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Da via Fani a Via d'Amelio; il filo rosso che unisce.....

 
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Autore Messaggio
helios
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Registrato: Jun 13, 2005
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MessaggioInviato: Sab Mar 24, 2012 1:46 pm    Oggetto: Da via Fani a Via d'Amelio; il filo rosso che unisce..... Rispondi citando

Quattordici anni lontani, distanti uno dall'altro. Le morti di Aldo Moro e di Paolo Borsellino sembrano essere legate dal tradimento. Di quella parte di Stato che entrambi, con ruoli diversi difendevano. E per il quale hanno, alla fine, dato la vita. Le lettere scritte da Moro durante i 55 giorni della prigionia sono un potente e implacabile atto d'accusa per la politica italiana. Le ultime rivelazioni che giungono da Caltanissetta sugli ultimi giorni di Borsellino rappresentano un colpo micidiale per la credibilità della lotta alla mafia.
C'è un luogo ben preciso e ricco di significati dove lo Stato e l'anti Stato si incontrano. È il Cafè de Paris, da simbolo della Dolce Vita romana negli Anni Sessanta a emblema dell'infiltrazione criminale nella Capitale nei nostri giorni. A pochi giorni di distanza dal 16 marzo 1978, giorno del sequestro di Aldo Moro, Francesco Fonti - oggi meglio conosciuto come il pentito che ha raccontato le vicende delle navi dei veleni - viene convocato dalla sua cosca, Romeo, a San Luca e gli viene detto di andare a Roma. Dalla Dc calabrese erano venute pressanti richieste alle cosche per attivarsi al fine della liberazione di Moro. Pressioni - ricorda Fonti - erano venute anche dalla segreteria nazionale e dal segretario Benigno Zaccagnini, morto a Ravenna il 5 novembre 1989. Fu proprio nel locale di via Veneto, che Fonti incontrò l'esponente democristiano: «E' un brutto momento per la coscienza di tutto il mondo politico - disse il politico - e non avrei mai potuto pensare che oggi potessi essere seduto davanti a lei in qualità di petulante, ma è così». Fonti ricorda come Zaccagnini non facesse nulla per nascondere il proprio "schifo": «Non sono mai sceso a compromessi - riprese - ma se sono venuto ad incontrarla significa che il sistema sta cambiando, faccia in modo che quella di oggi non sia stata una perdita di tempo, ma piuttosto una svolta decisiva, ci dia una mano e la Dc di cui mi faccio garante saprà sdebitarsi».
Prima di andarsene, disse: «Non ci siamo mai incontrati se ci saranno notizie che vorrà darmi di persona lo dica all'agente Pino». Quello che Zaccagnini non sapeva era che Fonti, uomo organico all'organizzazione criminale, da nove anni frequentava con profitto le stanze di Forte Braschi. E che già conosceva l'agente Pino. Moro non venne salvato. Certo non per colpa di Fonti che, anzi, tornato in Calabria, riferì delle ricerche avviate. Ma venne bruscamente stoppato: «La vicenda non interessa più», gli fu detto.
Secondo più di una testimonianza, quando le Br rapiscono Aldo Moro, uccidendo i cinque componenti della scorta, in via Fani ci sono due presenze sospette. La prima è quella di un Colonnello del Sismi, Camillo Guglielmi, presenza che non ha mai ricevuto una accettabile spiegazione.
Guglielmi riferì di aver ricevuto un invito a pranzo presso un collega; quest'ultimo confermò di averne ricevuto la visita, ma non la circostanza dell'invito a pranzo, che comunque non avrebbe potuto giustificare la presenza del Guglielmi in via Fani alle nove del mattino. La seconda presenza anomala, secondo quanto raccontato dall'ex boss Saverio Morabito, sarebbe quella di un elemento di spicco della 'ndrangheta calabrese, Antonio Nirta, infiltrato, attraverso i servizi, nelle Brigate rosse.
'Ndrangheta e servizi. Un mix che Francesco Fonti conosce bene. È il 1966 quando il giovane Ciccio legherà per sempre i suoi destini a quelli della 'ndrangheta. Lo stesso anno, in altra parte del nostro Paese, un altro giovane iniziava la sua carriera nei servizi segreti. Era Guido Giannettini, giornalista esperto di strategie militari e assiduo frequentatore del Movimento sociale italiano. Uno che di sé diceva: «Io sono contro la democrazia. Sono fascista, da sempre. Meglio, sono nazifascista. Uomini come me lavorano perché in Italia si arrivi a un colpo di Stato militare. O alla guerra civile». Nel 1969, le strade di Giannettini e di Fonti si incontrano. A Roma, nella hall di un albergo, l'allora criminale calabrese viene avvicinato dall'uomo dei servizi, che usava come nome di copertura Mario Francovich (altre volte preferirà quello di Adriano Corso). Nome in codice Z, Giannettini «sapeva tutto di me e delle mie conoscenze con il mondo della 'ndrangheta - ricorda Fonti - mi disse che era un agente dei servizi segreti e che voleva informazioni che avrebbero portato dei benefici alla 'ndrangheta. Fonti viene arruolato nei servizi segreti. E regolarmente retribuito. Giannettini non sempre è in Italia e indica al calabrese un suo uomo di fiducia, che all'occorrenza lo aiuterà e dal quale dovrà pure prendere ordini: si tratta dell'agente Pino, lo stesso che nove anni dopo diverrà il suo tramite con Zaccagnini.
