostrando la sua tessera del partito comunista: si chiamava Angelo Salvatori e credo che il suo nome dovrebbe essere ricordato. Carretta, ancora in se’ , fu scaraventato nel Tevere dal Ponte Umberto. Cadde in acqua, si afferro’ ai bordi, ma gli schiacciarono le mani con i piedi, sicche’ si abbandono’ alla corrente. Due uomini saltarono su una barca, lo raggiunsero e cominciarono a colpirlo con i remi sulla testa. L’ infelice urlava e aveva ancora la forza di tentare di salvarsi, nuotando e lasciandosi andare sott’ acqua per evitare i colpi. Ma ogni volta che riemergeva il linciaggio riprendeva, finche’ una larga chiazza rossa di sangue intorno al suo corpo fece intendere che era morto. Il fiume trascinava via il cadavere, ma al Ponte Sant’ Angelo riuscirono a tirarlo a riva, la folla non era ancora sazia del suo orrendo pasto. Si udiva gridare “A Regina Coeli, a Regina Coeli”, perche’ si voleva che Carretta avesse l’ estrema punizione d’ essere esposto la’ dove avrebbe commesso i suoi delitti. Arrivati alla prigione, Carretta seminudo, sfigurato, ricoperto di sangue, con la testa maciullata, fu crocifisso al portone. Le urla, la marea di gente raccolta nella strada, i colpi, le esplosioni selvagge d’ un giubilo bestiale fecero affacciare alla finestra due donne. Erano la moglie e la figlia di Carretta e questo completo’ la ferocia d’ una scena che si apparenta nella vergogna e nell’ orrore soltanto alla macelleria messicana di piazzale Loreto.

La donna che in aula aveva determinato la condanna a morte di Carretta non aveva avuto nessun figlio ucciso alle Ardeatine. Anzi, non aveva nessun figlio. Si disse poi che era una pazza, ma qualcuno affermo’ che si era trattato d’ un elemento dello spionaggio sovietico usato per motivi che oggi definiremmo destabilizzanti. E anche perche’ nelle vicende italiane un pizzico di dietrologia e di giallo non guasta mai.
(Kezich Tullio – Corriere della Sera)


Ultima modifica di antiUsrael il Mer Apr 04, 2012 3:44 pm, modificato 2 volte in totale
Torna in cima
Profilo Messaggio privato
antiUsrael
Newbie
Newbie


Registrato: Feb 08, 2012
Messaggi: 1526

MessaggioInviato: Mer Apr 04, 2012 2:38 pm    Oggetto: Sull’illegalità partigiane e la liceità delle rappresaglie Rispondi citando

COME GLI ALLEATI TRATTARONO I PRIGIONIERI DI GUERRA TEDESCHI

Gian Franco SPOTTI

I crimini di guerra dei soldati alleati, gli stessi che apparivano come accusatori nei confronti dei Serbi e dell'ex Armata Rossa, sono caduti in prescrizione, sostiene l'analista storico del 20° secolo Michael Walsh.

La sua ricerca mette in luce il genocidio alleato, la schiavizzazione ed il maltrattamento istituzionalizzato dei prigionieri di guerra dell'Asse durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Egli afferma che gli abusi a cui erano sottoposti i prigionieri di guerra erano contrari alle varie convenzioni internazionali in materia e delle quali, l'Inghilterra ed i suoi alleati, erano firmatari.

Addirittura nel 1948, tre anni dopo la fine della guerra, il trattamento del governo inglese nei confronti dei suoi prigionieri stranieri fu soggetto ad un minuzioso esame della Croce Rossa Internazionale e alla condanna mondiale.

La Croce Rossa Internazionale minacciò di portare il governo di Sua Maestà davanti a tribunali internazionali per abuso e schiavizzazione illegali.

E' noto che i campi di prigionia amministrati dagli inglesi erano peggiori di Belsen, ben dopo la fine della guerra. Perfino civili furono tenuti in prigionie, deportati e assassinati a decine di migliaia, mentre i loro carnefici riuscirono ad evitare la giustizia.

L'accreditato fotografo della Associated Press, Henry Griffin, che scattò delle foto ai corpi senza vita di Buchenwald e Dachau, quando visitò i campi dei prigionieri di guerra alleati, affermò:

la sola differenza che vedo fra questi uomini e quei corpi è che i primi respirano ancora (Fonte: Congressional Record, 11.12.45 p. A-5816).

Secondo le rivelazioni di membri della Casa dei Comuni di Londra, circa 130.000 ex ufficiali tedeschi e uomini furono imprigionati durante l'inverno 1945-46 in campi britannici in Belgio in condizioni che, ufficiali inglesi, non esitarono a descrivere come: non tanto migliori che a Belsen.

