Inviato: Dom Feb 26, 2012 8:22 pm Oggetto: The Artist, film sulla Grande Crisi, ha già vinto l'Oscar
Perché The Artist E' l'Oscar 2012 comunque vada stanotte? Perché spiega perfettamente l'angoscia di un'umanità stretta tra la libertà assoluta offerta dai nuovi media e il bisogno assoluto di libertà reale. La non-onnipotenza della tecnologia.
The Artist E' l'Oscar del cinema 2012. Perché? Perché risponde a tutti i requisiti, a tutte le inquietudini degli anni della Grande Crisi. Perché spiega perfettamente l'angoscia di un'umanità ristretta nel ruolo di libertà assoluta offerto dai nuovi media, dai social network.
Come spiegavo riferendomi a Nelson Mandela, oggi abbiamo bisogno di realtà, non di finzione. Di persone vive e non costruite a tavolino. La stessa cosa descritta con grande sobrietà nel Discorso del re.
Sotto questo orizzonte, il passaggio dal muto al cinema sonoro descrive perfettamente le sensazioni provate dall'umanità attuale, così simile a quella che affrontava la crisi del 1929.
La tecnologia butta a mare persone e vecchiume.
La tecnologia non è tutto.
Solo l'amore è tutto. L'amore vincerà ogni guerra condotta contro di lui.
The Artist è il film dell'inattualità vincente per eccellenza, nonostante Friedrich Nietzsche.
E' inattuale un film muto e in bianco e nero, nato nel 2011, tra techno music e film a 3D. E' inattuale il volto di Jean Dujardin come lo è quello dell'attrice franco-argentina Bérénice Bejo.
Il film ha ottenuto 10 candidature Oscar, dopo aver vinto un premio al festival di Cannes, tre Golden Globe e sei premi César 2012.
Naturalmente tutte queste vittorie non significano molto. Il film sarà meno visto di altri post-blockbusters movies.
Non conta: il punto è che il suo contenuto si sedimenta nell'inconscio delle persone, e prima o poi il suo tema si incarnerà ovunque.
Siamo tutti muti, in bianco e nero, nel 2012. Viviamo con un commento musicale senza fine (iPod Era). Le parole sono cartelli scarni, come titoli di telegiornale.
Trama
Hollywood, 1927. George Valentin (nome che richiama Rodolfo Valentino), grande divo del cinema muto, viene fotografato da Variety con un'ammiratrice, Peppy Miller. Mesi dopo i due si reincontrano sul set, dove lei fa da comparsa: nasce un embrione di amore, platonico.
Il mondo esterno cambia e si rovescia. Nel 1929 esplode la grande Depressione, mentre il cinema muto chiude i battenti. Valentin rifiuta di sottostare al nuovo linguaggio e investe tutti i suoi beni nella realizzazione di un colossal muto.
Ovviamente il colossal è tale solo nell'insuccesso. Nello stesso periodo Peppy Miller sta diventando ciò che era Valentin nell'Era precedente: una grande star.
Due anni dopo Valentin è un Signor Nessuno che ha venduto ogni cosa all'asta e vive da solo col suo cane.
E', il suo, un Viale del tramonto, non basato sulla sconfitta eterna dovuta all'assalto del Tempo, ma basato sulla competizione tra cultura ed emozione dell'individuo e culture e tecnologie della società.
Ubbiaco, con una scena da classico Melò, Valentin dà fuoco alle vecchie pellicole dei suoi film, ma viene salvato dal suo cane e finisce ospite di Peppy, che aveva comprato i suoi beni all'asta, in segreto.
In un orizzonte dantesco da Donna-Angelo Peppy Miller salva Valentin da un secondo tentativo di suicidio. Dopo di che la donna riesce a imporre ai produttori il ritorno sulle scene di Valentin. La mediazione possibile tra muto e sonoro è -ancora lei- la musica. Infatti i due lavoreranno insieme in un musical.
Vita nova ars nova.
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