A leggere le carte dell'inchiesta di Caltanissetta, quella di via D'Amelio è una tragedia annunciata. Sulla scena si muovono agenti segreti, politici, mafiosi e pentiti. E Borsellino si rende conto di essere rimasto davvero solo diciotto giorni prima di venire ucciso. A Roma, mentre sta interrogando negli uffici della Dia il pentito Gaspare Mutolo, riceve una telefonata dell'allora capo della polizia, Vincenzo Parisi. L'interrogatorio viene sospeso e Borsellino raggiunge il Viminale dove, è confermato da più testimoni, incontra Parisi, ma anche il prefetto, Luigi Rossi, e il ministro dell'Interno Nicola Mancino. Con lui c'è il magistrato Vittorio Aliquò, che conferma ancora oggi la circostanza: «Entrammo contemporaneamente nello studio del ministro, l'incontro durò pochi minuti, durante i quali furono scambiati alcuni convenevoli, tanto che uscimmo delusi perché era nostra intenzione affrontare il tema del contrasto alla mafia in Sicilia».
Mutolo racconterà che quando il giudice tornò alla Dia, per riprendere il suo interrogatorio, il suo umore era completamente cambiato: «Era molto agitato», aggiungendo di aver appreso che a quell'incontro, insieme a Parisi, c'era anche Bruno Contrada. Secondo le inchieste (e i processi), basati sulle dichiarazioni di quattro pentiti, e tra questi c'è anche Mutolo, Contrada, che per 24 anni prestò servizio a Palermo passando dalla Mobile al Sisde, era colluso con Cosa Nostra. Lo 007 sarà arrestato pochi mesi dopo, il 24 dicembre, con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Sentito dalla procura di Caltanissetta, l'11 novembre 2010, Contrada ha negato quell'incontro: «Ribadisco che nel '92 io non ebbi mai occasione di incontrare il capo della polizia Parisi. Non può essere che abbia incontrato, anche occasionalmente, il dottor Borsellino presso il ministero, perché mi ricorderei anche gli eventuali argomenti trattati». Per i magistrati di Caltanissetta non è così. Borsellino, nei giorni immediatamente precedenti la strage di via D'Amelio, incontrò a Roma, almeno in due occasioni, Mancino, Parisi, Rossi e intorno al 10 luglio incrociò casualmente nella segreteria di Parisi anche Contrada.
Anche Mancino non ricorda. L'11 marzo scorso, rispondendo alle domande del Corriere, l'ex ministro nega, verosimilmente, di aver mai conosciuto Borsellino, smentendo pure i ricordi di Aliquò. Borsellino, in quelle stesse ore, era certamente a conoscenza che pezzi dello Stato erano giunti a patti con la mafia. La procura di Caltanissetta, pur demolendo le dichiarazioni di Massimo Ciancimino, conferma. E' certo che percepì «un senso di fastidio trasversale alle varie forze politiche nei confronti della politica antimafia perseguita da lui». Lo stesso capo dello Stato, Scalfaro, gli espresse alcuni dubbi sul decreto Falcone, quello appena approvato che introduceva il 41 bis. Così come era certamente a conoscenza, e sarà l'allora braccio destro di Falcone, Liliana Ferraro, a confermarlo, che i carabinieri del Ros (Mori e De Donno) avevano cominciato a raccogliere le dichiarazioni di Ciancimino per "fermare le stragi". I ricordi della Ferraro, che aveva inviato il capitano Giuseppe De Donno a riferire tutto a Borsellino, sono confermati dagli appunti del giudice. Per i magistrati di Caltanissetta quest'ultimo elemento «aggiunge un ulteriore tassello all'ipotesi dell'esistenza di un collegamento tra la conoscenza della trattativa da parte di Borsellino, la sua percezione quale "ostacolo" da parte di Riina e la conseguente accelerazione della esecuzione della strage». Borsellino era contrario a trattare con la mafia, e forse è proprio questo ad averlo condannato a morte. Anche Claudio Martelli, allora ministro della Giustizia, apprese le stesse cose dalla Ferraro e giudicò il comportamento degli ufficiali del Ros «non ortodosso e quasi d'insubordinazione».
C'è un racconto, poi, che fa tremare i polsi più di ogni altra cosa, ed è l'immagine più chiara di quell'epoca. A parlare davanti ai magistrati di Caltanisetta, diciassette anni dopo via D'Amelio, è Agnese Borsellino, e sono parole che la moglie del giudice non aveva mai pronunciato prima. «Ricordo un episodio che mi colpì moltissimo e del quale finora non ho mai parlato nel timore di recare pregiudizio all'immagine dell'Arma dei Carabinieri. Mi riferisco a una vicenda che ebbe luogo mercoledì 15 luglio 1992. Mi trovavo a casa con mio marito, verso sera, e conversando con lo stesso nel balcone della nostra abitazione notai Paolo sconvolto e, nell'occasione, mi disse testualmente "ho visto la mafia in diretta, perché mi hanno detto che il Generale Subranni era "pungiutu"». Pungiutu, cioè mafioso. E allora, se così fosse, è naturale domandarsi da che parte erano alcuni pezzi dello Stato.