(Fonte: Gruesome Harvest, R.F. Keeling, Institute of American Economics, Chicago 1947).

TORTURA E BRUTALITA'

In aggiunta al disappunto internazionale, Cyril Connolly, uno degli scrittori inglesi più noto affermò: militari inglesi imprigionarono e torturarono soldati tedeschi. Egli descrisse come essi fossero talmente "influenzati" dalla propaganda sugli Unni tedeschi, da essere felici di mostrare le loro atrocità ai giornalisti in visita.

Un giornalista britannico di nome Moorehead, che era presente a queste "feste di tortura", osservò che un giovane ufficiale medico inglese e un capitano del Genio dirigevano il campo di Bergen-Belsen. Il capitano era di ottimo umore, ma quando ci avvicinammo alle celle, il sergente perse la pazienza e il capitano mi disse che al mattino effettuarono degli interrogatori e temeva che i prigionieri non avessero un gran bell'aspetto.

Le celle furono aperte alle visite dei giornalisti, i prigionieri tedeschi erano per terra, ricurvi su se stessi, gemevano ed erano ricoperti di sangue. Quello più vicino a me tentava di reggersi in piedi e alla fine ci riuscì. Tremava e muoveva le braccia come se dovesse difendersi dai pugni.

IN PIEDI! Gridò il sergente. CONTRO IL MURO!

Furono sbattuti contro il muro e se ne stavano là, barcollanti. In un'altra cella l'ufficiale medico aveva appena terminato un interrogatorio.

IN PIEDI! Gridò l'ufficiale. ALZATI!

L'uomo giaceva sanguinante sul pavimento. Afferrò con le braccia una sedia e tentò di sollevarsi. Riuscì ad alzarsi in piedi, allungò le braccia verso di noi e rantolando disse: PERCHE' NON MI UCCIDETE?

Il sergente allora affermò: QUEL MALEDETTO BASTARDO E' TUTTA MATTINA CHE BORBOTTA QUESTE PAROLE! (Fonte: Cyril Connolly, The Golden Horizon, Weidenfeld and Nicholson, London)

SPARARE AI PRIGIONIERI PER DIVERTIMENTO

L'ex veterano dell'esercito britannico A.W. Perkins di Holland-on-Sea, descrisse le condizioni del campo di concentramento britannico di Sennelager, il quale conteneva, inaspettatamente, non soldati ma civili.

Egli racconta: durante la seconda metà del 1945 ero con le truppe inglesi a guardia di civili sospettati di nazismo e che vivevano con razioni da fame in un campo chiamato Sennelager.

Venivano picchiati frequentemente ed inoltre rovistavano nei nostri bidoni dell'immondizia per raccogliere la sbrodaglia dei piatti.

Questa ex guardia descriveva come le altre guardie si divertivano a tormentare i prigionieri denutriti e affamati: potevano essere uccisi a vista se solo osavano avvicinarsi alla rete del perimetro. Era un abitudine gettare una sigaretta all'interno della rete e sparare al primo prigioniero che tentava di prenderla (Fonte: Daily Mail, London 22.04.95).

Quando rappresentanti della stampa chiedevano di visitare i campi di prigionia, gli inglesi rifiutavano fermamente, adducendo la scusa che la Convenzione di Ginevra vieta tali visite ai campi di prigionia, affermò il corrispondete Arthur Veysey da Londra il 28.05.46.

" DENUTRITI E PICCHIATI " - AMMETTE UN IMPORTANTE QUOTIDIANO AMERICANO.

Il Servizio Stampa del Chicago Tribune, il 19.05.46, un'anno dopo la fine della Guerra, afferma: i prigionieri hanno trascorso l'inverno in tende, dormendo sul suolo nudo e con una coperta a testa. Dicono di essere malnutriti, picchiati e presi a calci dalle guardie. Molti non hanno biancheria intima, né stivali.

Un dispaccio dell'Associated Press (Londra, 27.08.46), più di sedici mesi dalla fine della guerra, affermava: nell'estate del 1946 un sempre maggior numero di prigionieri di guerra fuggiva dai campi di concentramento britannici, spesso con l'aiuto di civili inglesi. La polizia militare dava loro la caccia con un accanimento tale che ricordava gli inseguimenti ai neri fuggitivi delle piantagioni di cotone prima della guerra civile americana.

CIVILI, DONNE E BAMBINI MITRAGLIATI

Decine di migliaia di persone del Centro Europa, sfollati dalla guerra, che cadevano in mani britanniche, venivano trattate anche peggio nella Yugoslavia e nell'Austria controllate dagli inglesi.

In quei luoghi, la Gran Bretagna e l'NKVD sovietico, gestivano congiuntamente i campi di concentramento.

L'NKVD, precursore del malvagio KGB, veniva invitato ad aiutare i britannici a catturare, deportare e sterminare le loro vittime.

Un ufficiale britannico descrisse come i prigionieri (civili) venivano trattati rudemente ma non brutalmente: venivano spinti e strattonati ma non c'era resistenza, niente lotte o tentativi di fuga. Erano completamente docili e rassegnati al loro destino. I soldati li radunavano rapidamente in gruppi, portandoli in luoghi dove poi venivano massacrati a colpi di mitra.

L'ufficiale inglese aggiunse: molti di loro non andarono molto lontano. Dietro alla stazione c'era un bosco nel quale venivano fatti entrare e, di lì a poco, si udiva il crepitio dei mitra. Non vidi personalmente le esecuzioni ma sono certo che è quello che avvenne in diversi angoli di quel bosco.

Questo è uno dei tanti tipici racconti di quando, unità britanniche cooperando con ufficiali dell'NKVD dell'Armata Rossa, davano la caccia e sterminavano decine di migliaia di rifugiati civili cosacchi, inclusi bambini, in Austria nell'estate del 1945, dopo la fine della guerra.

UN CONVOGLIO FERROVIARIO BRITANNICO COSPARSO DI SANGUE

Decine di migliaia di persone di molte nazionalità furono catturate e rinchiuse come bestiame per essere portati nei campi di sterminio dell'Armata Rossa.

Un racconto descrive come tutto il treno era sporco di sangue. Erano carrozze aperte e ricordo le chiazze di sangue dove i corpi venivano trascinati, nei corridori, tra i sedili, fin giù dagli scalini. I Bagli erano completamente ricoperti di sangue.

Una pattuglia composta da due ufficiali dell'Armata Rossa e 4 soldati britannici andarono a cavallo nelle colline, l'8 Giugno 1945. Catturarono un gruppo di persone su di un pendio. I Cosacchi fuggirono in discesa lasciandone indietro alcuni, per lo più donne e bambini, troppo deboli per correre. Un soldato individuò un cosacco a distanza, puntò il fucile su di lui, sparò e lo vidi cadere. Siccome non fu visto rialzarsi, si pensò fosse morto.

Il Capitano Duncan MacMillan ricorda: vicino ad una piccola stazione c'era un recinto con filo spinato. Vidi i cosacchi venire scaricati dai vagoni che venivano derubati di ogni minimo avere, perfino del cibo, prima di essere portati via.

Molti soldati inglesi testimoniarono di aver udito diverse scariche di mitra nelle vicinanze dopo che i prigionieri furono allontanati.

James Davidson disse: pensammo che quei colpi significavano la loro fine e che erano stati portati laggiù per essere sterminati.

Questi terribili racconti furono descritti nel libro di Nicholas Berthell THE LAST SECRET (L'Ultimo Segreto), pubblicato da FUTURA (Londra) nel 1974.

L'apparato giudiziario inglese soppresse ulteriori racconti.


SCHIAVITU' DEL XX° SECOLO

Nell'Agosto del 1946, secondo la Croce Rossa Internazionale, l'Inghilterra aveva 460.000 prigionieri tedeschi in stato di schiavitù. Ciò contravveniva all'Art. 75 della Convenzione di Ginevra, che vietava la schiavizzazione dei prigionieri di guerra e della quale la Gran Bretagna era firmataria.

Arthur Veysey del Chicago Tribune, in data 28.05.46, affermò: quando i prigionieri di guerra tedeschi al loro arrivo nei porti inglesi e tedeschi seppero che avrebbero dovuto lavorare come schiavi a tempo indeterminato, diventarono tutti cupi.

APPROFITTANDO DEGLI SCHIAVI TEDESCHI

Arthur Veysey, inorridito dall'abuso dei diritti umani da parte del governo britannico e dall'illegalità delle politiche schiavistiche praticate in violazione della Convenzione di Ginevra, disse: il governo inglese guadagna oltre 250 milioni di dollari all'anno dai suoi schiavi.

Il Governo, che si autodefinisce il "proprietario" dei prigionieri, affitta gli uomini a datori di lavoro bisognosi di mano d'opera, addebitando loro da 15 a 20 Dollari a settimana per ogni schiavo e pagando gli schiavi da 10 a 20 centesimi al giorno.