http://www.colarieti.it/doc/ilPunto_220312.pdf

http://www.cadoinpiedi.it/2012/03/24/da_via_fani_a_via_damelio_il_filo_rosso_che_unisce_le_morti_di_moro_e_borsellino.html
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radisol
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MessaggioInviato: Sab Mar 24, 2012 2:27 pm    Oggetto: Altra cazzata cosmica ... Rispondi citando

Il mafioso Nirta "infiltrato" nelle Brigate Rosse ...

Altra cazzata cosmica, già tirata fuori in anni lontani ... smentita pure questa da 9 processi e pure dalla Commissione Parlamentare Stragi ...

Perchè mai le Brigate Rosse, che peraltro non sono mai scese a sud di Napoli, avrebbero dovuto "arruolare" un noto esponente della ndrangheta, già allora largamente conosciuto come tale, proprio non si sa ...

Quale sarebbe poi il legame tra via Fani e via D'Amelio ?

La presenza casuale nei pressi di Via Fani di un carabiniere nel primo caso ... che allora peraltro non faceva ancora parte del Sismi ? E, ammesso pure che sapesse qualcosa, cosa cacchio sarebbe andato fare il carabiniere Guglielmi in Via Fani ? A controllare cosa ? O a farsi "incastrare" ? Magari molto semplicemente c'aveva l'amante in zona Monte Mario e non poteva ammetterlo con la moglie .... nel gran casino delle testimonianze successive sui fatti di Via Fani, ci fu un tale che giurò di aver visto Toni Negri prendere un cappuccino in un bar della via più o meno all'ora della sparatoria ... per fortuna di Negri quella mattina l'ex leader di Potere Operaio stava tenendo una lezione, davanti a centinaia di studenti, all'Università di Padova ... altrimenti era "fatto" ... ma ci fu pure chi credette di riconoscere tale Giustino De Vuono, pure lui un criminale comune calabrese che aveva pure avuto la sventura di essere stato compagno di cella di Curcio nel carcere di Casale Monferrato ... per fortuna dello stesso De Vuono, che fu messo anche tra le foto ufficiali dei ricercati per Via Fani pubblicate sui giornali, risultò a quella data detenuto all'estero ...

Casomai, tornando all'articolo, vista anche la citazione di Giannettini, un qualche parallelo si sarebbe potuto fare tra Piazza Fontana 1969 e Via D'Amelio 1992 ... e si sarebbe trattato casomai di un "filo nero" e non di un "filo rosso" ...