I prigionieri però non vengono mai pagati in moneta ma sotto forma di " buoni "

L'UNIONE SOVIETICA SEGUE L'ESEMPIO SCHIAVISTA INGLESE

Quando gli americani tentarono di prevenire che Stalin prelevasse 5 milioni di tedeschi, molti dei quali civili, inclusi bambini, come lavoratori schiavi, dopo la sconfitta della Germania, i sovietici si fecero avanti. Essi esibirono un proclama firmato dal Gen. Dwight Eisenhower un anno prima il quale dava ai sovietici completa libertà di fare ciò che volevano con i prigionieri tedeschi.

Ciò includeva la deportazione e la messa in schiavitù, saccheggiare e distruggere senza remore.

Essi ricordarono al governo americano che avevano gli stessi diritti di fare ciò che questi stava già facendo. Storie di testimoni oculari raccontano di quando Berlino e Breslau si arresero: la lunga colonna grigio-verde di prigionieri era in marcia verso Est, dove sarebbero poi finiti in tremende e gigantesche costruzioni vicino a Leningrado, Mosca, Minsk, Stalingrado, Kiev, Kharkov e Sebastopoli.

Tutti gli uomini sani dovevano marciare per 22 km al giorno. Quelli fisicamente handicappati erano su carretti trascinati da altre persone.

Questo fu raccontato nel Congressional Recordo il 29.03.46

MORTE PER FAME DEI PRIGIONIERI DI GUERRA IN FRANCIA

Nell'Agosto 1946 la Francia, secondo la Croce Rossa Internazionale, aveva schiavizzato circa 750.000 soldati tedeschi. Di questi 475.000 erano stati catturati dagli americani, i quali "in una trattativa" li avevano trasferiti ai francesi con lo specifico obiettivo di lavoro forzato.

In modo macabro i francesi restituirono 2.474 prigionieri di guerra tedeschi lamentandosi che erano troppo gracili (Fonte: John Thompson, Chicago Tribune Press Service, Ginevra, 24.08.46)

Questi dovevano essere proprio messi male, poiché i rimanenti 472.526 erano già stati descritti dai corrispondenti della stampa come un esercito di straccioni, pallidi e magri, vestiti di cenci infestati dai vermi.

Nessuno di loro era adatto a lavorare. Tre quarti di essi veniva appositamente sottoalimentato.

Di questo sventurato "esercito" di schiavi, il 19% fu maltrattato così tanto che ebbe bisogno del ricovero in ospedale (Fonte: Gruesome Harvest, R.F. Keeling, Institute of American Economics, Chicago 1947).

Nel famigerato campo del distretto della Sarthe, 20.000 prigionieri ricevevano solo 900 calorie al giorno. Ne morivano 12 al giorno in ospedale. Da 4 a 5.000 non erano più idonei al lavoro.

Arrivarono altri treni con nuovi prigionieri, molti di loro morirono nel viaggio, altri tentarono di sopravvivere mangiando il carbone che trovavano sul treno merci che li aveva trasportati (Fonte: Louis Clair, The Progressive, 14.01.46).

Il 05.12.46 il Governo Americano richiese il rimpatrio (entro il 1° Ottobre 1947) in Germania di 674.000 prigionieri di guerra tedeschi che erano stati "dati" al Belgio, alla Francia, all'Olanda e al Lussemburgo.

La Francia si dichiarò favorevole in linea di principio ma non per la data prestabilita.

I francesi fecero presente che, il Memorandum del 1° Dicembre 1945 dichiarava chiaramente che i prigionieri tedeschi trasferiti ai francesi dal governo americano erano beni mobili da essere usati a tempo indefinito come lavoro forzato (Fonte: Gruesome Harvest, R.F. Keeling, Institute of American Economics, Chicago 1947)

L'ESERCITO AMERICANO STERMINO' PRIGIONIERI DI GUERRA TEDESCHI

Le forze armate tedesche hanno sempre rispettato le convenzioni e le leggi di guerra alla lettera.

Parlando per se stesso e per altri comandanti militari alletai, il Maggiore Generale Robert W. Grow, Comandante della Sesta Divisione Corazzata Americana in Europa, ammise che non ci fu un problema di atrocità tedesche.

Ero in servizio durante la Seconda Guerra Mondiale in qualità di comandante di una divisione corazzata durante la campagna europea, dalla Normandia alla Sassonia. La mia divisione perse un discreto numero di ufficiali e soldati, catturati fra il Luglio del 1944 e l'Aprile del 1945. Non ho mai sentito dire dal personale della nostra divisione che avessero ricevuto un trattamento diverso dalle norme che regolano la guerra terrestre. Per quel che riguarda la Sesta Divisione Corazzata, nei suoi 280 giorni di scontri in prima linea, non vi furono problemi di atrocità. Francamente rimasi atterrito, così come molti dei miei colleghi, quando apprendemmo dei processi per "crimini di guerra" ed il fatto che comandanti militari erano fra gli accusati. So che nessun ufficiale superiore può averli approvati. (Fonte: Doenitz at Nueremberg: a re-appraisal, H.K. Thompson/Henry Strutz, Amber Publishing Corp., N.Y. 1976)

Nonostante l'osservanza tedesca delle Convenzioni, la reazione delle forze americane fu spesso sommaria e brutale tanto quanto quella praticata dai loro alleati sovietici. Solo nel caso di cattura di gruppi numerosi di prigionieri, questi venivano fatti schiavi.

Se catturati in piccoli gruppi, la politica dell'esercito americano era quella di ucciderli sul posto.

E' incorso uno studio specifico mirante alla stesura di prove di tali atrocità, per il cui contributo, l'autore, Michael Walsh, ringrazia.

Un altro caso fu quello dello sterminio a sangue freddo di circa 700 soldati della Ottava Divisione Alpina di SS. Questi soldati che si erano battuti con onore e distinzione, avevano, in un primo tempo, catturato un ospedale da campo americano.

Sebbene i soldati tedeschi si erano comportati correttamente, essi furono, dopo essere stati successivamente catturati a loro volta dall'esercito americano, separati e fucilati in gruppi da plotoni di militari americani.

L'ESERCITO AMERICANO TRASFORMA LA TRANQUILLA DACHAU IN UN MATTATOIO

Un simile destino toccò ai fanti della Brigata SS "Westfalia" che vennero catturati dalla Terza Divisione Corazzata americana. La maggior parte dei prigionieri tedeschi venne uccisa con un colpo alla nuca.

Gli americani esultanti dissero alla gente del posto di lasciare i loro corpi nelle strade come monito e minacciavano altre vendette. I corpi restarono nelle strade per cinque giorni prima che gli occupanti ne permisero la sepoltura.

Dopo la guerra le autorità tedesche tentarono, inutilmente, di perseguire penalmente i responsabili militari americani (Fonte: Daily Mail, London, 1° Maggio 1995).

Ironicamente, alla fine delle ricerche post-belliche, è stato scoperto che le sole atrocità commesse a Dachau furono quelle dei vittoriosi alleati.

Altrettanto ironico è il fatto che Dachau fu un campo di concentramento alleato per un periodo (11 anni) più lungo di quando era gestito dai tedeschi. Laggiù trecento sentinelle delle SS furono rapidamente neutralizzate su ordine del Gen. Dwight Eisenhower.

Il termine "neutralizzate" è un termine politicamente (o vigliaccamente) corretto per dire che i prigionieri di guerra furono sterminati in gruppo a colpi di mitra.

Racconti di omicidi di massa di prigionieri di guerra tedeschi a Dachau sono stati descritti in almeno due libri: " The Day of The Americans " di Nerin Gun, Fleet Publishing Company di New York e " Deliverance Day-The Lost Hours at Dachau " di Michael Selzer, Lippincot, Philadelphia.

Questi libri spiegano come i prigionieri tedeschi venivano radunati in gruppi, messi contro il muro e sistematicamente fucilati da soldati americani, alcuni di essi ancora con le mani alzate in segno di resa.

Gli americani calpestavano disinvoltamente i corpi a terra ancora palpitanti, eliminando i feriti.

Mentre ciò accadeva, fotografi americani prendevano delle foto dei massacri. A Dachau, che si trovava nella zona di controllo americano in Germania, truppe d'intervento americane e polacche tentarono di far salire sul treno con la forza un gruppo di prigionieri russi dell'Armata di Vlasov che si rifiutavano di essere rimpatriati in Unione Sovietica.

SUICIDI MASSA

Tutti questi uomini si rifiutavano di salire sul treno, scrisse Robert Murphy nel suo rapporto circa l'incidente. Implorarono di essere fucilati. Resistettero al tentativo di essere messi nei vagoni, togliendosi gli abiti di dosso e rifiutandosi di lasciare le loro baracche. I gas lacrimogeni li obbligarono a uscire dagli edifici nella neve dove, diversi caddero in un lago di sangue dopo essersi tagliati le vene o essersi accoltellati.

Nove si impiccarono, due si accoltellarono a morte e uno morì subito dopo, mentre altri 20 erano in ospedale a causa delle ferite auto-inflittesi.

Sul treno furono fatti salire, alla fine, 368 uomini (Fonte: Dougla Botting, " In The Ruins of the Reich ", Gorge Allen & Unwin, London).