Ma probabilmente questo paragone non era abbastanza "a la page complottista" e comunque, nel titolo altisonante, faceva meno sensazione ...
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Stopgun
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MessaggioInviato: Dom Mar 25, 2012 12:03 am    Oggetto: Rispondi citando

A via Fani c'era lo Stato, ovvero:

1) un colonnello di Gladio
2) un elicottero
3) un Alfasud beige dei servizi

e all'edicola di Monte Mario c'era un ministro dello Stato con una Alfetta di scorta.

i D'Amelio sono legati alla Permindex - Omicidio JFK.

Di più, per ora, non so.
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dana74
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MessaggioInviato: Dom Mar 25, 2012 2:33 am    Oggetto: Rispondi citando

un professato fascista che tiene le fila degli amerikani o meglio, dei sionisti mi vien da ridere,sarebbe alquanto anomalo.Come se la strage di Piazza Fontana non fu una strage di stato.

Cmq, per le stragi di stato sia che siano state impuntate al capro espiatorio x o y, hanno sempre potuto contare sulla manovalanza di ogni genere, poi per farla piacere ad una parte si diceva che era rossa per farla piacere all'altra si diceva che era nera.Tutti colpevoli, nessun colpevole e tanti saluti alla verità.
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Giancarlo54
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MessaggioInviato: Dom Mar 25, 2012 9:19 am    Oggetto: Rispondi citando

Sinceramente non ho capito il nesso pratico tra l'affaire Moro ee la strage di via D'Amelio Confused
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radisol
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MessaggioInviato: Dom Mar 25, 2012 12:49 pm    Oggetto: Semplicemente ... Rispondi citando

Giancarlo54 ha scritto:
Sinceramente non ho capito il nesso pratico tra l'affaire Moro ee la strage di via D'Amelio Confused


Semplicemente non c'è ...

P.S. Che Giannettini, Freda, Rauti, Digilio, Fachini, Zorzi ... fossero al tempo stesso fascisti conclamati ma anche agenti del Sid e/o della Cia ... è un dato oggettivo ... e nel caso di Zorzi ci sono forti elementi di legami anche con Israele ...
Era la pregiudiziale anticomunista di larga parte dei fascisti di allora, che fossero a libro-paga o meno dei servizi, a far passare in secondo piano tutto il resto ...
L'entusiasmo per regimi come i colonnelli greci o ancora di più come Pinochet in Cile, che di "fascista" non avevano nulla ma erano terreno di sperimentazioni neoliberiste spinte, la dice lunga in questo senso ...


Ultima modifica di radisol il Dom Mar 25, 2012 2:05 pm, modificato 1 volta in totale
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helios
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MessaggioInviato: Dom Mar 25, 2012 1:36 pm    Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
Quattordici anni lontani, distanti uno dall'altro. Le morti di Aldo Moro e di Paolo Borsellino sembrano essere legate dal tradimento. Di quella parte di Stato che entrambi, con ruoli diversi difendevano. E per il quale hanno, alla fine, dato la vita. Le lettere scritte da Moro durante i 55 giorni della prigionia sono un potente e implacabile atto d'accusa per la politica italiana. Le ultime rivelazioni che giungono da Caltanissetta sugli ultimi giorni di Borsellino rappresentano un colpo micidiale per la credibilità della lotta alla mafia.



Citazione:
Sinceramente non ho capito il nesso pratico tra l'affaire Moro ee la strage di via D'Amelio


si tratta di tradimento .... c'è scritto ed è scritto chiaramente.


Citazione:

Cmq, per le stragi di stato sia che siano state impuntate al capro espiatorio x o y, hanno sempre potuto contare sulla manovalanza di ogni genere


hanno contato sulla manovalanza sia della criminalità organizzata e sui media che hanno contribuito ad offuscare tutto riuscendo perfino a fare in modo che le persone non capiscano più l'italiano corrente tanto da non riuscere nemmeno a leggere quello che esplicitamente è dichiarato.
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MessaggioInviato: Dom Mar 25, 2012 2:07 pm    Oggetto: Se il presunto ... Rispondi citando

Se il presunto "filo rosso" è la categoria del "tradimento", allora, per carità, tutto certamente si lega ...

Da Caino ed Abele ai giorni nostri ...