L'ultima operazione di questo genere in germania avvenne a Plattling, vicino a Regensburg, dove 15 uomini dell'Armata russa di Vlasov erano stati internati dagli americani. Nelle prime ore del 24.02.46 essi furono spinti fuori dalle loro baracche ancora semi-svestiti e furono consegnati ai russi nella foresta vicino al confine fra Baviera e Cecoslovacchia.

Prima che il treno partisse per il viaggio di ritorno, le guardie americane rimasero inorridite nel vedere i corpi degli uomini dell'Armata di Vlasov che erano già stati impiccati agli alberi e quando fecero ritorno a Plattling perfino le SS prigioniere nel vicino campo li schernivano per ciò che avevano fatto (Fonte: Dougla Botting, " In The Ruins of The Reich ", Gorge Allen & Unwin, London).

Secondo il quotidiano canadese Toronto Daily Star del 09.03.68 membri di un gruppo armato israeliano illegale, al quale fu data mano libera di sterminare i tedeschi, ammisero che oltre 1.000 ufficiali nazisti delle SS morirono in seguito ad ingestione di pane impregnato di arsenico, introdotto il 13.04.46 in un campo americano di prigionieri di guerra vicino a Norimberga.

Dopo la vittoria americana (la battaglia del ponte di Remagen sul Reno) i tedeschi in Renania si arresero in massa. Tra l'Aprile ed il Luglio 1945, 260.000 prigionieri di guerra furono tenuti prigionieri dagli americani in campi melmosi fra Remagen e Sinzig. Erano tenuti all'aperto e la loro razione giornaliera era una patata, un biscotto, un cucchiaio di verdura e un po' d'acqua.

In seguito a varie malattie, almeno 1.200 morirono, secondo gli archivi tedeschi (Fonte: Roger Boyes, The Times, 07.03.95).

LA CHIESA CATTOLICA CONDANNA LO SCHIAVISMO AMERICANO

Negli USA, dove furono spediti 140,000 prigionieri di guerra, la Conferenza dei Vescovi Cattolici denunciarono come masse di civili e prigionieri di guerra furono deportate e ridotte in condizioni degradanti non degne di un essere umano. Centinaia di migliaia, se non milioni, vengono messi ai lavori forzati come schiavi, nonostante l'unica cosa che si possa loro rimproverare è quella di essere stati soldati. Molti di questi poveri diavoli sono senza notizie da casa e non è stato loro permesso di inviare un benché minimo messaggio ai loro cari.

SCHIAVI TEDESCHI TRATTENUTI NEI PAESI ALLEATI

Stati Uniti 140.000

Francia 680.000

Belgio 48.000

Gran Bretagna 460.000

Unione Sovietica 4.000.000 (ma se ne stimano almeno 5 milioni)

Italia 30.000

Olanda 1.300

Yugoslavia 80.000

Cecoslovacchia 45.000

Lussemburgo 4.000

UN BRUTTO PRECEDENTE

La Croce Rossa Internazionale, indignata, opinava: gli Stati Uniti, la Francia e la Gran Bretagna, ad un anno dalla fine degli eventi bellici, stano violando gli accordi della Croce Rossa Internazionale, da questi firmati nel 1929. Sebbene migliaia di ex soldati tedeschi vengano utilizzati in lavori pericolosi come sminare campi e coste, abbattere edifici semi-distrutti, la Convenzione di Ginevra proibisce espressamente di usare prigionieri " in qualsiasi tipo di lavoro rischioso o nel trasporto di materiali bellici ".

Henry Wales, a Ginevra, il 13.04.46 aggiunse: il baratto dei soldati nemici catturati dai vincitori, riporta il mondo indietro nei tempi bui in cui i baroni feudali depredavano i territori dei ducati vicini e ricostituire le loro mandrie di bestiame umano.

E' un sistema iniquo ed un pessimo precedente perché si apre ad ogni tipo di abuso con la difficoltà di stabilirne le responsabilità. E' palesemente ingiusto venderli per ragioni politiche come lo furono i neri africani un secolo fa.

IL TRATTAMENTO TEDESCO DEI PRIGIONIERI DI GUERRA FU DI GRAN LUNGA PIU' UMANO

Al contrario, le forze armate tedesche si comportarono impeccabilmente verso i loro prigionieri di guerra.

La cosa più sbalorditiva circa le atrocità di questa guerra è che ce ne sono state molto poche. Mi sono imbattuto in pochissime denunce secondo le quali i tedeschi non avevano trattato i prigionieri secondo le regole o rispettato quelle della Croce Rossa.

Ciò fu riportato dal giornale THE PROGRESSIVE il 04.02.45

Allan Wood, corrispondente del London Express concordò:

I tedeschi, anche nei loro peggiori momenti, rispettarono le convenzioni nei loro molteplici aspetti. Vero è che ci furono atrocità sulle linee dei fronti, luoghi caldi, dove gli animi si surriscaldano, ma erano incidenti e non pratiche comuni, così come la malgestione dei campi di prigionia era cosa inusuale.

Ciò fu confermato anche dal Tenente Newton L. Marguiles.

Il Giudice Assistente americano, Avv.to Jefferson Barracks, il 27.04.45 disse: è vero che il Reich pretese lavori forzati dai lavoratori stranieri, ma è altrettanto vero che venivano tutti retribuiti e ben rifocillati.

Penso che alcune persone si siano trovate meglio in questa situazione di quanto lo fossero state nella loro vita, aggiunse il Dr. James K. Pollack del Governo Militare Alleato.

Cosa fecero i tedeschi per ottenere una produzione efficiente dal lavoro forzato che noi non riuscimmo ad ottenere dai tedeschi che lavoravano giù nelle miniere? Semplice! Li nutrivano, e li nutrivano bene! Disse Max H. Forester, Capo della Divisione Mineraria e Carbonifera della AMG nel Luglio 1946

ARRIVERA' LA NEMESI ?

Chiesto quali erano le possibilità di portare davanti alla giustizia coloro che commisero tali crimini, Michael Walsh disse che la sola cosa che divideva i responsabili sadici alleati e la corda saponata era la volontà di processarli. Il precedente sulla giustizia retroattiva è già un dato di fatto. Il suo fallimento è che la giustizia sui crimini di guerra è selettiva e quindi applicabile solo ai vinti, sotto l'egida di discutibili procedure legali internazionalmente criticate.

Ciò di cui c'è bisogno è di risvegliare la pubblica coscienza, dando spazio anche a coloro la cui parola tende ad essere censurata.

Michael Walsh ha inoltre aggiunto che gli interessi della giustizia devono venire prima dell'orgoglio nazionale, prima dell'espediente politico e prima della colpa militare.

Gian Franco SPOTTI

Soragna (Parma)


Questo testo è stato messo su Internet a scopi puramente educativi e per incoraggiare la ricerca, su una base non-commerciale e per una utilizzazione equilibrata, dal Segretariato internazionale dell'Association des Anciens Amateurs de Récits de Guerres et d'Holocaustes (AAARGH). L'indirizzo elettronico del segretariato è <aaarghinternational>. L'indirizzo postale è: PO Box 81 475, Chicago, IL 60681-0475, Stati Uniti.
Mettere un testo sul Web equivale a mettere un documento sullo scafale di una biblioteca pubblica. Ci costa un po' di denaro et di lavoro. Pensiamo que sia di sua volontà che il lettore ne approfitta e questo lettore lo supponiamo capace di pensare con la sua testa. Un lettore che va a cercare un documento sul Web lo fa sempre a proprio rischio e pericolo. Quanto all'autore, sarebbe fuori luogo supporre che condivio la responsabilità degli altri testi consultabili su questo sito. In ragione delle leggi che istituiscono una censura specifica in certi paese (Germania, Francia, Israele, Svizzera, Canada, ecc.) non domandiamo il consenso degli autori che in esi vivono, poichè non sono liberi di darlo.
Ci poniamo sotto la protezione dell'articolo 19 della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, il quale stabilisce:<Oguno> (Dichiarazione internazionale dei Diritti dell'Uomo, adottata dall'Assemblea generale dell'ONU a Parigi il 10 dicembre 1948).

http://www.vho.org/aaargh/ital/alleati.html


Ultima modifica di antiUsrael il Mer Apr 04, 2012 3:45 pm, modificato 1 volta in totale
Torna in cima
Profilo Messaggio privato
Giancarlo54
Newbie
Newbie


Registrato: Nov 04, 2010
Messaggi: 1898

MessaggioInviato: Mer Apr 04, 2012 3:27 pm    Oggetto: Rispondi citando

La guerra è guerra ed in guerra bisogna vincere. Se qualcuno crede che la guerra sia una passeggiata per educande è solo un ipocrita. Bentivegna ha combattuto la sua guerra dalle parte che gli pareva giusta, altri l'hanno combattuta dall'altra parte che pareva loro giusta. Non esistono ne morti migliori ne morti peggiori e ne carnefici buoni e ne carnefici cattivi. Se si vogliono evitare le brutture ed i massacri si evitino le guerre. Il resto è solo pura ipocrisia.
Torna in cima
Profilo Messaggio privato
Stopgun
Newbie
Newbie


Registrato: Feb 15, 2005
Messaggi: 284

MessaggioInviato: Gio Apr 05, 2012 7:48 am    Oggetto: Rispondi citando

E' mia opinione che il fatto di Via Rasella sia legato all'imminente arrivo delle truppe alleate.