Ma il titolo dell'articolo sembrava avere ben altre pretese di indagine e di analisi storica ...
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MessaggioInviato: Dom Mar 25, 2012 2:19 pm    Oggetto: Rispondi citando

Citazione:

Ma il titolo dell'articolo sembrava avere ben altre pretese di indagine e di analisi storica ...


quello che sembrava a TE deve essere un segreto ben celato se non ne fai nemmeno cenno. Chissà perchè a te sembra sempre qualcosa altra e non quello che c'è scritto.....
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Giancarlo54
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MessaggioInviato: Dom Mar 25, 2012 5:41 pm    Oggetto: Rispondi citando

helios ha scritto:
Citazione:
Quattordici anni lontani, distanti uno dall'altro. Le morti di Aldo Moro e di Paolo Borsellino sembrano essere legate dal tradimento. Di quella parte di Stato che entrambi, con ruoli diversi difendevano. E per il quale hanno, alla fine, dato la vita. Le lettere scritte da Moro durante i 55 giorni della prigionia sono un potente e implacabile atto d'accusa per la politica italiana. Le ultime rivelazioni che giungono da Caltanissetta sugli ultimi giorni di Borsellino rappresentano un colpo micidiale per la credibilità della lotta alla mafia.



Citazione:
Sinceramente non ho capito il nesso pratico tra l'affaire Moro ee la strage di via D'Amelio


Citazione:
si tratta di tradimento .... c'è scritto ed è scritto chiaramente.



Citazione:

Cmq, per le stragi di stato sia che siano state impuntate al capro espiatorio x o y, hanno sempre potuto contare sulla manovalanza di ogni genere


hanno contato sulla manovalanza sia della criminalità organizzata e sui media che hanno contribuito ad offuscare tutto riuscendo perfino a fare in modo che le persone non capiscano più l'italiano corrente tanto da non riuscere nemmeno a leggere quello che esplicitamente è dichiarato.


Beh si si volesse parlare di tradimento nei confronti dello Stato italiano non mi sembra che Via Fani e Via D'amelio siano gli unici casi. Si potrebbe partire dal 1861. Mi sembra quindi un accostamento peregrino, peregrino nel senso che poteva essere fatto con qualunque altro mistero italiano.
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MessaggioInviato: Dom Mar 25, 2012 7:41 pm    Oggetto: Rispondi citando

Giancarlo54

Citazione:


Beh si si volesse parlare di tradimento nei confronti dello Stato italiano non mi sembra che Via Fani e Via D'amelio siano gli unici casi. Si potrebbe partire dal 1861. Mi sembra quindi un accostamento peregrino, peregrino nel senso che poteva essere fatto con qualunque altro mistero italiano.


non si potrebbe partire dal 1861 perchè se esisteva uno stato italiano come dici (ma storicamente non è affatto vero considerato che era appena avvenuta l'unità d'italia) nel contempo non esisteva nemmeno la repubblica italiana nata dopo la seconda guerra mondiale.
Per inciso, ed è un fatto storico, il fascismo aveva sconfitto la mafia.
Gli 'alleati' la usarano per conquistare l'Italia e la ripristinarono talmente bene che ora dopo più di 60 anni il problema esiste nello stato italiano.
Senza contare tutti i morti che ha fatto e la corruzione che genera e ha generato.
******

Citazione:
Quello che Zaccagnini non sapeva era che Fonti, uomo organico all'organizzazione criminale, da nove anni frequentava con profitto le stanze di Forte Braschi.

ecco fatto..... e Forte Braschi riuniva tutti i servizi (ed era frequentato da uomini di organizzazioni criminali...e con profitto.....)
Moro disse di essere sotto il dominio di un unico predominio Rolling Eyes
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MessaggioInviato: Dom Mar 25, 2012 10:08 pm    Oggetto: Moro disse di essere ... Rispondi citando

Moro letteralmente disse di essere "sotto un dominio unico ed incontrollato" ...

Che vuol dire, in italiano, precisamente il contrario di quello che vuoi fare intendere tu .... vuol dire "questi che mi tengono prigioniero solo solo loro e non li controlla nessuno" ....

Che il fascismo avesse sconfitto la mafia, poi, è più una barzelletta che un luogo comune ...