Se le truppe alleate avessero trovato Roma autoliberatasi dalla truppe tedesche, come successo a Napoli, avrebbero risparmiato un sacco di fatica.

La scintilla poteva essere Via Rasella con le sue conseguenze.

Alla mia memoria risulta che la seconda bomba quella a fine colonna fosse di provenienza alleata.

Quindi è molto probabile una bomba eteroguidata.

Sbaglio?
Torna in cima
Profilo Messaggio privato
radisol
Newbie
Newbie


Registrato: Jan 01, 2008
Messaggi: 3062

MessaggioInviato: Gio Nov 08, 2012 12:05 pm    Oggetto: Ma quale "bomba alleata" ? Rispondi citando

Le bombe ( si trattava di normalissime bombe e mano in uso all'esercito italiano ) lanciate da dietro in Via Rasella, dopo l'esplosione del carrettino da spazzino di Bentivegna pieno di tritolo, furono opera dello stesso identico commando dei Gap.

L'effetto complessivo delle esplosioni ed il numero delle vittime tedesche ( morirono però anche 2 passanti ) fu enfatizzato dallo scoppio indiretto delle "ananas", provocato dallo spostamento d'aria, che i tedeschi del battaglione Bozen portavano tutti alla cintura.

Certo, sia l'esplosivo del carrettino sia le bombe a mano, ai Gap furono forniti dal Fronte Militare Clandestino, formato in gran parte da carabinieri, agli ordini diretti di Badoglio e di Casa Savoia, che si erano spostati a Brindisi ed a loro volta strettamente legati al comando Usa in Italia.

E quindi, gli "alleati", in qualche modo c'entrano ...

Del resto, erano appunto "alleati" dei partigiani di ogni colore, comunisti compresi ... come la Rsi era "alleata" ai tedeschi ...

Ma gli "alleati", Badoglio e casa Savoia non volevano alcuna "insurrezione" a Roma .... Roma non era Napoli, c'era il Vaticano e temevano, con l' "insurrezione", colpi di mano appunto sia dei comunisti dei Gap sia ancora di più di quelli, trotzkisti, di Bandiera Rossa e degli altri gruppi partigiani "eretici" che a Roma erano maggioritari anche rispetto al Pci .....

E, del resto, anche senza "insurrezione", il 4 giugno gli "alleati" , provenienti da Tivoli, entrarono a Roma senza trovare alcuna particolare resistenza da parte dei tedeschi, che si limitarono a lasciare qualche cecchino sulla Tiburtina e a far saltare qualche ponte per ritardare un inseguimento che comunque, per scelta "alleata", non ci fu proprio ....

Il resto è la solita paccottiglia neofascista, sempre uguale dal 1944 ad oggi ....
Torna in cima
Profilo Messaggio privato
Mostra prima i messaggi di:   
Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> Notizie dall'Italia Tutti i fusi orari sono GMT + 1 ora
Pagina 1 di 1

 
Vai a:  
Non puoi inserire nuovi Topic in questo forum
Non puoi rispondere ai Topic in questo forum
Non puoi modificare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi cancellare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi votare nei sondaggi in questo forum

Powered by phpBB © 2001, 2005 phpBB Group
 
 

Forums ©

 
  La redazione non esercita un filtro sui commenti dei lettori. Precisa che gli unici proprietari e responsabili dei commenti sono gli autori degli stessi e che in nessun caso comedonchisciotte.org potrà essere considerato responsabile per commenti lesivi dei diritti di terzi. La redazione informa che verranno immediatamente rimossi:

- messaggi non concernenti il tema dell'articolo
- messaggi offensivi nei confronti di chiunque
- messaggi con contenuto razzista o sessista
- messaggi il cui contenuto costituisca una violazione delle leggi vigenti (istigazione a delinquere o alla violenza, diffamazione, ecc.)




Disclaimer A meno di avvisi di particolari (articoli con diritti riservati) il materiale presente in questo sito può essere copiato e ridistribuito, purchè vengano citate le fonti e gli autori. Non si assume alcuna responsabilità per gli articoli e il materiale pubblicato. I contenuti sono pubblicati senza periodicità.

Il logo del sito (adattato da xkcd.com) è rilasciato con licenza creative commons.