Semplicemente, a parte quelli dei paesi più riottosi che vennero praticamente distrutti dalle truppe di Mori ( bella storia di lotta antimafia, interi paesi rasi al suolo e tutti gli uomini abili arrestati ... roba che manco i piemontesi dopo il 1861 ...) i mafiosi divennero podestà e capi del fascio locali ... poi certo, con l'arrivo degli amerikani, si insediò la mafia made in Brooklin, sicuramente, per l'epoca, molto più "scientifica" e moderna ....
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MessaggioInviato: Lun Mar 26, 2012 8:36 am    Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
Moro letteralmente disse di essere "sotto un dominio unico ed incontrollato" ...

Che vuol dire, in italiano, precisamente il contrario di quello che vuoi fare intendere tu .... vuol dire "questi che mi tengono prigioniero solo solo loro e non li controlla nessuno" ....



la lettera del 29 marzo 78 scritta da Moro a Cossiga fu cambiata.

“mi trovo sotto un dominio di un unico predominio…”, questa frase, proprio perché sembrò mettere sulle sue tracce persone intelligenti, fu cambiata nella seguente: “… sulla mia attuale condizione, che io mi trovo sotto un dominio assoluto e incontrollato…”.

Spero che tu comprenda esattamente che cosa singnifica 'lettera cambiata'..... pertanto fare una interpretazione della mistificazione equivale ad sostenere i mistificatori. E si vede che ti piace farlo.

Citazione:
. poi certo, con l'arrivo degli amerikani, si insediò la mafia made in Brooklin, sicuramente, per l'epoca, molto più "scientifica" e moderna ....


Laughing Laughing Laughing ma la mafia di cui parlo era PRIMA dell'arrivo degli americani. Lascia perdere i cartoni animati va....
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Giancarlo54
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MessaggioInviato: Lun Mar 26, 2012 10:03 am    Oggetto: Re: Moro disse di essere ... Rispondi citando

radisol ha scritto:
Moro letteralmente disse di essere "sotto un dominio unico ed incontrollato" ...

Che vuol dire, in italiano, precisamente il contrario di quello che vuoi fare intendere tu .... vuol dire "questi che mi tengono prigioniero solo solo loro e non li controlla nessuno" ....

Che il fascismo avesse sconfitto la mafia, poi, è più una barzelletta che un luogo comune ...

Semplicemente, a parte quelli dei paesi più riottosi che vennero praticamente distrutti dalle truppe di Mori ( bella storia di lotta antimafia, interi paesi rasi al suolo e tutti gli uomini abili arrestati ... roba che manco i piemontesi dopo il 1861 ...) i mafiosi divennero podestà e capi del fascio locali ... poi certo, con l'arrivo degli amerikani, si insediò la mafia made in Brooklin, sicuramente, per l'epoca, molto più "scientifica" e moderna ....


Riguardo al problema Mafia, è indubbio che il fascismo fece piazza pulita, però solo a livello superficiale, lasciando intatto i substrato mafioso. Però questo non è un addebito che si può fare al fascismo, che, dopotutto in 20 (scarsi) ha fatto qualche cosa, la repubblica italiana in 66 anni ha fatto molto meno.
Detto questo sti sbagli di grosso sulla mafia americana. Mafia che, in combutta con quella sicula (per questo parlavo di piazza pulita superficiale del fascismo), non solo favorì, ma preparò anche lo sbarco alleato in Sicilia. E la mafia americana era un nuovo tipo di mafia, ben più potente della mafia agricola precedente.
Che i podestà fascisti fossero gli stessi che comandavano prima del fascismo è indubbio, come altrettanto indubbio è che furono gli stessi che comandarono DOPO il fascismo e questo, se permetti, è molto più grave.
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Giancarlo54
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MessaggioInviato: Lun Mar 26, 2012 10:05 am    Oggetto: Rispondi citando

helios ha scritto:
Giancarlo54

Citazione:


Beh si si volesse parlare di tradimento nei confronti dello Stato italiano non mi sembra che Via Fani e Via D'amelio siano gli unici casi. Si potrebbe partire dal 1861. Mi sembra quindi un accostamento peregrino, peregrino nel senso che poteva essere fatto con qualunque altro mistero italiano.


non si potrebbe partire dal 1861 perchè se esisteva uno stato italiano come dici (ma storicamente non è affatto vero considerato che era appena avvenuta l'unità d'italia) nel contempo non esisteva nemmeno la repubblica italiana nata dopo la seconda guerra mondiale.
Per inciso, ed è un fatto storico, il fascismo aveva sconfitto la mafia.
Gli 'alleati' la usarano per conquistare l'Italia e la ripristinarono talmente bene che ora dopo più di 60 anni il problema esiste nello stato italiano.Senza contare tutti i morti che ha fatto e la corruzione che genera e ha generato.
******

Citazione:
Quello che Zaccagnini non sapeva era che Fonti, uomo organico all'organizzazione criminale, da nove anni frequentava con profitto le stanze di Forte Braschi.

ecco fatto..... e Forte Braschi riuniva tutti i servizi (ed era frequentato da uomini di organizzazioni criminali...e con profitto.....)
Moro disse di essere sotto il dominio di un unico predominio Rolling Eyes


Questo è poco ma sicuro. La mafia che ha aiutato gli americani nello sbarco in Sicilia è poi passata all'incasso e, probabilmente, continua ad incassare. L'Italia post fascista e la repubblica antifascista è nata su tanti fatti, molti dei quali assai poco confessabili.
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radisol
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MessaggioInviato: Lun Mar 26, 2012 10:20 am    Oggetto: Vero un cazzo ... Rispondi citando

Vero un cazzo che la lettera fu cambiata ...

Alcune lettere di Moro, ritenute inutili e controproducenti, non furono mai recapitate ...

Ma nessuna fu mai cambiata o artefatta .... e tutte fatte pervenire in originale, perchè potesse esserne accertata l'autenticità ...

Chi lo dice, racconta cazzate ... come si cercò allora di far passare Moro come "drogato" o "torturato" ...

Certo, quelle lettere erano assai scomode per la Dc ed in genere per il potere ... ed era normale cercare di farle passare per "imposte" o addirittura dettate dai brigatisti ... ma così non era .....

E la frase letterale di Moro era “… sulla mia attuale condizione, che io mi trovo sotto un dominio assoluto e incontrollato…”.

Cosa vuol dire poi "dominio di un unico predominio" francamente non si capisce proprio ...
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Tonguessy
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MessaggioInviato: Lun Mar 26, 2012 11:23 am    Oggetto: Re: Moro disse di essere ... Rispondi citando

Giancarlo54 ha scritto:
E la mafia americana era un nuovo tipo di mafia, ben più potente della mafia agricola precedente.
Che i podestà fascisti fossero gli stessi che comandavano prima del fascismo è indubbio, come altrettanto indubbio è che furono gli stessi che comandarono DOPO il fascismo e questo, se permetti, è molto più grave.


Portella della Ginestra?
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Giancarlo54
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MessaggioInviato: Lun Mar 26, 2012 11:46 am    Oggetto: Re: Moro disse di essere ... Rispondi citando

Tonguessy ha scritto:
Giancarlo54 ha scritto:
E la mafia americana era un nuovo tipo di mafia, ben più potente della mafia agricola precedente.
Che i podestà fascisti fossero gli stessi che comandavano prima del fascismo è indubbio, come altrettanto indubbio è che furono gli stessi che comandarono DOPO il fascismo e questo, se permetti, è molto più grave.


Portella della Ginestra?


Portella della Ginestra fu solo l'inizio o meglio la continuazione. Ai braccianti in lotta fu fatto capire, che la presunta "Liberazione" tale non era. O almeno non nel loro caso.
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helios
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MessaggioInviato: Lun Mar 26, 2012 12:04 pm    Oggetto: Re: Moro disse di essere ... Rispondi citando

Giancarlo54 ha scritto:
Tonguessy ha scritto:
Giancarlo54 ha scritto:
E la mafia americana era un nuovo tipo di mafia, ben più potente della mafia agricola precedente.
Che i podestà fascisti fossero gli stessi che comandavano prima del fascismo è indubbio, come altrettanto indubbio è che furono gli stessi che comandarono DOPO il fascismo e questo, se permetti, è molto più grave.


Portella della Ginestra?


Portella della Ginestra fu solo l'inizio o meglio la continuazione. Ai braccianti in lotta fu fatto capire, che la presunta "Liberazione" tale non era. O almeno non nel loro caso.


portella della ginestra non era altro che l'applicazione della logica di Yalta.
I lavoratori 'comunisti' vennero avvertiti a suon di mattanza dai colonizzatori da quale parte dovevano stare. Scegliere diversamente voleva dire perdere la vita.
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